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013 - Sogno o son desto?

013 - Sogno o son desto? 

di Antonio Chimienti

 

Amici musicisti e non, ma comunque miei lettori, sono infinitamente grato di questa possibilità che ho nello scriverVi. Certo alle volte vorrei potermi confrontare direttamente con voi, ma questo desiderio ha a che fare con il sogno perché confrontarsi fra uomini è quasi una utopia.

Sì lo è e diciamocelo senza veli, con coraggio e sincerità. Confrontarsi ha a che fare con l’accettarsi. Non c’è confronto sé non sì da per scontato , prima ancora di cominciare il proprio turno nel parlare, che comunque vadano le cose , comunque sì sta sbagliando qualcosa. Sé così non fosse, cioè sé riuscissimo a sostenere che nei riguardi di una qualsiasi cosa non stiamo sbagliando nulla, dovremmo anche accettare l’idea di aver appena sostenuto il binomio “io = infallibile”. Capite che già con questo presupposto il desiderio di confrontarsi è in valori oggettivi impossibile, ma comunque il gioco della nostra vita è chiudere un occhio e giocare ed immaginarsi metà della realtà. Evviva quindi il gironzolare con travestimenti luccicanti per questo frangente di esistenza che misuriamo in quella che è la nostra permanenza su questo tavolo da gioco che consuetudinalmente chiamiamo Mondo.

Vorrei attrarre la vostra attenzione sulla ridondanza di segnali che opportunamente osservati, sé dalla giusta prospettiva, riveleranno la nostra quasi totale anonima presenza su questa terra.

Voglio farlo parlando di musica, ma credetemi la cosa funzionerebbe anche analizzando qualsiasi altra manifestazione umana.

Sopra ogni cosa, cioè buttando fuori dalla finestra tutto quello di cui è composta la nostra stanza per poi passare ed abbattere i muri e poi rimosse le macerie di tutta la casa e dopo ancora esserci accorti che la casa continua sottoterra con le sue fondamenta e dopo quindi aver rimosso alla fine ogni piccolo pezzetto della nostra stanza e dopo esserci tolti di mezzo anche noi …..quello che resterebbe sarebbe solo il tavolo da gioco. Un pianeta in perfetto equilibrio, nel quale ai giocatori sì concede l’emozione di sentirsi padroni solo per ottenere da loro la collaborazione sufficiente alla millenaria manutenzione ordinaria del gioco.

La musica non è solo infatti il suono che noi scarichiamo da internet e non esiste pertanto perché l’abbiamo creata noi, ma perché non quella musica , ma le onde che la compongono risultano essere dei veri e propri equilibratori energetici dell’armonia che ci circonda. Non è diverso dalla funzione che svolge il vento. Visto , ma non compreso, il vento è fastidioso, casuale e probabilmente anche considerato di cattivo auspicio, ma in verità esso trasporta la vita e regola i flussi di molte nature diverse. Ce ne eravamo accorti? Bah chissà?!?

La musica che ascoltiamo sono la nostra stanza e sé andiamo ad analizzare tutte quelle macerie ci rendiamo conto , che presa in palmo di mano una qualsiasi di quelle briciole essa è in realtà terra, un pezzettino del tavolo da gioco a cui qualcuno aveva dato la forma di una casa.

La musica è fatta con il tavolo da gioco e pertanto , per quanto noi ci sforziamo di “inventare” non inventeremo mai nulla, ma semmai reinterpreteremo il tavolo da gioco.

E’ deludente? No è meraviglioso! Scoprire di appartenere a qualcosa di incommensurabile ci autorizza ad avere grandi aspettative da noi stessi. Il coraggio di porre dei limiti oggettivi a ciò che siamo è la strada per vedere quello che possiamo davvero fare, quello che abbiamo davanti a noi. Nel momento in cui non cerchiamo l’opera d’arte, ma la cogliamo da quello che è dentro di noi, riconoscendola già intorno e dentro di noi , ci siamo meritati il grado di esseri umani senzienti.

Bach, M. Jackson, l’uomo delle caverne non vengono da Marte e non sono stati punti da un supereroe di un altro mondo. Io non lì ho mai conosciuti personalmente, ma so quanta differenza passa fra quello che produco artisticamente ed il livello di quello che questi signori produssero.

