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4 album (+1) per giugno:

4 album (+1) per giugno: Ritmo Tribale, Guignol, Ubba + BondMurubutuClaver GoldYuri Beretta
articolo di Roberto Bonfanti.

  È tutta una questione di percezioni e di segnali. Il mese scorso, mentre il web debordava di surrogati di finta normalità anestetica, mi era sembrato giusto mettere in pausa questa rubrica per sottolineare con il silenzio quanto, politicamente e socialmente, non ci fosse proprio nulla di normale attorno a noi. Allo stesso modo oggi, mentre chi prova a riappropriarsi di qualche pezzetto di sana e autentica normalità viene trattato alla stregua di un criminale, mi sembra più che mai doveroso riprendere tutte le nostre consuetudini, comprese le più banali come questo spazio. È un fatto di segnali, appunto. E forse anche di coerenza. Così eccoci di nuovo qua.

Chi se lo sarebbe mai aspettato, nel 2020, a ventun anni di distanza da “Bahamas”, di poter ascoltare un nuovo album dei Ritmo Tribale? Eppure, nonostante la lunghissima lontananza dalle scene e tutto ciò che è cambiato nel mondo in tutti questi anni, “La rivoluzione del giorno prima” ci presenta una band in ottima forma che ha ancora parecchia molta voglia di mordere e non ha perso nulla dell’attitudine intransigente che negli anni ’90 l’ha resa uno dei punti di riferimento del rock italiano. Canzoni dirette, irrequiete, acide e urgenti, intrise della poetica critica e abrasiva tipica della band. Canzoni, insomma, in cui i Ritmo Tribale dimostrano di essere ancora vivi e scalcianti, con il sacro fuoco del rock ancora ben vivo dentro di loro.

Proprio negli anni in cui i Ritmo Tribale decidevano di sparire dalle scene, i Guignol davano inizio al loro lungo percorso musicale vissuto coerentemente a piccoli passi lontano dai grandi riflettori. “Luna piena e guard rail”, ottavo album della band guidata da Pier Adduce, è un disco dall’indole evocativa e intima in cui l’elettricità di un rock notturno si sposa con la canzone d’autore, con le ombre del blues e soprattutto con un approccio narrativo che sembra richiamare la letteratura americana del ‘900. Un lavoro crepuscolare che segna un’ottima prova di maturità per una band a cui non si può che invidiare l’estrema tenacia e la capacità di resistere a dispetto delle mode, degli anni e di tutto quanto il resto.

Anche gli esordi di Ubba risalgono ai primi anni del nuovo millennio con un paio di album firmati col nome di Guglielmo Ubaldi e, in un mondo perfetto, “Mangiasabbia”, il nuovissimo lavoro firmato dal cantautore emiliano in coppia con il conterraneo Bond, meriterebbe di essere uno dei dischi pop del momento. Un album fresco ma al tempo stesso per nulla scontato, capace di spaziare fra canzoni trascinanti, momenti riflessivi, slanci elettrici e aperture sperimentali a bassa fedeltà, bagnando il tutto con una poetica agrodolce fatta di malinconia e riflessioni solo in apparenza scanzonate.

Servono coraggio e un pizzico di incoscienza per avventurarsi in un disco rap ispirato all’Inferno di Dante. Murubutu e Claver Gold però riescono nell’impresa in modo eccellente dando vita a “Infernum”: un lavoro in cui gli spunti danteschi vengono rielaborati e attualizzati in modo intelligente, estremamente consapevole e per nulla scolastico, trasformando il tutto in un insieme di canzoni moderne, compatte e affascinanti in cui, sfuggendo a ogni possibile cliché, letteratura e rap sanno sposarsi perfettamente e i personaggi di Dante viene diventano una lente attraverso la quale raccontare il mondo contemporaneo.

