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MUTAZIONE DEL CAVALIER SERPENTE

IL CAVALIER SERPENTE

 

                Perfidie di Stefano Torossi

                 17 aprile 2017 - Pasquetta

                            

MUTAZIONE DEL CAVALIER SERPENTE

 

In occasione della Santa Pasqua succedono cose: c’è stato chi, tempo fa, ben sigillato in una grotta, si è ripresentato dopo tre giorni fresco come una rosa; c’è chi, oggi, malgrado le campagne di salvataggio, belante e innocente ma appetitoso, finisce nel forno con patate; e c’è perfino un Serpente che ha subito una mutazione.

Capita, ah, se capita, a un certo punto della biografia di qualcuno, Cavaliere o no. Uno sgambetto, di sicuro inaspettato, ma sempre e comunque possibile, perché, come sappiamo, tutto accade senza regole fisse; e ancora meno secondo il progetto di un Grande Burattinaio. Lo scatto di un interruttore che cambia il flusso dei circuiti e scombussola tutto il programma.

E allora, proprio perché niente è prevedibile, l’obbligo di cambiare il progetto, di inventarsi un nuovo itinerario, diversamente orientato per necessità, può diventare addirittura divertente. O drammatico. Magari drammaticamente divertente. Comunque è sempre un buon modo per mettere un piede avanti e interferire con il succitato presunto Grande Burattinaio.

A questo punto forse si vorrebbe sapere di che si tratta, ma il Serpente, è bestia misteriosa, e per ora mantiene il segreto nascosto fra le sue spire.

Certo, è una bella sfiga, ma nello stesso tempo è anche una bella sfida: il solito vecchio gioco a cui hanno cambiato tutte le regole. Si ricomincia!

Ma serve tempo.

E il nuovo Serpente Mutante come sarà? Con le sue due teste, più equilibrato? Non lo crediamo proprio. Siamo certi che seguirà la propria profonda natura e sarà doppiamente perfido.

Perciò, amici, curiosità e pazienza. Ci leggiamo presto.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

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UMOR CUPO

 IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi

10 aprile 2017

UMOR CUPO

 

Riassunto della puntata precedente: Il Cavalier Serpente cade vittima di un atroce attacco di sciatalgia. In preda a dolori da tutte le parti il poveretto comincia a sbattersi come una falena abbagliata dalle luci di farmaci che promettono immediato sollievo ma a rischio assuefazione; oppure un miglioramento più graduale ma a condizione di particolari cautele nel dosaggio. Le temute complicazioni poi ci sono state. Il Cav. è quasi arrivato al pellegrinaggio a Lourdes; ma proprio sull’orlo del baratro, costretto a ragionare, finalmente si è messo nelle mani di un terapeuta serio.

Torniamo a oggi e rivediamo la situazione. Che se non fosse dolorosa, sarebbe pittoresca. Gli amici. Ci sono quelli prudenti: il Toradol gocce va bene, ma bisogna stare attenti che è forte. E c’è chi giura: Arnica a tutte le ore, è un estratto di erbe naturali e la natura e non può far male (e Socrate, allora?). E c’è chi sostiene: Mai il Voltaren compresse, ti distrugge lo stomaco, insieme devi prenderci l’Omeprazen; oppure passa al Voltaren supposte (se lo stomaco sta a posto, il resto può stare tranquillo?) E i paladini dell’ago: Voltaren fiale, da integrare con Muscoril, fiale anche lui. Quelli dell’approccio soft: Moment Act e cerotto Voltadol. Il Bentelan invece funziona, ma con un rigorosissimo controllo della somministrazione.

Oh, e poi tutti hanno le loro dosi, le durate, le combinazioni dei vari prodotti e i momenti migliori per l’assunzione, perché ci hanno provato loro stessi, oppure glielo ha consigliato, ti ricordi zia Giovanna? Lei faceva sempre così.

Naturalmente a dargli retta si rischia di diventare un vivente (in casi estremi anche morente) campionario farmaceutico. E’ che quando qualcosa fa male, l’unico desiderio che si ha è che quel dolore cessi, e si è pronti a qualunque esperimento.

Perciò, per precauzione, come detto sopra: affidarsi a un terapeuta serio e aspettare istruzioni.

Intanto usciamo dal privato e andiamo a dare un’occhiata veloce a quello che l’umanità ha tentato di fare per liberarsi del dolore. Con metodi empirici, spesso quasi criminali, e comunque, fino agli ultimi tempi, inefficienti.