Non sono disposto a credere che la differenza di livello stia nella preparazione tecnica quanto invece nella preparazione umana. Conoscete la storia Johan Sebastian Bach? E quella del signor Jackson? Ultimamente la Rai sta passando a raffica alcuni bellissimi documentari su  grandi musicisti contemporanei della musica, cercate di intercettare quello sulla storia dei fratelli Gibbs (Bee Gees). Nessuno di questi cercava di inventare nulla. Sono stati chiaramente tutti delle specie di guide turistiche che però invece di rivelare le curiosità di un museo hanno rivelato quelle dell’incommensurabile usando le energie del pianeta e producendo anzichè mattoni ...la musica del mondo. Perché è accaduto a loro? Di certo so perché sì attarda a capitare a me.

Sono figlio di una cultura fasulla ed ipocrita, per niente spirituale e totalmente telecomandata da persone che giocano ed ostruirmi l’istinto e i miei sensi primordiali. Stavo mediamente bene quando sono nato e sto mediamente bene adesso. Tenuto in questa sorta di limbo insieme alla maggior parte di voi l’unica cosa che posso fare è ammettere i miei limiti e solo dopo rendermi disponibile al confronto.

Giovani musicisti, credetemi: non sentitevi mai sconfitti pensando al confronto con qualcuno. La musica non sì misura ed i giudici, i veri giudici sarebbero le anime delle persone sé potessero giudicare alla pari voi e tutti gli altri, ma il “SISTEMA” di gioco ovviamente non prevede questa sorta di democrazia. Guai sé sì verificasse!

di Antonio Chimienti

blog @Rock Targato Italia 

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I DUBBI DI NOI PRIMATI OVVERO COME UN VIRUS SALVERA’ LA MUSICA (E, FORSE, L’ UMANITA’).

I DUBBI DI NOI PRIMATI OVVERO COME UN VIRUS SALVERA’ LA MUSICA (E, FORSE, L’ UMANITA’).

Ci siamo trovati con Antonio Chimienti, mio collega su questa testata web e autore degli interessanti (e tecnici) articoli de Il Dubbio delle Scimmie.

Antonio Chimienti è nato a Torino nel 1967. Studente del Conservatorio G. Verdi e Direttore di Musica Leggera dell’Esercito, è fondatore, musicista e produttore musicale presso la Mediterranean Records (con il partner Paolo Mescoli. oltre duecento artisti registrati), nonché vincitore di 6 Golden Reels ed ex titolare dello studio Il Cortile). E’ stato sponsor Roland insieme a Lucio Dalla ed Elton John nel 1988. Ha realizzato colonne sonore, l’inno della Juventus Football Club e quello del Torino (par condicio!), è stato finalista al New York Film Festival e selezionato alla 50esima Biennale di Venezia. Suo hit selling score 600k+ per Concerto Grosso e Profano. Attualmente sta producendo Libera (Michela Sala, al secolo), scoperta da Pietro Cassano, e a fine maggio (maggio 2020) pubblicherà un remix di Musica Musica cantato da Salvatore Mazzella (il più autorevole interprete di Pino Daniele).

Visio: Bentrovato Antonio e grazie per aver accettato il nostro invito.

Antonio: Grazie a voi.

Visio: Entrando subito nel vivo, so che tu hai un’opinione sul “prima” e sul “dopo” nel mondo della musica. Dove prima e dopo sono intesi con l’avvento della “rivoluzione digitale”.

Antonio: Innanzitutto, bisogna dire che ci sono due ragioni: una culturale e una economica. Per quanto riguarda la prima bisogna dire che la produzione musicale prima era molto più orientata alla ricerca. Esisteva una vera sperimentazione che passava attraverso l’evoluzione sociale, quella culturale e le utopie ma che riconosceva la nostra umanità, la nostra parte più profonda. Per questo le composizioni erano più “difficili” da ascoltare ma toccavano le nostre corde in maniera più importante. D’altronde, la musica è il linguaggio universale. Poi sono cambiati anche gli attori. Una volta, produttori e discografici erano esperti della materia, non uomini marketing. Gli artisti, dentro a quel modello di business, trovavano supporto, consigli e la possibilità di fare la loro musica. Oggi, il lavoro è quello di intercettare quello che funziona e copiarlo. Di solito, lo si copia male. Purtroppo, oggi c’è anche il problema dell’economia. Oggi fanno tutti musica gratis o quasi. E la fruiscono anche gratis! Il discografico non intercetta più talenti, tendenze o messaggi e, non avendo le competenze, deve investire su più artisti. Se prima capiva che quello era l’artista giusto e ci investiva cento euro, attualmente, investe un euro su cento sedicenti artisti e vede come va. Negli anni Settanta e Ottanta, per registrare una linea di basso, si chiamavano diciotto bassisti… le produzioni costavano molto… Spesso oggi si affidano, addirittura, al pubblico per decidere su chi puntare. Così, però, non ci si evolve.

