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Articoli filtrati per data: Luglio 2018

Il problema ontologico, sangue, zanzare e kebab.

Il problema ontologico, sangue, zanzare e kebab.

Questa è sicuramente un’estate ricca di eventi epocali. Qualche settimana fa, il fatto che il mondo stesse cambiando me lo aveva suggerito questo accadimento: la storia inizia con due simpatiche signore di mezza età, eleganti e passate, recentemente, dal parrucchiere che ho incontrato su un tram. Le due signore si erano inerpicate su un argomento che, evidentemente, stava loro molto a cuore e, cioè: quanto era ingiusto che loro stessero in piedi, abbarbicate agli appositi supporti mentre, una ragazza sudamericana con bimbo neonato era comodamente seduta. Argomentando da esperte del problema dei flussi migratori, spiegavano che non bisogna più farne venire di “questi qui”, perché poi non ci si può far fare nulla. Cosa facciamo? Li facciamo diventare tutti “kebabbari”? Ce ne sono troppi anche di quelli e poi, a loro il kebab neanche piace.

Io che, come sapete, ho un’intelligenza dentro alla media non riesco a capire cosa c’entri il kebab con il Sudamerica. Per carità, magari lo fanno anche lì … ma non credo che sia la specialità del continente. Avrei dovuto chiedere, perché ora questo dubbio mi dilanierà per sempre.

Penso, anche, che a questi discorsi ci si sta assuefacendo. