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Tutto Uguale, da oggi su YouTube il video dell'ultimo singolo de Il Pesce Parla

 

Milano, 17 novembre 2020 

Comunicato Stampa 

TUTTO UGUALE 

Il nuovo singolo e videoclip de 

IL PESCE PARLA 

Disponibile su YouTube 

Il singolo è pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio 

Guarda qui il video: https://youtu.be/CWItvbSWpe8  

  

È disponibile su YouTube il videoclip con l‘ultimo singolo della band pavese Il Pesce Parla: ”Tutto Uguale”, pubblicato il 30 ottobre in occasione del quarto anniversario del terremoto che ha devastato il centro Italia nel 2016. 

“Tutto uguale” è una profonda riflessione, dipinta con drammatico realismo, sulla netta disparità di forze nel rapporto tra l’uomo e la natura. 

Tra le macerie di Faiano, uno dei paesi più duramente colpiti dal sisma, la band ha raccolto le testimonianze della popolazione che vive ancora oggi in una dimensione sospesa: non può tornare ad abitare in quei luoghi, ma accarezza sempre l’idea di poterlo fare un giorno. La speranza del ritorno alla normalità viene rappresentata attraverso un fuoco tenuto vivo giorno e notte. 

La sofferenza di fronte ad una realtà che non ha alcun riguardo per umani e animali viene raccontata dal frontman Di Giovanni, la cui origine abruzzese porta con sé in maniera profondamente segnante l’esperienza di tale dramma. 

 

NEL WEB:  

Facebookhttps://www.facebook.com/ilpesceparla/  

Instagramhttps://www.instagram.com/ilpesceparla/  

Spotifyhttps://spoti.fi/38MA2Il  

  

GIOVANNI TAMBURINO - NADIA MISTRI 

Divinazione Milano S.r.l.   

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network   

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0258310655 - 3925970778

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MANTIS, il nuovo singolo di ARIANNA LUZI

Milano, 18 novembre 2020 

Comunicato stampa 

 

Dal 18 novembre in radio e in tutti i webstore 

“MANTIS” 

Il nuovo singolo di 

ARIANNA LUZI 

 

Il singolo è pubblicato dall’etichetta americanaBentley Records 

Compositore: Fabio Zito 

 

La mantide religiosa è sinonimo di durezza, immobilità e sofferenza per il partner. Non è un caso che Arianna Luzi abbia scelto una creatura del genere per dare il nome al suo ultimo singolo. 

Mantis è un brano profondamente intimo, che condensa in sé le sofferenze e debolezze celate che l’artista ha vissuto sulla propria pelle, creando una corazza di cui lei stessa non riesce a liberarsi, finendo paralizzata di fronte alla possibilità di vivere i propri sentimenti. 

Questo è il nucleo del brano: la paura di rimanere soli e l’orgoglio di non volersi mostrare in tutta la propria umana fragilità. L’artista rimane così isolata in un limbo sospeso tra esperienze passate e futuri che rischiano di rivelarsi un’ennesima delusione. 

Un solo interrogativo sembra non chiudere definitivamente la questione: sopravviveremo, resisteremo tutti a questa inesorabile solitudine? 

Fear makes us fragile puppets without a fiber of couragewho knows if we will all survive?/ who knows if we will all resist?“ 

 

NEL WEB: 

Official site: http://www.ariannaluzi.com/  

Facebook: https://www.facebook.com/arianna.luzi.583 

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCznMrDNvL6lvlcUAO4HxtqQ 

Instagram: https://www.instagram.com/arianna_voice/ 

 

Nadia Mistri – Giovanni Tamburino 

Divinazione Milano S.r.l. 

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20135 Milano

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I SUONI DEL SILENZIO.

di Paolo Pelizza - 

 Vivere e lavorare a Milano in questo periodo è come fare il turno di notte. C’è poca vita su questo pianeta e, fuori dal lavoro, non puoi fare nulla né vedere nessuno. La maggior parte della nostra vita la passiamo da soli. I colleghi o i compagni di scuola sono figurine animate sui monitor.

Al TG, gli esperti di turno si palleggiano teorie antitetiche, ricette più o meno deliranti e chi decide con il megafono della stampa ci dice che è colpa nostra. Cerco di stare il più lontano dalle notizie, dalle notifiche, dalla follia del momento, dallo strazio, dai sensazionalismi, da chi ci vuole curare nel prime time ma, in realtà, vuole solo catechizzarci. Si passa dalla signora di Mondello allegra negazionista (a cui va sottolineato che rete, TV e stampa hanno fatto un favore gigantesco), al “bollettino di guerra” letto con asettico piacere e all’esperto funereo che annuncia la fine del mondo. Quasi quasi mi metto a dormire nella vasca da bagno con il cane lupo, il fucile d’assalto come Will Smith in “Io Sono Leggenda” oppure credo alla signora e mi metto a ballare sulle note di un bel pezzo hip hop in piazza senza mascherina e senza distanziamento da altri cinquecento idioti … non ho ancora deciso a quale stronzata votarmi.

Ho bisogno di avere fede in qualcosa … Improvvisamente mi ricordo che oggi escono due LP interessanti.

Del primo, Power Up degli AC/DC, vi avevo anticipato il mio punto di vista parlandovi di uno dei due singoli che precedevano l’uscita del disco. Dell’altro, in teoria, non ho i titoli per occuparmene … Infatti, della musica italiana si occupa con molta competenza e partecipazione, il mio amico e collega Roberto Bonfanti. Mi perdonerà se faccio uno strappo alla regola e, con umiltà, provo a raccontarvi qualcosa … L’album è l’ultimo degli Zen Circus: L’Ultima Casa Accogliente.

Facciamo ordine. Power Up è il ritorno degli AC/DC, del loro sound originale e dei vocalismi di Brian Johnson, tornato dopo aver risolto i suoi problemi di udito. Sei anni dopo Rock Or Bust, la strizzatina d’occhio al genere da cui è partito tutto, la band australiana ci riporta nelle atmosfere di High Voltage e Back in Black. I più critici potrebbero dibattere sulla mancanza di originalità di questi ex ragazzi… Bé, se qualcuno può vantare uno stile così personale ed autentico, una storia di successi planetari (Back in Black è stato il secondo LP più venduto di sempre), un pubblico di fan e aficionados così eterogeneo (sono ascoltati anche da chi è poco interessato al rock e frequenta altri generi) se quel qualcuno esiste, allora, scagli pure la prima pietra.

Il gruppo “abbassa i coltelli” ed è la carica di sempre che passa dall’aria al nostro sistema nervoso centrale attraverso le orecchie. L’ascolto consente poche pause. Realize e Rejection partono subito energiche ed energetiche seguite da Shot in the Dark (di cui ho già scritto), per riposare si passa alla ballad (a modo loro) Through the Mists of Time. Questa quarta traccia è davvero molto bella, la sorpresa che non ti aspetti … la canzone è una delle migliori (a mio modo di pensare) scritte da Angus e Brian.

Potrei andare avanti e parlare dell’uso in controtempo della batteria (a volte sapientemente, a volte un po’ di troppo) e di altri brani come No Man’s Land che mi è piaciuta molto per l’anima blues, Kick You When You’re Down con la migliore chitarra di tutto il disco ma mi fermo qui, invitandovi ad un ascolto che vi protegge meglio del vaccino in questi tristi tempi.

Passiamo a L’Ultima Casa Accogliente degli Zen Circus. Ok … la mia stima per loro è nota. In Italia, chi non bela canzonette, non si rifugia negli amori balneari dell’adolescenza (e, magari è uno splendido cinquantenne), chi non vuole suscitare facili sentimenti parlando dell’attualità (il virus, Bibbiano, l’omofobia, l’immigrazione, etc.) senza nessuna cognizione di causa è merce molto rara. Insomma, la storia di questi ragazzi dimostra che hanno uno spessore!

La “casa” del disco è il nostro corpo che può essere senza retorica casa o prigione, che può essere abitato, che può essere svuotato e riempito.

