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009 - 3D, il suono! di Antonio Chimienti

009 - 3D, il suono!

di Antonio Chimienti

Rieccoci con un articolo prettamente tecnico.

Il titolo rievoca la magia, il periodo alchemico in cui tutti sognavano di poter trasformare in Oro il ferro.

Già trasformare il proprio mix, la propria registrazione in qualcosa di magico…

Ecco è questo in realtà il miele che attira l’orso che è in noi, diventare magici.

E allora avanti tutta con mille plugin dalle magiche promesse.

Tra parentesi anche io non ne sono immune completamente e confesso che la decisione di scrivere questo articolo è nata proprio perché sull’onda dei tanti messaggi di amici sui social che mi invitavano ad ascoltare l’ultimo esempio di musica in 7/8/9D. Fino allo strabordante effetto , che confesso mi ha tramortito , in cui nel bel mezzo della song Trap dell’artista xxx, un bussare virtuale alla porta mi ha fatto trasalire fino allo sconcerto.

Aggrediamo l’argomento con due temi che svolgeremo : 

1) Che cosa è il suono 3D. 

2) Mi serve il suono in 3D?

Procediamo!

Che cosa è l’effetto 3D nella musica? Esso è legato alla psicoacustica nel senso che tenderebbe a replicare il calcolo che la nostra psiche effettua in automatico in base alle informazioni che il nostro apparato uditivo riceve.

 Le nostre orecchie sono due e i tempi differenti di impatto con esse da parte dell’onda prodotta da una qualsiasi fonte di suono ci fa capire la posizione della fonte. Esiste oltretutto una fase , cioè una linea di orizzonte immaginaria sulla quale il nostro cervello sa sono posizionate le nostre orecchie e da ciò riesce a considerare anche l’azimut della fonte del suono. La seconda incredibile informazione che il nostro cervello riesce a codificare è il timbro con il quale un suono dopo essere stato immediatamente riconosciuto  sta arrivando alle nostre orecchie. Subito un esempio facile facile pensate al suono della voce della nostra mamma. Apro una parentesi per un prossimo articolo sé ci fossero 100 donne che stanno urlando contemporaneamente la parola casa voi sareste in grado di riconoscere con gli occhi bendati sé fra loro è presente la vostra mamma, ma ne riparleremo. 

Ritornando al nostro esempio vostra madre sta canticchiando a 10 metri da voi , ma il vostro cervello conoscendo molto bene quale dovrebbe essere il suono vero deduce da quello che lo sta raggiungendo che lei sì trova nel bagno. Cosa gli ha permesso questa magia? Sì chiamano “PRIME RIFLESSIONI”. Sono la magia del suono in realtà. Contengono le informazioni di rimbalzo degli oggetti in prossimità della fonte. Rappresentano in una sola parola la “Realtà”.

Ecco che un coro sarà posizionato in uno stadio piuttosto che in un padiglione delle fiere semplicemente perché nello stadio manca l’informazione delle prime riflessioni legate al tetto che invece riconoscereste nel suono del coro dentro il padiglione. Per essere ancora più chiari sé non aveste mai sentito e quindi non aveste mai potuto abbinare il suono del deserto al rumore di una jeep, voi non avreste alcuna informazione su dove sì trovi la Jeep che state udendo qualora appunto fosse la registrazione di una Jeep nel deserto.

 Quando all’interno di un programma informatico sì è riusciti ed immettere delle variabili legate a queste informazioni ( prime riflessioni che dinamicamente variano il loro timbro a secondo della posizione del suono all’ interno dell’orizzonte di 360°) il suono 3D è diventato disponibile ai tecnici. Naturalmente dal 1980 più o meno in cui venne codificato il primo software le cose sono cambiate non poco perché la veridicità della simulazione è legata al dettaglio che lo spostamento del suono deve produrre attraverso infinite sfumature nel cambiamento del timbro delle sue prime riflessioni per essere credibile. Sé avete voglia di curiosare e siete ricchi procuratevi una “testa” ( in realtà è un microfono a forma di testa di manichino) Holophonica oppure più semplicemente scaricatevi gratis il plugin AMBEO Orbit della Sennheiser per fare le vostre esperienze. Hass trick, equalizzatori psicoacustici et similaria sono appartenenti sé pur più semplici a questa stessa famiglia di argomenti.

Mi serve utilizzare il 3D nel mio mix?

In realtà il 3D fine a sé stesso non è utilizzabile poiché per definizione l’impatto emotivo è posizionato al centro dell’ascolto. Basta che pensiate a quando qualcuno vi parla di fronte a differenza di quando vi parla di lato. Sé volete la sua attenzione vi ponete davanti non di lato. Sfido chiunque quindi a trovare una Hit con la voce solista posizionata in una qualsiasi posizione che non sia il centro.

