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Quasi come un film. Lo Stato Delle Cose, il rock e il coraggio delle proprie passioni.

Quasi come un film. Lo Stato Delle Cose, il rock e il coraggio delle proprie passioni.

Quasi come un film. Lo Stato Delle Cose, il rock e il coraggio delle proprie passioni.

Il talento, le idee e l’ispirazione non bastano: per muoversi nel mondo dell’arte serve prima di tutto un lavoro serio e costante per affinare il proprio talento e limare i propri limiti. Può sembrare scontato dirlo, ma è bene ricordarlo ogni giorno. I milanesi Lo Stato Delle Cose di questi fatti sembrano parecchio consapevoli e proprio questo, insieme alle loro canzoni pop spontanee in cui danno corpo in modo immediato e genuino dei piccoli film umani, gli ha consentito di uscire vincitori, insieme ai pavesi Nylon, da un concorso importante come Rock Targato Italia.

Io partirei da Rock Targato Italia visto che, se non ricordo male, avete raccontato che la prima esibizione alle selezioni del concorso è stata anche la vostra prima volta assoluta su un palco…

Sì, è vero. In realtà è una cosa che ci ha fatto anche un po’ incazzare perché Tommy, il batterista, chiudeva sempre le nostre esibizioni dicendo “questa è stata la nostra prima esibizione”, “questa è stata la nostra seconda esibizione” e così via. Alessandro (voce e chitarra, ndr) ogni volta lo squadrava con aria assassina come per dire: “Non abbiamo bisogno di giustificarci”. Però evidentemente è una cosa che ha portato bene.

L’idea di partecipare al concorso come è nata?

È stata un’idea di Davide (il tastierista, ndr): gli altri nemmeno lo sapevano. Noi abbiamo iniziato a suonare insieme tre anni fa, inizialmente facendo cover e in seguito scrivendo pezzi nostri, però fino ad allora eravamo sempre rimasti solo in sala prove e, dopo tre anni, ci sembrava arrivato il momento di iniziare a farci sentire un po’ in giro. Tommy e Valentina (la bassista, ndr) però su questo punto erano un po’ più titubanti, così Davide ha pensato di iscriverci al concorso senza dire niente agli altri solo per avere qualche occasione per suonare dal vivo mettendo tutti davanti al fatto compiuto. L’avventura è iniziata così: con tanta paura ma anche con molta voglia di far sentire quello che siamo.

La cosa che mi ha colpito, avendo seguito il concorso dalle prime selezioni fino alle finali, è la crescita che avete avuto in questi mesi: la prima volta che vi ho visto eravate molto acerbi e spauriti mentre alle finali sembravate quasi un altro gruppo. Cosa è cambiato in questi mesi? Che tipo di lavoro avete fatto?

In questi mesi abbiamo suonato tanto. La prima esibizione a Rock Targato Italia ci ha battezzato e ci ha tolto alcune insicurezze. Da lì è nata la voglia di suonare il più possibile e la via più facile è stata fare concorsi. Così ci siamo iscritti a tutti i concorsi possibili, il che è stato molto positivo perché i concorsi ti portano a suonare sempre davanti a un pubblico che non ti conosce, a confrontarti con situazioni diverse fra loro e spesso, visto che si tratta sempre di condividere il palco con altri gruppi, in situazioni tecniche non ottimali: tutte cose che ti costringono a maturare molto in fretta e ti permettono di acquisire fiducia e migliorare l’affiatamento all’interno della band.

Per presentarvi a chi ancora non vi conosce: quali sono le vostre influenze?

La nostra forza è che tutti e quattro abbiamo l’apertura mentale di ascoltare di tutto senza pregiudizi, ma siamo cresciuti comunque con la musica alternativa degli anni ‘90 e con band come Afterhours, Marlene Kuntz, ecc… Per questo ci piace riprendere lo spirito e il sound di ciò che ci piaceva, anche se, filtrandolo attraverso la nostra sensibilità e il nostro modo di essere, esce probabilmente una cosa diversa. Però comunque partiamo da quel tipo di approccio.

Una cosa che traspare molto è la vostra cura per i testi…

Sì. Dopotutto, cantando in italiano, è naturale che la prima cosa che arriva siano i testi, ai quali tra l’altro collaboriamo tutti: in genere ognuno porta dei propri spunti e Alessandro alla fine cerca di rifinire tutto. Per esempio “Buona fortuna” l’ha scritta Valentina mentre “Lo stato delle cose” Alessandro e Davide.

