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L’importanza della memoria e di chiamarsi Mario.

“ … che noi qui, solennemente si prometta

Che questi morti non sono morti invano

Che questa nazione, guidata da Dio,

Abbia una rinascita di libertà;

E che l’idea di un governo del popolo,

Dal popolo,

Per il popolo non abbia a scomparire nel nulla.”

  1. Lincoln, dal discorso di Gettysburg, 19 novembre 1863

Scusatemi per l’assenza prolungata. Potrei addurre delle scuse: il lavoro, gli impegni, etc.

Non lo farò.

La verità è che, in questo periodo, ho provato, con alterne fortune, a dribblare le questioni di questo periodo. Gli unici motivi di distrazione gradevole dalla vita che tutti noi stiamo vivendo sono stati: le foto del pastore tedesco Maya sulla neve (è la meravigliosa creatura dell’immagine di questo pezzo) di una mia amica ed ex compagna delle scuole superiori e il cofanetto di Paolo Fresu di recentissima uscita.

Su Maya torneremo dopo. Paolo Fresu, per festeggiare le sue sessanta primavere, ci regala uno splendido lavoro tra classica, jazz e rock. Non meramente antologico, contiene due nuovi album e la ristampa dell’imperdibile Heartland (i cultori del jazz conoscono le difficoltà a reperirlo). Il cofanetto contiene anche un omaggio straordinario e partecipato al grande David Bowie. Il dubbio è se si consumeranno prima i cd o le mie orecchie … Ricordo, anche il documentario, interessante (e molto divertente) realizzato dal regista Roberto Minini Merot sul nostro grande jazzista.

Come ho detto, le fortune sono state alterne. Non sono completamente riuscito ad isolarmi dalle riaperture richiuse, dalle varianti del virus che sono molte di più di quelle dell’Autodromo di Monza, da crisi di Governo aperte da complici consapevoli e risolte con il solito uomo della Grande Finanza, del fatto che mentre il virus qui muta e diventa più cattivo, negli USA sembra stia indebolendosi, e, anche, che negli USA il Covid ha fatto più morti di due guerre mondiali e quella del Vietnam … su quest’ultima notizia sono trasalito. Per quanto non ho motivo per credere che l’addizione sia errata, cosa c’entra? Vuole essere una notizia?

In mezzo a questo periodo, ci sono stati due importanti Giorni della Memoria. Non tornerò su quei temi, tuttavia volevo anche io stimolare la memoria di tutti noi.

Cominciamo con le pandemie. Nel biennio 1918/1920 sono morte cinquanta milioni di persone. Se proprio volete fare dei parallelismi, non sforzatevi di fare gli acrobati, fateli mele con mele e pere con pere, come diceva mia nonna. Poi è chiaro che anche una sola vita umana persa è una tragedia, non una statistica.

Sempre a proposito di memoria, visti gli “Osanna” al nostro nuovo Presidente del Consiglio, ricordo i momenti maggiormente significativi vissuti dall’umanità quando la Finanza ha avuto maggior rilievo.

In primis, gli Anni trenta del Novecento (potrei cominciare dallo sterminio dei Templari o prima, ma l’articolo durerebbe come la Treccani), quando il crash della Borsa di New York ha messo in ginocchio l’economia dei Paesi più industrializzati. Ho ricordato il capolavoro di Steinbeck: Furore. Il racconto di come dei sereni e pacifici agricoltori vennero privati del sostentamento dalle banche che gli hanno pignorato le fattorie già provate da una serie di tempeste di sabbia che avevano rovinato i raccolti.

La decisone, dopo il crollo del Muro, che i mercati si sarebbero regolati da sé. Impostazione che ha dato vita ad una globalizzazione del capitalismo che rende a volte sudditi, a volte schiavi i popoli di Africa e Asia (quantomeno alcuni, altri sono diventati protagonisti del grande capitale). Eppure, potenzialmente, il globalismo poteva essere un vantaggio per tutti … Come sappiamo la strada per gli Inferi è lastricata di buone intenzioni.

Più vicina a noi nel tempo, la Grecia. Un Paese ormai completamente sussidiario che ha patito la mancanza di insegnanti nelle scuole, di medici e farmaci negli ospedali, dove si è esercitata una macelleria sociale impegnata e di livello. Cosa perpetrata, non nel silenzio ma con la complicità attiva dell’Unione Europea.

Parliamo del nostro default, quando gran parte del nostro tessuto produttivo e sociale è stato messo alla frusta (parte rilevante non è sopravvissuta) da un governo “tecnico” che aveva lo scopo di salvarci. Anche qui, capeggiato da un uomo della finanza.

