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“HANGOVER” il nuovo singolo del duo THE ERRORIST

In radio, sul web e su youtube

“HANGOVER” il nuovo singolo del duo THE ERRORIST

https://youtu.be/IJ7fK_i9whU

Pubblicato dall’etichetta:  Freaky Sounds Amsterdam

In radio, sul web e su youtube, “HANGOVER” (https://youtu.be/IJ7fK_i9whU), il primo singolo del duo elettronico THE ERRORIST, gruppo molto in vista nel panorama dell’ urban jet set milanese.

Distribuito dall’etichetta olandese Freaky Sounds Amsterdam, “HANGOVER” è un brano con un sound internazionale dall’ispirazione techno-pop, ricco di contaminazioni provenienti dal mondo dell’arte e del design, come del resto testimonia il suo eccentrico videoclip.

Un singolo intenso, spudorato e a tratti sfacciato, in cui la voce di Nina Echo, artista audace dalla personalità alquanto ribelle, conduce l’ascoltatore in un viaggio onirico all’interno del bosco delle paure, per riemergere ancora più forte in un posto incantato.

“Hangover è un brano che parla della ricerca della felicità, della propria identità, di un posto dove poter essere semplicemente se stessi, il posto dove poter mostrare la propria anima senza sentirsi a disagio” - così il duo The Errorist racconta il brano – “Il brano utilizza quindi la metafora del club, del party, dell’hangover come momento di euforia e di gioco: ecco perché nella parte allegorica del brano si può ricostruire la ricerca di un party dove la protagonista, attraverso una danza, vuole visualizzare la propria immagine”.

Il video racconta una favola dove la figura chiave incontra in un bosco altri personaggi come il coniglio, che rappresenta la sua paura, il cinghiale, che è la forza con cui lei vuole combattere, e la civetta, che è il segno del tempo che scorre e che non ti fa mai dormire come succede nell’hangover”.

BIOGRAFIA

Dietro al nome THE ERRORIST si celano le figure di Antonio Spitaleri e Matteo Bogoni. Il primo, milanese d’adozione, sviluppa inizialmente la sua vena creativa dietro le quinte di molti teatri con il gruppo Animanera; il secondo invece, nato e cresciuto a Verona, è un fonico che disegna suoni con sintetizzatori modulari. Oggi, entrambi sono sound designer producers immersi nell’urban jet set milanese, e si lanciano sulla scena internazionale proprio con “HANGOVER”.

Nina Echo, artista-performer di natura eclettica, è convinta che l’arte sia la maniera di transducere luce e che può venire fuori in svariati modi, a seconda della frequenza su cui si è sintonizzati.

L'artwork della cover del singolo è stata realizzata dall'artista milanese classe ’85 Marco Basta.

FACEBOOK: https://www.facebook.com/Theerrorist-111637510549539/

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/theerroristproject/?hl=it

 

 FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 392 5970778  – 393 2124576

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Web: www.divinazionemilano.it

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014 - Una etichetta discografica

014 - Una etichetta discografica

di Antonio Chimienti

Viene un giorno in cui ti domandi sé è più importante la tua musica, quella che fai o la musica a prescindere. Viene un giorno in cui tu cominci a contare meno, l’immagine di te sì fa ombreggiata sbalzata indietro rispetto alla realtà che hai davanti ai tuoi occhi. Le persone intorno a te cominciano a diventare amiche nella tua mente, smettono di essere avversarie, ti senti più quieto più sorridente. Quel giorno capisci che la musica esiste da sempre e per sempre e che tu la hai tenuta stretta nelle tue mani pensando di possederla ed invece Lei sì era fatta addomesticare per darti conforto ed essere una via perché tu imparassi a conoscerti. Nel cercare di perfezionarla hai imparato molte cose e scoperto tutti i tuoi difetti. La musica in questo ambito è stato lo strumento che hai scelto per fare inconsapevolmente della meditazione lungo tutto il percorso della tua vita. Tuttavia hai trascorso una vita nella musica. Da quando eri piccolino hai creduto che la musica fosse una lepre da afferrare un successo in cui incorniciare il tuo nome e magari ti è anche capitato, ma Lei , la musica aveva un altro piano nella tua esistenza: insegnarti la disciplina, l’umiltà e l’accettazione dei tuoi limiti.

Bene questa è la sublimità della musica!

