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016 - Il salto di qualità

016 - Il salto di qualità

di Antonio Chimienti

 

In un articolo precedente abbiamo già parlato in parte del successo. Come inquadrarlo per conoscerlo e come porci nei confronti di esso. Conoscerne le caratteristiche ci può aiutare ed andargli incontro e “ riconoscerlo” fra i vari eventi che via via si formano sulla nostra strada.

Tuttavia la differenza la faremo sempre noi.

Nel senso che dobbiamo accettare che il pubblico che ci giudica e con le proprie azioni premia o boccia il  nostro impegno non ha in alcun caso una premeditazione nel farlo. Statisticamente parlando esiste una parte di pubblico che può attraverso il suo voto esprimere in realtà non un giudizio diretto sulla nostra arte, ma un voto di contestazione per un aspetto che noi rappresentiamo ( ed esempio giudicarci incapaci perché siamo di colore o cantiamo in dialetto o per accusarci di questo o di quello) ma nella totalità del risultato raggiunto sé il voto generale è sotto le nostre aspettative è semplicemente, ripeto semplicemente una nostra responsabilità. Non abbiamo fatto abbastanza per l’obiettivo che ci eravamo posti.

Il primo grande lavoro che dobbiamo fare è accettare questa nostra mancanza.

Il pubblico nella sua moltitudine non può esprimere un voto organizzato, non può sentirsi al telefono o attraverso i social mettersi tutti d’accordo per far venire meno il tanto agognato risultato che volevamo. Il flusso di ragionamento del pubblico è fluido è sì pilotabile, influenzabile e lo si può manipolare, a certe condizioni, ma rimane spontaneo nella sua ultima decisione. Questa spontaneità tuttavia può essere programmata e i grandi esperti di comunicazione sanno molto a questo proposito, ma quello che deve essere chiaro che anche nel poterlo programmare io sono autorizzato ancora una volta a risottolineare che a monte tutto questo risultato dipenderà dalle nostre azioni. Anche la manipolazione evidentemente.

Ma allora perché non si raggiunge il risultato? Perché evidentemente non basta manipolare per saper manipolare, non basta cantare per saper cantare bene, non basta avere un'etichetta alle spalle per ottenere i risultati che una Buona etichetta potrebbe portare, perché in due parole la percezione di ciò che è funzionale nella grandissima stramaggioranza dei casi è solo immaginata, ma non posseduta ed amministrata realmente nella nostra mente.

In altre parole noi ci convinciamo di aver fatto tutto quello che sarebbe servito, ma sappiamo che non è avvenuto nella realtà. nel momento esatto in cui noi compiamo un'azione da cui deriverà il nostro successo non applichiamo quel senso di responsabilità SINCERO ed insostituibile nella sua unicità e funzionalità che ci permetterebbe di espletare la giusta azione. Al contrario indugiamo con noi stessi nella fretta di compiere comunque vada una azione per poterci dire di averla compiuta ed anche accompagnandola dalla autocelebrazione di averla fatta, ma in realtà una capanna è tale non quando ha la forma di una capanna, ma quando alle prime piogge è in grado di svolgere la funzione della capanna; proteggerci per tutto il tempo necessario. C’è una bella differenza fra una canzone che emoziona ed una che non lo fa. E se è vero che il successo

ha fra le sue caratteristiche quella della rarità deve essere vero che questa emozione è essa stessa rara, quindi come possiamo concederci di pensare di aver appena registrato una voce di successo sé nel farlo non abbiamo la sensazione GENUINA di averlo appena fatto. Come possiamo credere che avremo un successo sé il video che abbiamo realizzato è nato su una improvvisazione, sé il pubblico su cui noi contavamo per totalizzare il nostro successo è lo stesso pubblico che abbiamo da tempo e che già in questo tempo non ci ha premiato è evidente che dovremmo cercarne uno nuovo e quindi di rimando accettare l’idea di non averlo mai avuto questo “famoso” pubblico.

Insomma il successo è lì fuori da qualche parte e noi dobbiamo meritarcelo.

Vediamo insieme cosa possiamo fare per cercare di meritarcelo.

