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Articoli filtrati per data: Ottobre 2018

Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

IMMAGINA  L’AUTUNNO

La Playlist I COLORI DELL’AUTUNNO contiene 15 brani. 15 artisti sballottati dagli eventi della vita in balia delle onde che tra dubbi e certezze hanno creato delle onde essi stessi per poter influenzare e cambiare coscientemente la qualità, l’essenza stessa della vita.

ARTISTI: Les Fleurs Des Maladives - Andrea Robbiani - Francesco Pelosi - Sfigher - Intercity - Andrea Cassetta -  Priscilla Bei - Casablanca - Nuju - Paolo Saporiti - Ismael Remida - Hotel Monroe - Barberini -  Scudetto

 

I COLORI DELL’AUTUNNO  Track-List  su Spotify: https://goo.gl/APXEbs

 

Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

Un riff sferragliante e un approccio sfacciatamente rock’n’roll accompagnano una fotografia ironica e provocatoria della “scena indie” contemporanea.

Siamo quattro stronzi con al collo le chitarre, ma vai bene se fai finta di essere un tipo importante.

 

Francesco Caprini - Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

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Ode all’indecenza. I Nylon, la musica cruda e il loro teatro magico. (intervista integrale)

Ode all’indecenza. I Nylon, la musica cruda e il loro teatro magico.

Intervista integrale di @Roberto Bonfanti - Scrittore, artista.

Parte della intervista è stata pubblicata in anteprima su Il GiornaleOFF spinOff culturale del quotidiano  IL Giornale

I pavesi Nylon sono stati una delle più importanti rivelazioni dell’ultima edizione di Rock Targato Italia, oltre che i vincitori del concorso insieme ai milanesi Lo Stato Delle Cose. La loro proposta musicale è un condensato affascinante di folk, rock e canzone d’autore illuminato da una fortissima verve teatrale che incarna il racconto di vite notturne, artisti di provincia, bariste circondate da un’aura mitologica e personaggi persi fra le vie di Barcellona al costante inseguimento di un’ultima birra. Filippo Milani, voce e anima teatrale del gruppo, ci racconta di più sulla band e sul suo concetto di indecenza.

Partiamo dalla domanda più banale: ci racconti come sono nati i Nylon?

La storia dei Nylon è iniziata parecchi anni fa, quando eravamo ancora studenti: il mio chitarrista dell’epoca mi aveva invitato a suonare alla festa della sua scuola e quella sera, nello stesso posto, suonava anche Davide (chitarrista dei Nylon, ndr). La cosa bella è che, la prima volta che ci siamo visti, ci siamo subito riconosciuti nei personaggi che portiamo avanti ancora oggi: lui era un chitarrista bravissimo ma completamente immobile sul palco mentre io ho suonato “Basket Case” rotolandomi per terra e dando testate ovunque, tanto che anni dopo lo stesso Davide mi ha confessato: «tu quel giorno hai suonato veramente male e cantato anche peggio, però nella tua esibizione c’era qualcosa». Così, rincontrandoci in seguito in altri contesti, è nata la voglia di provare a sviluppare insieme quel “qualcosa”. Tieni conto che parliamo circa del 2001, anche se all’inizio avevamo un altro nome.

Il nome Nylon è nato qualche anno dopo, nel momento in cui io e Davide abbiamo iniziato a girare in duo acustico suonando cover dei brani che ci hanno sempre influenzato. Anche il concetto di “musica cruda” di cui parliamo ancora oggi è scaturito proprio dall’idea di distillare i classici del rock in chiave acustica. Poi, suonando e facendo la vita che facciamo noi, è normale che col tempo ti venga voglia di scrivere cose tue e così, iniziando a scambiarci pezzi di testo e giri di accordi, è partita in modo molto spontaneo l’avventura dei nostri brani originali.

Siete partiti tu e Davide ma un elemento che oggi vi caratterizza molto è anche l’uso del violoncello. Come è nata l’idea di introdurlo nel vostro suono?

L’idea è nata dall’esigenza: tu puoi ridurre un pezzo rock in acustico, ma non puoi trasformare un brano acustico in un pezzo rock. Così abbiamo provato una serie di strumenti per aggiungere un terzo elemento: abbiamo sperimentato prima il violino, poi il contrabbasso e alla fine siamo approdati al violoncello che è un po’ la via di mezzo fra i due e, fin dalla prima prova fatta con Adriano (violoncellista dei Nylon, ndr), ci siamo resi conto che qualunque canzone si suonasse con quello strumento aveva tutto un altro sapore. Di fatto Adriano è entrato nella band nel 2014 e credo che quello sia stato a tutti gli effetti il vero inizio del progetto Nylon.

Nella vostra musica confluiscono tantissime influenze: voi come definireste il vostro genere?

È proprio per uscire dall’impasse di districarci fra etichette come “folk”, “rock” o “cantautorato” che abbiamo inventato la definizione “musica cruda”. Anche perché il nostro approccio è sempre quello di cui parlavamo prima: a Rock Targato Italia ci siamo presentati anche con basso e batteria, che ci saranno anche nell’album, ma sono comunque dei musicisti aggiunti: per noi tutto parte sempre e comunque dal trio voce, chitarra acustica e violoncello.

