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JOHN LENNON LA BIOGRAFIA DEFINITIVA LESLEY-ANN JONES

La domanda è chi o che cosa ha ucciso John Lennon?

Di John non ce n’era uno solo: quindi quando è morto il
«vero» Lennon? I proiettili sparati dal suo assassino
sono stati solo l’estremo sigillo. Ma perché è andata
così?
Nella tarda serata dell’8 dicembre 1980, quando si
diffuse la notizia che John Lennon, la rockstar più amata
del mondo, era stato ucciso a sangue freddo a New
York, per milioni di persone il pianeta smise di girare.

Nel volume John Lennon. La biografia definitiva, edito da
Sperling & Kupfer, la famosa biografa musicale e
giornalista Lesley-Ann Jones dipana i molti tratti
enigmatici del personaggio, delineando un ritratto
integrale e inedito dell’uomo e dell’artista, della sua vita,
dei suoi rapporti sentimentali, della sua drammatica
morte, della sua imperitura eredità musicale.

Scavando in profondità, l’autrice sonda gli alti e i bassi
dell’attività artistica e della vita privata di Lennon,
ridefinendo il percorso che lo portò a stabilirsi a New
York, dove venne ucciso per strada, fuori dal palazzo in
cui abitava, in quella fatale notte d’inverno. Ma chi, o che
cosa, ne provocò la morte? E quando morì davvero
«l’autentico» John Lennon?

Basandosi su ricerche di prima mano, foto inedite e
testimonianze esclusive, questa biografia offre una
coinvolgente immagine a tutto campo di una delle più
leggendarie e iconiche figure della cultura musicale
contemporanea, a quattro decenni dalla sua tragica
morte. Ripercorrendo anche l’epopea dei Beatles,
Lesley-Ann Jones ricostruisce l’identità lennoniana,
attraverso i racconti di chi, nel corso del tempo, lo
conobbe intimamente: dalla prima moglie, Cynthia, al
figlio primogenito Julian; dal compagno nei Beatles, sir
Paul McCartney, all’ex amante May Pang; fino ad Andy
Peebles, l’ultimo giornalista che lo intervistò, un paio di
giorni prima dell’uccisione di John.


LESLEY-ANN JONES è una giornalista e opinionista inglese,
da oltre venticinque anni nel mondo della musica e
dell’industria discografica. È autrice di numerosi libri, tra
cui il bestseller Freddie Mercury – I Will Rock You, pubblicato
in Italia da Sperling & Kupfer. Madre di tre figli, vive a Londra.

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IL PARADOSSO DELL’ARTISTA.

“Il diamante è una delle tante forme allotropiche in cui può presentarsi il carbonio; in particolare il diamante è costituito da un reticolo cristallino di atomi di carbonio disposti secondo una struttura tetraedrica.” Da Wikipedia, se digiti diamante.

Carissimi colleghi (nel senso di forme di vita basate sul carbonio!), bentrovati alle Visioni.

Oggi vi propongo una riflessione che prende ispirazione da una discussione (molto divertente, oltre che interessante) tra me, il nostro amato “padrone di casa” Francesco Caprini e una mia collaboratrice Helena di anni ventidue (appena fatti tra l’altro!). Come sapete, per quanto mi riguarda, non esiste conflitto generazionale: l’arte se è vera arte sopravvive alle generazioni. Come scriveva il Foscolo: “… quando il tempo vi spezza fin le rovine, le Pimplee riempion di lor canto i deserti e l’armonia vince di mille secoli, il silenzio.”

Ora consentitemi di raccontarvi la mia personalissima visione su cosa deve fare un artista per essere considerato tale.

Regola n. 1: l’Artista non si auto-definisce. Sono gli altri che lo riconoscono come tale, consentendogli o, meglio, consentendo alla sua capacità espressiva di impattare sulla propria vita emotiva, sulle proprie riflessioni esistenziali, sulla interpretazione della realtà e sul rapporto con gli altri.

Regola n. 2: l’Artista è universale e universali sono i suoi messaggi. Aristotele sosteneva la superiorità della Tragedia rispetto alla Storia, poiché la seconda era semplice cronaca degli accadimenti occorsi, la prima, au contrair, atteneva alla condizione umana. Condizione che, per il filosofo greco, è immutabile e riconoscibile se si partecipa all’umanità.

Regola n. 3: l’Artista non si omologa, non si vende e non si perde. Tiene fermo il punto sia nella sua proposta espressiva che rispetto ai messaggi che veicola. L’Artista è coerente anche nello sbagliare. Perché l’Artista ha un “qualcosa” di irriducibile nella sua indole … una sorta di sublime ottusità, se volete.

Regola n. 4: l’Artista “semina” anche per quelli che verranno dopo di lui. Se volete, potete pensare, ad esempio, alla Divina Commedia che fu così importante e nota anche nell’Impero Ottomano (islamico) e da condizionare tutto quello che è venuto dopo. Dal Illuminismo al Romanticismo, ai grandi poeti inglesi del XIX secolo (T.S. Eliot con la sua The Waste Land e Ezra Pound con i suoi Cantos ma l’elenco potrebbe continuare con H. Miller e molti altri) ha ispirato perfino un autore dell’attuale scena hip hop italiana.

