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Non c'è più orizzonte a cura di Luigi Meneghelli

Non c'è più orizzonte

Abbas KIAROSTAMI
Andrea BIANCONI
Alex PINNA
Ehsan SHAYEGH

musiche di Moein FATHI

a cura di Luigi Meneghelli


01.02 > 02.05.2020

inaugurazione sabato 1 febbraio, alle ore 18.30


L'orizzonte è una linea immaginaria che sta solo negli occhi di chi guarda: è un luogo geometrico che si sposta mentre noi ci spostiamo. Essa apre alla dimensione dell'ulteriorità, del sogno, dell'utopia. Ma cosa succede, quando, come oggi, l'intero pianeta è in comunicazione e il nostro sguardo, si dissolve nel fluire indistinto delle immagini? L'artista deve per forza inventarsi nuovi confini, dare corpo a nuove forme, produrre inedite relazioni. Deve mettere al mondo un mondo che prima non c'era (o forse non c'è mai stato). Deve aprire spazi sconosciuti, costringendoci a vedere al di là di quanto si può raggiungere con gli occhi.

Linee volubili, respiri di geografie sterminate, figurine di corda che sembrano divorare lo spazio, ribaltandolo e sospendendolo, “sguardi” in movimento che non si fermano mai e che inseguono strade che non arrivano da nessuna parte. Queste le immagini, sempre al limite dell'incompiuto e dell'incompleto che compongono lo spartito visivo della rassegna “Non c'è più orizzonte”. Esse mostrano “storie” infinite che non conoscono limiti, chiusure, cornici, ma solo un continuo andare che le fa esistere al di là di noi, fuori di noi, a prescindere da noi (e dalle nostre conoscenze). Qui le immagini alludono a un mondo in cui il dato deve essere continuamente ri-dato, ricreato, per venire alla luce e allo stesso tempo rimanere segreto, incomprensibile, inappropriabile. È come elaborare una perenne nascita, un incessante inizio, un dare volto alle cose, ma non per svelarle, quanto invece per animarle e renderle stupite e stupefacenti, alla pari di uno “sguardo bambino”.

“Ricominciamo!” era anche uno dei solerti inviti del regista, fotografo, poeta Abbas Kiarostami (Teheran 1940 – Parigi 2016), presente in mostra con il film Roads e alcune foto. Ricominciare, perché il suo cinema non narra, non conosce sequenze, successioni di eventi, ma un seguito di intensità di cui la stessa macchina da presa fa parte. In Roads essa pare comportarsi quasi in maniera poliziesca, investigatrice, curiosa, alla ricerca di una veduta in più da cogliere, da sorprendere. Non si propone di riflettere sui luoghi inquadrati: si ostina invece nel non chiudere, nel proseguire il film al di là di se stesso.

E cosa definiscono mai le linee-freccia di Andrea Bianconi (Arzignano, Vicenza 1974)? Sono linee spoglie che scattano, si flettono, si spezzano, si cancellano (o si incrociano in direzioni opposte) e ricominciano. Certo è che esse non confinano ma sconfinano; non descrivono ma creano. A volte sono tratti che si allargano, diventando quasi segnali, a volte puri cammini alla cieca, tempeste di segni che si intrecciano, fino ad arrivare al testamento estremo della forma, se non addirittura della visibilità. È come se Bianconi si stesse trasformando (pollockianamente) nella cosa stessa che sta disegnando. La linea non è più allora solo il filo di Arianna, la guida che serve per riconoscersi nel proprio labirinto, ma anche la forza che non cessa di imporsi e trascinare al suo seguito l'artista e l'osservatore.