L’obiettivo è che un folto numero di persone non unite fra loro da nulla spontaneamente sentano sgorgare da loro stesse un senso di commozione e quindi di volontà a farsi coinvolgere da un qualcuno che con le sue manifestazioni dia loro questa possibilità. Qui si evince immediatamente il ruolo che ha l’artista. Il pubblico ha stretto nella propria mano il ticket su cui vi è scritto che esso ha il diritto ed emozionarsi e sta aspettando che qualcuno onori questo impegno. Capite? Non abbiamo davanti qualcuno che va attirato, Abbiamo qualcuno che è già disposto ad amarci e che sta aspettando da tempo di poterlo fare, Questo è da considerarsi un Jolly per noi. Una prova? Un pianista o un cantante stonato e davanti un pubblico che lo applaude. Non applaudono l’arte stonata del cantante …. applaudono perché quella sera erano lì per applaudire e lui è il meglio che c’è davanti a loro.

Ma c’è un problema (già esposto in un altro mio articolo precedente) il pubblico non organizzato e non messosi d’accordo in alcuna maniera risulta compatto nello stabilire quello che emoziona da quello che non emoziona. Da qui il successo globale. E c’è un altro immenso problema così come ci si abitua alle parole di amore del proprio innamorato così il pubblico si assuefa al livello di emozione raggiunto ed offerto nel mondo. Quello che emozionava un pubblico del 1970 è un livello superato ed oggi per emozionarsi c’è bisogno di qualcosa più emozionante di ieri. Non è per niente facile. Mi è capitato all’inizio di questo anno (siamo nel 2020) di dover reclutare uno specialista di volo e riprese con droni per una produzione e mi ero giustamente imbattuto in un artista del settore che si presentava con dei video acrobatici spettacolari in cui il drone entra ed esce dalle stanze di un albergo ed una velocità e con una precisione da lasciarmi a bocca aperta. Successivamente in occasione di questa produzione che sta uscendo in questo mese di Agosto mi ero ritrovato alcune settimane fa a cercare altri operatori in previsione di altri video e mi sono reso conto che la qualità e l’emozione che vi ho descritta e che scaturiva da quei video di inizio anno oggi non mi suscitava quasi più nulla. Davo per scontato quella qualità, essa non era più emozionante e quindi normale.

Ecco , il nostro impegno è destinato ed essere interminabile poiché esso crea assuefazione. Oggi creiamo un successo e domani ne dobbiamo creare uno migliore. E’ crudele lo capisco, ma è così. Questa dinamica , questo “domani” che deve essere migliore di questo “oggi” è il riflesso del nostro cambiamento o altresì della nostra crescita. Non possiamo non crescere. Ed allora vediamo come può un artista crescere.

Prima di tutto stabilendo un punto di partenza dal quale misurare la propria crescita. Un pò come quando , decidendo di farlo, si prende la matita , si traccia un segno sul muro e poi ogni qualche giorno ci sì va a misurarsi per capire di quanto siamo cresciuti.

Bene , ma qui non si misurano i centimetri e non si possono usare le matite quindi la cosa è un pò più complicata. Quello che dobbiamo fare è misurare chi siamo e non è facile, Il risultato è conoscersi , Arrivare a farlo molto profondamente ponendoci moltissime domande per esempio perché suono o canto, perché non dipingo o gioco a tennis? Perché se ho due soldi corro a comprarmi un amplificatore, una batteria, un microfono, un disco perché, perché?

Perché mi piace stare davanti alle persone su un palco. Oppure perché mi piace fare il batterista che sta seduto  e si vede meno su un palco piuttosto che il chitarrista con i suoi assoli da paura?. Oppure perché sento un brivido quando tengo stretto il microfono ed ondeggio mentre guardo la folla o sogno di riuscire a farlo? O quando appaiono le mie foto con tanti like su un social od anche perché preferisco stare rintanato dentro uno studio a mixare o fare il produttore o avere una etichetta?  Tutte queste domande e moltissime altre che ci possiamo porre e DOBBIAMO porci rappresentano il primo segno sul muro fatto con la matita. Ci indicheranno il punto di partenza, le risposte ci indicano cosa cerchiamo. Quello che riceviamo nel realizzare questo desiderio di essere andrà a riempire in realtà un vuoto che noi abbiamo, Non è come noi crediamo aumentare quello che già siamo, ma riempirci di quello in cui noi manchiamo. Il raggiungimento di questo infatti ci da benessere e soddisfazione interiore. Sé ci sediamo al tavolo di un ristorante a cena e a pranzo abbiamo mangiato un piatto di spaghetti, quando arriverà il cameriere non ordiniamo spaghetti, ma quello che non abbiamo dentro. il nostro desiderio ci spinge a completarci.