Qualche settimana fa, in un’intervista realizzata dall’amico Paolo Pelizza, si discuteva del mio scetticismo di fronte alla moda delle “instant song”. Dunque, con un pizzico di orgogliosa incoerenza, dedico l’ormai tradizionale “+ 1“ di questa quaterna a quello che è addirittura un “instant album”: “Diario” di Yuri Beretta. Un disco scritto e prodotto interamente in questi mesi di clausura per provare a tradurre in musica, in modo per nulla edulcorato o falsamente positivista, il racconto delle nevrosi che hanno circondato tutti noi negli ultimi mesi e che, in gran parte, sembrano ancora lontane dall’abbandonarci. Un disco folle, inquieto, volutamente sgraziato e dall’anima fortemente lo-fi che sembra suonare come un eco credibile e realistico del caos che non smette di girare attorno alle nostre vite.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog Rock Targato Italia

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LA BALLATA DI UN VECCHIO VISIONARIO.

LA BALLATA DI UN VECCHIO VISIONARIO.

 

“O convitato!

Quest'anima è rimasta

sola sopra un enorme mare, enorme;

così sola, pareva che persino

Dio non ci fosse.”

Da La Ballata del Vecchio Marinaio di Samuel Taylor Coleridge

 

“Quelli che non vogliono ragionare, sono bigotti,

quelli che non possono, sono degli sciocchi,

e quelli che non osano, sono degli schiavi.”

di Lord George Gordon Byron

 

Amico mio,

Siamo qui,

Povere anime su un pianeta.

Quello che abbiamo.

Ancora chiusi o semi-chiusi nelle nostre case circondate dalla milizia.

Sessantamila nuovi sceriffi.

Come nelle città degli appestati nel Cinquecento.

Colpevoli di coltivare la nostra umanità.

Untori di umani affetti.

Malati di solitudine.

Eppure chi governa il mondo sapeva che sarebbe arrivato il virus a fare da spartiacque tra la nostra arroganza e la nostra fragilità.

Lo hanno detto cinque anni fa.

Ma loro operano qui e ora. Nella e per la contingenza.

Loro sono i migliori tra di noi, forse.

Non hanno trovato niente di meglio da fare che imporci una terapia medievale.

Prima hanno spacciato a tutti quanti dispositivi da far morire di invidia il capitano Kirk.

Quelli con cui mediamo la realtà, incapaci di viverla realmente.

Quelli che spacciano la verità.

Gene! Noi seguiamo i protocolli della Flotta Stellare.

O il Bianconiglio.

Peccato essere mancanti del motore a curvatura: adesso, serviva!

E poi?

Ci adegueremo a passare da una paura all’altra?

Tessuto cicatriziale per ferite mentali.

E’ il nostro Ian che ci dice di fare del nostro meglio e un passo indietro.

Play It Again!

Dov’è Sam?

Lo facciamo senza commensali, senza compagni di bevute … A che serve, old boy?

Cosa occorrerà delle nostre vite, del nostro lavoro, dei nostri affetti …

Raccoglieremo i frammenti.

Vite già messe alla prova da una modernità iniqua, da una realtà distorta.

Dove vanno i frammenti?

Nel vetro o con l’umido?

Di più, vecchio mio.

Rifiuteremo il debole e il malato, il cinese  e il lombardo.

Allontaneremo pensieri diversi da quello del Ministero della Verità che ci parla puntuale nel prime time.

Circondati da gendarmi e rovine, lo sguardo verso un futuro avvolto nelle nebbie.

Quale futuro?

Solo il tempo che passa.

Tranquilli! Andrete in vacanza! Ci hanno detto. Allora, perché agitarci?

Agitatevi pure ma a quattro metri e mezzo di distanza!

Il fumo negli occhi.

Chiediamo scusa. Facciamo ammenda per quella birra sui Navigli. Non dovevamo berla … Dovevamo ammalarci nelle case di riposo e negli ospedali e morire in casa, in silenzio.

Non bisogna disturbare il manovratore.

E’ reato dispiegare le ali, figurarsi provare ad alzarsi da terra.

Solo l’uccello del malaugurio può librarsi alto.

Lui sa già volare!

“Criminali.”

Tuona il borgomastro contro la fotografia presa con il teleobiettivo.

In stato di confusione mentale ed istituzionale,

Noi in stato di emergenza sociale, ci occultiamo nel pantano della speranza.

Stiamo nascosti senza convinzione.

Chi urlerà?

“Tana! Liberi tutti?”

O quasi.

Rinchiusi ascoltiamo chi cantava di libertà.

