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A un passo. Intervista a Max Zanotti. di Roberto Bonfanti

A un passo.

Intervista a Intervista a Max Zanotti
di Roberto Bonfanti

Max Zanotti è un artista sensibilissimo e prezioso. Già leader dei Deasonika e dei Casablanca, impegnato costantemente nel progetto Rezophonic e produttore di una lunga serie di album, in questi giorni sta pubblicando un nuovo splendido lavoro solista intitolato “A un passo” (nei negozi dal 22 novembre). Affascinato dalle sonorità cupe del disco e dal dolore che sprigiona in modo naturale da queste nuove canzoni, ho approfittato del concerto di presentazione dell'album all’Officina della Musica di Como per fare due chiacchiere con lui.

In questi giorni sta uscendo il tuo secondo album solista. Rispetto al disco precedente mi sembra che tu sia partito proprio da presupposti opposti.

Sì, ho voluto andare a recuperare le sonorità con cui sono nato musicalmente e con cui ho iniziato ad approcciarmi alla musica da ascoltatore. Quindi principalmente il blues acustico. Poi ovviamente, nel corso degli anni, sono uscite diverse realtà vicine a quel settore che mi sono piaciute ma che ho guardato comunque da lontano, forse perché sentivo che non era ancora il momento per riapprocciarmi a quel mondo con delle sonorità che fossero mie al cento per cento. Ora, dopo tanto tempo, mi sono finalmente sentito di farlo. La musica è una cosa importante e non mi è mai piaciuto fare le cose tanto per fare, per cui credo che ogni genere vada sempre affrontato con enorme rispetto e con i giusti tempi.

Il risultato è un disco che, pur essendo molto stratificato e pieno di collaborazioni, suona molto “solitario”.

Decisamente sì. Direi desertico.

C'è una frase molto bella in cui canti: “Fumiamoci la dignità. Lo sai che a noi non serve: serve solo a chi non mente.” In un altro brano canti: “Trascino la colpa fino a farmi male”. Per cui è un album in cui c'è molta consapevolezza dei propri limiti e molto dolore. Sbaglio?

Il disco s'intitola “A un passo” proprio perché il tema portante è il fatto di sentirsi eternamente vicini a qualcosa -che sia un sogno, un obiettivo, un amore o qualsiasi altra cosa- senza però riuscire mai ad afferrarlo. Questa sensazione ovviamente ti crea una serie di sofferenze e frustrazioni che poi si riversano nel tuo quotidiano. Personalmente questo senso di “ce l'ho quasi fatta ma...” è una sensazione che mi si è presentata di fronte molte volte e quindi l'ho assimilata e riversata nelle canzoni.

A proposito di cose rimaste “a un passo”: circa una quindicina d'anni fa c'è stato un momento in cui sembrava che anche i Deasonika fossero proprio lì lì per esplodere e raggiungere un successo enorme...

Sì, sicuramente c'è stato un momento in cui sembrava che fossimo “a un passo” dal farcela e anche quello può essere un episodio legato al discorso che stavo facendo. Poi, quando non si riesce a raggiungere quello che si vuole, non si sa mai se è solo colpa tua, colpa di altri o colpa di chissà cosa. Anche se alla fine si dà sempre la colpa agli altri. Però in fondo, se si vuole valorizzare l'uomo, bisogna avere anche la forza di puntare il dito contro i propri errori quando non ce la si fa.

Tra gli ospiti del disco ci sono diverse donne e tu hai sempre lavorato molto con le donne anche come produttore. Che idea hai della scena femminile attuale?

Se devo essere sincero, non seguo molto la scena contemporanea perché mi sono un po' disinnamorato, negli ultimi anni, del modo di fare musica che c'è oggi in Italia. Ora non voglio fare il discorso retorico sul fatto che “era meglio prima” o cose simili, però personalmente mi viene più spontaneo ascoltare musica “vecchia” perché la trovo più interessante di quella “nuova”. La scena femminile sicuramente è più interessante di quella maschile, forse anche perché di voci femminili ce ne sono meno, un po' perché nel genere che va di moda in questi anni le voci femminili hanno trovato poco spazio e un po' perché nel cantautorato in genere si è sempre preferita la voce maschile. Però personalmente apprezzo molto di più le voci femminili, anche perché nella vocalità femminile puoi ritrovare anche delle sfumature maschili mentre in una voce maschile non trovi quasi mai delle sfumature femminili. Per esempio, ho chiamato Georgeanne a duettare con me in un pezzo di questo disco proprio perché volevo una donna che avesse esattamente quel tipo di vocalità: io la adoro come persona, come cantante e come autrice per cui, quando c'è stato da spulciare fra tutti gli artisti che conosco e che stimo per definire gli ospiti del disco, ho voluto chiamare lei perché è una di quelle vocalità che mi intrigano molto. L'altra voce femminile che ho ospitato è quella i Kayla Parr, che è una cantautrice italo-inglese che ha una voce pazzesca e, appena l'ho sentita cantare, le ho detto: “io ti voglio nel mio disco”. D'altra parte bisogna chiamare quelli più bravi di te, per dare un valore aggiunto all’album.

