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Articoli filtrati per data: Febbraio 2017

AUTODIFFAMAZIONE di Peter Handke - Milano Teatro i

Teatro i – Milano
dal 22 al 27 febbraio 2017

AUTODIFFAMAZIONE

di Peter Handke

traduzione Werner Waas

con Lea Barletti, Werner Waas

musica Harald Wissler

(Tedesco-italiano con sovratitoli)

 

Io non sono quello che sono stato.

Non sono stato come avrei dovuto essere.

Non sono diventato quel che sarei dovuto diventare.

Non ho mantenuto quel che avrei dovuto mantenere.

 

Finalmente a Milano, dopo una lunga tournée europea, lo spettacolo Selbstbezichtigung/Autodiffamazione della compagnia berlinese Barletti/Waas. Il testo è dell’autore austriaco Peter Handke, poeta, saggista e drammaturgo, famoso al grande pubblico per la sua collaborazione con Wim Wenders (Prima del calcio di rigore e Il cielo sopra Berlino).

 

Barletti/Waas da sempre interessati al dialogo che si crea tra attori e spettatori in questo testo si fanno testimoni di una presa di coscienza, di un’educazione sentimentale alla parola. Per i sessanta minuti dello spettacolo si sospende il confine tra palco e platea, per accettare la comune responsabilità di una storia collettiva.

Un uomo e una donna si autoaccusano di comportamenti e azioni compiute nella propria vita, assecondando o infrangendo le regole della società. In un gioco di riconoscimenti, il confine tra pubblico e scena si sospende, per ritrovare un po’ di sé nella vita di due sconosciuti, nelle frasi e nei luoghi comuni della lingua presa in prestito: italiano o tedesco, l’habitus linguistico cerca di tirar fuori l’essenza del non dicibile per rivelare un collettivo disorientamento, l’accettazione e parallela ribellione al livellamento culturale e con loro, al contempo, il perpetuarsi del miracolo dell’empatia, che sopravvive nonostante tutto.

 

 

DALLE NOTE DI REGIA

Selbstbezichtigung/Autodiffamazione è un antidoto contro la superficialità, contro la sensazione di rumore diffuso. È uno spettacolo nato dal desiderio di concentrazione e di contatto reale con il pubblico, che sviluppa proprio in virtù della sua urgenza autentica e della sua fiducia nei propri mezzi, un alto grado di efficacia. Concentrazione e contatto reale necessitano di tempo, forse addirittura di lentezza nel rapporto con il mondo, il ché suona quasi scandaloso: questo è lo scandalo che abbiamo deciso di dare.

Abbiamo scelto un testo degli inizi della cultura Pop, sotto la quale oggi sta sepolta qualsiasi altra cosa, un testo che è una porta attraverso la quale si può entrare, ma anche di nuovo uscire: uno strumento per il movimento.

La scelta del bilinguismo, con l “habitus” linguistico diverso dei due attori, fatti di suoni, ritmi, tonalità e musicalità differenti, rende inoltre particolarmente visibile l’estraneità, la lingua come abito/abitudine, che ci viene fatta indossare quasi “per forza”, una lingua frutto dell’educazione, una lingua che non basta mai e che cerca, attraverso la descrizione minuziosa, attraverso parafrasi, o appunto attraverso una traduzione, di tirare fuori dal guscio l’essenza non dicibile.

Lo spettacolo mostra che cosa è la lingua, cosa può essere, producendo contemporaneamente un potenziale di pensiero non integrabile e non camuffante, ma essenziale e fecondo: qualcosa di cui il nostro presente ha bisogno.

 

Lea Barletti & Werner Waas

E nell’estremo rigore dell’allestimento, il testo arriva dunque come una freccia, come uno scandaglio dell’anima. Andrea Porcheddu - LINKIESTA

Una di quelle opere che sopravvive per diverse ore, liberando forti risonanze anche a distanza di un’intera giornata di lavoro. Sergio Lo Gatto – TEATROECRITICA

Il loro sguardo tocca ogni singola persona nel pubblico, ma non è uno sguardo che indaga, è uno sguardo che incontra. Ilenia Carrone – DOPPIOZERO

Un mettere a nudo impietoso dell’agire e fare umano che porta lo spettatore a riflettere su se stesso. Teatro straordinario… Karsten Schaarschmidt - OSTTURINGER ZEITUNG

 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

www.barlettiwaas.eu

 

PER INFO E BIGLIETTERIA

TEATRO i

via Gaudenzio Ferrari 11, Milano

lunedì /giovedì / venerdì ore 21.00 - mercoledì / sabato ore 19.30 - domenica ore 17.00

intero: 18 euro / convenzionati: 12 euro / under 26: 11,50 euro / over 60: 9 euro

giovedì vieni a teatro in bicicletta: 7 euro

info e prenotazioni: tel. 02/8323156 – 366/3700770 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.teatroi.org

biglietti disponibili su www.vivaticket.it

 

durata spettacolo: 1 ora

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AUTORI E RELATORI - IL CONFLITTO

IL CAVALIER SERPENTE 

 Perfidie di Stefano Torossi

 20 febbraio 2017

AUTORI E RELATORI - IL CONFLITTO

Brindisi coi bicchieri colmi d’acqua…

Davvero un bel coraggio. Lo ha dimostrato il nostro amico, l’attore Toni Bertorelli che vediamo in foto mentre impugna (e poi capiremo perché) una bottiglietta di acqua minerale.

