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Articoli filtrati per data: Marzo 2018

ULTIME NOVITA' DEL TEATRO VASCELLO DI ROMA

Teatro Vascello (Via Giacinto Carini 78 Roma) presenta:

GABRIELE LAVIA

Prezzi 20 euro a persona prezzo intero, 15 euro ridotto over 65 e 12 euro under 26 e studenti universitari, ridotto 20 euro in due nostri convenzionati

065898031 - 065881021 

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Dal 5 all'8 aprile 2018 (prosa) dal giovedì al sabato h 21 – domenica h 18

LAVIA DICE GIACOMO LEOPARDI (5-6 aprile) h 21
di e con Gabriele Lavia

"Le poesie di Leopardi sono talmente belle e profonde che basta pronunciarne il suono, non ci vuole altro. Da ragazzo volli impararle a memoria, per averle sempre con me. Da quel momento non ho mai smesso di dirle. Per me dire Leopardi a una platea significa vivere una straordinaria ed estenuante esperienza. Anche se per tutto il tempo dello spettacolo rimango praticamente immobile, ripercorrere quei versi e quel pensiero equivale per me a fare una maratona restando fermo sul posto". 
Gabriele Lavia

Lavia 'dice Leopardi': dice, perché non legge né interpreta, ma riversa sul pubblico, in un modo assolutamente personale nella forma e nella sostanza, le più intense liriche dei Canti e non solo, da A Silvia a L'Infinito, dal Canto notturno di un pastore errante dell'Asia e Il sabato del villaggio a La sera del dì di festa.

I versi leopardiani ripetono che l'amore, l'intimità rubata ed immaginata fatta di attese e ricordo, i sogni senza sonno, le nobili aspirazioni dell'animo, le speranze che riscaldano lo spirito umano e che a volte svaniscono di fronte alla realtà, sono tutti elementi che rendono faticosa ed impegnativa la vita, ma straordinariamente degna di essere vissuta. Lavia dice Leopardi è un viaggio nella profondità dell'animo umano, un nuovo omaggio al poeta, a quella sua nuova voglia di sondare la parola e il suono in un momento della sua esistenza che si tramutò in esaltante creatività artistica.

 

7 e 8 aprile 2018 | PROSA sabato h 21 – domenica h 18

IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO
di Fëdor Dostoevskij
regia Gabriele Lavia

Il sogno di un uomo ridicolo rappresenta un mondo che si è condannato alla sofferenza, auto-recluso, serrato e costretto in una metaforica camicia di forza, condizione e impedimento di ogni buona azione. Un momento di riflessione profonda e appassionata, in una dimensione sospesa tra fiaba nera e ricognizione psichica.

Dostoevskij concepisce Il sogno di un uomo ridicolo come un racconto fantastico, scritto intorno al 1876 e inizialmente inserito nel Diario di uno scrittore. Si tratta della storia di un uomo, abbandonato da tutti, che ripercorre in un viaggio onirico la sua vita e le ragioni per cui si è sempre sentito estraneo alla società. 
Gabriele Lavia in più momenti della sua carriera si è confrontato con questo testo: "La prima volta lo lessi a degli amici a 18 anni e ancora non ero un attore", ricorda, "oggi è passata una vita e Il sogno è quasi un'ossessione. Ho scelto di rimetterlo in scena per festeggiare la nascita del Teatro della Toscana, riconosciuto Teatro Nazionale, e per riaffermare con forza come l'indifferenza, la corruzione e la degenerazione non possano essere le condizioni di vita della nostra società."
Giunto all'età di 46 anni, il protagonista de Il sogno di un uomo ridicolo decide di metter in pratica l'idea, a lungo corteggiata, del suicidio. Però, si addormenta davanti alla pistola carica. Inizia così un sogno straordinario che lo porta alla scoperta della 'verità'. Approda in un altro pianeta, del tutto simile alla Terra tranne che per l'animo dei suoi abitanti, sono puri, innocenti, e in quella purezza lui, per la prima volta, non viene additato come ridicolo. Ma il suo arrivo non è senza conseguenze: contamina quella gente che in poco tempo acquista tutti i difetti della società da cui lui proviene. 
"È un uomo del 'sottosuolo', cioè di quell'inferno sulla Terra abitato da dannati che vivono in cupa solitudine, indifferenza, livore, odio nei confronti degli altri", spiega Lavia, "essi si sottomettono alle pene di questo inferno come per una fatalità crudele e misteriosa, e, a un tempo, conservano gelosamente un lucido senso della colpa che li condanna a vivere un'esperienza carica di esaltazione frenetica e sofferente. A differenza degli altri dannati, quest'uomo ha scoperto il segreto della bellezza e della felicità, il segreto per 'rimettere tutto a posto'. 'Ama gli altri come te stesso' 'vecchia Verità che non ha mai attecchito'. E appunto nell'assurda proposta d'amore per il prossimo si trova tutta la sua 'ridicolaggine'. Ma, attenzione, quest'uomo ridicolo è consapevole dell'impossibilità di riuscita del suo progetto, eppure nel raccontare, nel 'predicare' la 'vecchia verità' trova il senso più profondo e l'unico scopo possibile della vita: mostrare la via di salvezza agli uomini, pur sapendo che non vi è possibilità di riuscita e di vittoria."

