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SERAVEZZA OMAGGIO AD UGO TOGNAZZI

SERAVEZZA OMAGGIO AD UGO TOGNAZZI

CINEMA SCUDERIE GRANDUCALI SERAVEZZA

Via del Palazzo - 55047 Seravezza (LU) - tel. 3391861719

Prezzi: Intero € 7,50  Ridotto € 5,50
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UGO TOGNAZZI – UN CUOCO PRESTATO AL CINEMA


A SERAVEZZA DAL 16 AL 25 APRILE UN OMAGGIO AL RE DELLA COMMEDIA CON UNA SERIE DI EVENTI ESCLUSIVI TRA CINEMA E CUCINA

Ospite il figlio, l’attore GianMarco Tognazzi, che presenterà I mostri restaurato

La Toscana, nel cuore della Versilia storica, precisamente nell’area Medicea di Seravezza (LU) dal 16 al 25 Aprile 2016 rende omaggio al Re della commedia italiana.
Nella nuova sala delle Scuderie Granducali di Seravezza (LU) un tributo cinematografico che inizierà Sabato 16 Aprile alle 21.15 con la proiezione di uno dei classici della commedia all’italiana, I mostridi Dino Risi nella sua versione restaurata presentato dal figlio, l’attore Gian Marco Tognazzi, ospite della manifestazione: si tratta di un’occasione unica per rivedere il capolavoro del 1963 che ritrae i malcostumi dell’italiano medio, con i 2 mattatori Tognazzi e Gassman; il film è stato presentato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, restaurato in digitale dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, in collaborazione con RTI-MEDIASET e Surf Film presso il Laboratorio L’immagine Ritrovata di Bologna.
Domenica 17 l’omaggio prosegue con due pellicole legate al tema enogastronomico: La grande abbuffata, il controverso film italofrancese diretto nel 1973 da Marco Ferreri, che vede protagonisti, oltre allo stesso Ugo Tognazzi in veste di chef, Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Philippe Noiret (Domenica 17 Aprile alle 18.00) e L’anatra all’arancia, uno dei capisaldi della commedia all’italiana con la coppia Tognazzi-Vitti diretto da Luciano Salce nel 1975 (Domenica 17 Aprile alle 21.15).

“Assaggiare, provare, non mollare mai i fornelli. Questa la regola del gastronomo serio. E poi, la cucina è il luogo più divertente e confortante di tutta la casa. “
L’amore di Ugo Tognazzi per la cucina e per il buon cibo è assai noto: proprio 50 anni fa l’attore fondò a Velletri (RM) una azienda agricola dove si riuniva con parenti, amici e colleghi e produceva vini, olio e prodotti della terra; oggi questa rivive, grazie al lavoro di GianMarco e un gruppo di soci e amici, col nome La Tognazza Amata.
Grazie al contributo dell’associazione Amici di Ugo Tognazzi, che ha reso disponibile il materiale, B-SIDE presenterà una mostra fotografica inedita: IL CENACOLO, presso la sala Cosimo I all’interno del Palazzo Mediceo di Seravezza, in esclusiva oltre 25 scatti privati legati all’attore e alla sua passione per l’enogastronomia, visitabile dal 16 al 25 Aprile.

UGO TOGNAZZI un cuoco prestato al cinema

SABATO 16  aprile 2016 ore 21.15  

I MOSTRI
Regia: Dino Risi
con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman …

EDIZIONE RESTAURATA

introduce il film GIANMARCO TOGNAZZI
VAI ALLA SCHEDA DEL FILM

DOMENICA 17  aprile 2016  ore 18.00

LA GRANDE ABBUFFATA
Regia: Marco Ferreri

ore 21.15
L'ANATRA ALL'ARANCIA
Regia: Luciano Salce

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I cantautori e la letteratura colta in un libro di Francesco Ciabattoni

Fuori dal canone ma nella tradizione letteraria
I cantautori e la letteratura colta in un libro di Francesco Ciabattoni