Poi c’è la prostituzione della musica, tutto quello che viene ottenuto attraverso l’illusione delle emozioni che la musica a prescindere concede. E la cosa va di pari passo con la mediocre sensibilità di chi la consuma…. la musica. Sì arriva a pagare di tasca propria la realizzazione della propria gloria, sì produce e sì autocomprano i propri dischi o le proprie visualizzazioni o like o qualsiasi altra simulazione di successo. Ma in questa opzione la musica non c’entra nulla. Solo la parola del vocabolario è la stessa, ma non il suo principio.

E allora cosa può accadere in un epoca in cui a giudicare un’opera d’arte sono commercianti di copie d’autore e a fare da direttori artistici o presidenti della SIAE ritroviamo personaggi politici?

Accade che coloro che avevano la testa china su una carta da musica o sulla tastiera di un pianoforte o la mente surfeggiante su una arborea nube di magia sì ritrovano scollegati di colpo dalla loro dimensione provocati dall’urlo di aiuto invocato dalla musica e decidono di mettere ordine nel caos. Coloro che sé la sentono fondano una etichetta discografica.

Una etichetta discografica nata in questa modalità porta in grembo tutte le più alte potenzialità che una creazione possiede. Oggi come nel dopo guerra una etichetta discografica nasce su delle ceneri. Non ha velleità. E spoglia e sì erige sulla singolarità dei suoi fondatori. E’ il riflesso diretto di coloro che la animano e coloro che ne fanno parte non possono che esserne una parte midollare e preistoricamente destinata alla stessa organizzazione. Cioè intendo dire predestinati alla stessa. Non mi riferisco a coloro che sì aggiungeranno, ma a coloro presenti nelle prime ore della sua nascita.

Per ogni domicilio di spiritualità la morte non è la fine di nulla. Anche nella scienza sì afferma che nulla  sì crea e nulla sì distrugge. Ma il passo è diverso a seconda delle stagioni ed esso cambia in tutto, dai colori alle emozioni, dalle sensazioni ai pensieri. Per ogni stagione la vita prevede delle regole, per la primavera ...la rinascita.

Oggi stiamo cominciando una nuova primavera. 

I tempi sono quelli delle generazioni , non sono quelli delle stagioni annuali e pertanto sé volete seguirmi in questo ragionamento dovete usare un metro diverso. Immaginatevi di avere davanti un dinosauro e provare a spiegargli che un giorno  ci sarà il cellualre e avrete capito a cosa mi sto riferendo.

Sono fiero di aver fondato la mia etichetta discografica, oggi, ma non credo  mi appartenga più di tanto. Ho provato a realizzarla tante volte nella mia vita per capire che sé questa volta ci sono riuscito non è per merito tutto mio, sarebbe come dire che non ero riuscito a centrare con la pallina la bolla con il pesce rosso dentro le cento volte prima semplicemente perché non avevo voluto…..

No la ho centrata ora perché ora era giunto il momento, perché lei lo ha voluto.

Vi sto spronando ad intercedere verso voi stessi per ottenere oggi quello che avevate spesso immaginato. Non siate paurosi. Siete stati in fila per molto tempo ed aspettare un segnale forse fino a credere di essere sulla banchina sbagliata, forse quella di un binario morto, ma non è così.

Non era il momento del cambiamento strutturale, ma quello del risveglio. Già una volta vi ho parlato delle malattie e della loro ingerenza su questo mondo….non lo avrete letto o lo avrete letto con distacco, ma quella che sia la motivazione da voi colta….approfittate di questo momento ed intendetelo come un momento di rinascita non diverso da quello vissuto dai nostri antenati a ridosso di qualche guerra.

Non vi sentite abbastanza coraggiosi per aprire una vostra etichetta? Non importa cercatevene una qualsiasi, saliteci a bordo e fate questo viaggio. Ora è tempo di salpare.

Un consiglio: non curatevi troppo di fare dei confronti con quello che già esiste….è vecchio e nato in un’altra epoca, su altre basi ed altre regole. Oggi voi siete quelli di oggi… usate le vostre regole e lasciate che esse divengano vecchie per poi morire… altrimenti come potranno quelli che ci seguiranno a fare anche loro lo stesso gioco?

Un abbraccio a tutti ed uno speciale a Francesco Caprini.

Antonio Chimienti 

per www.rocktargatoitalia.it

 

 

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IL RITORNO DELLO SPETTRO

IL RITORNO DELLO SPETTRO

«E gli occhi dei poveri riflettono,

con la tristezza della sconfitta,

un crescente furore.