Un’altra cosa che vi caratterizza molto è il modo estremamente teatrale di presentarvi sul palco. Da cosa nasce questo approccio? Hai fatto teatro?

No, io non ho mai fatto teatro. Però, nel momento in cui da bambino ho sentito parlare del metodo Stanislavskij -che consiste nell’immergersi completamente nel personaggio che si vuole interpretare-, ne sono rimasto affascinato. A maggior ragione, per un cantante è fondamentale capire –e soprattutto sentire- cosa dice la canzone che sta interpretando perché, se non sei tu il primo a credere in ciò che stai cantando, come puoi pretendere che ci creda chi ti sta ascoltando? Io credo che la magia vera scatti solo se, per esempio, io riesco, con la mia voce ma anche con le mie movenze, a fare in modo che, mentre canto “Guendaline”, il pubblico si senta proprio lì, in mezzo a una strada di Barcellona, a guardare il protagonista della canzone mentre barcolla e tenta di rientrare nel bar da cui è stato cacciato urlando alla barista “ehi, ero qui anche ieri sera!”

Visto che hai citato “Guendaline”, che credo sia uno dei brani più rappresentativi del vostro immaginario: la vita bohémien sembra uno dei temi portanti della vostra poetica…

Sì, ma non è soltanto un discorso di vita bohémien: è che a me piace proprio stare in mezzo alla gente. Naturalmente mi piace anche starmene per i cavoli miei, però ho bisogno del contatto con le persone e, stando fra le persone, spesso si colgono storie o sensazioni che poi si ha voglia di raccontare. Per esempio, se uno non volesse fare troppa vita bohémien, secondo me uno dei modi migliori per trovare ispirazione per una canzone è andare al supermercato nell’ora di punta e osservare le facce che ti scorrono attorno: se hai l’occhio giusto per cogliere le sfumature delle persone ci puoi trovare una marea di spunti.

Un altro vostro pezzo simbolo è “L’indecente”, in cui ironizzate sulla mentalità chiusa del considerare indecente qualunque cosa vada fuori dagli schemi di una vita ordinaria. Cos’è indecente per voi?

A noi piace invertire il concetto di indecenza: per noi essere indecenti è un vanto. Per esempio, a me piace vivere la vita a modo mio, ovviamente nei limiti del rispetto della libertà altrui e del non fare male a nessuno: mi piace fare l’eccentrico e vivere un certo tipo di situazioni. Il fatto che certe persone mi giudichino indecente per questo lo prendo come motivo di vanto perché evidentemente loro non potranno mai capire quanto è bello vivere quella libertà.

Tra l’altro ti svelo un segreto: “L’indecente” è una canzone che non parla di me. O almeno non direttamente.

Quindi manteniamo il mistero su chi sia il vero protagonista della canzone?

Sì, manteniamo il mistero.

Parliamo della vostra avventura vittoriosa a Rock Targato Italia: come siete arrivati al concorso? Come avete vissuto quest’esperienza? E cosa vi aspettate dopo questa vittoria?

Ci siamo arrivati perché è uno dei concorsi più importanti in Italia: noi qui a Pavia abbiamo un buon seguito, ma sentivamo di avere bisogno di un trampolino per arrivare a un pubblico ancora più ampio. Anche per questo, durante tutte le serate del concorso, il nostro obbiettivo è sempre stato quello di portare sul palco ciò che facciamo da sempre, non limitandoci a suonare le 4 o 5 canzoni che richiede il concorso ma provando fare una vera performance di 20-25 minuti che rappresentasse il più possibile ciò che siamo.

Quanto alla vittoria: ovviamente vincere Rock Targato Italia è stata una grandissima soddisfazione, anche perché fra le band in concorso c’erano diversi ottimi elementi e durante le serate abbiamo avuto modo di confrontarci con altri artisti e conoscere delle belle realtà, però per noi la salita inizia ora: speriamo che questa vittoria possa essere solo una tappa per poter crescere ancora di più, anche perché a breve uscirà il nostro primo album.

A proposito degli artisti che avete conosciuto durante il concorso: c’è qualcuno che vi è piaciuto particolarmente?

Una delle band che ho apprezzato più di tutti sono i Malavoglia, ma anche Lo Stato Delle Cose, i nostri co-vincitori, sono stati molto bravi e soprattutto, nei mesi trascorsi dalle prime selezioni alle finali, sono cresciuti molto.

Una cosa che però mi piacerebbe è che ci fosse più onestà fra le band. Dopo le performance si parla spesso e ci si fanno sempre i complimenti a vicenda. Mi piacerebbe che invece ci fosse un confronto più critico, tipo: «bravi, mi siete piaciuti, ma in questo e quest’altro potete ancora migliorare». Credo che un confronto di questo tipo sarebbe molto più utile per tutti.

Prima accennavi al vostro primo album. Quando uscirà? E cosa ci vuoi anticipare a riguardo?

Il disco è pronto e uscirà nei prossimi mesi. Posso anticipare che è un album molto molto molto sentito e molto rappresentativo di quella che è la band. S’intitolerà: “Quasi fosse una tempesta”.

