Menu

CONTRASTI

 IL CAVALIER SERPENTE

                Perfidie di Stefano Torossi

                            27 marzo 2017

 CONTRASTI

 Razza nemica

“Per comprendere come sia stato possibile che centinaia di migliaia di uomini comuni abbiano potuto partecipare attivamente alla persecuzione e all'uccisione della minoranza ebraica dell'intera Europa è necessario esaminare quale ruolo abbia avuto la propaganda antisemita nella Germania nazista e nell'Italia fascista”.  

Queste sono alcune righe della presentazione della mostra “Propaganda antisemita e razza nemica” alla Casina dei Vallati, un edificio medievale recuperato durante i lavori degli anni trenta nel Ghetto di Roma, fra il Portico di Ottavia e il Teatro di Marcello.

Basta una anche breve visita a questo spazio per capire come quella che poteva essere solo una stupida deriva sociale è diventata, per tante ragioni e volontà forse prevedibili, una tragedia mondiale.

Ormai nessuno di noi è più in grado di ricordare di persona le sensazioni dirette di quel periodo troppo lontano ma basta veder qualche foto, un filmato, ascoltare una registrazione o leggere due righe dei testi che all’epoca circolavano su riviste intitolate, per esempio, “La difesa della razza”, per inorridire di fronte alla tronfia stupidità di quelle dichiarazioni, di quelle ridicole cerimonie, di quelle divise da operetta.

Roba che chiunque in possesso delle proprie facoltà non avrebbe esitato ad allontanare con un’alzata di spalle, da quanto stupide erano quelle teorie. E invece proprio la loro stupidità le ha rese, prima apparentemente innocue, poi a un certo punto troppo condivise per essere contrastate.

Una propaganda efficiente proprio perché basata su pochi, stupidi stereotipi, tipo l’inferiorità o la superiorità di una razza, il travisamento della storia per cui tutto un popolo poteva essere accusato di un crimine, e altre simili baggianate, però capaci di infilarsi nelle teste vuote di una gran parte dell’umanità, e rimanerci per fare i danni che sappiamo.

Il museo è pieno di riferimenti, foto, manifesti, pannelli grondanti queste pericolose idiozie. E in più, e abbiamo apprezzato la triste ironia, c’è anche un paio di vetrinette in cui sono esposti oggetti di, diciamo così, propaganda casalinga, sul cui gusto è meglio non soffermarsi, come questo schiaccianoci, ispirato alla caricatura dell’ebreo tipo, il cui nasone e la cui barbetta diventano i manici dell’arnese.

Un sorriso ci può anche scappare, ma quanto amaro.

Riscatto di civiltà

Per fortuna, anche se ancora intristiti, due giorni dopo, giovedì 23, siamo alla Real Academia de España en Roma.

Abbiamo un’amica, Elisabetta Castiglioni, il cui compito è sapere tutto quello che succede in città e informarne, per mestiere, gli amici. E parliamo di fatti separati da migliaia di miglia, come l’inaugurazione di Bau Beach, la spiaggia dei cani a Fregene, o il concerto alla Camera dei Deputati con il Presidente.

E’ lei che ci accompagna nei meandri di questo ex monastero costruito verso la fine del ‘400 dai re di Spagna sulle pendici del Gianicolo, proprio sotto il famoso Fontanone (che naturalmente allora non c’era ancora). Il pendio è ripido, così che, mentre il piazzale della fontana è al livello della terrazza, dal basso la costruzione appare altissima: tre piani monumentali e un giardino scosceso.

L’evento si chiama (perdonate lo snobismo di dirlo in spagnolo) “Jornada de puertas abiertas”, basata sui quattro elementi: “tierra, fuego, aire, agua”. Si tratta di andarsene liberamente a zonzo per le sale, gli studi, le scale, gli alloggi e gli atelier degli studenti spagnoli che hanno vinto il soggiorno a Roma, e che una volta l’anno mostrano ai visitatori quello che hanno saputo combinare in questo periodo.

