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Francesco Caprini

Francesco Caprini

IL PULPITO E LA PREDICA.

IL PULPITO E LA PREDICA.

Tutti voi, amici lettori, conoscete il vecchio adagio che riprendo nel titolo del “pezzo” di oggi. Quante volte lo avrete usato: senti da che pulpito viene la predica?

Nei mesi passati, alcuni eminenti scrittori, giornalisti, opinionisti, esperti di musica e costume si sono esercitati parlando di Rock, chi volendo celebrarne precipitosamente le esequie, chi sostenendo che seppur in vita non godesse di buona salute, chi, infine, orgogliosamente rivendicando che lui all’idea del Requiem ci era arrivato anni fa, prima di tutti gli altri.

Le ragioni della dipartita del mio genere preferito, a loro dire, sono quelle che seguono e che riassumo per “pezzettoni” un po’ grossi.

La prima è che il Rock sta scomparendo perché non riesce più a intercettare i giovani. Oggi, i ragazzi sono più attratti dall’hip hop o dalle forme leggere della musica pop. La musica del ghetto con i suoi temi, gli angoli dello spaccio e la vita in strada versus una  facilità sonora e di temi.

Di più, il Rock ha perso il mordente creativo, soffocato (pure!) dai suoi Grandi Vecchi ancora in attività che tarpano subdoalmente le ali a giovani emergenti di qualità, decretando l’estinzione del genere, causa assenza di ricambio generazionale.

Inoltre, sono venuti a mancare i “movimenti” quelle spinte popolari, quelle urgenze sociologiche e  creative, quell’humus generatore che avevano trovato nella musica Rock i loro manifesti, i loro inni e la loro colonna sonora. Su questi, il genere era appoggiato e appoggiava.

Qualcuno, si è addirittura spinto a parlare dei “suoni” ormai desueti del mio genere d’elezione. Vuoi mettere che ricchezza di armonizzazioni nell’hip hop! Perdonerete, seppur con tutto il rispetto, qualche piccola escursione nell’ironia.

Secondo questa analisi, non ci resta che accertare il decesso del paziente. No?

Invece, no.

Chi legge, chi ascolta musica, chi segue Rock targato Italia, chi è in grado di fare delle analisi può sinceramente dire che siamo più vivi e vitali che mai. La nostra musica si compone e si suona in tutti i Paesi del mondo, Russia, Cina e Corea del Nord incluse. In molti Stati è ancora l’urlo dei dissidenti, il canto ribelle degli uomini liberi.

Nel mondo anglo-sassone, in Nord ed Est Europa è ancora il genere più popular. L’unico genere che vende ancora supporti fisici, che produce album e resiste al nuovo modello di business fatto di like e views. Perché, semmai, è questo il problema: la rete e i social media che dovevano rendere più libero il mondo, in realtà lo controllano e lo indirizzano. Siamo continuamente sottoposti a condizionamenti esogeni. Siamo omologati e immatricolati … Se non ci pieghiamo ai modelli che devono andare bene per tutti, saremo soli e fuori dalle dinamiche.

Non è vero che ci piace l’hip hop, ce l’hanno fatta piacere perché è l’unica cosa che c’è. Ed esiste perché si fa facilmente, le produzioni normalmente costano poco perché non coinvolgono dodici turnisti bensì, un tecnico e un computer. Così i guru del marketing musicale e di quello digitale possono massimizzare i profitti visto che i dischi non esistono più e che la distribuzione è virtuale.

Intendiamoci bene, conosco bene il fenomeno (hip hop, trap, etc.) e l’ho anche raccontato … se volete approfondire, andate indietro a rileggervi i miei pezzi intitolati Generazioni e qui archiviati.  Alcuni artisti mi sono anche piaciuti; anche, qualche europeo che “tecnicamente” potrebbe essere fuori posto. Però, appunto, il ghetto è ghetto che sia fuori Parigi o vicino a South Central (anche se qui da noi si sono visti più attici in centro che banlieue). Quello che sostengo è soltanto che non ha sostituito il Rock. Ha impegnato molto spazio nel pop, semmai.

Ma, tornando ai nostri grandi dottori e alla loro esposizione, troviamo inesatta anche la motivazione secondo cui i vecchi leoni superstiti stiano impedendo la nascita di nuovi musicisti e di nuove esperienze. Negli Stati Uniti c’è un fermento incredibile di nuove band di successo come i Greta van Fleet e War on Drugs per fare solo due esempi. I primi, dopo due EP, stanno facendo il loro tour mondiale con il primo album (sono giovanissimi) e passeranno anche a Milano all’Alcatraz in febbraio, i secondi stanno ricevendo critiche molto lusinghiere e un eccezionale successo di pubblico.