Ma altra cosa è che questo centro sia avvolgente, grande, importante. Ecco, ma questa è un’altra cosa ed è legata alla spazialità del mix. Poi qualcuno maldestramente lo chiama spazialità 3D, ma tanto di cose a vanvera sé ne dicono talmente tante…..

Parliamo dunque della spazialità altresì definito “respiro” del pezzo.

Mi piacerebbe fare alcuni esempi di persona, in questo caso prenderei una macchina fotografica e scatterei due foto sempre con in primo piano voi, ma cambiando l’apertura focale in modo da avere il fondale ora a fuoco ed ora sfuocato. Oppure vi farei chiudere un occhio , vi farei avvicinare ed una bottiglia costringendovi a metterla fuoco e poi senza spostarvi guardare il muro dietro alla bottiglia… avreste di colpo la sensazione della distanza e della profondità.

Riprodurre questo nel vostro mix è possibile e basta copiare la realtà così come io ve la ho descritta in questi due esempi. Per farlo dovete semplicemente utilizzare due riverberi oppure un riverbero ed un delay. Quello che conta è aver fatto vostro il concetto. Non ci saranno infatti, o meglio io non me la sento di spacciarvele, settaggi sicuri per il riverbero ( o il delay) per raggiungere questo obiettivo della spazialità. Dovete solo fare esperienza e cercare di capire quale è la meta.

Posso e devo solo aggiungere queste due informazioni per esservi di aiuto.

Un riverbero deve essere in comune con tutto, ma proprio tutto. Infatti questo riverbero è da considerarsi l’ambiente ( la stanza) in cui sì trovano tutti gli occupanti del vostro mix , della vostra canzone. Sé utilizzerete riverberi diversi creerete un caos durante la decodifica nel cervello dell’ascoltatore. Aggiungendo invece ora più ora meno riverbero “comune” ai vari strumenti ecco che lì posizionerete più vicini o più lontani rispetto all’ascolto. 

Ora veniamo alla perla di saggezza : il secondo riverbero o delay.

Questo secondo delay o riverbero che deciderete di applicare sarà la fonte di quelle prime riflessioni che prima nell’articolo vi ho descritto.

Non è facile da utilizzare, non basta applicarlo, dovete programmarlo sul suono che vorrete e che strategicamente rifletterà l’effetto di “tridimensionalità” al brano. Fino al riverbero precedente voi applicando il primo riverbero avete dislocato gli strumenti su uno stesso piano esclusivamente longitudinario x o y ( nel caso aveste usato il pan pot a dx o sx). Con questo secondo delay o riverbero potrete collocare uno o due strumenti  sull’asse z e questo sarà il vostro cervello a dirvi come dovrà suonare il riverbero/delay.

Vi starete domandando la differenza fra riverbero e delay? Con il delay avete la possibilità di restare più in prossimità del punto focale centrale, ma per contro solitamente i parametri che avete a disposizione sono inferiori per numero di quelli presenti in un riverbero. Solitamente avete un filtro passa basso o passa alto con cui interagire. Nel riverbero invece sono presenti molti più parametri come il predelay ( questo ve lo sottolineo.. è un consiglio) nonché settaggi specifici proprio per il suono delle prime riflessioni.

Ultimo consiglio, questi suoni per meglio riuscire nello scopo è meglio che siano corti  e scanditi come una percussione o un noise oppure un chop vocal insomma corti, ma sarà sufficiente perché la loro presenza obbligherà il nostro sistema psicoacustico a riconoscere un ambiente “allargato” all’ascolto. Avrete posizionato più in là il limite della stanza ed è questo lo scopo prefissato. Siamo alle solite, nei miei articoli erutta sempre lo stesso argomento: la prospettiva. Non esisterebbe  il bianco sé non esistesse il nero, in questo articolo è la presenza di quei rumorini quasi inutili a dare il senso della spazialità.  

Gente non è facilissimo, ma ne vale la pena ed in più nel tentativo starete anche allargando il vostro modo di pensare.

009 - 3D il suono  di Antonio Chimienti

blog RockTargatoItalia.it

 

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PLAYLIST DELL’APOCALISSE, SIDE A.

PLAYLIST DELL’APOCALISSE,

SIDE A.

Amici Visionari, pionieri dell’Armageddon, esploratori del Giudizio Finale, rieccoci! Il tentativo che, da parte nostra, proviamo a fare è quello di farvi sorridere, di sdrammatizzare, di allontanare la paura. Così continueremo con le Pillole ma volevamo concederci due momenti per raccomandarvi la compilation dei brani più idonei per una corretta colonna sonora della fine del mondo.