Giovedì 16, ci ha invitati al Cinema Trevi per la presentazione del suo libro, il cui primo capitolo apre con un bello schiaffone: “Il mio nome è Toni, e sono un alcolista”.

Si tratta ovviamente di un’autobiografia in cui Bertorelli racconta tutto il suo tragico percorso fra droghe, sballi e soprattutto alcol, che lo ha spinto fino a un millimetro dal baratro. Ma gli Alcolisti Anonimi, una moglie devota e, sospettiamo, la fifa provocatagli da una cirrosi fulminante risolta con un trapianto di fegato, ce lo hanno restituito.

Il libro non vuole essere un’opera letteraria, ma un diario, scritto con mano semplice, diretto e per questo impressionante, di una discesa e di una risalita.

C’era lui a raccontarlo tormentando la bottiglietta. E il sapiente Italo Moscati a dirigere i relatori.

Piuttosto particolari: un medico che ha sintetizzato efficacemente per noi gli effetti dell’alcol sul corpo; uno dei suoi compagni di recupero, presentato come il più vecchio alcolista disintossicato vivente, pittoresco e colorito nei suoi racconti; e finalmente un terzo, che, ahinoi, si è infilato in un labirinto di confusi riferimenti alla fede, alla madonna e a tutti i santi, per fortuna prontamente neutralizzato da Moscati (ecco dove esce l’abilità del bravo moderatore).

Ce ne siamo andati un po’ delusi che non ci avessero neanche offerto il tradizionale prosecco (c’era solo la minerale), ma poi abbiamo capito che, dato l’argomento…

P.S. Noi eravamo rimasti che alcool si scriveva con due “o”. Nel frattempo dev’essere successo qualcosa che ci sfugge, perché la seconda “o” si è persa per strada. Forse è stato ulteriormente distillato.

Maria in Gloria fra i Narcisi

Ci rendiamo conto che questo titoletto può apparire sciocco. E’ un gioco di parole al quale non abbiamo saputo resistere.

Spiegazione: Maria Gloria Fontana è il nome dell’autrice che presenta “La ragione era carnale”, romanzo d’esordio ambientato fra tastiere e mouse, quindi più tecnologico del libro di giovedì scorso che invece è più alcolico,

Non lo abbiamo ancora letto, perciò nulla possiamo dirne. Ma il 18 eravamo tutti a dargli il benvenuto all’Antonello Colonna Open, un bellissimo spazio in cima al Palazzo delle Esposizioni, con un fantastico tetto trasparente attraverso il quale abbiamo gustato come meritava uno di quei tramonti romani di mezza stagione, freschetto ma limpidissimo.

E i narcisi chi sono? Ma i relatori, naturalmente! I quali, appollaiati ai due lati dell’autrice su questi esili trespoli che danno l’illusorio effetto di galleggiare a mezz’aria, hanno fatto quello che i relatori fanno normalmente durante le presentazioni: rubarsi con finto garbo la parola l’un l’altro, parlare principalmente di sé a scapito dell’opera presentata, o quando parlano dell’opera, sempre e solo in riferimento alle loro proprie reazioni; e soprattutto cercare di apparire più informati, più puntuali, più spiritosi, insomma, più in gamba dell’autore.

Non ci è parso che in questo caso più in gamba lo fossero davvero; certo è che i loro interventi sono risultati di una certa pesantezza, spesso saccenti o in alternativa irritanti (tanto che più di una volta abbiamo avuto la sensazione che, malgrado la sua faccia composta, sotto sotto Maria Gloria stesse friggendo un po’).

La quale Maria Gloria a un certo punto, non potendone più di tutto quel pavoneggiarsi a sue spese, preso il microfono, al grido di: “Adesso vorrei dire la mia!” ha, con la maggiore freschezza e con il minore uso possibile di parole, distillato per noi l’essenza del suo romanzo.

Credeva di averla fatta franca. Niente affatto: nuove interruzioni dei due, avvinghiati alle loro dotte analisi di portata universale; poi lettura di qualche brano, altre interruzioni, citazione finale da Flaiano, e finalmente ottimi supplì, panini, prosecco e tutti a casa.