Visio: Premettendo che il mercato è cambiato secondo modelli che non sono gestiti da chi ha le competenze necessarie ma da companies enormi che sono entrate a gamba tesa e senza invito nel settore, cosa bisogna fare oggi per recuperare?

Antonio: Questo periodo di stop, più o meno totale, ci offre un’opportunità per fermarci a riflettere. Ti faccio un esempio. Quanti amici hai risentito dopo anni, durante il lockdown?

Visio: Non so… ma, di sicuro, una decina.

Antonio: Vedi! Non eri più compresso nelle tue responsabilità professionali, nelle tue abitudini quotidiane e, questo, ti ha fatto tornare in mente persone ed eventi significativi del passato. Così hai sentito il bisogno di riprendere rapporti, di capire com’era andata a questi altri, se avevano la tua stessa percezione… e l’hai fatto usando la scusa di sapere come stavano durante questo periodo. Succederà anche nella musica… Facendo quattro chiacchiere durante il nostro primo incontro “virtuale” ci siamo ricordati di quando si andava a sentire la musica da Mariposa…

Visio: Mi ricordo, certo! Ogni tanto ci andavo quando “saltavo” la scuola. C’erano quelle colonnine con le audiocassette e le cuffie.

Antonio: Quelle con la spugna morbida arancione!

Visio: Bé… In molti casi c’erano solo tracce di quella! In altri casi, l’arancione era un ricordo…  Altro che prendersi il Covid (ridiamo)! Era una stagione straordinaria, però. C’erano molte uscite, la qualità generale era alta.

Antonio: E’ vero! Si andava là, si ascoltava un disco e lo si comprava. Poi lo portavi a casa e prima di capirlo lo dovevi ascoltare venti volte. Solo dopo averlo capito, ti piaceva. Oggi, tutti devono capire subito oppure non aver nemmeno bisogno di capire. Prova a far ascoltare Aqualung (album capolavoro dei Jethro Tull, N.d.R.) ad un teenager! Ti risponderà: cos’è questa robaccia? Perché è abituato ad una produzione di cose molto simili tra loro, piatta, facile. In questo periodo si possono scoprire cose interessanti, si può scoprire che si ha ancora voglia di fare ricerca, di produrre, di mettersi in gioco e di sperimentare. Quando qualcosa o qualcuno ti mette di fronte alla tua fragilità, tendi a comprendere che il tempo è limitato e la posta in gioco è più alta rispetto a quella a cui ti hanno abituato. Nella musica, con le tecnologie attuali potremmo ulteriormente alzare l’asticella, non fare il contrario. Sono fiducioso che succederà anche in molti altri ambiti della nostra vita.

Visio: Cioè, ci hanno mentito…

Antonio: Non lo so. Prima chiamavano Monet per farsi fare un quadro. Correvano un rischio in due: l’artista e chi gli faceva da mecenate. Oggi, sono convinti che i fenomeni esploderanno da soli e che i mercati si autoregoleranno. Quello che hanno ottenuto è che pochissimi riescono a farci battere il cuore, a toccare le note più profonde… ma questa produzione di maniera finirà presto. Spogliati di tutto, siamo uguali perché gioiamo e soffriamo per le stesse cose. Prima di tutto, siamo umani.

di Paolo Pelizza con Antonio Chimienti

© 2020 Rock targato Italia

P.S.: Mentre scriviamo è purtroppo scomparso Florian Scheinder, co-fondatore del gruppo musicale elettronico (o di musica cosmica, se vi piace di più) rivoluzionario: Kraftwerk. David Bowie li definì il suo gruppo preferito. Sia il Duca Bianco sia molti altri musicisti sono stati “contagiati” dalla loro musica. Nell’unirci in un abbraccio alle persone che gli volevano bene, siamo in dovere di ringraziarlo per i regali che ci ha fatto. Grazie Florian, ci mancherai.