Donne a parte, fra gli ospiti del disco c'è anche DJ Mike con cui avevi condiviso qualche anno fa il progetto “Della vita della morte”.

Sì, DJ Mike non si lascia mai: lui è sempre all'orizzonte. Oltretutto, fra gli ospiti, c'è anche Francesco Setta che è un cantautore di Como con cui mi è capitato di collaborare su altri progetti e, siccome mi piace molto la sua vocalità e il tipo di struttura ritmica che riesce a creare, ho pensato di portarlo all'interno di una canzone. Diciamo che ho voluto puntare, più che sui nomi famosi, sugli artisti che mi sembravano più adatti a ciò che volevo esprimere.

A proposito di Como: stasera presenti il disco qui ed è la prima volta che inizi un tour dalla tua città. Che rapporto hai con Como?

Direi che non ho rapporti. È un po' come quando mi chiedono che rapporto ho con i soldi: non sono di quelli che dicono “ho un pessimo rapporto con i soldi” ma semplicemente di rapporti non ne ho proprio. Con Como non è mai stato amore. Certo, è stato bello sapere di poter iniziare il tour proprio dalla mia città, ma è stato anche difficile perché in realtà Como è una città particolare e qui nessuno mi ha mai seguito più di tanto, per cui vedremo come andrà...

Il disco, come dicevamo, suona molto “solitario” ma non è assolutamente un disco “solo voce e chitarra”. È un lavoro molto stratificato e credo che in studio tu abbia fatto proprio un gran lavoro di “sintesi” per arrivare a quel suono. Dal vivo invece suonerai in duo, giusto?

Sì, saremo in due con ovviamente il supporto della tecnologia indispensabile per rendere nel migliore dei modi anche dal vivo le atmosfere del disco. Con me sul palco ci sarà Silvio Pirovano, che è proprio la persona con cui ho condiviso tutto il lavoro in studio e sono davvero contento del percorso fatto con lui. Di musicisti bravi, al mondo, ce ne sono tantissimi: la cosa realmente difficile è trovare qualcuno che, oltre a essere bravo, parli esattamente il tuo linguaggio e riesca a capire esattamente dove vuoi andare. Con Silvio mi sono trovato a collaborare su un altro progetto e, quando l'ho conosciuto, ho capito che era lui la persona perfetta con cui condividere tutto il lavoro su questo disco.

Alla vigilia della pubblicazione, cosa ti aspetti da questo album?

Mi piacerebbe che la gente riuscisse a capire qual è stato il percorso fatto in questi due anni di scrittura e produzione. Poi se piacerà o non piacerà lo vedremo. Però secondo me piacerà perché comunque non sono andato lontano da ciò che mi ha contraddistinto in questi anni, per cui le mie venature ci sono tutte.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

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SANDRONE DAZIERI "La danza del gorilla"

SANDRONE DAZIERI
La danza del gorilla

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Personaggio leggendario del noir italiano, a dieci anni dalla sua ultima apparizione il Gorilla è tornato. Dieci anni fa qualcuno gli ha sparato in testa. Ha cambiato vita e se ne sta ad Amsterdam dove, grazie alle proprietà terapeutiche della marijuana, ha stipulato una tregua con il suo alter ego: il Socio, il doppio in agguato, che gli ruggisce dentro e che è sempre pronto a prendere il sopravvento. Disturbo Dissociativo dell’Identità. Il Gorilla ne soffre sin da bambino ma ha imparato a nascondersi e sopravvivere. Ora però deve rientrare a Milano per la morte di un amico, dove finirà invischiato nel pasticcio di un incendio doloso. In un viaggio al termine della notte che svela la schizofrenia di questo tempo marcio, ammantato di promesse scintillanti come i nuovi grattacieli, inchiodato alle ingiustizie di sempre.

(Rizzoli, pp. 240, € 18)

IN LIBRERIA DAL 29 OTTOBRE

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Quattro album per ottobre 2019: Succi, Brusaschetto, Effenberg e Cassetta.

Quattro album per ottobre 2019: Succi, BrusaschettoEffenberg e Cassetta.
articolo di Roberto Bonfanti

Questa rubrica sugli ascolti del mese mi sta facendo venire l’ansia del tempo che passa troppo in fretta. Non fai in tempo a scrivere l’articolo di aprile e ti ritrovi già a ottobre. Non fai in tempo a indossare le magliette e ti ritrovi già a tirare fuori i maglioni dagli armadi.

