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QUESTO OTELLO...

 

QUESTO OTELLO
È TUTTA UN'ALTRA STORIA
di Andrea Motta


SPETTACOLO COMICO
Quando Iago, esasperato dal disprezzo che suscita il suo ruolo, decide di dimostrare che non ci sarebbe capolavoro shakespeariano senza di lui e s'impegna a lasciare in pace Otello, gli altri personaggi si ritrovano in situazioni inusuali ai loro grandi caratteri tragici. Che sarà del Moro senza la gelosia a spingerlo attraverso il dramma? E di Desdemona, che si vede negata la sua memorabile uscita di scena?

 

 

 

 

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014 - Una etichetta discografica

014 - Una etichetta discografica

di Antonio Chimienti

Viene un giorno in cui ti domandi sé è più importante la tua musica, quella che fai o la musica a prescindere. Viene un giorno in cui tu cominci a contare meno, l’immagine di te sì fa ombreggiata sbalzata indietro rispetto alla realtà che hai davanti ai tuoi occhi. Le persone intorno a te cominciano a diventare amiche nella tua mente, smettono di essere avversarie, ti senti più quieto più sorridente. Quel giorno capisci che la musica esiste da sempre e per sempre e che tu la hai tenuta stretta nelle tue mani pensando di possederla ed invece Lei sì era fatta addomesticare per darti conforto ed essere una via perché tu imparassi a conoscerti. Nel cercare di perfezionarla hai imparato molte cose e scoperto tutti i tuoi difetti. La musica in questo ambito è stato lo strumento che hai scelto per fare inconsapevolmente della meditazione lungo tutto il percorso della tua vita. Tuttavia hai trascorso una vita nella musica. Da quando eri piccolino hai creduto che la musica fosse una lepre da afferrare un successo in cui incorniciare il tuo nome e magari ti è anche capitato, ma Lei , la musica aveva un altro piano nella tua esistenza: insegnarti la disciplina, l’umiltà e l’accettazione dei tuoi limiti.

Bene questa è la sublimità della musica!

Poi c’è la prostituzione della musica, tutto quello che viene ottenuto attraverso l’illusione delle emozioni che la musica a prescindere concede. E la cosa va di pari passo con la mediocre sensibilità di chi la consuma…. la musica. Sì arriva a pagare di tasca propria la realizzazione della propria gloria, sì produce e sì autocomprano i propri dischi o le proprie visualizzazioni o like o qualsiasi altra simulazione di successo. Ma in questa opzione la musica non c’entra nulla. Solo la parola del vocabolario è la stessa, ma non il suo principio.

E allora cosa può accadere in un epoca in cui a giudicare un’opera d’arte sono commercianti di copie d’autore e a fare da direttori artistici o presidenti della SIAE ritroviamo personaggi politici?

Accade che coloro che avevano la testa china su una carta da musica o sulla tastiera di un pianoforte o la mente surfeggiante su una arborea nube di magia sì ritrovano scollegati di colpo dalla loro dimensione provocati dall’urlo di aiuto invocato dalla musica e decidono di mettere ordine nel caos. Coloro che sé la sentono fondano una etichetta discografica.

Una etichetta discografica nata in questa modalità porta in grembo tutte le più alte potenzialità che una creazione possiede. Oggi come nel dopo guerra una etichetta discografica nasce su delle ceneri. Non ha velleità. E spoglia e sì erige sulla singolarità dei suoi fondatori. E’ il riflesso diretto di coloro che la animano e coloro che ne fanno parte non possono che esserne una parte midollare e preistoricamente destinata alla stessa organizzazione. Cioè intendo dire predestinati alla stessa. Non mi riferisco a coloro che sì aggiungeranno, ma a coloro presenti nelle prime ore della sua nascita.

Per ogni domicilio di spiritualità la morte non è la fine di nulla. Anche nella scienza sì afferma che nulla  sì crea e nulla sì distrugge. Ma il passo è diverso a seconda delle stagioni ed esso cambia in tutto, dai colori alle emozioni, dalle sensazioni ai pensieri. Per ogni stagione la vita prevede delle regole, per la primavera ...la rinascita.

Oggi stiamo cominciando una nuova primavera. 