Il sogno di un uomo ridicolo si rivolge, dietro la finzione letteraria, alla società intera e ne denuncia i vizi che la allontanano dalla felicità fondata semplicemente sull'amore e sulla solidarietà, al posto dell'avidità e dell'egoismo. Sulla condivisione incondizionata anziché sulla presunzione della scienza che solo teorizza le leggi della felicità. E questa idea di felicità ci riporta al messaggio evangelico, di puro amore, di Cristo, al di là di ogni religione e prima di ogni potere. 
"Il destino ultimo dell'uomo è quello di realizzare una completa comunione con gli altri uomini", conclude Lavia, "e può avvenire soltanto attraverso l'annullamento della propria individualità e l'amore per il prossimo. Dostoevskij vede nell'individualità l'origine e la causa dello spirito di separazione che c'è tra gli uomini e che ha trasformato la Terra in un sottosuolo."

 

Intervista a Gabriele Lavia
di Matteo Brighenti

Cosa rappresenta per lei Il sogno di un uomo ridicolo?
"La prima volta lo lessi a degli amici a 18 anni e ancora non ero un attore. Oggi è passata una vita e Il sogno è quasi un'ossessione. Ho scelto di rimetterlo in scena per festeggiare la nascita del Teatro della Toscana, riconosciuto Teatro Nazionale, e per riaffermare con forza come l'indifferenza, la corruzione e la degenerazione non possano essere le condizioni di vita della nostra società".
Qual è la forza di questo testo?
"Il sogno di un uomo ridicolo è forse la più sconcertante opera di Dostoevskij. Nella situazione paradossale di un uomo che, decidendo di suicidarsi, si addormenta davanti alla rivoltella e 'sogna' il suicidio e la vita dopo la morte, lo scrittore, con una partecipazione sconvolgente e appassionata ci racconta come l'umanità si sia rovinata per sempre. E la coscienza che l'uomo non può vivere senza individualità significa che la condizione umana è senza via d'uscita."
Chi è 'l'uomo ridicolo'? 
"È un uomo del 'sottosuolo', cioè di quell'inferno sulla Terra abitato da dannati che vivono in cupa solitudine, indifferenza, livore, odio nei confronti degli altri. Essi si sottomettono alle pene di questo inferno come per una fatalità crudele e misteriosa, e, a un tempo, conservano gelosamente un lucido senso della colpa che li condanna a vivere un'esperienza carica di esaltazione frenetica e sofferente."
Perché è 'ridicolo'? 
"Perché a differenza degli altri dannati quest'uomo ha scoperto il segreto della bellezza e della felicità, il segreto per 'rimettere tutto a posto'. 'Ama gli altri come te stesso' 'vecchia Verità che non ha mai attecchito'.. E appunto nell'assurda proposta d'amore per il prossimo si trova tutta la sua 'ridicolaggine'. Ma, attenzione, quest'uomo ridicolo è consapevole dell'impossibilità di riuscita del suo progetto, eppure nel raccontare, nel 'predicare' la 'vecchia verità' trova il senso più profondo e l'unico scopo possibile della vita: mostrare la via di salvezza agli uomini, pur sapendo che non vi è possibilità di riuscita e di vittoria."
Siamo di fronte a un uomo infelice?
"Questo non è il suo 'stato naturale', e la sua 'naturale' condizione non è la solitudine. Questi sono 'stati' e 'condizioni' culturali sopraggiunti quando la cultura della menzogna si è allontanata dalla natura della verità. Ma il destino ultimo dell'uomo è quello di realizzare una completa comunione con gli altri uomini e può avvenire soltanto attraverso l'annullamento della propria individualità e l'amore per il prossimo. Dostoevskij vede nell'individualità l'origine e la causa dello spirito di separazione che c'è tra gli uomini e che ha trasformato la Terra in un sottosuolo."

