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017 - Cuffie o Casse Nearfield

017 - Cuffie o Casse Nearfield

di Antonio Chimienti 

Articolo tecnico, ma utile anche a non musicisti.

Differenze di finalità ed approccio all’ascolto con le cuffie a differenza delle casse acustiche.

E’ necessaria una precisazione; sia nella famiglia delle cuffie che in quella delle casse esistono molti e troppi modelli con specifiche assai diverse fra loro per poter dire che questo articolo possa comprenderle tutte. Quindi farò riferimento in particolare a quelle cuffie e a quelle casse che solitamente vengono utilizzate come riferimento universale nell’ascolto del mix e pertanto della musica confezionata nella sua totalità.

I modelli di riferimento per quello che riguarda le casse acustiche sono: Yamaha ns10 (e successive), ADAM ( solo alcuni modelli) , Neumann, Tannoy ( vecchi modelli cono concentrico), Dynaudio (solo alcuni modelli) , Monkey Banana(Hip Hop/ Rap).

I modelli di riferimento per quello che riguarda le cuffie sono: Sony 7506, Sennheiser serie HD, AKG serie K.

Naturalmente ci saranno molti altri modelli che qualcuno di voi vorrà preferire, ma la mia esperienza si basa su questi modelli e questi sono quelli che vi posso garantire.

Inoltre in ambito cuffie ci sono ulteriori sotto specifiche per quello che riguarda la loro tipologia come per esempio l’essere chiuse o aperte o interne all’orecchio A queste differenze strutturali va sommata anche la loro impedenza(sensibilità), misurata in Ohm, che varia tra un modello di cuffia ed un altro complicando ancora di più le notevoli differenze di potenziale valutazione del loro ascolto. Ecco perché vi ho citato quei modelli in particolare.

Sia le casse che le cuffie vanno pilotate da un amplificatore che ovviamente incide sulla valutazione finale, ma mentre per le casse il problema è minore ( perché ormai sono tutte amplificate internamente nel migliore di modi dal costruttore) per le cuffie il problema persiste ed è spesso legato proprio alla impedenza espressa in Ohm a cui prima ho accennato. Comunque i modelli che ho citato sono , proprio per tutta la serie di ragioni su espresse, quelli che più di altri possono ricoprire il ruolo di riferimento della loro specie.

Ora entriamo nell’argomento: che differenze ci sono dal punto di vista pratico?

Le cuffie come sì può intuire non subiscono l’influenza dell’ambiente, le casse certamente sì.

Le cuffie sono poco ingombranti, più economiche e molto costanti ( una volta effettuato un periodo di “riscaldamento “ iniziale appena comprate).

Le cuffie hanno un ascolto costantemente uguale , indi per cui una volta che il nostro orecchio sì è abituato non ci saranno sorprese nella valutazione nel tempo del nostro ascolto.

Nel “lato oscuro” delle cuffie troviamo la loro incapacità a ricoprire tutto lo spettro armonico con eguale efficienza. Troveremo cuffie molto dettagliate per l’ascolto delle basse frequenze, ma che perdono dettaglio in alto, oppure il contrario, oppure dettagliate nelle medio ed alte. Non che , come abbiamo visto in altri articoli, le casse siano in grado di rappresentare tutto lo spettro armonico con grande successo, ma nelle cuffie questo limite risulta molto più rigido, severo, notabile, senza effetto osmotico.

Inoltre sempre nel “lato oscuro” troviamo l’affaticabilità di ascolto e in alcuni casi perdita dell’udito.

Le casse sono, rispetto alle cuffie , morbide sotto ogni aspetto. La divaricazione dei settori armonici risulta molto più naturale e pari limite nel dettagliare le parti dello spettro armonico secondo lo schema che prima ho descritto. Nelle casse tutto sembra molto più naturale e morbido.

Le casse offrono una personalizzazione della stereofonia perché le puoi spostare.

Ed in teoria le puoi anche facilmente equalizzare (cioè customizzare la risposta in frequenza) cosa che per altro si può fare anche con le cuffie, ma qui vale ancora quello che ho detto prima e cioè che risulterà difficile per via della loro rigidità.

Inoltre le casse, a differenza delle cuffie, al cambiamento di volume non perdono molto in coerenza percettiva del suono. Voglio dire che se il bilanciamento del suono ( la somma generale di quello che stiamo ascoltando, tono e esplosività dinamica) è per noi una certa cosa a volume 7… scendendo a volume 3 la nostra percezione generale non cambierà.

Valuteremo meglio le alte frequenze ( e questa del mixare a basso volume è una tecnica FONDAMENTALE per ogni tecnico) perchè con l’affievolimento delle basse frequenza (dovute all’abbassamento di volume) esse verranno messe in evidenza mentre con le cuffie questo non sarà mai possibile.

Questo perché con le cuffie , potete notarlo da voi stessi, al cambiamento di volume cambia anche il tono e l’equilibrio degli strumenti. Le cuffie in questo ambito sono molto pericolose. Non cambiano solo gli equilibri, cambia proprio il suono! Un esempio: se ho appena prodotto un suono di basso sintetico in cuffia , ascoltando ad un certo volume, partendo ipotizziamo dal suono di cassa che stavo ascoltando e poi dopo 15 minuti di ascolto abbasso il volume per qualsiasi motivo… quello che dirò sarà che non mi piace più.

Nel “lato oscuro” delle casse troviamo ovviamente l’ambiente.