È un album strano perché è nato, per certi versi, al contrario: eravamo entrati in studio io, Davide e Adriano per registrare un disco fondamentalmente acustico, anche se Davide aveva iniziato a scrivere anche delle linee di basso o aggiungere qualche chitarra elettrica. Alla consolle dello studio però c’era un certo Fabio Minelli, che è il batterista che abbiamo poi portato a Rock Targato Italia, che quando ha sentito i pezzi si è offerto di provare a aggiungere anche qualche batteria e, quando abbiamo sentito i brani con l’aggiunta del suo lavoro, ne siamo rimasti conquistati. Per questo dico che è nato al contrario: in genere, quando vai in studio, la batteria è la prima cosa che registri. Noi invece l’abbiamo aggiunta alla fine. In studio poi si è creata una bellissima atmosfera per cui ci siamo sentiti molto liberi di sperimentare e, pur mantenendo integra quella che è l’anima del gruppo, divertirci ad aggiungere delle cose davvero belle.

Aspettiamo di ascoltarlo con grande curiosità quindi!

Tra l’altro a breve uscirà anche il video di “L’indecente”, che abbiamo girato qui a Pavia, e sono curioso di vedere l’impatto che potrà avere. Anche perché, fra le idee fantastiche che sono state aggiunte in corso d’opera mentre registravamo l’album, ci sono anche le pentole suonate in quella canzone, che abbiamo già portato dal vivo e che sembra siano piaciute molto al pubblico.

Sì, il momento di delirio percussivo sulla coda di “L’indecente”, insieme al tuo balletto con una ragazza presa dal pubblico, ha creato grande curiosità anche alle finali di Rock Targato Italia. Un po’ come la tua entrata in scena con lo scolapasta in testa.

Tieni conto che quella dello scolapasta in testa è stata un’idea nata praticamente per caso. In realtà Fabio si era dimenticato in camerino una delle pentole che doveva suonare, così mi ha chiesto di portargliela appena prima di entrare in scena. Io mi sono ritrovato questo scolapasta in mano e mi sono detto: “Sembra un cilindro. Tanto vale metterselo in testa”. Personalmente non pensavo che avrebbe avuto tutto questo riscontro, invece poi mi sono reso conto che sul pubblico ha avuto un impatto forte. Ormai è diventato leggendario, quello scolapasta.

Ti toccherà portarlo anche nei prossimi concerti: ormai è un segno distintivo.

No, quello no. Mai fermarsi sulle cose. Al massimo potremo rielaborare l’idea in altri modi. Il nostro approccio è quello: ci piace improvvisare sull’onda dell’entusiasmo del momento e adattarci alle situazioni.

Vedremo cosa vi inventerete in futuro allora…

Certo! Nel frattempo vi aspettiamo sui nostri social per essere sempre aggiornati su tutte le cose che succederanno nelle prossime settimane.

La pagina Facebook dei Nylon è: www.facebook.com/nylonproject

Il sito ufficiale: www.nylonproject.com

E il profilo Instagram: NylonOfficial

www.rocktargatoitalia.eu

 

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ROCK AND RESILIENZA di e con Paola Maugeri dal 16 ottobre al Teatro Menotti di Milano

Mercoledì 10 ottobre si è tenuta la conferenza stampa per lo spettacolo Rock and Resilienza, in scena dal 16 al 21 ottobre al Teatro Menotti di Milano.

Lo spettacolo, nato da un'idea di Fabrizio De Giuseppe, vedrà in scena Paola Maugeri, giornalista musicale in onda tutte le mattine su Virgin Radio con Paolaisvirgin: “Dobbiamo reimparare a guardare tutto con occhi e cuore vergini”, ha spiegato la giornalista nel corso della conferenza. E lo stesso vale per la musica - è fondamentale riuscire a penetrare nel profondo del significato dei testi delle canzoni, riscoprendo così anche brani ben noti. La Maugeri ha sottolineato la diffusa abitudine agli evergreen della discografia italiana e internazionale, che rende incapaci di ascoltarli con la giusta attenzione. Dopo aver portato ad esempio i Pink Floyd ed Eric Clapton, la giornalista ha svelato che sarà proprio “Tears In Heaven” una delle canzoni eseguite nel corso di Rock and Resilienza. Ma lo spettatore potrà viverla diversamente - riassaporarla quasi - perché calata in un contesto diverso e speciale: un’opera teatrale.

Ritrovare il gusto delle cose, infatti, è il tema dello spettacolo. Ripartire da ciò a cui teniamo di più, essere pronti ad azzerare tutto per ricostruirsi una nuova vita senza aver paura di inseguire i propri sogni. Non dimenticare, cioè, le proprie ambizioni e crederci fino in fondo, in un mondo che ci vuole rinunciatari e ci costringe in stereotipi di ogni genere. Dobbiamo imparare a riscoprire, appunto, il significato di tutto ciò che ci circonda.

Del resto, è stato Emilio Russo - direttore artistico del teatro e regista di Rock and Resilienza - a sottolinearlo, il teatro stesso è “un sogno che parla di sogni”. E in questo spettacolo, sarà proprio la musica a guidare il percorso della protagonista verso la realizzazione dei propri desideri. Uno spettacolo pieno di emozioni, divertimento e colpi di scena, che vedrà per la prima volta Paola Maugeri in veste di attrice. Accanto a lei il musicista Manuel Buda che ha riscritto e suonato le musiche e Giuseppe De Luca, rientrato da poco dall’America dove ha frequentato studi di recitazione.