 

 

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ANDREA MAURIELLO a Rock Targato Italia - Roma 13 Maggio

@Andrea Mauriello è in programma il 13 maggio al QUID Centro Culturale di Roma per le Finali del Centro Sud Italia della 30 edizione di Rock Targato Italia. Il programma eventi delle selezioni live del contest nazionale lo trovate qui. L'intervista all'artista è curata dall'ufficio stampa @DivinazioneMilano 

Nome artista Andrea Mauriello.

- Come vi siete avvicinati alla musica?

Quando De Gregori venne ad Aversa, in un concerto  solo con la chitarra, inizio anno 1975 prima di Rimmel; volevo farmi spiegare una frase di "Alice", poi l'ho capita con gli anni.

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

puo' variare dal fatto che la musica acustica, a volte te la senti diversa.

- Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Cantautoriale acustica.

- Come nasce il nome della band?

piu' che band, sono solista che mi faccio accompagniare.

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

E' un'apertura della porta , affinchè possono entrare senza bussare forte (quando si puo'). 

- Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Si, discreto, il mondo cantautoriale è particolare, deve piacere

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro     regione di origine?  

Indifferente, ripeto a pochi piacciono i cantautori, nel termine completo della parola.

-  Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Dare piu' spazio alla gente comune che fa musica, perchè la ama senza interesse. Questo è la vera musica. 

Visto che l'Italia gira intorno al calcio, farei un torneo prima ragionale, poi (centro,sud nord) poi finale.

Inserire alle 12,00 prima che iniziasse il calcio delle 15.00 e farei votare i tifosi.

La cosa principale , i giudici dovrebbero dare le loro sentenze, leggendo il testo, e farselo spiegare; sono troppo superficiali.

 - Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

Il mondo gira intorno anche al virtuale; è di principale importanza.

-  Quali sono i vostri progetti futuri?

Come ogni cantautore, vorrei che i miei testi piacerebbero.

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DEI PERFETTI SCONOSCIUTI a Rock Targato Itala - Percorsi Musicali Livorno

Intervista ai DEI PERFETTI SCONOSCIUTI in occasione delle Finali Regionali Toscane in programma il 21 aprile a PERCORSI MUSICALI #Livorno. Una giornata speciale di Rock targato Italia che vede protagonisti  gruppi ed artisti che compongono musica propria originale. 

Intervista a cura dell'Ufficio Stampa @DivinazioneMilano

- Nome artista Dei Perfetti Sconosciuti

- Come vi siete avvicinati alla musica?

Suoniamo tutti da tanti anni, e in qualche momento della vita (qualcuno tuttora) facciamo il musicista di lavoro, però diciamo che è stata un’esigenza di comunicazione che abbiamo sentito crescere in noi

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

Siamo in 4, siamo amici di vecchia data. Paolo (il cantante) vive in Toscana da 10 anni e ci siamo incontrati nei locali e nelle sale prova, dove la musica nasce e cresce, sui palchi e in mezzo alla gente.

- Con parole vostre come definireste la vostra musica?

La nostra musica è un connubio tra sonorità internazionali rock moderne e il cantautorato italiano di una volta. Cerchiamo di curare ogni aspetto di quello che facciamo, dai testi agli arrangiamenti perché tutto sia funzionale alle cose che vogliamo comunicare

- Come nasce il nome della band?

