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Radio Karma Revolution un nuovo programma musicale

Giovedì 28 Maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.00

Radio Karma Revolution presenta, in collaborazione con Rock Targato Italia, Il Lato Oscuro con Paolo ed Helena.

Una strana coppia: lei nata alla fine del secolo scorso, lui alla fine di quello prima; lei con una spumeggiante vita sentimentale, più noiosa di un documentario sulla vita sessuale del boa constrictor, lui che non sa più neanche di cosa si stia parlando; lei super tecnologica, lui che scrive ancora su una stele coperta di cera. Tutti i giovedì dalle 18.00 alle 20.00 i due ci porteranno in un viaggio tra blues, rock, musica cosmica ma, soprattutto, cercheranno di intrattenervi con le loro grottesche personalità e la loro effervescente idiozia!

 

mixlr.com/radio-karma-revolution

https://www.facebook.com/events/235516037873793/

https://www.instagram.com/p/CAkwwmEgdK1/?utm_source=ig_web_copy_link

 

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

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Tel. 393 2124576 – 392 5970778

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SAVE THE MUSIC, intervista a Claudio Formisano

SAVE THE MUSIC, OVVERO COME IL VIRUS COLPISCE L’ARTE E LA CULTURA E LE IDEE E LE AZIONI DI CLAUDIO FORMISANO.

Claudio Formisano è il Presidente della giuria di Rock targato Italia ma (incidentalmente!) è anche il referente per il mercato di CAFIM, la confederazione europea che rappresenta i maggiori produttori di strumenti musicali.

Visio: Buon pomeriggio, Claudio! Grazie mille per essere con noi.

Claudio: Ciao e grazie a voi!

Visio: Allora, tu sei il Presidente della prestigiosissima Giuria di rock targato Italia ma, nella vita, fai anche altro!

Claudio: Sì … in modo minoritario ma faccio anche altro. (ridiamo) soprattutto in questi giorni mi sto dando molto da fare perché purtroppo, nel mondo degli strumenti musicali non sta facendo niente nessuno. Io vedo che, per esempio, FIMI insieme agli altri della discografia (nonostante siano realtà diverse e in competizione tra loro) nel momento del bisogno si sono messe insieme e hanno fatto un manifesto di dieci punti chiedendo provvedimenti per il comparto al Presidente del Consiglio. La stessa cosa ha fatto Assomusica e il MEI. Nello strumento musicale non ha fatto niente nessuno se non richieste molto blande. Per questo, mi sono sentito in dovere di espormi in prima persona anche perché le prospettive sono poco incoraggianti

Visio: Puoi spiegarci?

Claudio: Si potrebbe parlate di settore della musica in generale ma, lo strumento musicale viene toccato in modo particolare dalla crisi Covid 19 per la conformazione stessa del settore: è un’attività industriale più piccola con una logistica… Il tema che noi ci siamo fermati a marzo e le nostre prospettive di ripresa sono per marzo 2021 … Tu dimmi qual è quel comparto o quell’impresa che può sopportare uno stop di dodici mesi…

Visio: Credo nessuno! Ma prima del Coronavirus come andava?

Claudio: Abbiamo avuto alti e bassi. Abbiamo subito la crisi del 2008 che da noi è arrivata in maniera pesante dal 2010. Questo è un dato abbastanza storico, nel senso che, a partire dalla vecchia “crisi del Golfo”, di crisi ce ne sono state più di una ma sono sempre durate due o tre anni e sono arrivate a toccare il nostro settore quasi mai o verso la fine e in modo marginale. La sostanza e la nostra fortuna è stata che queste crisi finivamo prima di poter arrecare un danno importante al nostro settore. Eravamo convinti che sarebbe successo così anche nel 2008 … Ma quella non è ancora finita adesso!! E’stato un crescendo di anno in anno. Nel 2014 ci sono stai cenni di ripresa e ci siamo un po’ illusi ma poi dal 2015 siamo caduti di nuovo nel baratro.

Visio: Quindi vi ritrovate con un problema più grave di altri comparti.

