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50mila volte L'amore verrà in Uno di quei giorni

Soul, swing e raggae tipici degli anni ’60, ma anche pop-rock e punk dei ’70, e come scordare il look stravagante associato ai ’50, e ci si può forse dimenticare la voce da tenore potente e un po’ vintage? Tutto questo in una delle artiste che ci possiamo vantare di possedere, la proprio oggi 36enne Maria Chiara Fraschetta. Il nome non vi dice niente? Ci sta, ebbene rimediamo subito. Prendete una parte della sua amata Nina Simone, aggiungete il cognome di sua madre da nubile, e avrete il risultato. Avete indovinato? Se non ci siete ancora non temete, il nome sta arrivando. Oggi parliamo di lei, la stravagante e sempre nuova Nina Zilli.

Nata a Piacenza e vissuta per qualche anno in Irlanda e negli Stati Uniti, ha inciso il suo primo EP “Nina Zilli” nel 2009, un disco bello fortunato dato che proprio da lì è stato estratto il suo primo successo, colonna sonora dello splendido film di Ozpetek Mine Vaganti: “50mila”, in collaborazione con Giuliano Palma. Ma quella con la Universal non è stata la sua prima esperienza, eh no, perché nel 2001, per la Sony, era stato prodotto sotto il nome di Chiara&Gliscuri il singolo “Tutti al mare”. Torniamo un attimo all’EP, uno stampo che rende evidente la passione R&B e soul mescolata alla musica italiana made anni ’60 della cantante, con un occhio di bue su “L’amore verrà”, cover del brano delle Supremes del 1966 “You Can’t Hurry Love”.

E dal 2009 inizia la sua vera carriera musicale dopo aver espresso il suo potenziale come veejay di MTV e come co-conduttrice di "Roxy Bar" con Red Ronnie. L’anno successivo è infatti quello del primo Sanremo, nella categoria delle Nuove Generazioni, con “L’uomo che amava le donne” per cui vince il Premio della Critica Mia Martini e che anticipa l’album in studio “Sempre lontano”, di cui al termine dell’anno esce la seconda versione, “Sempre lontano versione deluxe”, da cui viene estratto il secondo singolo “Bacio d’a(d)dio”.

E il palco del Festival la ospita ancora nel 2011, anche se stavolta non come concorrente ma in duetto con La Crus sul brano “Io confesso”, prima che Nina si impegni nell’estate nella conduzione radiofonica di "Stay Soul", su Radio 2. Ma Sanremo non si allontana e nel 2012 calca ancora il palcoscenico con “Per sempre”, inserito nel secondo album “L’amore e femmina”, il cui brano omonimo viene portato in rappresentanza dell'Italia all’ Eurovision Song Contest di quell’anno, dove la cantante si piazza al nono posto. Ma la tracklist è ricca di altri successi, come “Un’estate”, che vede la collaborazione di Carmen Consoli. Lo stesso anno è pieno di impegni, con la collaborazione con Giorgio Panariello su Canale 5, per "Panariello non esiste", o con la conduzione degli MTV Hip Hop Awards, in diretta dall’Alcatraz di Milano.

Passano solo due anni e di nuovo Sanremo ha il piacere di vedere un suo brano, interpretato da Giuliano Palma, “Così lontani”, e le radio quello di godersi la sua splendida voce in coppia con il rap di J-ax sulle note del brano “Uno di quei giorni”. È il 2015 l’anno del ritorno all’Ariston come partecipante, con il brano “Sola”, singolo del terzo album in studio “Frasi&Fumo”, in cui compare anche la versione “Se bruciasse la città”, eseguita anche nella terza serata della kermesse musicale in duetto proprio con Massimo Ranieri. “#RLL” (Riprenditi Le Lacrime) è il secondo singolo estratto dall’album prima della partecipazione su sky come giudice al programma "Italia’s got talent", in cui lavora assieme a Luciana Littizzetto, Claudio Bisio e Frank Matano. E finalmente eccoci ai giorni nostri, dove proprio in queste settimane il volto e la voce di Nina spuntano accanto a quelli di Morgan nella collaborazione al programma di Massimo Ranieri in onda su RAI 1 "Sogno o son desto 3".

