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L'emigrante nostalgico che portò l'"Italia" allo splendore mondiale : Mino Reitano

Italia, Italia, di terra bella e uguale non ce n'è. Italia, Italia questa canzone io la canto a te. Un giardino dentro al mare…

_____________________(da Italia, 1988)

Piazzatasi al sesto posto al Festival di Sanremo del 1988, scritta da Umberto Balsamo ed eseguita da Mino Reitano, “Italia” è divenuta a discapito del piazzamento uno degli evergreen della musica italiana, sebbene abbia portato non pochi problemi al cantante che ha calcato il palco della kermesse. Si, perché si sa, la gente apre la bocca e lascia andare, e allora un inno alla bellezza del nostro paese, semplice e genuino, diventa strumento di beffa verso la purezza di un uomo che, a discapito del mal parlare altrui, è uno degli artisti che più si è fatto conoscere nel panorama musicale oltreoceano.

Mino Reitano ha calcato i palchi americani, canadesi e latino americani, attraverso svariate tournée nel corso della propria lunga carriera, portando l’atmosfera partenopea per quei paesi dove dire Italia vuol dire parlare di bella musica, bel popolo, bell’arte. Un enfatico viaggio che ha posto i suoi cartelloni di fianco a quelli di Whitney Houston, Liza Minelli, Frank Sinatra. Non si parla di briciole, sebbene si parli di un uomo che, come ha riconosciuto egli stesso, era solo un “ignorante che si è fatto da solo”.

Partito da Fiumara in provincia di Reggio Calabria giovanissimo con una valigia di cartone piena di sogni, approda in Germania con il gruppo che vede la partecipazione dei fratelli Franco, Antonio e Vincenzo e l’amico Franco Minniti. È il 1961 e Amburgo è meta ambita e popolosa di artisti, tanto che in rotazione con loro sul palcoscenico del club dove i fratelli Reitano sono stati assunti si trova un altro gruppo straniero, inglese, un certo quartetto che sarebbe passato alla storia poco tempo dopo sotto il nome di The Beatles.

Non a caso, anni dopo, John Lennon ha parlato di Mino Reitano nella propria biografia, definendolo il "bambino" che gli ha fatto scoprire le melodie napoletane che hanno poi condizionato tutta la sua musica. 

È poi Ricordi con la Dischi Ricordi a scritturare per primo il cantante di ritorno dalla terra tedesca, promuovendo nel 1966 la cover del brano “It’s over” con il titolo “La fine di tutto”, che anticipa il suo primo ingresso sanremese l’anno successivo, con il brano di Mogol e Battisti portato in coppia con The Hollies: “Non prego per me”.

E poi in breve dal 1970 al 1975 partecipa a sei edizioni consecutive di “Un disco per l’estate”, piazzandosi sempre in ottimo modo (Cento colpi alla tua porta ’70 ; Era il tempo delle more ’71 ; Stasera non si ride e non si balla ’72 ; Tre parole al vento ’73 ; Amore a viso aperto ’74 ; E se ti voglio ’75), inizia le sue collaborazioni con altri gradi nomi, da Franco Califano ad Ornella Vannoni, da Nana Mouskouri in inglese a Silvie Vartan in francese, partecipa per svariati anni a Canzonissima, fin poi a produrre un album dal titolo “Dedicato a Frank” nel 1974, disco interamente in onore di Frank Sinatra che è ritratto in compagnia di Mino nella cover del progetto, essendosi i due esibiti insieme per quel capodanno nel concerto tenutosi a Miami.

Torna a Sanremo nel 1990, “Vorrei”, nel ’92, “Ma ti sei chiesto mai” e nel 2002, “La mia canzone”. L’ultima apparizione è però anticipata da due grandi eventi, quello del 1994, quando l’università Pro Deo di New York gli consegna una laurea ad honoris causa in sociologia per l’impegno umanitario dell’artista, che lontano dai riflettori è molto attivo in progetti benefici di svariato tipo, specialmente in onore degli italiani emigrati negli Stati Uniti, e quello del 2001, dove si esibisce in un grande concerto insieme a Little Tony, Mario Merola e Anna Calemme ad Atlantic City, all’interno dello storico casinò Taj Mahal.

La sua umiltà, la sua sincerità e la sua semplicità lo hanno portato nel cuore degli italiani fino ed oltre il giorno della sua morte, avvenuta esattamente sette anni fa ad Agrate Brianza, tanto da fargli “mettere la faccia” a pochi mesi dalla scomparsa su una serie di francobolli dedicati alla storia della musica italiana, al fianco di quelli ritraenti Luciano Pavarotti e Nino Rota.

I temi affrontati, sull’emigrazione, sull’amore, sulla vita di tutti i giorni, la semplicità, la purezza ed il patriottismo, il modo mediterraneo di affrontare la musica, hanno da sempre caratterizzato le sue sonorità, come anche la malinconia della lontananza dall’Italia, e hanno anche portato tanti in televisione a vederlo come un ospite difficile, un “poverino” a cui concedere spazio ma da frenare e fermare perché non si allargasse troppo. Quegli stessi che poi, successivamente alla sua dipartita, lo hanno invece elogiato ed elevato quasi santificandolo, riconoscendogli quelle capacità meritate che durante la vita gli avevano negato, per una sorta di senso di superiorità che, adesso, non può che sembrare ridicolo.

Rock Targato Italia ricorda così con nostalgia l’opera di un grande artista, un’icona che ha portato l’Italia nel mondo e l’ha resa agli occhi dello straniero e dell’emigrato, e forse anche del lamentoso autoctono, più bella, non di come sia, ma di come viene considerata.

Un saluto, Beniamino Reitano, con l’elogio al belpaese che tanto ha conquistato il pubblico: Italia

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