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Recensione film Whiplash

Ho imparato a leggere prima di iniziare le scuole elementari. Ho uno dei ricordi più belli associati a mio padre che appartiene a quel periodo: lui che pazientemente mi aiuta a ritagliare macchinine, gonne, occhiali, cravatte ed ogni altro tipo di immagine presa dalle riviste già sfogliate. Avevamo un quaderno tutto per noi, un album per quel momento di creatività domenicale che rendeva entrambi felici, una ad incollare i pezzetti colorati, l’altro a scriverne sotto il nome e ad insegnare.
Arte, amore, dedizione e attesa, gli ingredienti che mi hanno portato a sviluppare una vera e propria passione per la scrittura e tutto il mondo letterario.


Quando però inizia a fare capolino lo zampino dell’ordine, dell’imposizione dall’alto, quando la scelta personale non è più la forza che move il sole e l’altre stelle, si può facilmente cadere preda di una paralisi creativa, di una dialettica d’amore-odio verso la disciplina prima tanto osannata e si rischia di metterla in disparte per qualche periodo. Il momento di straniamento a me capitò a causa di una maestra che, per tenermi allenata, mi costrinse a tenere giornalmente un diario, in cui annotare pensieri quotidiani, pena scrittura di pagine e pagine consecutive delle parole sbagliate cerchiate in rosso fuoco.


Cambiate oggetto, la musica e l’amore per la batteria, e soggetti, un adolescente determinato che studia al conservatorio e un insegnante al limite tra lo spingere al massimo le capacità degli alunni e il trattarli come il Sergente Maggiore Hartman in Full Metal Jacket, e avrete Whiplash.
Il film, vincitore di tre premi oscar, ha visto finora numerosi premi assegnati a J.K.Simmons, attore che interpreta Terence Fletcher, il dittatoriale educatore della migliore orchestra del conservatorio di Manahattan. Fletcher è il tipico maniaco del controllo, che gioca con le debolezze dei suoi “discepoli”, terrorizzati anche solamente a guardarlo dritto negli occhi. Un solo ragazzo incrocia volontariamente il suo sguardo, catturandolo per sempre: Andrew Neiman.


Andrew, spinto solo dalla sua grinta e dall’amore profondo per i grandi batteristi del passato, tra sudore, dita insanguinate, ritmo frenetico e massima velocità, si rifugia nell’unico mondo capace di comprendere a fondo la sua anima e il suo spirito ribelle che anela a dimostrare le proprie capacità, a diventare uno dei migliori batteristi jazz del presente. La maturità e il talento del ragazzo lo portano a farsi strada dapprima nella classe di Fletcher, di cui diventa membro titolare nonostante la sua giovane età, per poi arrivare ad ottenere anche le prime esibizioni sul palcoscenico, suonando alla perfezione il difficile brano Whiplash.
Lontano da un padre che sembra non appoggiare a fondo i suoi sogni, soffocando sul nascere possibili relazioni amorose che potrebbero distrarlo, Andrew continua imperterrito per la sua strada, che si rivela però troppo in salita a causa dello stesso insegnante che vorrebbe solamente aiutarlo a mettere in gioco il suo potenziale. Come ammette lo stesso Fletcher: “Ero lì per spingere le persone oltre le loro aspettative. Era quella la mia assoluta necessità”.


Andrew rimarrà sepolto da questa carica di lavoro fisico e mentale o riuscirà a emergere e a dimostrare, soprattutto a se stesso, che tutti i suoi sforzi sono valsi la pena?
Il mio intimo e profondo amore per la lettura e scrittura non è scomparso dopo quell’episodio avvenuto tempo addietro. Ci sono pause che ricaricano per più tenaci riprese, regalando una forza inaspettata. Le belle sorprese, se legate a qualcosa che amiamo con tutto il nostro cuore, non finiscono mai: perché siamo noi stessi che ce le creiamo, indipendentemente da chi ci sostiene o mette in difficoltà.

