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Articoli filtrati per data: Gennaio 2018

Generazioni IV parte.

Generazioni IV parte.

Ovvero un cambio deciso di rotta, la Guerra Fredda diventa gelida, un altro paese sconosciuto diventa (tristemente e stabilmente) famoso, una piccola crepa nel muro e una dissoluzione.

Gli anni Settanta finiscono con la pubblicazione del capolavoro dei Pink Floyd di Roger Waters “The Wall”. Il titolo sarà profetico quanto la differenza tra i suoi contenuti e come andrà la storia. D’altro canto, gli Ottanta iniziano funestati dalla scomparsa del batterista (e genio) John Bonham. La sua morte costituirà anche la fine della parabola artistica dei Led Zeppelin, probabilmente, la più grande rock ‘n roll band di tutti i tempi. Anche questo, con il senno di poi, sembrerà profetico.

 Il cambio deciso di rotta dell’industria della musica è verso i musicisti già famosi che vanno resi più “popolari”(vi rimando alla III parte di questa serie) è il new deal. Quando non ci riescono, però, decidono di abbandonare il modello di business precedente che si basava sulla ricerca di nuovi talenti nei clubs e di inventarseli.

Molto meglio utilizzare le discipline del marketing e “creare in provetta” solisti o gruppi sulla base dell’analisi dei mercati, sulla ricerca di personaggi e sonorità che possano capire e consumare tutti o quasi. Quindi, inizia l’era del crossover. Poche, tra queste celebrità da laboratorio, sono “etichettabili” per stile o genere: lo scopo è che siano easylistening sempre e, possibilmente, ballabili, allargando (per così dire) la base imponibile. Come ho già significato nel pezzo precedente, non mancheranno momenti alti: nel rock, come nel pop, tra vecchi e nuovi musicisti. Tra gli outsiders del pop, non si possono dimenticare Prince, Sting ed altri. Nel rock, nascono nuove band di valore come i Guns & Roses (che avrebbero potuto avere una carriera più lunga) e gli Europe a titolo di esempio. Nel punk, o meglio, nel post punk The Smiths diventano uno dei gruppi più significativi. Perdonatemi l’atroce e parziale semplificazione.

Nel frattempo, al thatcherismo inglese si aggiunge il reaganismo americano. L’altra parte del mondo è governata da Andropov. Nominato a sorpresa Segretario del Partito Comunista Sovietico e Presidente dell’URSS dopo la morte di Breznev, Yuri Andropov arriva dal KGB (prima) e poi dall’Ufficio agli Affari Ideologici (sì… esisteva veramente!). Al di là della scarsa durata del suo mandato e dell’opinione che all’epoca ebbero di lui alla Casa Bianca, fu proprio lui a gettare le basi per le riforme che poi portò avanti Gorbaciov. La situazione non era delle migliori. L’Unione Sovietica è in una profonda crisi economica e sociale: la continua corsa agli armamenti, l’urbanesimo cominciato con le purghe dei kulaki da Stalin ha desertificato le campagne e una forsennata politica industriale ha progressivamente distrutto quello che era noto come uno dei granai d’Europa.

 A giocarci il carico, il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Costui è un ex attore famoso per aver interpretato il ruolo di pistolero spietato ed infallibile nei western di Hollywood. Applicando i temi dei personaggi che lo hanno reso popolare, dichiarerà che l’URSS è l’Impero del Male e che avrebbe difeso il popolo degli USA e il resto del mondo libero in tutti i modi possibili. Uno dei modi fu quello di finanziare e promettere un sistema di difesa missilistico basato su una sorta di “scudo spaziale”: una serie di satelliti artificiali, in orbita intorno alla Terra, che avrebbero avuto la possibilità di colpire i missili al suolo che, eventualmente, i Sovietici avrebbero lanciato. Nei primi anni Ottanta si va spesso a livelli di allarme elevatissimi vicini a quello della crisi dei missili a Cuba. I due mandati di Reagan saranno costellati di scandali e di decisioni di politica economica e sociale che sono tuttora controverse.