Tutto comincia di sicuro con una gran botta in testa al paziente Se il poveretto sopravvive a questo primo tipo di anestesia lo sciamano strappa il dente, trapana il cranio o amputa la gamba morsa dal serpente.

Poi sono arrivate le spremute: papavero, mandragora, cicuta; bolliti, masticati, sputati su spugne da mettere sotto il naso del paziente. E i vapori di erbe da inalare (la prima cannabis medicinale?) E naturalmente l’alcool, probabilmente consumato con lo stesso entusiasmo dall’operando per scongiurare il dolore in arrivo, e dall’operante per scongiurare la paura per quello che sta per fare.

A metà ottocento ecco il gas esilarante (protossido di azoto), sperimentato per la prima volta dai dentisti. Sempre i dentisti (evidentemente erano gli interventi più frequenti) ci danno sotto anche con l’etere. Poi altri gas, che però creano problemi al risveglio. E finalmente un piccolo ago infilato in vena, qualche goccia di soluzione e si scivola dolcissimamente in un niente senza tempo, senza consapevolezza, e soprattutto senza dolore.

La migliore invenzione dell’uomo.

Morire può andare anche bene, soffrire, no.

PS. Ci scusiamo per il tono lugubre, ma qui non c’è niente da ridere.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

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AHI

 IL CAVALIER SERPENTE

 Perfidie di Stefano Torossi

3 aprile 2017

 AHI!

Nevralgia del nervo sciatico, sciatalgia

Malattia caratterizzata da dolore alla parte bassa della schiena, che si estende alla faccia posteriore ed esterna della coscia, alla fascia laterale della gamba e al piede.

Il soggetto, in posizione sia eretta sia seduta, assume atteggiamenti che permettono di evitare le esacerbazioni del dolore: appoggia il peso del corpo sul piede sano e, quando è seduto, tende ad appoggiarsi su una sola natica, tenendo così il tronco inclinato da un lato e irrigidito.

Camminando tiene la gamba malata un poco piegata e per effetto dell’accorciamento dell’arto si verifica così una deambulazione claudicante;  se deve chinarsi per raccogliere un oggetto da terra piega il ginocchio del lato malato per evitare lo stiramento del nervo a livello della faccia posteriore del ginocchio. Quando la sciatica dura da tempo, la muscolatura, specie della gamba, può diventare flaccida e anche assottigliarsi andando incontro a un processo di atrofia.

Vi sono forme acute e acutissime di sciatica in cui la violenza dei dolori può attenuarsi e scomparire in pochi giorni oppore in 3-4 settimane; molto frequenti sono però le forme croniche e recidivanti caratterizzate da episodi dolorosi ricorrenti che iniziano lentamente, con dolori modesti, favorite dal freddo, dall’umidità, dai bruschi movimenti, e che si protraggono per anni.

Qualche volta il dolore sciatico può presentarsi prima all’una e poi all’altra gamba e magari da entrambi i lati contemporaneamente. In qualche caso alla sciatica si accompagnano una riduzione di forza di alcuni muscoli della gamba e una diminuzione o addirittura una scomparsa del riflesso achilleo, che è il movimento di flessione plantare del piede che si ottiene percuotendo con un martelletto il tendine di Achille. È dovuto a una contrazione involontaria del muscolo tricipite della gamba, ed è presente in tutti i soggetti sani pur potendo mancare, per esempio negli anziani (!).

Bene, questa descrizione raccapricciante e nello stesso tempo patetica corrisponde esattamente a quello che ci è successo nell’ultima settimana.

E’ chiaro che in questa situazione anche al Cavaliere più eroico non rimane che ritirarsi nella sua torre, trascorrendo le giornate a strisciare come un lumacone azzoppato in giro per le antiche stanze, e aspettare che tutto passi (e pazienza se fra una fitta e l’altra non si trova il tempo e la voglia di raccontare ai lettori storie sull’antichità romana o cronache di spettacoli andati storti).

E ai lettori, anche i più affezionati, non rimane che armarsi di buona volontà e aspettarci al varco lunedì prossimo (salvo complicazioni).

Ahi!

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CONTRASTI

 IL CAVALIER SERPENTE

                Perfidie di Stefano Torossi

                            27 marzo 2017

 CONTRASTI

 Razza nemica

“Per comprendere come sia stato possibile che centinaia di migliaia di uomini comuni abbiano potuto partecipare attivamente alla persecuzione e all'uccisione della minoranza ebraica dell'intera Europa è necessario esaminare quale ruolo abbia avuto la propaganda antisemita nella Germania nazista e nell'Italia fascista”.  

