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LO STATO DELLE COSE, nuovo videoclip "Perdersi"

Da oggi su #YouTube

“PERDERSI”

il nuovo videoclip de

LO STATO DELLE COSE

Vincitori di Rock Targato Italia 2018

https://youtu.be/jgdiA4koHAs

 

Si intitola “Perdersi” l’ultimo singolo de Lo Stato delle Cose, già disponibile in tutti i webstore e in rotazione radiofonica. Il videoclip è da oggi disponibile sul canale YouTube della band: https://youtu.be/jgdiA4koHAs

Il brano anticipa la pubblicazione dell’EP di debutto “Lo Stato Delle Cose” dell’omonima band vincitrice della 30a edizione di Rock Targato Italia

Perdersi” è una canzone dedicata a tutte quelle persone che hanno paura di farsi trascinare dalle loro passioni, perché non potrebbero sopportare di nuovo il dolore o ulteriori delusioni. Preferiscono così rimanere dei “laghi salati”, fiumi che avevano sognato di diventare mare, e che ora hanno dimenticato cosa esso sia.

LO STATO DELLE COSE

Lo Stato delle Cose è un gruppo dell’Hinterland Milanese Pop-indie Rock nato nel Novembre del 2015 da un’idea di Valentina Brocadello (basso), Davide Ripamonti (pianoforte, chitarra acustica) e dall’incontro con il cantante vicentino Alessandro Mop (voce e chitarra elettrica).

A marzo è prevista la pubblicazione di “Lo Stato delle Cose”, primo EP della band omonima. La copertina dell’album è curata dal fotografo messicano Hector Chico.

Tratto dal titolo di un film di Wim Wenders "Lo Stato delle Cose" vuole essere una riflessione sul destino: "tutto va scomparendo, dobbiamo affrettarci se vogliamo vedere ancora qualcosa”. Nato come concept album, le cinque tracce hanno come filo conduttore la decadenza e la fragilità dei rapporti. Sono istantanee di uno stato di fatto, polaroid di resistenze, di malinconie, di immobilismo. Non vogliono descrivere storie, ma soffermarsi solo su alcuni fotogrammi in bianco e nero di istanti ben precisi. Il suono è semplice, diretto ma curato. Accosta parti elettriche alle linee acustiche con aperture melodiche emozionanti.

NEL WEB:

Instagram: www.instagram.com/lsdc_lostatodellecose/?hl=it

Facebook: www.facebook.com/Lo-Stato-delle-Cose-288491078025192/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCOpvD56PBjGOllu6ehH1_5g

 

Francesco Caprini

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 02 58310655 Mob. 3925970778 – 393 2124576

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web: www.divinazionemilano.it

 

 

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Domenico D'Oora: Stone Painting - Galleria Il Milione Milano

Domenico D'Oora

Stone Painting

testo di Federico Sardella


OPENING: 28 FEBBRAIO 2019 - DALLE ORE 18.30

Dal 28 febbraio al 30 marzo


Domenico D’Oora, uno dei più interessanti artisti italiani della sua generazione, la cui pittura si sviluppa in un ambito di aniconicità e monocromia, presenta in questa terza esposizione personale alla Galleria Il Milione una scelta delle sue recenti pitture realizzate su ardesia. La mostra, a cura di Federico Sardella e realizzata in collaborazione con l’artista, successivamente sarà allestita anche a Zurigo negli spazi della Lazertis Galerie.