Rinchiusi leggiamo chi scriveva di libertà.

Rinchiusi sentiamo storie di ribelli.

Inchiodati allo schermo dallo scienziato da prima serata, mentre altri diecimila pretendono i loro dannati quindici minuti.

Innegabili, inesorabili, inutili oracoli.

Increduli  e paralizzati dalla paura del nemico invisibile.

E’ lui?

Una particella fatta di aminoacidi e poco altro?

Amico mio, io ne riconosco altri: visibili ad occhio nudo!

Atterriti dalla guerra che imperversa fuori.

Forse …

Nel silenzio di un bombardamento di niente.

Pallottole intangibili sempre fuori bersaglio.

Un silenzio delicato come tuono.

State lì. – ci hanno detto - Non è comodo il divano?

Come un barile vuoto per un naufrago, signore!

E, intanto, attenti obbediamo alle prescrizioni.

Condannati senza processo, né possibilità di appello a trovare noi stessi.

Intanto, lasciamo decidere chi porta avanti la narrazione, respirando atmosfere artificiali,

I trovatori della malattia, della Cura e del terrore esogeno.

Il nuovo clero.

Ma non era cauta e scettica la scienza, Signor Torquemada?

Imprigionati da governanti padri, saggi come profeti, lungimiranti come veggenti, misericordiosi come santi.

Forse, dentro alle migliaia di versioni …

… Migliaia di sacerdoti officianti il rito.

E con loro i nuovi Dei. Quelli che ci daranno il vaccino o la cura.

Attendiamo che ci liberino, più stupidi e schiavi.

Il tempo verrà adesso.

E ci diranno: ne siamo fuori!

Fuori!

L’importante è non leggere tra le righe.

Non datevi pena, non servono indovini.

Saremo tutti vivi (o quasi) nei nuovi focolai veri o presunti.

Se la vostra coscienza è in coma, è ok.

Non fatevi pregare e spegnete il lume.

State in casa lo stesso … Qui fuori è un brutto mondo.

Il nuovo mantra, verrà lanciato alle diciotto … come sempre, no?

Aspettiamo trepidi di essere salvati o ingannati ancora,

Mentre il pendolo oscilla,

Mentre il nulla indotto ha già avvolto tutte le cose,

Mentre le parole fanno il loro lavoro da sole.

 

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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Radio Karma Revolution un nuovo programma musicale

Giovedì 28 Maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.00

Radio Karma Revolution presenta, in collaborazione con Rock Targato Italia, Il Lato Oscuro con Paolo ed Helena.

Una strana coppia: lei nata alla fine del secolo scorso, lui alla fine di quello prima; lei con una spumeggiante vita sentimentale, più noiosa di un documentario sulla vita sessuale del boa constrictor, lui che non sa più neanche di cosa si stia parlando; lei super tecnologica, lui che scrive ancora su una stele coperta di cera. Tutti i giovedì dalle 18.00 alle 20.00 i due ci porteranno in un viaggio tra blues, rock, musica cosmica ma, soprattutto, cercheranno di intrattenervi con le loro grottesche personalità e la loro effervescente idiozia!

 

mixlr.com/radio-karma-revolution

https://www.facebook.com/events/235516037873793/

https://www.instagram.com/p/CAkwwmEgdK1/?utm_source=ig_web_copy_link

 

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 – 392 5970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

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SAVE THE MUSIC, intervista a Claudio Formisano

SAVE THE MUSIC, OVVERO COME IL VIRUS COLPISCE L’ARTE E LA CULTURA E LE IDEE E LE AZIONI DI CLAUDIO FORMISANO.

Claudio Formisano è il Presidente della giuria di Rock targato Italia ma (incidentalmente!) è anche il referente per il mercato di CAFIM, la confederazione europea che rappresenta i maggiori produttori di strumenti musicali.

Visio: Buon pomeriggio, Claudio! Grazie mille per essere con noi.

Claudio: Ciao e grazie a voi!

Visio: Allora, tu sei il Presidente della prestigiosissima Giuria di rock targato Italia ma, nella vita, fai anche altro!