Aggiungerei, che ai live dei grandi gruppi ci sono sempre delle band di supporto. E’ così che tre decenni fa (circa) il mondo ha conosciuto gli allora sconosciuti Soundgarden dell’indimenticato Chris Cornell, come supporter dei celebri Guns ‘n Roses!

Questi grandi critici da redazione, forse, ci devono fare la predica solo perché hanno un pulpito che li autorizza. O, forse  sono troppo severo con loro. Magari, vogliono solamente sentirsi parte del mondo nuovo e così, cedono al desiderio di fare il pieno di like.

Mentre, mi arrendo al loro realismo, penso che per fortuna Le Visioni le leggono in pochi! Scusate, la predica.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

“1958 – 2018 Sessant’anni di rock Italiano” Compilation Rock Targato Italia 2018

 

COMPILATION ROCK TARGATO ITALIA 2018

Titolo: “1958 – 2018 Sessant’anni di rock Italiano”

Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Tony Dallara, I Campioni - la band di Roby Matano, frontman che ha inciso per primo “Tintarella di Luna”, e gruppo che nel tempo, ha visto debuttare un giovane Lucio Battisti alla chitarra - Luigi Tenco, Franco Battiato (alle prime esperienze discografiche).

Nata a Milano negli anni ottanta, la rassegna musicale italiana Rock Targato Italia è una tra le più interessanti manifestazioni di scouting, e ad oggi è giunta alla XXXI edizione in forma ottimale.

Il 14 dicembre 2018 sarà pubblicata la compilation dal titolo: “1958 – 2018 Sessant’anni di rock italiano”, preceduta da un evento live in programma il 12 dicembre al  LEGENDCLUB di Milano.

Un evento nello stile Divinazione Milano (Divi In Azione) caotico, creativo, inclusivo con musicisti, scrittori, poeti, pittori a raccontarci e vivere nuove proposte artistiche.

La compilation di Rock targato Italia è dedicata, in parte, ai sessant’anni di storia della musica rock italiana, 1958 – 2018 e dall’altra ai gruppi emergenti contemporanei.

Dal meeting al Palaghiaccio di #Milano del 1958, ai numerosi locali rock sparsi nel territorio nazionale, frequentati oggi da molti artisti che propongono brani inediti originali e di qualità, inclusi nella compilation:

JACK ANSELMI "Libero" - DANIELE CHIARELLA "Abissi" - LO STATO DELLE COSE "Buona Fortuna" - MASSIMO FRANCESCON BAND "Arcobaleni al temporale" - NOT "Sogni e Bisogni" - ORGANICO RIDOTTO "Frate de Saie" - ROLLING CARPETS "Qualcosa di più"- VXA "Colpo di reni" - BLANK "Static Breather" – ANDREA DEVIS “Pezzi Di Cuore Tra I Cuscini Del Divano” - INSIDE THE HOLE "Beer! Sex!..and fuckin' roll" 

Divinazione Milano ringrazia la SAAR Records e alla sua storia: la casa discografica italiana, con sede a Milano, più longeva d’Italia.

La compilation è un progetto (non esaustivo naturalmente) che coinvolge tutti coloro che hanno dedicato parte della loro vita alla ricerca, alla sperimentazione e alla gioia di realizzare se stessi come artisti e persone creando tanti momenti indimenticabili, nuovi stili di vita, di cultura e costumi sociali

Un grande, immenso, grazie a tutti i protagonisti della compilation, da ascoltare con attenzione e spirito libero.

TRACK-LIST

Adriano Celentano – “Il tuo bacio è come un rock” Un brano simbolo di uno dei personaggi più iconici della nostra cultura popolare. C’è bisogno di presentazioni?

Tony Dallara – “Come Prima” Uno dei primissimi esempi, destinati a fare scuola, di ballata rock romantica in italiano. Uno dei precursori di un filone musicale ancora oggi fortunatissimo.

I Campioni – “Tintarella di luna” La versione originale, cantata da una band seminale del rock’n’roll italiano, di una canzone entrata ben presto nell’immaginario collettivo.

Franco Battiato – “La Torre” I primi passi di un promettente ragazzotto siciliano sbarcato a Milano col sogno di fare musica. La preistoria di Battiato. Prima ancora di “Fetus”.

Luigi Tenco – “Ragazzo mio” Inquietudine profonda, malinconia e impegno sociale. La rivoluzione culturale del ’68 sarebbe arrivata solo quattro anni dopo ma Tenco era già avanti anni luce.

Enzo Jannacci – “El portava i scarp del tennis” Le origini della canzone d’autore più autentica. Quando la musica incontra il desiderio di raccontare la realtà con uno sguardo fuori dai canoni.

