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Edicola Radetzky: VINCENZO SIMONE

VINCENZO SIMONE – HO VISTO IL SOLE BASSO MACCHIATO DI ERRORI


A cura di Simona Squadrito

Inaugurazione sabato 4 giugno 2016 ore 19.00

Fino al 25 giugno 2016 (visibile tutti i giorni 24 ore su 24)

Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano


Progetto Città Ideale presenta l’installazione di Vincenzo Simone, secondo appuntamento del ciclo di esposizioni realizzate con il sostegno di Enel, con cui Edicola Radetzky viene attivata come spazio espositivo per l'arte contemporanea.

Quando il sole tramonterà sulla Darsena, un secondo sole sorgerà sull’Edicola. Il nuovo progetto di Vincenzo Simone per Edicola Radetzky è una metafora della pittura interpretata all’interno del ciclo perenne di alba e tramonto. Nati dai residui di colore della tavolozza, i disegni presentati all’Edicola si configurano come delle radiografie del gesto pittorico: sono grafismi semplici, veloci e immediati, che scavalcano tutti i codici linguistici. Una pittura-scrittura fatta di un movimento continuo e unico della mano che traccia una lunga linea sul foglio, e ciò che sembrava un ideogramma si libera di qualsiasi connotazione verbale esibendo se stesso come un puro segno grafico che indaga lo spazio. 

Vincenzo Simone – Ho visto il sole basso macchiato di errori - testo di Simona Squadrito

«Ogni inizio è coincidenza;

dovremmo quindi immaginare chissà quale contatto tra il tutto e il nulla.

Nel tentativo di pensarci ci avvediamo che

ogni inizio è conseguenza ogni inizio compie qualcosa».

Paul Valéry

 

Gli “errori” realizzati dall’artista sono offerti ai passanti nella loro assoluta nudità.

I vetri dell’Edicola Radetzky sono completamente rivestiti di carta, impreziosita da segni lasciati da un blu reale chiaro. Il colore a olio è utilizzato alla stregua di una matita e lascia delle tracce concrete e immediate, come degli appunti e delle suggestioni dell’artista su una precisa idea di fare e procedere in pittura.

Nati dai residui di colore della tavolozza, i disegni presentati all’Edicola si configurano come delle radiografie del gesto pittorico: sono grafismi semplici, veloci e immediati, che scavalcano tutti i codici linguistici.

Con questa installazione l’artista, in modo quasi mitico, ci parla della pittura, del suo essere in sé, di com’è al suo interno e di come al suo esterno. Il segno lasciato dall’artista dà senso là dove ogni parola è invece silenzio, esibendo un’origine che non è riflessione sul linguaggio ma azione: il fare dell’arte secondo le leggi della materia.

Le carte sui vetri presentano un disegno molto materico e grasso, ciò che si vede è solo la materia di una pittura estremamente spessa. Siamo di fronte alla pelle della pittura, la sua superficie più esterna, il suo strato finale pronto a scomparire non appena il sole tramonta.

Con il tramonto ha inizio la lenta alba all’interno dell’Edicola, il sorgere di questo nuovo sole permette l’apparizione dell’interno della pittura stessa. Durante le ore della notte essa mostra la propria struttura, le pennellate si rendono visibili come in una radiografia o dall’osservazione al microscopio. La matericità viene meno permettendo al segno grafico di esibirsi in tutta la sua chiarezza. Scopriamo un’intera vita all’interno di un semplice gesto: la pittura possiede le sue vene. Davanti a questa apparizione, ogni fruitore è del tutto libero nella contemplazione di un’opera che possiede una presenza sensoriale vivida e sorprendente, un’immediatezza che lo emancipa dalla smania di interpretare. L’opera dell’artista approfondisce il valore formale del segno e ritorna alle sue origini per iniziare qualcosa di nuovo, forse un nuovo modo di rapportarsi all’immagine. Una pittura-scrittura fatta di un movimento continuo e unico della mano che traccia una lunga linea sul foglio, e ciò che sembrava un ideogramma si libera di qualsiasi connotazione verbale esibendo se stesso come un puro segno grafico che indaga lo spazio. Ho visto il sole basso macchiato di errori è un’eccedenza di senso, la sua inesauribilità lo contraddistingue e lo salva da ogni traduzione in concetti, in esso non vi è alcuna forma di rappresentazione, ma solo pittura che conosce soltanto se stessa.