L’ambiente che inquina la veridicità del nostro ascolto, per cui ascoltando quello che abbiamo fatto in un altro posto per esempio in macchina non ritroveremo le stesse cose che avevamo registrato e poi l’inquinamento dei rumori circostanti( dalla ventola del computer al rumore della strada che certamente con le cuffie non si manifesterebbe.

La stereofonia nelle casse è un altro problema perché la nostra posizione mobile di ascolto rispetto alle casse inibisce il nostro controllo oggettivo.

Per quest'ultimo motivo la programmazione dei riverberi o delay, soprattutto sé di ambiente cioè non caratterizzanti di un suono o di uno strumento andrebbero sempre realizzati in cuffia.

Ci si pensa poco , ma con le casse vi è un altro problema molto subdolo che è la fase. Le due casse posizionate nell’ambiente possono creare piccole ed invisibili cancellazioni di fase su poche e distinte frequenze o al contrario battimenti ( somme ripercussive della stessa frequenza con sé stessa con il risultato di un aumento di volume solo per la stessa e di quelle simpaticamente risonanti).

Tiriamo le somme e per farlo separiamo tre distinti momenti: la produzione e il missaggio e l’ascolto.

Per la produzione le casse sono da preferire certamente per quasi tutte le frequenze ad esclusione del primo strumento utilizzato nelle basse frequenze. Sé ed esempio decido di utilizzare una cassa ed un basso predominanti nell’arrangiamento consiglio di procedere con la produzione del primo fra i due strumenti ( cassa o basso) in cuffia. Poi posso scegliere di produrre anche il secondo suono in cuffia ( sempre facendo attenzione a non variare il volume in cuffia). Poi proseguirò con le casse.

Per il missaggio devo utilizzare casse e cuffie. Con le casse ad alto volume controllo i toni degli strumenti. Ad alto volume sto tirando come degli elastici il suono per vedere sé non è per caso distorto/ stridente/ brutto/ invadente. Lo proverò  anche in combutta con altri suoni sempre per verificare che non ci siano bruttezze. Poi utilizzerò ancora le casse, ma a volume bassissimo e magari anche casse piccolissime per simulare le radioline allo scopo di valutare il bilanciamento degli strumenti, il mix vero e proprio. Controllerò che a volume bassissimo si sentano tutti gli strumenti che ho utilizzato nel missaggio. Ricorrerò anche all’ascolto in mono che mi aiuterà ancora di più per questo scopo.

Nel mezzo utilizzerò le cuffie per ogni sorta di evento di controllo: il settaggio di decadimento del riverbero, il panpottaggio stereofonico di ogni strumento, la effettiva non presenza di elementi non previsti ( doppie note , sembra incredibile ma se ne scoprono sempre in cuffia).

Le cuffie saranno utili anche per capire quanta dinamica effettivamente possiede il mix perché con le casse ed il loro volume è facile pensare che ce ne sia abbastanza , ma non è così molto spesso. Le cuffie regalano questo beneficio.

Per quello che riguarda l’ascolto: dopo esserci seduti comodi su una poltrona o sdraiati su un’amaca a cosa staremo pensando di ricorrere per tuffarci nell’ascolto del nostro pezzo di musica preferito? Ecco ci siamo risposti da soli!

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016 - Il salto di qualità

016 - Il salto di qualità

di Antonio Chimienti

 

In un articolo precedente abbiamo già parlato in parte del successo. Come inquadrarlo per conoscerlo e come porci nei confronti di esso. Conoscerne le caratteristiche ci può aiutare ed andargli incontro e “ riconoscerlo” fra i vari eventi che via via si formano sulla nostra strada.

Tuttavia la differenza la faremo sempre noi.

Nel senso che dobbiamo accettare che il pubblico che ci giudica e con le proprie azioni premia o boccia il  nostro impegno non ha in alcun caso una premeditazione nel farlo. Statisticamente parlando esiste una parte di pubblico che può attraverso il suo voto esprimere in realtà non un giudizio diretto sulla nostra arte, ma un voto di contestazione per un aspetto che noi rappresentiamo ( ed esempio giudicarci incapaci perché siamo di colore o cantiamo in dialetto o per accusarci di questo o di quello) ma nella totalità del risultato raggiunto sé il voto generale è sotto le nostre aspettative è semplicemente, ripeto semplicemente una nostra responsabilità. Non abbiamo fatto abbastanza per l’obiettivo che ci eravamo posti.

Il primo grande lavoro che dobbiamo fare è accettare questa nostra mancanza.

Il pubblico nella sua moltitudine non può esprimere un voto organizzato, non può sentirsi al telefono o attraverso i social mettersi tutti d’accordo per far venire meno il tanto agognato risultato che volevamo. Il flusso di ragionamento del pubblico è fluido è sì pilotabile, influenzabile e lo si può manipolare, a certe condizioni, ma rimane spontaneo nella sua ultima decisione. Questa spontaneità tuttavia può essere programmata e i grandi esperti di comunicazione sanno molto a questo proposito, ma quello che deve essere chiaro che anche nel poterlo programmare io sono autorizzato ancora una volta a risottolineare che a monte tutto questo risultato dipenderà dalle nostre azioni. Anche la manipolazione evidentemente.

Ma allora perché non si raggiunge il risultato? Perché evidentemente non basta manipolare per saper manipolare, non basta cantare per saper cantare bene, non basta avere un'etichetta alle spalle per ottenere i risultati che una Buona etichetta potrebbe portare, perché in due parole la percezione di ciò che è funzionale nella grandissima stramaggioranza dei casi è solo immaginata, ma non posseduta ed amministrata realmente nella nostra mente.