Grandi collaborazioni da sempre per la cantante italiana, 4 dischi d’oro e 3 di platino, 2 vittorie degli Wind Music Awards, e più di una candidatura agli MTV Europe Music Awards, ai TRL Award e ai Premi Videoclip Italiani. Ma anche un look appariscente, sempre nuovo come la sua musica, che spesso l’ha portata all’associazione con la cantante americana Amy Winehouse.

E in un’intervista di "La Stampa" del 2012 la stessa Nina ha confermato le similitudini, facendo notare come quelle somiglianze fossero dovute a uno stile musicale andato perso per troppo tempo, un pop degli inizi, quello derivato dal jazz, quello che i discografici non erano stati disposti a produrre in Italia fino all’arrivo del boom da parte degli Stati Uniti. Il suo è quindi un grazie alla cantante che ha abbandonato la scena troppo presto, non tanto per l’ispirazione ma per esser riuscita a sdoganare un connubio di note che meritava di tornare alla luce, dando così la possibilità anche ai meno coraggiosi del vecchio continente di promuovere cantanti di quel genere, come la nostra Nina.

Ed ecco quindi che Rock Targato Italia vuole fare gli auguri a questa splendida donna, piena di aneddoti ed eccentricità, dalla grande cultura musicale e dalla ancor più grande voglia di fare. Sempre in evoluzione e sempre in ballo, Nina ha dichiarato di scrivere nei momenti di rabbia, tristezza, delusione ma che le piacerebbe riuscire a farlo anche nei momenti di gioia, sebbene sia molto più difficile, per quasi tutti gli artisti farlo. Noi speriamo sempre che riesca a soddisfare i suoi desideri, attendiamo i suoi brani e ripetiamo i nostri più sentiti auguri, accompagnando il tutto con il videoclip del suo primo successo: “50mila

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L'emigrante nostalgico che portò l'"Italia" allo splendore mondiale : Mino Reitano

Italia, Italia, di terra bella e uguale non ce n'è. Italia, Italia questa canzone io la canto a te. Un giardino dentro al mare…

_____________________(da Italia, 1988)

Piazzatasi al sesto posto al Festival di Sanremo del 1988, scritta da Umberto Balsamo ed eseguita da Mino Reitano, “Italia” è divenuta a discapito del piazzamento uno degli evergreen della musica italiana, sebbene abbia portato non pochi problemi al cantante che ha calcato il palco della kermesse. Si, perché si sa, la gente apre la bocca e lascia andare, e allora un inno alla bellezza del nostro paese, semplice e genuino, diventa strumento di beffa verso la purezza di un uomo che, a discapito del mal parlare altrui, è uno degli artisti che più si è fatto conoscere nel panorama musicale oltreoceano.

Mino Reitano ha calcato i palchi americani, canadesi e latino americani, attraverso svariate tournée nel corso della propria lunga carriera, portando l’atmosfera partenopea per quei paesi dove dire Italia vuol dire parlare di bella musica, bel popolo, bell’arte. Un enfatico viaggio che ha posto i suoi cartelloni di fianco a quelli di Whitney Houston, Liza Minelli, Frank Sinatra. Non si parla di briciole, sebbene si parli di un uomo che, come ha riconosciuto egli stesso, era solo un “ignorante che si è fatto da solo”.

Partito da Fiumara in provincia di Reggio Calabria giovanissimo con una valigia di cartone piena di sogni, approda in Germania con il gruppo che vede la partecipazione dei fratelli Franco, Antonio e Vincenzo e l’amico Franco Minniti. È il 1961 e Amburgo è meta ambita e popolosa di artisti, tanto che in rotazione con loro sul palcoscenico del club dove i fratelli Reitano sono stati assunti si trova un altro gruppo straniero, inglese, un certo quartetto che sarebbe passato alla storia poco tempo dopo sotto il nome di The Beatles.