Arriviamo ad oggi. Una crisi di governo esogena (chi pensa che sia stata l’iniziativa solitaria del leader di un partitello commette un errore marchiano) e 200 miliardi e rotti da spendere. Si può pensare che i peones che gli italiani hanno democraticamente eletto possano gestirli? No. Allora, a maggior garanzia della finanza mondiale si mette un illustrissimo banchiere. Per carità, non voglio giudicare prima di aver capito cosa farà. Voglio concedere a lui come a tutti gli altri il beneficio del dubbio.

I dubbi, però, sono molteplici. Le svolte, ad esempio.

La svolta green, in particolare. L’ecologista dell’ultima ora dei capitalisti nostrani è estremamente divertente. E’ l’ultima frontiera per fare operazioni di leva finanziaria prima che il sistema che è virtuale e che di reale ha solo la sofferenza di famiglie, imprese e popoli, schianti. Per carità, meglio su quello che sul cemento e le armi … scusatemi, come al solito sbaglio, cemento ed armi procederanno come se non ci fosse un domani, lo stesso.

Altro motivo di sorriso è la definizione del nostro nuovo governo: governo di unità nazionale. Davvero? A me, più che unità sembra accozzaglia, più che forze politiche responsabili mi sembra un’ammucchiata. E, parlando di ammucchiate, temo che godranno tutti tranne che noi.

Ma forse, sono ancora una volta, in errore. Forse, non bisogna essere uomini della grande finanza per salvare l’Italia (e/o il mondo), basta chiamarsi Mario.

Torno a Maya, di cui vi regalo una immagine che rubo a Milena (la mia amica di cui sopra) sperando che se non un piccolo senso di serenità, possa regalavi un momento di riflessione: per essere felici non basta poco?

di Paolo Pelizza

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Gli ascolti di febbraio 2021. Giancarlo Frigieri, Pietro Spanò, Yuri Beretta, Prevosti, Vasco Brondi a cura di Roberto Bonfanti

Gli ascolti di febbraio 2021Giancarlo FrigieriPietro SpanòYuri BerettaPrevostiVasco Brondi
articolo di Roberto Bonfanti

“Occorre essere attenti, per essere padroni di sé stessi occorre essere attenti”, cantava Lindo Ferretti diversi anni fa. Una frase che suona più importante che mai, in quest’epoca in cui persino il senso delle parole sembra mutare di giorno in giorno. Occorre essere attenti. E, guardandosi attorno, verrebbe in mente anche quell’altra frase, forse più incisiva, di De André, su cosa bisogna diventare per credere che esistano poteri buoni. Intanto però non smettiamo di concederci anche delle parentesi di bellezza e consigliamo, come ogni mese, qualche disco recente da ascoltare.

Giancarlo Frigieri, che chi ha seguito la scena indipendente di inizio millennio ricorderà come leader di Joe Leaman, sembra avere ormai raggiunto un’enorme maturità nel suo percorso solista da autentico cantautore. “Sant’Elena”, il suo nuovo album, è infatti un disco cui in il folk più cupo e dolente di matrice americana si sposa perfettamente con una serie di polaroid sincere e toccanti di una manciata di storie ambientate nella provincia emiliana più profonda. Storie strapiene di vita raccontate in modo profondo e sentito andando a comporre un disco cosparso di fuliggine pervaso da un affascinante senso di sconfitta.

Coniugare pop, raffinatezza e intelligenza è da sempre una sorta di sacro Graal per molti cantautori. Pietro Spanò, con il suo nuovo album intitolato Prospettiva cosmica, sceglie di imboccare esattamente quella strada e riesce a percorrerla in modo naturale e credibile. Nove canzoni dalle melodie pulitissime in cui suoni sintetici e pianoforte si intrecciano in modo spontaneo completando il tutto con testi che riflettono in modo personale, coniugando uno sguardo attento sul mondo e una patina di apparente leggerezza, su sfumature non banali della contemporaneità.

Il periodo di clausura generale sembra avere dato una spinta importante alla creatività di Yuri Beretta che, dopo il pop di Cara pace e le sperimentazioni di “Diario”, pubblica il terzo album in poco più di dodici mesi dando spazio questa volta alla sua vena da cantautore più intimista e puro. “Cantare l’amore” è un disco confidenziale costruito attorno alla voce di Yuri, alle sue parole e a pochi suoni a bassa fedeltà che esaltano il senso di fragilità emanato dalle canzoni, con la scrittura dell’artista lombardo che si abbandono senza remore al suo lato più introspettivo, malinconico e sensibile.