I nomi dei narcisi? Facciamo come nei romanzi dell’800: il dottor G.C*** e il professor F.Z***. Se li riconoscete nella foto tanto meglio, comunque le generalità ufficiali le abbiamo noi nel cassetto.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

 

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"The Fire" è il nuovo singolo degli Elektrolabio

The Fire” è il nuovo singolo degli Elektrolabio, estratto dall’ultimo EP Synaesthetic Motion.

È una canzone che parla di ossessione: non solo quella amorosa, ma il pensiero fisso che ognuno di noi ha.

In questo senso, “The Fire” racconta l’ossessione che, da uno stato iniziale di dolcezza e oggetto di desiderio, si tramuta man mano in perdita della propria identità. È anche una riflessione sullo smarrimento umano e sul disperato tentativo di avere il controllo della propria vita, quando opinioni, desideri e recriminazioni si confondono tra loro rivelando la confusione interiore: a volte basta un dettaglio – una fotografia, ad esempio – per trascinarci nel nostro inferno personale.

Synaesthetic Motion, il nuovo EP degli Elektrolabio, è parte del concept Synaesthetic e desidera mostrare un carattere più definito in termini di produzione rispetto ai lavori precedenti. Dance, progressive house ed elettronica si mescolano alla ricerca del dettaglio e alla pulizia dei suoni e delle voci; la maggiore attualità degli arrangiamenti e il caratteristico tocco ambient e chill del gruppo, completano la formula vincente degli Elektrolabio.

Elektrolabio è il progetto musicale electropop/dance/sperimentale fondato dal cantautore e produttore Alek tra le cantine della provincia milanese: nasce dall'esigenza di comporre musica a 360°, spaziando tra vari generi ed utilizzando soprattutto synth e drum machine. Nel giugno del 2010, viene pubblicato sui più importanti digital store Relax House, e nel luglio 2012 si apre una collaborazione in studio con l'autore e musicista TQM, che porta alla pubblicazione di Transitional. Tra il 2013 e il 2016 il progetto si evolve grazie al contributo di Bernadette in qualità di “female voice” ed autrice. Synaesthetic Motion è il primo EP del concept Synaesthetic

Nel web: www.elektrolabio.com

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“UNO” è la nuova CAMPAGNA CROWDFUNDING degli HOTEL MONROE

Lunedì 13 Febbraio è iniziata “UNO”, la campagna crowdfunding degli Hotel Monroe.

L’alternative rock band emiliana si è affidata alla piattaforma di crowdfunding Musicriser.com/it per la realizzazione del loro primo album di inediti che, grazie ai fondi raccolti, sarà pubblicato alla fine di questa estate.

Gli Hotel Monroe, reduci dall’esperienza di “Alchemica EP” - pubblicato il 22 gennaio 2016 - hanno affidato al nome della campagna un messaggio per i loro sostenitori. “UNO” non è solo una raccolta fondi, ma è anche un’occasione per rendere il loro pubblico “protagonista” di questo percorso che porterà alla pubblicazione del nuovo disco.

Per sostenere gli Hotel Monroe e il loro nuovo progetto, i fan potranno prendere parte alla raccolta accedendo direttamente alla pagina ufficiale della campagna dove, oltre a poter scegliere tra numerosi pacchetti di finanziamento, verrà data anche la possibilità di acquistare in anteprima, e solo durante i 60 giorni di “UNO”, materiale assolutamente inedito.

Per ricevere aggiornamenti sull’evoluzione della campagna e per ascoltarli dal vivo, seguite le DIRETTE “Hotel Monroe – Martedì On Air” sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/hotelmonroe/

  • Martedì 14/02 - Prima puntata
  • Martedì 21/02 - Seconda puntata
  • Martedì 28/02 - Terza puntata
  • Martedì 7/03 - Quarta puntata
  • Martedì 14/03 - Quinta puntata
  • Martedì 21/03 - Sesta puntata
  • Martedì 28/03 - Settima puntata 

Su Facebook: https://www.facebook.com/hotelmonroe/

Nel web: www.hotelmonroe.it/

 

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Selezioni Sicilia per Rock Targato Italia, intervista ai Timboscica

Loro sono la band ‘Timboscica’, si esibiranno l’8 marzo presso i Candelai di Palermo, per le selezioni regionali Sicilia di Rock Targato Italia.

Rispondono alle nostre domande così!

Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

La band è formata da 4 elementi: Mario Giglio alla batteria, Giuseppe De Pasquale(chitarra e cori), Gianluca Saporita(basso) e Davide Puglisi (voce e chitarra). Ci conosciamo da una vita e prima di suonare insieme nei Timboscica, fin da ragazzini avevamo avuto altre esperienze musicali insieme, sia in cover band ma anche in altri gruppi con cui facevamo sempre brani nostri. Pensa che io (Davide) conobbi Peppe in un negozio di strumenti musicali e sentendolo suonare dissi:"da chi cazzo viene questo suono e stile pazzesco"?...da lì in poi abbiamo suonato sempre insieme.