Carne cruda a colazione”, nuovissimo album di Giovanni Succi, prosegue coerentemente sulla strada segnata due anni fa dall’esordio solista dell’ex leader dei Madrigali Magri e cofondatore dei Bachi Da Pietra: canzoni crude e imprevedibili, costruite attorno alla voce profonda di Succi, alla sua poetica impastata di amaro sarcasmo, spietato realismo e intimismo poetico, e alla sua capacità di mettere in fila le parole costruendo strutture ritmiche abrasive ma anche di dilatarle abbandonandosi a sussurri suggestivi.

A proposito di personaggi fuori dagli schemi: Daniele Brusaschetto è stato per anni un maestro del pop alternativo più sperimentale ma, per celebrare i suoi 25 anni di carriera solista, ha deciso di lasciare per un attimo da parte quella vena e rendere omaggio al metal della sua gioventù con un album intitolato “Flying stag”: nove canzoni muscolari in cui la voce di Brusaschetto affoga fra riff claustrofobici, ritmiche martellanti e chitarre distorte lancinanti. Un’operazione quasi catartica.

Catartica sembra essere anche la nuova prova discografica di Andrea Cassetta. “Di cattivo gusto” appare infatti come un vero e proprio album sfogo in cui l’artista romano, già visto un paio di anni fa alle finali di Rock Targato Italia con il suggestivo progetto Dove I Pesci Affogano, urla la propria rabbia verso la dinamiche della società contemporanea nel modo più diretto possibile, appoggiandosi su arrangiamenti minimali dal gusto punk e chitarre acide in puro stile grunge.

Chiudiamo la quaterna con una piacevole sorpresa pop: “Il cielo era un corpo coperto” di Effenberg si presenta infatti come un lavoro dal gusto raffinato, in grado di unire immediatezza melodica, arrangiamenti sintetici che strizzano l’occhio al gusto indie odierno, e una scrittura intimista e indolente che sa giocare in modo molto interessante con i dettagli creando immagini tanto delicate quanto affascinanti.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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Visioni finali.

Visioni finali.

No, state tranquilli! Non sono “finali” nel senso che non le scriveremo più … Non vi voglio così bene da smettere! Come faccio, ormai, da qualche anno, dopo le finali nazionali del contest di musica Rock Targato Italia, vi rendo conto di vincitori e vinti, di giurati e organizzatori, di pubblico e curiosità. Non posso esimermi, nemmeno quest’anno.

Tra le novità di questa edizione, le date: di solito le finali venivano effettuate verso la fine di settembre. In questo appuntamento 2019 si sono disputate tra il 10 e il 12 settembre. Date, quindi, ancora balneabili ma che, tutto sommato, riportano già solo le eco dei racconti di vacanzieri e viaggiatori. Per ricordare a tutti che la pacchia è finita, il meteo si mette a sperimentare tre serate piuttosto fresche delle quali si pentirà subito dopo. Poco male, perché a scaldarci ci pensano pubblico e artisti che si avvicendano sul consueto palco del LegendClub a Milano. Il livello è sempre alto, alla faccia di chi vorrebbe musica e progetti culturali orpelli buoni, tutt’al più, per intrattenere un popolo sempre più portato all’analfabetismo umanistico e creativo.

Molto interessante il Convegno che si è organizzato a latere del concorso dal titolo: “Le Indies,  dai pionieri ai produttori di oggi, quale eredità e quale futuro? Quali spazi alla diversità della musica giovanile nei programmi e festival TV musicali del servizio pubblico?”

Il convegno ha visto intervenire personaggi del calibro di Giordano Sangiorgi (Presidente MEI), Iaia De Capitani (manager PFM e Etichetta Aerostella), Federico Montesanto (Presidente MIA), Giulio Casale, RCCM band, il nostro Roberto Bonfanti, il mitico Francesco Caprini deus ex machina di Rock targato Italia e Piero Cassano (Matia Bazar). Il dibattito è stato impreziosito dall’amichevole incursione del guru del giornalismo musicale Mario Luzzato Fegiz.

Altra novità di quest’anno i Premi Speciali: Francesco Di Giacomo vince il Premio Speciale per il Miglior Album (uscito postumo, purtroppo, e che ho recensito per voi quest’estate) “La Parte Mancante”, il Premio Speciale Artisti nel Mondo va a Giulio Casale che si aggiudica anche quello per il Miglior Singolo, Premio Miglior Tour alla Premiata Forneria Marconi mentre quello per miglior band a RCCM e Wallace Records vince quello per la Migliore Etichetta.