Il varesino Prevosti si presenta come il nuovo pupillo di Giorgio Canali, che non a caso si è occupato della produzione artistica del suo album d’esordio intitolato “Le gabbie dei tori”, pubblicato già da qualche mese ma di cui arrivo colpevolmente a parlare solo adesso: un disco dallo stile immediato, figlio del lato più cantautorale degli anni ’90 rock del nostro Paese ma capace di guardare anche oltre accarezzando il pop e concedendosi qualche apertura folk. Canzoni dirette ed essenziali incentrate su una scrittura eclettica ma decisamente incisiva capace di unire sensibilità, cinismo, lucidità, rabbia, disillusione, richiami alla storia della miglior canzone d’autore italiana e slanci poetici.

È un album live registrato durante i concerti della scorsa estate e intitolato Talismani per tempi incerti”, il primo lavoro musicale firmato da Vasco Brondi con il proprio nome di battesimo. Un live la cui scaletta spazia fra classici de Le Luci Della Centrale Elettrica, qualche cover (quattro delle quali tratte dal repertorio dei CCCP\CSI\PGR o comunque curiosamente già interpretate anche dalla voce di Giovanni Lindo Ferretti) e intermezzi dedicati alla lettura di poesie. Un progetto che non sposta le coordinate del Vasco Brondi solista rispetto a quanto già mostrato nell’ultima fase del progetto Le Luci Della Centrale Elettrica ma che comunque risulta un piacevole momento di transizione in attesa di scoprire il futuro dell’artista.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

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Casa loro, Cosa nostra di Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci

DeA Planeta Libri

Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci
Cosa loro, Cosa nostra

Come le mafie straniere sono diventate un pezzo d'Italia

Disponibile dal 23 febbraio 2021

Le triadi cinesi riciclano denaro in tutta Europa (ma in epoca di Covid-19 si danno al cybercrime); i clan ucraini gestiscono il contrabbando di sigarette; i cult nigeriani amministrano il racket della prostituzione e controllano le piazze di spaccio a colpi di machete; i dealers marocchini trasportano l’hashish da Tangeri a Genova; le gang di latinos trasformano i parchetti di quartiere in zone di guerriglia.
A poco a poco, le mafie d’importazione hanno guadagnato un loro spazio rispetto alle organizzazioni mafiose “tradizionali”, stravolgendo l’universo del crimine così come lo conoscevamo, dove si alternavano cosche strutturate e piccolo malaffare. Cosa nostra, camorra, ’ndrangheta: nonostante le origini multiculturali, le nuove mafie si rifanno al modello della grande criminalità organizzata made in Italy, con cui a volte guerreggiano ma spesso collaborano, prendendo a prestito i loro codici e le loro regole.
Eppure, per quanto sia pervasivo nella cronaca nera il racconto di certi loro crimini efferati, continuiamo a sottovalutare la portata della loro infiltrazione, l’estensione delle loro reti, il potere dei loro boss. Lo stesso errore che per decenni fecero negli Stati Uniti occupandosi di Cosa Nostra: per combatterla fu necessario ammetterne l’esistenza, studiarla, capire quanto fosse intrinseca al sistema economico e politico della nazione. E così dovremmo fare anche noi, perché le mafie straniere non sono il lato oscuro dell’immigrazione, ma il risultato dei nostri fallimenti politici, dell’incapacità dello Stato italiano di controllare davvero il territorio.
Il criminologo Andrea Di Nicola e il giornalista d’inchiesta Giampaolo Musumeci intrecciano atti processuali, fatti di cronaca e testimonianze dirette per ricostruire le dinamiche segrete e i riti di affiliazione di gruppi in apparenza così lontani dalla nostra vita quotidiana. Ma proprio la volontà di non vedere rischia di rendere sinistramente presago il titolo: Cosa loro, Cosa nostra.

Andrea Di Nicola, criminologo, è professore di criminologia all'Università di Trento, dove coordina il gruppo di ricerca eCrime e l'Istituto di scienze della sicurezza. Le sue ricerche vertono sul nesso tra migrazioni e criminalità, il traffico internazionale di migranti, la criminalità economica e organizzata. Ha ricevuto il premio Nazionale Paolo Borsellino. Ha scritto, insieme a Giampaolo Musumeci, Confessioni di un trafficante di uomini (Chiarelettere, 2014), libro dal grande successo internazionale.

Giampaolo Musumeci è giornalista freelance, fotografo, film-maker e conduttore radiofonico. Si occupa di conflitti internazionali, attualità e immigrazione, prevalentemente in Africa e Medio Oriente. Conduce “Nessun luogo è lontano” su Radio 24. Autore tv, ha firmato programmi e ha collaborato e collabora con media italiani e internazionali. Insegna alla Scuola di giornalismo della Cattolica di Milano. Ha scritto Io sono il cattivo. Quindici ritratti di geni del male (Il Sole 24 Ore, 2020) e, con Andrea Di Nicola, il libro di inchiesta Confessioni di un trafficante di uomini (Chiarelettere, 2014).

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Di: Nadia Mistri

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ARTEFIERA Playlist 21/24 gennaio 2021

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