In altre parole noi ci convinciamo di aver fatto tutto quello che sarebbe servito, ma sappiamo che non è avvenuto nella realtà. nel momento esatto in cui noi compiamo un'azione da cui deriverà il nostro successo non applichiamo quel senso di responsabilità SINCERO ed insostituibile nella sua unicità e funzionalità che ci permetterebbe di espletare la giusta azione. Al contrario indugiamo con noi stessi nella fretta di compiere comunque vada una azione per poterci dire di averla compiuta ed anche accompagnandola dalla autocelebrazione di averla fatta, ma in realtà una capanna è tale non quando ha la forma di una capanna, ma quando alle prime piogge è in grado di svolgere la funzione della capanna; proteggerci per tutto il tempo necessario. C’è una bella differenza fra una canzone che emoziona ed una che non lo fa. E se è vero che il successo

ha fra le sue caratteristiche quella della rarità deve essere vero che questa emozione è essa stessa rara, quindi come possiamo concederci di pensare di aver appena registrato una voce di successo sé nel farlo non abbiamo la sensazione GENUINA di averlo appena fatto. Come possiamo credere che avremo un successo sé il video che abbiamo realizzato è nato su una improvvisazione, sé il pubblico su cui noi contavamo per totalizzare il nostro successo è lo stesso pubblico che abbiamo da tempo e che già in questo tempo non ci ha premiato è evidente che dovremmo cercarne uno nuovo e quindi di rimando accettare l’idea di non averlo mai avuto questo “famoso” pubblico.

Insomma il successo è lì fuori da qualche parte e noi dobbiamo meritarcelo.

Vediamo insieme cosa possiamo fare per cercare di meritarcelo.

L’obiettivo è che un folto numero di persone non unite fra loro da nulla spontaneamente sentano sgorgare da loro stesse un senso di commozione e quindi di volontà a farsi coinvolgere da un qualcuno che con le sue manifestazioni dia loro questa possibilità. Qui si evince immediatamente il ruolo che ha l’artista. Il pubblico ha stretto nella propria mano il ticket su cui vi è scritto che esso ha il diritto ed emozionarsi e sta aspettando che qualcuno onori questo impegno. Capite? Non abbiamo davanti qualcuno che va attirato, Abbiamo qualcuno che è già disposto ad amarci e che sta aspettando da tempo di poterlo fare, Questo è da considerarsi un Jolly per noi. Una prova? Un pianista o un cantante stonato e davanti un pubblico che lo applaude. Non applaudono l’arte stonata del cantante …. applaudono perché quella sera erano lì per applaudire e lui è il meglio che c’è davanti a loro.

Ma c’è un problema (già esposto in un altro mio articolo precedente) il pubblico non organizzato e non messosi d’accordo in alcuna maniera risulta compatto nello stabilire quello che emoziona da quello che non emoziona. Da qui il successo globale. E c’è un altro immenso problema così come ci si abitua alle parole di amore del proprio innamorato così il pubblico si assuefa al livello di emozione raggiunto ed offerto nel mondo. Quello che emozionava un pubblico del 1970 è un livello superato ed oggi per emozionarsi c’è bisogno di qualcosa più emozionante di ieri. Non è per niente facile. Mi è capitato all’inizio di questo anno (siamo nel 2020) di dover reclutare uno specialista di volo e riprese con droni per una produzione e mi ero giustamente imbattuto in un artista del settore che si presentava con dei video acrobatici spettacolari in cui il drone entra ed esce dalle stanze di un albergo ed una velocità e con una precisione da lasciarmi a bocca aperta. Successivamente in occasione di questa produzione che sta uscendo in questo mese di Agosto mi ero ritrovato alcune settimane fa a cercare altri operatori in previsione di altri video e mi sono reso conto che la qualità e l’emozione che vi ho descritta e che scaturiva da quei video di inizio anno oggi non mi suscitava quasi più nulla. Davo per scontato quella qualità, essa non era più emozionante e quindi normale.

Ecco , il nostro impegno è destinato ed essere interminabile poiché esso crea assuefazione. Oggi creiamo un successo e domani ne dobbiamo creare uno migliore. E’ crudele lo capisco, ma è così. Questa dinamica , questo “domani” che deve essere migliore di questo “oggi” è il riflesso del nostro cambiamento o altresì della nostra crescita. Non possiamo non crescere. Ed allora vediamo come può un artista crescere.

Prima di tutto stabilendo un punto di partenza dal quale misurare la propria crescita. Un pò come quando , decidendo di farlo, si prende la matita , si traccia un segno sul muro e poi ogni qualche giorno ci sì va a misurarsi per capire di quanto siamo cresciuti.

Bene , ma qui non si misurano i centimetri e non si possono usare le matite quindi la cosa è un pò più complicata. Quello che dobbiamo fare è misurare chi siamo e non è facile, Il risultato è conoscersi , Arrivare a farlo molto profondamente ponendoci moltissime domande per esempio perché suono o canto, perché non dipingo o gioco a tennis? Perché se ho due soldi corro a comprarmi un amplificatore, una batteria, un microfono, un disco perché, perché?