Il messaggio è dunque quello di non arrendersi mai, essere resilienti appunto, riappropriarsi dei propri sogni e restare sempre vigili per non perdere di vista ciò che si è, che è quello per cui vale davvero la pena lottare.

In fondo la musica, da sempre, ci spinge proprio a questo.

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Nuovo singolo per la band torinese NOT

in radio e su YouTube

LA FINE DI UN’ESTATE

il nuovo singolo e videoclip dei

NOT

https://youtu.be/79RSmz7PEJo

La fine di un’estate è il nuovo singolo dei NOT, prodotto da Giorgio Ruggirello e Fabrizio Arini. Il videoclip è da oggi disponibile sul canale YouTube dell’artista e in rotazione radiofonica nei prossimi giorni.

Il brano racconta il passaggio dall’allegria tipica della stagione estiva alla malinconia autunnale. Una metafora della vita, che, in un attimo, sostituisce alla spensieratezza adolescenziale, l’età adulta, caratterizzata da maggiore serietà e responsabilità.

Questo tema si ripropone anche nel videoclip, con riprese, fotografia e montaggio di ENJOY productions e con la partecipazione di Fabio Montesanti: un uomo adulto agisce contro ogni convenzione, come un bambino, per ricreare l’atmosfera da spiaggia anche dove non è presente il mare. Sarà credibile?

Caratterizzato da un sound incalzante, ma allo stesso tempo malinconico, La fine di un’estate è un invito ad accettare le responsabilità che l’età adulta comporta, senza però rinunciare a inseguire quella serenità che fa parte della fanciullezza. Il singolo è estratto dall’album “Sogni e Bisogni”, disponibile in tutti I webstore e negozi di dischi.

“Eccola, la fine di un’estate che potremmo anche rivivere ma forse con più serietà…”

NOT

NOT, acronimo di Note Oltre Tempo, sono una band di Torino composta da Fabrizio Arini (chitarra), Davide Berneccoli (batteria), Giorgio Ruggirello (basso) e Dario Marengo (chitarra).

Il gruppo debutta nel 2014 con i brani “I Miei Guai” e “Mi Giri Intorno”, realizzati in collaborazione con il produttore Luca Vicio Vicini, bassista dei Subsonica.

La band ha all’attivo l’EP “Il Primo Passo” registrato presso il CSP Studio di Rivoli (TO), album d’esordio autoprodotto e pubblicato nel 2016, seguito dai singoli “Vivere in Semplicità” e “Che gioia”.

Durante la registrazione del nuovo album presso il CSP Studio di Collegno (TO), il gruppo ha collaborato con il chitarrista Enrico Morrone. Nel maggio 2018 la band pubblica l’album “Sogni e bisogni”.

NOT è un contenitore, all’interno del quale risiedono le persone e le idee che danno vita a questo progetto dal colore indefinito, cangiante. Così, note e parole vengono trasportate in suoni ed ambientazioni sempre diverse. Oltre Tempo. Senza convenzioni. Senza bisogno di classificare un genere, uno stile.

È “solo” musica, basta lasciarsi andare.

NEL WEB:

Official site: http://www.noteoltretempo.it

Facebook: https://www.facebook.com/noteoltretempo/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCJt_Zk8LAHCgqqOLeIZG7cg

Instagram: https://www.instagram.com/noteoltretempo/

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“I COLORI DELL’AUTUNNO”

Playlist Speciale

“I COLORI DELL’AUTUNNO”

da Rock Targato Italia

by Divinazione Milano

 

La playlist  “I COLORI DELL’AUTUNNO” creata da Divinazione Milano è nel tempo passato, presente e futuro, la memoria culturale e professionale della nostra attività discografica.

Un progetto Divinazione MilanoFrancesco Caprini e Roberto Bonfanti (scrittore e artista)

Immagina una semplice raccolta, apparentemente per stimolare e per vedere più in la, per aprirci all’universo intorno a noi, aprire i nostri canali recettivi, riacquisire il senso di meraviglia che provavamo da bambini. La meraviglia che avevamo nel notare il controllo delle nostre mani, nell’afferrare qualcosa, o nel vedere l’onda del mare a bagnarci i piedi. 

Una piccola scintilla musicale.

IMMAGINA  L’AUTUNNO

La Playlist I COLORI DELL’AUTUNNO contiene 15 brani. 15 artisti sballottati dagli eventi della vita in balia delle onde che tra dubbi e certezze hanno creato delle onde essi stessi per poter influenzare e cambiare coscientemente la qualità, l’essenza stessa della vita.

ARTISTI: Les Fleurs Des Maladives - Andrea Robbiani - Francesco PelosiSfigherIntercityAndrea CassettaPriscilla Bei - CasablancaNujuPaolo Saporiti - Ismael RemidaHotel MonroeBarberini Scudetto

I COLORI DELL’AUTUNNO  Track-List  su Spotify: https://goo.gl/APXEbs

Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

Un riff sferragliante e un approccio sfacciatamente rock’n’roll accompagnano una fotografia ironica e provocatoria della “scena indie” contemporanea.

