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023 - “San Remo” (saremo) un giorno forse diversi?

023 - “San Remo” (saremo) un giorno forse diversi?

di Antonio Chimienti

Non ti stupisco sé ti dico che il festival anche quest'anno non lo ho visto, ma forse ti stupisco sé ti confesso che per me da molti anni non esiste neanche più.

E non è per snobismo o per la presunzione di essere migliore e sentire di meritare di meglio…. no è proprio perché non c’è il contenuto nella scatola da consumare: non c’è la musica.

Eppure un suono uscirebbe dagli altoparlanti della televisione, ma nessuno può deglutire una torta di polistirolo dopo aver goduto per anni con una torta vera.

Ma non sono il solo a descrivere tutto ciò. Alla mia età sì conoscono molte persone: Produttori molto più importanti di te, fonici molto più preparati di te e persone molto più sagge di te e poterle ascoltare fa giungere alle tue orecchie e alla tua coscienza un solo ed unisono coro, un canto di dolore per un’arte che di arte non ha più assolutamente nulla: la musica.

Il contraddittorio è auspicabile e sempre ben accolto da chiunque voglia imparare di più potendo appunto aggiungere qualcosa al suo sapere sostituendo o aggiungendo qualcosa proprio attraverso il confronto, che di suo stabilisce proprio le condizioni di esemplarità dell’umano errare, ma quando il contraddittorio svanisce perché alcune posizioni non sono difendibili dal raziocinio di alcuno… bhè in quel momento il vuoto ti sommerge.

Nessuno che non siano emissari della rai o di persone coinvolte dall’immagine irradiata del Festival di San Remo dirà che ha visto San Remo con grande soddisfazione personale e soddisfacimento della sua anima.

Sé potessimo togliere 1 euro dal nostro canone rai selezionando con un segnetto il quadratino corrispondente sul bollettino di pagamento rinunciando al Festival vedremmo milioni di euro risparmiati.

Non è polemica e mi scuso sé urto la sensibilità di alcuno; ma è che sto riassumendo il pensiero di migliaia di persone appartenendo io contemporaneamente a diversi comparti della musica e quindi quotidianamente scrivendo e leggendo ogni giorno in tanti gruppi e confrontandomi con tanti amici.

Ma d'altro canto il Festival come ho già scritto altre volte è e sarà sempre , come ogni altra manifestazione a carattere nazionale ( da una partita della Nazionale di calcio a una qualsiasi altra manifestazione purché sempre a carattere nazionale), un'espressione dei nostri tempi e della nostra mentalità ed i nostri tempi sono doloranti proprio di questa angosciante necessità di esserci, di continuare ed esserci senza prendere neanche minimamente in considerazione la possibilità di morire per poi rinascere. E per questo che così portiamo avanti e indugiamo in scelte nefaste che già hanno prodotto brutture la volta precedente.

Insistiamo con comportamenti sociali generali che già ci hanno creato dei serissimi danni, ma rispetto alla quale sostituzione evidentemente il dolore minore risulta continuare a starci dentro.

Neanche i “Padri”, quelli che quando i miei figli erano bambini glieli descrivevo come i nostri salvatori, i vecchi del mondo che in caso di necessità avrebbero presidiato e protetto il valore di ogni cosa, Senatori della Repubblica piuttosto che anziani discografici o produttori ( e ne conosco diversi di entrambe le famiglie) sembrano essere interessati a fare qualcosa per questo cambiamento di rinascita. Il loro mantra è : “ cosa possiamo farci noi?”. Sto parlando di produttori con incassi  semestrali di diritto di autore di milioni di euri o Senatori della Repubblica con la capacità di spesa di 10 calciatori di serie A più l’optional dei derivati del manovrare il potere.

San Remo deve essere chiuso prima che la chiusura glielo imponga a sua volta.

Deve chiudere fino a quando il valore trainante la competizione ritorna ed essere quello della competitività dell’anima.

La gara che a fronte di un meritato premio permette agli artisti di indagare nella propria profondità dell’anima per acchiappare, il vincitore più di altri, quel seme di umanità che la sua canzone potrà svelare agli altri. L’anima come ogni altra parte dell'essere umano, secondo alcune vecchie scritture, combacia come ogni altra parte ciascuna con un luogo geografico del nostro pianeta e quindi con una popolazione ed ancora la riflessa cultura di quel popolo. Ecco quindi che l’aspetto intellettivo e matematico verrebbe fatto corrispondere all’India piuttosto che lo stomaco con la Cina ed altre parti con altri paesi, ma è con la nostra bellissima e fortunatissima Italia, nonché baciata da ogni sorta di privilegio, che sì fà corrispondere l’Anima del mondo…. e noi cosa facciamo?

Va bene non sapere, ma anche convincersi di non sentire alcuno schifo quando il cibo in bocca sa di spazzatura… mi sa che va incontro ad una sola e meritatissima riflessione: dobbiamo sprofondare ancora un bel po’ prima di capire che quello che siamo è poca cosa rispetto a quello che dobbiamo essere per tutta l’umanità.

In altre parole finché pensiamo a quanto ognuno di noi può sopportare singolarmente, non ci renderemo conto che staremo facendo sopportare la stessa cosa a tutto il pianeta e quello a cui va la mia attenzione non è l’aspetto terreno, ma quello spirituale che da esso viene supportato affinché possa esprimersi.

Per essere chiarissimi: sé non ho mangiato e riposato a sufficienza non riesco neanche a sintetizzare i miei pensieri sublimi e tramite essi la mia testimonianza di vita.

Bene capite che da qua a San Remo… di acqua ce ne passa.

Comunque sempre confrontandomi con altre persone molti sì sono espressi con parole di apprezzamento per il conduttore o i vestiti, ma capite… nulla sulle canzoni e quindi sì un grande spettacolo con grandi investimenti e tante luci, ma sé devo guardare uno spettacolo di barzellette o di intrattenimento … un Varietà a portata di telecomando sì troverebbe comunque sempre. Ma sé se invece volessi assistere ad un concorso della CANZONE ITALIANA?

Un pensiero a Luigi Tenco (quando sì parlava della sensibilità dell’anima) e siccome durante San Remo non sì trova mai il tempo per certe cose, anche a Stefano D'Orazio che credetemi era davvero umile e imbarazzantemente alla mano come viene descritto, tanto che quando lo incontravi pensavi fosse il Suo sosia tanto ti dava la mano come fosse un tuo vicino di casa…...sconcertante.

testo di Antonio Chimienti

blog www.rocktargatoitalia.it

 

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