Perché mi piace stare davanti alle persone su un palco. Oppure perché mi piace fare il batterista che sta seduto  e si vede meno su un palco piuttosto che il chitarrista con i suoi assoli da paura?. Oppure perché sento un brivido quando tengo stretto il microfono ed ondeggio mentre guardo la folla o sogno di riuscire a farlo? O quando appaiono le mie foto con tanti like su un social od anche perché preferisco stare rintanato dentro uno studio a mixare o fare il produttore o avere una etichetta?  Tutte queste domande e moltissime altre che ci possiamo porre e DOBBIAMO porci rappresentano il primo segno sul muro fatto con la matita. Ci indicheranno il punto di partenza, le risposte ci indicano cosa cerchiamo. Quello che riceviamo nel realizzare questo desiderio di essere andrà a riempire in realtà un vuoto che noi abbiamo, Non è come noi crediamo aumentare quello che già siamo, ma riempirci di quello in cui noi manchiamo. Il raggiungimento di questo infatti ci da benessere e soddisfazione interiore. Sé ci sediamo al tavolo di un ristorante a cena e a pranzo abbiamo mangiato un piatto di spaghetti, quando arriverà il cameriere non ordiniamo spaghetti, ma quello che non abbiamo dentro. il nostro desiderio ci spinge a completarci.

Parliamo un attimo dei pericoli. Il pericolo più grande è che nessuno ci venga ed avvisare che la nostra mente è il malato ed anche il medico del malato stesso. Cosa voglio dire? Voglio dire che la nostra mente ci aiuta sollevandoci dalle responsabilità quando si accorge che siamo in debito di soddisfazione e lo fa creando le illusioni. Lo abbiamo visto prima, registriamo un cantato e come per meraviglia ci sembra di averlo fatto bene…. così subito neanche fossimo Mina. Questo è un grosso pericolo perché rischieremo A) di convincerci di essere bravi e di non dover imparare più  nulla, B) se qualcuno si prendesse la briga di criticarci anche solo per consigliarci noi ci sentiremmo male e tristi.

Allora vediamo come fare a convincere la nostra mente che deve fare un pò di attenzione e cominciare a nutrire un pò più di autocritica ottenendo come premio una crescita che sicuramente ci darà molta più soddisfazione.

Lo faremo accettando l’idea che chiunque oltre un certo limite da solo non può arrivare oltre.

E questo limite invalicabile è rappresentato dal nostro talento.

Noi raggiungiamo (e lì ci fermeremo) il massimo nostro livello all’esaurimento della spinta che il nostro talento ci darà. Tutto quello che facciamo prima di questa consapevolezza è usare per salire il nostro naturale talento. E’una sorte di pozione magica che abbiamo alla nascita. Tutti l’abbiamo, ma non ci rendiamo conto che è essa a sponsorizzare i nostri risultati  e non la nostra applicazione. Ditemi che merito ha uno che canta intonato dalla nascita. E quale merito dovrebbe avere uno che è alto 2 metri nel giocare dignitosamente a Basket? Quindi fino ed un certo grado di risultato, che io definisco con il numero 7 ( da 1 a 9 poi vi spiegherò il 10) tutti avranno il piacere  di ottenerlo fermo restando di aver avuto l’intuizione di mettersi nel proprio cammino di appartenenza. Nel senso che se è venuto meno anche questa minima condizione ( pericolo possibile in una società contemporanea come quella di oggi basata su un bombardamento gratuito di miti ed esempi  fatti con lo stampino che nella loro ripetitività alludono alla unica e possibile modalità di vita, o sei come quello o non sei nessuno) è evidente che ti troverai molto male sé alto due metri ti ritrovassi a voler fare il fantino perché in televisione hai visto uno che lo faceva o il calciatore perché guadagna molto: in questo caso il tuo livello non raggiungerà neanche il 7 non potendo sfruttare il tuo naturale talento.

Ma abbiamo detto prima che il pubblico è naturalmente e non organizzativamente lapidario nel suo giudizio ed oltretutto consumato dalla assuefazione non premierà con il successo un partecipante di livello 7, ma solo a partire da chi sta ad 8, 9 o 10. E come si deve fare a passare oltre il 7?

E’ pieno di artisti da 7. Sono tutti quelli che avete al vostro fianco. Sono quelli con fino a 100k like, quelli con 5k amici su Fb ecc ecc Che fanno concerti con 2/3K persone e che vendono 2k cd per tutta la loro vita senza spostarsi da lì e molto spesso abdicando nel dolore e nella frustrazione. Quanti sono? Quasi tutti. In economia c’è una legge di un matematico Italiano (che bello ) un certo Pareto che recita che il 20% di un insieme rappresenta da solo l’80% dell’insieme stesso. Tradotto che quel mondo di successo a cui tutti ambiscono è rappresentato dal 20% degli artisti che lo compongono..non uno di più. Come fare a passare da 7 a 8? Come fare ed entrare in quel 20%?

Tanto lavoro su sé stessi e la speranza di riuscirci o in alternativa possedere una scorciatoia naturale che però con il senno di poi non so proprio quanti la desidererebbero. Sto pensando ed individui nati esclusivamente per emozionare e che nell’ottica del “ o la va o la spacca” sono riusciti in questo intento , ma quando non essendoci riusciti  sì sono ritrovati  esclusi totalmente dalla società. Altra caratteristica di comunanza di questo sottoinsieme è la morte prematura. proprio come sé a conferma di quello che vi sto raccontando il successo essendo il risultato di un viaggio, di una crescita conclamasse alla fine del suddetto viaggio anche la vita necessaria per completarlo. I casi sono talmente tanti ed eclatanti che non voglio citarne nessuno in particolare, ma voi prendetene uno qualsiasi di veramente esemplare nell’arte e controllate sé è morto sotto o sopra  la media di durata della vita umana.

