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Un giorno da ricordare: da Mozart, per Monet, a Mandela

Un giorno decisamente intriso di storia quello di oggi, che vede la perdita di personalità che hanno rivoluzionato il mondo della musica, dell’arte e della politica a livello globale.

Ma partiamo con ordine.

Sono quasi le una del mattino quando, nel 1791, muore a Vienne il compositore e bambino prodigio Wolfgang Amadeus Mozart.

Componendo la sua prima opera a soli 6 anni, con un genio oltre natura per la musica e una predisposizione intrinseca al divertimento, viene considerato il precursore della riabilitazione del mestiere di musicista e compositore. Anche se, infatti, sarà Beethoven il primo vero “libero professionista”, è Mozart ha dare uno scossone alla tradizione quando, già affermato artista, abbandona il servizio alla corte dell’arcivescovo di Salisburgo nel 1781, a 25 anni. La sua è una battaglia persa in partenza, possiamo dire da posteri, essendo la sua Vienna non ancora pronta al cambiamento come invece quella di Beethoven. La lista delle opere da lui composte risulta, comunque, pressoché infinita, spaziando da un genere all’altro con estrema disinvoltura, come attraverso i generi, con una bravura eccezionale ed irraggiungibile. Mozart viene considerato l’emblema e la rappresentazione ai massimi livelli della cosiddetta “musica classica” nonché il “primo autore” dei concerti per pianoforte, come compositore ed esecutore degli stessi, essendo egli in prima persona ad aver fatto da modello di bravura e genialità il futuro talento Beethoven. Ed è a lui che si deve il rinnovamento del genere del concerto, dove esso diviene un dialogo paritario fra orchestra e solista. Chiarezza, equilibrio e trasparenza la fanno da padroni, ma la sua grazia e la sua delicatezza lasciano anche il posto alla potenza eccezionale dei capolavori. Il mito della bravura di Mozart, da bambino prodigio, a genio indiscusso della composizione, a protagonista di una morte precoce e misteriosa, è di certo amplificato dagli aneddoti e dalle leggende che coronano la sua vita, rendendo quasi la leggenda della sua storia più famosa delle sue opere. E proprio per questo il film del 1984 “Amadeus”, di Milos Forman, ispirato all’opera teatrale di Peter Shaffer, ha romanzato molto della vita del genio settecentesco, seppur abbia il merito di aver dato modo a più di una generazione di conoscere meglio Mozart, e fornisca ancora oggi un primo approccio considerevole per chiunque si chieda “chi era Mozart?”.

È invece quasi alle una del pomeriggio che, nel 1926, muore a Giverny il padre del movimento impressionista Claude Monet.

Inizia a dipingere a 18 anni, sotto la direzione di Boudin, che lo conduce alla rappresentazione di un paesaggio en plain air, dopo aver avuto una formazione composita ed aver tratto ispirazione dai più grandi artisti del tempo. Ma la vera spinta viene dagli incontri, da quei grandi artisti che incontra a Parigi, come Pissarro, Sisley, Renoir, Bazille, anche se è Courbet, insieme alla Scuola di Barbizon, ad influenzarlo maggiormente. Passano quasi dieci anni da quando, nel 1863, vede per la prima volta “Colazione sull’erba” di Manet, prima che il suo stile e la psicologia d’arte prenda forma e si realizzi in quello che diviene il dipinto che darà il nome all’intero gruppo di artisti che seguirà le sue orme: “Impression. Soleil levant”, e che verrà esposto durante la prima mostra impressionista della storia, nel 1874. Personalissimo è il modo in cui quasi in maniera asfissiante egli riproduce il medesimo soggetto un numero infinito di volte per riuscire a coglierne ogni sfumatura di colore e luce, come accade con la rappresentazione della facciata della cattedrale di Rouen. La chiesa è ogni volta nuova, diversa, riconoscibile solo come un’entità evanescente sempre simile ma sempre profondamente diversa, a causa delle ore del giorno, delle condizioni atmosferiche e dei periodi diversi in cui essa viene rappresentata dal pittore. Ed anche quando ormai l’impressionismo viene superato, quando ormai l’avanguardia perde il proprio nome e diviene solo passato, il grande artista matura ed evolve la propria tecnica ma egli resta sempre lo stesso, legato indissolubilmente alla propria anima impressionista con cui torna ormai nel primo ventennio del 1900 a dar vita a “Le ninfee”, dove sintetizza la sua ricerca e la anima di artista.

Ed infine solo due anni fa, nel 2013, si spegne a Johannesburg il premio Nobel ed ex presidente del Sudafrica Nelson Mandela.

Se fino ad ora è stato decisamente complesso sintetizzare in pochi punti la storia di grandi artisti che hanno cambiato drasticamente l’arte come Mozart e Monet, riuscire a fare lo stesso per la vita di un simbolo come Nelson Mandela sembra impossibile.