Claudio: Sì … in modo minoritario ma faccio anche altro. (ridiamo) soprattutto in questi giorni mi sto dando molto da fare perché purtroppo, nel mondo degli strumenti musicali non sta facendo niente nessuno. Io vedo che, per esempio, FIMI insieme agli altri della discografia (nonostante siano realtà diverse e in competizione tra loro) nel momento del bisogno si sono messe insieme e hanno fatto un manifesto di dieci punti chiedendo provvedimenti per il comparto al Presidente del Consiglio. La stessa cosa ha fatto Assomusica e il MEI. Nello strumento musicale non ha fatto niente nessuno se non richieste molto blande. Per questo, mi sono sentito in dovere di espormi in prima persona anche perché le prospettive sono poco incoraggianti

Visio: Puoi spiegarci?

Claudio: Si potrebbe parlate di settore della musica in generale ma, lo strumento musicale viene toccato in modo particolare dalla crisi Covid 19 per la conformazione stessa del settore: è un’attività industriale più piccola con una logistica… Il tema che noi ci siamo fermati a marzo e le nostre prospettive di ripresa sono per marzo 2021 … Tu dimmi qual è quel comparto o quell’impresa che può sopportare uno stop di dodici mesi…

Visio: Credo nessuno! Ma prima del Coronavirus come andava?

Claudio: Abbiamo avuto alti e bassi. Abbiamo subito la crisi del 2008 che da noi è arrivata in maniera pesante dal 2010. Questo è un dato abbastanza storico, nel senso che, a partire dalla vecchia “crisi del Golfo”, di crisi ce ne sono state più di una ma sono sempre durate due o tre anni e sono arrivate a toccare il nostro settore quasi mai o verso la fine e in modo marginale. La sostanza e la nostra fortuna è stata che queste crisi finivamo prima di poter arrecare un danno importante al nostro settore. Eravamo convinti che sarebbe successo così anche nel 2008 … Ma quella non è ancora finita adesso!! E’stato un crescendo di anno in anno. Nel 2014 ci sono stai cenni di ripresa e ci siamo un po’ illusi ma poi dal 2015 siamo caduti di nuovo nel baratro.

Visio: Quindi vi ritrovate con un problema più grave di altri comparti.

Claudio: Purtroppo si! Già colpiti dalla crisi economico/finanziaria ora si è aggiunto anche il coronavirus … Ma dobbiamo fare un’analisi un pochino più approfondita. Ad esempio, in Italia non tutte le aziende hanno sviluppato l ‘uso di internet. Infatti in Italia il 20% delle imprese non usano ancora internet. A questo aggiungi che il settore strumenti musicali è composto in grande numero da aziende piccole o piccolissime, spesso a conduzione familiare che non sono (spesso) orientate alla digitalizzazione e proiettati all’uso delle tecnologie più avanzate. Questa situazione già difficile di per sé ci penalizza ulteriormente in confronto agli altri paesi europei. In Europa in fatti, il comparto fa fatturati molto più importanti del nostro. Mi riferisco a Germania, in primo luogo, con oltre un miliardo di Euro di fatturato, Francia circa 680 milioni e Regno Unito circa 600 milioni mentre in Italia poco più di 350. la Germania è in testa ma vanta anche di aver acquisto 18 milioni di utenti ex DDR che avevano i soldi nel materasso e che volevano comprare tutto, compresi gli strumenti musicali. Quindi se consideriamo che in Germania abbiamo una popolazione di circa 82 milioni di abitanti la sua posizione è più giustificata mentre Francia, Italia e Regno Unito sono tutte intorno ai 60 milioni e questo evidenzia la carenza del nostro Paese.

Visio: Anche da un punto di vista dell’utente … Tu sai che io sono un vecchio ragazzo o un post hippie come mi hanno spesso definito … io ho una percezione mia. Io non comprerei mai una chitarra su internet … Io andavo in negozio, dovevo toccarla, provarla … tra l’altro, forse, per una tastiera elettronica posso immaginare di poter fare uno “strappo” e ordinarla in rete ma per una chitarra non lo farei mai … La chitarra ha una forma che si presta ad essere “accarezzata”, ha un po’ la forma del corpo femminile … Mi sentirei come uno che ordina una moglie per corrispondenza.

