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LA CATIVISSIMA-Epopea di Toni Sartana di e con Natalino Balasso al Teatro Menotti di Milano

Dal 25 novembre al 6 dicembre al Teatro Menotti

Teatro Stabile del Veneto

LA CATIVISSIMA-Epopea di Toni Sartana

di e con Natalino Balasso

Debutta  il 25 novembre  al Teatro Menotti  di Milano, Natalino Balasso in La Cativissima-Epopea di Toni Sartana.

Prodotto dal teatro Stabile del Veneto, lo spettacolo  è scritto, interpretato e diretto dallo stesso Balasso.

Con Balasso, sul palco, cinque attori bravi e preparati , impegnati in un testo nuovo dove l’autore inventa un mondo ispirato idealmente alla trilogia dell’Ubu Roi di Jarry, per denunciare pesantemente le contraddizioni politiche sociali ed economiche dei una regione come il Veneto.

Natalino Balasso interpreta il personaggio di Toni Sartana, che, solo per il semplice gusto del possesso, tradisce chiunque pur di raggiungere il suo scopo, sconosciuto anche a se stesso.

Le commedie sono scritte in italiano, ma alcuni personaggi usano un linguaggio che, seppur italiano, è intriso di venetismi e pronunce locali e giungono a creare una di quelle che Pasolini chiamava "le tante lingue dell'italiano".

In questa prima commedia si assiste alla resistibile ascesa di Toni Sartana, da semplice sindaco di un piccolo paese di campagna, fino ai vertici del suo partito, in seno al quale tradirà anche gli amici più fidati pur di diventare la massima carica della Regione Serenissima: Asessore ai Schei.

Ma questo non gli basterà, vorrà giungere a conquistare anche la confinante Regione Giulia

Le commedie sono scritte in italiano, ma alcuni personaggi usano un linguaggio che, seppur italiano, è intriso di venetismi e pronunce locali e giungono a creare una di quelle che Pasolini chiamava "le tante lingue dell'italiano". (N.Balasso)

Francesco Caprini

 

Dal 25 novembre al 6 dicembre TEATRO MENOTTI

via Ciro Menotti 11, Milano  tel. 02 36592544

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Che siccome che sono cecata... Auguri ad Anna Marchesini

18 o 19, chi può dirlo? Già, perché Anna Rita Marchesini ancora oggi è indecisa sul giorno esatto in cui è venuta la luce. Suo padre la segnò all’anagrafe come nata il 18, e così risulta in tutti i documenti, ma la madre ha sempre giurato che fosse venuta al mondo il 19. Beh, fra una diatriba e l’altra l’attrice non ha mai saputo la verità e ancora ci scherza su, sapendo che mai troverà risposta.

Nel frattempo noi, più ignoranti ancora sulla realtà, seguiamo ciò che la carta d’identità dice di lei, e cogliamo l’occasione oggi, 18 novembre, per farle gli auguri con un piccolo tributo alla sua carriera e alla sua arte. Forse i più giovani non conoscono questo nome, o non abbastanza, in tal caso noi consigliamo di cercarsi quanti più video possibili reperibili sulla rete per farsi un’abbuffata della sana comicità prodotta dall’attrice di Orvieto, sola o come membro del famoso Trio Lopez, Marchesini, Solenghi, con cui per anni ha calcato le scene teatrali e televisive.

Per la gioia dei nostalgici e la curiosità di chi non ha avuto modo di conoscerli dal vivo, nel 2007 sulla RAI il Trio ha proposto in una serie di puntate “Non esistono più le mezze stagioni”, un iter attraverso la loro carriera comica, fatta di spezzoni registrati da spettacoli teatrali come “Allacciare le cinture di sicurezza” (1987) e “In principio era il trio” (1991) o da scatch televisivi trasmessi a Domenica In o Fantastico, senza dimenticare la rivisitazione de “I Promessi Sposi” (1990), esibendosi anche dal vivo, in diretta, su vecchi e nuovi personaggi ironizzati e portati agli estremi più divertenti.

Parlando di Anna Marchesini e dei suoi personaggi non si può non citare uno dei cavalli di battaglia più volte portato in scena e riproposto, dato l’amore guadagnato dal pubblico. La sessuologa Merope Generosa che ha sdoganato un modo fine e allo stesso tempo diretto di fare della comicità sul sesso, ancora un tabù di cui parlare può essere rischioso. Balbettii, definizioni colorite e creative, un modo ammiccante ma quasi pudico di parlare con parole non finite o lasciate solo intuire che stregano ed incantano un pubblico che si riconosce nei racconti verosimili di una vita di coppia che fa più ridere di una finzione innaturale.

Ma la Marchesini è anche molto di più, nonostante la vena comica e parodistica sia sempre viva e attiva in lei. Attrice di teatro laureata in anticipo all’Università di Roma in psicologia, si diploma a 26 anni come attrice di prosa all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e prende parte ancora da studentessa a molte opere in cartello al Piccolo Teatro di Milano. Dopo il lungo connubio con il Trio, nel quale ha il massimo exploit, porta avanti una carriera solista sia in televisione che a teatro, divenendo uno dei personaggi del programma Quelli che il calcio e tornando a Sanremo, il cui palco l’aveva accolta per ben tre volte in precedenza, insieme ai colleghi Massimo Lopez e Tullio Solenghi. Il suo viaggio continua fra spettacoli teatrali come “Parlano da sole” (1998) e “Le due zitelle” (2005) tutti immancabilmente sotto la sua regia, terminando per il momento con “Cirino e Marilda non si può fare” (2014), tratto da un episodio narrato in uno dei suoi libri, l’ultimo, “Moscerine” (2013).