Come definireste la vostra musica e qual è lo stile?
La nostra musica è un insieme di tante influenze che vanno dal post-rock all'alternative rock, al prog rock al psychedelic rock. Non vogliamo definirla, anche perché avere un limite, non ci permetterebbe di sperimentare di volta in volta nuove sonorità.

Da dove avete preso spunto per il nome della band? 

Timboscica in realtà è un modo di dire tutto siciliano; indica una sfuriata di schiaffi che ti s/travolge e ti gonfia;appena ti sei ripreso non sai più chi sei o cosa è successo e forse non lo saprai mai più(risata).Ed è questo che facciamo con la nostra musica: picchiamo l'ascoltatore!

Cosa ne pensate dei talent show?

Una triste realtà, ma che purtroppo sposa il periodo musicale tristissimo che viviamo; la gente ha più interesse alla vita privata di sconosciuti che presto diventano idoli, che suonano su palchi enormi senza aver mai fatto un concerto nemmeno nel proprio paesello.

Quali sono i locali in Italia dove vi piacerebbe suonare, e quali quelli nel vostro paese di origine?

Beh, ci piacerebbe suonare tanto al circolo degli Artisti, all' Alcatraz e in tanti altri posti.

Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

In realtà da settembre a dicembre abbiamo fatto un bel po’ di date in giro per lo stivale, Campania, Puglia, Lombardia, Lazio,Abruzzo,Calabria, Sicilia ecc. Ci siamo divertiti veramente tanto, è sempre bellissimo suonare in posti nuovi, di fronte a nuova gente. Abbiamo stretto tanti rapporti di amicizia, alcuni sono diventati nostri fans e molti altri speriamo lo diventino.

Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?

In Italia ci sarebbe bisogno di un risanamento culturale: si dovrebbero spegnere le tv, si dovrebbe andare in giro nei locali per ascoltare tanta musica live; bisogna tornare ad essere curiosi, guardare e sentire ciò che ci circonda, togliendo possibilmente gli occhi da uno schermo.

Quali sono i vostri progetti futuri? 

Stiamo lavorando a nuove cose,nuovi suoni, nuove canzoni; da questa primavera pensiamo di iniziare nuovamente un piccolo tour nei vari locali italiani; abbiamo tanta voglia di conoscere nuova gente e di portare la nostra musica anche nei più piccoli paesi.

Non perdeteli sul web!

Facebook: Timboscica

 

 

 

 

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MISERIA E NOBILTA'

  IL CAVALIER SERPENTE

  Perfidie di Stefano Torossi

 13 febbraio 2017

MISERIA E NOBILTA’

 

E’ inevitabile: vicino al nobile e assoluto rigore del Palazzo della Civiltà del Lavoro qualunque altra idea non può che risultare scrausa. Hai voglia a inventarti un albero sradicato, ripiantato davanti a quella facciata e ramificante in tubi di ferro. Sempre un trucchetto risulta. Senza peso. O troppo pesante.

Però salviamo Giuseppe Penone, perché non merita il biasimo. Lui è il coraggioso autore dell’albero che ha osato il confronto (malriuscito), forse su suggerimento del padrone di casa, la fondazione Fendi, che da un po’ di tempo, dopo aver restaurato il magnifico palazzo di Guerrini, Lapadula e Morbiducci (a proposito, si dice che gli archi siano 6 in verticale, come le lettere di Benito, e 9 in orizzontale, come quelle di Mussolini – sarà vero?) lo apre gratis per belle mostre curiose.

Invece, grandiosa è la sua canoa scavata in un enorme tronco di abete che riempie il salone alla fine della mostra. Sempre seguendo la sua icona fissa, anzi forse si potrebbe dire la sua fissazione iconica, Penone lavora sugli alberi, con gli alberi; li scava seguendo le linee di accrescimento, li fonde in bronzo, li carica di marmi antichi.

Insomma, questa fissazione a noi sembra una limitazione, ma certo non si può negare allo scultore una ferrea coerenza. E anche un gusto che possiamo non condividere, ma certo non ignorare.

Insomma, abbiamo davanti un artista serio che fa il suo lavoro, e lo fa comunque a un certo livello.

E adesso, invece, passiamo a…

8 febbraio, Accademia di Romania, magnifico edificio neoclassico, che quel paese si era costruito come vetrina della propria cultura vicino ad altre sedi simili, davanti alla Galleria Nazionale a Villa Borghese, all’epoca in cui era una nazione normale, non ancora triturata nel frantoio sovietico.