Di fronte ai corpi minimi fatti di corde annodate di Alex Pinna (Imperia 1967) Giuseppe Ungaretti avrebbe parlato di “Variazioni sul nulla” o di ”impalpabili levità”. Essi, infatti, “prendono vita” attraverso un lavorio di fili che si legano e si saldano, ma anche che si attorcigliano e si ingarbugliano. Così, nel loro “nonnulla” abita la trama e l'ordito, il nodo e l'inganno. Essi non hanno una vera fisionomia, ma piuttosto una fervida intenzione esibitiva, quasi fossero pupazzi o marionette. Eppure non sprigionano vitalismo, tensioni funamboliche, bensì una sorta di pigrizia o di indolenza. Non osservano un mondo a venire come facevano “I viandanti” di Friedrich, ma si dondolano sull'orlo di una catastrofe già avvenuta, si esibiscono su mensole o scaffali svuotati di ogni sapere. Allestiscono uno spettacolo scenografico del disastro e dello smarrimento quotidiano.

E sullo stesso concetto di perdita delle coordinate, di spaesamento visivo si basa anche la grande installazione di Ehsan Shayegh (Khash, Iran 1975). Si tratta di una allusione a quello spazio illimite che è il deserto dove tutto si sgretola, tutto ha una dimensione trascurabile, tutto è precario. Essa non segnala però una sparizione o un'assenza, ma un offrire un corpo anche al vuoto, alla dissoluzione, allo sgretolamento della materia: è un dare forma a ciò che è senza forma, un'immagine a ciò che è senza immagine. È vero: non si vede più il mondo, come se il sole e il tempo l'avessero consumato. Ma al suo posto resiste una traccia, una ferita, un'alterità che pulsa, conferendo valore a ciò che è occultato. Tanto più che Ehsan dissemina lo spazio di pietre colorate, simili a meteoriti, mettendo in comunicazione cielo e terra, suolo e “celesti orizzonti”.

Quattro artisti con quattro linguaggi diversi, ma per arrivare tutti a dare testimonianza di precari equilibri, di dimensioni ulteriori, lì dove prendono senso anche gli strappi e gli squarci del vivere; ma soprattutto lì, dove sorge il mistero di uno spazio che non ha confine e di un tempo che si dà come mescolanza vertiginosa di tempi, eventi, cose. Poi su tutto si diffonde la musica “Buco nero a terra” di Moein Fathi (Teheran, Iran 1993): suoni e canzoni, eseguiti sia con strumenti elettronici che con strumenti tradizionali, come a voler accostare i ritmi orientali a quelli occidentali e, in qualche modo, abolire la lontananza, a favore di una incomparabile immensità.


ORARI MOSTRA
Mostra visitabile dal 01.02.2020 al 02.05.2020
dal martedì al sabato 15.30-19.30 (e su appuntamento)

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Mostra DIVISIONISMO, la rivoluzione della luce e visita all’Abbazia di San Nazzaro Sesia

Italia Nostra Alessandria organizza
22 febbraio gita a NOVARA
Mostra
DIVISIONISMO
la rivoluzione della luce
e visita
all’Abbazia di San Nazzaro Sesia

 

La mostra, ordinata in otto sezioni tematiche, consta di settanta opere tutte di grande qualità e bellezza, provenienti da importanti musei e istituzioni pubbliche e da collezioni private. Curatrice Annie-Paule Quinsac, tra i primi storici dell'arte ad essersi dedicata al Divisionismo sul finire degli anni Sessanta, esperta in particolare di Giovanni Segantini, di Carlo Fornara e di Vittore Grubicy de Dragon.


Il Divisionismo nasce a Milano, sulla stessa premessa del Neo-Impressionnisme francese – meglio noto come Pointillisme -, senza tuttavia che si possa parlare di influenza diretta.


Muove dall’idea che lo studio dei trattati d’ottica, che hanno rivoluzionato il concetto di colore, debba determinare la tecnica del pittore moderno.
A Novara trovano spazio espositivo : Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Carlo Fornara, Emilio Longoni, Plinio Nomellini, Completano il percorso altri notevoli dipinti di precursori del Divisionismo come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni e magnifici paesaggi di Vittore Grubicy, Giovanni Sottocornola, Achille Tominetti, Cesare Maggi.