Queste sono alcune righe della presentazione della mostra “Propaganda antisemita e razza nemica” alla Casina dei Vallati, un edificio medievale recuperato durante i lavori degli anni trenta nel Ghetto di Roma, fra il Portico di Ottavia e il Teatro di Marcello.

Basta una anche breve visita a questo spazio per capire come quella che poteva essere solo una stupida deriva sociale è diventata, per tante ragioni e volontà forse prevedibili, una tragedia mondiale.

Ormai nessuno di noi è più in grado di ricordare di persona le sensazioni dirette di quel periodo troppo lontano ma basta veder qualche foto, un filmato, ascoltare una registrazione o leggere due righe dei testi che all’epoca circolavano su riviste intitolate, per esempio, “La difesa della razza”, per inorridire di fronte alla tronfia stupidità di quelle dichiarazioni, di quelle ridicole cerimonie, di quelle divise da operetta.

Roba che chiunque in possesso delle proprie facoltà non avrebbe esitato ad allontanare con un’alzata di spalle, da quanto stupide erano quelle teorie. E invece proprio la loro stupidità le ha rese, prima apparentemente innocue, poi a un certo punto troppo condivise per essere contrastate.

Una propaganda efficiente proprio perché basata su pochi, stupidi stereotipi, tipo l’inferiorità o la superiorità di una razza, il travisamento della storia per cui tutto un popolo poteva essere accusato di un crimine, e altre simili baggianate, però capaci di infilarsi nelle teste vuote di una gran parte dell’umanità, e rimanerci per fare i danni che sappiamo.

Il museo è pieno di riferimenti, foto, manifesti, pannelli grondanti queste pericolose idiozie. E in più, e abbiamo apprezzato la triste ironia, c’è anche un paio di vetrinette in cui sono esposti oggetti di, diciamo così, propaganda casalinga, sul cui gusto è meglio non soffermarsi, come questo schiaccianoci, ispirato alla caricatura dell’ebreo tipo, il cui nasone e la cui barbetta diventano i manici dell’arnese.

Un sorriso ci può anche scappare, ma quanto amaro.

Riscatto di civiltà

Per fortuna, anche se ancora intristiti, due giorni dopo, giovedì 23, siamo alla Real Academia de España en Roma.

Abbiamo un’amica, Elisabetta Castiglioni, il cui compito è sapere tutto quello che succede in città e informarne, per mestiere, gli amici. E parliamo di fatti separati da migliaia di miglia, come l’inaugurazione di Bau Beach, la spiaggia dei cani a Fregene, o il concerto alla Camera dei Deputati con il Presidente.

E’ lei che ci accompagna nei meandri di questo ex monastero costruito verso la fine del ‘400 dai re di Spagna sulle pendici del Gianicolo, proprio sotto il famoso Fontanone (che naturalmente allora non c’era ancora). Il pendio è ripido, così che, mentre il piazzale della fontana è al livello della terrazza, dal basso la costruzione appare altissima: tre piani monumentali e un giardino scosceso.

L’evento si chiama (perdonate lo snobismo di dirlo in spagnolo) “Jornada de puertas abiertas”, basata sui quattro elementi: “tierra, fuego, aire, agua”. Si tratta di andarsene liberamente a zonzo per le sale, gli studi, le scale, gli alloggi e gli atelier degli studenti spagnoli che hanno vinto il soggiorno a Roma, e che una volta l’anno mostrano ai visitatori quello che hanno saputo combinare in questo periodo.

Loro sono simpatici, offrono buon vino e salamini, e alcune delle opere sono anche interessanti. Ma quello che lascia noi visitatori a bocca aperta, e decisamente invidiosi di quei fortunati che ci abitano per qualche mese, o qualche anno, è la bellezza di questi spazi, alcuni grandi, altri ridotti, ma tutti con finestre, anzi, finestroni, anzi questi indescrivibili panorami, quasi pitture tiepolesche,  aperti su Roma illuminata al meglio dal sole che tramonta alle spalle dell’Accademia.

Come dicevamo all’inizio, per fortuna che in qualche momento della storia, in qualche ora della giornata, in qualche periodo dell’anno ci sono anche questi momenti di pura bellezza.

Certo, bisogna essere fortunati (e anche bene informati) per esserci e poterne approfittare.

 

 

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