Loro sono simpatici, offrono buon vino e salamini, e alcune delle opere sono anche interessanti. Ma quello che lascia noi visitatori a bocca aperta, e decisamente invidiosi di quei fortunati che ci abitano per qualche mese, o qualche anno, è la bellezza di questi spazi, alcuni grandi, altri ridotti, ma tutti con finestre, anzi, finestroni, anzi questi indescrivibili panorami, quasi pitture tiepolesche,  aperti su Roma illuminata al meglio dal sole che tramonta alle spalle dell’Accademia.

Come dicevamo all’inizio, per fortuna che in qualche momento della storia, in qualche ora della giornata, in qualche periodo dell’anno ci sono anche questi momenti di pura bellezza.

Certo, bisogna essere fortunati (e anche bene informati) per esserci e poterne approfittare.

 

 

                                    ------------------------------------------

 

 

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

Leggi tutto...

AVVENTURA A LIETO FINE

  IL CAVALIER SERPENTE

 Perfidie di Stefano Torossi    20 marzo 2017

                            

 AVVENTURA A LIETO FINE

Art Forum Würth di Capena

Questo è il nome del castello fatato che ci ha catturato la fantasia da una pagina di giornale e che siamo andati sconsideratamente a cercare martedì 14 marzo.

Un’impresa. Ci siamo riusciti, ma che fatica.

Cominciamo dal principio.

C’era una volta Capena. Situata a qualche decina di chilometri a nord, fra la Via Salaria e la Tiberina, comincia la sua storia in epoca etrusca; naturalmente, subito dopo la conquista della vicina e più importante Veio, finisce anche lei fra le sgrinfie di Roma imperiale, e allora prospera; poi nel medioevo cade in miseria come tutti, passa in proprietà agli Orsini, ai Colonna, a confraternite e monasteri, e oggi è diventata una specie di sobborgo residenziale di Roma contemporanea. Come tutti i borghi alla destra della Salaria: Morlupo, Castelnuovo e altri, anche Capena, invece che su un cocuzzolo, sta infossata in fondo a forre di tufo umide e ombrose (il che d’estate potrà anche essere un piacere, ma d’inverno è una tristezza).

Su quel giornale avevamo letto di una meritoria iniziativa di Herr Würth, un industriale austriaco della ferramenta, che, in un’ala della sua fabbrica, appunto a Capena, ha aperto un museo di arte moderna visitabile tutti i giorni, gratis, da chiunque capiti da quelle parti.

Ecco la ragione della nostra dissennata iniziativa.

Bene, entriamo a Capena. Dopo aver interrogato inutilmente un paio di trogloditi locali “Ma che ne so io de ‘sto museo!”, “Ma ‘ndo sta?” ci dirigiamo alla Pro Loco per informazioni attendibili. Sprangata; e sono appena le undici del mattino.

Allora ripieghiamo su un’escursione nel paese. Il quale risulta essere una di quelle località molto caratteristiche dei dintorni. Anche troppo: trappole nelle quali attirare con i loro scorci pittoreschi i cittadini stanchi della cosiddetta frenetica vita metropolitana, che credono di risolvere i loro problemi esistenziali ritirandosi in una campagnola oasi di pace.

Eterna, a giudicare dall’aria mortuaria del borgo. Ci è venuto da preoccuparci che la soluzione ai problemi di coloro che abbandonano la città per venire qui sia, dopo neanche troppo tempo, un bel suicidio, forse simbolico, ma di sicuro non assistito.

Sottoportici misteriosi, mura cariche di secoli, vasi di fiori sui gradini di scale ripide che portano a casette apparentemente graziose: insomma tutto l’armamentario per risultare disneyanamente consolatorio contro le durezze della vita moderna.  

Consolatorio, non curativo; di questo siamo sicuri, anche per il deterioramento rapido, l’annebbiarsi delle funzioni cerebrali e l’infelicità da allontanamento sociale che leggiamo negli occhi di amici tuttora intrappolati in esperienze del genere.