E’ un modo per combattere la cultura dell’immagine che pervade il mondo artistico negli ultimi anni. E’ un modo per affermare che non importa chi siamo, ma la nostra musica e il messaggio che viaggia con essa.

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

Potevano essere un’ ottima occasione per dare spazio alla musica originale, si è trasformato negli anni in un carrozzone dove in realtà in evidenza ci sono i giudici, e la musica è un teatrino dove il vincitore diventa famoso fino alla prima puntata dell’anno successivo. Fortunatamente qualche vero talento ci passa dai Talent e con una buona dose di fortuna riesce a usarli come rampa di lancio per una carriera solida.

- Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Siamo essenzialmente una band che vive di live, soprattutto in un mondo in cui i dischi non si vendono più. E in ogni caso per noi è essenziale stare su un palco e avere un contatto con il pubblico. La risposta è molto positiva, non siamo una party band quindi ci vuole un po’ di impegno in più per ascoltarci però il risultato è garantito!

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare? E quali quelli nel vostro regione di origine?

Io (Paolo, il cantante) sono di Milano, quindi nei miei sogni c’è sempre l’Alcatraz. Ho avuto la fortuna di suonare diverse volte al Rolling Stone quando ancora esisteva, i grossi locali milanesi ti fanno sentire davvero delle forti emozioni.

In realtà non è tanto il locale importante, quanto il pubblico che sia tanto e già abituato a sentire musica nuova, quello è uno dei tanti limiti che riscontriamo quando usciamo live

-Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Il problema grosso ora come ora è convincere le persone a uscire di casa più spesso e andare ai concerti anche di gruppi non famosi. Ci vuole una bella iniezione di fiducia prima di qualsiasi mossa a livello organizzativo

- Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

I social network sono una bella occasione per radunare i tuoi fan e fartene di nuovi senza dover girare tutta l’ Italia fisicamente. E’ un lavoro a tutti gli effetti ma può dare grosse soddisfazioni. Allo stesso modo la distribuzione digitale ti permette di arrivare a tutti senza dover passare per le radio che sono abbastanza blindate dalle case discografiche

-  Quali sono i vostri progetti futuri?

Promuovere il nostro album di debutto con almeno altri tre singoli, nel frattempo abbiamo sostanzialmente pronto un altro album e affiancare a tutto un’attività live continua! Vogliamo che la nostra musica risuoni il più possibile!

 

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Talkin' Menotti: FESTIVAL DI NARRAZIONI E CONTAMINAZIONI dal 6 aprile al 31 maggio

Nicola Roggero
1968 - Lo sport narra la storia
dal 6 all'8 aprile

di Nicola Roggero 
regia di Emilio Russo
musiche dal vivo di Gipo Gurrado

Nicola Roggero, voce Sky della Premier League, racconta il 1968 in uno spettacolo teatrale dove lo sport si miscela alle storie e alle emozioni di un momento indimenticabile che ha clamorosamente  modificato tutto quello che era stato in precedenza.

Solo per gli iscritti alla newsletter 

Promo 2x16 - 2 ingressi a € 16.00

Chiama il 0236592544

 

Enzo Iacchetti
Libera nos domine
dal 12 al 14 aprile

con Enzo Iacchetti
regia A. Tresa 
canzoni dal vivo di E. Jannaci, F. Guccini, G. Faletti, G. Gaber, E. Iacchetti

Solo in scena, Iacchetti è prigioniero dell’attualità e vuole liberarsi dai dubbi che lo affliggono sul progresso, sull’ amore, sull’amicizia, sull’emigrazione, sulla religione offrendoci un’ultima ipotesi di rivoluzione.