Grandi novità anche in Giuria: in questa edizione composta da sette membri: Claudio Formisano, Luca Gobbi, Alex Pierro, Roberto Bonfanti, Alberto Album Riva, Giovanni Poggio (ex direttore artistico Ricordi e nuovissimo membro) e il sottoscritto.

Cambia il Presidente della Giuria e, finita, l’”Era Pierro” comincia l’Era Formisano! Il nuovo Presidente che si avvicenda alla carica dopo un paio di anni in cui era stato, appunto, Alex Pierro a ricoprire questo ruolo, si dimostra subito serio e volenteroso. Dimostra anche una certa propensione ad essere realmente un “Presidente Operaio” quando con insospettabile agilità si lancia sul palco durante l’esibizione del Pesce Parla a raddrizzare un’asta di un microfono che si stava inesorabilmente ammainando.

Le tre serate hanno rappresentato anche una serie di rocambolesche esperienze per il nostro giovane giurato Luca Gobbi che, prima arriva con un treno che porta centoventi minuti di ritardo (praticamente il viaggio della speranza) poi a causa della rottura del cancello esterno del suo Bed and Breakfast si trova a dover scavalcare per andare a dormire ma, visto da una pattuglia dell’Benemerita Arma dei Carabinieri viene invitato senza tanti convenevoli a recarsi con loro in caserma! A nulla, valgono le insistenti proteste del giovane Luca che mostra anche di essere in possesso della chiave della stanza e del cancello esterno. E’ quasi l’alba quando l’equivoco viene chiarito.  Il povero Luca, poi si prenderà una fastidiosa influenza con febbre cavallina che pregiudicherà la sua partecipazione all’ultima serata e verrà rilevato più che degnamente da Filippo Milani frontman dei Nylon, vincitori della scorsa stagione.

Il lavoro della Giuria viene fatto con simpatia, competenza e umanità. Siamo lontanissimi dalle atmosfere tese e cruente dei talents show televisivi. Ci sta, in un concorso, anche a perdere, tuttavia la Giuria ha il massimo rispetto per tutti i partecipanti e, soprattutto durante le ultime edizioni e questa in particolare, il livello è alto e, quindi, si è davanti ad un lavoro particolarmente gravoso.

Tutti i nomi dei vincitori dei vari premi 

Alla fine vincono Educta Fais e Pesce Parla. I primi sono un duo romano con un progetto molto interessante che racconta con sonorità particolari foriere di qualche inquietudine, eventi di cronaca o attualità sociale con una tensione estremamente suggestiva sia per i testi, sia per la ricerca e i paesaggi sonori. I secondi sono (come l’anno scorso!) pavesi … Che ci sia un movimento che è sfuggito al mainstream a Pavia? Il progetto è contrario a quello degli altri vincitori: ironici e solari tra pop e punk ma, anche, con una grande verve teatrale.

Il Premio Città di Milano va ai Geyser, band autoctona e autenticamente rock. Il Premio compilation va a Anaconda, Educta Fais, Evolve Alba, Geyser, Il Pesce Parla, Mau Nera, Revolution 0, Riccardo Autore, Roofsize e TreRose che potranno pubblicare un loro inedito sulla compilation di Rock Targato Italia. I TreRose si aggiudicano anche il prestigioso Premio Ronzani.

Questa la cronaca. In conclusione, posso o devo raccontarvi cosa ho percepito e respirato. Intanto, partendo dai più vicini, al tavolo dei giurati c’è stato molto lavoro costruttivo ma, anche, tanta simpatia e comunità di intenti. Purtroppo, non possono vincere tutti ma, tra di noi, c’è molto rispetto per chi sale sul palco. Ma potrei raccontarvi anche della stima e della coesione che c’è con gli artisti e con gli organizzatori. Rock targato Italia è un happening dove, alla fine, ci si diverte tutti. Anche il pubblico, quest’anno più numeroso, è stato caldo e partecipe.

Infine, mi corre l’obbligo di dire che Rock Targato Italia è anche un’atmosfera, un punto di incontro … Un luogo ideale dove ci si scambiano esperienze, opinioni, tensioni creative e artistiche. Un luogo dove succedono cose che non ti aspetti come quando qualcuno a serata conclusa ha ancora voglia, imbraccia la chitarra e si mette a fare il cantante da spiaggia! Non denuncerò il soggetto in questione!!!

Ma è soprattutto una riserva! Lontana da quel mainstream omologato che ci vogliono cacciare nelle orecchie a forza come una cattiva medicina. Una medicina che ci curerà contro intelligenza, curiosità e critica. Rock targato Italia è il luogo dove l’unica cosa che accomuna e impedisce ogni conflittualità è un incrollabile e incontrovertibile amore per la musica e l’umanità.

di Paolo Pelizza

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