P.P.S.: Nelle scorse settimane, causa Covid-19, ci dicono che ha definitivamente chiuso il negozio di dischi Mariposa (che citiamo in questo pezzo) e che già aveva trovato una nuova sede in centro a Milano dopo essere stato per gli anni importanti della formazione di almeno tre generazioni (tra cui la mia!) in Porta Romana. Perdere un pezzo così fondamentale della storia della città, un luogo di diffusione della cultura, è un peccato mortale.

 

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I VIRUS DELL’OGGI, QUELLI DI DOMANI, L’ARTE E GLI ARTISTI, LA MUSICA E LA “GUERRA”

I VIRUS DELL’OGGI, QUELLI DI DOMANI, L’ARTE E GLI ARTISTI, LA MUSICA E LA “GUERRA”

Ovvero quattro chiacchiere con ROBERTO BONFANTI

Bentornati alle Visioni. In questo pezzo vi proponiamo una bella e lunga chiacchierata con Roberto  Bonfanti. Roberto, oltre a essere un decano della Giuria del contest di Rock targato Italia e a curare le recensioni dei migliori album italiani su questo stesso sito, è un giornalista, uno scrittore e un artista. Se qualcuno volesse urlare allo scandalo perché noi si parla di noi, sappia che è proprio vero! E’ un uso privatistico delle Visioni ma, credo che conoscerci meglio sia simpatico e forse utile anche per i nostri lettori. Sull’utilità sto, ovviamente, scherzando!

Visio: Ciao Roberto e grazie per aver accettato il nostro invito. In realtà, l’idea di questa nostra chiacchierata è di Francesco (Caprini, N.d.R.).

Roberto: Allora ci inchiniamo al suo volere (ridiamo).

Visio: Allora chi è Roberto Bonfanti? A noi risulta: giornalista, scrittore, artista, giurato e collaboratore di Rock targato Italia …

Roberto: Io ho cominciato a collaborare con Kronic, una fanzine cartacea che inizialmente si occupava di metal e si chiamava Suburbia, poi si sono aperti prima al goth, poi all’elettronica e al pop rock. Io ho cominciato a collaborare nel 2001. Era una delle prime webzine musicali: all’epoca c’eravamo noi, Music Boom e Rockit oltre a Rockol che è un’istituzione.

Visio: Tu ti occupavi della parte italiana?

Roberto: Sì, molte delle produzioni indie italiane di allora passavano sulla mia scrivania.

Visio: Tu nasci come giornalista, quindi e poi scrittore e artista. Io ricordo di avere recensito anche un tuo romanzo su questa stessa rubrica. Raccontaci un po’.

Roberto: Dopo Kronic, avevamo aperto un’etichetta musicale che è andata malissimo …

Visio: Ci puoi dire cosa è successo?

Roberto: E’ che eravamo delle teste di cazzo. Si chiamava “Ilrenonsidiverte”… Abbiamo fatto quattro album e poi abbiamo capito che non era roba per noi. Facevamo fatica a gestire i rapporti umani… soprattutto con l’ambiente circola attorno al mondo della musica. Sai, io venivo da qualche anno di Kronic, durante i quali ero un punto di riferimento per i gruppi, nell’area pop-rock-indie eravamo in pochi … Finito il mio scopo, la gente è un po’ sparita e mi sono trovato a capire che erano relazioni utilitaristiche da parte degli artisti …

Visio: Come spesso succede nell’incapacità di fare gruppo. Ma torniamo alla scrittura.

Roberto: Tutto nasce dal fatto che io ho sempre scritto racconti. Quando si è chiusa l’esperienza dell’etichetta, per rimettere insieme le idee, ho deciso di riprende i miei racconti e li ho pubblicati in una raccolta che si intitolava: Tutto Passa Invano. Da lì è iniziata la voglia di mettersi in gioco. Questo libricino è finito nelle mani di un piccolo editore che si chiamava Falzea che era distribuito da RCS (allora). Ho cominciato a lavorare più seriamente così è nato il mio primo romanzo: L’Uomo A Pedali (2009). Per quanto riguarda l’artista … E’ Francesco che mi definisce così … (ridiamo).