Solo per gli iscritti alla newsletter 

Promo € 21.50 anziché € 29.50

Chiama il 0239562544            

 

TUTTI GLI APPUNTAMENTI

Nicola Roggero 6/8 aprile
Enzo Iacchetti  12/14 aprile
Claudia Donadoni 27/28 aprile
Omar Pedrini 3 maggio
Alberto Patrucco 4/6 maggio
Romina Mondello 16/20 maggio
Max Paiella 22/24 maggio
Moni Ovadia 25/26 maggio
Lucia Vasini 29/31  maggio

 

Teatro Menotti via Ciro Menotti, 11 Milano
per info e prenotazioni 0236592544
oppure scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 



 

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Revolution 0 a Rock Targato Italia 2018 - Livorno

Il 21 aprile a #Livorno le Finali Regionali Toscane di #RockTargatoItalia in programma presso Percorsi Musicali. Diversi artisti si affronteranno per accedere alle #FinaliNazionali in programma a #Milano la prossima estate. Tra i protagonisti della serata i Revolution 0 che si raccontano in questa intervista a cura dell'ufficio stampa @DivinazioneMIlano 

- Nome artista REVOLUTION 0

- Come vi siete avvicinati alla musica?

LA MUSICA CI è SEMPRE PIACIUTA, FIN DA BAMBINI A SCUOLA , è POI DIVENTATA UNA VERA PASSIONE CHE ABBIAMO SVILUPPATO CON STUDI SEMPRE PIù APPROFONDITI E SUONANDO IL PIù POSSIBILE

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

SIAMO 4 ELEMENTI, DUE DI NOI SUONANO INSIEME DA 7 ANNI, GLI ALTRI SONO REVOLUTION 0 DA DUE ANNI, MA APPENA CI SIAMO INCONTRATI è STATA INTESA IMMEDIATA. ABBIAMO IL NOSTRO PAROLIERE CHE è ANCHE UN GRANDE AMICO, MASSIMILIANO " VANTABLACK" FANCELLI.

- Con parole vostre come definireste la vostra musica?

E'UN ROCK ITALIANO UN Pò ANTICONFORMISTA CHE ESPRIME QUELLO CHE SENTIAMO E PROVIAMO DENTRO DI NOI.

- Come nasce il nome della band?

DUE COMPONENTI FACEVANO PARTE DI UNA BAND CHE SI è SCIOLTA OLTRE DUE ANNI FA (THE CROSS OF PAUL); DALLE CENERI DI QUESTA BAND COME UNA FENICE, SONO NATI I REVOLUTION 0 CHE SONO RIPARTITI DA ZERO PROPONENDO UN PROGETTO DIVERSO, RIVOLUZIONARIO.

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

SECONDO NOI IL PUBBLICO MEDIO APPREZZA MUSICA COMMERCIALE E ARTISTI STEREOTIPATI, CIò CHE è DIVERSO VIENE IGNORATO O CONSIDERATO "SBAGLIATO". PURTROPPO COSì SI RISCHIA L'UNIFORMITà MUSICALE CHE è NEMICA DEL RINNOVAMENTO. I TALENT SHOW RISPECCHIANO QUESTA TENDENZA.

- Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Suoniamo live almenodue/tre volte al mese, abbiamo un pubblico fedele che ci segue, ma abbiamo ottenuto ampi consensi anche da chi non ci conosceva. Per fare un esempio, abbiamo suonato in vari locali di spicco dell'area fiorentina e Pratese. Abbiamo suonato diverse volte a Santomato nel contest Santomato live! e per le audizioni di Sanremo Rock, arrivando in semifinale e suonando quindi al Palafiori di Sanremo. Abbiamo suonato a Torre del Lago ( LUCCA ) per le selezioni di Area Sanremo Giovani, qualificandoci alle semifinali e suonando nuovamente al Palafiori di Sanremo.

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro     regione di origine?  

Ci piacerebbe suonare all'Alcatraz di Milano, al Jailbreak di Roma, al Viper di Firenze, al Borderline di Pisa, e non solo....... 

-  Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

VORREMMO DARE MAGGIORI POSSIBILITà AI GIOVANI, ORGANIZZANDO EVENTI A LARGA PARTECIPAZIONE PER PRESENTARLI AL PUBBLICO, DANDO LORO MAGGIORE VISIBILITà. PER LO STESSO MOTIVO CERCHEREMMO LA COLLABORAZIONE DELLE MAGGIORI RADIO PER TRASMETTERE LA PRODUZIONE MUSICALE ANCHE DI GIOVANI NON CONOSCIUTI.

- Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

I SOCIAL SONO UTILI PER FARSI CONOSCERE E I NEGOZI VIRTUALI AGEVOLANO LA DISTRIBUZIONE A PAGAMENTO DEI BRANI MUSICALI. PURTROPPO LA PROMOZIONE HA COSTI ELEVATI CHE NON TUTTI POSSONO SOSTENERE

-  Quali sono i vostri progetti futuri?

Registrare un EP con i nostri nuovi inediti è il primo dei nostri progetti e poi la promozione dell' EP tramite una tournèe italiana

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“IL GILET” il nuovo singolo e videoclip di SIMON

“IL GILET” il nuovo singolo e videoclip di SIMON

 

in tutti i webstore e su YouTube

Pubblicato dall’etichetta SAAR Records

Il videoclip del brano, da oggi sul canale YouTube della SAAR Records (https://youtu.be/HTLNbimadHs), è stato girato a Genova per la regia di Marco D’Andragora, con la partecipazione dei ballerini Matteo Torriglia, Davide Bellomo, Greta Buccola e Marta Tuttorosa.

Ideato da Simone Sfriso e Marco D’Andragora.

Il Gilet”, il nuovo singolo di Simon è disponibile in tutti i webstore e in rotazione radiofonica da oggi 26 marzo,

“L’attesa di un concerto. 

Di un possibile incontro. 

Luci soffuse in una camera bianca. 

Il tempo sembra non passare ma è l’attesa il più grande piacere. 

Per diversi motivi non ci sei, quindi inganno il tempo con un caffè.

La tensione aumenta. 

Sei qui.

E facendo finta di non averti vista ti aspetto nel priveé”.

SIMON

Simon - pseudonimo di Simone Sfriso – è un nome di origine ebraica derivante dal termine “shama”, che significa “ascoltare”.

Il suo percorso artistico inizia partecipando a vari concorsi, tra cui il Festival di Saint Vincent, e vincendo il Festival Radio Babboleo, Golden Disc e Voci D'oro, grazie al quale ha guadagnato un contratto discografico con la Tam Record International per la realizzazione del singolo intitolato "Camouflage" prodotto da Tony Amodio negli Stati Uniti.

Ha inoltre vinto un prestigioso corso di canto alla Venice Voice Academy a Los Angeles e ha partecipato a “The Voice UK”.

Il suo primo singolo “Hard Time" è in tutti gli webstore ed in Italia in esclusiva per Mondadori Shop. Insieme a “Prima o poi” entra nelle classifiche di Radio Airplay arrivando in Top10.

Simon è attualmente prodotto da Chiarabruno, due cantanti degli anni ‘80 che hanno partecipato a vari programmi televisivi, tra cui Domenica In, Salsomaggiore, il Festival di Venezia e Telemontecarlo. Il duo ha venduto un milione e mezzo di dischi in Germania. 

Nel Web:

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/simone_sfriso/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/SimonHardTime/

 

https://www.facebook.com/simone.sfriso

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Incanti Disincantati, De Profundis anticipati e Cocktails Bar.

Incanti Disincantati, De Profundis anticipati e Cocktails Bar.

Per questo periodo di silenzio, ho qualche giustificazione … sono rimasto vittima di un’influenza che tra bassi e alti mi si è trascinata fino ad ora e ho avuto alcuni impegni.  Chiedo scusa e voglio rassicurarvi che ora sto bene.

Tra questi impegni, ho tenuto alcune lezioni (sul linguaggio cinematografico e la sua evoluzione) in alcune scuole superiori. Un paio di queste avevano come indirizzo l’audiovisivo, in altre mi sono prestato per quella che, oggi, viene chiamata “co-gestione” … credo con il trattino.