Claudio: Purtroppo si! Già colpiti dalla crisi economico/finanziaria ora si è aggiunto anche il coronavirus … Ma dobbiamo fare un’analisi un pochino più approfondita. Ad esempio, in Italia non tutte le aziende hanno sviluppato l ‘uso di internet. Infatti in Italia il 20% delle imprese non usano ancora internet. A questo aggiungi che il settore strumenti musicali è composto in grande numero da aziende piccole o piccolissime, spesso a conduzione familiare che non sono (spesso) orientate alla digitalizzazione e proiettati all’uso delle tecnologie più avanzate. Questa situazione già difficile di per sé ci penalizza ulteriormente in confronto agli altri paesi europei. In Europa in fatti, il comparto fa fatturati molto più importanti del nostro. Mi riferisco a Germania, in primo luogo, con oltre un miliardo di Euro di fatturato, Francia circa 680 milioni e Regno Unito circa 600 milioni mentre in Italia poco più di 350. la Germania è in testa ma vanta anche di aver acquisto 18 milioni di utenti ex DDR che avevano i soldi nel materasso e che volevano comprare tutto, compresi gli strumenti musicali. Quindi se consideriamo che in Germania abbiamo una popolazione di circa 82 milioni di abitanti la sua posizione è più giustificata mentre Francia, Italia e Regno Unito sono tutte intorno ai 60 milioni e questo evidenzia la carenza del nostro Paese.

Visio: Anche da un punto di vista dell’utente … Tu sai che io sono un vecchio ragazzo o un post hippie come mi hanno spesso definito … io ho una percezione mia. Io non comprerei mai una chitarra su internet … Io andavo in negozio, dovevo toccarla, provarla … tra l’altro, forse, per una tastiera elettronica posso immaginare di poter fare uno “strappo” e ordinarla in rete ma per una chitarra non lo farei mai … La chitarra ha una forma che si presta ad essere “accarezzata”, ha un po’ la forma del corpo femminile … Mi sentirei come uno che ordina una moglie per corrispondenza.

Claudio: (ride) Il paragone mi piace moltissimo! Però devi considerare come una società cambia … Dipende anche da come crescono le nuove generazioni … I ragazzi ormai non “scelgono” di fare acquisti in rete, lo fanno in modo naturale perché oggi quello è il sistema più diffuso e anche più rapido e spesso il più economico. Forse le persone della mia generazione la pensano diversamente. Tieni anche presente che con l’e-commerce hai del tempo per decidere se tenere o meno il prodotto che hai acquistato. In definitiva se guardiamo a fondo tutta la struttura del commercio è totalmente cambiata, inclusa quella dello strumento musicale. Ti porto un esempio che sto vivendo proprio in questo periodo in UK durante il lockdown, la Tanglewood ha aiutato i negozianti costretti a chiudere il punto vendita ma con molte richieste delle loro chitarre ha attivato il dropshipping ovvero la Tanglewood ha evaso dal proprio magazzino inviando il prodotto direttamente al consumatore ma fatturando al rivenditore. Siccome l ‘acquisto on line in U.K. è molto più sviluppato che da noi è stato sufficiente che la Tanglewood attivasse questo servizio per consentire sia a lei che hai suoi rivenditori una flessione delle vendite solo del 5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il futuro va in quella direzione, lo si voglia o no.

Visio: Io non voglio ma non me lo hanno chiesto! (ridiamo). Secondo me, entrare in negozio, guardare una vetrina …. Sono atti deliberati. Stare a casa aspettando che venga buona … Non so… Mi toglie un po’ di poesia. Io volevo anche chiederti com’è cambiato il cliente …