Come nella bellissima Bestia Rara, una canzone che parla del corpo della donna, di sesso, di droga e di aborto. Un testo che sarà certamente molto controverso per la citazione di Gesù. La voce di Appino così nasale ed evocativa rende il pezzo ancora più drammatico così come la voce di Filomena (la canzone è tratta dal documentario Storia di Filomena e Antonio di Antonello Branca del 1976).

Il disco è di una crudezza spietata: non risparmia niente all’ascoltatore. Gli altri temi sono quelli della malattia, della paura e la diffidenza rispetto agli altri (vogliamo parlarne in tempo di Covid?), di ricerca di sé stessi, di quelli che ci hanno regalato quel “corpo” che può essere albergo o maledizione.

L’album sfugge musicalmente a qualsiasi etichetta. La band mischia con maestria punk, rythm’n blues, rock (anche quello italiano) e cantautorato, tutto eseguito in modo più “buttato lì” di altri loro lavori, più istintivo. Ma gli Zen suonano e questo ha un valore che è difficile non cogliere.

Gli Zen Circus si confermano un gruppo di spessore ma L’Ultima Casa Accogliente è un lavoro più immediato e prezioso.

Questi sono i suoni spezzano il mio silenzio. D’altra parte cos’è il rock se non un urlo primordiale, un grido di libertà, una scossa per le coscienze?

Alzo il volume e penso. Lo so … l’ultimo DPCM non lo prevede.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

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CUORE DI TENEBRA.

Ho provato a distrarmi. Ascolto l’ultimo singolo dei Greta Van Fleet, compiacendomi anche un po’ di essere stato profetico (ok … era facile! Lo ammetto …), riflettendo sul fatto che avrebbero cercato un loro preciso stile vista la qualità generale della giovane band.

Il singolo arriva due anni dopo il primo album e un tour mondiale. Dopo l’”inno dell’esercito di pace”, i ragazzi del Michigan, dopo aver esplorato con maestria il Rock (quello con la Erre maiuscola) della tradizione britannica degli Anni Settanta ed aver evocato (e scomodato) gli spettri di mostri sacri come Led Zeppelin, Rolling Stones e The Who, cercano e trovano una strada senza sbandate e senza fronzoli come loro abitudine. Il singolo sembra meno un compitino per talentuosi e virtuosi musicisti (tali sono questi ragazzini) ma è decisamente più sporco, più approssimativo ed affascinante. Sembra che abbiano deciso di esplorare quello strano mistero che c’è nella musica e che va oltre la matematica. Vero è che dobbiamo aspettare l’album per decidere se la svolta è completa o se trattasi ancora di crisalide. Vero è, anche, che in un’era dove i musicisti producono, questi ragazzi ancora suonano.

Poi, sempre per sdrammatizzare, in attesa del nuovo lavoro dal titolo inebriante di Power Up, ascolto l’ultimo “colpo nel buio” del gruppo a più alta tensione della storia del rock’n roll: Shot in the Dark, AC/DC. Niente da dire, il singolo è bello e risentire, in un inedito, la voce di Brian Johnson vale da solo il prezzo del biglietto. Me lo ricordo (dopo l’apertura  esuberante con Rock’n Roll Train) al live a River Plate, quando si scusava per parlar male lo spagnolo, ma, si giustificava, dicendo che a lui veniva meglio “parlare” il rock’n roll.

E’ anche il primo inedito dopo la morte del grande e mai dimenticato Malcolm Young.

Anche loro, dopo aver negli ultimi lavori provato a “sciacquare i panni” sul Delta del Mississippi, tornano a graffiare nel loro modo più personale e autentico. Aspettiamo l’uscita del disco prevista per il 13 novembre prossimo ma, di per sé stessa, questo brano è già un’ottima notizia. Quindi godiamoci questo sparo nel buio: un bicchiere di liquore buttato giù per scaldare il cuore.

Ed è uno shot di liquore che mi serve per digerire questo periodo. Sono in ufficio a lavorare, quando ricevo la notizia della scomparsa di uno dei più grandi tastieristi della storia. Ken Hensley si è spento in questo inizio di novembre. E’ stato (e sarà!) uno dei più significativi di sempre. Responsabile della svolta prog degli Uriah Heep, nel loro secondo album del 1972, Salisbury li accredita dopo un debutto non proprio osannato dalla critica. La title track del disco consta di una suite sinfonica con un’orchestra di oltre venti elementi che viene “arrangiata” da lui.  A mio modesto parere, con John Lord il più grande di sempre.