EDICOLA RADETZKY

Viale Gorizia (Darsena) – Milano

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.edicolaradetzky.it

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Edicola Radetzky: VINCENZO SIMONE

VINCENZO SIMONE – HO VISTO IL SOLE BASSO MACCHIATO DI ERRORI


A cura di Simona Squadrito

Inaugurazione sabato 4 giugno 2016 ore 19.00

Fino al 25 giugno 2016 (visibile tutti i giorni 24 ore su 24)

Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano


Progetto Città Ideale presenta l’installazione di Vincenzo Simone, secondo appuntamento del ciclo di esposizioni realizzate con il sostegno di Enel, con cui Edicola Radetzky viene attivata come spazio espositivo per l'arte contemporanea.

Quando il sole tramonterà sulla Darsena, un secondo sole sorgerà sull’Edicola. Il nuovo progetto di Vincenzo Simone per Edicola Radetzky è una metafora della pittura interpretata all’interno del ciclo perenne di alba e tramonto. Nati dai residui di colore della tavolozza, i disegni presentati all’Edicola si configurano come delle radiografie del gesto pittorico: sono grafismi semplici, veloci e immediati, che scavalcano tutti i codici linguistici. Una pittura-scrittura fatta di un movimento continuo e unico della mano che traccia una lunga linea sul foglio, e ciò che sembrava un ideogramma si libera di qualsiasi connotazione verbale esibendo se stesso come un puro segno grafico che indaga lo spazio. 

Vincenzo Simone – Ho visto il sole basso macchiato di errori - testo di Simona Squadrito

«Ogni inizio è coincidenza;

dovremmo quindi immaginare chissà quale contatto tra il tutto e il nulla.

Nel tentativo di pensarci ci avvediamo che

ogni inizio è conseguenza ogni inizio compie qualcosa».

Paul Valéry

 

Gli “errori” realizzati dall’artista sono offerti ai passanti nella loro assoluta nudità.

I vetri dell’Edicola Radetzky sono completamente rivestiti di carta, impreziosita da segni lasciati da un blu reale chiaro. Il colore a olio è utilizzato alla stregua di una matita e lascia delle tracce concrete e immediate, come degli appunti e delle suggestioni dell’artista su una precisa idea di fare e procedere in pittura.

Nati dai residui di colore della tavolozza, i disegni presentati all’Edicola si configurano come delle radiografie del gesto pittorico: sono grafismi semplici, veloci e immediati, che scavalcano tutti i codici linguistici.

Con questa installazione l’artista, in modo quasi mitico, ci parla della pittura, del suo essere in sé, di com’è al suo interno e di come al suo esterno. Il segno lasciato dall’artista dà senso là dove ogni parola è invece silenzio, esibendo un’origine che non è riflessione sul linguaggio ma azione: il fare dell’arte secondo le leggi della materia.

Le carte sui vetri presentano un disegno molto materico e grasso, ciò che si vede è solo la materia di una pittura estremamente spessa. Siamo di fronte alla pelle della pittura, la sua superficie più esterna, il suo strato finale pronto a scomparire non appena il sole tramonta.

Con il tramonto ha inizio la lenta alba all’interno dell’Edicola, il sorgere di questo nuovo sole permette l’apparizione dell’interno della pittura stessa. Durante le ore della notte essa mostra la propria struttura, le pennellate si rendono visibili come in una radiografia o dall’osservazione al microscopio. La matericità viene meno permettendo al segno grafico di esibirsi in tutta la sua chiarezza. Scopriamo un’intera vita all’interno di un semplice gesto: la pittura possiede le sue vene. Davanti a questa apparizione, ogni fruitore è del tutto libero nella contemplazione di un’opera che possiede una presenza sensoriale vivida e sorprendente, un’immediatezza che lo emancipa dalla smania di interpretare. L’opera dell’artista approfondisce il valore formale del segno e ritorna alle sue origini per iniziare qualcosa di nuovo, forse un nuovo modo di rapportarsi all’immagine. Una pittura-scrittura fatta di un movimento continuo e unico della mano che traccia una lunga linea sul foglio, e ciò che sembrava un ideogramma si libera di qualsiasi connotazione verbale esibendo se stesso come un puro segno grafico che indaga lo spazio. Ho visto il sole basso macchiato di errori è un’eccedenza di senso, la sua inesauribilità lo contraddistingue e lo salva da ogni traduzione in concetti, in esso non vi è alcuna forma di rappresentazione, ma solo pittura che conosce soltanto se stessa.