In questa mostra intitolata Stone Painting, D’Oora espone una serie di circa venti recentissimi lavori, rigorosamente monocromi e tutti di ridotte dimensioni, tutti realizzati su pietra. Dopo aver dipinto su tela e su mdf, l’impiego dell’ardesia come supporto segna una svolta decisiva nel suo percorso e ad eccezione di un grande dipinto bifronte che sarà installato nello spazio della Galleria per essere visibile a 360°, tutti i lavori in mostra apparterranno a questa inedita serie.
La concretezza di queste opere e la presenza sono il risultato di un perfetto equilibrio tra pittura stesa in materiche modulazioni e in armonico contrasto con la levigata consistenza dello spessore del supporto, il cui volume definisce la superficie dell’opera, spazio ove il lento mutare della luce e le vibrazioni delle scansioni lineari suggeriscono lo scorrere del tempo.
Come scrive Federico Sardella, “le superfici dipinte di D’Oora, per il quale “la pittura è conoscenza, svelamento, così come testimonianza, confessione, acclamata verità e rivelazione” , con la loro scansione materica in divenire, suggeriscono una temporalità problematica, fuori dal tempo, anacronistica.”

La mostra è accompagnata da un catalogo con testo di Federico Sardella e la riproduzione di tutte le opere esposte.

 

Galleria Il Milione 
via Maroncelli 7, 20154 Milano
Lun - ven 10,30-13,00 / 15,30-19,00, sabato su appuntamento
tel. e fax 0229063272
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.galleriailmilione.it

 

blog targatoitalia

 

 

 

 

 

 

 

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SYLVANO BUSSOTTI “Memorie e frammenti di vita (privata)” a cura di Stefano Sbarbaro

catalogo con testo critico a cura di Stefano Sbarbaro

inaugurazione 27 febbraio h. 18.30 | Foro Buonaparte, 48 | 20121 Milano

dal 28 febbraio al 28 aprile 2019

Parma, via Emilio Lepido, 3/13       Milano, Foro Buonaparte, 48

SYLVANO BUSSOTTI “Memorie e frammenti di vita (privata)” a cura di Stefano Sbarbaro  

La Galleria Clivio è lieta di invitarvi alla mostra dedicata a Sylvano Bussotti che verrà inaugurata nella giornata di mercoledì 27 febbraio dalle ore 18.30 presso lo spazio espositivo di Milano. In quest’occasione sarà presentata un’inedita serie di collages realizzati su materiali di recupero e su mobilio provenienti direttamente dall’abitazione dell’artista. Il percorso espositivo proposto intende valorizzare un aspetto spesso sconosciuto del poliedrico artista fondatore del Gruppo70 ed esponente del movimento d’avanguardia internazionale Fluxus. Come sottolinea il curatore della mostra Stefano Sbarbaro che definisce Sylvano Bussotti: ”…artista poliedrico, dal percorso creativo multidisciplinare che non trova riscontri nel panorama culturale internazionale e che, proprio in ragione di una spontanea e indomita versatilità, sfugge ribellandosi a qualsiasi tentativo di definizione, secondo un atteggiamento che in parte ne costituisce la più evidente cifra stilistica…”, la cui produzione più intima di collages riconducibile al periodo degli anni ’60 e ’70 “……fonda sul processo di reminiscenza il proprio immaginario poetico, celebrato attraverso la forza evocativa dell’immagine e delle sue possibili rappresentazioni. Non è dunque un caso che nella produzione di Sylvano Bussotti la tecnica del collage assuma con il passare degli anni una sempre maggiore importanza, diventando in età matura una pratica quasi ossessiva che si è inoltrata dalla sua produzione artistica, musicale e teatrale insinuandosi inaspettatamente anche nella quotidianità, arrivando persino a incrostare mobili della sua abitazione, ripiani di scrivanie, comodini, mensole e librerie, tavoli e comodini, ante e sponde di armadi. Nell’affastellarsi di conoscenze e di esperienze biografiche e artistiche, il collage assume il valore di una necessaria sintesi visiva per contenere il flusso inarrestabile delle immagini che sedimentandosi nel tempo si mostrano come stratificati accumuli di memoria; il ritaglio è dunque un distillato simbolico e metonimico che, sradicato dal suo contesto, passa attraverso il filtro autobiografico per ricombinarsi coerentemente in una rappresentazione, o apparato visivo, con rinnovate strutture di senso...”. Con questa mostra la galleria intende far scoprire l’opera visiva dell’artista interfacciandola con la straordinaria carriera musicale, compositiva, di regia e di scenografia creando, così, un’endiadi perfetta per comprendere il quadro artistico di Sylvano Bussotti.