Visio: Qualche volta, Francesco aggiunge o toglie … Preso dalle sue presentazioni centrifughe qualche cosa rimane al centro, qualcosa d’altro viene sparato ai margini. Poi, leggendoci ci rimprovererà.

Roberto: In realtà, quando si è trattato di presentare il mio romanzo intitolato Alice (quello che tu hai recensito), siccome nel salottino culturale delle letture o in quello delle presentazioni in libreria non ci stavo comodissimo, mi sono inventato non uno spettacolino … più una performance durante la quale leggevo parti del libro in modo più teatrale, meno convenzionale. Stando sul palco con un mio stile.

Visio: Parliamo della tua esperienza nel contest di Rock targato Italia.

Roberto: Per me collaborare con Rock targato Italia è stata una bella chiusura del cerchio. Quando io ho cominciato ad  interessarmi di rock italiano erano gli anni Novanta e c’erano band come Litfiba, Timoria, Negrita, CSI, etc.

Visio: Molti di questi passati per Rock targato Italia …

Roberto: Tutti passati o come ospiti o, addirittura, lanciati dal concorso. Ai tempi sentivo e leggevo spesso il nome di Francesco e di Rock targato Italia. All’epoca c’erano le riviste, c’era Il Mucchio Selvaggio, c’era Tutto Musica del nostro amico Fausto Pirito e lì, mentre collaboravo con Kronic, li ho voluto incontrare e ho preso a collaborare con quella realtà. Pensa … Ho fatto la prima volta il giurato nel lontano 2001. Poi ho ripreso in tempi più recenti.

Visio: Parliamo del concorso.

Roberto: Quello che vedo è che c’è sempre molto entusiasmo ma, spesso, non molta consapevolezza. Capisci che artisti, anche di talento, non hanno molto l’idea di come ci si muove … Un’idea precisa ce l’ha data il comportamento dei musicisti durante la quarantena. In un periodo come questo, dove stanno succedendo un sacco di cose e tutte gravi, uno deve scegliere se essere un artista o un intrattenitore. Ho letto un post di Mauro Ermanno Giovanardi, il cantante dei La Crus, che è molto contrario ai concerti sui balconi o in streaming perché molti hanno voluto cavalcare l’onda, in modo autoreferenziale.

Visio: Bé, uno dei problemi non è proprio la visibilità?

Roberto: Certo. In fondo tutti cerchiamo, in qualche modo, visibilità. Però occorre stare molto attenti al messaggio che si trasmette. Il “vatuttobenismo” dilagante rischia di diventare un’arma anestetica pericolosa. Un po’ come le associazioni di categoria che a ogni decreto si limitano a tentare di elemosinare qualche spicciolo in più per la loro categoria di riferimento anziché provare a guardare la problematica in modo più ampio e magari, tutti insieme, tentare di rovesciare il tavolo e cambiare le cose in modo più radicale. Mi è piaciuto molto, parlando di un personaggio legato a Rock targato Italia,  Riccardo Autore che sta lanciando una serie di video,  facendo profonde riflessioni sul momento. Ha, anche, intervistato il sindaco del suo paese. Questa roba dei concertini in streaming è un accodarsi, estraniandosi dalla realtà.

Visio: In tempi non sospetti, Damon Albarn, ha parlato di selfie music. Una concentrazione su sé stessi senza o con scarso impegno rispetto a quello che succede intorno. Secondo lui l’artista ha delle responsabilità in relazione alla società.

Roberto: E’ esattamente quello che sta succedendo, in modo ancora più estremo. E’ il grande limite del rock emergente. Si diventa i burattini del sistema …

Visio: E’ il tema di quelli che scrivono poesie sotto le bombe … E’ quando le bombe smettono di cadere il momento, per usare una metafora, di scriverle. Se no, si cade nel tranello dell’”attualistico” e non si riesce ad essere critici in modo efficace.

Roberto: Si corre il rischio della instant song che tra due settimane non ha più senso …

Visio: Abbiamo virologi che, ormai, sono le nuove star della TV che hanno detto tutto e il contrario di tutto che escono con gli instant book … Cosa fai??? … privi i musicisti di questa possibilità (ridiamo)?