EDICOLA RADETZKY

Viale Gorizia (Darsena) – Milano

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Cà Di Frà: Fabio Civitelli, Senza Frontiere

CA' Di Frà

Via Carlo Farini 2, 20154 Milano

tel/fax +390229002108  email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Fabio Civitelli 

Senza frontiere

INAUGURAZIONE GIOVEDI’, 9 Giugno 2016

Ore 18.00 – 21.00

 

Termine mostra Venerdì, 29 Luglio 2016

Orari galleria:  LUN – VEN 10-13 / 15-19

Fabio Civitelli, disegnatore tra i più conosciuti nel mondo texiano, collabora con la Sergio Bonelli Editore da più di trent’anni. Artista  tra i più apprezzati  dagli amanti della Nona Arte, firma la seconda mostra a Ca’ di Fra’ (2012). Quest’occasione, però, è sensibilmente differente poiché sarà una personale unicamente di opere su tela. Un vero e proprio battesimo per un “Civitelli artista”; un ingresso a pieno titolo in un territorio nuovo….. La questione se il Fumetto sia o meno Arte risulta ormai stucchevole, se non semplicemente  superata dai  fatti. Unico strumento necessario per dirimere la questione: uso degli occhi.

Perfetto equilibrio di ogni elemento; Ogni singolo puntino o linea, ombra o tratto  ha una sua  assoluta necessità e ragion d’essere….una ineluttabile necessità di esistere. Opere ricche di riferimenti storico – artistici, mai improvvisate. Le tele di Fabio Civitelli raccontano una storia intera in un unico istante, sospesa tra “tempo dei sogni e dei giochi” e “tempo della riflessione”.

La passione di Fabio Civitelli per la Storia della Fotografia e del Cinema è palpabile; Il lavoro raffinato e colto; a più livelli di decodificazione.

I cieli di Michael Kenna, l’intensità di Paul Strand, i paesaggi sconfinati di Ansel Adams, ma anche i tagli cinematografici di George Romero, le inquadrature de La Mummia  di Karl Freund (film con Boris Karloff del 1932), Nosferatu, film muto del 1922  diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, sono il palcoscenico delle sue opere.

Il Fumetto è Arte.

Il lavoro di Fabio Civitelli lo testimonia in ogni “punto”, rivelando una trasversalità di linguaggi (fotografia, pittura, fumetto) e suggestioni affascinanti.

La mostra si compone di una  ventina di opere su tela.

Sarà presente l’artista e parte dello staff della  Sergio Bonelli Editore.

 

Manuela Composti

 

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BANSKY A ROMA "War, Capitalism & Liberty"

È ufficiale: dal 24 maggio Roma ospiterà la più grande mostra mai realizzata al mondo su Banksy. Una comunicazione che arriva all'ultimo momento, fatta ad hoc per rispecchiare lo stile del "noto ignoto", la figura più iconica della street art che, nonostante il successo planetario continua a vivere nell'anonimato. Dal titolo "War, Capitalism & Liberty", la mostra sarà fino al 4 settembre presso il Museo Fondazione Roma, a Palazzo Cipolla, in via del Corso, a cura di Stefano Antonelli e Francesca Mezzano, fondatori di 999Contemporary, e di Acoris Andipa, della Andipa Gallery di Londra, galleria di riferimento dell'artista inglese. Centocinquanta opere, nessuna "strappata" ai muri ma tutte provenienti da collezioni private.

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Via Palladio 16 20135 Milano
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