Oggi è sempre un nobilissimo palazzo, che ci ha ospitati l’8 febbraio per l’inaugurazione di una discutibile mostra di Verdirosi, sedicente pittore, che riempie il salone d’onore di una quantità di opere, a nostro parere più giuste per una televendita che per un Istituto d’Arte.

Ma, ci è venuto da pensare, anche un’Accademia può essere in difficoltà e aver bisogno di soldi, e allora magari si mette a fare l’affittacamere.

Il Verdirosi, uomo di sicuro più pittoresco che pittore, ci ha intrattenuti vociferando tra frizzi e lazzi sul proprio impegno trascendentale e  sulla propria arte, e in più sbertucciando quella dei colleghi.

E per meglio farci pervenire la sua salda opinione, ha richiamato la nostra attenzione su una sua tela che rappresenta due somari che ragliano di fronte a tre tagli di Fontana.

Padrone ognuno di non amare l’arte di Fontana, ma nel momento in cui rappresenti chi guarda il quadro come un somaro che sghignazza, poi ti devi rendere conto che alla fine il somaro lo diventi tu.

Ecco, tanto per renderci meglio conto di cosa stiamo parlando, un’altra opera del maestro.

Non ci sembra che servano commenti.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

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SHYLOCK al TEATRO LIBERO di Milano

TEATRO LIBERO – MILANO

17, 18, 19 febbraio 2017

 

SHYLOCK
di Gareth Armstrong

con Mauro Parrinello
traduzione e adattamento Francesca Montanino
produzione OffRome Compagnia dei Demoni ROMA / TORINO

 

Shylock, spettacolo dell'autore e attore inglese Gareth Armstrong,  è l'unica incursione fuori dalla Sicilia della rassegna PALCO OFF, è inserito in stagione in quanto vincitore del Festival Milano Off 2016.

Shylock, acclamato al festival di Edimburgo e poi replicato in tutto il mondo mette in scena uno spin-off del Mercante di Venezia di Shakespeare. Chi era realmente l'ebreo Shylock che rivendica la sua libbra di carne dal petto del protagonista? Tra situazioni esilaranti, travestimenti, incursioni e rimandi, Shylock è un Mercante di Venezia come non lo avete mai visto.

Il coltello affilato, gli occhi iniettati di sangue, il naso adunco e una parrucca rossiccia che gli da un aspetto diabolico. Oppure, una semplice tunica nera e un portamento nobile ed elegante. Nel primo caso, il villain rivendica la sua libbra di carne suscitando le risa e lo scherno del pubblico, nel secondo la sua pietà. Comunque sia, si tratta sempre di uno dei personaggi immortali partoriti dal genio di Shakespeare: Shylock. Ma chi era veramente l'ebreo del Mercante di Venezia?

Un uomo solo, senza amici, un padre abbandonato e pieno di rabbia. Un personaggio controverso, capace di dividere la storia, che in alcuni casi ne ha fatto un baluardo dell'antisemitismo, mentre in altri l'esempio prediletto per vivaci discussioni sulla questione ebraica. Come è possibile, dopo tanto parlare, rappresentare, riscrivere e riadattare questa icona del teatro, confrontarsi ancora con Shylock?

Nel suo monologo del 1998 - straordinario successo di pubblico a Edimburgo, e poi un decennio di repliche in tutto il mondo - Gareth Armstrong opera una scelta semplice e allo stesso tempo esilarante: fare uscire Shylock di scena. A parlare di lui è qualcuno che in pochi ricorderanno: Tubal, quell'ebreo "della stessa tribù" di Shylock a cui Shakespeare dedica nel Mercante non più di otto battute. A lui il compito di ripercorrere la fitta trama del Mercante di Venezia, nel tentativo di riabilitare la figura di Shylock, di rivelare, con incredibile ironia, l'uomo dietro il personaggio, vacillante sotto il peso di un mito troppo grande per lui. Tubal si prende così il suo momento di gloria, la sua opportunità per riscrivere la storia dal suo punto di vista.

Il merito è di certo nell’acume del testo, ben tradotto da Francesca Montanino, ma ancor di più in un’idea di messinscena povera ma fulgidamente semplice e funzionale, e nella presenza di un attore sincero, gradevole, in grado di tenere in mano l’attenzione di un pubblico reso partecipe e di offrire chiavi di lettura multiple che fanno riflettere sulla narrazione dei miti contemporanei. Ottimo ritmo e piccole invenzioni come lo Shylock animato come burattino dai tratti “tipici” del ricco ebreo fanno il resto, per un bel pezzo di teatro indipendente adatto a tutte le età. A patto che a tutte le età ci si conservi aperti a notare i dettagli della rappresentazione, a giocare ai ruoli di chi ascolta, chi impara e chi completa una storia in un sincero atto di relazione.