Claudio: Da quando è entrato in gioco l’e-commerce, non è cambiato il cliente è cambiato il modo di vendere e di comprare. Il mondo si è globalizzato. Le persone si comportano in modo molto simile ovunque siano. Guarda nel caso del Covid19. Quando è stata dichiarata l ‘epidemia in Cina nonostante il governo avesse rassicurato sulle disponibilità delle scorte alimentari la popolazione è corsa a vuotare i supermercati ma lo stesso fenomeno poi si è ripetuto a distanza di meno di un mese in Europa, tutta quella coinvolta con il covid19, e poi in America dopo un mese e mezzo, poi in sud America e così via. Possiamo allora dire che non è cambiato il cliente ma che è cambiata la società. Nel nostro campo questo cambiamento è stato particolarmente problematico perché ha una doppia anima che rende difficile la convivenza. La prima anima è quella   elettronica, tecnologica, digitale, di attualità, della novità senza respiro, robotica, che viaggia alla velocità della luce o forse più. L ‘altra invece tradizionale, classica, più riflessiva, più vicina alla natura, alla materia prima, alle sensazioni, ai profumi. Nell’ultimo ventennio, ci sono stati tre grandi cambiamenti sul nostro continente: l’Europa intesa come mercato libero, l’Euro e l’e-commerce. L’ e-commerce naturalmente è quello che siamo in grado di valutare più facilmente tra i tre perché tocca l’attività nella quale siamo coinvolti quotidianamente. In Italia la crescita dell’e-commerce, nel nostro settore, ha significato negli ultimi 15 anni la chiusura anzi la perdita del 25% dei punti vendita esistenti passando da 1340 a poco più di 900 questo perché in questi anni molti rivenditori non hanno voluto o saputo adeguarsi al nuovo deal digitale. Ma spendiamo due parole sullo stato delle cose ad oggi a seguito del corona virus. Il settore è stato bloccato da marzo, i negozi da allora non incassano un centesimo tranne quelli che sono organizzati sull’e-commerce ma abbiamo appurato che non sono molti. La riapertura è prevista per il 18 maggio ma, nel nostro caso, quella data ha un significato relativo in quanto la nostra attività viaggia in parallelo con quella delle scuole, ma le scuole sono state chiuse e riapriranno a settembre inoltre sono stati vietati concerti, musica live, festival, fiere fino a fine anno quindi le nostre possibilità sono quasi inesistenti. In tutti i casi, se tutto va secondo quanto ci è stato anticipato noi ricominceremo a lavorare verso la fine di settembre ciò significa che avremo meno di tre mesi per recuparare i sei mesi precedenti il che già la dice lunga. Ma i produttori e i distributori come si comporteranno in questo periodo? Facciamo una ipotesi: io distributore sono fermo da tre mesi, quindi non faccio nuovi ordini ai miei fornitori. Riprenderò le vendite a settembre vendendo quello che ho ora in magazzino ma, dopo un po’, non sarò più in grado di soddisfare le richieste perché non avendo inoltrato ordini al fornitore precedentemente per i motivi che ho appena detto non avrò scorte sufficienti. Va anche detto che i tempi di approvvigionamento nel nostro settore sono lunghi: dall’ordine al produttore ci vogliono quattro mesi per la produzione più uno di spedizione. Quindi se ordino a fine ottobre, che già sarebbe un miracolo, la merce mi arriverà ad aprile… ma non è tutto c’è una ulteriore aggravante, a gennaio, in Cina si festeggia il Capodanno cinese che blocca i processi produttivi dai trenta ai quaranta giorni che vanno ad aggiungersi ai tempi che ho appena detto.

Visio: Ma quindi come la risolviamo?

Claudio: E’ necessario un intervento immediato del governo a sostegno dei negozi di strumenti musicali perché il problema è di dimensioni tali che nessun altro al di fuori del governo può porvi rimedio. Inizialmente mi sono aggregato ad altri colleghi dello spettacolo che si sono mossi facendo subito appelli di vario tipo al governo. Ma vedi, quando parliamo di spettacolo, parliamo di una infinità di attività e di settori paralleli o complementari coinvolti quindi va bene aggregarsi ma poi ognuno deve agire per il proprio campo specifico perché le problematiche sono diverse per ognuno. Ma, visto che nel mio settore non succedeva niente di concreto, mi sono unito al “coro” e ho fatto una richiesta al Mibact di 100 milioni per il comparto strumenti musicali e il suo indotto.