L’Armata Rossa nel 1979 invaderà l’Afghanistan. Un altro Paese sconosciuto ai più. La comunità internazionale insorge a parole ma lascia fare. La CIA, invece, ci vede l’occasione per rendere pan per focaccia ai russi per la loro collaborazione con Ho Chi Minh. Così, seppur impossibilitata ad agire direttamente sul teatro, ha una trovata “geniale”: facciamo arrivare risorse ai mujaheddin tramite i servizi segreti pakistani. Il Pakistan di allora aveva appena subito il golpe di Zia ai danni del governo di Benazir Buhtto. Il servizio segreto del primo, composto per lo più da musulmani ortodossi, si guarda bene dal concedere le risorse americane ai gruppi di miliziani “laici” o “moderati” preferendo di gran lunga i gruppi più integralisti. In Pakistan arrivano anche i primi foreign fighters della Storia contemporanea per combattere oltre il confine. Arriverà lì, a fondare una scuola islamica, anche uno dei figli di un miliardario saudita di origine yemenita, tale Osama Bin Laden. Ne riparleremo.

L’umanità sente il momento della caduta della spada di Damocle dell’olocausto nucleare molto vicino. Così si fanno film e si scrivono canzoni sull’eventualità, sulla speranza e su cosa succederebbe il “giorno dopo”. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che allora il rischio fosse minimo rispetto ad oggi. Sia come sia, ai tempi usciranno pellicole come “The Day After”, “ War Games” e canzoni come “Russians”. 

La Storia andrà diversamente. Le difficoltà dell’Unione Sovietica e la scomparsa di Andropov nel 1984 unitamente alla politica estera così aggressiva (e controversa) dell’amministrazione americana porterà alla nomina di Gorbaciov ai vertice. Il suo discorso al Soviet Suprema è noto. Dirà: “è ora che ci si renda conto che bisogna cambiare. Non possiamo più credere che ciò che va bene per il Comunismo vada bene per il Paese. Io dico che ciò che va bene per il Paese andrà bene per il Comunismo”. Gorbaciov inaugurerà un processo irreversibile che porterà alla fine della Guerra Fredda e, infine, alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Nel mondo della musica, i semi piantati dai tedeschi del krautrock  e l’utilizzo delle tastiere elettroniche cominciano a dare dei frutti. Dalla trilogia berlinese si andrà ad una diffusione capillare del sintetizzatore. Alcuni artisti useranno solo questo strumento per comporre e, anche, durante le performance dal vivo. La diffusione è talmente ampia che anche una band di rockettari puri come i Van Halen ne subiranno il fascino. Eddie si farà affascinare a tal punto da farci un LP. Si intitolerà 1984 e costituirà il momento di maggior successo della loro carriera ma, anche, la fine del sodalizio tra Eddie Van Halen e David Lee Roth (il cantante e frontman). Singoli come Jump e Panama verranno ascritti tra i più grandi successi di vendita ma, per come la si conosceva, la band finisce. Eddie è e resterà uno dei più grandi chitarristi della Storia e i Van Halen troveranno un altro cantante senza mai, purtroppo, tornare ai livelli precedenti. Ma è l’inizio della musica elettronica di massa e nascono altri generi: alcuni “puri” ed altri che, pur partendo da precedenti esperienze, maturano denominazioni e movimenti diversi. Tra gli altri dark, new wave (un’altra volta!), new romantic. Ci sono pure le contrapposizioni storiche tra band diverse come quella tra Beatles e Stones. Da menzionare quella tra i Duran Duran (più elettronici e, quindi, new wave) e gli Spandau Ballet (new romantic). Ovviamente, la scelta era condizionata dal gusto delle adolescenti per i vari membri dei gruppi (tutti al maschile) e la fascinazione del resto del pubblico sui video musicali (a nostro avviso, più belli quelli dei Duran Duran).

A parte la Guerra Fredda, in Europa, ci sono molte altre preoccupazioni. Ci sono retaggi pre-Guerra Mondiale: le questioni irrisolte e sopite dalla dittatura franchista dei baschi e la contrapposizione violenta tra protestanti e cattolici in Ulster diventano vere e proprie polveriere. La musica anglosassone si occupa della seconda situazione. Un gruppo musicale nato in una Dublino dilaniata dalla disoccupazione e dall’idea di un’Irlanda unita, diventa il megafono dei delitti, delle nefandezze e dei massacri perpetrati dalla Corona in Irlanda. Sono gli U2. Musicalmente danno il loro meglio fino al 1987. Con The Joshua Tree finisce la prima parte della loro carriera e inizia una conversione al pop che durerà fino ad oggi (sono ancora in attività e sono una delle band più ricche e note al mondo). Non finirà però il loro impegno sociale e politico che continuerà fino ai giorni nostri, passando attraverso il movimento di artisti che si esibiranno per i diritti civili e la fine dell’Apartheid in Sud Africa.