Sergio Lo Gatto – TEATRO E CRITICA

 

PER INFORMAZIONI

  1. palcooff.it
    www.teatrolibero.it

 

BIGLIETTERIA

Teatro Libero

via Savona 10, Milano

02-8323126   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

PREZZI

biglietto intero: 20 euro  /  biglietto ridotto: 15 euro

abbonamento CARTALIBERA PALCO OFF: 6 ingressi a 90 euro

 

ORARIO SPETTACOLI

venerdì e sabato ore 21.00    -     domenica ore 16.30

 

ORARIO DEGUSTAZIONI

venerdì e sabato ore 20.30    -     domenica ore 16.00

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Selezioni centro-sud Italia per Rock Targato Italia: intervista ai 'Dove i pesci affogano'

Loro sono la band ‘Dove i pesci affogano’, si esibiranno il 14 marzo al Na Cosetta di Roma, per le selezioni centro-sud regionali di Rock Targato Italia!

Rispondono alle nostre domande così

Come vi siete avvicinati alla musica?

Andrea: Tutti i miei ricordi sono legati alla musica fin da quando ero ragazzino, è una parte di me inscindibile. Mio padre è un grande appassionato di musica infatti ricordo che in macchina c'erano sempre i Pink Floyd, Deep Purple etc… Il mio primo approccio con uno strumento musicale credo sia stato a 8 anni con una chitarra classica di mio nonno che avevo in casa e un libretto di accordi logoro che era nella custodia. Dissi a mio padre "papà se imparo a suonare gli accordi mi compri la chitarra elettrica?" lui rispose di sì e fu così che da autodidatta imparai a strimpellare la chitarra. Negli anni successivi ho studiato anche batteria e canto. In adolescenza ho suonato in diverse band rivestendo vari ruoli: bassista, chitarrista, batterista-cantante. Questo mi ha permesso di poter registrare il mio primo album da solo sovraincidendo tutti gli strumenti e di avere una visione finita del pezzo anche in fase di scrittura che generalmente avviene solo chitarra e voce.

Paolo: Mio padre era appassionato di compilations, ricordo che in casa ne giravano tantissime in vinile, roba anni ’80 tipo Mixage, Oro Puro, Studio54, rimasi subito attratto dai dischi e da quello che contenevano, soprattutto i Police, Can’t Stand Losing You uno dei primi pezzi di cui conservo memoria. Caso ha voluto che anni più tardi nel giro delle mie amicizie entrò un ragazzo più grande di me, una di quelle persone che ovunque ci fosse un raggruppamento di persone tirava fuori la sua chitarra e faceva da juke box umano. Cantante e bassista. E patitissimo dei Police. Le prime sale prova le vidi accompagnandolo alle prove del suo gruppo. Da lì il passo ad imbracciare un basso da parte mia fu davvero molto breve!

Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

La band è formata da 3 elementi:

ANDREA CASSETTA: chitarrista cantante, ideatore e fondatore del progetto

PAOLO CAREDDU: bassista

Ci siamo conosciuti tramite il lavoro diurno che abbiamo in comune.

Come definireste la vostra musica e qual è lo stile?

Andrea: Direi rock anche se non amo le etichette, questo perchè spazio molto nella scrittura. L'importante è farsi guidare dalle emozioni quando si compone un brano e non mettere paletti artistici di nessun tipo.

Paolo: Di rock ne è stato suonato talmente tanto e nel corso dei tempi è stato talmente contaminato che dire rock significa dire tutto e niente. Ma la matrice è quella. Contaminata dai nostri singoli gusti che spaziano dalla melodia pop alle atmosfere grunge alle strutture progressive e dalle sperimentazioni a livello di effettistica e costruzione musicale.

Da dove avete preso spunto per il nome della band?

Andrea: Ho creato il nome DOVE I PESCI AFFOGANO come metafora sulla mia vita. Io sono del segno dei PESCI, i Pesci affogano nel mare della quotidianità, nelle difficoltà che la vita ci pone davanti al nostro cammino. In realtà doveva essere il nome del mio secondo album poi però sentivo che tutto quello che avevo fatto in precedenza non mi apparteneva più e decisi di ricominciare tutto da zero con una nuova identità musicale ed un nuovo nome: "DOVE I PESCI AFFOGANO" progetto che unisce musica e cinema. 3 EP completati da 3 cortometraggi che esplorano, attraverso il surrealismo della vita onirica, i vizi, le paure, le debolezze e le ossessioni dell'essere umano. Nei primi 2 capitoli ho lavorato come solista, attualmente il progetto si è evoluto in una band.

Cosa ne pensate dei talent show?