Fin da giovanissimo egli combatte contro l’apartheid, per garantire agli esseri umani pari diritti che andassero il colore della pelle, la nazionalità e, se vogliamo rendere ancora più moderna la sua lotta, il genere e gusto sessuale e la religione. Maestro di vita e cambiamento, che insegna ai governi e ai popoli di tutto il mondo che con la perseveranza è possibile arrivare ad una svolta, e non a caso risulta essere ad oggi l’uomo che la maggioranza dei giovani italiani considera come l’uomo a cui ispirarsi, da seguire come esempio di vita. Forse il modo migliore di ricordare il grande uomo che è stato Nelson Mandela è quello di ripercorrere il suo credo, la sua essenza, le sue convinzioni. Come il non perdere mai la speranza, cosa che egli mai ha fatto, nonostante i lunghi anni di reclusione causati dalla sua lotto anti-apartheid, e che si lega indissolubilmente all’invito a ridere, a prendere con leggerezza e con il sorriso la vita, per il semplice fatto di poterla vivere. Ma anche gli estremamente ancora attuali inviti a non cadere vittime del razzismo, a non discriminare gli altri e quindi a non essere discriminati, a rifiutare l’oppressione, a combatterla migliorando in primo luogo noi stessi ricordandoci di lasciare sempre alle spalle il passato, a non portarlo dietro di noi, con noi, come un fardello, e vivere così il presente per poter rivolgerci con ottimismo al futuro. Gentilezza, solidarietà, bontà, perdono, fiducia e confronto costruttivo, infine, si sommano ai suoi consigli che ancora possiamo trovare nelle frasi da lui pronunciate e raccolte nei libri, o più semplicemente in giro per internet, per arrivare all’ultima, grande, verità per la quale Mandela si è fatto paladino insieme a Gandhi: il rifiuto della violenza, anche, e soprattutto, come risposta.

Rock Targato Italia oggi non poteva proprio far a meno di rinunciare a nessuno di questi nomi della storia, e vi augura un buon week-end accompagnando l’articolo con la canzone dedicata proprio al leader politico sudafricano composta pubblicata una settimana prima della sua morte dal gruppo inglese U2: Ordinary Love.

Ordinary Love - U2

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Tutti i volti di Alighiero Noschese

“Ma come ti è venuto in mente, Giulio, di andare a cantare in televisione?”

Di certo non era Andreotti quello che si esibiva nei varietà RAI, ma lo sembrava così tanto che la povera madre non poté che chiedersi cosa ci facesse là. Ma quello che splendeva sul piccolo schermo non era, ovviamente, il politico, ma uno dei personaggi fondamentali per la storia della televisione italiana. Attore, comico, showman ma soprattutto imitatore, Alighero Noschese detiene il titolo di più fecondo e importante imitatore della televisione italiana di tutti i tempi.

Brillante, fine e camaleontico caricaturista delle personalità di spicco del suo tempo, dai compagni protagonisti dello spettacolo ai personaggi politici. E anche se adesso la cosa può sembrare normale routine, all’epoca fu una vera e propria rivoluzione. Fu Noschese, infatti, il primo a parodiare con una satira ironica e mai volgare o violenta, i politici italiani e stranieri. Prima a teatro, negli spettacoli di Garinei e GiovanniniScanzonatissimo” e “La voce dei padroni” a metà dagli anni ’60, e poi in televisione, durante il programma “Doppia Coppia”, che riesce a ottenere dalla televisione di stato l’approvazione per portare in scena le sue imitazioni. Pare proprio che il futuro Presidente della Repubblica, e imitato da Noschese, Giovanni Leone, abbia dato la propria spinta perché al comico fosse data libertà d’azione, essendo stato a Napoli, alla facoltà di giurisprudenza, professore proprio dell’attore.

Nonostante con gli anni la satira politica abbia acquistato tutto altro spessore, e i soggetti caricaturati abbiano iniziato a non gradire le proprie parodie, ai tempi di Noschese c’era addirittura chi chiedeva di essere imitato dallo showman. Motivo? Semplice. Essere imitati da lui era segno di una raggiunta importante notorietà, e comportava una visibilità maggiore e un pubblico più ampio che si poteva raggiungere.

Molte sono le leggende mai appurate che riguardano le famose imitazioni del multietnico artista, da quando, studente universitario, sostenne un esame orale con la voce di Nazzarri e un altro con quella di Totò, a quando, il giorno della sua morte, finse di essere il proprio neurologo al telefono con l’infermiere per avere accesso ai risultati delle proprie analisi eseguite nella clinica dove era ricoverato per curare la depressione.

Morto, infatti, a 47 anni, l’attore napoletano ha lasciato un non piccolo vuoto nel panorama televisivo italiano, nonostante fosse da qualche anno lontano dalle scene, a causa proprio di quella depressione dovuta al divorzio dall’amata moglie e ai rapporti incrinatisi e poi rotti con la RAI, che lo aveva visto come ospite fisso di Corrado e la Carrà nel ’71 con Canzonissima, e co-prodagonista di Loretta Goggi nel ’73, con la trasmissione “Formula Due”, il programma televisivo più seguito di quell’anno.

Ci sono tanti eventi e tante informazioni che è possibile apprendere dalla prima biografia di Noschese, “Alighiero Noschese, l’uomo dai 1000 volti”, di Andrea Jelardi, suo conterraneo, e pubblicata nel 2013, ma abbiamo già detto molto di lui.

La sua arte ha portato l’imitazione a livelli a cui poco prima non era neanche possibile pensare di arrivare, e nonostante le tecnologie in evoluzione resero più complesso il travestimento fisico, la sua dote naturale di riuscire a riprodurre perfettamente le voci, di emulare in modo incredibile atteggiamenti e quei “tic” caratteristici mantennero sempre la loro qualità eccellente, anche grazie all’aiuto dell’autore dei suoi testi Dino Verde e alla sua truccatrice e costumista Ida Montanari.

Ecco quindi che non resta altro da fare se non accennare qualcuno di quei suoi personaggi, spaziando da cantanti e attori a politici e conduttori, come Mike Buongiorno, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Domenico Modugno, ma anche Nilla Pizzi, Ugo La Malfa, Giovanni Leone, Marco Pannella, Enrico Berlinguer, Amintore Fanfani, ma anche Richard Nixon.

 

Oggi, nel giorno dell’ottantatreesimo anniversario della sua nascita, Rock Targato Italia ha voluto rendere omaggio al grandissimo e mai dimenticato, Alighiero Noschese.

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