Vedi il titolo e pensi che sia un libro destinato ai fan di Lucio Battisti. Poi invece apri “La citazione è sintomo d’amore” (Carocci 2016) di Francesco Ciabattoni e scopri che di Battisti nemmeno l’ombra. Allora chiediamo perché al professore di origini livornesi che insegna alla Georgetown University di Washington. “E’ vero – spiega Ciabattoni - in questo libro mi occupo degli echi letterari e delle citazioni nelle canzoni di Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Angelo Branduardi, Francesco De Gregori, Fabrizio De Andrè e Claudio Baglioni ma non in Battisti, nel quale non ho trovato citazioni letterarie”. Però il titolo tratto da Una donna per amico rimane formidabile.
Il libro, scavando nei testi dei cantautori per farne emergere le allusioni dotte, dimostra che la canzone d’autore non può fare a meno della tradizione letteraria che, grazie ad un’arte allusiva declinata in molti modi, trasfonde nelle canzoni una quantità di “prelievi testuali”, come l’autore li definisce.
Gli autori esaminati non hanno inteso rivaleggiare con Pasolini o Franco Fortini o Eugenio Montale ma “dialogare con autori ritenuti formativi o fondativi, rielaborando, riesponendo e diffondendone il messaggio letterario tra un pubblico che di questa fitta trama di relazioni letterarie è stato per lo più ignaro. Almeno fino ad ora”.
Vecchioni e Guccini, per esempio, citano in maniera evidente, quasi ostentata, da grandi poeti come Stéphane Mallarmé o Sandro Penna o Guido Gozzano. Ma anche da testi molto più antichi, magari filtrati da opere più recenti. E’ il caso della storia di Samarcanda, che arriva addirittura dal Talmud babilonese, da cui lo trasse W. S. Maugham per un suo romanzo. Vecchioni spesso allude esplicitamente a testi della tradizione fin dai titoli. Cosa si vuole di più chiaro, in questo senso, che Canzone per Alda Merini o Verrà la notte e avrà i tuoi occhi?
Anche Guccini, come detto, attinge a cellule testuali altamente riconoscibili (anche lui in titoli famosi come Signora Bovary o Gulliver) come lo stranoto caso de L’isola non trovata, dal Gozzano di La più bella.
Da sempre frequentatore del canone poetico più serio ed alto, Branduardi si appropria spesso di interi testi, smontandoli e rimontandoli e aggiungendo musiche e interpretazioni originali (il caso de La pulce d’acqua da una ballata degli indiani d’America).
Su De André esiste ormai una bibliografia impressionante, allora Ciabattoni si sofferma sulle annotazioni che l’autore genovese faceva nei propri libri (l’archivio e la biblioteca di De André sono depositati a Siena) e le collega alle canzoni, dove il materiale prelevato veniva riorganizzato. Un testo-pilastro come La guerra di Piero emerge così, anche grazie a studi precedenti quello di Ciabattoni, come una miniera di allusioni, oltre al notissimo Lee Masters: Mallarmé, Calvino, Pavese, Malaparte, il canadese McCrae, Mario Luzi, Alvaro Mutis.
Arriviamo così a De Gregori e Baglioni, nei quali le citazioni immediatamente identificabili sono “davvero un caso raro”. E allora Ciabattoni deve ricostruire con pazienza una canzone come La storia, che chiama in causa il Gramsci de “Odio gli indifferenti”, ponte verso il tardo Montale del componimento con lo stesso titolo, alla base di una polemica con Pasolini di quelle che purtroppo oggi non possono più darsi, alla luce della stasi della nostra cultura.
L’ultimo capitolo è per Claudio Baglioni, con analisti centrate soprattutto su Strada facendo (1981) e La vita è adesso (1985). La sua Roma popolare è una tarda eco di quella che Pasolini aveva dipinto nei suoi romanzi alla fine degli anni Cinquanta. Ma in una canzone come Notte di note non mancano allusioni a Mario Luzi, Gabriel Garcìa Marquez e Elsa Morante. Tutti però innesti testuali ben mimetizzati nelle canzoni, senza “nessun segno di sutura permanente” e senza il ricorso a passi famosi, tipico invece di Vecchioni e Guccini. Prestiti per niente flagranti, ma sotterranei, probabilmente depositati nella memoria del lettore Baglioni.
Cosa vuol dire questo, se nemmeno il lettore riesce a cogliere queste citazioni? Che “Il genere canzone in questo caso rinuncia alla propria autosufficienza estetica, rendendosi interamente fruibile solo a lettori preparati, snaturandosi in un certo senso per aprirsi alla letteratura”.
Tra un libro e l’altro sull’intertestualità in Dante, Ciabattoni invita l’ascoltatore a farsi più astuto, a pensare all’ascolto come a un’esperienze più completa. “La passione per questo genere di studio nasce dal fatto che ci sono cresciuto, conosco bene i loro testi fin da quand'ero ragazzo e li suonavo con la chitarra. Poi da adulto ho iniziato a rinvenire la filigrana di cui i miei cantautori preferiti intessevano i loro testi. In più, per professione studio le dinamiche intertestuali, è l’approccio che ho usato anche nelle mie pubblicazioni su Dante”. Ciabattoni ha un complesso che fa cover dei cantautori, gli “I-Talians”. Se passate da Washington cercatelo.

Roberto Boldrini

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“C’era una volta…”

Era il 4 febbraio del 1938 e nelle sale americane usciva “Snow White and the Seven Dwarfs” (aka Biancaneve e i sette nani).

La trama, nota a grandi e piccini, vede l’intrecciarsi della storia della giovane, bella e gentile principessa Biancaneve, con quella della matrigna Regina Grimilde. Il classico della Walt Disney è basato sull’omonima fiaba dei fratelli Grimm e, come in tutte le classiche fiabe, anche in questa è presente un oggetto magico - lo Specchio- , gli aiutanti - i Sette nani - e il lieto fine realizzato tramite l’arrivo del bellissimo Principe. 