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ARTE CONTEMPORANEA, Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

ANTONIO COLOMBO ARTE CONTEMPORANEA

Via Solferino 44 | Milano

Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

da giovedì 14 febbraio dalle 18.30 alle 21

Sogno Lucido di Michela D'Acquisto

È evidente che le forme di 108 affondino le loro radici nell'intangibile. Essenziali e tuttavia perfettamente eloquenti, sono sezioni d'ombra dai confini incerti, proiettate da qualcosa di indefinito. Non raffigurano nulla di direttamente conoscibile, cariche invece di significati appartenenti a una dimensione liminale.

Altrettanto manifesto è il ritorno ai colori: da sempre componenti integrali nei lavori dell'artista, nel corso del tempo la loro proporzione rispetto al nero – costantemente  dominante – si è modificata più volte. Nelle opere immediatamente precedenti a queste, il colore aveva assunto un ruolo marginale nel rappresentarne l'esiguo elemento razionale, ridotto a sottili linee che si inserivano nell'irrazionalità preponderante delle macchie scure e da queste venivano in gran parte assorbite.

Adesso, in un processo impulsivo fortemente ispirato agli scritti di Huxley riguardanti la percezione e alla teoria sui colori di Kandinskij, 108 ne rivaluta le proprietà sensibili in grado di avvicinare la realtà al piano spirituale. Non è dunque un caso che il blu, associato alla sfera del soprannaturale, sia presente nella maggior parte delle opere che compongono Sogno Lucido, intente come sono a esplorare la dimensione onirica, l'inconscio, la parte irrazionale: «La vocazione del blu alla profondità è così forte, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa e intima. Più il blu è profondo e più richiama l'idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale. […] Se è molto scuro dà un'idea di quiete. Se precipita nel nero acquista una nota di tristezza struggente, affonda in una drammaticità che non ha e non avrà mai fine»1. Presenti anche le gradazioni della terra in autunno – alla quale l'artista è indissolubilmente legato – come il giallo, che «si può anche paragonare all’estate morente, che dilapida assurdamente le sue energie nell'incendio delle foglie autunnali»2, le tonalità mutevoli e vibranti del rosso, la quiete del verde, e il bianco e le sue sfumature invernali, che rimandano al silenzio assoluto del cielo in attesa della neve.

 

Ciò che rimane immutato è la prevalenza del nero, «[...] colore con minor suono: su uno sfondo nero qualsiasi colore, anche se ha un suono flebile, sembra forte e preciso»3. Introspettivo e irrazionale, dall'incomparabile impatto simbolico e visivo, esprime anche formalmente la spiccata dualità dei lavori di 108 – in quanto è plenitudine e, nel contempo, vuoto.

L'intera opera dell'artista è volta a liberarsi dalla subordinazione della realtà e a svincolare la parte più istintiva della propria essenza, quanto meno sul piano dell'immateriale. La disposizione stessa dei lavori in galleria sintetizza perfettamente la tensione risultante dal tentativo di conciliare razionale e non: la linearità dell'allestimento si interrompe nella project room, dove un'installazione casuale di ceramiche primitive e forme irregolari – un “museo dell'inspiegabile”, per usare le parole di 108 – riflette l'inesorabile affermarsi dell'irrazionalità sulla ragione.

 

Soprattutto, la natura irrisolta delle forme permane. Nell'adattare e alterare il lessico della geometria per raffigurare quello che va oltre al visibile, 108 si colloca di diritto fra gli artisti che rifiutano la figurazione per rappresentare la spiritualità esclusivamente attraverso l'astrattismo geometrico: su tutti, la svedese Hilma Af Klint, che dopo essere entrata in contatto con la Società  Teosofica di Helena Blavatsky e le teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, crea un ciclo composto da centinaia di dipinti diagrammatici, diretta da entità superiori alle quali riserva la monumentale opera della sua intera esistenza. Attiva già durante il decennio precedente a quello in cui lavora Kandinskij, è solo la prima di una presumibilmente infinita serie di autori che assimilano astrazione e immaterialità: dai più noti Malevič e Mondrian, a Emma Kunz, che nella Svizzera della prima metà del Novecento realizza disegni su carta millimetrata di grande formato che condividono estetica e funzione con il mandala, e Olga Fröbe-Kapteyn, contemporanea di Jung, del quale traduce gli archetipi in vivide opere di importante valenza simbolica.