 


Titolo originale: Whiplash
Regia e sceneggiatura: Damien Chazelle
Paese di produzione: Stati Uniti
Lingua originale: inglese
Anno: 2014
Durata: 105 minuti
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: drammatico

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Roberto Bonfanti "Alice" il suo nuovo romanzo - di Valeria Gaetani

“Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
'Per tutta la vita' disse.”
Gabriel García Márquez

-2, -215, -214, …, -1. E’ un conto alla rovescia quello di Alice e Francesco, un susseguirsi di nuovi ricordi che, dopo aver vagato tra stelle e neve, sembrano ritrovarsi nei vecchi riti, nelle promesse mai mantenute, nelle infinite pagine scritte dopo un concerto o una lezione di italiano.

Roberto Bonfanti, scrittore lombardo dalla capacità di mettere su carta emozioni e sentimenti celati nel nostro cuore, nel suo ultimo romanzo “Alice (due piccoli stupidi)” trasporta il lettore in quel mondo fatato che è la memoria.

Pagina dopo pagina, si alternano le più intime confessioni di Francesco, tra un sorso di whisky e una canzone cantata male, dopo dodici anni sempre con lo sguardo rivolto verso il cielo, alla ricerca della terza stella a destra della luna. Il cantautore, protagonista maschile della storia, confessa anche a se stesso di non essersi mai dimenticato di quella ragazza dagli occhi verdi sfuggenti ma fragili: Alice, “lo sai anche tu: io ero proprio innamorato perso. Innamorato come non sono ma più riuscito a esserlo di nessun’altra”.

Francesco è fermo all'immagine di un’ Alice sedicenne, quella ragazza dalla timidezza ossessiva, che per la sua insicurezza disarmante lo abbandona alla fermata degli autobus, scappando di punto in bianco da quell’amore fatto di comprensione e abbracci rassicuranti.

Ed è proprio in un abbraccio, lungo, inatteso, che l’Alice donna si abbandona con Francesco in un momento in cui la sua vita pare ormai ben solida, lontana da quelle turbolenze che l’avevano fatta fuggire in passato. Tra lavoro e preparativi del proprio matrimonio, tra un compagno dalla sensibilità completamente diversa dalla sua, che riesce ad amarla senza forse arrivare a comprenderla a fondo, Alice osserva cadere un fiocco di neve, che sconvolge la sua ormai ordinaria quotidianità. Quel fiocco sembra sciogliere antiche reticenze, timori e disillusioni, portandola a riavvicinarsi a quel Peter Pan, principe senza corona del suo passato.
Tuttavia Alice non ha mai creduto alle favole, preferendo sempre risolvere i propri cortocircuiti interiori con pomeriggi di totale isolamento, facendo vagare i propri pensieri osservando il paese dall’alto, seduta su un motorino a fianco di una chiesetta, immersa nella nebbia.

Ed è proprio quella chiesetta il viaggio finale delle proprie elucubrazioni. Alice fa la sua scelta: capisce che sono le decisioni, non le promesse, che salvano, che solo la volontà e la razionalità possono purificare la sua anima, e che i ricordi, come stelle, non svaniscono, ma rimangono sempre lì fissi in cielo, in una lontananza rassicurante.

Valeria Gaetani

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Incontro di presentazione del libro "Curzio" di Osvaldo Guerrieri Teatro Astra (TO)

Si terrà venerdì 20 marzo alle ore 18.30 al Teatro Astra l’incontro di presentazione del libro Curzio di Osvaldo Guerrieri, edito da Neri Pozza. Parteciperanno all’incontro, ad ingresso gratuito, l’autore e Luigi La Spina. Modera Beppe Navello.