Il piccolo centro di San Nazzaro conserva ancora l’aspetto originale dei paesi agricoli e si estende attorno alla secolare Abbazia dei Santi Nazario e Celso che venne fondata tra il 1039 e il 1053. L’antica fondazione benedettina ha conservato gli elementi caratteristici della struttura difensiva e costituisce un raro ed espressivo esempio della tipologia di abbazia fortificata. Oltre ad una parte della cinta muraria, si è conservata la TORRE d’accesso, accanto a questa, un QUADRIPORTICO costituito da due imponenti corpi paralleli che si innestano sulla facciata della chiesa, che risale al XV secolo. Il CHIOSTRO quadrangolare, formato da grandi arcate con volte a crociera, si estende a sinistra della Chiesa e possiede pregevoli decorazioni in cotto e, sotto il portico del lato adiacente alla Chiesa, un interessante ciclo di affreschi riguardante le “Storie della vita di San Benedetto”, commissionati dall’abate Antonio Barbavara.


ore 12,30 Alessandria in Piazza Garibaldi (lato Intesa San Paolo)
Trasferimento a Novara per la visita della mostra presso il Castello Sforzesco (durata 1h 30 circa). Al termine trasferimento a a San Nazzaro Sesia (km 20 circa) per la visita guidata dell’Abbazia Benedettina di San Nazario e Celso. Rientro in serata.
Quota di partecipazione: € 45,00 (prenotazione e saldo entro il 31 gennaio 2020)


La quota comprende: pullman GT, ingresso alla mostra con guida autorizzata e visita guidata presso l'Abbazia, accompagnatore dell'agenzia;
La quota non comprende: mance e spese extra, tutto quanto non espressamente indicato alla voce “la quota comprende”; direzione tecnica Agenzia Alturist

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Points of View: una nuova collaborazione tra il fotografo italiano Emanuele Ferrari e l’artista emergente Teti. Domenica 26 gennaio, Circle Milano

Points of View:
una nuova collaborazione tra il fotografo italiano Emanuele Ferrari e l’artista emergente Teti.
Domenica 26 gennaio, Circle Milano

(Via Stendhal 36)

 

Points of View, un’esposizione di alcuni scatti del fotografo Emanuele Ferrari, caratterizzati dal segno grafico dell’artista emergente Teti. Un momento unico di scambi di vedute e un’occasione per scoprire da vicino cosa possono fare insieme l’arte metropolitana e la fotografia artistica.
In allegato comunicato stampa e di seguito il link per scaricare le immagini della mostra.

 

BLOG: www.rocktargatoitalia.eu

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CORRADO LEVI "Tra gli spazi" mostra a cura di Joseph Grima e Damiano Gullì alla Triennale Milano

CORRADO LEVI
"Tra gli spazi"
mostra a cura di Joseph Grima e Damiano Gullì
Inaugurazione giovedì 23 gennaio, h 19.00

TRIENNALE MILANO
Viale E. Alemagna 6, 20121 Milano
24 gennaio – 23 febbraio 2020
Ingresso libero


Tra gli spazi è una mostra diffusa in tutto il Palazzo dedicata alla figura eclettica di Corrado Levi, architetto, artista, intellettuale, agitatore culturale, docente, critico, curatore, collezionista. La ricerca di Levi è ripercorsa attraverso una selezione dei suoi lavori più rappresentativi – installazioni site specific, interventi ambientali, sculture, oggetti di design, opere pittoriche, progetti architettonici – realizzati tra il 1982 e il 2019 e messi in dialogo con l’architettura di Triennale. La scelta di disseminare nei vari ambienti e spazi comuni le opere riflette la pratica e la poetica di Levi. L’artista opera sempre in una dimensione interstiziale, di passaggio e scivolamento tra le discipline e le tecniche. Animato dalla volontà di sviluppare l’arte anche attraverso contaminazioni e aperture a esperienze non artistiche, Levi sceglie e rielabora elementi del quotidiano e del banale, su cui interviene con piccoli gesti, caricandoli di nuovo senso, senza rinunciare a leggerezza e ironia e sempre con un forte rimando alla sfera personale e al proprio vissuto.

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