Nell’ambito di queste, chiacchierando con studenti e professori ho avuto due rivelazioni: una che mi ha piacevolmente colpito e un’altra, strana e spiacevole. Partiamo dai dati positivi. I giovani di oggi sono molto lontani dagli stereotipi che ci vogliono far digerire media e benpensanti. Sono bravi, preparati e, umanamente, dritti. Per giunta, non sono bulli (esistono, e non dovrebbero, solo sporadicamente…  naturalmente, si parla di loro più di quelli che, magari, si buttano sui binari del metrò per salvare una bambina), non sono pigri, non sono stupidi e non sono neanche integralisti come me alla loro età. Ascoltano e ragionano. Spesso ti stupiscono per la maturità che dimostrano. Quindi, mi tolgo il cappello e chiedo umilmente perdono se, qualche volta, ho ceduto anche io a facili ed erronei giudizi.

Nella serie de Le Visioni intitolata Generazioni, ho spesso positivamente accennato a quei movimenti che ispirati ed ispiratori di artisti di tutti i linguaggi si sono spesi per un cambiamento. La serie continuerà. Tuttavia, ho pensato di fermarmi per parlare di questa generazione che ho avuto la possibilità di conoscere, seppur fugacemente. Così ho deciso di dedicare questo pezzo a loro senza fare apologia e cercando di essere razionale.

Quei movimenti giovanili non esistono più. E’ avanzata, di questi, la parte più deteriore e ideologica. Strumento aulico e inadatto nel mondo odierno è l’ideologia … Una bussola smagnetizzata dalla Storia. Eppure, io e molti della mia età sentiamo il bisogno di forze giovani che provino a generare un cambiamento dove noi abbiamo fallito. Samuel Beckett ha scritto: prova, fallisci, prova ancora, fallisci meglio …

I ragazzi che ho conosciuto sono sfiduciati. Si sono arresi ad una vita che sarà difficile e basta. Avere sogni è stupido, figuriamoci averne e cercare di realizzarli. Meglio il concorso pubblico che, ancora per poco, garantirà il posto fisso. Meglio arrendersi prima di combattere che andare incontro alla sconfitta. D’altra parte, il mondo che conoscono è questo: fatto di disoccupazione, incertezza, terrorismo e guerre, stritolato dalla finanza, basato sulle regole dell’economia per cui siamo numeri. Siamo numeri tutti quanti, però: chi si arrende e chi no.

Certo, il mondo fa schifo o quasi ma è governato da uomini. Uomini che quelle regole hanno fatto, cambiando quelle precedenti e provando a progredire. Io appartengo ad una generazione di sconfitti. Quelli che si sono arresi per primi sono seduti sugli scranni più alti delle Università, della ricerca, dei giornali, della politica e delle banche. Loro hanno avuto più fortuna di me (nella scelta dei tempi) ma, forse, io riesco a guardarmi nello specchio senza avere conati di vomito. Dato e non concesso che a molti di loro sia avanzato un pezzettino di coscienza.

Se sono qui ancora e scrivo è perché io credo ancora in un cambiamento. Credo che musicisti, scrittori, pittori, scultori, street artist, registi, etc. siano professioni quanto mai necessarie. Oggi per cambiare bisogna alzare il tono ed il livello. Spiegare ai contemporanei che la musica è una cosa seria e che non c’entra nulla con talent show pilotati o con le star del web costruite a tavolino. Bisogna avere il coraggio di dire che il cinema non è il video della gara di scoregge incendiate che si trova in rete. Che scrivere non è sapere usare word o pages … Che, al di là delle ultime evidenze di cronaca, non ci siamo mai confusi né sbagliati sul fatto che i social sono mezzi di condizionamento di massa e non uno spazio dove ognuno è libero di esprimersi.

Per cambiare serve impegno, serve partecipazione, servono visioni (non le mie), servono sogni e la volontà di realizzarli. Non potete recitare il De Profundis prima ancora di aver provato a scontrarvi con la vita. Tanto, sarà dura lo stesso. Allora, tanto vale vivere per le proprie illusioni e soffrire che soffrire punto. Mi rendo conto che non sia colpa dei giovani. La colpa è nostra. Siamo stati incapaci di incantarli, di spronarli a seguire la loro natura e le loro inclinazioni. Siamo stati maestri svogliati e, nella peggiore delle ipotesi, non abbiamo insegnato loro nulla. Non siamo stati chiari sul fatto che servono passione e competenza, non esiste una senza l’altra.