Questa richiesta si è basata sui dati ricavati da una precedente esperienza vissuta con l’Onorevole Raffaello Vignali, che per tre anni ha aiutato il mercato degli strumenti musicali con il bonus Stradivari, nel mio nuovo appello ho quindi chiesto la Mibact di dare vita a un nuovo bonus ma riproporzionandolo alle necessità del momento tenendo a mente che noi saremo inattivi per quasi dodici mesi. In realtà nel caso degli strumenti musicali il bonus ideale per superare il covid19 sarebbe quello di riconoscere ai negozi il 25% del fatturato realizzato nello scorso anno. Il tutto distribuito equamente tramite una apposita commissione creata per la circostanza dal Ministero e con l’obbligo da parte dei beneficiari di dedicare l’importo ottenuto esclusivamente all’ acquisto di merci, di innovazioni nel campo internet e di marketing per rilanciare l ‘attività. Questa credo sia l’unica soluzione per evitare una ecatombe di chiusure e di fallimenti di negozi entro la fine dell’anno e allo stesso tempo per cercare di contenere una invasione ancora maggiore da parte dell’e-commerce internazionale che è molto più preparato molto più agguerrito molto più strutturato ma altrettanto bisognosa.

Visio: Non è roseo … ma capisco il realismo. Ho appena fatto un’intervista ad Antonio Chimienti che sostiene che, al contrario, il virus riequilibrerà le nostre esigenze, capiremo l’importanza delle piccole cose e farà ripartire la musica e le altre forme artistiche in modo più autentico. Vero è che la situazione, da un punto di vista industriale ed economico, è disastrosa. Poi, noi siamo molto più fragili di altri, la domanda è come verranno condizionati gli aiuti … Prendere ulteriormente dei soldi in prestito, dipenderà dalle condizioni con cui ce li daranno

Claudio: Io sono convinto come Antonio che le cose possono migliorare. Non possiamo uniformare tutto alla nostra quotidianità e convincerci o provare o convincere gli altri che quello è importante e cioè che la nostra vita in selfie sia importante, solo perché potenzialmente abbiamo un pubblico. E’ l’effetto dei social. Questo è una occasione unica per ripartire da zero ma sulla base di esperienze vissute che ci aiutino a prendere la giusta direzione. Questa è un’opportunità quindi non succederà automaticamente. Parlando del debito pubblico, il fatto che il nostro settore sia di nicchia ci agevola… Non abbiamo bisogno di miliardi. Un governo può preventivarlo! Dando un supporto ora al nostro settore si darebbe indirettamente una  nuova linfa vitale a tutti i settori dello spettacolo perché la musica è ovunque. C’è musica nei locali, nei concerti, nel cinema, nel teatro, nella danza, nelle case, nelle piazze, ristoranti alberghi, palestre , dal barbiere , nei centri commerciali, ovunque … Allora mi chiedo come si può non tenere conto di tutto questo?  Chi è al governo è consapevole delle conseguenze che ci sarebbero su tutta la società intesa come arte, cultura, intrattenimento spettacolo ecc. ecc. se non si pone rimedio ora?

Visio: Al di là dei soldi … Quali sono gli interventi?

Claudio: Aiutare tutte queste realtà, fare sistema, far ripartire il loro business. Nel mio piccolo, con la Cafim abbiamo messo a disposizione dei negozi che ne avessero fatto richiesta 2500 mascherine chirurgiche gratuitamente, suddivise in pacchetti non superiori ai 25 pezzi per poter accontentare almeno 100 negozi. Ho fatto caso che la maggior parte di quelli che mi hanno risposto sono realtà piccole o di provincia. Ma abbiamo riscontrato anche casi di negozi storici costruiti con i criteri del loro tempo e che non hanno nessuna possibilità di adattamento ai decreti di prevenzione emanati in funzione del Covid19. Il settore va aiutato, in USA la NAMM (National Association of Music Merchants, N.d.R.) tramite gli iscritti, che pagano una quota annuale, organizza la fiera di strumenti musicali più importante al mondo, trattandosi di una associazione, tutti gli utili vengono reinvestiti per la crescita del mercato e lo sviluppo della pratica musicale organizzando anche corsi, workshop, master class e molte altre iniziati di supporto e stimolo al comparto della musica. Penso che anche da noi sarebbe importante creare una realtà simile dove chi fa musica è al centro dell’attenzione. In questo periodo i musicisti si sono trovati isolati … Nelle conferenze stampa governative e delle pubbliche amministrazioni, si è dedicato tempo a parlare di palestre, jogging e massaggi e non si è detto neanche una parola su cultura e musica.