Siamo quattro stronzi con al collo le chitarre, ma vai bene se fai finta di essere un tipo importante.

Andrea Robbiani - L'ultima volta

La fine di un amore fotografata con ironia e malinconia in un brano dal gusto anni ’70 in cui si mischiano pop, rock e musica d’autore.

“L’ultima volta che abbiamo scopato, per usar parole tue, ma non ti sei accorta che ero già così lontano dai pensieri tuoi…”

Francesco Pelosi - Il rito della città

Una melodia minimale dal sapore antico e notturno intonata da un autentico chansonnier. Un brano elegante, suggestivo e poetico.

“Offri il Martini con le arance a lui che bestemmia mentre i suoi occhi pregano, e prendi questo valzer: danza con me finché la morte muore.”

Sfigher - Baciami forte

Un ultimo raggio di sole prima di gettarsi nell’autunno. Una canzone d’amore spensierata, trascinante e spudoratamente pop.

Ce ne vuole di più, non basta mai: baciami forte e mettimi nei guai”

Intercity – Notturno

Una via moderna, inquieta e suggestiva al pop d’autore. Chitarre ed elettronica. Melodia e distorsioni. Ritmo cadenzato e malinconia.

“Non c’è mezza luna tra la nebbia o foschia, un blu notturno da penombra in città...”

Andrea Cassetta – Fuliggine

Un uomo solo, a cospetto delle proprie debolezze, si confessa in una canzone in cui il grunge d’autore incontra il pop più inquieto.

“Colpevole di aver ceduto ad ogni pulsione. A piedi nudi percorro il viale degli ipocriti.”

Priscilla Bei – Keplero

Il suono trip hop della Bristol degli anni ’90 viene attualizzato in un brano pop riflessivo, ombroso e affascinante.

“Forse dovevo imparare da mio padre a godermi la vita, ad apprezzare le sere in un bar anche se tutto va male.”

Casablanca – Maschere

Una macchina da guerra stoner: atmosfere claustrofobiche, sezione ritmica massiccia, chitarre stridenti e una voce lacerante che non fa sconti.

“Pace, violenza o costume, non si guardano in faccia i peccati: sarebbe come naufragare senza neanche venire graziati.”

Nuju – Denaro

Ritmica in levare e melodia trascinante sono i pilastri di una canzone dalle sonorità solari, fra ska e combat folk, che accompagna un testo che ironizza sul tema della ricchezza.

“Denaro io non ne tengo mai. Nel cuore sono ricco assai.”

Paolo Saporiti - Arrivederci Roma

Una voca straziante poco più che sussurrata tratteggia il senso di smarrimento di un brano tanto minimale quanto straniante e suggestivo.

“Arrivederci Roma, ancora, tu sai far male più di me.”

Ismael – E dove andrai, Luchino?

Praticamente un romanzo in una canzone. Un brano rock d’autore graffiante e diretto illuminato da un’indole narrativa impregnata di terra, di poesia e di vita.

“E dal bagno esterno, se andiamo a pisciare, si sente il torrente passare: sembra incredibile, a noi, da qui, che arrivi al mare.”

Remida - La canzone del secolo

La prova che si può fare pop in modo intelligente, unendo suoni metropolitani e melodie immediate con il desiderio di raccontare il mondo che ci circonda.

“Corrono via i nostri giorni mentre il cielo morde i nostri sogni: questa è la canzone del secolo e non c'è scritto nulla di comodo”

Hotel Monroe - L'ultima cosa che

I dubbi di un rapporto di coppia in declino animano una canzone moderna e immediata dalle sonorità rock compatte e le ritmiche elettroniche da ballare.

“Penso a chi sarò se accetterò lo scambio fra libertà e rimpianto.”

Barberini - L'ultima notte

Vogliamo chiamarlo semplicemente “dream pop”? Una canzone delicatissima, dall’atmosfera sognante e la melodia lieve come una ninnananna.

“Dopo la morte hai dei piani o ti arrendi? Ti andrebbe di dirci semplicemente la verità?”

Scudetto - Championship manager

Sperimentazioni elettroniche a bassissima fedeltà accompagnano una sorta di filastrocca surreale dall’ironia arguta e pungente.

“Meno male muori te, che la guerra qui non c’è.”

 

Nel web:

http://www.robertobonfanti.com/

http://www.rocktargatoitalia.eu/

  1. divinazionemilano.it

Carolina Nardella

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GRETA VAN FLEET: la rock band americana per la prima volta in Italia!

 

GRETA VAN FLEET: la rock band americana per la prima volta in Italia!

Vengono dal Michigan, hanno un’età media di 20 anni e sono stati definiti i ‘Led Zeppelin del nuovo millennio’. In attesa dell’uscita del nuovo album ‘Anthem of the Peaceful Army’ prevista per il 19 ottobre, la giovane rock band americana fondata dai fratelli Kiszka annuncia il primo tour mondiale “MARCH OF THE PEACEFUL ARMY”.

Il tour vedrà la rock band esibirsi in Italia per la prima volta in un unico imperdibile show che si terrà il 24 febbraio all’Alcatraz di Milano!