Bene quando si raggiunge il livello 7 si è giunti al proprio completamento, Il completamento vuol dire essersi riempiti totalmente con quello che si possiede dalla nascita facendo da se, sospinti dai migliori pensieri e migliori intenzioni , ma pur sempre esclusivamente da sé stessi. Appunto curandosi con la stessa mente che creava allo stesso tempo il problema. Questo è il procedere normale di chiunque e raggiungere questo livello è assolutamente un segno distintivo, ma voi che lo possedete lo sapete benissimo e vi vantate anche giustamente con voi stessi per questo. ne avete anche il diritto perché 7 non è 6 o 5 e per raggiungere questo 7 avete bene a mente le fatiche che avete fatto e superato. Quindi la vostra mente vi premia e vi supporta come persone riuscite. sì, tutto vero però come mai il pubblico non concede il successo? Perché lì non ci arrivate? Eppure avete la certezza che quel livello superiore esiste, lo vedete intorno a voi, non proprio vicino a voi, ma lo vedete.

Il livello 8 non è da considerarsi un livello successivo, ma un vero e proprio  universo a parte.

Non ci si entra da soli, perché da soli si arriva fino a dove da soli si arriva e ci si ferma a conferma di dove potevate al massimo arrivare.

Al livello 8 ci si arriva perché qualcuno che lo occupa vi ci conduce.

La necessità della presenza di un’altra persona è rappresentata dal fatto che con un certo sforzo dovete capire che se vi sentite a posto (anche se INTUITE che ci sarebbe da fare qualcosa in più) la sensazione di “a posto” vi preclude qualsiasi azione di sviluppo perché dalla certezza di essere a posto alla domanda cosa buttereste di voi, davvero non sapreste che cosa buttare poiché vi sentite a posto. Capite?

Il primo passo sarà capire che non siete per niente a posto perché se così fosse avreste il SUCCESSO mentre in realtà lo state inseguendo proprio perché non lo possedete.

Perché un’altra persona? Perché quest'ultima che non è nata diversamente da voi  fu a sua volta aiutato a passare da 7 ed 8. Nessuna persona può valicare il livello 7 da solo, ricordate?

Quindi quella consapevolezza , quel segno sul muro è il basamento sul quale la vostra mente potrà convincersi che non è per nulla completa, ma che ha solo fatto tutto il suo dovere per arrivare fin lì, ma che ora deve davvero dimostrare di voler imparare.

Quale sarà la prima azione da compiere? Sarà rinnegare una parte di sé. Bisogna buttare via per fare spazio ed inserire cose belle che unite alle altre belle e oltretutto avendone buttate di brutte incominceranno a suscitare negli altri quella serie di emozioni di cui all’inizio abbiamo parlato. Finchè penserai di essere speciale non incomincerai a mettere in atto tutta quella serie di comportamenti che ti condurranno all’essere non più nella norma.

Il livello 9 è quello di chi non compie più una riflessione su questo cambiamento, ma sì è per qualche verso adattato completamente a questo nuovo standard e che per altro lo farà apparire assolutamente umile nel suo comportamento quotidiano,

Il livello 10 è l'eccezionalità, è quell’ambito che emoziona coloro che vivono in questo range di consapevolezza evoluta , non differente dall eccezionalità che si vive nel range sottostante quando ognuno di noi si sente “particolarmente soddisfatto per una qualsiasi cosa”.

Nella musica un esempio per tutti che sempre mi viene in mente è la figura di M. Jackson.

Pensateci un talento importante che fin da bambino si è manifestato con chiarezza. Da adulto le difficoltà nella gestione comportamentale generale di autogestione fino all’incontro con, finalmente Super Talenti, come Q. Jones ed altri anche fuori dalla musica che lo hanno accompagnato oltre il suo livello 7 ovviamente molto oltre fino a fargli comprendere il suo desiderio di essere altro nella forma e nello spirito e poi la morte…. naturale , non naturale , indotta o altro non importa. La morte che se anche non fosse mai accaduta non importa ancora neanche perché certamente sarebbe da intendersi il suo restarting in un’altra forma comunque una morte.

Quando vi sentirete delusi di un risultato non raggiunto, non sentitevi delusi ricordatevi di domandarvi cosa avete fatto perché questo non accadesse. Siate coraggiosi ed onesti. Cercate nei ricordi quella strofa cantata non benissimo e che avete lasciato passare, quel video fatto di fretta senza trasformarvi in censori con il rischio sì di rifarlo , ma anche di non legarvi per sempre a delle immagini non meritevoli di voi stessi. Di essere venuti in studio a registrare senza essersi adeguatamente preparati , ma affidandovi esclusivamente al solito vostro talento (7 appunto) o non esservi curati a sufficienza pensando di poter essere efficienti comunque anche se con la febbre addosso o il dolore ad un dente.E poi tutti i tranelli legati al timore del giudizio altrui; apparire chi non sì è davvero, Comportarsi da duri quando non lo si è o al contrario essere accomodanti e gentili a scapito del rigore e della salvaguardia della qualità  e del risultato.Scomparirà la delusione sé visualizzerete la vostra mente che vi ha ingannato e con la giusta dose di autostima comincerete a lavorare su voi stessi parlando alla vostra mente di un progetto che la riguarda e che la porterà su un altro livello di consapevolezza. Ricordatevi di cercare una guida. Se pensate di poter fare da soli questo pezzo del viaggio vuol dire che a 7 non ci siete neanche ancora arrivati.