Parliamo un attimo dei pericoli. Il pericolo più grande è che nessuno ci venga ed avvisare che la nostra mente è il malato ed anche il medico del malato stesso. Cosa voglio dire? Voglio dire che la nostra mente ci aiuta sollevandoci dalle responsabilità quando si accorge che siamo in debito di soddisfazione e lo fa creando le illusioni. Lo abbiamo visto prima, registriamo un cantato e come per meraviglia ci sembra di averlo fatto bene…. così subito neanche fossimo Mina. Questo è un grosso pericolo perché rischieremo A) di convincerci di essere bravi e di non dover imparare più  nulla, B) se qualcuno si prendesse la briga di criticarci anche solo per consigliarci noi ci sentiremmo male e tristi.

Allora vediamo come fare a convincere la nostra mente che deve fare un pò di attenzione e cominciare a nutrire un pò più di autocritica ottenendo come premio una crescita che sicuramente ci darà molta più soddisfazione.

Lo faremo accettando l’idea che chiunque oltre un certo limite da solo non può arrivare oltre.

E questo limite invalicabile è rappresentato dal nostro talento.

Noi raggiungiamo (e lì ci fermeremo) il massimo nostro livello all’esaurimento della spinta che il nostro talento ci darà. Tutto quello che facciamo prima di questa consapevolezza è usare per salire il nostro naturale talento. E’una sorte di pozione magica che abbiamo alla nascita. Tutti l’abbiamo, ma non ci rendiamo conto che è essa a sponsorizzare i nostri risultati  e non la nostra applicazione. Ditemi che merito ha uno che canta intonato dalla nascita. E quale merito dovrebbe avere uno che è alto 2 metri nel giocare dignitosamente a Basket? Quindi fino ed un certo grado di risultato, che io definisco con il numero 7 ( da 1 a 9 poi vi spiegherò il 10) tutti avranno il piacere  di ottenerlo fermo restando di aver avuto l’intuizione di mettersi nel proprio cammino di appartenenza. Nel senso che se è venuto meno anche questa minima condizione ( pericolo possibile in una società contemporanea come quella di oggi basata su un bombardamento gratuito di miti ed esempi  fatti con lo stampino che nella loro ripetitività alludono alla unica e possibile modalità di vita, o sei come quello o non sei nessuno) è evidente che ti troverai molto male sé alto due metri ti ritrovassi a voler fare il fantino perché in televisione hai visto uno che lo faceva o il calciatore perché guadagna molto: in questo caso il tuo livello non raggiungerà neanche il 7 non potendo sfruttare il tuo naturale talento.

Ma abbiamo detto prima che il pubblico è naturalmente e non organizzativamente lapidario nel suo giudizio ed oltretutto consumato dalla assuefazione non premierà con il successo un partecipante di livello 7, ma solo a partire da chi sta ad 8, 9 o 10. E come si deve fare a passare oltre il 7?

E’ pieno di artisti da 7. Sono tutti quelli che avete al vostro fianco. Sono quelli con fino a 100k like, quelli con 5k amici su Fb ecc ecc Che fanno concerti con 2/3K persone e che vendono 2k cd per tutta la loro vita senza spostarsi da lì e molto spesso abdicando nel dolore e nella frustrazione. Quanti sono? Quasi tutti. In economia c’è una legge di un matematico Italiano (che bello ) un certo Pareto che recita che il 20% di un insieme rappresenta da solo l’80% dell’insieme stesso. Tradotto che quel mondo di successo a cui tutti ambiscono è rappresentato dal 20% degli artisti che lo compongono..non uno di più. Come fare a passare da 7 a 8? Come fare ed entrare in quel 20%?