 Ecco di seguito i dettagli della data:  

GRETA VAN FLEET

+ special guest

 

  1. 02 MILANO, Alcatraz

 

Apertura porte: ore 18.30

Inizio concerto: ore 20.00

 

Prezzo del biglietto in prevendita: € 37,00 + dp

Prezzo in cassa la sera dello show: € 43,00 

 

Biglietti in vendita su ticketone.it a partire dalle ore 10:00 di venerdì 19 ottobre. 

 

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Fino all’orlo.

Fino all’orlo.

Questo pezzo è dedicato a tutti quelli che hanno urlato “il Re è morto! W il Re!” A quelli che tutto è già stato fatto e raccontato, che un nuovo mondo non è possibile e che vedono il bicchiere mezzo vuoto. Ho una notizia per loro: il bicchiere è pieno! Pieno fino all’orlo.

Se non ci avete creduto è perché non avete assistito alle Finali Nazionali della XXX edizione del contest Rock targato Italia. Forse eravate distratti ad ascoltare qualche pezzo hip hop sempre uguale a sé stesso o a cercare nella melodica tra cuori spezzati, esistenze solitarie  e spiagge dove non si tocca un senso alla vostra esistenza … Meglio così! Magari non sarebbe stato divertente ricordare che in questo Paese c’è ancora chi ricorda la Diaz e la strage di Bologna, chi suona con ritmiche asimmetriche, chi non si vergogna di non essere un virtuoso e porta avanti orgogliosamente la sua umanità e il suo amore per la musica e chi ostenta la propria identità e canta nel suo dialetto.  Di più, c’è chi, nel rock, trova spunti esistenziali, divertenti ma profondi. Perché la musica non è tutta morta. Il rock è ancora brace rovente sotto la cenere dell’omologazione a cui ci hanno costretto i colossi della tecnologia, all’appiattimento, al pensiero unico, alla lobotomia intellettuale a cui stanno sottoponendo una civiltà che non ride più, non si indigna più, non occupa più le piazze ma si accontenta di quello che passa un convento sempre più egoista, avaro e avido.

Sono d’accordo: il rock non sarà più mainstream. Ok! Ma, il rock avrebbe raccontato e combattuto le banlieue, invece di celebrarle. C’è bisogno, oggi più che mai, di chi prende le misure, non le distanze. Abbiamo bisogno di indignarci ancora, di credere ancora che un mondo diverso sia possibile, di sapere che siamo tutti sullo stesso barcone e che prima o poi ci finiremo ancora sopra. Gli italiani più prima che poi!

Invece, facciamo l’apologia della nostra stupidità esogena, di una vita di piaceri passeggeri e sottomissione permanente. Perché non abbiamo altre frontiere da conquistare se non il materassino gonfiabile e l’ombrellone in prima fila a Bellaria mentre i nostri figli e i nostri nipoti si rincoglioniscono con gli smartphone e i tablet a decidere se è più figo chi si butta da un palazzo per farsi un selfie o che invece, balla in mezzo all’autostrada.

Certo … il cinico obbligo di cronaca mi impedisce di sproloquiare ulteriormente e darvi i nomi di chi ha vinto questa edizione. Consentitemi, un’ultima provocazione: per me hanno vinto tutti. Su un palco non ci si può nascondere e, a Rock targato Italia, non ci si può nemmeno arrendere.

Andiamo con ordine. Al termine delle tre serate si sono visti trionfare i Nylon da Pavia e Lo Stato delle Cose da Milano.  I primi hanno uno stile più teatrale e hanno regalato un recital in quattro brani a pubblico e giurati. Tanto divertimento ma anche intelligente ironia. I secondi, meno maturi anche anagraficamente (sono giovanissimi), approcciano alla musica popular con pezzi semplici e profondi. Una grande attenzione autoriale per testi e musica.

Il Premio Città di Milano è andato a The Fool, la band della “Carta Matta” celebra la musica anni Ottanta e Novanta con stile e originalità, oltre ad avere un efficace frontman.

L’importantissimo Premio Stefano Ronzani  è andato agli Organico Ridotto, rock band in dialetto abruzzese che ha affascinato pubblico e giurati (e questo giurato in particolare si sta godendo il loro album che ha avuto in regalo insieme agli altri e vive nella speranza che qualcuno gli traduca i testi … inglese o italiano, grazie).

Sempre per continuare con la cronaca, prima di tornare alla Visione, il Premio della Compilation Celebrativa della XXX Edizione del contest, ha visto vincere oltre i già citati più sopra: Blank, Under The Snow, Rolling CarpetsAndrea MarzollaVXA Rockband.

Tornando alla Visione, alcune personalissime annotazioni. Mi hanno impressionato tutti i concorrenti per il livello. In Italia c’è chi fa musica e la fa bene. A molti giovani, manca ancora una maturità compositiva che, però, è frutto dell’esperienza, del rigore, dell’essere presenti a sé stessi quando la molla scatta.