Nei cuori degli umili maturano

 i frutti del furore e s'avvicina

l'epoca della vendemmia.»

John Steinbeck “Furore”

Non so se qualcuno di voi ha mai letto il capolavoro di Steinbeck “The Grapes of Wrath” (I Grappoli dell’Ira) del 1939. In Italia, uscì nel 1940 con il titolo di “Furore” e subì la censura fascista. Se non l’avete ancora letto, colmate questa lacuna: oltre ad essere il capolavoro dello scrittore americano Premio Nobel nel ’62, è un romanzo molto educativo e, purtroppo, oggi molto attuale. Dal romanzo fu tratto un film che uscì già l’anno successivo alla pubblicazione per la regia di John Ford e interpretato da un meraviglioso Henry Fonda che presta il volto al protagonista, Tom Joad.

La trama è semplice: una famiglia come molte altre perde la fattoria in Oklahoma a causa delle tempeste di sabbia che rendono il terreno arido e non più coltivabile ma, anche, perché le banche non rinnovano i prestiti e si prendono la loro terra. La famiglia Joad inizia un esodo verso la California, vista come una sorta di Terra Promessa, alla ricerca di sopravvivenza, lavoro e migliori condizioni di vita. Quello Stato non si rivelerà essere “il paese del latte e del miele”. E’ un’umanità dolente che attraverso la Route 66 compie il viaggio dal Midwest fino alla costa Ovest. La storia di Tom Joad si chiuderà con lui in fuga dopo aver ucciso un poliziotto e con l’immagine tenera e terribile di una donna (Rosaharn) che allatta un uomo stremato per la fame dopo aver partorito un bimbo morto. Una sorta di “Pietà”.

Oltre al già citato film, il testo di Steinbeck ha ispirato uno dei più grande cantautore americano (direi il “padre” di tutti i cantautori americani insieme a Pete Seeger) che scrisse una lunghissima ballata che dovette dividere in due parti. La leggenda narra che fu proprio a casa di Seeger che il cantautore si mise una notte alla macchina da scrivere con una bottiglia di vino e scrisse la ballad. La mattina il suo ospite trovò molte cartelle dattiloscritte, Woody addormentato e la bottiglia vuota.

Ma non è finita qui. L’epopea dei Joad ispira un erede di Guthrie: Bruce Springsteen. Il boss scrive un album dalle grandi influenze country e folk ma non parla più degli Oklahomers della fine degli Anni Trenta. L’esodo è da sud a nord e i Tom Joad degli anni Novanta sono i braccianti messicani che cercano di entrare in USA.

Quelle condizioni di vita, l’egoismo delle banche, la grande truffa globale della finanza, gli esodi della povera gente affamata sono ora più che mai attuali.

Quello spettro è tornato e non aleggia solo sui paesi più poveri o indebitati. Per citare un altro grande poeta: ”non domandarti per chi suona la campana, suona sempre per te”.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia 

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013 - Sogno o son desto?

013 - Sogno o son desto? 

di Antonio Chimienti

 

Amici musicisti e non, ma comunque miei lettori, sono infinitamente grato di questa possibilità che ho nello scriverVi. Certo alle volte vorrei potermi confrontare direttamente con voi, ma questo desiderio ha a che fare con il sogno perché confrontarsi fra uomini è quasi una utopia.

Sì lo è e diciamocelo senza veli, con coraggio e sincerità. Confrontarsi ha a che fare con l’accettarsi. Non c’è confronto sé non sì da per scontato , prima ancora di cominciare il proprio turno nel parlare, che comunque vadano le cose , comunque sì sta sbagliando qualcosa. Sé così non fosse, cioè sé riuscissimo a sostenere che nei riguardi di una qualsiasi cosa non stiamo sbagliando nulla, dovremmo anche accettare l’idea di aver appena sostenuto il binomio “io = infallibile”. Capite che già con questo presupposto il desiderio di confrontarsi è in valori oggettivi impossibile, ma comunque il gioco della nostra vita è chiudere un occhio e giocare ed immaginarsi metà della realtà. Evviva quindi il gironzolare con travestimenti luccicanti per questo frangente di esistenza che misuriamo in quella che è la nostra permanenza su questo tavolo da gioco che consuetudinalmente chiamiamo Mondo.

