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Gianluca Chierici esce con “Inferno Bianco” per Fallone Editore.

Inferno Bianco, 12 poesie o un poema contemporaneo?

 Dietro ad una vena compositiva prolifica c’è, quasi sempre, un’istanza o un’urgenza.

Per questo Gianluca Chierici, di cui vi avevamo già raccontato del precedente libro “Devi ancora inventare Euridice”, esce con “Inferno Bianco” per Fallone Editore.

Succede in questo modo: mi comunica che ha scritto un altro libro di poesie, me lo manda, arriva e io comincio a leggerlo.

Difficile, ad una prima occhiata, capire con cosa ho a che fare. L’asticella è ancora più in alto. Mi faccio aiutare dalla prefazione, ottimamente composta da Vincenzo Frugillo. Sento che sto cominciando a scalfire la superficie.

Intanto, la dicitura “12 poesie” sulla copertina può ulteriormente depistare. I “pezzi” sono davvero dodici ma fanno parte di un unicum, un poema breve se mi passate questa definizione. Inferno Bianco ha molti livelli di lettura e comprensione, si apprezza la musica ma anche e soprattutto la stratificazione di significati e significanti, l’evocazione e le suggestioni.

Come T.S. Eliot ci “colloca” nel mese più crudele, Chierici ci invita nella bianca perfidia. Una perfidia che non può essere vinta, combattuta dal segno, dai suoni, dai simboli e dal verbo. In una lotta che eternamente accade.

E’ una nuova drammaturgia. Con il mito, che svettava contro il logos nell’opera precedente, che rimane all’interno, adatto ed attuale dentro a questo conflitto.

E’ difficile penetrare profondamente, attraversare i livelli ma ogni rilettura è una nuova scoperta e apre a ad altri “tesori”, per dirla con Indiana Jones.

Ogni parallelo storico o mitologico è critico con la modernità, ogni celebrazione di gesta, ogni tentativo di liberare la “verità” cela altri significati, simbolismi e miti antichi, moderni e post moderni.

Non vi è (e come potrebbe?) alcuna conclusione morale o moraleggiante. Solo lo smarrimento in un horror pleni fatto di voci  sovrapposte, di opinioni, di mistificazioni vacue che sono, per l’appunto, rumore bianco.

Il tempo e i tempi, altro pilastro di Inferno Bianco sovrappongono epoche, mitologie, superstizioni, religioni e filosofie spappolandole e distribuendole in tutta l’opera. E’ un circolo ma, non necessariamente, l’eterno ritorno degli antichi e del mito che sosteneva il lavoro precedente. E’ più ininfluente come se il passare, l’evolversi sia stato vano o poco significativo ma gestito con aritmetica precisione: scandisce l’opera e anche la lettura della stessa.

Leggere questo libro (l’ho fatto più volte e spesso mi sono trovato a sfogliarlo anche nelle pause dal lavoro) mi ha messo di fronte ad una sorta di inadeguatezza, di necessità di crescita.

Per concludere, dopo avere aperto Inferno Bianco ho percepito la consapevolezza che privarmene sarebbe stato non solo impossibile ma, anche, innaturale.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

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Rock Targato Italia 2019 - Premio miglior band: RCCM

 

RCCM Buongiorno

video https://www.youtube.com/watch?v=EfZgShgs3sY

Buongiorno, benvenuti nella società dell’informazione... Nella società dell'informazione tutto è possibile, tutto funziona, tutto è organizzato, filmato e documentato. Ecco il migliore dei mondi possibili. Tratto dal CD "Frasi per tatuaggi" di RCCM Rispettabili criminali e comuni mortali 

Rock Targato Italia 2019 - Premio miglior band: RCCM

 

Grazie Francesco,

hai ragione, sono molto interessanti in special modo l’uso della voce quasi da speaker televisivo e anche l’apparire con le maschere (tra Penguin Cafe Orchestra e Residents) incontra ovviamente il mio favore come del resto I contenuti del testo che inquadrano perfettamente il contagio “infodemico” del nostro presente. Sulla forma dei testi trovo ci possano essere margini di miglioramento, ma in ogni caso  sono una bella ventata d’aria fresca