Tanto lavoro su sé stessi e la speranza di riuscirci o in alternativa possedere una scorciatoia naturale che però con il senno di poi non so proprio quanti la desidererebbero. Sto pensando ed individui nati esclusivamente per emozionare e che nell’ottica del “ o la va o la spacca” sono riusciti in questo intento , ma quando non essendoci riusciti  sì sono ritrovati  esclusi totalmente dalla società. Altra caratteristica di comunanza di questo sottoinsieme è la morte prematura. proprio come sé a conferma di quello che vi sto raccontando il successo essendo il risultato di un viaggio, di una crescita conclamasse alla fine del suddetto viaggio anche la vita necessaria per completarlo. I casi sono talmente tanti ed eclatanti che non voglio citarne nessuno in particolare, ma voi prendetene uno qualsiasi di veramente esemplare nell’arte e controllate sé è morto sotto o sopra  la media di durata della vita umana.

Bene quando si raggiunge il livello 7 si è giunti al proprio completamento, Il completamento vuol dire essersi riempiti totalmente con quello che si possiede dalla nascita facendo da se, sospinti dai migliori pensieri e migliori intenzioni , ma pur sempre esclusivamente da sé stessi. Appunto curandosi con la stessa mente che creava allo stesso tempo il problema. Questo è il procedere normale di chiunque e raggiungere questo livello è assolutamente un segno distintivo, ma voi che lo possedete lo sapete benissimo e vi vantate anche giustamente con voi stessi per questo. ne avete anche il diritto perché 7 non è 6 o 5 e per raggiungere questo 7 avete bene a mente le fatiche che avete fatto e superato. Quindi la vostra mente vi premia e vi supporta come persone riuscite. sì, tutto vero però come mai il pubblico non concede il successo? Perché lì non ci arrivate? Eppure avete la certezza che quel livello superiore esiste, lo vedete intorno a voi, non proprio vicino a voi, ma lo vedete.

Il livello 8 non è da considerarsi un livello successivo, ma un vero e proprio  universo a parte.

Non ci si entra da soli, perché da soli si arriva fino a dove da soli si arriva e ci si ferma a conferma di dove potevate al massimo arrivare.

Al livello 8 ci si arriva perché qualcuno che lo occupa vi ci conduce.

La necessità della presenza di un’altra persona è rappresentata dal fatto che con un certo sforzo dovete capire che se vi sentite a posto (anche se INTUITE che ci sarebbe da fare qualcosa in più) la sensazione di “a posto” vi preclude qualsiasi azione di sviluppo perché dalla certezza di essere a posto alla domanda cosa buttereste di voi, davvero non sapreste che cosa buttare poiché vi sentite a posto. Capite?

Il primo passo sarà capire che non siete per niente a posto perché se così fosse avreste il SUCCESSO mentre in realtà lo state inseguendo proprio perché non lo possedete.

Perché un’altra persona? Perché quest'ultima che non è nata diversamente da voi  fu a sua volta aiutato a passare da 7 ed 8. Nessuna persona può valicare il livello 7 da solo, ricordate?

Quindi quella consapevolezza , quel segno sul muro è il basamento sul quale la vostra mente potrà convincersi che non è per nulla completa, ma che ha solo fatto tutto il suo dovere per arrivare fin lì, ma che ora deve davvero dimostrare di voler imparare.

Quale sarà la prima azione da compiere? Sarà rinnegare una parte di sé. Bisogna buttare via per fare spazio ed inserire cose belle che unite alle altre belle e oltretutto avendone buttate di brutte incominceranno a suscitare negli altri quella serie di emozioni di cui all’inizio abbiamo parlato. Finchè penserai di essere speciale non incomincerai a mettere in atto tutta quella serie di comportamenti che ti condurranno all’essere non più nella norma.

Il livello 9 è quello di chi non compie più una riflessione su questo cambiamento, ma sì è per qualche verso adattato completamente a questo nuovo standard e che per altro lo farà apparire assolutamente umile nel suo comportamento quotidiano,

Il livello 10 è l'eccezionalità, è quell’ambito che emoziona coloro che vivono in questo range di consapevolezza evoluta , non differente dall eccezionalità che si vive nel range sottostante quando ognuno di noi si sente “particolarmente soddisfatto per una qualsiasi cosa”.

Nella musica un esempio per tutti che sempre mi viene in mente è la figura di M. Jackson.

