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Canzoni sempreverdi con Bigazzi

Giancarlo Bigazzi non ha mai sbagliato un colpo sin da giovanissimo. Produttore discografico e soprattutto compositore, autore e paroliere dei grandi successi italiani, rimasti a lungo nella top ten del Paese, molte famose anche all’estero e quasi tutte ancora presenti nella bocca di tutti.

“Lisa dagli occhi blu”, “Rose rosse per te”, “Montagne Verdi”, “Si può dare di più”, “Gloria” sono solo alcuni della sua nutrita serie di successi, tutti interpretati da big della musica italiana da fine anni ’60 ai tempi più recenti come Adriano Celentano, Mia Martini, Enrico Ruggeri, Massimo Ranieri e molti altri.

Sin dagli anni ’70 ebbe un grande successo e molto forte fu il sodalizio con Umberto Tozzi, la cui interpretazione di “Ti Amo” è ancora oggi una delle canzoni italiane più conosciute anche all’estero; per lui scrive hit come “Gloria”, “Donna amante mia” e “Si può dare di più”, cantata da Tozzi con Morandi e Ruggeri.

Contemporaneamente alla carriera di paroliere fondò nel ’71 il gruppo degli Squallor, nato goliardicamente da una volontà comune a Daniele Pace, paroliere come lui, Totò Savio, musicista, e ai discografici Alfredo Cerruti e Elio Gariboldi, un gioco che li tenne insieme a incidere album per più di due decenni.

La rottura del binomio artistico con Tozzi non segnò la fine della sua carriera, anzi , dagli anni ’80 iniziò a produrre i primi lavori di molti artisti tra i quali Raf e Marco Masini; dello stesso periodo è anche la scrittura di “Gli uomini non cambiano” interpretata da Mia Martini.

Un instancabile talento musicale che l’ha portato anche a collaborare con il cinema firmando le colonne sonore di “Mery per sempre” e “Ragazzi fuori” di Marco Risi, nonché del film da Oscar “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores.

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Ricordi? La rivoluzione cantautoriale.

Giovanni Ricordi fu il fondatore della casa editrice musicale che a lui deve il suo nome, ma si deve al figlio Carlo Emanuele, “Nanni” Ricordi, il merito di averla trasformata in un’etichetta discografica moderna.

Pur essendosi diplomato in pianoforte al conservatorio di Milano non divenne musicista, ma ugualmente prestò la sua competenza, il suo orecchio e la sua esperienza alla ricerca e scoperta di nuovi talenti emergenti che potessero rinnovare il panorama musicale italiano degli anni ’50, arretrato rispetto al contesto internazionale, dando origine a quella rivoluzione che permea tuttora la produzione musicale, la rivoluzione cantautoriale.

Al termine degli studi venne mandato nella filiale newyorkese della casa musicale paterna per studiare il nuovo businnes della discografia; da questa esperienza apprese ciò che lo portò a fondare al suo rientro a Milano la Dischi Ricordi Spa con la quale contribuì allo sviluppo e al mutamento del settore culturale musicale aprendo la società alla musica leggera e cantautoriale.

Con la Ricordi si ebbe la novità tecnica attraverso la sostituzione dei 33 giri con i 45 giri, ma anche novità nella strategia aziendale: il primo disco pubblicato fu la registrazione della Medea di Cherubini, con protagonista la Callas, poi il suo interesse si rivolse alla musica leggera e d’impegno, qualcosa che durasse nel tempo e che fosse al contempo un bene di consumo, ma sempre figlio dell’avanguardia.

Dare alla musica nuove voci, nuove parole, una nuova potenza anche sociale dettata dalla possibilità che avevano finalmente gli autori di cantare le proprie canzoni, con la propria interiorità. Così si legò a Giorgio Gaber, Gino Paoli, Luigi Tenco, De Gregori, De Andrè, Jannacci e molti altri che allora si esibivano nei locali milanesi; questi sono ancora il modello imprescindibile con cui i cantautori odierni devono confrontarsi, tutti della scuderia Ricordi.

Senza scontentare né l’élite musicale né il pubblico vasto liberò la canzone italiana dalla routine in cui era caduta liberando i testi e le melodie e legando questi freschi progetti artistici ai dibattiti culturali e sociali del tempo, perciò può essere considerato più che “padre dei cantautori italiani” uno dei padri della musica italiana a tutti gli effetti per aver reinventato le “solite canzonette”.

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Nevrotik, il gigante buono dell’ Equipe 84

Prendete un nome internazionale, “Equipe” per esempio, poi sommate gli anni dei membri della band (o cercate di farvi pubblicizzare da una nota marca di brandy), unite il tutto, miscelate come si deve e siete pronti al nome giusto per cercare le luci della ribalta.
L’Equipe 84 si formò a Modena, dall’unione de “Giovani Leoni” e “Paolo & i Gatti”, prendendo ufficialmente il suo nome nel 1964, dopo un’intensa estate lavorativa come orchestra di apertura e chiusura in uno stabilimento turistico. E il suo primo 45 giri viene prodotto da una casa discografica locale: è “Canarino va”, inno della squadra latitante in serie A del Modena.