A presto

Maurizio Marsico 

 

 

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Organizzazione Rock Targato Italia 2020 - Aggiornamenti organizzativi e richiesta materiale

CONVOCAZIONE ARTISTI

 

Per una comunicazione forse non chiara e ringraziandovi per la cortese attenzione:

 

IN RIFERIMENTO ALLA MAIL DEL 10 GIUGNO

 

SI PREGA DI INVIARCI UN UNICO VIDEO COMPRENSIVO DI DUE BRANI come da richiesta (che ora è meglio formulata)

 

 

ROCK TARGATO ITALIA 2020

Carissimi artisti,

gli ultimi mesi sono stati, per tutti, un vero e proprio terremoto. Sappiamo tutti cosa è successo da marzo a oggi e sappiamo anche qual è l’attuale situazione della musica live nel nostro Paese, fra norme rigidissime, incertezze e tanta confusione.

Nonostante tutto questo, Rock Targato Italia non si ferma. Crediamo che arrendersi proprio in un momento così difficile in cui il movimento rock del nostro Paese ha più che mai bisogno di entusiasmo e nuovi obbiettivi sarebbe la cosa più sbagliata.

Dunque, come coniugare il desiderio di portare avanti un evento che da oltre trent’anni trova la propria ragione d’essere nella presenza attiva sui palchi di tutta Italia con la necessità di convivere con limitazioni che rendono quasi impossibile garantire la possibilità di esibirsi dal vivo?

La risposta è la più semplice: abbiamo deciso di proseguire le selezioni del concorso (art 6 del regolamento) on line, nella speranza di poterci poi vedere dal vivo in autunno a Milano per le finali nazionali. In caso contrario, ad ottobre 2020, saranno decretati direttamente i vincitori dei vari premi previsti dalla rassegna

Quello che vi chiediamo è di mandarci un video in cui vi esibite dal vivo suonando due canzoni. Riprendetevi in sala prove mentre suonate le vs canzoni, preoccupandovi solo di far sì che il video rispecchi quella che è la vostra attitudine live. Non c’è bisogno di grandi produzioni: ormai tutti abbiamo sempre in tasca gli strumenti per poter scattare un’istantanea che rappresenti ciò che siamo e ciò che sentiamo di voler esprimere.

Tutti i video saranno caricati sul canale YouTube e profili social di Rock Targato Italia e le esibizioni verranno valutate dalla giuria del concorso come se vi trovaste di fronte a un vero live. A questo si aggiungerà anche la possibilità per il pubblico di poter segnalare le proprie preferenze.

Il termine ultimo per l’invio dei video è: il 3 LUGLIO 2020. Per qualunque chiarimento contattateci pure.

Materiale da inviare a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

A presto e buon lavoro

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Ufficio Stampa DIVI IN AZIONE

Via Andrea Palladio 16 – 20135 Milano

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Francesco Caprini – Franco Sainini

 

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divinazionemilano.it

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rocktargatoitalia.eu

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4 album (+1) per giugno:

4 album (+1) per giugno: Ritmo Tribale, Guignol, Ubba + BondMurubutuClaver GoldYuri Beretta
articolo di Roberto Bonfanti.

  È tutta una questione di percezioni e di segnali. Il mese scorso, mentre il web debordava di surrogati di finta normalità anestetica, mi era sembrato giusto mettere in pausa questa rubrica per sottolineare con il silenzio quanto, politicamente e socialmente, non ci fosse proprio nulla di normale attorno a noi. Allo stesso modo oggi, mentre chi prova a riappropriarsi di qualche pezzetto di sana e autentica normalità viene trattato alla stregua di un criminale, mi sembra più che mai doveroso riprendere tutte le nostre consuetudini, comprese le più banali come questo spazio. È un fatto di segnali, appunto. E forse anche di coerenza. Così eccoci di nuovo qua.