Pensateci un talento importante che fin da bambino si è manifestato con chiarezza. Da adulto le difficoltà nella gestione comportamentale generale di autogestione fino all’incontro con, finalmente Super Talenti, come Q. Jones ed altri anche fuori dalla musica che lo hanno accompagnato oltre il suo livello 7 ovviamente molto oltre fino a fargli comprendere il suo desiderio di essere altro nella forma e nello spirito e poi la morte…. naturale , non naturale , indotta o altro non importa. La morte che se anche non fosse mai accaduta non importa ancora neanche perché certamente sarebbe da intendersi il suo restarting in un’altra forma comunque una morte.

Quando vi sentirete delusi di un risultato non raggiunto, non sentitevi delusi ricordatevi di domandarvi cosa avete fatto perché questo non accadesse. Siate coraggiosi ed onesti. Cercate nei ricordi quella strofa cantata non benissimo e che avete lasciato passare, quel video fatto di fretta senza trasformarvi in censori con il rischio sì di rifarlo , ma anche di non legarvi per sempre a delle immagini non meritevoli di voi stessi. Di essere venuti in studio a registrare senza essersi adeguatamente preparati , ma affidandovi esclusivamente al solito vostro talento (7 appunto) o non esservi curati a sufficienza pensando di poter essere efficienti comunque anche se con la febbre addosso o il dolore ad un dente.E poi tutti i tranelli legati al timore del giudizio altrui; apparire chi non sì è davvero, Comportarsi da duri quando non lo si è o al contrario essere accomodanti e gentili a scapito del rigore e della salvaguardia della qualità  e del risultato.Scomparirà la delusione sé visualizzerete la vostra mente che vi ha ingannato e con la giusta dose di autostima comincerete a lavorare su voi stessi parlando alla vostra mente di un progetto che la riguarda e che la porterà su un altro livello di consapevolezza. Ricordatevi di cercare una guida. Se pensate di poter fare da soli questo pezzo del viaggio vuol dire che a 7 non ci siete neanche ancora arrivati.

Antonio Chimienti

blog rocktargatoitaia.eu

 

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MUTATIS MUTANDIS.

MUTATIS MUTANDIS.

Parlare o scrivere di cose che devono essere cambiate è assolutamente pleonastico in questo periodo storico. Tuttavia, un cambiamento è necessario in tutti i campi delle attività umana.

Il tema è, però, quale cambiamento? Siamo sicuri che elettrificare completamente la mobilità sia positivo per l’ambiente, considerato che (per la maggior parte) l’elettricità viene prodotta bruciando idrocarburi combustibili fossili? Tenete presente che usiamo ancora il carbone per questo. Alla faccia di ridurre le emissioni …

Cambiare per cambiare, rincorrendo una sorta di “maquillage” del comune sentire è inutile. Peggio, è ipocrita oltre che dannoso. Così rischiamo la vita sui marciapiedi, insidiati dai monopattini elettrici che sono di una pericolosità tale da proibirne la circolazione in molti Paesi evoluti, e in più ci estinguiamo lo stesso? Non è una cosa idiota?

Lo smart working, tanto osannato durante il lockdown ed ora indicato come la panacea per evitare traffico ed inquinamento, non è che un altro tassello per convincerci che stare a casa a consumare è figo? Che a casa non si corrono rischi? Non è un’altra parte del piano per farci accettare obbligatoriamente la modernità in modo acritico?

Quante volte mi capita che mi dicano che devo avere i social media? Vedete solo il verbo usato mi provoca una violenta reazione allergica… Perché “devo”? Chi ha deciso che devo? Perché mi si obbliga ad avere ed utilizzare una cosa? Nessuno di noi deve fare nulla se non riflettere su cosa ci stiano vendendo o regalando. La modernità è basata sull’aver fatto diventare la privacy un inutile orpello da cui liberarsi. Ci danno un sacco di servizi gratis in cambio del nostro sottoporci volontariamente al loro controllo. Siamo i topi nel labirinto di uno Skinner globale che, in più, abbiamo reso ricco e potente.

Nel campo dei mezzi espressivi (musica, letteratura, etc.), i colossi della tecnologia non si sono infilati in mercati di cui nulla conoscevano devastandoli e cambiando per sempre il modo di fruirne? Non gestiscono loro l’approvvigionamento di libri? Adesso poi ci sono gli audiolibri che considero il più grande abominio: vogliono farci tornare analfabeti? Ma, possiamo fare lo stesso discorso sulla distribuzione della musica, nelle arti figurative, etc.