Non ci voleva, perché mi ero appena asciugato gli occhi per Eddie Van Halen …

C’è di più.

Scopro di vivere nella zona rossa … dove solo le sirene delle ambulanze si sentono nel silenzio spettrale della notte (cazzata detta da una giornalista, la prima notte di coprifuoco e ovviamente falsa)… c’è il coprifuoco (solo la parola mi evoca sì fantasmi terribili). Ci hanno rinchiusi ma, ingentilendo l’eloquio dicono “richiusi”… dove la stampa incendia con un certo compiacimento la benzina del terrore, costringendo la politica a rincorrerla … Dove i vecchi (sono la maggior parte del corpo elettorale) hanno paura … Dove la colpa è dei giovani che sono andati in vacanza … dove il lockdown lo vogliono i dipendenti pubblici, così fanno smart working (ma, una gran parte di loro, dell’allocuzione sanno tradurre solo la prima parola). Chissà perché tutte le volte che vogliono costringerci a condizioni inaccettabili usano termini in inglese: eravamo in default non in fallimento, avevamo un problema con lo spread e adesso siamo in lockdown non agli arresti domiciliari.

Io non ne so più degli altri, intendiamoci. Cerco solo di essere logico. Quindi, mi perdonerete questa piccola digressione legata al mio (mai risolto) problema di orgoglio intellettuale. Almeno, spero.

Vi racconto le poche cose che conosco o che ho capito.

La prima: abbiamo già chiuso e riaperto. Qual è stato il risultato? Se è questo, forse, trovare altre strade è obbligatorio, non un’opzione. Chiudiamo e riapriamo per Natale? Che senso ha? Visto che, tutti gli anni, il picco di malattie legate ai virus respiratori si ha tra gennaio e febbraio … Ci stanno lavorando o, ancora una volta, lasceranno che sia e chiuderanno di nuovo?

La seconda è che non si riesce a capire perché, dato che era prevista una seconda ondata, non si sia provveduto a mettere in sicurezza il sistema sanitario … eppure lo avevano annunciato con grandi proclami, tacchi a spillo e lustrini. Forse potremo trovare degli indizi per comprendere nel libro sulla pandemia scritto dal Ministro Speranza (nomen omen), ottimo laureato in Scienze Politiche, tra l’altro. Rimango deluso anche su questo punto. Per ragioni di opportunità (si scrive così ma, probabilmente, si legge decenza) la pubblicazione del prezioso pamphlet è rimandata a data da destinarsi. Penso che può non esser un male: magari, lo arricchiscono ulteriormente con una prefazione di Burioni.

Last but not least (così ci butto dentro a caso una frase in inglese anche io per darmi un tono!), la sospensione della libertà in un Paese democratico è una cosa maledettamente seria. Provvedere a questo tipo di procedimenti con tale disinvoltura, non è cosa che si possa accettare. Non con così tanta rassegnazione.

Poi, però, un amico mi chiama e mi dice: sorridi, sta vincendo Biden alle Presidenziali USA. Ok, dico io, meno peggio della star dei reality show … ma, anche Biden è un uomo dell’establishment, un conservatore. Considerando che l’altro farà casino nei tribunali e i suoi “amichetti” il casino lo faranno nelle piazze, la situazione in quel Paese è più incandescente che nel 1861.

Una canzone dei Greta Van Fleet recita: con le notizie c'è qualcosa di nuovo ogni giorno/così tante persone la pensano in modo diverso, dici/dov'è la musica?/ una melodia per liberare l'anima/un testo semplice, per unirci, sai/la tua opinione sa solo l'unica cosa/che sembri volere di più e scegli di salvare te stesso e il tuo tempo/tieni la mente aperta/ e ogni bagliore del tramonto/ sa che il mondo è fatto solo di quello di cui è fatto.

No, decisamente non mi tira su di morale … ma poi penso che potrebbe andare peggio.

Potrebbe piovere.

di  Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

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