Chi se lo sarebbe mai aspettato, nel 2020, a ventun anni di distanza da “Bahamas”, di poter ascoltare un nuovo album dei Ritmo Tribale? Eppure, nonostante la lunghissima lontananza dalle scene e tutto ciò che è cambiato nel mondo in tutti questi anni, “La rivoluzione del giorno prima” ci presenta una band in ottima forma che ha ancora parecchia molta voglia di mordere e non ha perso nulla dell’attitudine intransigente che negli anni ’90 l’ha resa uno dei punti di riferimento del rock italiano. Canzoni dirette, irrequiete, acide e urgenti, intrise della poetica critica e abrasiva tipica della band. Canzoni, insomma, in cui i Ritmo Tribale dimostrano di essere ancora vivi e scalcianti, con il sacro fuoco del rock ancora ben vivo dentro di loro.

Proprio negli anni in cui i Ritmo Tribale decidevano di sparire dalle scene, i Guignol davano inizio al loro lungo percorso musicale vissuto coerentemente a piccoli passi lontano dai grandi riflettori. “Luna piena e guard rail”, ottavo album della band guidata da Pier Adduce, è un disco dall’indole evocativa e intima in cui l’elettricità di un rock notturno si sposa con la canzone d’autore, con le ombre del blues e soprattutto con un approccio narrativo che sembra richiamare la letteratura americana del ‘900. Un lavoro crepuscolare che segna un’ottima prova di maturità per una band a cui non si può che invidiare l’estrema tenacia e la capacità di resistere a dispetto delle mode, degli anni e di tutto quanto il resto.

Anche gli esordi di Ubba risalgono ai primi anni del nuovo millennio con un paio di album firmati col nome di Guglielmo Ubaldi e, in un mondo perfetto, “Mangiasabbia”, il nuovissimo lavoro firmato dal cantautore emiliano in coppia con il conterraneo Bond, meriterebbe di essere uno dei dischi pop del momento. Un album fresco ma al tempo stesso per nulla scontato, capace di spaziare fra canzoni trascinanti, momenti riflessivi, slanci elettrici e aperture sperimentali a bassa fedeltà, bagnando il tutto con una poetica agrodolce fatta di malinconia e riflessioni solo in apparenza scanzonate.

Servono coraggio e un pizzico di incoscienza per avventurarsi in un disco rap ispirato all’Inferno di Dante. Murubutu e Claver Gold però riescono nell’impresa in modo eccellente dando vita a “Infernum”: un lavoro in cui gli spunti danteschi vengono rielaborati e attualizzati in modo intelligente, estremamente consapevole e per nulla scolastico, trasformando il tutto in un insieme di canzoni moderne, compatte e affascinanti in cui, sfuggendo a ogni possibile cliché, letteratura e rap sanno sposarsi perfettamente e i personaggi di Dante viene diventano una lente attraverso la quale raccontare il mondo contemporaneo.

Qualche settimana fa, in un’intervista realizzata dall’amico Paolo Pelizza, si discuteva del mio scetticismo di fronte alla moda delle “instant song”. Dunque, con un pizzico di orgogliosa incoerenza, dedico l’ormai tradizionale “+ 1“ di questa quaterna a quello che è addirittura un “instant album”: “Diario” di Yuri Beretta. Un disco scritto e prodotto interamente in questi mesi di clausura per provare a tradurre in musica, in modo per nulla edulcorato o falsamente positivista, il racconto delle nevrosi che hanno circondato tutti noi negli ultimi mesi e che, in gran parte, sembrano ancora lontane dall’abbandonarci. Un disco folle, inquieto, volutamente sgraziato e dall’anima fortemente lo-fi che sembra suonare come un eco credibile e realistico del caos che non smette di girare attorno alle nostre vite.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog Rock Targato Italia

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