Antonio Chimienti

blog rocktargatoitaia.eu

 

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015b Le casse acustiche (seconda parte)

015b Le casse acustiche

di Antonio Chimienti 

seconda parte

Le casse acustiche risuonano!

Questa è un’altra variabile delle casse per valutarle ed impare a conoscerle.

Sé in una stanza le tende o i libri presenti influenzano il suono, anche il materiale della cassa lo farà. Non sì possono sospendere le membrane , così nell’aria, magari sì potesse,magari un giorno sì farà , ma per ora non sì può . La membrana va avvitata in una scatola e questa scatola “risuona”. Qui possiamo fare qualcosa? NO possiamo solo premiare un costruttore con il nostro acquisto se egli avrà compensato la “presenza” e quindi “l’influenza” della scatola con degli accorgimenti attraverso delle scelte progettuali ( solitamente dei filtri sull’elettronica o sagomature dello chassis).

Le casse acustiche per produrre musica sono diverse da quelle per ascoltare musica.

E qui davvero sì apre uno scenario apocalittico.

Se devo produrre musica, e sono uno di quelli che ha capito cos'è un arcobaleno di frequenze..allora vorrei poter sentire il meglio possibile i vari spicchi dello spettro ( l’arcobaleno) che il brano sta producendo. Nel senso che se sto curando degli strumenti che suonano in un range di frequenze tra i 3khz e gli 8khz ( medio - alte frequenza) dovrei assicurarmi che le “casse acustiche” che sto utilizzando  le riproducono correttamente, altrimenti cosa sto controllando?. Stessa cosa se stessi lavorando su frequenze dai 40hz ai 110 hz ( Basse frequenze).

Veniamo alle soluzioni….a seguito di questo ultimo esempio, la soluzione sarebbe una cassa acustica che riuscisse (sempre ambiente permettendo) a riprodurre sia le frequenze del primo caso ed altrettanto bene le frequenze del secondo caso. Cioè in pratica una cassa perfetta che riproducesse tutto lo spettro armonico da noi udibile. Non esiste! O meglio sulla carta viene pubblicizzato , ma se fosse realtà ci sarebbe un modello sufficiente , assoluto e fondamentalmente uno solo,  essendo in grado di fare ciò che dice, ma invece i modelli che dicono di farlo sono migliaia sul mercato e la loro moltitudine è alimentata dal fatto che nessuno ci riesca realmente spingendo così  le persone a cambiare continuamente alla ricerca del Santo Graal. Pur tentando una sorta di organizzazione di separazione per fasce delle frequenze i gruppi di frequenze che “questa cassa” dovrebbe saper riprodurre sarebbero non meno di 5 ( Range di Frequenze BASSE- MEDIO BASSE- MEDIE-MEDIO ALTE-ALTE)  Ve l’ho detto all’inizio, dimenticatevi che esista perfezione in qualsiasi cosa prodotta dagli esseri umani. 

Però abbiamo una risorsa : l’intelligenza. 

Non esiste una cassa perfetta , ma esistono molte casse, tutte imperfette, ma capaci di ricoprire nella loro imperfezione e limitata funzionalità un pezzettino della realtà. 

La soluzione che vi suggerisco è di usare diverse casse a seconda della parte dello spettro acustico su cui state lavorando in un determinato momento. Indi per cui se state lavorando sulla ritmica, mandate il segnale a due casse tipo radiolina e per semplificare quando dovete lavorare sulle basse frequenza, tagliate con un filtro le alte e mandate il segnale a due stufe ( casse di grandi dimensioni per essere allestite con membrane di grandi dimensioni) travestite da casse acustiche  e vi garantisco che vi troverete bene. Potrete adottare questo modello di comportamento fino a scegliere 5 paia di casse + 1  volendole abbinare ai cinque range di frequenze su descritte e alla fine ascoltare il tutto sul migliore paio di casse che avrete la possibilità di possedere per rifinire i particolari ( fase di bilanciamento delle frequenza)

Consigli di percorso. Dovrete abituarvi a neutralizzare l’adattamento che le  vostre orecchie, in buona fede,  compiranno durante l’ascolto nei vari set di ascolto delle frequenze, nel senso che quando passerete dalle casse per alte frequenze a quelle di Medie Frequenze ed altre per esempio per le Medio Basse frequenze, le vostre orecchie vi daranno una sgradevolissima sensazione. Voi non preoccupatevi dopo qualche minuto tutto andrà a posto. La prima sensazione sarà che avete sbagliato tutto , ma non è così. Quello che avete lavorato nel range della alte frequenze sulle casse della radiolina è perfetto. Concedetevi del tempo per farlo digerire al vostro sistema intelletto-uditivo.

E se invece usiamo le casse non per produrre la musica , ma per goderla?

Tutto diventa più facile. Perché non abbiamo la responsabilità di ricondurre il suono che stiamo producendo ad un punto di riferimento di stile di genere preciso come fa il produttore quando mixa un brano di musica  per un certo stile di musica e che quindi dovrà obbligatoriamente rientrare nelle aspettative dei cultori di quel genere, ma al contrario dobbiamo solo fare riferimento a noi stessi  ed, alla nostra percezione che a sua volta e sul genere di musica che abbiamo l'abitudine di ascoltare. Faccio un esempio. Sé è la musica classica  che adoro ascoltare quello  a cui dovrò fare attenzione nella scelta delle casse acustiche sarà dettato dalle caratteristiche acustiche della musica classica ( del genere quindi). Con il 90% di ascolto concentrato in  un range che oscilla fra i 140hz ed i 7/8khz e con una oscillazione di dinamica di qualche decibel capite bene che la mia cassa di riferimento sarà molto , ma molto diversa da quella scelta per ascoltare la musica ad un Luna Park. ne conviene che è difficile dire ad una persona ( a quello del Luna park)  o ad  un altro che una cassa è in assoluto meglio di un’altra poiché dipende dal genere ed anche dalla finalità di ascolto

Quindi anche qui veniamo ed una soluzione.