Visio: Lo sai che la cultura governativa qui è che con la cultura non si mangia, indipendentemente da chi governi.

Claudio: Sì, è una triste realtà ma vedi, un musicista pochi giorni fa ha postato questo pensiero: io vivo facendo musica, mia moglie pure e abbiamo due figli. Siamo cittadini di questo paese e facciamo i musicisti. Non è possibile che il Presidente del Consiglio in conferenza stampa dedichi una infinità di tempo parlando di massaggi e di palestre e sulla musica non dica una sola parola. Direi che questo esempio renda bene l’idea di come viene percepito il “fare musica” dai cittadini e dalle istituzioni. In Italia esiste un’associazione che si chiama Note Legali che in questi mesi ha fatto e ancora sta facendo miracoli per i musicisti proprio partendo dal concetto che siamo al punto zero e da qui si può aprire un nuovo capitolo della musica e dei musicisti. I musicisti sono lavoratori che hanno le stesse necessità di tutti gli altri lavoratori. Quindi, pensione, cassa integrazione e sanità. Il Presidente di Note Legali ha chiesto e ottenuto di sedersi intorno ad un tavolo insieme a molte associazioni di musicisti per analizzare le fattispecie ed i punti comuni. Così è nato il coordinamento delle associazioni di musicisti… ne sono arrivate ben sedici, fino a questo momento! Dobbiamo prenderci cura di tutti … Non possiamo abbandonare nessuno. Per questo mi sono esposto.

Visio: Grazie Claudio.

Claudio: Grazie a voi. Speriamo che nell’ immediato futuro ci siano delle azioni virtuose … Sia io che CAFIM ci siamo e ci mettiamo ulteriormente a disposizione.

di Paolo Pelizza con Claudio Formisano

© 2020 Rock targato Italia

 

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Alla mezzanotte di oggi 15 maggio 2020 “OVER” il nuovo singolo di FABIO GÓMEZ

Alla mezzanotte di oggi 15 maggio 2020

“OVER” il nuovo singolo di FABIO GÓMEZ

È disponibile in tutti i web store e in streaming sul canale Youtube

https://youtu.be/f4J157kXDC4

 

Oggi alla mezzanotte l’atteso ritorno di FABIO GOMEZ con il nuovo singolo, “OVER”.

…Una canzone che è un inno alla rinascita, un messaggio di positività, un brano che vuole motivare l’ascoltatore a riprendere in mano la propria vita, spingendolo ad andare OLTRE, soprattutto avere fiducia in se stessi, in questo duro momento storico, abbattendo le paure interiori e le catene che ci ancorano nel preservare la vita…(F.Gomez)

“OVER” è un brano dalle sfumature Pop Dance, un genere attuale, affrontato da vari artisti di livello internazionale come Justin Bieber e Lady Gaga, passando per dj come Jax Jones e Calvin Harris.

“OVER” è disponibile su tutti i Digital Stores della musica mondiale a partire dalla mezzanotte del 15 maggio 2020 data in cui sul canale YouTube di Fabio verrà pubblicato il video girato interamente nei punti chiave della città di New York.

Fabio Gmez, cantautore Italo Spagnolo reduce dell’album “Niente è Impossibile” pubblicherà il nuovo album in tre versioni diverse (inglese, italiano e spagnolo) puntando ad un mercato internazionale.

La produzione artistica è curata da Mila Ortiz, Marco Zangirolami Peggy Johnson musicista, compositore, produttore, arrangiatore ed Ingegnere del suono di Milano, che vanta collaborazioni con artisti  del calibro di Fedez, J-AX, Elisa, Emis Killa, Fabri FibraJake La Furia, Marracash, Mahmood, Gué Pequeno, Salmo, Sfera Ebbasta e moltissimi altri.

Fabio Gmez e Zangirolami hanno insieme deciso di produrre un album di livello internazionale avvalendosi della collaborazione della cantautrice Inglese Peggy Johnson che ha adattato i testi originali delle canzoni insieme a Mila Ortiz in lingua spagnola e che vanta collaborazioni prestigiose con Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Zucchero, Il Volo, Emma, Alessandra Amoroso, Nek, e molti altri.

