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Esiziale

Esiziale

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi

Stavolta ci hanno fatto proprio arrabbiare.
E anche un po' dispiacere.
Il Cavalier Serpente

19 dicembre 2016

                            

ESIZIALE

 

Dallo Zingarelli: “Esiziale - agg. che apporta grave danno/funesto”.

L’appuntamento era alle 19.30 dell’undici dicembre, ma noi siamo partiti prima.

Temendo quello che poi è successo, avevamo premura di assumere una dose di antidoto sufficiente a salvarci la pelle (e il senso estetico).

Perciò, appena arrivati, ci siamo fatti un giro a S. Maria degli Angeli, la sublime cattedrale ricavata nel tepidarium delle Terme di Diocleziano. E’ uno di quei posti che non ha bisogno di ospitare capolavori (che infatti non ci sono).

Lo è lui stesso, un capolavoro, solo per l’armonia delle dimensioni che sono esagerate e giuste nello stesso tempo: uno spazio che contiene la propria perfezione. Era così anche duemila anni fa, certo, ma è l’unico monumento romano che, riacciuffato dopo l’abbandono dei secoli, ha ritrovato un sé stesso integro. Non per niente alla ristrutturazione ha provveduto un certo Buonarroti.

E dopo questa bellezza, eccoci all’esiziale ultima serata del Roma Fiction Fest, nella sala cinema sotto i portici, mentre davanti ai nostri occhi increduli si manifesta sullo schermo la vicenda della fiction TV italiana dal titolo “Immaturi”.

Una sceneggiatura che rumina incessantemente l’idea di partenza, che potrebbe anche essere carina, ma non riesce mai ad andare più in là dello sketch: un gruppo di adulti si vede annullata la maturità per un cavillo e deve tornare a scuola insieme a compagni dell’età dei figli. Da cui, naturalmente lo sgranarsi di infinite macchiette costruite sulla maggiore o minore (di solito quest’ultima) bravura degli attori.

Una recitazione così piena di smorfiette e caccole da risultare decisamente parrocchiale, una fotografia decisamente povera, un montaggio decisamente ovvio e, per concludere, una musica decisamente risicata come qualità, ma in compenso decisamente esuberante per presenza, anche dove non servirebbe.

Vince invece un sacco di premi una fiction non italiana. E’ franco-svedese e si chiama “Midnight sun”. Ottima fotografia, ottima recitazione, ottima musica (e solo dove serve, invece del solito innaffiamento a pioggia); insomma, un prodotto internazionale e soprattutto buono, nel quale si capisce che sono stati investiti soldi e idee. Tutta un’altra cosa rispetto alla nostrana lasagna, pasticciata con ingredienti di difficile identificazione e comunque di dubbia freschezza.

Il regista Giuseppe Piccioni che conduce la serata e distribuisce i premi evidentemente non è al corrente del fatto che anche una presentazione avrebbe bisogno di una regia; quindi tutta la faccenda zoppica fra lentezze, impacci e improvvisazioni.

All’italiana, insomma.

Un’occhiata alla cerimonia degli Oscar non sarebbe stata inutile. Tanto per capire come si fa.

Poi, l’indennizzo. Su in alto, all’ultimo piano dell’Hotel Boscolo Exedra, da cui si controlla il magnifico arco dei palazzi di Koch, un’opera fine ottocento che ripete il disegno dell’esedra delle Terme, un po’ tronfia ma non priva di una sua bellezza grandiosa, ci viene servita un’ottima cena.

Tutto è bene quel che finisce…eccetera eccetera.

Esiziale è stato leggere il testo del discorso fatto recapitare al Nobel da Mr Robert Zimmerman, che, fintamente o magari veramente naif e sempliciotto come appare, basterebbe a escluderne l’autore anche dal premio Roccacannuccia.

Quattro parole in croce, e anche inchiodate male.

Prendi i soldi e scappa. Forse esageriamo, ma è proprio l’impressione spiacevole, che ci provoca la vicenda. Un misto di furbizia, presunzione e maleducazione, con l’aggiunta di quell’inqualificabile: “Avevo un altro impegno…”

A meno che il soggetto non sia davvero traballante di mente, e allora tutto è giustificato da una patologia comportamentale. Ma noi ci siamo rimasti male lo stesso.          

Un altro colpo a un’altra immagine, da noi creduta indistruttibile: quella che avevamo di un’impavida guerriera del palcoscenico, Patti Smith. La quale, a Stoccolma in simbolica rappresentanza dello stesso Mr Zimmerman, ci ha fatto scivolare in un penoso imbarazzo.

Quell’imbarazzo che nasce quando capita di essere involontari testimoni di un fatto che dovrebbe invece essere custodito nell’intimità della persona.

Certo, a molti di noi anziani capita di smarrire, anche solo momentaneamente, la memoria. Purtroppo questo diventa, appunto, esiziale quando stai al microfono, da professionista, davanti a un pubblico di sapienti, geni e re.

Malgrado il caldo applauso di sostegno di questi ultimi, ci è davvero dispiaciuto.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

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