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LE VISIONI DI PAOLO: IL BAZAAR DELL'ASSURDO E I LIMITI DELLA LIBERTÀ.

Abbiamo sofferto con la Francia durante le ore tragiche degli attacchi vigliacchi a persone inermi ma, anche, al fondamento della libertà.
Abbiamo pianto con il popolo francese i suoi morti. Abbiamo manifestato insieme a loro la comunione d'intenti nel volerci battere contro la barbarie e nel dichiarare con orgoglio che non abbiamo paura. Che non sono riusciti a spaventarci.

L'applauso è stato pressoché unanime, così come l'abbraccio consolatorio.

Poi ...

Poi qualcuno ha pensato che essere liberi preveda un limite fondamentale. Il limite della responsabilità, dice qualcuno. Escono le nuove vignette su Charlie Hebdo. Maometto ne è, ancora una volta, il protagonista.

La tiratura (neanche a dirlo) è da record. Il mondo islamico s'infiamma contro chi li ha offesi. Contro chi ha offeso il Profeta.
Così molti autorevoli intellettuali e persino il Sommo Pontefice prendono le distanze.
Noi restiamo perplessi e paralizzati di fronte a questo cambio di rotta, a questa frattura.
Saranno le vignette satiriche a fermare il dialogo tra le religioni? Si può negoziare la libertà di pensiero, di critica e di satira in cambio di più
sicurezza, del quieto vivere?

Noi siamo con Benjamin Franklin: " Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza".
Questo volendo essere seri. Ma, la serietà non può essere la categoria con cui si analizza questo argomento. Non c'è nulla di serio.
E' un mercato dell'assurdo dove oggi è un altro giorno. Un bazaar dove si comprano gli articoli dell'oggi e si cerca un compromesso sulla prudenza
assurda di domani. E' il mercato al ribasso dei limiti della libertà. Oggi ci si indigna, domani si invoca equilibrio o, meglio, equilibrismo …

Ieri era ieri e non avevamo paura. Avevamo ancora negli occhi l'orrore, tuttavia, la voglia di andare avanti, di non perderci, di stringerci l'uno all'altro per confortarci ma, anche, per urlare che siamo in piedi, non ci mancava. Dichiaravamo con chiarezza: non siamo disposti a derogare nessuna delle libertà così a caro prezzo ottenute.
Urlavamo "Je suis Charlie"! Lo recitavamo come un mantra.
Oggi, tutto sommato ... un po' di paura l'abbiamo. Poi, è ingiusto essere offensivi nei confronti di questa o quella civiltà. Le religioni sono culture e/o tradizioni che vanno rispettate. Non bisogna scherzare con il sacro.

Ragionando sull'etimologia delle parole religione e sacro, possiamo scoprire cose interessanti. La prima deriva dal latino e significa "legare" o, se preferite, tenere insieme. La seconda è di derivazione greca e significa "separato" cioè su un piano diverso. Com'è possibile che chi dovrebbe tenere insieme, divida così tanto ed in modo così drammatico? Perché qualcosa che è su un altro piano (di percezione o di realtà) dovrebbe determinare scelte che possono cambiare così radicalmente il nostro modo di vivere o di pensare? La prima risposta che mi verrebbe è perché siamo stupidi.
Io lo sono di certo e, allora, mi metto a ragionare su un'altra parola abusata, in questo periodo: civiltà. La ho usata anch'io, più sopra. Cos'è la civiltà?
Esiste la civiltà o le civiltà?
Chi scrive vi chiede di ragionare non un atto di fede. Zarathustra si congeda dai suoi discepoli dicendo loro che forse li ha ingannati. Cammineranno da soli per il mondo e cercheranno da soli le loro verità.
Esiste solo l'umanità che lotta, soffre e ride per le stesse ragioni a qualunque latitudine, di qualunque razza o religione. Diremo con John Donne che ogni morte di uomo ci diminuisce perché ognuno di noi partecipa dell'umanità.
Diremo che l'unica vera civiltà è l'empatia.

Diremo che non è vero che il nostro prossimo è nostro fratello, noi siamo il nostro prossimo. Non possiamo ucciderlo senza commettere assassinio anche

verso noi stessi. Che noi e lui dobbiamo poterci esprimere anche in modo blasfemo, offensivo e provocatorio nei confronti di chiunque e di qualunque cosa. Perché le opinioni non fanno male, le armi sì. Diremo che sul Corano è scritto che chi salva un uomo salva tutta l'umanità, chi uccide un uomo uccide tutta l'umanità. Diremo che chi deroga sui principi fondanti dell'essere umani è disumano e (sì!) è responsabile della più terribile deriva. Diremo che non debba esistere nessun li mite sull'esprimersi liberamente.
Diremo che vanno aboliti i così detti "reati d'opinione".

Diremo con Voltaire che non siamo d'accordo con quello che dici ma, siamo disposti a morire perché tu possa continuare a dirlo. Da qualunque posto tu
venga. Qualunque cosa tu dica.