Nell’ideale vinile delle “Visioni”, sulla facciata A abbiamo messo solo pezzi italiani per chi, pregno di senso di appartenenza, vuole resistere con la musica di casa nostra. Il lato B sarà  invece dedicato a brani internazionali. Entriamo nel vivo.

#Trk. 1: Fai Rumore di Diodato , perché con queste nostre città sempre così operose e urlanti, ridotte a silenti piattaforme semi-deserte, se qualcuno facesse rumore, ci farebbe piacere. Il silenzio è troppo e questa è una supplica!

#Trk. 2: A che ora è la Fine del Mondo? di Luciano Ligabue. E’ la cover di un bel pezzo dei R.E.M. che lo Springsteen della Bassa Padana trasforma nel testo facendolo diventare una sarcastica satira della programmazione televisiva italiana. Profetico! Chi non sta incollato al video (ok… ora c’è il tablet, il PC, lo smartphone, etc.) a monitorare l’evolversi del Covid 19? Fino alla fine, come dicono gli juventini in Coppa.

#Trk. 3: Quello che Proteggiamo dei Messer DaVil. Band ligure che ci piace sempre. Filologicamente corretta, rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Ci ispira e ci spinge a stare lontani dai guai e anche dalla realtà! Perfetta per la segregazione obbligatoria. E’ il nuovo singolo tratto sempre da La Sindrome di Stoccolma e, se vi va, trovate il videoclip della canzone su YouTube.

#Trk. 4: Hanno Ucciso l’Uomo Ragno degli 883. Cos’è se non la metafora della fine della speranza? <<Nelle strade c’è il panico, ormai…>> E ci sarebbe, se per strada ci fosse qualcuno! Vorrei vedere come sta qualche borioso scienziato di quelli che appaiono in TV a reti unificate (invece di stare in laboratorio o in ospedale, dove i loro colleghi si stanno ammazzando di lavoro) con la calzamaglia blu e rossa.

#Trk. 5: Me Ne Frego di Achille Lauro. Il titolo potremmo dedicarlo a quelli che in barba ai divieti e agli inviti sono partiti alla chetichella per evitare la chiusura totale della Lombardia, tuttavia è l’ossessivo ripetersi nel testo di <<io sono qui>> che ci ha ispirato… Chissà dove cazzo dovevi essere… però se resti qui mettiti comodo e goditi la fine di tutto.

#Trk. 6: Io Voglio Vivere dei Nomadi. Un titolo per chi non si rassegna! Ok… la canzone parla di amore perduto ma l’opportunità era troppo ghiotta. Poi, ragazzi… <<mi sento vittima e carceriere>> è un verso preciso per raccontare come si sente un padre che fa smart working a casa con la figlia adolescente che lo odia e gli rivolge solo occhiate di disprezzo e il piccolino che lo prende a pallonate mentre è in videoconferenza con l’amministratore delegato.

#Trk. 7: La Solitudine di Laura Pausini. Eh sì! Marco se ne è andato col treno al paesello e non ritorna più. Magari fosse così! Tornano di sicuro da ovunque. L’ho scelta perché, oltre al tema del treno, il titolo esprime molto bene il nostro sentire. Noi che entriamo in uffici vuoti perché non possiamo lavorare da casa, noi che dobbiamo stare ad un metro e non sappiamo come fare a salutarci… Soprattutto quelli brevilinei come me! Ormai, io faccio come la Regina Elisabetta II. Tra l’altro, non è tra le prescrizioni dello Stato.

#Trk. 8: Non C’E’ Più Niente Da Fare di Bobby Solo. Intanto perché il cognome dell’artista fa il paio con il sostantivo della precedente traccia, poi perché il titolo è evocativo.

#Trk. 9: Mascherina dei Litfiba. Eh sì, perché conosciamo tutti la mascherina ma è esaurita. Quindi, visto che <<parlarsi in faccia>> è impossibile… Soprattutto perché serve un metro di distanza. Figuriamoci <<prendersi tra le braccia>>!

#Trk. 10: Luna di Gianni Togni. In fondo, ma non per importanza, questa canzone precorreva i tempi. Infatti, chi di noi non <<guarda il mondo da un oblò, si annoia un po’>>. E Gianni! Togliamolo pure quel po’! Ecco, magari puoi salire sul tetto ed urlare. Nessuno potrà mai biasimarti.

Come ho detto è per alleggerire, sperando che queste poche righe vi facciano passare qualche minuto a sorridere o a insultarmi. Per me, vale un’onorificenza, in ogni caso.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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PLAYLIST DELL’APOCALISSE, SIDE A.

PLAYLIST DELL’APOCALISSE,

SIDE A.