Claudio: (ride) Il paragone mi piace moltissimo! Però devi considerare come una società cambia … Dipende anche da come crescono le nuove generazioni … I ragazzi ormai non “scelgono” di fare acquisti in rete, lo fanno in modo naturale perché oggi quello è il sistema più diffuso e anche più rapido e spesso il più economico. Forse le persone della mia generazione la pensano diversamente. Tieni anche presente che con l’e-commerce hai del tempo per decidere se tenere o meno il prodotto che hai acquistato. In definitiva se guardiamo a fondo tutta la struttura del commercio è totalmente cambiata, inclusa quella dello strumento musicale. Ti porto un esempio che sto vivendo proprio in questo periodo in UK durante il lockdown, la Tanglewood ha aiutato i negozianti costretti a chiudere il punto vendita ma con molte richieste delle loro chitarre ha attivato il dropshipping ovvero la Tanglewood ha evaso dal proprio magazzino inviando il prodotto direttamente al consumatore ma fatturando al rivenditore. Siccome l ‘acquisto on line in U.K. è molto più sviluppato che da noi è stato sufficiente che la Tanglewood attivasse questo servizio per consentire sia a lei che hai suoi rivenditori una flessione delle vendite solo del 5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il futuro va in quella direzione, lo si voglia o no.

Visio: Io non voglio ma non me lo hanno chiesto! (ridiamo). Secondo me, entrare in negozio, guardare una vetrina …. Sono atti deliberati. Stare a casa aspettando che venga buona … Non so… Mi toglie un po’ di poesia. Io volevo anche chiederti com’è cambiato il cliente …

Claudio: Da quando è entrato in gioco l’e-commerce, non è cambiato il cliente è cambiato il modo di vendere e di comprare. Il mondo si è globalizzato. Le persone si comportano in modo molto simile ovunque siano. Guarda nel caso del Covid19. Quando è stata dichiarata l ‘epidemia in Cina nonostante il governo avesse rassicurato sulle disponibilità delle scorte alimentari la popolazione è corsa a vuotare i supermercati ma lo stesso fenomeno poi si è ripetuto a distanza di meno di un mese in Europa, tutta quella coinvolta con il covid19, e poi in America dopo un mese e mezzo, poi in sud America e così via. Possiamo allora dire che non è cambiato il cliente ma che è cambiata la società. Nel nostro campo questo cambiamento è stato particolarmente problematico perché ha una doppia anima che rende difficile la convivenza. La prima anima è quella   elettronica, tecnologica, digitale, di attualità, della novità senza respiro, robotica, che viaggia alla velocità della luce o forse più. L ‘altra invece tradizionale, classica, più riflessiva, più vicina alla natura, alla materia prima, alle sensazioni, ai profumi. Nell’ultimo ventennio, ci sono stati tre grandi cambiamenti sul nostro continente: l’Europa intesa come mercato libero, l’Euro e l’e-commerce. L’ e-commerce naturalmente è quello che siamo in grado di valutare più facilmente tra i tre perché tocca l’attività nella quale siamo coinvolti quotidianamente. In Italia la crescita dell’e-commerce, nel nostro settore, ha significato negli ultimi 15 anni la chiusura anzi la perdita del 25% dei punti vendita esistenti passando da 1340 a poco più di 900 questo perché in questi anni molti rivenditori non hanno voluto o saputo adeguarsi al nuovo deal digitale. Ma spendiamo due parole sullo stato delle cose ad oggi a seguito del corona virus. Il settore è stato bloccato da marzo, i negozi da allora non incassano un centesimo tranne quelli che sono organizzati sull’e-commerce ma abbiamo appurato che non sono molti. La riapertura è prevista per il 18 maggio ma, nel nostro caso, quella data ha un significato relativo in quanto la nostra attività viaggia in parallelo con quella delle scuole, ma le scuole sono state chiuse e riapriranno a settembre inoltre sono stati vietati concerti, musica live, festival, fiere fino a fine anno quindi le nostre possibilità sono quasi inesistenti. In tutti i casi, se tutto va secondo quanto ci è stato anticipato noi ricominceremo a lavorare verso la fine di settembre ciò significa che avremo meno di tre mesi per recuparare i sei mesi precedenti il che già la dice lunga. Ma i produttori e i distributori come si comporteranno in questo periodo? Facciamo una ipotesi: io distributore sono fermo da tre mesi, quindi non faccio nuovi ordini ai miei fornitori. Riprenderò le vendite a settembre vendendo quello che ho ora in magazzino ma, dopo un po’, non sarò più in grado di soddisfare le richieste perché non avendo inoltrato ordini al fornitore precedentemente per i motivi che ho appena detto non avrò scorte sufficienti. Va anche detto che i tempi di approvvigionamento nel nostro settore sono lunghi: dall’ordine al produttore ci vogliono quattro mesi per la produzione più uno di spedizione. Quindi se ordino a fine ottobre, che già sarebbe un miracolo, la merce mi arriverà ad aprile… ma non è tutto c’è una ulteriore aggravante, a gennaio, in Cina si festeggia il Capodanno cinese che blocca i processi produttivi dai trenta ai quaranta giorni che vanno ad aggiungersi ai tempi che ho appena detto.