In questo periodo difficile, durante la quarantena e proprio come messaggio di ripresa Fabio Gmez, ha deciso di lanciare dal proprio studio sul Lago di Como, il singolo Over, una canzone che sembra avere un testo premonitore della situazione attuale e che anticipa l’album di prossima uscita nelle versioni in italiano dal titolo “OLTRE” e spagnolo col titolo “SIEMPRE”.

Rimandi biografici dell’artista: www.fabiogomez.com

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.

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I DUBBI DI NOI PRIMATI OVVERO COME UN VIRUS SALVERA’ LA MUSICA (E, FORSE, L’ UMANITA’).

I DUBBI DI NOI PRIMATI OVVERO COME UN VIRUS SALVERA’ LA MUSICA (E, FORSE, L’ UMANITA’).

Ci siamo trovati con Antonio Chimienti, mio collega su questa testata web e autore degli interessanti (e tecnici) articoli de Il Dubbio delle Scimmie.

Antonio Chimienti è nato a Torino nel 1967. Studente del Conservatorio G. Verdi e Direttore di Musica Leggera dell’Esercito, è fondatore, musicista e produttore musicale presso la Mediterranean Records (con il partner Paolo Mescoli. oltre duecento artisti registrati), nonché vincitore di 6 Golden Reels ed ex titolare dello studio Il Cortile). E’ stato sponsor Roland insieme a Lucio Dalla ed Elton John nel 1988. Ha realizzato colonne sonore, l’inno della Juventus Football Club e quello del Torino (par condicio!), è stato finalista al New York Film Festival e selezionato alla 50esima Biennale di Venezia. Suo hit selling score 600k+ per Concerto Grosso e Profano. Attualmente sta producendo Libera (Michela Sala, al secolo), scoperta da Pietro Cassano, e a fine maggio (maggio 2020) pubblicherà un remix di Musica Musica cantato da Salvatore Mazzella (il più autorevole interprete di Pino Daniele).

Visio: Bentrovato Antonio e grazie per aver accettato il nostro invito.

Antonio: Grazie a voi.

Visio: Entrando subito nel vivo, so che tu hai un’opinione sul “prima” e sul “dopo” nel mondo della musica. Dove prima e dopo sono intesi con l’avvento della “rivoluzione digitale”.

Antonio: Innanzitutto, bisogna dire che ci sono due ragioni: una culturale e una economica. Per quanto riguarda la prima bisogna dire che la produzione musicale prima era molto più orientata alla ricerca. Esisteva una vera sperimentazione che passava attraverso l’evoluzione sociale, quella culturale e le utopie ma che riconosceva la nostra umanità, la nostra parte più profonda. Per questo le composizioni erano più “difficili” da ascoltare ma toccavano le nostre corde in maniera più importante. D’altronde, la musica è il linguaggio universale. Poi sono cambiati anche gli attori. Una volta, produttori e discografici erano esperti della materia, non uomini marketing. Gli artisti, dentro a quel modello di business, trovavano supporto, consigli e la possibilità di fare la loro musica. Oggi, il lavoro è quello di intercettare quello che funziona e copiarlo. Di solito, lo si copia male. Purtroppo, oggi c’è anche il problema dell’economia. Oggi fanno tutti musica gratis o quasi. E la fruiscono anche gratis! Il discografico non intercetta più talenti, tendenze o messaggi e, non avendo le competenze, deve investire su più artisti. Se prima capiva che quello era l’artista giusto e ci investiva cento euro, attualmente, investe un euro su cento sedicenti artisti e vede come va. Negli anni Settanta e Ottanta, per registrare una linea di basso, si chiamavano diciotto bassisti… le produzioni costavano molto… Spesso oggi si affidano, addirittura, al pubblico per decidere su chi puntare. Così, però, non ci si evolve.

Visio: Premettendo che il mercato è cambiato secondo modelli che non sono gestiti da chi ha le competenze necessarie ma da companies enormi che sono entrate a gamba tesa e senza invito nel settore, cosa bisogna fare oggi per recuperare?