Andrea: Sicuramente una grande vetrina anche se secondo me hanno poco a che fare con l'arte...è uno show televisivo di conseguenza è improntato sull'intrattenimento come qualsiasi reality.

Paolo: Li prendo per quello che è, uno show dove tramite l’espediente musicale si creano personaggi. A volte artisti. Io credo che la diffidenza diffusa nei confronti dei talent sia originata dal venir rappresentati e percepiti come l’unica via per emergere. E che va ad occultare tutte le altre, quelle che da sempre hanno portato artisti a farsi le ossa e conoscere, vale a dire gavetta che non ti dà tutto e subito ma ti forma poco alla volta fino a rendere solido e credibile quello che va a rappresentarti: il tuo linguaggio artistico. In questo caso quello musicale.

Quali sono i locali a Roma dove vi piacerebbe suonare, e quali quelli nel vostro paese di origine?

Andrea: Non ho preferenze, l'importante è che siano persone competenti e appassionate.

Paolo: A dispetto del mio cognome sardo io sono nato e cresciuto a Roma, e sin da ragazzino di locali dove ascoltare e fare musica ne ho girati tantissimi, dai centri sociali ai vari club che man mano sono andati sparendo. A Roma poi ultimamente è una carneficina tra chiusure coatte e sequestri. Un posto dove mi piacerebbe tornare e che riaprisse è il Circolo degli Artisti.

Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Andrea: Ognuno di noi ha diversi anni di esperienza alle spalle in ambito live, il primo live insieme invece è stato l'apertura della data di Roma dei MINISTRI al MONK insieme ai JOE VICTOR lo scorso Dicembre. I presenti hanno apprezzato e speriamo siano sempre di più, amiamo la dimensione live.

Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?

Andrea: Domanda spinosa...forse di più attenzione generale verso i progetti originali, più spazi aperti a tutti, insomma pari opportunità e meritocrazia.

Paolo: Te ne dico una: cultura. In tutte le sue accezioni.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Andrea: Sicuramente portare live "Capitolo 2 l'inconscio" e scrivere l'atto finale della trilogia ovvero il terzo capitolo. Intanto vi invitiamo a guardare i 2 cortometraggi nel canale youtube www.youtube.com/doveipesciaffogano e a seguirci sui vari social www.facebook.com/doveipesciaffogano  www.doveipesciaffogano.com

 

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"Quel che resta siamo noi".

“C’è un disastro di corri e fuggi, c’è un ragazzo sconvolto dai dubbi, c’è l’attuale strana situazione, c’è il mio bisogno di passare all’azione”, cantava Giulio Casale tanti anni fa, in una canzone del primo album degli Estra. Ed era davvero così: c’eravamo noi, le nostre inquietudini da tardoadolescenti disadattati, il nostro bisogno di non farci fagocitare dalla grigia mediocrità di provincia, e il nostro sentirci costantemente fuori posto o fuori tempo. A tenerci a galla, in alcuni momenti, sembrava esserci solo la musica di band come gli Estra: quella musica che, fra lo stridore delle chitarre e il martellare della sezione ritmica, faceva da specchio al caos che ci girava nell’anima, forse anche estremizzandolo e violentandone i confini fino a farcelo scoprire ancora più nero e profondo di quanto immaginassimo, ma riuscendo soprattutto a dargli un senso e a tradurlo in qualcosa di bello, poetico e tremendamente evocativo, con la presenza sciamanica di Giulio che trasformava ogni concerto in un vero e proprio rito catartico. Poi gli anni ‘90 sono finiti, noi, pur senza mai smettere di sentirci fuori posto e senza mai scrollarci di dosso quell'inquietudine di fondo, abbiamo iniziato a trovare in qualche modo la nostra strada e anche l’universo di Giulio, un passo dopo l’altro, fra un silenzio e l’altro, si è espanso: prima le traduzioni dei testi di Jeff Buckley, poi la poesia di “Sullo zero”, i reading-concerto in solitaria, un breve ammiccamento con la narrativa, la riscoperta di Giorgio Gaber, un nuovo amore trovato nel teatro, e ancora Fernanda Pivano, gli “angeli con la pelle troppo sottile”, le canzoni di De André, un paio di album da solista e tanto altro, miscelando diversi linguaggi e diverse forme espressive senza mai perdere quello sguardo chirurgico sul mondo, quella voglia di scavarsi dentro fino a farsi male, quell’intensità poetica e il gusto di sedersi sempre e comunque “dalla parte del torto” e di giocare con gli estremi, unendo rabbia e dolcezza, forza e fragilità, poesia e realtà, in un’eterna ricerca in cui forse, alla fine, come dice in una delle sue canzoni più recenti, “quel che resta siamo noi”. Ebbene, sì, ho avuto la fortuna di essere adolescente negli anni ‘90 e di vivere da fan tutta la parabola artistica degli Estra, ma ovviamente non ho mai smesso di seguire con grande passione e attenzione anche le successive evoluzioni di Giulio Casale. In qualche modo mi sento umanamente in debito con lui per le tante lucine che ha inconsapevolmente acceso nel caos dei miei pensieri giovanili e per tutto ciò che ho vissuto lungo la strada inseguendo i suoi concerti, ma anche per il suo continuare a essere un esempio enorme di quanto sia necessario rompere gli schemi precostituiti e creare un proprio linguaggio, restare incrollabilmente fedeli a se stessi anche indossando abiti diversi, e soprattutto non smettere di inspirare a pieni polmoni vita e poesia per poi mescolarle dentro di sé e risputarle fuori nel modo più urgente e diretto possibile, continuando a seguire la propria strada lontano dai cliché e dalle scorciatoie. In fondo lo cantava già anni fa: “quel tanto di sacrale, quel tanto di speciale, quel poco che è reale forse basta a salvarci”.