Una cosa non faremo mai. Non uccideremo.

di Paolo Pelizza

2015 Rock targato Italia

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IL LATO SINISTRO DEL CUORE - TEATRO MENOTTI (MI)

TEATRO MENOTTI

1 febbraio
IL LATO SINISTRO DEL CUORE
talk radio
con Carlo Lucarelli
Alessandro Nidi - il Pianoforte
Mascia Foschi - la Voce
Marco Caronna - lo Speaker
regia di Marco Caronna
produzione CE.F.A.C.
Carlo Lucarelli, affermato scrittore di letteratura noir, apparirà in veste di attore che interpreterà se stesso, e si racconterà al pubblico attraverso un’intervista radiofonica, attraverso l’interessante format della “talk radio”.

Il lato sinistro del cuore, la raccolta di racconti edita da Einaudi, è una sorta di canovaccio da cui partire per un racconto di storie che si intrecciano con le suggestioni musicali del Maestro Alessandro Nidi e con la voce di Mascia Foschi, già interprete con lo stesso Lucarelli del programma televisivo andato in onda su Rai 3, Milonga Station.

Gli ingredienti della serata sono: uno studio radiofonico, una trasmissione in tarda serata, uno speaker strampalato, Marco Caronna, e un malcapitato ospite in un viaggio disordinato tra racconti, monologhi e musica. Sul palco anche il maestro Alessandro Nidi al pianoforte, che accompagnerà i diversi momenti, in una sorta di juke box dal vivo. Il protagonista della serata sarà Lucarelli, grande affabulatore, che come di consueto proporrà racconti pieni di suggestioni musicali e teatrali.


TEATRO MENOTTI

via Ciro Menotti 11, Milano
tel. 02 36592544
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Acquisti online
con carta di credito su www.teatromenotti.org

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SFIGHER online il video del brano “Scusa no”

http://youtu.be/-nWKKdzTa0I

Scusa No” nasce da un testo di Marco Coruzzi, musica di Danilo Lazzari ed arrangiato dall’intera band degli SFigher. Il brano parla principalmente del malessere interiore che si prova quando, nel relazionarsi con gli altri, si trova un muro a causa della diversa percezione della realtà che ognuno di Noi ha. Si tratta di un testo che mette in discussione i canoni del pensiero moderno che tende ad omologarsi ed uniformarsi alla società a prescindere dal fatto che lo ritenga giusto oppure sbagliato.

Da qui parte l’idea del regista Sebastian Corradi di improntare il videoclip su una realtà al confine tra il presente ed un passato recente dove chi non si trovava d’accordo con il “sistema” veniva internato in strutture più simili a lager che ad ospedali.

E’ proprio la volontà, di queste strutture, di privare per sempre ogni comunicazione con l’esterno che fa comprendere quanto sia pericoloso per il Sistema tollerare le varie diversità di pensiero e costume.

E’ un video volutamente provocatorio che, senza prendere le Parti di nessuno, ci pone di fronte a domande su cosa sia giusto o sbagliato. Da qui il titolo che non lascia spazio a dubbi sulla volontà dell’artista di non sentirsi più schiavo del pensiero di massa.

Gli SFigher sono una band parmigiana nata nel 2009 su idea di Marco Coruzzi e Danilo Lazzari. Dopo anni passati a comporre canzoni e a suonarle per gli amici decidono che non basta più e che è giunta l'ora di fare sul serio: vanno alla ricerca di musicisti per fondare un gruppo. Le difficoltà non si contano per trovare compagni musicali che condividano lo stesso sogno e che credano alle loro idee strampalate. La scarsa considerazione di se stessi nelle fasi iniziali li porta a coniare il nome "SFigher". Nasce quindi lo “SFigher-Pensiero” che si riflette nei testi delle loro canzoni. 

Dopo due anni di sperimentazione inizia l'avventura vera con Nicola Balestrieri al basso che col suo stile insolito porta originalità alla band. Nel 2012 entrano a far parte del progetto il chitarrista Eros Scasciamacchia e Francesco Ollari alla batteria.
Inizia così la vera avventura che li porta in giro per feste e locali. Arrivato l'autunno i ragazzi si chiudono in studio e dopo cinque mesi di intensa attività danno vita al loro primo album “Quello che ho”. E', infatti, nella primavera del 2013 che avviene la maturazione artistica con un lavoro da dieci tracce che tocca generi ed emozioni diverse con il quale riscuotono un discreto successo. Nell'estate 2013 la band si arricchisce ulteriormente con l'entrata del batterista Paolo Leo che porta con sé favolose ritmiche. Ad oggi “SFigher” è un gruppo composto da: Danilo Lazzari alla voce e chitarra, Marco Coruzzi alle tastiere, Nicola Balestrieri al basso, Eros Scasciamacchia alla chitarra elettrica e Paolo Leo alla batteria. Le musiche e i testi sono interamente composte da Marco e Danilo mentre gli arrangiamenti sono merito dell'intera band. Il 13 dicembre 2013 è un'altra data importante per gli Sfigher perchè esce il primo videoclip “Pericolosa” che proietta i ragazzi nel mondo visivo della musica.
L'11 Aprile 2014 gli SFigher vincono la prima edizione del "ParmAwards" come band più votata dal pubblico ed il 27 Giugno 2014 è la volta di "Sono", nuovo singolo corredato da un videoclip diretto da Sebastian Corradi. A Novembre '14 fa il suo debutto Giuseppe Cirrito come chitarra ritmica in aggiunta alla Band.