Specialmente quelli vecchi. Proprio il momento della vita in cui è indispensabile una socializzazione intensa, il contatto con la tanto temuta nevrosi della città, che sarà faticosa, ma mantiene fresco e piccante il pepe della vita, e il non lasciarsi andare alla pigrizia, che sarà comoda ma fa spegnere prematuramente il vecchio rinunciatario come uno stoppino consumato.

Comunque, esaurita l’esplorazione, riusciamo finalmente, grazie a un paio di ragazzi con l’accento dell’est, più svegli degli indigeni, ad avere le indicazioni che cercavamo.

Abbandoniamo l’abitato, scendiamo a valle, sempre rimanendo nel comune di Capena (e questo giustifica il nome) ma parecchi chilometri più in basso; passiamo sotto l’autostrada e finalmente dal medioevo sbuchiamo nel 2017.

Una modernissima, grandissima fabbrica, roba da Silicon Valley, con prati verdissimi e curatissimi ed edifici bianchissimi, uno dei quali è effettivamente l’Art Forum Würth di Capena.

Un parcheggio spazioso e vuoto, una hostess gentile, pieghevoli e libri da consultare, totale assenza di altri visitatori; e via in giro per i saloni del museo. Che contiene, appunto, arte moderna e contemporanea, prevalentemente austriaca.

Non ci aspettavamo, e non ci sono, grandi capolavori. Sono presenti piuttosto quegli ibridi degli ultimi anni che stanno in bilico fra arte e gioco e che riempiono le biennali per poi scomparire.

Dove? Evidentemente in piccoli musei amatoriali come questo. Niente di male. Ci siamo divertiti a seguire la colatura di vernice rossa dal barattolo e a provare a dare una taglia alle scarpone di bronzo.

Ci è piaciuta soprattutto l’atmosfera leggera, fresca, senza quel muschio secolare, quelle muffe millennarie, quella decrepitezza storica che impregna il paese vecchio.

Due begli stanzoni bianchi; qualcosa di divertente da esplorare per ritrovarci vicini, anzi dentro la civiltà, quella del confort e della cultura internazionale.

E poi a casa, naturalmente in città.

                                           ------------------------------------------

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

 

Leggi tutto...

REPETITA JUVANT

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi  13 marzo 2017    

                  REPETITA JUVANT

Repetita juvant

Oggi tiriamo fuori dal cassetto un articolo già pubblicato l’anno scorso; ci stiamo ripetendo, lo sappiamo, ma è necessario. Eccolo.

 “Nel 1995 Renzo Piano, progettando il Parco della Musica di Roma, aveva previsto nella Sala Grande lo spazio per installare un organo da concerto. Nel 2000 la delibera era firmata, i soldi pronti da spendere, eppure l’organo non si fece.

Perché Luciano Berio, per chi non lo sapesse figli e nipote di organisti, allora sovrintendente appena nominato dell’Accademia di Santa Cecilia, e oggi al di là di qualsiasi critica per la sua definitiva dipartita da questo mondo, mise il veto” (da un articolo in rete di Giovanni di Giacomo.)

Forse in risposta alle feroci critiche dell’epoca, spuntò una lettera scritta da Berio a Italia Nostra: “Cara Italia Nostra, sì, avrei dovuto spiegare meglio le ragioni che mi hanno portato a sospendere il progetto organo…bla bla…decisione assai sofferta…bla bla…la tragica indifferenza del Vaticano alla musica in genere e all’esecuzione del grande repertorio organistico nelle chiese (allora era proprio il momento giusto per realizzare un organo laico: ndr)…bla bla…l’Accademia sarebbe felice di contribuire alla diffusione del grande repertorio organistico in condizioni più intime di quelle offerte da una spettacolare sala di 2.800 posti concepita per altri usi (quindi la sala sarebbe stata troppo bella e grande per l’organo: ndr)…bla bla…”.