Negli anni questo cartone animato ha avuto un grande successo non solo per la magnifica realizzazione e la pluripremiata colonna sonora, ma anche perché è caratterizzato da “molte prime volte”. Si, in effetti, “Biancaneve e i sette nani” è il primo lungometraggio in cel animation della storia del cinema, il primo film d'animazione prodotto in America, il primo ad essere stato prodotto completamente a colori e il primo film prodotto dalla Walt Disney Productions, nonché il primo Classico Disney.  

Ehi Hooooo...

Ehi Hooooo...

Ehi Hooooo...

Ehi Hooooo!

Ehi Ho, Ehi Ho, a casa a riposar!

Se avete letto questa frase musicale canticchiando, vuol dire che Dotto, Pisolo, Brontolo, Eolo, Cucciolo, Gongolo, Mammolo, vi hanno conquistato con la loro simpatia. Ognuno dei sette nani ha una peculiarità: se Brontolo è quello in genere scontroso, Dotto è il più saggio; se Cucciolo è quello che crea più pasticci, Mammolo è il più timido; se Pisolo è il nano dormiglione, Gongolo è il più allegro ed Eolo è quello allergico. Sembrerebbe che nell’ideazione dei piccoli aiutanti della principessa Biancaneve gli autori si siano ispirati a una storia realmente accaduta in Germania, secondo cui degli uomini di bassa statura – operai nelle miniere di carbone - avrebbero accolto nella loro casa immersa nel bosco una giovane nobile. Secondo altre teorie, invece, questi sarebbero un'evoluzione degli spiriti dei boschi, in genere rappresentati con proporzioni corporee ridotte e dal carattere gioviale e altruista, presenti nelle leggende celtico-norrene. 

Tantissime sono le storie e le curiosità legate al cartone animato, a partire dal fatto che se il signor Walt Disney non fosse stato così testardo e non avesse corso il rischio di investire in un progetto talmente impegnativo ed economicamente rischioso, probabilmente oggi non godremmo di questo capolavoro cinematografico. Oltre a ciò, nel 1938 quando il film uscì nelle sale cinematografiche la sua visione fu vietata ai minori di 16 anni non accompagnati da adulti a causa della presenza della perfida strega. In più, il grande regista, sceneggiatore, attore, comico, e chi ne ha più ne metta, Woody Allen ha più volte raccontato nelle interviste che da quando sua madre lo portò al cinema a vedere Snow White and the Seven Dwarfs , all’età di tre anni, egli rimase folgorato dal mondo del cinema… e da allora i cinema diventarono la sua seconda casa.

 

 

Thank Walter Elias "Walt" Disney. Da una tua fan e amante dei cartoni.

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"Per tutti i diavoli!":Gianluigi Bonelli.

Camicia gialla, fazzoletto nero al collo, jeans con cinturone in vita e stivale con speroni: è la divisa d’ordinanza di Tex Willer, il ranger spiritoso, ma duro e inflessibile che difende la giustizia senza mai fallire; quasi un cow-boy gentiluomo che difende gli amici indiani e i texani per bene. È uno dei fumetti più amati, ma anche il più longevo dopo Topolino.

A Gianluigi Bonelli si deve l’ideazione e la creazione di questo personaggio. Egli è a tutti gli effetti un pioniere delle storie disegnate, non disegnatore ma creatore di sceneggiature nate dalla sua sola immaginazione come era stato per le opere di Salgari.

Inizia la carriera pubblicando poesie sul Corriere dei Piccoli e in seguito pubblicando a puntate i suoi romanzi d’avventura su L’Audace di cui più tardi acquistò i diritti creando l’omonima casa editrice che passando di proprietà al figlio Sergio, anch’egli illustre firma del mondo dei fumetti, divenne l’attuale Sergio Bonelli Editore, casa editrice che vanta tra le sue pubblicazioni anche Dylan Dog.

Negli anni ’40 crea Furio Almirante sui disegni di Carlo Cossio e Ipnos. Nel ’48 dal fortunato sodalizio col disegnatore Aurelio Galeppini, detto Galep, nascono i due personaggi Occhio Cupo e Tex Willer, da cui gli derivò il successo. Nonostante il successo e le numerose tirature la sua attività di sceneggiatore continua con la creazione di personaggi per i fumetti Plutos, Rio Kid, Yuma Kid e Big Davy, nonché storie per i personaggi creati da Guido Nolitta e dal figlio Sergio come Un Ragazzo nel Far West e Zagor.

Nel 1991 interruppe la sua attività di sceneggiatore con l’ultima sua sceneggiatura per Tex-Il medaglione spagnolo, ma anche dopo il passaggio di testimone a Claudio Nizzi, si occupò della supervisione delle storie fino alla morte nel 2001.

È stato a tutti gli effetti “un romanziere prestato al fumetto e mai più restituito”, come era solito definirsi, e proprio come i grandi romanzieri non aveva bisogno di fare esperienza diretta delle ambientazioni che descriveva con grande minuzia e in modo efficace, seppur semplice e scarno, era in grado di dare caratterizzazione psicologica ai suoi personaggi privilegiando però l’azione che descritta con precisione nelle sue “sceneggiature disegnate” diede ai suoi fumetti un’impronta quasi cinematografica.

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