I tempi sono quelli delle generazioni , non sono quelli delle stagioni annuali e pertanto sé volete seguirmi in questo ragionamento dovete usare un metro diverso. Immaginatevi di avere davanti un dinosauro e provare a spiegargli che un giorno  ci sarà il cellualre e avrete capito a cosa mi sto riferendo.

Sono fiero di aver fondato la mia etichetta discografica, oggi, ma non credo  mi appartenga più di tanto. Ho provato a realizzarla tante volte nella mia vita per capire che sé questa volta ci sono riuscito non è per merito tutto mio, sarebbe come dire che non ero riuscito a centrare con la pallina la bolla con il pesce rosso dentro le cento volte prima semplicemente perché non avevo voluto…..

No la ho centrata ora perché ora era giunto il momento, perché lei lo ha voluto.

Vi sto spronando ad intercedere verso voi stessi per ottenere oggi quello che avevate spesso immaginato. Non siate paurosi. Siete stati in fila per molto tempo ed aspettare un segnale forse fino a credere di essere sulla banchina sbagliata, forse quella di un binario morto, ma non è così.

Non era il momento del cambiamento strutturale, ma quello del risveglio. Già una volta vi ho parlato delle malattie e della loro ingerenza su questo mondo….non lo avrete letto o lo avrete letto con distacco, ma quella che sia la motivazione da voi colta….approfittate di questo momento ed intendetelo come un momento di rinascita non diverso da quello vissuto dai nostri antenati a ridosso di qualche guerra.

Non vi sentite abbastanza coraggiosi per aprire una vostra etichetta? Non importa cercatevene una qualsiasi, saliteci a bordo e fate questo viaggio. Ora è tempo di salpare.

Un consiglio: non curatevi troppo di fare dei confronti con quello che già esiste….è vecchio e nato in un’altra epoca, su altre basi ed altre regole. Oggi voi siete quelli di oggi… usate le vostre regole e lasciate che esse divengano vecchie per poi morire… altrimenti come potranno quelli che ci seguiranno a fare anche loro lo stesso gioco?

Un abbraccio a tutti ed uno speciale a Francesco Caprini.

Antonio Chimienti 

per www.rocktargatoitalia.it

 

 

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VAYSY “ZERO SENTIMENTI” il nuovo singolo

 “ZERO SENTIMENTI”

il nuovo singolo di

VAYSY

In radio dal 10 luglio

pubblicato dall’Etichetta Terzo Millennio Records

ZERO SENTIMENTI” è il singolo d’esordio del 24enne VASILE LEORDEAN, in arte VAYSY: giovanissimo rapper, di origini romene, formatosi tra i dischi di Fabri Fibra e le dritte di McFebbo, inizia a scrivere i suoi primi progetti già all’età di 16 anni.

Arrangiato da Yaroslav Sukmanov, il brano è una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio all’interno di un mondo che, reale o virtuale a seconda di chi lo ascolta, può farti cadere o aiutare a rialzarti. Il singolo ruota intorno ai sentimenti che, in questo forte viaggio emotivo, VAYSY analizza sapientemente, giocando con le parole e gli accostamenti.  Spinto da correnti opposte, il protagonista è immerso in un labirinto, in una giostra di emozioni che scivolano veloci come le parole del brano.

Il singolo, dal tono dinamico e spumeggiante, nasce con l’intento di rendere partecipe l’ascoltatore lasciandolo libero di interpretare questa sorta di viaggio interiore raccontato nella canzone.

Il beat è fresco e coinvolgente: VAYSY lo domina con decisione e delicatezza allo stesso tempo. Nel testo affiorano desideri nascosti ed emozioni represse, descritti in righe pregnanti come “Cuore freddo ma senza spazio / Tutti stelle ma senza spazio / Sono un UFO che si fa spazio”.

“ZERO SENTIMENTI” sarà in rotazione radiofonica dal 10 luglio e uscirà il 17 luglio in tutti i webstore, pubblicato dall’Etichetta Terzo Millennio Records.