Forse non un grande successo di pubblico, ma è il gradino di lancio che attira l’attenzione di Sciascia che finalmente li scrittura con un vero contratto discografico e lancia uno dopo l’altro, nell’unico anno del 1965 una cosa come ben 5 45 giri con la Vedette, la sua casa discografica. Nonostante nei primi due uno dei capisaldi della formazione, proprio Sogliani, sia assente a causa del servizio militare, si tratta di “Papà e mamma” (1964) e di “Ora puoi tornare” (1965). E, non a caso, Victor torna e l’Equipe promuove il primo vero album, l’LP che contiene tutti i 45 giri usciti nel corso del ’65 e una serie di nuovi brani inediti.
Ma è solo nel ’66 che la band modenese calca la scena di un grande palco come quello di Sanremo, in abbinamento con i Renegades con il brano “Un giorno tu mi cercherai”, di cui esce il singolo subito dopo e che trova sul lato B “L’antisociale”, cantata da Sogliani. Ed è il loro accennato successo che li spinge fra le braccia di Nanni Ricordi (scomparso esattamente // anni fa) che li scrittura con la Dischi Ricordi, e che sarà il produttore discografico dei loro più grandi successi.

Da “Io ho in mente te” a “Auschwitc” di Guccini, da “Bang Bang” che ne è il lato A a “29 settembre” scritta da Mogol e Battisti che replicano con “Nel cuore nell’anima”. È il ’69 ormai, e con “Tutta mia la città” la band partecipa al Cantagiro, prima di comunicare il ritiro dai concerti.
Il successo raggiunto è tale che il gruppo partito dalla campagna di Modena, quello che cantava i figli dei fiori senza conoscere poi così bene l’America, quello che faceva il rockettaro con un bel bicchiere di rosso e un panino con la mortadella di stampo, acquista una villa stile Liberty nel centro di Milano, inizia a girare in Rolls Royce e ospita nel proprio alloggio lussuoso tutti quei trasgressivi internazionali che sconvolgevano il mondo: Jimi Hendrix, con la sua chitarra e le sue droghe, Andy Warhol, con le sue immagini dissacranti e censurate, il Living Theatre, con i suoi nudi recitativi immersi per le strade.
Il successo a volte da alla testa, o forse no e si cade vittima di un tranello, chissà, ma Cantarella viene arrestato per possesso di droga e la RAI si impone, come la radio, l’etichetta discografica, tutti, per non far esibire la band, o almeno farle cambiare nome e non far più comparire al pubblico il viso di Cantarella.

È così che nel 1971 torna la Nuova Equipe 84 di Vandelli e Sogliani che si presenta a Sanremo in coppia con Lucio Dalla, e che arriva terza con il brano “4 marzo 1943”, per poi tornare in commercio con “Casa mia”, disco e singolo candidato a Un disco per l’estate.
La Dischi Ricordi lascia il posto all’ Ariston Records, la Nuova Equipe 84 torna Equipe 84 e Vandelli la vorrebbe di nuovo costituita dagli stessi membri, ma, non essendo ciò possibile, abbandona i compagni e lascia la possibilità a Sogliani di riformarli, senza unirsi, nell’84 (le casualità delle date), quando si esibiscono Victor, Cantarella e Ceccarelli per il concerto in onore dell’amico Guccini, per cui è lo stesso Sogliani a dare la voce a “Auschwitz”.
Ma ancora i problemi, come in qualsiasi rock band degna di tale nome, non finiscono ed è il turno di Victor di allontanarsi, di imbarcarsi in un nuovo progetto, gli Equipe Extra, con alcuni membri degli Extra. Un progetto che non si realizza, poiché, a poco più di 50 anni egli scompare, ormai undici anni fa, a causa di un embolia.
Solo pochi mesi dopo, ormai è il 1996, vede la luce dei riflettori il nuovo lavoro di Guccini: “D’amore di morte e di altre sciocchezze”, dedicato proprio all’amico prematuramente dipartito.

Sono passati più dieci anni dalla sua morte, e Rock Targato Italia vuole invece ricordare il giorno della nascita di uno dei fondatori e dei membri cardine dell’Equipe 84. Victor Sogliani avrebbe compiuto oggi 73 anni, fatti di successi e colpi di testa, e noi vi lasciamo con il lato B di “Un giorno tu mi cercherai”, cantato dal bassista: “L’antisociale

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Sulle note del talento silenzioso di Mauro Lusini

Troppo bravo. Troppo bravo per essere commerciale.”
______cit. Anonimo

Era lo Sghelo quello che girava per le antiche strade senesi con una chitarra sottobraccio, un soprannome che forse solo i suoi concittadini conoscono, e che lo fa ricordare fra i racconti dei nonni come “il bordello che suonava la chitarra e scrisse la canzone di Morandi”.
Già, perché la famosa “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” non è opera di Morandi, se non come esecutore. Ma affacciamoci un po’ nella storia di quegli anni.