Vi racconterò una storia. Negli anni Ottanta, Milano era la città “da bere”. Fiorivano in ogni zona locali disegnati da architetti di grido, i proprietari si contendevano offrendo compensi incredibili i migliori barman, quelli con il gagliardetto dell’AIBES, quelli che vincevano i premi. I clienti conoscevano i cocktails ed erano esigenti e attenti. Così si servivano molti intrugli mescolati o shakerati. Ogni comanda era diversa: cocktail Martini, Rusty Nail, cocktail Bacardi, Beetween the Sheets, Alexander, i Flips e i Fizz, etc. I clienti, appassionati e sapienti, avevano costretto i gestori dei locali a fare un lavoro di qualità, alzando il livello se volevano sopravvivere alla concorrenza. Voi siete i clienti del mondo di domani e quella qualità di vita, equità, giustizia sociale e verità la dovete pretendere e perseguire. Non rassegnatevi come i poveri avventori di oggi che si accontentano di Mojitos e Moscow Mule preparati da gestori improvvisati barman.

Coltivate le vostre passioni, vivetevi bene quest’incertezza, i fallimenti, le gioie, non arrendetevi mai ma, soprattutto, bevete con moderazione … che detto da me …

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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Roberto Bonfanti, scrittore e musicista, Ospite a Rock Targato Italia

Roberto Bonfanti, scrittore e musicista, è tra gli ospiti delle Finali Regionali dell'Emilia Romagna di Rock Targato Italia il programma il 7 aprile al Circolo Arci Zerbini. La performance letteraria prende spunto da "Storie Contromanouna serie di racconti di Roberto Bonfanti da leggere e scaricare gratis

Ufficio stampa DivinazioneMilano

FISCHIO FINALE

La storia di un ideale antieroe del calcio di provincia inaugura

"Storie contromano": una serie di racconti di Roberto Bonfanti da leggere e scaricare gratis

C’è un calciatore in uno spogliatoio. Ha quasi quarant’anni e, dopo una vita trascorsa a mangiare polvere sui campi di provincia, quella che sta per giocare è l’ultima partita della sua carriera. “Fischio finale” racconta i pensieri di questo antieroe minore in un delicato momento della sua esistenza: i pensieri di uno dei tanti che forse, almeno agli occhi distratti del mondo, non ce l’hanno fatta.

“Fischio finale” è un racconto di Roberto Bonfanti disponibile gratuitamente da oggi sul sito dello stesso autore. Con questo racconto si inaugura il progetto “Storie contromano”.

 

Leggi il racconto, scaricalo gratis e condividilo con chi vuoi:

  1. robertobonfanti.com/content/fischio-finale.html

 

STORIE CONTROMANO

Storie contromano è una serie di racconti firmati da Roberto Bonfanti e pubblicati uno per volta, con cadenza non troppo regolare, in download gratuito sul sito dello stesso autore. Storie brevi ma pulsanti di vita. Storie di personaggi comuni alle prese, come tutti noi, con se stessi o con il mondo che li circonda. Storie che viaggiano contromano rispetto ai paradigmi umani di quest’epoca di vincenti e che per questo hanno scelto di staccarsi dalla carta stampata e da ogni dinamica editoriale per poter correre libere, senza nessun prezzo e nessun vincolo, verso chiunque avrà voglia di dedicargli qualche minuto di attenzione.

Storie contromano” è un work in progress: sappiamo da dove si parte ma non abbiamo la più pallida idea di dove si andrà a finire né quali incontri si potranno fare lungo il percorso. Ma siamo certi che di incontri ce ne saranno parecchi e che varrà la pena ascoltarle, queste storie.

 

Roberto Bonfanti

Roberto Bonfanti, scrittore e artista, è nato nell'anno in cui morì Piero Ciampi. Ha pubblicato finora cinque romanzi e un progetto musicale. Da sempre ama raccontare storie che frantumino i confini fra vita e poesia.

 

Sul web:
www.robertobonfanti.com
www.facebook.com/robertobonfanti
www.instagram.com/rob.bonfanti
www.twitter.com/robbonfanti

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