Visio: Ma quindi come la risolviamo?

Claudio: E’ necessario un intervento immediato del governo a sostegno dei negozi di strumenti musicali perché il problema è di dimensioni tali che nessun altro al di fuori del governo può porvi rimedio. Inizialmente mi sono aggregato ad altri colleghi dello spettacolo che si sono mossi facendo subito appelli di vario tipo al governo. Ma vedi, quando parliamo di spettacolo, parliamo di una infinità di attività e di settori paralleli o complementari coinvolti quindi va bene aggregarsi ma poi ognuno deve agire per il proprio campo specifico perché le problematiche sono diverse per ognuno. Ma, visto che nel mio settore non succedeva niente di concreto, mi sono unito al “coro” e ho fatto una richiesta al Mibact di 100 milioni per il comparto strumenti musicali e il suo indotto.

Questa richiesta si è basata sui dati ricavati da una precedente esperienza vissuta con l’Onorevole Raffaello Vignali, che per tre anni ha aiutato il mercato degli strumenti musicali con il bonus Stradivari, nel mio nuovo appello ho quindi chiesto la Mibact di dare vita a un nuovo bonus ma riproporzionandolo alle necessità del momento tenendo a mente che noi saremo inattivi per quasi dodici mesi. In realtà nel caso degli strumenti musicali il bonus ideale per superare il covid19 sarebbe quello di riconoscere ai negozi il 25% del fatturato realizzato nello scorso anno. Il tutto distribuito equamente tramite una apposita commissione creata per la circostanza dal Ministero e con l’obbligo da parte dei beneficiari di dedicare l’importo ottenuto esclusivamente all’ acquisto di merci, di innovazioni nel campo internet e di marketing per rilanciare l ‘attività. Questa credo sia l’unica soluzione per evitare una ecatombe di chiusure e di fallimenti di negozi entro la fine dell’anno e allo stesso tempo per cercare di contenere una invasione ancora maggiore da parte dell’e-commerce internazionale che è molto più preparato molto più agguerrito molto più strutturato ma altrettanto bisognosa.

Visio: Non è roseo … ma capisco il realismo. Ho appena fatto un’intervista ad Antonio Chimienti che sostiene che, al contrario, il virus riequilibrerà le nostre esigenze, capiremo l’importanza delle piccole cose e farà ripartire la musica e le altre forme artistiche in modo più autentico. Vero è che la situazione, da un punto di vista industriale ed economico, è disastrosa. Poi, noi siamo molto più fragili di altri, la domanda è come verranno condizionati gli aiuti … Prendere ulteriormente dei soldi in prestito, dipenderà dalle condizioni con cui ce li daranno