Jack Anselmi – “Libero” Amarezza, ironia e andamento giocosa. Una brano fintamente sbarazzino per raccontare in modo pungente il mondo di un lavoratore precario.

Daniele Chiarella – “Abissi”
Una canzone d’amore delicatissima dall’atmosfera sognante scandita solo dalla chitarra acustica e poco altro.

Lo Stato Delle Cose – “Buona fortuna” Fra indie, pop e richiami new-wave.  Una band che erge a propria bandiera la spontaneità e il desiderio di raccontare le relazioni umane nel modo più sincero.

Massimo Francescon Band – “Arcobaleni al temporale” Un cantautore rock capace da sempre di coniugare una scrittura tanto immediata quanto elegante con uno sguardo aperto e attento sul mondo.

NOT – “Sogni e Bisogni” Si può anche essere pop nel modo più sfacciato possibile senza per questo rinunciare alla raffinatezza: questo brano ne è la dimostrazione.

Organico Ridotto – “Frate de Saie” Un progetto affascinante e suggestivo che parte dal dialetto abruzzese per reinventare il folk in chiave estremamente contemporanea e personale.

Rolling Carpets – “Qualcosa di più” La frizzantezza di una band giovanissima e piena di energia sposa l’amore per la melodia con la passione per le sonorità rock più internazionali.

VXA – “Colpo di reni” Una ballata rock scura, sincera e introspettiva che mette a nudo le inquietudini di un uomo qualunque di fronte 

Blank – “Statics Breather” Sonorità sintetiche e melodia. Un progetto modernissimo e affascinante tanto nelle scelte sonore quanto nell’approccio e nei contenuti.

Andrea Devis – “Pezzi di cuore tra i cuscini del divano” Elettronica dal gusto anni ’80, ritornello pop martellante e un testo malinconico sullo smarrimento che segue la fine di un amore.

Inside The Hole – “Beer! Sex!..and fuckin' roll” Il titolo dice già tutto: una band siciliana con un amore viscerale per il blues più sporco e il rock’n’roll più americano.

(presentazione a cura di Roberto Bonfanti, scittore)

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La storia continua

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FRANCESCO CAPRINI

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Galleria Ca’ di Fra’, AGOSTINO FERRARI: PROSEGNI

AGOSTINO  FERRARI

PROSEGNI

 

INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 29 NOVEMBRE 2018

Ore 18.00 – 21.00

Termine mostra Venerdì, 25 Gennaio 2019

Orario galleria:  LUN – VEN 10-13 / 15-19

Presentazione del Catalogo Ragionato dell’opera di Agostino Ferrari (Electa), a cura di Martina Corgnati. Circa 2500 le opere documentate, esclusi i multipli e i progetti, oltre a testi critici e apparati bio-bibliografici. 

Agostino Ferrari

PROSEGNI

a cura di Martina Corgnati

La Galleria Ca’ di Fra’ presenta la mostra personale dell’artista milanese Agostino Ferrari, “Prosegni”, a cura di Martina Corgnati, a conclusione delle molteplici e importanti iniziative dedicate quest’anno all’artista milanese.

Prosegni, continuazione ed elaborazione dei lavori precedenti, della serie Interno/Esterno, sono i lavori più recenti, impegnativi se non impressionanti prodotti dall’artista milanese, tridimensionali e realizzati soltanto in due grandi formati, 230 x 160 cm, e 160 x 110 cm. In essi sono contenuti, in una specie di sintesi essenziale e straordinariamente potente sul piano visivo, tutto il percorso di Ferrari e i temi fondamentali della sua ricerca. Nei Pro-segno (dal latino “pro”, davanti), la dimensione pittorica è arricchita da una valenza plastica reale, che permette al segno di imprimersi in profondità e di ri-emergere con immutata elasticità e nettezza dalla superficie. 

Nella loro consistenza tridimensionale, le opere di questa serie riprendono direttamente gli spunti anticipati quasi mezzo secolo prima dal Teatro del segno, in cui l’elemento segnico si risultava effettivamente provvisto di una natura concreta e tale da andare oltre la bidimensionalità della superficie. L’artista però, in quel momento, stava mettendo a punto un semplice alfabeto che in Pro-segno si trova invece elaborato in una poetica compiuta, un autentico “discorso” pittorico, plastico e spaziale, articolato a partire dalle medesime premesse. 

 Il segno, lungamente complice dell’artista e strumento principe di ogni sua implicita “narrazione”, anche autobiografica, diventa adesso l’esploratore cui è consentito immergersi ed emergere da uno squarcio nero, più o meno presente o addirittura incombente nella superficie del quadro. In questo modo il segno, una linea continua mobile attraverso vari livelli di profondità che caratterizzano la superficie, sempre ben visibile e flessuoso, plastico e dinamico agisce da mediatore fra la dimensione oscura e invisibile, posta illusoriamente “dentro” al quadro, e lo spazio immanente, apparentemente “davanti” al quadro, in una luce piena che è anche quella dello spettatore. 