BIOGRAFIA

Nato in Romania, VAYSY approda a Gropparello (PC) all’età di 5 anni. Subito attratto dal mondo dell’Hip-Hop, già a 14 anni è alla ricerca di canzoni rap in cui rispecchiarsi.  All’età di 16 anni il giovane scrive i suoi primi testi in rima, partendo da delle basi che trova sul web.  A 18 anni, grazie all’aiuto del suo mentore McFebbo, entra in un vero studio di registrazione e capisce che quella è la sua strada.

Stanco quindi del registratore vocale dello smartphone, inizia fare sul serio: lavora in una fabbrica meccanica per potersi permettere un piccolo studio di registrazione, da lui stesso costruito.

Negli ultimi anni, Vasile crea Incendio, un alter ego negativo volto a completare l’identità di VAYSY, nel tentativo di trovare un equilibro tra le personalità in stile Ying-Yang.

Oggi, VAYSY continua un’ardua sperimentazione musicale e pubblica il suo primo singolo.


Facebook https://www.facebook.com/vasile.leordean

 

YouTube  https://www.youtube.com/channel/UCRZ2O65WsaDWd7nGITcyBVA

 

Instagram https://www.instagram.com/vaysy_aka_incendio

 

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 347 3265242 – 331 420386 – 393 2124576

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web: www.divinazionemilano.it

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IL RITORNO DELLO SPETTRO

IL RITORNO DELLO SPETTRO

«E gli occhi dei poveri riflettono,

con la tristezza della sconfitta,

un crescente furore.

Nei cuori degli umili maturano

 i frutti del furore e s'avvicina

l'epoca della vendemmia.»

John Steinbeck “Furore”

Non so se qualcuno di voi ha mai letto il capolavoro di Steinbeck “The Grapes of Wrath” (I Grappoli dell’Ira) del 1939. In Italia, uscì nel 1940 con il titolo di “Furore” e subì la censura fascista. Se non l’avete ancora letto, colmate questa lacuna: oltre ad essere il capolavoro dello scrittore americano Premio Nobel nel ’62, è un romanzo molto educativo e, purtroppo, oggi molto attuale. Dal romanzo fu tratto un film che uscì già l’anno successivo alla pubblicazione per la regia di John Ford e interpretato da un meraviglioso Henry Fonda che presta il volto al protagonista, Tom Joad.

La trama è semplice: una famiglia come molte altre perde la fattoria in Oklahoma a causa delle tempeste di sabbia che rendono il terreno arido e non più coltivabile ma, anche, perché le banche non rinnovano i prestiti e si prendono la loro terra. La famiglia Joad inizia un esodo verso la California, vista come una sorta di Terra Promessa, alla ricerca di sopravvivenza, lavoro e migliori condizioni di vita. Quello Stato non si rivelerà essere “il paese del latte e del miele”. E’ un’umanità dolente che attraverso la Route 66 compie il viaggio dal Midwest fino alla costa Ovest. La storia di Tom Joad si chiuderà con lui in fuga dopo aver ucciso un poliziotto e con l’immagine tenera e terribile di una donna (Rosaharn) che allatta un uomo stremato per la fame dopo aver partorito un bimbo morto. Una sorta di “Pietà”.

Oltre al già citato film, il testo di Steinbeck ha ispirato uno dei più grande cantautore americano (direi il “padre” di tutti i cantautori americani insieme a Pete Seeger) che scrisse una lunghissima ballata che dovette dividere in due parti. La leggenda narra che fu proprio a casa di Seeger che il cantautore si mise una notte alla macchina da scrivere con una bottiglia di vino e scrisse la ballad. La mattina il suo ospite trovò molte cartelle dattiloscritte, Woody addormentato e la bottiglia vuota.

Ma non è finita qui. L’epopea dei Joad ispira un erede di Guthrie: Bruce Springsteen. Il boss scrive un album dalle grandi influenze country e folk ma non parla più degli Oklahomers della fine degli Anni Trenta. L’esodo è da sud a nord e i Tom Joad degli anni Novanta sono i braccianti messicani che cercano di entrare in USA.

Quelle condizioni di vita, l’egoismo delle banche, la grande truffa globale della finanza, gli esodi della povera gente affamata sono ora più che mai attuali.

Quello spettro è tornato e non aleggia solo sui paesi più poveri o indebitati. Per citare un altro grande poeta: ”non domandarti per chi suona la campana, suona sempre per te”.

di Paolo Pelizza

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