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Umorismo, malinconia e spionaggio…in due parole : Luciano Salce

Umorismo, malinconia e spionaggio…in due parole : Luciano Salce

Cos’è l’Italia? Beh, è tante cose, così tante che si può dire che è il paese dei controsensi e delle assurdità. E nessun regista ha saputo cogliere tali stramberie come l’eclettico Luciano Salce. Ironico umorista sempre velato da quel filo di malinconia tipico degli occhi di chi sa bene su cosa sta scherzando per puntare l’occhio, Salce è stato attore, regista e paroliere, ha lavorato nella radio, nel teatro, nella televisione e nel cinema. Instancabile e mai sazio di produrre, ha trascorso anni a collaborare con i vari media e a rilanciare la bellezza italiana nel mondo ma, soprattutto, agli italiani.

Nato a Roma nel ’22 e diplomato poi all’Accademia d’arte drammatica, è lì conobbe Vittorio Gassman, Nino Manfredi e molti altri artisti con cui poi collaborò negli anni, ma fu soprattutto la prigionia nella Repubblica di Salò, dopo la leva militare, ad avvicinarlo ad altri grandi futuri nomi dello spettacolo che con lui condivisero l’esperienza, come Ezra Pound, Walter Chiari, Raimondo Vianello e Mirko Tremaglia. Fu proprio con la compagnia del commilitone e compagno di studi Gassman che iniziò un tour teatrale per città italiane e straniere ma è con la collaborazione agli spettacoli “Cristo ha ucciso” e “Edipo re” con Guido Salvini che l’attore e regista entrò in contatto con Vittorio Caprioli e Alberto Bonucci, con cui dopo qualche anno formò il trio de “I tre gobbi”, che si modificherà però negli anni con l’abbandono del progetto da parte di Bonucci e l’entrata in scena, al suo posto, di France Valeri. Ma era, invece, ancora il ’50 quando gli originali tre gobbi volarono in Brasile, dove collaborarono anche con Adolfo Celi e si avvicinarono alla regia cinematografica e cabarettistica oltre che teatrale, producendo anche spettacoli di rivista oltre che lavori di Oscar Wilde, Tennessee Williams e Luigi Pirandello. Dopo il ritorno in Italia, e con l’avvento della Valeri, il trio ottenne un ruolo fisso in radio con la rubrica “Chi li ha visti?”. Periodo quello, oltre che radiofonico, dalla intensa attività teatrale, come per la regia de “I tromboni” recitato da Vittorio Gassman, il quale interpretò anche “Don Jack”, moderno, cinematografico e ardito nuovo Don Giovanni. Il successo guadagnato con il teatro e la radio fu tale da aprire a Salce le porte della televisione di stato, dove i suoi lavori vennero reinterpretati da nomi di alto spicco come Monica Vitti

Negli anni ’60 una svolta prorompente lo allontanò drasticamente dalla regia teatrale, immergendolo nel lavoro cinematografico dove diresse il suo primo film italiano, “Le pillole di Ercole”, con Nino Manfredi, Vittorio De Sica e Andreina Pagnani, ma fu l’anno successivo che accolse il suo primo successo: “Il federale”, interpretato magistralmente da Ugo Tognazzi e per cui Ennio Morricone scrisse la sua prima colonna sonora. L’attività matta di Salce proseguì con una sequenza di svariate pellicole, che non gli impedirono di partecipare anche alla trasmissione RAI presentata da Mina, “Studio Uno”. Due sono i lavori di fine decennio che vennero oscurati dopo la prima visione, “La pecora nera” e “Colpo di stato”, commedie politiche inusuali per l’Italia e che non torneranno in circolazione fino al 2004 al Festival del cinema di Venezia e al 2006 al Festival del cinema di Roma.
Ma il ’69 si chiuse in bellezza, e non soltanto per la fitta partecipazione come attore nelle opere di colleghi come Luigi Zampa e Vittorio Sindoni, bensì, soprattutto, per l’uscita dell’unica commedia in cui collaborò con Alberto Sordi, capace di estremizzare e rendere evidenti quei comportamenti e quelle attitudini tutte italiane che, ancora oggi, non sono poi scomparse: “Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue”.

E fu invece all’inizio degli anni ’70 che incontrò l’uomo con cui scrisse l’inizio di quel pezzo di cinema italiano dall’umorismo grottesco, che portò sullo schermo le abitudini, le difficoltà, le stranezze condivise dalla classe operaia italiana: Paolo Villaggio. Uscirono così “Fantozzi” (1975) e “Il secondo tragico Fantozzi” (1976) che raggiunsero picchi di comicità inimmaginabili ed innovativi, che cercavano di far riflettere il pubblico che poteva rispecchiarsi, seppur non così estremamente, nel ruolo dell’ingegnere.
E proseguì così la sua carriera, fino alla fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, alternando al cinema il teatro e la televisione, alla regia l’interpretazione attoriale, senza mai stancarsi nonostante l’ictus dell’83. Ma risale a due anni prima un’altra delle perle decorative della sua coronata carriera, quella interpretata da un superbo Lino Banfi, in una di nuovo avanspettacolistica comicità con “Vieni avanti cretino”. Nonostante la non prestante forma fisica continuò a recitare a teatro, in tv e sul grande schermo, diresse un nuovo spettacolo e nel 1987 si cimentò alla regia del suo ultimo film “Quelli del casco”, interpretato da Paolo Panelli e Renzo Montagnani, prima di spegnersi, nella propria Roma, esattamente il 17 dicembre di 26 anni fa.

Uno dei geni artistici e provocatori che hanno calcato il percorso dello spettacolo italiano, producendo anche opere di stile più hitchcockiano come "Slalom", dove recitano Vittorio Gassman e Adolfo Celi, prima che esso venga scritturato per il ruolo di Numero 2 nell’agenzia Spectre nel film della fortunata serie di James Bond: “Agente 007: Thunderball (Operazione Tuono)”.

A poco più di un quarto di secolo dalla scomparsa, Rock Targato Italia ricorda un pilastro indimenticabile della cinematografia made in Italy, degli anni in cui parlare di Italia e cinema nella stessa frase voleva dire parlare davvero di arte, poesia e genialità. Un saluto con il cuore a Luciano Salce.

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