Curzio è il romanzo della vita di Curzio Malaparte, il racconto perciò di un’avventura umana che non ha avuto uguali nella prima metà del Novecento.
La storia comincia nel 1933 a Lipari, dove il fascista Malaparte è confinato per attività antifascista, e si conclude nella primavera del 1957 nella clinica «Sanatrix» di Roma in attesa di una morte della quale tutti desiderano impadronirsi: i democristiani, i comunisti, i repubblicani, la Chiesa cattolica.
Fra i due poli si espande la più clamorosa personalità di avventuriero, di narcisista, di rinnegato che abbiano conosciuto l’Italia e l’Europa: un «razziatore avido di cose e di prede» ebbe a definirlo il pittore Orfeo Tamburi che gli fu amico, uno dei pochi.
Grande giornalista, a 30 anni Malaparte ha diretto il quotidiano La Stampa; è entrato nelle più sconvolgenti avventure del secolo: le due guerre mondiali, la macchina stragista del nazismo, la nascita del comunismo sovietico e di quello cinese, la conquista coloniale; ha scritto libri di enorme successo che hanno ferito la sensibilità comune, da Tecnica del colpo di Stato a Kaputt a La pelle. Non si notano che contraddizioni in Malaparte, uomo fragile dentro e forte fuori, pronto a tutti i compromessi pur di ricavarne un vantaggio. Lo si vede nei rapporti prima con Mussolini e con il grande protettore Galeazzo Ciano, poi con Togliatti che riesce a sottrarlo alla legge penale. Lo si vede ancora nello scontro con il senatore Giovanni Agnelli, il nemico di una vita; oltre che nel turbinio degli amori mai veramente profondi, mai passionali, spesso strumentali e decorativi: per esempio con la misteriosa e sensuale «Flaminia», che ottiene da Mussolini in persona il permesso di andare a trovare l’amante a Lipari, oppure con Virginia Agnelli, considerata uno strumento per abbattere la potenza del Senatore e impadronirsi della Fiat. Sullo sfondo c’è il bel mondo italiano e parigino, c’è la vita nei giornali e nelle case editrici, c’è il cosmopolitismo artistico e diplomatico. E c’è l’Italia massacrata da un regime gonfio di retorica e di errori, protesa verso un futuro che, caduto il fascismo, sembra promettere soltanto violenza e vendette.
Il romanzo della vita di Curzio Malaparte, il racconto di un’avventura umana che non ha avuto uguali nella prima metà del Novecento.

Hanno scritto de I Torinesi:
«Le magnifiche, e spesso sconosciute, vite e avventure dei Torinesi, la tedescheria d’Italia».
il Foglio

«Trenta biografie esemplari… per rendere conto dei diversi mondi umani che hanno attraversato Torino tra Risorgimento e fine della città industriale».
il Sole 24Ore

Hanno scritto di Col diavolo in corpo. Vite maledette da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene:
«Una galleria di vite randagie e disperate, picaresche, lacerate».
la Repubblica

INFO fondazionetpe.it / @stagionetpe.it

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Novità Letteraria

La Vipera e il Diavolo

Romanzo storico di Luigi Barnaba 

«…convinci il mondo che non stai spodestando un parente rivale, bensì liberando la cristianità da una piaga. Da usurpatore diventerai messia…»

 Secondo la tradizione, Gian Galeazzo Visconti decise di fondare il Duomo di Milano dopo aver sognato il Diavolo.

La leggenda, però, non chiarisce quale demonio gli si sia presentato in sogno per tormentarlo al punto da spingerlo a esorcizzarlo attraverso l’edificazione della più famosa e maestosa cattedrale del mondo. È andato da sé, dunque, che a turbare i sonni del futuro duca di Lombardia sia stato Belzebù. Ma se, invece, non fosse stato Satana, re degli Inferi, a terrorizzare il sovrano? Se fosse stato, ad esempio, il suo più acerrimo nemico,  Bernabò Visconti? Il fratello di suo padre Galeazzo II, che, esattamente un anno prima dell’inizio della costruzione del Duomo (il 6 maggio 1385), lo stesso Gian Galeazzo aveva fatto arrestare, con un tranello in piena regola, e rinchiudere nel castello di Trezzo sull’Adda, per poi, si dice, avvelenarlo.