In particolare, ho apprezzato e sto apprezzando gli Inside the Hole (mi hanno regalato anche loro il disco con una bella dedica che tengo per me) che mi hanno riportato ad un classicissimo rock’n blues americano, tra atmosfere hard e anni Settanta in Gran Bretagna. Come si diceva tra giurati, durante la loro esibizione: due ore di concerto di questi ragazzi palermitani, li vedrei senza annoiarmi. Inequivocabilmente, hanno accorciato la distanza tra L.A. e Palermo.

Ground Control mi hanno molto colpito per i suoni. Sono stati capaci di creare grandi suggestioni e di essere profondamente evocativi. A dimostrazione del fatto che (anche senza le parole che pure c’erano) nella musica esiste già un racconto.

Una menzione di merito alla Bakan Rock Gang, attivissimi da molti anni (moltissimi, probabilmente!) hanno portato sul palco del Legend grande energia, umanità e amore per il genere. Porterò con grande orgoglio la T shirt che mi hanno regalato.

Un grazie particolare va agli ospiti che hanno impreziosito ulteriormente la rassegna. Li cito tutti ma, per certo, meriterebbero uno dei miei pezzi ciascuno … Ma, non voglio loro così male! Sono, dicevo: i NOT, Jack Anselmi, i Velaut, la Massimo Francescon Band e gli Hotel Monroe.

Un altro grande grazie, va al pubblico. Quest’anno numeroso e partecipe. Rock targato Italia è anche e soprattutto questo: un happening dove le band competono, si confrontano, si ascoltano, si apprezzano, imparano le une dalle altre. Un posto dove nascono amicizie, alleanze, stima e amore. E’, senz’altro, il pubblico il collante di questo risultato. Ci auguriamo che alla XXXI edizione in progress, sia ancora più numeroso e attento.

Anche questa è la dimostrazione che c’è oggi un’urgenza di tornare ad impossessarsi di temi e mezzi espressivi, contro silenzio e immatricolazione, contro i Grandi Fratelli che controllano e condizionano le nostre vite, contro l’esilità becera degli argomenti mainstream, bisogna ricominciare a fare armonico rumore.

Perché l’armonia deve tornare a vincere di mille secoli il silenzio.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

 

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EKO Music Group entra in CAFIM

EKO Music Group entra in CAFIM

 

E' con grande piacere che annunciamo l'ingresso in CAFIM - Confederazione Europea delle Industrie musicali - di EKO Music Group, realtà italiana tra le più importanti nell'ambito della produzione e distribuzione di strumenti musicali.

I produttori di strumenti musicali di tutta Europa, uniti nella confederazione, hanno come obiettivi generali la promozione e la tutela degli interessi dell’Industria Musicale Europea e dei musicisti nonché la promozione e diffusione della pratica musicale nel mondo. L'ingresso di nuove realtà italiane non può che rappresentare un importante stimolo alla crescita di una struttura che riveste un ruolo di interlocutore di riferimento per il mercato europeo a livello mondiale. 

 

"Entrando a far parte di CAFIM, EKO, che possiamo definire senza timore di smentita il più grande distributore sul territorio italiano in questo momento per numero di marchi rappresentati, nonché produttore di tutto rispetto e in continua ascesa, ancora una volta ha dimostrato al mercato nazionale ed internazionale la capacità di anticipare i tempi, percepire e saper rispondere ai segnali che lo stesso lancia in modo sempre più chiaro e forte sia in Europa che Oltreoceano.

Con questa entrata, la presenza ed il peso Italiano in Confederazione si rafforzano ulteriormente; ci auguriamo che presto molte altre realtà italiane, sia della distribuzione che della produzione, seguano questo esempio, perché il futuro va visto in termini Europei e non più limitati ai confini del proprio Paese."

CLAUDIO FORMISANO - Presidente CAFIM ITALIA

 

EKO nasce nel 1959 per iniziativa di Oliviero Pigini, con la produzione, importazione e commercializzazione di chitarre. L'attività aumenta di anno in anno: negli anni '60, i più importanti gruppi italiani utilizzano chitarre EKO e il marchio si diffonde in tutto il Mondo. Nasce anche una nuova società, con VOX e THOMAS, produttori rispettivamente di amplificatori e organi elettrici. 

La prematura morte del fondatore, avvenuta nel 1967, chiude la prima fase della vita di EKO. Negli anni '80, Lamberto Pigini, fratello di Oliviero, riacquista il marchio EKO e decide di affidare il rilancio del prestigioso brand ad un management motivato, coinvolgendolo anche a livello societario.

In pochi anni, EKO torna agli splendori delle origini; non solo acquisisce l'importazione e la distribuzione delle maggiori marche del panorama mondiale, ma riprende la fabbricazione di chitarre, acustiche ed elettriche, a livello industriale e a livello artigianale. Oggi, EKO si può considerare una delle più importanti e dinamiche aziende nel panorama degli strumenti musicali.

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THE ROLLING STONES: BEGGARS BANQUET (50th ANNIVERSARY EDITION)

 THE ROLLING STONES

BEGGARS BANQUET (50th ANNIVERSARY EDITION)

 

CD/LP/DIGITALE IN USCITA IL 16 NOVEMBRE 2018

L’album BEGGARS BANQUET dei ROLLING STONES viene celebrato in occasione del 50° anniversario dell’uscita con un’Edizione Limitata che include il vinile dell’album 180g, il 12” Mono 45 giri di “Sympathy For The Devil” ed un flexi disc con un’intervista a Mick Jagger del 1968.