108 è accomunato a questi artisti non solo dall'assoluto bisogno di trascendere la realtà, di inventarla e plasmarla come nel corso di un sogno lucido – durante il quale si è consapevoli di stare sognando e diventa dunque possibile orientarne la narrativa – ma anche da quello di agire come medium tra arte e spirituale, abbandonando il controllo della razionalità e lavorando guidato unicamente dall'inconscio.

La spersonalizzazione attuata dalla rinuncia al proprio nome e dalla scelta di essere invece identificato dalla cifra 108 – tre numeri, commutabili in una linea e tre cerchi, dal significato sacro per molteplici religioni – assolve pienamente a questo fine: in questa maniera l'artista opera anonimamente, unicamente in funzione di una pulsione trascendente che esula dalla pura pratica artistica.

Per 108, quest'ultima equivale a un processo istintivo riconducibile a un rituale intensamente privato, il cui risultato è un'opera onnicomprensiva, declinata anche in fotografia e in musica, che custodisce in sé ogni aspetto della sua vita: le chiare influenze di Arp e delle leggi del caso – e, più in generale, delle avanguardie del Novecento – le culture e le religioni orientali incontrate durante studi e viaggi, che si contrappongono ai culti primordiali e alle tradizioni popolari del Piemonte delle sue origini.

Non per nulla, il dittico Portali D'Inverno rimanda già dal titolo a tutto ciò che è caro all'artista: il caso e le ripetizioni che governano la natura, la stagione fredda e i suoi colori, le 108 forme dal significato elusivo che si comportano come aperture astratte in comunicazione con altre realtà. Altrettanto intenso è Ingresso Al Sogno, emblema dell'intera mostra, in cui un'unica macchia blu dall'eccezionale potere ipnotico induce uno stato di calma artificiale, preludio di visioni oniriche.

 

Per quanto in apparenza semplici, i lavori di 108 sono inesplicabili a parole. O meglio, avverto un limite evidente nell'utilizzare il linguaggio per descrivere l'arte di chi comunica eccezionalmente senza alcun tipo di mediazione.

Ho incontrato per la prima volta le sue opere tredici anni fa, in una mostra collettiva: anche se molto diverse da quelle attuali, già si distinguevano da tutte le altre. Solo molto tempo dopo, in seguito a una serie del tutto casuale di eventi e incontri, sono rientrata in contatto con i suoi lavori, che nel frattempo si erano liberati del superfluo, raggiungendo la straordinaria qualità espressiva che ancora adesso li rende unici. In quel momento mi hanno svelato qualcosa che all'epoca ancora non sapevo di me stessa, la necessità – e la possibilità – di ritrovare nell'arte una sensazione di appartenenza a qualcosa di superiore. È ciò che provo di fronte alle opere di alcuni degli artisti che ho citato in questo testo, ma più di frequente attraverso quelle di 108 e di tutti i creatori anonimi o guidati da spiriti, di chi produce arte inconsapevolmente e senza vincoli. Raramente mi sono sentita nella stessa maniera in gallerie e musei; molto più spesso camminando nella natura del Basso Piemonte, che non a caso condivido con Guido.

Osservare le sue forme nere, astratte ma organiche, incredibilmente semplici e ipnoticamente ripetitive, è per me una modalità di meditazione aniconica. Racchiudono e rivelano l'appartenenza alla terra e ai suoi culti primordiali, una conoscenza radicata nel mondo sotterraneo, e, nella loro essenzialità, riconducono al più puro stato di consapevolezza.

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