Regola n. 5: l’Artista non si fa omologare. Non può accettare acriticamente lo status quo. Deve comprenderlo pienamente, deve esplorarlo in profondità dove la pressione è fortissima. Dove pochi possono resistere. Perché solo laggiù, a causa della forte pressione, il suo pensiero può mutare forma e trasformarsi in qualcosa di prezioso e autentico.

Vedete, quello che evinco dall’ascolto di molte persone, più o meno giovani (l’età non è importante) è che in questo periodo si vive un paradosso. Ci sono pochi Artisti ma tantissimi che si esprimono. La maggior parte di quelli che vedo sono, nella migliore delle ipotesi, degli intrattenitori (e, per carità! Ben vengano, non sono mica un bacchettone!!!) nella peggiore, imbonitori da fiera forse inconsapevoli, forse in cattiva fede … voglio concedere loro il beneficio del dubbio.

Vi imploro: non fate confusione tra Zarathustra e la scimmia. Non affidate il vostro giudizio a chi si guadagna la vostra fiducia dicendovi quello che vi volete sentir dire o su quello che ha tanti followers. Sono trappole ordite da chi è condannato, magari, a fare una vita agiata ma già consegnato all’oblio. Ricordate sempre la famosa frase del grande Shaw: “si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’Arte per guardarsi l’anima.”

Se non la vedete, avete sbagliato “specchio”.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

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"SETTE COLTELLI", il singolo di debutto di ROSASPINA, dal 14 ottobre in radio e nei webstore

Milano, 9 ottobre 2020 

COMUNICATO STAMPA 

 

SETTE COLTELLI” 

il singolo di debutto di  

ROSASPINA 

dal 14 ottobre in radio e nei webstore 

 

Il singolo è pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio 

(Edizioni: Sugar MusicMetatron PublishingDivinazione Music) 

 

Sta per arrivare in radio e in tutti i webstore “SETTE COLTELLI”, il singolo di debutto di ROSASPINA, giovane artista pop con sonorità R&B. 

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GRAZIE, EDDIE

Era il 1984. Ero da Mariposa (Milano) ad ascoltare le nuove uscite discografiche. Mi metto le cuffie e mando in play l’ultimo album di una band californiana dal titolo (appunto!) 1984.

Conoscevo già la band e la bravura del loro leaderEddie Van Halen, oltre al carisma del frontman David Lee Roth. Quello che non sapevo era che Eddie aveva elaborato una sorta di fascinazione per il sintetizzatore di cui fa ampio uso nel disco (tra l’altro, alcuni dicono che questa fascinazione sia all’origine della rottura con David che tornerà solo 22 anni dopo). L’album è, indubbiamente, molto ispirato anche se per un purista dell’hard rock e dell’heavy metal quale ero al tempo, risultava un po’ troppo commerciale e lontano dalle atmosfere di Van Halen (1978) e di Women and Children First (1980)…

Sia come sia, nell’album ci sono tre brani che supereranno le barriere del genere e che verranno apprezzati da tutti compresi i fan di Duran Duran e Spandau Ballet: sono Jump, Hot for Teachers e Panama.

In Jump, l’uso del “tastierone” culmina con un solo eseguito dallo stesso Eddie e sovrascritto al (sempre suo) solo di chitarra.

Hot for Teacher è un brano pieno di allusioni sessuali e viene accompagnato da un video che mostra la crescita dei membri del gruppo fino all’età adulta in modo ironico: con Alex che diventa ginecologo, David un conduttore della televisione e Eddie un malato psichiatrico.

Panama, infine, nasce dietro alla provocazione di un giornalista. Questi aveva dichiarato che i Van Halen erano sì bravi ma, purtroppo, non scrivevano canzoni che non parlassero d’altro che ragazze e automobili sportive. Eddie, ironicamente, dichiarò che non aveva mai scritto una canzone su un’automobile ma che ci avrebbe pensato. Nasce così Panama, nomignolo che aveva dato alla sua Lamborghini Miura, che presta anche la “voce” del suo V12 al brano.

La chitarra di Eddie è straordinaria come sempre. Definito come “la chitarra più veloce di sempre”, il Nostro è sempre favoloso sia che si voglia giudicare la performance tecnica sia sul versante dell’invenzione. E’ presente in tutte le classifiche dei migliori chitarristi di sempre: Rolling Stone lo mette all’ottavo posto, Guitar World, addirittura, al terzo.

E’ dura la vita di un chitarrista rock. E’ lui che dà il sound al gruppo e deve inventarsi sempre scale nuove avanti e indietro, buttandoci dentro quella manciata di diminuite… Poi magari diventi un fenomeno planetario, invidiato e osannato… magari diventi pure uno dei più importanti musicisti di sempre.

Purtroppo la sua Frankestrat (una chitarra “frankenstein” fatta con pezzi di altre chitarre) non suonerà più. Eddie è scomparso troppo giovane dopo una lunga lotta contro la malattia il 6 ottobre scorso dopo aver calcato e influenzato la scena della musica mondiale per quasi quarant’anni.

Addio, Eddie.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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