Beggars Banquet (50th Anniversary Edition) dei Rolling Stones è in uscita in tutti i formati il 16 novembre. Registrato tra marzo e luglio del 1968 all'Olympic Sound Studios di Londra e mixato al Sunset Sound di Los Angeles, Beggars Banquet è stato il primo album degli Stones prodotto da Jimmy Miller, segnando l'inizio di quello che è considerato il loro periodo più prolifico. Beggars Banquet ha un posto speciale nella storia della band, in quanto è l’ultimo album realizzato con la formazione originale, composta da Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts.

Beggars Banquet è anche l’album del cambiamento per i Rolling Stones. Dal modo in cui venne registrato agli Olympic Studios, alla scelta delle canzoni, un mix di rock ("Street Fighting Man"), blues ("Prodigal Son", "No Expectations") e ballate ("Salt Of The Earth"); la band definì in quelle registrazioni il proprio stile grazie anche al debutto di Jimmy Miller come produttore, che collaborò poi con gli Stones in album leggendari come Let It Bleed, Sticky Fingers, Exile On Main St e Goats Head Soup. Musicisti ospiti dell’album sono Nicky Hopkins (piano), Dave Mason (chitarra e mandolino) ed un coro gospel di Los Angeles.

Nel numero di Rolling Stone del 10 agosto 1968, il fondatore ed editore della rivista, Jann Wenner, anticipò il disco ai suoi lettori scrivendo: "I Rolling Stones sono tornati, e sono ritornati al Rock’n’Roll. Hanno terminato il loro album - intitolato Beggars Banquet - ed è il miglior disco che abbiano mai fatto. Un grande album sotto ogni aspetto: grandi canzoni e grande performance degli Stones; un magnifico album Rock‘n’Roll senza fronzoli con un risultato significativo sia nei testi che nella musica”. Wenner dedicò inoltre la copertina di quel numero a Mick, con un titolo più che incisivo: "The Stones Make the Great Comeback of Their Career ".

Molto tempo dopo l’uscita, l’altro giornalista di Rolling Stone Ben Fong-Torres definì Beggars Banquet "un instant-classic magistrale e ruggente".

La nuova edizione limitata celebrativa contiene il vinile dell’album con copertina apribile, il 12" "Sympathy For the Devil " con, sul retro, l’ologramma dell’originale Toilet Cover. Nella confezione è inclusa anche una replica del raro flexi disc pubblicato originariamente solo in Giappone con un’intervista telefonica del 1968 a Mick Jagger; l'album è stato rimasterizzato da Bob Ludwig, con cutting realizzato agli Abbey Road Studios, viene stampato in vinile 180g. e contiene il codice per scaricare digitalmente l’album.

L’edizione giapponese di Beggars Banquet uscita nel 1969 includeva un flexi disc 7" con un’intervista telefonica tra Mick Jagger e un rappresentante dell'etichetta nipponica degli Stones, la King Records. Il titolo, tradotto in “Hello, This Is Mick Jagger! LONDON to TOKYO, 17 aprile 1968", è stato restaurato e ristampato su un flexi disc con la copertina originale. Questo 7” sarà incluso nella 50th Anniversary Limited Edition.

La cover originale di Beggars Banquet fu inizialmente rifiutata sia dalla London Records, loro etichetta nordamericana, che dalla Decca, loro label britannica. La fotografia di Michael Vosse ritraeva la parete di un bagno di un concessionario Porsche completamente vandalizzata da Jagger e Richards stessi: venne ritenuta offensiva, probabilmente perché una parte della toilette aperta era ben visibile nello scatto. La copertina sostitutiva aveva solo il nome della band e il titolo dell'album scritti come se fossero una partecipazione di nozze e rimase così per diversi anni prima che la copertina originale, ormai non più ritenuta offensiva, venisse ripristinata. Beggars Banquet - 50th Anniversary Edition rende omaggio ad entrambe le cover: l’album apribile con l'immagine di Vosse con l’inoffensiva grafica della partecipazione di nozze in sovracopertina.

Lyric video di ‘Street Fighting Man’ - https://abkco.lnk.to/StreetFightingMan

Beggars Banquet (50th Anniversary Edition) CD/Digital tracklist    

                                                                    

  • Sympathy for the Devil
  • No Expectations
  • Dear Doctor
  • Parachute Woman
  • Jigsaw Puzzle
  • Street Fighting Man
  • Prodigal Son
  • Stray Cat Blues
  • Factory Girl
  • Salt of the Earth

 

Beggars Banquet (50th Anniversary Edition) vinyl tracklist

LP

 

Side A

  • Sympathy For the Devil
  • No Expectations
  • Dear Doctor
  • Parachute Woman
  • Jigsaw Puzzle

 

Side B

  • Street Fighting Man
  • Prodigal Son
  • Stray Cat Blues
  • Factory Girl
  • Salt of the Earth

 

12”

  • Sympathy For the Devil (mono)

 

Flexi disc

  • ‘Hello, This Is Mick Jagger!’ LONDON to TOKYO April 17, 1968

 

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