Mauro Lusini, questo il suo nome di battesimo, viveva a Siena, dal giorno della sua nascita, su quelle pietre ricche di storia, ma non riusciva proprio ad emergere fra i musicisti che affollavano la città, e allora prese la sua chitarra e partì, alla volta della capitale. E fu proprio a Roma che fra una composizione e un accompagnamento riuscì ad entrare sotto la supervisione dell’ RCA. Non era famoso, ma ad un certo punto un gruppo di accordi messo uno dietro l’altro riuscirono a farlo notare, o almeno a farlo notare da un Gianni Morandi fino a quel momento occupato nel portare al pubblico del mainstream canzoni più “leggere” di quella che sarebbe diventata uno dei suoi cavalli di battaglia più conosciuti.
Lusini aveva scritto la musica e un testo che poteva essere catalogato sotto il filone della “linea verde” di quegli anni, seppur in un inglese un po’ maccheronico, e di certo non aveva la fama e il successo di quello che già era e ancor più diventò il “Gianni nazionale”. Non ci volle molto a convincerlo a far eseguire il brano all’altro cantante, appartenente alla stessa casa discografica. E diciamo che fu una fortuna anche per Morandi, il quale avrebbe lasciato per la leva militare le scene per diversi mesi e aveva bisogno di un’impronta forte da lasciare, per far si che i propri seguaci ne sentissero la mancanza dal palcoscenico. Mai scelta fu più giusta.

Il testo inglese venne riadattato da Migliacci in italiano e, nonostante qualche problema con la censura a causa della mai nascosta ribellione verso la scelta dell’America di portare avanti la guerra in Vietnam, la traccia acquistò presto il suo successo internazionale, vantando traduzioni in tutte le lingue.
Quella famosa “linea verde” andava molto in quegli anni, seguendo le tracce dell’americano Bob Dylan e dell’inglese Donovan, e molti artisti presero la palla al balzo per salire sul carrozzone dei successi per i temi trattati, contro la guerra e la violenza. Questi stessi artisti, come anche Morandi, tornarono poi a distaccarsi, almeno per la maggior parte, ma non lo Sghelo, che invece continuò con i propri ideali, non guadagnandosi l’appoggio di un grande pubblico ma di certo la coerenza con se stesso. Nacquero in quegli anni anche "America. Primo amore" (1970) un inno di amore e odio verso il paese dei sogni che ancora oggi resta fatto degli stessi controsensi ed opposti che poeticamente il cantautore raccontò, guadagnandosi qualche problema con la legge per quel testo di denuncia, e “Maryanna Dilon Dilan” (1970), una chiara lode alla marijuana che, a differenza di quanto riportato in giro, non subì la censura che in molti speravano avesse. Negli ultimi anni, ma anche di più, in molti hanno avuto da ridire per canzoni di artisti più “moderni” come J-ax che hanno composto inni in favore di questa droga leggera, leggendo lo scandalo nelle loro parole, dimentichi che, in tempi decisamente più andati, molti altri aveva già trattato l’argomento, senza tutto questo scalpore, e Lusini è uno di loro.

Comunque, grazie all’RCA di cui ancora faceva parte, seppur in una sottosezione gestita proprio da Morandi e Migliacci (la MiMo), Lusini trovò ancora il suo spazio, collaborando con il solito Gianni ma anche con Renato Zero, per cui prestò la voce nei cori nel 33 giri “Zerolandia”, e ancora poi fu produttore della toscana Nada, per cui scrisse “Ti stringerò” con cui partecipò al Festivalbar, e si unì ai Goblin, in una formazione atipica di elementi provenienti da ex progetti, con i quali incise l’album “Volo” del 1982, contenente l’omonimo brano che fece da sigla a Discoring.
In tempi più recenti ha fondato la casa di edizioni musicali Amarcord (2001) e ha collaborato con la cantante Carmen Consoli per “AAA Cercasi” (2010), brano dalla tematica importante sulla situazione femminile attuale.

Rock Targato Italia ha il piacere di porgere i propri auguri a questo artista poco conosciuto che ha però lasciato una bella pietra nell’archivio musicale italiano, creando una delle più conosciute canzoni italiane. Ricordiamo il giorno del suo settantunesimo compleanno e condividiamo con voi un brano diverso dal suo più conosciuto ma acclamato, almeno nei primi anni dall’uscita.
Direttamente dal 1967: “La mia chitarra” 

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