La cassa per l’ascolto andrebbe prelevata dal rivenditore, portata a casa propria e lì ascoltata.

Non ci sono altre alternative. A prescindere dal fatto che negli anni il vostro apparato uditivo indubbiamente sì frapporrà  fra la scelta fatta quel dì  con l'ascolto di oggi e che molte altre cose influenzeranno, rendendole instabili  le decisioni fatte oggi nella scelta della vostra cassa acustica,  pur volendo limitare al massimo queste variabili, almeno portiamoci a casa delle casse da ascoltare  e provare prima di sceglierle pur con tutti questi limiti fin qui qui palesati. Altrimenti davvero la scelta di una cassa priva di questo minimo livello di consapevolezza non può essere considerata estranea ed una lotteria.

Non esiste una cassa migliore di un'altra. Esistono casse costruite con oculatezza. Che sì propongono di trasbordare il numero minimo di difetti prima del vostro ascolto personale, questo si. 

Ci sono costruttori che piuttosto che buttare dentro rame di scarsa fattura o legnami già difettosi all’inizio, sì preoccupano di fare una cernita e selezionare il meglio. Ma l’ultima scelta è il vostro orecchio  a sua volta sapete è influenzato dal vostro ambiente. Non esiste una musica bella ed una brutta. ESISTE UNA MUSICA CHE VI PIACE ED UNA CHE NON PIACE.

Provate , provate e provate e  psss, psss ...che non vi venga in mente , dopo tutta questa lettura, di dire a nessuno che le vostre casse sono le più belle di tutte, mi raccomando!

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015a - Le Casse Acustiche

015a - Le Casse Acustiche di Antonio Chimienti

prima parte

Questa volta ci butteremo a capofitto in un articolo, anzi una serie di puntate su un unico enorme argomento : le casse acustiche. Dopo tanti voli pindarici sulla teoria e sulla spiritualità conseguente...ritorniamo con un argomento tecnico. 

Certamente non mancherà occasione che io faccia qualche riferimento alla introspezione e consapevolezza, ma credo che vi stia bene così altrimenti non sareste qui ad alimentare la schiera del mio pubblico lettore.

 

Nella musica  e ovviamente in maniera allargata per quello che riguarda ogni suono il collo di bottiglia è rappresentato dalle nostre orecchie. Inutile sottolineare che questo mondo è relativo ( ecco che ci risiamo con le mie riflessioni ) al nostro sentire. Infatti è facile accettare il concetto di relatività se pensiamo ad un cane che con i suoi 40mila Hz di capacità ricettiva ha una consapevolezza del mondo , capite , molto diversa da noi, più del doppio degli esseri umani. Quindi senza divagare diciamo che il nostro “mondo acustico” ha come punto di riferimento il nostro apparato uditivo. Il nostro apparato uditivo registra una realtà udibile che va dai 30 hertz ai 20k hertz ( qualcosa di meno), ma ovviamente i limiti non ci interessano poiché sono legati a troppi fattori personali. Diciamo che da quando nasciamo a quando moriremo ..sicuramente il mondo dai 60 hertz ai 15k herts non ce lo perderemo mai.

Bene fin qui ci siamo e siamo tutti d’accordo. 

Nella musica tuttavia , esclusa quella acustica dei concerti dal vivo con strumenti reali ( No Chitarre elettriche o strumenti amplificati, ma solo strumenti come violini, chitarre acustiche , pianoforti , arpe ecc ecc flauti, corni, clarini, la voce umana…… ci siamo capiti!)  fra il nostro orecchio e questa benedetta  MUSICA ci saranno sempre le casse acustiche.

E questa verità proietta questi oggetti in una posizione di assoluta preminenza nel vasto mondo della cosiddetta musica “riprodotta”.

Attenzione in realtà c’è un’altra cosa , invisibile e più importante delle casse acustiche : l’ambiente in cui ascoltiamo. Questo ambiente è per sua natura non solo determinante, per cui due casse identiche suoneranno differentemente in due ambienti differenti, ma soprattutto , l’ambiente non è costante nel suo comportamento e questo lo rende oltre che determinante anche imprevedibile, insomma non solo sta in mezzo al tutto , ma difficilmente lo sì può interpretare o prevedere. Ecco già a questo punto il “caos” e la dinamica naturale suggerirebbe che ogni sforzo umano proteso ad analizzare, predire e controllare la natura è seriamente destinata a fallire, ma noi , compreso me , siamo umani e quindi ostinati e cocciuti e pertanto io continuo il mio articolo sulle casse tentando di profilare una “verità” assoluta che però essendo di natura umana è istantaneamente da considerarsi “fallibile”. Ricordatevi comunque che ogni cosa che vi spiegherò è traballante perche l’ambiente non lo potrete controllare… probabilmente quasi mai.