Per l’inspiegabile ottusità di un sovrintendente, anche se musicista, una capitale come Roma sta più indietro di una qualsiasi piccola ma civile (forse proprio in questa parola sta la differenza) cittadina europea. E il risultato è che in tutta la città c’è un solo organo, diciamo così, laico: quello della Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia.

E sabato 25 marzo, alle 18, appunto alla Sala Accademica, orgogliosa del suo organo da concerto (ripetiamo: l’unico laico di Roma), l’organista Giorgio Carnini, il prode cavaliere che lotta da anni nel tentativo di ottenerne un altro, proprio dove colpevolmente manca, inaugura il quarto Festival “Un Organo per Roma”, con la cavalleresca speranza di riuscire a raccogliere consensi per un nuovo grande strumento.

Ci saremo, cavallerescamente, anche tutti noi, vero?

 

Quella povera gente

In corrispondenza di uno degli incroci più incasinati della estesa periferia semiurbanizzata di Roma (Via Appia Nuova con Via Nettunense), proprio sotto il corridoio di avvicinamento radar all’aeroporto di Ciampino hanno costruito un nuovissimo McDonald’s, anzi, un McDrive, dove si può ordinare e mangiare anche senza scendere dalla macchina.

La colonna sonora della location eccola: il rombo degli aerei che atterrano mescolato allo strombazzare delle auto eternamente ingolfate sul doppio incrocio stradale con doppio semaforo e scoordinamento garantito del traffico, integrato allo squittio incessante dei bambini che vanno a rimpinzarsi con le famiglie al completo, nevrotizzate al limite dell’infanticidio. Uno stress.

E fin qui siamo nella normale cronaca. Il bello è che, scavando per le fondamenta del McDonald’s hanno trovato una diramazione secondaria dell’Appia Antica. Anche questa non è una notizia gran che speciale: le strade romane sono dappertutto. Le eccezionalità sono altre: l’ottimo stato di conservazione, per una quarantina di metri, del selciato originale, il fatto che, invece di essere frettolosamente ricoperti, i resti antichi sono stati salvati e valorizzati a spese della McDonald’s, con l’apertura di un’affascinante e soprattutto silenziosa galleria sotterranea a disposizione dei clienti; e in più il rinvenimento di tre scheletri sepolti nella canaletta di scolo della strada.

Le sepolture sono state studiate e i risultati ci dicono in quale stato di miseria e di abbandono doveva essere precipitata quella povera gente alla fine dell’Impero. I tre morti sono giovani, quasi ragazzi, di bassa statura, con denti cariati, se non mancanti, e ossa già deformate da fratture,  malnutrizione e artrosi.

E certo, per ridursi a buttare un morto nella fogna, senza neanche un oggettino personale o una cassa di legnaccio in cui deporlo, lasciandolo probabilmente ricoperto solo da una palata di terra e dimenticandolo subito dopo, vuol dire che ogni forma di rispetto si era persa nell’abiezione generale.

E’ davvero difficile per noi oggi immaginare come una struttura civile, colta, attenta all’arte come quella romana potesse essere spazzata via così completamente e rimanere oscurata per un millennio lasciandoci forse meno dell’uno percento delle sue tracce.

Eppure quella minima percentuale che ci è arrivata ci fa immaginare cose strabilianti.

Forse ci sbagliamo per eccesso. O per difetto. Ma che importanza ha?

 

 

                                            ------------------------------------------

 

 

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

 

 

Leggi tutto...

ANTICHISSIME CAZZATE

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi

6 marzo 2017

ANTICHISSIME CAZZATE

Antichissime cazzate

Oggi non riusciamo a resistere alla tentazione di tirar giù dallo scaffale il Dizionario della Stupidità di Piergiorgio Odifreddi, recentemente regalatoci. E’ un alfabetico, completo, trionfale compendio di definizioni che ci trovano pienamente d’accordo, fra le quali siamo stati indotti dal nostro sprezzo del pericolo (abbiamo tanti conoscenti che a queste cose ci credono, e probabilmente perderemo qualche amicizia) a scegliere le seguenti due.