Roberto: Vero! Oggi si sta istituendo il Ministero della Verità … Quando quelli che si ergono come paladini contro le fake news sono i primi a diffonderle! Sono state le grandi testate giornalistiche a spacciarci immagini di repertorio di centri città molto frequentati, suggerendo che è così che si rispetta il lockdown … Pile di bare del 2013 di Lampedusa, spacciate come quelle di Bergamo (e ovviamente non sto assolutamente insinuando che la tragedia di Bergamo sia falsa. Ho diversi amici da quelle parti e so bene quanto la zona sia stata colpita. Parlo del modo in cui i media hanno cercato, all’interno della tragedia, la spettacolarizzazione del macabro per generare ulteriore ansia). L’assioma secondo il quale, più o meno esplicitamente, siamo ancora costretti a casa perché c’è qualcuno che non rispetta le regole. E’ dividi et impera. Ci spingono ad occuparci di quante volte il nostro vicino esce col cane … il Sud contro gli untori del Nord che ha sostituito quella contro quelli cinesi. Ci mettono gli uni contro gli altri.

Visio: E’ il punto. Cosa resterà di questi dispositivi liberticidi, di queste limitazioni? Al di là della gestione dell’emergenza… Cosa rimarrà di questa volontà di controllo delle persone.

Roberto: E’ un punto molto spinoso … Il pericolo è che stiamo creando un’emergenza democratica. Sta diventando vietato anche farsi delle domande. E sono gli artisti che sono deputati a farle! E’ legittimo governare a colpi di DPCM? Non è uno strumento nato per questo. Abbiamo un’informazione ufficiale fatta per creare panico e che spinga l’opinione pubblica a consegnarci nelle mani di chi governa … I casi che abbiamo citato prima dovrebbe portare alla chiusura di questi giornali. Il virologo che dice che il rischio in Italia è zero e poi diventa, senza soluzione di continuità, il più allarmista del mondo!

Visio: Parliamo un po’ di musica … Qualche nome di band o di artisti dell’indie rock italiano, che ti hanno fatto battere il cuore ultimamente? Anche emergenti ...

Roberto: La domanda è molto difficile … Io non ho ancora capito cosa vuol dire indie … Se prendi nomi come Paolo Benvegnù, Giorgio Canali, Filippo GattiGiulio CasaleRiccardo Sinigallia …  che sono, secondo me, alcuni dei più bravi. E’ gente che ha fatto dischi bellissimi, in un contesto vagamente normale sarebbero i nomi importanti …

Visio: In Italia esiste il miracolo del mainstream … La maggior parte degli attori della scena mainstream nascono e muoiono lì. Gli altri se sono passati dall’indie, diventano mainstream facendo cose radicalmente opposte.

Roberto: Sugli emergenti, ci provo. Ultimamente mi è piaciuto molto l’album di Lorenzo Del Pero che è un giovane. Grande vocalità e testi lirici, profondi ed evocativi.

Visio: Un altro regalo per i miei lettori?

Roberto: L’anno scorso a Rock targato Italia abbiamo premiato gli RCCM, molto politici che fanno un post rock asciutto. Sarebbe interessante chiedere loro cosa ne pensano della realtà attuale.

 Visio: Adesso cosa stai ascoltando?

Roberto: I Non Voglio Che Clara hanno fatto un bellissimo album che ho recensito. Ma faccio fatica a considerarli degli emergenti, visto che sono in giro da vent’anni.

Visio: Dai! Regalaci qualche altra chicca italiana … come sai tu sei la mia nemesi! Io mi occupo più di grandi classici anglosassoni e, solo, grazie a te e a Rock targato Italia, frequento l’indie italiano.

Roberto: Ti sorprendo … Sto ascoltando Murubutu, un rapper molto particolare. Ha scritto un album sull’Inferno di Dante. Tra l’altro, è anche insegnate di italiano e, quindi, maneggia molto bene la materia.

Visio: Concludiamo con i tuoi progetti per il futuro.

Roberto: Sto lavorando ad un nuovo romanzo ma i tempi non saranno maturi prima di un paio d’anni. Almeno credo …

Visio: Grazie Roberto!

di Paolo Pelizza con Roberto Bonfanti.

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