Ancora una parola su questa affermazione, perché mi è venuto in mente che qualcuno fra voi , più umano di me avrebbe da ridire sulla sua concezione di infallibilità, ma tranquillo ...l’ambiente non lo puoi controllare perché fra le variabili delle condizioni alla base dell’ipotetico controllo ci sarebbe la temperatura che influisce non poco sulla divulgazione delle onde sonore sia nella velocità che nella diffrazione (quindi direzione). Il calore non sì può controllare sé non a scapito della innaturalezza del suono medesimo. Le condizioni di un buon suono infatti sono legate alla possibilità che esso “risuoni” , cioè che esso possa impattando nell’ambiente generare   a sua volta una serie di armoniche.

Possiamo dire che perciò ci sono ambienti più “musicali di altri, questo si, ma non possiamo dire che essi siano controllabili nel senso che ho spiegato. Il controllo , sé anche fosse possibile, non sarebbe auspicabile, poiché alla base di una grande musicalità troviamo la creatività in tutte le sue forme, comprese quelle non auspicabili, ma che a loro volta indicano la strada per quelle auspicabili. Complicato da capire? Ma no .. sé non vedessimo il brutto, non sapremmo che strada cambiare per incontrare il bello. Dai non era difficile!

Le casse acustiche. Il concetto di efficenza.

Il principio di funzionamento di una cassa acustica sì basa sulla sua capacità di spostare l’aria. E’ un pò come sé con una mano spingessimo l’aria e questa come fosse acqua , investisse il nostro orecchio , muovendo a sua volta il timpano e a questo punto muovendo i nervi,  ci regalasse il suono prodotto dalla nostra mano. Il suono è una onda. Per produrla sì sposta l’aria.

Semplicemente nel vuoto non sì può produrre un suono. Ecco Semplice semplice.

Nel produrre il suono, tuttavia , il cono della cassa ( quella circonferenza che sì vede su ogni casse con in centro un cerchio solitamente a cupola) sì deve spostare. Lo fa attraverso il meccanismo di un magnete. La corrente dice al magnete di muoversi ora in avanti , ora indietro e le onde prodotte arrivano al nostro orecchio magicamente regalandoci il motivetto che tanto ci fa piacere ascoltare, MA…….il movimento che produce il suono è corrotto dalla meccanica presente a livello del magnete ed anche della membrana stessa. In altre parole il cono riproduce delle onde il cui limite è rappresentato dall'efficienza di spostamento e di funzionamento del magnete stesso e delle altre componenti che non sì possono escludere dal funzionamento medesimo.

 E’ un pò come sé per produrre la copia di un quadro di Monet chiamaste uno studente del primo anno piuttosto che un grande artista. Il quadro da riprodurre  ed i colori sono gli stessi per entrambi, ma il grado di efficienza dei due esecutori porterà ed una realizzazione assai diversa.

La qualità di questi magneti ed anche quella di tutti i componenti della cassa acustica determinano la fedeltà di ciò che state ascoltando. Ricordatevi anche dell’ambiente, che è sempre accovacciato là nell’angolo...  non sì fa vedere, ma regna sovrano come un capo supremo nella torre del signore degli anelli.

Scientificamente l’efficienza della cassa è rappresentata dallo sforzo che deve compiere la membrana per spostarsi ed il consumo di energia che essa utilizza per il movimento stesso. Il magnete è il motore che sposta e mentre lavora “sporca” il lavoro della membrana, Vi faccio un esempio esemplificativo. Per produrre un “bel suono” devo avere una membrana  di almeno di 35 cm di diametro. Non chiedetemi perché sé no davvero non ne usciamo più ( la larghezza dell’onda prodotta dipende dal diametro della membrana). Diciamo che una membrana di diametro di 35 cm sarà in grado di spingere l’aria a sufficienza per creare un’onda di 40 hz, quindi per farci ascoltare quello che possiamo godere. Ma , attenzione qui, per muovere una membrana di 30/40 cm di diametro , capite che ci vuole un certo sforzo. Questo sforzo è sviluppato da un motore, Questo motore nella casse acustiche sì chiama magnete. Il magnete è un gomitolo di filo di rame che deve avere una certa consistenza e che sarà proporzionata al lavoro da compiere. Ora viene il bello. Sé questo magnete per muovere quella membrana deve avere 4kg di avvolgimento di rame per riuscire a smuovere la membrana a sufficienza considerando anche l’influenza che esso ( il magnete) ha sul segnale elettrico….capirete che più il magnete sarà costruito in maniera “leggera”, “ininfluente” ( poi vi spiegherò meglio questo passaggio) più il segnale arriverà alla membrana depurato dall’influenza del magnete stesso.

Come  sì fa realizzare questo grado di efficienza? Costruendo un magnete più privo di altri di influenza sul segnale elettrico. Come sì fa? Per esempio riuscendo a concentrare i 4kg di rame in uno spazio più piccolo. E’ lo stesso risultato ottenuto sé riuscissimo ad utilizzare lo stesso motore di una macchina in una carrozzeria che però pesa molto meno, perché magari sì sono usati altri metalli per la carrozzeria, ed esempio dell’alluminio ( Il motore di una Ferrari montato su una 500. Quale sarà il risultato? Maggiore efficienza. Con lo stesso motore la macchina ( la 500)va più veloce ( di una Ferrari). Stessa cosa nella cassa acustica. Creare un magnete a mano dove il gomitolo viene fatto  a mano intrecciando i fili di rame in maniera più compatta permette al costruttore di produrre una cassa di minori dimensioni  con una membrana che dissipa meno energia per spostarsi  e che quindi potrà usufruire di tutta l’energia che il magnete produce.

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