Antonio: Questo periodo di stop, più o meno totale, ci offre un’opportunità per fermarci a riflettere. Ti faccio un esempio. Quanti amici hai risentito dopo anni, durante il lockdown?

Visio: Non so… ma, di sicuro, una decina.

Antonio: Vedi! Non eri più compresso nelle tue responsabilità professionali, nelle tue abitudini quotidiane e, questo, ti ha fatto tornare in mente persone ed eventi significativi del passato. Così hai sentito il bisogno di riprendere rapporti, di capire com’era andata a questi altri, se avevano la tua stessa percezione… e l’hai fatto usando la scusa di sapere come stavano durante questo periodo. Succederà anche nella musica… Facendo quattro chiacchiere durante il nostro primo incontro “virtuale” ci siamo ricordati di quando si andava a sentire la musica da Mariposa…

Visio: Mi ricordo, certo! Ogni tanto ci andavo quando “saltavo” la scuola. C’erano quelle colonnine con le audiocassette e le cuffie.

Antonio: Quelle con la spugna morbida arancione!

Visio: Bé… In molti casi c’erano solo tracce di quella! In altri casi, l’arancione era un ricordo…  Altro che prendersi il Covid (ridiamo)! Era una stagione straordinaria, però. C’erano molte uscite, la qualità generale era alta.

Antonio: E’ vero! Si andava là, si ascoltava un disco e lo si comprava. Poi lo portavi a casa e prima di capirlo lo dovevi ascoltare venti volte. Solo dopo averlo capito, ti piaceva. Oggi, tutti devono capire subito oppure non aver nemmeno bisogno di capire. Prova a far ascoltare Aqualung (album capolavoro dei Jethro Tull, N.d.R.) ad un teenager! Ti risponderà: cos’è questa robaccia? Perché è abituato ad una produzione di cose molto simili tra loro, piatta, facile. In questo periodo si possono scoprire cose interessanti, si può scoprire che si ha ancora voglia di fare ricerca, di produrre, di mettersi in gioco e di sperimentare. Quando qualcosa o qualcuno ti mette di fronte alla tua fragilità, tendi a comprendere che il tempo è limitato e la posta in gioco è più alta rispetto a quella a cui ti hanno abituato. Nella musica, con le tecnologie attuali potremmo ulteriormente alzare l’asticella, non fare il contrario. Sono fiducioso che succederà anche in molti altri ambiti della nostra vita.

Visio: Cioè, ci hanno mentito…

Antonio: Non lo so. Prima chiamavano Monet per farsi fare un quadro. Correvano un rischio in due: l’artista e chi gli faceva da mecenate. Oggi, sono convinti che i fenomeni esploderanno da soli e che i mercati si autoregoleranno. Quello che hanno ottenuto è che pochissimi riescono a farci battere il cuore, a toccare le note più profonde… ma questa produzione di maniera finirà presto. Spogliati di tutto, siamo uguali perché gioiamo e soffriamo per le stesse cose. Prima di tutto, siamo umani.

di Paolo Pelizza con Antonio Chimienti

© 2020 Rock targato Italia

P.S.: Mentre scriviamo è purtroppo scomparso Florian Scheinder, co-fondatore del gruppo musicale elettronico (o di musica cosmica, se vi piace di più) rivoluzionario: Kraftwerk. David Bowie li definì il suo gruppo preferito. Sia il Duca Bianco sia molti altri musicisti sono stati “contagiati” dalla loro musica. Nell’unirci in un abbraccio alle persone che gli volevano bene, siamo in dovere di ringraziarlo per i regali che ci ha fatto. Grazie Florian, ci mancherai.

P.P.S.: Nelle scorse settimane, causa Covid-19, ci dicono che ha definitivamente chiuso il negozio di dischi Mariposa (che citiamo in questo pezzo) e che già aveva trovato una nuova sede in centro a Milano dopo essere stato per gli anni importanti della formazione di almeno tre generazioni (tra cui la mia!) in Porta Romana. Perdere un pezzo così fondamentale della storia della città, un luogo di diffusione della cultura, è un peccato mortale.

 

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