Del resto, le cronache dell’epoca descrivono Bernabò, che governò su Milano dalla metà del XIV secolo, come un despota, un ammazzapreti, un feroce e vendicativo tiranno assetato di potere. Un Diavolo, appunto! Sempre secondo la leggenda, fu proprio lui a eliminare il fratello, padre di Gian Galeazzo, dando il via a una vera e propria sfida senza esclusione di colpi per lo scettro lombardo. E in poco più di 60 anni di vita ne combinò di cotte e di crude.

 La fine della guerra fratricida è nota: fu Gian Galeazzo a trionfare, lo dice la storiografia.  Ma in che modo? E a che prezzo?

La Vipera e il Diavolo è un romanzo storico che racconta proprio lo scontro finale tra zio e nipote. Si svolge a Milano e in Lombardia, tra il 1378 (anno della morte di Galeazzo II) e il 1386 (anno della fondazione del Duomo) e abbraccia più piani.

Innanzitutto, quello prettamente storico, che ripercorre vicende realmente accadute, popolate di personaggi realmente esistiti e ambientate in luoghi reali. Vicende che di per sé, anche senza aggiungervi nulla di fantasioso, sono storicamente costellate di tutti gli ingredienti che rendono avvincente un racconto: tradimenti, gelosie, invidie, intrighi, brama di potere, amore, sesso, guerra, sangue, malattie, omicidi, duelli, saccheggi e delitti variSolo per questo varrebbe la pena di raccontarle.

Per insaporire un poco il “brodo”, però, il romanzo è “condito” anche di alcuni temi cari al Medioevo: dalla magia alla stregoneria, passando per superstizione ed eresia, con le forze naturali e sovrannaturali chiamate spesso e volentieri a fare da motore al canovaccio e a renderlo, appunto, più “saporito”, avvincente e misterioso.

Infine, inserita all’interno della storia, una serie di aneddoti ispirati a novelle originali del Tre-Cinquecento: storie che hanno per protagonista lo stesso Bernabò Visconti, personaggio dannato dalla memoria storica per volere dell’usurpatore Gian Galeazzo, ma che rimase a lungo, per la sua crudeltà, ma anche e soprattutto per la sua eccentricità, nei ricordi del popolo, che ne fece il protagonista di decine di racconti sepolti per secoli tra la polvere delle biblioteche. E solo ora, finalmente, “rispolverati”.

A metà tra storia e leggenda, La Vipera e il Diavolo (la Vipera è Gian Galeazzo; il Diavolo – inutile precisarlo! – Bernabò) ha un unico obiettivo: raccontare l’epopea familiare dei Visconti alla fine del Trecento e la battaglia all’ultimo sangue tra i due illustri contendenti, l’astuto Gian Galeazzo e lo spietato zio, per la conquista del potere. Una storia che, a differenza di quella dei Borgia, dei Savoia, dei Medici e di altre grandi casate italiane, aveva avuto sinora poca, se non pochissima, dignità letteraria. Ma che meritava invece di essere pienamente riscoperta, perché più avvincente – e “diabolica” – che mai.

Luigi Barnaba Frigoli, giornalista, è nato a Milano nel 1978. Laureato in Lettere Moderne, con tesi in Storia economica e sociale del Medioevo, è autore di un saggio sulla figura di Bernabò Visconti nelle novelle e nelle leggende tra Trecento e Cinquecento (Archivio Storico Lombardo, 2007).

La Vipera e il Diavolo (2013) è il suo romanzo d’esordio.

 

Meravigli edizioni – collana Pagine disparse

ISBN 9788879552943

352 pagine – 17,00 euro

facebook.com/laviperaeildiavolo

 

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