In un’umida giornata di novembre del 1989 si produrrà una prima piccola crepa in un muro e niente sarà più come prima. Le riforme di Gorbaciov hanno fatto prendere coraggio ai dissidenti nei paesi della Cortina di Ferro. Così si butta giù un muro che è il Muro di Berlino. Quel 9 novembre a Berlino si fa la Storia e la si cambia per sempre. Negli anni a seguire chi pubblicava atlanti geografici ha avuto le sue difficoltà, visto che il mondo disegnato a Yalta non esisteva più ed era tutto in divenire.

Da lì a pochi anni, infatti, il colosso sovietico si dissolve dando vita alla Federazione Russa e ad un certo numero di altre nazioni dal Baltico all’ Asia.

Per il resto della storia dovrete pazientare e, come sempre, essere indulgenti con me.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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Fabio Scaccabarossi & The Three Point Shots - In programma a Rock Targato Italia

Parte dal 22 gennaio al LegendClubMilano di Milano la rassegna Rock Targato Italia XXX edizione. Cerchiamo di conoscere meglio gli artisti in programma con una intervista a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano. 

 

Nome artista?

 Fabio Scaccabarossi & The Three Point Shots

- Come vi siete avvicinati alla musica?

 Ognuno in maniera diversa, ma tutti da piccoli, prendendo a cuore il proprio strumento.

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

 Fabio Scaccabarossi è un solista, accompagnato da 3 musicisti, conosciuti negli anni tra concerti e amici (musicisti) comuni. I ragazzi sono: 

Matteo Caruso (batteria)

 Antonio Mezzadra (chitarra)

 Paolo Locatelli (basso e cori)

- Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Sincera, espressiva, d’impatto: i testi sono potenti, gli arrangiamenti sono d’impatto e l’intenzione è molto espressiva. Puntiamo dritto ai cuori e alle menti del pubblico cercando di coinvolgerli con sonorità interessanti, orecchiabili e testi profondi.

- Come nasce il nome della band?

Fabio ha scelto The Three Points Shots come nome per la band che accompagna perché ha giocato per tanti anni a pallacanestro, e la sua “specialità” era il tiro da tre punti. Per questo ha voluto omaggiare lo sport che tanto ha amato e continua ad amare.

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

 I talent sono delle possibilità che vanno sfruttate in un certo modo, prendendoli con le pinze. Ti buttano davanti ad una cosa più grossa di te e devi saperla gestire. Non è tutto oro quello che luccica!

Il mercato musicale di oggi è cambiato tantissimo, sotto alcuni aspetti in peggio ed è davvero difficile fare musica in un certo modo al giorno d’oggi.

- Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Sono parecchi anni che ognuno di noi fa live, in tante situazioni diverse. Proponendo musica inedita molto raramente, appunto perché i locali sono sempre più indirizzati a far suonare cover band o tributi, ma comunque con feedback positivi. Fabio sta lavorando al suo primo vero album da solista e il pubblico è molto attratto e curioso.

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro     regione di origine?

In qualsiasi locale che possa far conoscere la nostra musica, è la cosa fondamentale. Nella nostra regione forse l’Alcatraz potrebbe essere il locale che ci attrae di più.

-  Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Promuovere tanta musica emergente e far suonare di meno i tributi/cover. Una sorta di sistema inglese o americano dove vengono valorizzati tutti i musicisti che esprimono la propria musica.

- Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

Cosi come i talent sono una cosa preziosa che va presa con le pinze, ma anche in parte la rovina del mercato musicale.

- Quali sono i vostri progetti futuri?

Fabio sta ultimando le registrazioni dell’album, poi speriamo di trovare qualcuno che possa valorizzare, promuovere e soprattutto farci suonare tanto in tutta Italia. Il nostro obiettivo è far conoscere il più possibile la musica di Fabio perché crediamo fortemente nel suo progetto.

@Rock Targato Italia

 

 

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