In pratica, hanno occupato la fase di promozione e distributiva di qualsiasi bene materiale o immateriale che sia.

Dobbiamo cambiare le cose che non vanno, è vero. Tornare a considerare “innovazione” quella dei linguaggi, dei messaggi e non semplicemente quella tecnologica. Ormai, innovare è sinonimo di creare nuovi e più efficaci strumenti di controllo degli individui. Io credo, invece, che innovare significhi dotare la maggior parte degli individui di strumenti per poter comprendere profondamente la realtà, trovarne soggettivamente ed oggettivamente i lati positivi e negativi, criticare in modo efficace ed efficiente le cose che non ci vanno bene.

Non è per questo che sono esistiti i grandi artisti?

Soprattutto, innovare significa non dire più a nessuno: lo devi avere.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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015b Le casse acustiche (seconda parte)

015b Le casse acustiche

di Antonio Chimienti 

seconda parte

Le casse acustiche risuonano!

Questa è un’altra variabile delle casse per valutarle ed impare a conoscerle.

Sé in una stanza le tende o i libri presenti influenzano il suono, anche il materiale della cassa lo farà. Non sì possono sospendere le membrane , così nell’aria, magari sì potesse,magari un giorno sì farà , ma per ora non sì può . La membrana va avvitata in una scatola e questa scatola “risuona”. Qui possiamo fare qualcosa? NO possiamo solo premiare un costruttore con il nostro acquisto se egli avrà compensato la “presenza” e quindi “l’influenza” della scatola con degli accorgimenti attraverso delle scelte progettuali ( solitamente dei filtri sull’elettronica o sagomature dello chassis).

Le casse acustiche per produrre musica sono diverse da quelle per ascoltare musica.

E qui davvero sì apre uno scenario apocalittico.

Se devo produrre musica, e sono uno di quelli che ha capito cos'è un arcobaleno di frequenze..allora vorrei poter sentire il meglio possibile i vari spicchi dello spettro ( l’arcobaleno) che il brano sta producendo. Nel senso che se sto curando degli strumenti che suonano in un range di frequenze tra i 3khz e gli 8khz ( medio - alte frequenza) dovrei assicurarmi che le “casse acustiche” che sto utilizzando  le riproducono correttamente, altrimenti cosa sto controllando?. Stessa cosa se stessi lavorando su frequenze dai 40hz ai 110 hz ( Basse frequenze).

Veniamo alle soluzioni….a seguito di questo ultimo esempio, la soluzione sarebbe una cassa acustica che riuscisse (sempre ambiente permettendo) a riprodurre sia le frequenze del primo caso ed altrettanto bene le frequenze del secondo caso. Cioè in pratica una cassa perfetta che riproducesse tutto lo spettro armonico da noi udibile. Non esiste! O meglio sulla carta viene pubblicizzato , ma se fosse realtà ci sarebbe un modello sufficiente , assoluto e fondamentalmente uno solo,  essendo in grado di fare ciò che dice, ma invece i modelli che dicono di farlo sono migliaia sul mercato e la loro moltitudine è alimentata dal fatto che nessuno ci riesca realmente spingendo così  le persone a cambiare continuamente alla ricerca del Santo Graal. Pur tentando una sorta di organizzazione di separazione per fasce delle frequenze i gruppi di frequenze che “questa cassa” dovrebbe saper riprodurre sarebbero non meno di 5 ( Range di Frequenze BASSE- MEDIO BASSE- MEDIE-MEDIO ALTE-ALTE)  Ve l’ho detto all’inizio, dimenticatevi che esista perfezione in qualsiasi cosa prodotta dagli esseri umani. 

Però abbiamo una risorsa : l’intelligenza. 

Non esiste una cassa perfetta , ma esistono molte casse, tutte imperfette, ma capaci di ricoprire nella loro imperfezione e limitata funzionalità un pezzettino della realtà. 