Claudio: Io sono convinto come Antonio che le cose possono migliorare. Non possiamo uniformare tutto alla nostra quotidianità e convincerci o provare o convincere gli altri che quello è importante e cioè che la nostra vita in selfie sia importante, solo perché potenzialmente abbiamo un pubblico. E’ l’effetto dei social. Questo è una occasione unica per ripartire da zero ma sulla base di esperienze vissute che ci aiutino a prendere la giusta direzione. Questa è un’opportunità quindi non succederà automaticamente. Parlando del debito pubblico, il fatto che il nostro settore sia di nicchia ci agevola… Non abbiamo bisogno di miliardi. Un governo può preventivarlo! Dando un supporto ora al nostro settore si darebbe indirettamente una  nuova linfa vitale a tutti i settori dello spettacolo perché la musica è ovunque. C’è musica nei locali, nei concerti, nel cinema, nel teatro, nella danza, nelle case, nelle piazze, ristoranti alberghi, palestre , dal barbiere , nei centri commerciali, ovunque … Allora mi chiedo come si può non tenere conto di tutto questo?  Chi è al governo è consapevole delle conseguenze che ci sarebbero su tutta la società intesa come arte, cultura, intrattenimento spettacolo ecc. ecc. se non si pone rimedio ora?

Visio: Al di là dei soldi … Quali sono gli interventi?

Claudio: Aiutare tutte queste realtà, fare sistema, far ripartire il loro business. Nel mio piccolo, con la Cafim abbiamo messo a disposizione dei negozi che ne avessero fatto richiesta 2500 mascherine chirurgiche gratuitamente, suddivise in pacchetti non superiori ai 25 pezzi per poter accontentare almeno 100 negozi. Ho fatto caso che la maggior parte di quelli che mi hanno risposto sono realtà piccole o di provincia. Ma abbiamo riscontrato anche casi di negozi storici costruiti con i criteri del loro tempo e che non hanno nessuna possibilità di adattamento ai decreti di prevenzione emanati in funzione del Covid19. Il settore va aiutato, in USA la NAMM (National Association of Music Merchants, N.d.R.) tramite gli iscritti, che pagano una quota annuale, organizza la fiera di strumenti musicali più importante al mondo, trattandosi di una associazione, tutti gli utili vengono reinvestiti per la crescita del mercato e lo sviluppo della pratica musicale organizzando anche corsi, workshop, master class e molte altre iniziati di supporto e stimolo al comparto della musica. Penso che anche da noi sarebbe importante creare una realtà simile dove chi fa musica è al centro dell’attenzione. In questo periodo i musicisti si sono trovati isolati … Nelle conferenze stampa governative e delle pubbliche amministrazioni, si è dedicato tempo a parlare di palestre, jogging e massaggi e non si è detto neanche una parola su cultura e musica.

Visio: Lo sai che la cultura governativa qui è che con la cultura non si mangia, indipendentemente da chi governi.

Claudio: Sì, è una triste realtà ma vedi, un musicista pochi giorni fa ha postato questo pensiero: io vivo facendo musica, mia moglie pure e abbiamo due figli. Siamo cittadini di questo paese e facciamo i musicisti. Non è possibile che il Presidente del Consiglio in conferenza stampa dedichi una infinità di tempo parlando di massaggi e di palestre e sulla musica non dica una sola parola. Direi che questo esempio renda bene l’idea di come viene percepito il “fare musica” dai cittadini e dalle istituzioni. In Italia esiste un’associazione che si chiama Note Legali che in questi mesi ha fatto e ancora sta facendo miracoli per i musicisti proprio partendo dal concetto che siamo al punto zero e da qui si può aprire un nuovo capitolo della musica e dei musicisti. I musicisti sono lavoratori che hanno le stesse necessità di tutti gli altri lavoratori. Quindi, pensione, cassa integrazione e sanità. Il Presidente di Note Legali ha chiesto e ottenuto di sedersi intorno ad un tavolo insieme a molte associazioni di musicisti per analizzare le fattispecie ed i punti comuni. Così è nato il coordinamento delle associazioni di musicisti… ne sono arrivate ben sedici, fino a questo momento! Dobbiamo prenderci cura di tutti … Non possiamo abbandonare nessuno. Per questo mi sono esposto.

Visio: Grazie Claudio.

Claudio: Grazie a voi. Speriamo che nell’ immediato futuro ci siano delle azioni virtuose … Sia io che CAFIM ci siamo e ci mettiamo ulteriormente a disposizione.

di Paolo Pelizza con Claudio Formisano

© 2020 Rock targato Italia

 

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