“NEW AGE - La new age non è altro che la riesumazione di antichissime cazzate dissotterrate in seguito al revival di una superstizione: quella che gli antichi, soprattutto orientali, avessero già capito tutto.

OGM - Chi dice di essere contrario agli OGM semplicemente non sa di cosa parla; e non è più anacronistico o meno fondamentalista di chi pretende di curarsi da solo con le erbe. Sono stati gli OGM e i farmaci artificiali a permetterci di vivere meglio e più a lungo di prima, e chi vi si oppone meriterebbe semplicemente di vivere meno e peggio.

Tutti gli organismi sono stati geneticamente modificati tramite la selezione naturale o artificiale, dalla natura o dall’uomo. Anche il frumento che usiamo per il pane è un OGM ottenuto attraverso incroci artificiali del farro. L’unica differenza è che la natura procede in maniera cieca, casuale e lenta e l’uomo in maniera intelligente, mirata e veloce”.

Il mondezzaio (antichissime cazzate 2)

Fra i divertimenti dei turisti a spasso per i vicoli di Roma, c’è la lettura di queste lapidi del sei e settecento (ce ne sono ancora molte in giro) in cui è sancito il divieto di abbandonare immondezza per strada. Civilissima iniziativa; resa meno simpatica dal fatto che le autorità riservavano un quarto della multa e l’anonimato a chi faceva la spia.

Ma non è questo che ci ha richiamato il titoletto qui sopra. E’ il linguaggio ampollosissimo, con lo spreco di parole, titoli e superlativi inutili. Sarebbe bastato (come testo, magari non come efficacia) scrivere: “Regno pontificio - Vietato abbandonare immondizia – Multa scudi 25”.

Invece ecco la valanga di superflui paroloni, (fra l’altro destinati alla lettura (?) di un popolo di analfabeti e con il costo non indifferente che dovevano avere anche allora le targhe di marmo): “D’ordine espresso di Monsignor Illustrissimo Presidente delle strade si proibisce a ciascuna persona di qualsivoglia grado e condizione che non ardisca o presuma gettare né far gettare per qualsivoglia pretesto veruna specie di immondezza calcinaccio paglia erbaccia animali morti o altro simile…” ecc. ecc. e dopo aver parlato della multa, specifica “…alla qual pena sia tenuto il padre per li figli e li padroni per li servitori e le serve…”

A meno che non lo si facesse per dar lavoro a marmorari e scalpellini, non si capisce davvero questa alluvione di fronzoli “ovvero, monsignore illustrissimo e reverendissimo, se posso prender licenza appo vossignoria, di antichissime cazzate”.

Finalmente! (Qui niente cazzate né antiche né moderne)

Finalmente l’Auditorium Parco della Musica ha una Big Band residente. E’ la New Talents Jazz Orchestra.

Il suo direttore, Mario Corvini, ci ha invitati a una sessione di prove aperte allo Studio Due, martedì 28. Ci siamo andati e siamo rimasti stupiti del livello dei solisti, tutti piuttosto giovani, e tutti molto più bravi di come eravamo noi alla loro età. Non c’è dubbio che questa generazione sia, nella media, molto migliore. Evidentemente hanno tutti studiato di più, e l’esperienza che gli manca hanno tutto il futuro per farsela.

C’è per loro in programma una bella rassegna che si chiamerà “Incontri in jazz”, con ospiti come Roberto Gatto, Greta Panettieri, Claudio Corvini e Maurizio Urbani, presenti all’incontro.

Abbiamo fotografato il retro di uno di questi ospiti mentre confabulava con il M° Corvini.

Crediamo che non sia difficile, dagli attrezzi del mestiere che gli spuntano dalla tasca, indovinare chi è.

                    ------------------------------------------

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?