Amici Visionari, pionieri dell’Armageddon, esploratori del Giudizio Finale, rieccoci! Il tentativo che, da parte nostra, proviamo a fare è quello di farvi sorridere, di sdrammatizzare, di allontanare la paura. Così continueremo con le Pillole ma volevamo concederci due momenti per raccomandarvi la compilation dei brani più idonei per una corretta colonna sonora della fine del mondo.

Nell’ideale vinile delle “Visioni”, sulla facciata A abbiamo messo solo pezzi italiani per chi, pregno di senso di appartenenza, vuole resistere con la musica di casa nostra. Il lato B sarà  invece dedicato a brani internazionali. Entriamo nel vivo.

#Trk. 1: Fai Rumore di Diodato, perché con queste nostre città sempre così operose e urlanti, ridotte a silenti piattaforme semi-deserte, se qualcuno facesse rumore, ci farebbe piacere. Il silenzio è troppo e questa è una supplica!

#Trk. 2: A che ora è la Fine del Mondo? di Luciano Ligabue. E’ la cover di un bel pezzo dei R.E.M. che lo Springsteen della Bassa Padana trasforma nel testo facendolo diventare una sarcastica satira della programmazione televisiva italiana. Profetico! Chi non sta incollato al video (ok… ora c’è il tablet, il PC, lo smartphone, etc.) a monitorare l’evolversi del Covid 19? Fino alla fine, come dicono gli juventini in Coppa.

#Trk. 3: Quello che Proteggiamo dei Messer DaVil. Band ligure che ci piace sempre. Filologicamente corretta, rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Ci ispira e ci spinge a stare lontani dai guai e anche dalla realtà! Perfetta per la segregazione obbligatoria. E’ il nuovo singolo tratto sempre da La Sindrome di Stoccolma e, se vi va, trovate il videoclip della canzone su YouTube.

#Trk. 4: Hanno Ucciso l’Uomo Ragno degli 883. Cos’è se non la metafora della fine della speranza? <<Nelle strade c’è il panico, ormai…>> E ci sarebbe, se per strada ci fosse qualcuno! Vorrei vedere come sta qualche borioso scienziato di quelli che appaiono in TV a reti unificate (invece di stare in laboratorio o in ospedale, dove i loro colleghi si stanno ammazzando di lavoro) con la calzamaglia blu e rossa.

#Trk. 5: Me Ne Frego di Achille Lauro. Il titolo potremmo dedicarlo a quelli che in barba ai divieti e agli inviti sono partiti alla chetichella per evitare la chiusura totale della Lombardia, tuttavia è l’ossessivo ripetersi nel testo di <<io sono qui>> che ci ha ispirato… Chissà dove cazzo dovevi essere… però se resti qui mettiti comodo e goditi la fine di tutto.

#Trk. 6: Io Voglio Vivere dei Nomadi. Un titolo per chi non si rassegna! Ok… la canzone parla di amore perduto ma l’opportunità era troppo ghiotta. Poi, ragazzi… <<mi sento vittima e carceriere>> è un verso preciso per raccontare come si sente un padre che fa smart working a casa con la figlia adolescente che lo odia e gli rivolge solo occhiate di disprezzo e il piccolino che lo prende a pallonate mentre è in videoconferenza con l’amministratore delegato.

#Trk. 7: La Solitudine di Laura Pausini. Eh sì! Marco se ne è andato col treno al paesello e non ritorna più. Magari fosse così! Tornano di sicuro da ovunque. L’ho scelta perché, oltre al tema del treno, il titolo esprime molto bene il nostro sentire. Noi che entriamo in uffici vuoti perché non possiamo lavorare da casa, noi che dobbiamo stare ad un metro e non sappiamo come fare a salutarci… Soprattutto quelli brevilinei come me! Ormai, io faccio come la Regina Elisabetta II. Tra l’altro, non è tra le prescrizioni dello Stato.

#Trk. 8: Non C’E’ Più Niente Da Fare di Bobby Solo. Intanto perché il cognome dell’artista fa il paio con il sostantivo della precedente traccia, poi perché il titolo è evocativo.

#Trk. 9: Mascherina dei Litfiba. Eh sì, perché conosciamo tutti la mascherina ma è esaurita. Quindi, visto che <<parlarsi in faccia>> è impossibile… Soprattutto perché serve un metro di distanza. Figuriamoci <<prendersi tra le braccia>>!

#Trk. 10: Luna di Gianni Togni. In fondo, ma non per importanza, questa canzone precorreva i tempi. Infatti, chi di noi non <<guarda il mondo da un oblò, si annoia un po’>>. E Gianni! Togliamolo pure quel po’! Ecco, magari puoi salire sul tetto ed urlare. Nessuno potrà mai biasimarti.

Come ho detto è per alleggerire, sperando che queste poche righe vi facciano passare qualche minuto a sorridere o a insultarmi. Per me, vale un’onorificenza, in ogni caso.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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