Non a caso, anni dopo, John Lennon ha parlato di Mino Reitano nella propria biografia, definendolo il "bambino" che gli ha fatto scoprire le melodie napoletane che hanno poi condizionato tutta la sua musica. 

È poi Ricordi con la Dischi Ricordi a scritturare per primo il cantante di ritorno dalla terra tedesca, promuovendo nel 1966 la cover del brano “It’s over” con il titolo “La fine di tutto”, che anticipa il suo primo ingresso sanremese l’anno successivo, con il brano di Mogol e Battisti portato in coppia con The Hollies: “Non prego per me”.

E poi in breve dal 1970 al 1975 partecipa a sei edizioni consecutive di “Un disco per l’estate”, piazzandosi sempre in ottimo modo (Cento colpi alla tua porta ’70 ; Era il tempo delle more ’71 ; Stasera non si ride e non si balla ’72 ; Tre parole al vento ’73 ; Amore a viso aperto ’74 ; E se ti voglio ’75), inizia le sue collaborazioni con altri gradi nomi, da Franco Califano ad Ornella Vannoni, da Nana Mouskouri in inglese a Silvie Vartan in francese, partecipa per svariati anni a Canzonissima, fin poi a produrre un album dal titolo “Dedicato a Frank” nel 1974, disco interamente in onore di Frank Sinatra che è ritratto in compagnia di Mino nella cover del progetto, essendosi i due esibiti insieme per quel capodanno nel concerto tenutosi a Miami.

Torna a Sanremo nel 1990, “Vorrei”, nel ’92, “Ma ti sei chiesto mai” e nel 2002, “La mia canzone”. L’ultima apparizione è però anticipata da due grandi eventi, quello del 1994, quando l’università Pro Deo di New York gli consegna una laurea ad honoris causa in sociologia per l’impegno umanitario dell’artista, che lontano dai riflettori è molto attivo in progetti benefici di svariato tipo, specialmente in onore degli italiani emigrati negli Stati Uniti, e quello del 2001, dove si esibisce in un grande concerto insieme a Little Tony, Mario Merola e Anna Calemme ad Atlantic City, all’interno dello storico casinò Taj Mahal.

La sua umiltà, la sua sincerità e la sua semplicità lo hanno portato nel cuore degli italiani fino ed oltre il giorno della sua morte, avvenuta esattamente sette anni fa ad Agrate Brianza, tanto da fargli “mettere la faccia” a pochi mesi dalla scomparsa su una serie di francobolli dedicati alla storia della musica italiana, al fianco di quelli ritraenti Luciano Pavarotti e Nino Rota.

I temi affrontati, sull’emigrazione, sull’amore, sulla vita di tutti i giorni, la semplicità, la purezza ed il patriottismo, il modo mediterraneo di affrontare la musica, hanno da sempre caratterizzato le sue sonorità, come anche la malinconia della lontananza dall’Italia, e hanno anche portato tanti in televisione a vederlo come un ospite difficile, un “poverino” a cui concedere spazio ma da frenare e fermare perché non si allargasse troppo. Quegli stessi che poi, successivamente alla sua dipartita, lo hanno invece elogiato ed elevato quasi santificandolo, riconoscendogli quelle capacità meritate che durante la vita gli avevano negato, per una sorta di senso di superiorità che, adesso, non può che sembrare ridicolo.

Rock Targato Italia ricorda così con nostalgia l’opera di un grande artista, un’icona che ha portato l’Italia nel mondo e l’ha resa agli occhi dello straniero e dell’emigrato, e forse anche del lamentoso autoctono, più bella, non di come sia, ma di come viene considerata.

Un saluto, Beniamino Reitano, con l’elogio al belpaese che tanto ha conquistato il pubblico: Italia

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