Si, perché oltre al rapporto attivo dato dal teatro, dalla televisione e persino dalla radio, con un unico episodio che l’ha vista al cinema al fianco di Enrico Montesano, Anna Marchesini ha iniziato con i propri romanzi ad avere un rapporto più intimo con il proprio pubblico, narrando storie di personaggi divertenti ma anche struggenti, come appunto la difficile analisi psicologica dell’ultimo personaggio maschile Cirino, ormai avanti con gli anni che si è lasciato scivolare via la possibilità di assaporare davvero la propria vita, mantenendo un profondo segreto e tabù dentro di sé, e riscoprendo platonicamente più che fisicamente questa passione che ha sempre taciuto anche a se stesso.

Una carriera piena, un continuo rinnovamento ed ennesime e sempre nuove sperimentazioni che non si sono lasciate abbattere dalla malattia che ha colpito e minato la salute dell’attrice, che prosegue con forza ad arricchire il panorama artistico italiano.

Rock Targato Italia rinnova con orgoglio gli auguri ad Anna Marchesini, condividendo una delle interpretazioni più amate, quella di Merope Generosa, portata in scena sul primo canale RAI nel programma “Non esistono più le mezze stagioni”.

Alla prossima risata.

La sessuologa - Anna Marchesini

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L'importante è fare teatro, il resto non conta. Ferruccio Soleri

Dal 1500 fino al 1746, dal 1947 al 2015, la Commedia dell’Arte, conosciuta in tutto il mondo come “commedia all’italiana”, prosegue la sua storia, grazie alle personalità che ne hanno fatto un vanto che non sembra intenzionato a spegnersi.
Ispirato dall’improvvisa del XVI secolo Goldoni scrisse un’opera quasi sotto forma di canovaccio, due secoli dopo che quel modo di fare arte era esploso trascinando le compagnie di comici italiani in giro per il pianeta. E fu grazie a Strehler che quella stessa opera vide la rinascita, proprio come quello stile ormai perduto che necessitava di essere ritrovato. “Arlecchino servitore di due padroni” debuttò nel dopoguerra e ancora oggi resta in cartello al Piccolo Teatro di Milano, vedendo alternarsi e sostituirsi attori fra i volti più noti del panorama italiano. Ma uno fra tutti resta, invece, al centro della rappresentazione, come il suo personaggio.

Inizialmente solo sostituto per la tournée americana del precedente interprete Marcello Moretti, dal 1963 Ferruccio Soleri porta in scena il proprio Arlecchino, rendendolo il personaggio attorno a cui tutto il resto della compagnia ruota. Dall’esuberanza e l’agilità feline, il personaggio dello Zanno ha acquisito negli anni una personalità definita e un’impronta prepotentemente cucita addosso allo stesso attore. L’idea iniziale dell’Arlecchino di Moretti è stravolta dalle acrobazie e dalle gestualità da gatto di Soleri, che per 210 minuti salta e rotola sulla piattaforma che rappresenta il palco, circondata dalla storicizzazione di un metatesto che trova, anch’esso, nelle azioni fuori scena della maschera ludica la massima verità.
Ferruccio Soleri, dai natali fiorentini che fieramente continua a portare avanti nella propria parlata, alla veneranda età di 86 anni continua instancabile le proprie performance senza accusare le difficoltà dell’età. Grazie a un’impostazione del lavoro diligente e seria, agli allenamenti che porta avanti da mesi prima di ri-assaporare le luci della ribalta, nonostante non abbia più la tenera età di quando prese il ruolo 52 anni fa, la sua agilità non crolla e il suo modo di rappresentare la propria maschera burlesca resta il medesimo fresco e affascinante capolavoro. Arlecchino continua a conservare il proprio posto nel mondo anche, o forse soprattutto, grazie a lui, che ne ha fatto il proprio costume e che si è fatto ambasciatore del suo verbo e della sua cultura.

Oltre allo spettacolo di Strehler, infatti, all’attore va il merito della scrittura drammaturgica di ben quattro opere sul personaggio: “Arlecchino e gli altri”, “Ritratti di commedia dell’arte”, “Arlecchino l’amore e la fame”, “Arlecchino: fame…fame…fame…”. È proprio con quest’ultimo spettacolo, e con la sostituzione una volta a settimana nella rappresentazione del Servitore di due padroni, che l’attore sta passando al proprio allievo Enrico Bonavera il testimone della maschera più amata al mondo.
Attore anche di altre grandi opere, come ad esempio “La tempesta” di Shakespeare o la “Vita di Galileo” di Brecth, Soleri è anche professore e professatore della propria arte, e ad oggi insegnante di Commedia dell’arte alla Scuola di Teatro di Giorgio Strehler del Piccolo Teatro di Milano. Una carriera coronata dal riconoscimento del Guinness World Record per l’interpretazione teatrale dello stesso personaggio per più tempo, e dal Leone d’oro alla carriera.
Un personaggio ineguagliabile, un attore dalle doti magiche e dalla serietà invidiabili, un artista unico nel suo genere non solo in Italia ma nel mondo, che porta avanti la propria arte con passione dopo tanti anni e che, malgrado il tempo, non sembra intenzionato ad abbandonare il palcoscenico.

Siamo onorati di porgere i nostri auguri a un pilastro del teatro italiano per i suoi 86 anni, sperando che chi non ha ancora conosciuto in prima persona la sua passione artistica, possa colmare le proprie lacune il prima possibile.

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