Per oltre mezzo secolo Agostino Ferrari ha utilizzato il segno come strumento espressivo capace di raccontare le sue emozioni personali e le sue reazioni verso la realtà esterna ma anche come cifra di un linguaggio partecipe del mainstream contemporaneo, fra post-informale, arte programmata, minimal, pop e i vari ritorni alla pittura. Pittura, o meglio azione diretta sulla superficie a cui Agostino Ferrari non ha mai voluto rinunciare.

Biografia Agostino Ferrari nasce a Milano il 9 novembre 1938. Espone per la prima volta nel 1961 alla galleria Pater, presentato da Giorgio Kaisserlian. Incontra Lucio Fontana e gli artisti con cui l’anno successivo fonderà il gruppo del Cenobio. I giovani milanesi vogliono “salvare al pittura” interpretandola e rinnovandola così da renderla gesto puro, primitivo ma al contempo proteso verso il futuro. La via da seguire è quella che porta alla nascita di una vera e propria “poetica del segno” dove la tecnica pittorica si riduce a grafia e la composizione a un sovrapporsi di tratti archetipici cifrati. Dopo lo scioglimento del gruppo, Ferrari continua a coltivare il segno come scrittura non significante. Nel 1966 espone a New York, alla Eve Gallery. Successivamente, tornato in Italia, elabora cicli oggettuali e processuali dedicati agli ingredienti della pittura, segno, forma e colore, vere e proprie “messe in scena” dal carattere “fondamentalmente plastico”, come scrive Lucio Fontana nel 1967. Questa ricerca lo conduce, nel 1975, all’Autoritratto, l’unica installazione prodotta in tutto il suo itinerario creativo, esposta per la prima volta all’Arte Fiera di Bologna con la Galleria L.P.220 di Torino e, l’anno successivo, nella mostra personale a Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Negli anni successivi, tra il 1976 e il 1978, Ferrari esegue l’Alfabeto, due serie di sei opere che sono la conseguenza dei suoi studi di Segno Forma Colore e che segnano la sintesi di quanto contenuto nell’Autoritratto. Nel 1978, dopo un soggiorno a Dallas dove espone l’Alfabeto presso la Contemporary Art Gallery, riemerge in lui l’esigenza di esprimersi con il segno puro ed entra in un periodo di “rifondazione”. Quasi contemporaneamente incomincia l’uso della sabbia vulcanica, che resterà caratteristica costante del suo lavoro fino ad oggi.  

Agostino Ferrari ha esposto in centinaia di mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Fra le più importanti si ricordano soltanto le personali al Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1976), al Palazzo Braschi di Roma (1992), alla Casa del Mantegna di Mantova (2010), alla Fondacion Frax di Alfas del Pi (Alicante, Spagna) (2011), al Palazzo Lombardia (2013). 

Fra le onorificenze ricevute, il premio per l’incisione Joan Mirò (1971) e il premio alla carriera Bugatti-Segantini (2017). Nel 2007 ha realizzato alcune opere pubbliche permanenti nella piazza Borgoverde di Vimodrone, su incarico del gruppo Land (Landscape Architecture) di Milano.  Ha lavorato con gallerie di primo piano in Europa come Franz Paludetto (Torino), Thomas Levy (Amburgo), Lorenzelli (Milano), Centro Steccata (Parma).  Oggi è rappresentato da Ca’ di Fra’. Sue opere figurano fra l’altro nelle collezioni Manuli, Moratti e Rabolini.

 

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WOW Spazio Fumetto: un'esposizione dedicata ad Attila

A WOW Spazio Fumetto torna la magia della stagione scaligera con un'esposizione dedicata ad Attila, lo storico protagonista dell’omonima opera lirica di Giuseppe Verdi. Una mostra per scoprire come il mitico Re degli Unni sia stato raccontato dai fumetti, dall’illustrazione popolare e dal cinema.

  1. Dall’opera di Verdi al mito sarà visitabile da sabato 1° dicembre a domenica 6 gennaio, a ingresso libero.

Venerdì 7 dicembre il museo ospiterà la proiezione su megaschermo dell’opera Attila di Giuseppe Verdi trasmessa in diretta dal Teatro alla Scala. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti: prenotazioni a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / 02 49524744.

L'esposizione e la proiezione fanno parte del programma ufficiale della Prima Diffusa, il ricco calendario di eventi organizzato dal Comune di Milano in collaborazione con Edison.

 

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