A proposito di “Lo stato delle cose”: è nata prima la canzone o il nome del gruppo?

Prima è nato il nome del gruppo. Deriva dal film di Wim Wenders. E’ un film che Davide ha visto anni fa e da cui all’epoca era rimasto sconvolto, tanto che si ripeteva sempre che, se avesse trovato la band giusta, l’avrebbe chiamata proprio Lo Stato Delle Cose.

La canzone è nata dopo ed è stato il secondo pezzo che abbiamo scritto insieme.

Tra l’altro, a proposito di film, io trovo molto cinematografico il vostro modo di scrivere.

La maggior parte delle canzoni, a dire il vero, nascono prima dalla melodia: il testo in genere viene dopo. Però, già mentre scriviamo la musica, quello che abbiamo in testa sono proprio i fotogrammi di un film. Per cui, sì, nel nostro gruppo c’è sicuramente un legame cinematografico fra musica e scrittura.

In “Perdersi” parlate di ritrovare il coraggio di odiare e il coraggio di amare…

Tutti i nostri testi nascono da storie che abbiamo in qualche modo vissuto. “Perdersi” parla di una persona che ha il terrore di abbandonarsi alle proprie passioni perché in passato è già rimasta ferita e ha imparato che vivere una passione può portarti ad amare ma anche a odiare. È dedicata a tutte le persone che, a causa di qualche vecchia ferita, non riescono più a lasciarsi andare completamente in qualunque tipo di situazione.

Avete da poco iniziato a farvi sentire in giro ma avete già pubblicato un EP. Come mai la scelta di registrare subito?

L’idea di registrare è nata semplicemente dall’esigenza di avere qualcosa da fare ascoltare quando andiamo a proporci per suonare dal vivo. Poi però, avendoci lavorato molto, una volta ultimata la registrazione delle cinque canzoni che dovevano farci semplicemente da biglietto da visita, ci siamo trovati in mano un prodotto che ci sembrava soddisfacente, così abbiamo deciso di renderlo anche pubblico.

Oltretutto abbiamo avuto la fortuna di presentare queste canzoni al Tambourine di Seregno (MB) all’interno di una serie di serate molto particolari che abbinano la musica ad altre forme d’arte, e la ragazza che gestisce la programmazione del locale ha pensato di associarci a un fotografo messicano bravissimo che si chiama Héctor Chico. Lui ha prodotto delle foto da mettere come fondali a questo concerto e ha fatto un lavoro bellissimo, tant’è che uno di questi scatti è diventato la copertina dell’EP.

Tra l’altro dobbiamo davvero fare i complimenti a Héctor perché in un solo fotogramma è riuscito veramente a leggere Lo Stato Delle Cose. E’ un lavoro che ci ha folgorato.

E’ stato davvero un anno di incontri incredibili, sia musicali che culturali in generale.

A proposito di incontri: fra le band con cui avete condiviso il palco a Rock Targato Italia c’è qualcuno che vi è piaciuto particolarmente?

Ci sono state diverse realtà molto valide. Anzi, sinceramente ci siamo stupiti quando abbiamo saputo di avere vinto perché fra le band in concorso c’erano delle cose tecnicamente di livello altissimo. Gli Under The Snow, per esempio, sono dei ragazzi umili e simpatici ma con una tecnica eccelsa. Oppure ci sono piaciuti molto i MaLaVoglia e i Nylon, tanto che, già alle prime selezioni, quando abbiamo sentito per la prima volta questi ultimi abbiamo avuto fin da subito la sensazione di trovarci di fronte ai vincitori del concorso.

Avete vinto Rock Targato Italia e avete pubblicato un EP. Ora cosa succede? Quali sono i vostri prossimi passi?

Il primo passo sarà lanciare ufficialmente il primo singolo e, se riusciamo a girarlo nei tempi giusti, anche il primo video. È vero che abbiamo già pubblicato l’EP ma siamo consapevoli che una manciata di canzoni pubblicate senza una vera promozione è come se non esistessero. Dunque, adesso è tempo di lavorare sulla promozione.

L’obbiettivo è quello di uscire nei prossimi mesi con due singoli, che saranno “Perdersi” e “Imperfetti sconosciuti”. Oltre a questo, vogliamo promuovere il più possibile questo progetto, suonare il più possibile dal vivo e, se tutto va bene, uscire verso la fine 2019 con un album completo. Ci stiamo lavorando e abbiamo diversi pezzi molto belli da arrangiare.

Intervista a cura di Roberto Bonfanti (scrittore e artista)

www.rocktargatoitalia.eu

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