La soluzione che vi suggerisco è di usare diverse casse a seconda della parte dello spettro acustico su cui state lavorando in un determinato momento. Indi per cui se state lavorando sulla ritmica, mandate il segnale a due casse tipo radiolina e per semplificare quando dovete lavorare sulle basse frequenza, tagliate con un filtro le alte e mandate il segnale a due stufe ( casse di grandi dimensioni per essere allestite con membrane di grandi dimensioni) travestite da casse acustiche  e vi garantisco che vi troverete bene. Potrete adottare questo modello di comportamento fino a scegliere 5 paia di casse + 1  volendole abbinare ai cinque range di frequenze su descritte e alla fine ascoltare il tutto sul migliore paio di casse che avrete la possibilità di possedere per rifinire i particolari ( fase di bilanciamento delle frequenza)

Consigli di percorso. Dovrete abituarvi a neutralizzare l’adattamento che le  vostre orecchie, in buona fede,  compiranno durante l’ascolto nei vari set di ascolto delle frequenze, nel senso che quando passerete dalle casse per alte frequenze a quelle di Medie Frequenze ed altre per esempio per le Medio Basse frequenze, le vostre orecchie vi daranno una sgradevolissima sensazione. Voi non preoccupatevi dopo qualche minuto tutto andrà a posto. La prima sensazione sarà che avete sbagliato tutto , ma non è così. Quello che avete lavorato nel range della alte frequenze sulle casse della radiolina è perfetto. Concedetevi del tempo per farlo digerire al vostro sistema intelletto-uditivo.

E se invece usiamo le casse non per produrre la musica , ma per goderla?

Tutto diventa più facile. Perché non abbiamo la responsabilità di ricondurre il suono che stiamo producendo ad un punto di riferimento di stile di genere preciso come fa il produttore quando mixa un brano di musica  per un certo stile di musica e che quindi dovrà obbligatoriamente rientrare nelle aspettative dei cultori di quel genere, ma al contrario dobbiamo solo fare riferimento a noi stessi  ed, alla nostra percezione che a sua volta e sul genere di musica che abbiamo l'abitudine di ascoltare. Faccio un esempio. Sé è la musica classica  che adoro ascoltare quello  a cui dovrò fare attenzione nella scelta delle casse acustiche sarà dettato dalle caratteristiche acustiche della musica classica ( del genere quindi). Con il 90% di ascolto concentrato in  un range che oscilla fra i 140hz ed i 7/8khz e con una oscillazione di dinamica di qualche decibel capite bene che la mia cassa di riferimento sarà molto , ma molto diversa da quella scelta per ascoltare la musica ad un Luna Park. ne conviene che è difficile dire ad una persona ( a quello del Luna park)  o ad  un altro che una cassa è in assoluto meglio di un’altra poiché dipende dal genere ed anche dalla finalità di ascolto

Quindi anche qui veniamo ed una soluzione.

La cassa per l’ascolto andrebbe prelevata dal rivenditore, portata a casa propria e lì ascoltata.

Non ci sono altre alternative. A prescindere dal fatto che negli anni il vostro apparato uditivo indubbiamente sì frapporrà  fra la scelta fatta quel dì  con l'ascolto di oggi e che molte altre cose influenzeranno, rendendole instabili  le decisioni fatte oggi nella scelta della vostra cassa acustica,  pur volendo limitare al massimo queste variabili, almeno portiamoci a casa delle casse da ascoltare  e provare prima di sceglierle pur con tutti questi limiti fin qui qui palesati. Altrimenti davvero la scelta di una cassa priva di questo minimo livello di consapevolezza non può essere considerata estranea ed una lotteria.

Non esiste una cassa migliore di un'altra. Esistono casse costruite con oculatezza. Che sì propongono di trasbordare il numero minimo di difetti prima del vostro ascolto personale, questo si. 

Ci sono costruttori che piuttosto che buttare dentro rame di scarsa fattura o legnami già difettosi all’inizio, sì preoccupano di fare una cernita e selezionare il meglio. Ma l’ultima scelta è il vostro orecchio  a sua volta sapete è influenzato dal vostro ambiente. Non esiste una musica bella ed una brutta. ESISTE UNA MUSICA CHE VI PIACE ED UNA CHE NON PIACE.

Provate , provate e provate e  psss, psss ...che non vi venga in mente , dopo tutta questa lettura, di dire a nessuno che le vostre casse sono le più belle di tutte, mi raccomando!

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