Nel web: www.sfigher.it

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PICCOLE AMAREZZE CONTEMPORANEE :IL CAVALIER SERPENTE

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
26 gennaio 2015

PICCOLE AMAREZZE CONTEMPORANEE

Ad Spem Veterem.
Era il nome della zona di Roma imperiale a cui arrivavano, si mescolavano, si scavalcavano, si intrecciavano la maggior parte degli undici acquedotti che portavano in città una quantità impressionante di acqua dai colli a sud est, scorrendo sotto terra, su ponti, su arcate, con un insieme, ancora in parte visibile, di affascinanti strutture architettoniche.
Bene, questa stazione di arrivo e di incrocio delle acque antiche è oggi (approssimativamente, aggiungiamo a uso degli amici archeologi) Piazza di Porta Maggiore, un clamoroso insieme di archi trionfali, pilastri di tufo, canali tagliati nella muratura, selciato antico. Insomma, quello che potrebbe essere un parco archeologico assolutamente unico.
Solo che l’incrocio degli acquedotti è stato integrato da un intreccio ingarbugliato di auto, moto, bus, tram e trenini, alcuni dei quali vetusti quasi quanto le mura sotto cui passano fischiando ancora come le vaporiere dell’ottocento. Potrebbe anche essere una esemplare convivenza di antico e (quasi) moderno. Però l’esistenza, appena fuori della cinta delle mura di quartieri poveri, e più in là di borgate, ha trasformato la piazza in una specie di sala d’attesa per extracomunitari poveri, un limbo male frequentato, e ridotto più o meno a una discarica. Gli archi sono per fortuna ancora in piedi ma guardano dall’alto un mare di automobili, di gente e di immondezza.

Mura Aureliane Uno – Immondezza spontanea
Lungotevere Testaccio: l’unico punto in cui sopravvive un avanzo di quel tratto delle Mura Aureliane che correva lungo il fiume. In realtà sono pochi metri di muro e una piccola torre di mattoni. Pur sempre roba di venti secoli fa.
Evidentemente i duemila anni di storia non sono stati sufficienti a intimidire i writers testaccini che hanno ben bene imbrattato di vernice blu i ruderi. E ancora peggio, lo spazio sotto la torre è diventato un parcheggio a lunghissimo termine di carrettini e ferraglia abbandonata, probabili avanzi dell’epoca lontana in cui era ancora in funzione il vicino mattatoio, con relativo commercio ambulante di frattaglie (da cui si rifornivano le trattorie della zona specialiste in cucina povera roma-na: trippa, animelle, pajata).
Mura Aureliane Due – Immondezza istituzionale
Via del Campo Boario: qui le mura e le torri riacquistano tutta la loro imponenza, ma noi non riusciremo mai a passeggiare alla loro ombra, perché tutta questa zona, fino al Tevere è assolutamen-te off limits.
E’ terra di conquista e quartier generale dell’AMA, l’Azienda che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti di Roma, come si riconosce all’olfatto fin da lontano.
Perché questa attività, benemerita certo, ma non così nobile, sia stata concentrata proprio qui, a ridosso di uno dei tratti meglio conservati delle mura, è un assoluto mistero che temiamo rimarrà dietro le sbarre e a noi non svelato fino alla fine dei tempi.
Ora che tutto il trasporto e il trattamento dei rifiuti è meccanizzato, crediamo che non sarebbe così difficile trovare un altro spazio a portata di camion in una zona meno storica. Mah.

S. Silvestro in Capite - Il vasetto del sacrestano
Vicino a un grande fatto architettonico o sacro c’è sempre un piccolo uomo: il custode, il sa-crestano.
E con quale elemento manifesta la sua presenza? Con il vasetto di fiori, con una piantina, qualcosa insomma che neutralizzi la maestà, la grandiosità dell’elemento artistico, la sua importanza storica, e testimoni in modo rassicurante la condivisa piccolezza di chi lo custodisce.
Fra l’altro, siccome sono spesso in cortili bui o in recessi nascosti, le piantine non manifestano mai troppa salute: sono gracili, pallide, smunte.
Qui siamo nel cortile della chiese di S. Silvestro in capite, accanto alla posta centrale, dove sono raccolte basi di colonne, frammenti di bassorilievo, colonne intere, bei pezzi, insomma.
Testimonianze di arte romana.
E il vasetto del sacrestano

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

 

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