Vorrei attrarre la vostra attenzione sulla ridondanza di segnali che opportunamente osservati, sé dalla giusta prospettiva, riveleranno la nostra quasi totale anonima presenza su questa terra.

Voglio farlo parlando di musica, ma credetemi la cosa funzionerebbe anche analizzando qualsiasi altra manifestazione umana.

Sopra ogni cosa, cioè buttando fuori dalla finestra tutto quello di cui è composta la nostra stanza per poi passare ed abbattere i muri e poi rimosse le macerie di tutta la casa e dopo ancora esserci accorti che la casa continua sottoterra con le sue fondamenta e dopo quindi aver rimosso alla fine ogni piccolo pezzetto della nostra stanza e dopo esserci tolti di mezzo anche noi …..quello che resterebbe sarebbe solo il tavolo da gioco. Un pianeta in perfetto equilibrio, nel quale ai giocatori sì concede l’emozione di sentirsi padroni solo per ottenere da loro la collaborazione sufficiente alla millenaria manutenzione ordinaria del gioco.

La musica non è solo infatti il suono che noi scarichiamo da internet e non esiste pertanto perché l’abbiamo creata noi, ma perché non quella musica , ma le onde che la compongono risultano essere dei veri e propri equilibratori energetici dell’armonia che ci circonda. Non è diverso dalla funzione che svolge il vento. Visto , ma non compreso, il vento è fastidioso, casuale e probabilmente anche considerato di cattivo auspicio, ma in verità esso trasporta la vita e regola i flussi di molte nature diverse. Ce ne eravamo accorti? Bah chissà?!?

La musica che ascoltiamo sono la nostra stanza e sé andiamo ad analizzare tutte quelle macerie ci rendiamo conto , che presa in palmo di mano una qualsiasi di quelle briciole essa è in realtà terra, un pezzettino del tavolo da gioco a cui qualcuno aveva dato la forma di una casa.

La musica è fatta con il tavolo da gioco e pertanto , per quanto noi ci sforziamo di “inventare” non inventeremo mai nulla, ma semmai reinterpreteremo il tavolo da gioco.

E’ deludente? No è meraviglioso! Scoprire di appartenere a qualcosa di incommensurabile ci autorizza ad avere grandi aspettative da noi stessi. Il coraggio di porre dei limiti oggettivi a ciò che siamo è la strada per vedere quello che possiamo davvero fare, quello che abbiamo davanti a noi. Nel momento in cui non cerchiamo l’opera d’arte, ma la cogliamo da quello che è dentro di noi, riconoscendola già intorno e dentro di noi , ci siamo meritati il grado di esseri umani senzienti.

Bach, M. Jackson, l’uomo delle caverne non vengono da Marte e non sono stati punti da un supereroe di un altro mondo. Io non lì ho mai conosciuti personalmente, ma so quanta differenza passa fra quello che produco artisticamente ed il livello di quello che questi signori produssero.

Non sono disposto a credere che la differenza di livello stia nella preparazione tecnica quanto invece nella preparazione umana. Conoscete la storia Johan Sebastian Bach? E quella del signor Jackson? Ultimamente la Rai sta passando a raffica alcuni bellissimi documentari su  grandi musicisti contemporanei della musica, cercate di intercettare quello sulla storia dei fratelli Gibbs (Bee Gees). Nessuno di questi cercava di inventare nulla. Sono stati chiaramente tutti delle specie di guide turistiche che però invece di rivelare le curiosità di un museo hanno rivelato quelle dell’incommensurabile usando le energie del pianeta e producendo anzichè mattoni ...la musica del mondo. Perché è accaduto a loro? Di certo so perché sì attarda a capitare a me.

Sono figlio di una cultura fasulla ed ipocrita, per niente spirituale e totalmente telecomandata da persone che giocano ed ostruirmi l’istinto e i miei sensi primordiali. Stavo mediamente bene quando sono nato e sto mediamente bene adesso. Tenuto in questa sorta di limbo insieme alla maggior parte di voi l’unica cosa che posso fare è ammettere i miei limiti e solo dopo rendermi disponibile al confronto.

Giovani musicisti, credetemi: non sentitevi mai sconfitti pensando al confronto con qualcuno. La musica non sì misura ed i giudici, i veri giudici sarebbero le anime delle persone sé potessero giudicare alla pari voi e tutti gli altri, ma il “SISTEMA” di gioco ovviamente non prevede questa sorta di democrazia. Guai sé sì verificasse!

di Antonio Chimienti

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