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Selezioni area Veneto e Friuli per Rock Targato Italia: intervista agli 'Endless Harmony'

Loro sono gli ‘Endless Harmony’, si esibiranno il 30 aprile presso il Greenwich Risto Pub & Live Music di Padova per le selezioni area Veneto e Friuli di Rock Targato Italia!

Rispondono alle nostre domande così:

-  Come vi siete avvicinati alla musica?

Alcuni di noi sono cresciuti ascoltando musica da sempre, altri si sono avvicinati alla musica più tardi attraverso una canzone o un musicista che ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo.

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?
Il nostro gruppo è formato da 4 elementi, Pamela Pérez alla voce, Federico Costanzi alla chitarra, Francesco Tagliaferro al basso e Giuseppe Saggin alla batteria. La cantante e il chitarrista frequentavano la stessa scuola di musica e si erano trovati con lo scopo di mettere in piedi una band, poi dopo alcuni cambi di formazione è subentrato Francesco come bassista, mentre Giuseppe è arrivato in sostituzione del nostro vecchio batterista. La formazione è così dal 2014.

- Come definireste la vostra musica e qual è lo stile?
 Ci potremmo definire Alternative rock con diverse sfumature, ci piacciono diversi generi e cerchiamo di unire i nostri stili in un amalgama che ci soddisfi.

- Da dove avete preso spunto per il nome della band? 
Endless Harmony in italiano significa armonia senza fine. E' il nostro modo di concepire la musica come qualcosa di mai finito e in continua evoluzione, caotica e ordinata allo stesso tempo, che possiamo manipolare e aggregare in base ai nostri sentimenti ed emozioni.

- Cosa ne pensate dei talent show?
Cerchiamo di stare lontano da questo tipo di passerelle anche se oggigiorno sembrerebbe il modo più veloce e sicuro di sfondare. Noi preferiamo rimboccarci le maniche e sudare i traguardi che raggiungeremo piuttosto che scavalcarli per avere una fama volubile.

 -  Quali sono i locali nel veneto o in Italia dove vi piacerebbe suonare, e quali quelli nel vostro paese di origine?
In Italia ci piacerebbe suonare all’Alcatraz di Milano o magari suonare al di fuori dell'Italia. A Verona purtroppo tanti bei locali che fino a poco fa erano il fulcro della musica veronese ora sono chiusi quindi sinceramente non riusciamo a darvi un nome di un locale in cui ci piacerebbe suonare…perché semplicemente non c’è.

 -  Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?
Ormai sono 6 anni che suoniamo assieme e abbiamo collezionato una cospicua lista di palchi su cui siamo stati, fra cui quello del Pistoia Blues Festival, il Palageox padovano, il MIR di Rimini e il concerto dell’ultimo dell’anno nella piazza principale della nostra città, Verona. Fortunatamente abbiamo fin da subito ottenuto una risposta positiva dal pubblico.

- Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?

Sicuramente meno musica in televisione. Se non ci fossero tutti quei talent show, la gente sarebbe costretta inevitabilmente ad uscire di casa e ad andare nei locali dove fanno musica dal vivo. Inoltre se si promuovessero più iniziative musicali da parte della comunità senza che vengano viste come una situazione di disturbo anziché di aggregazione, forse le persone apprezzerebbero di più la musica.

-  Quali sono i vostri progetti futuri? 
Prossimamente uscirà moltissimo materiale, siamo nella fase di composizione del prossimo disco. Abbiamo realizzato diversi videoclip che abbiamo avuto l’onore di girare con uno dei migliori - se non il migliore - videomaker italiano, di cui terremo segreto il nome ancora per un po'. Il 17 febbraio suoneremo poi a Firenze in apertura a Morgan. Ovviamente siamo molto elettrizzati per tutto ciò!

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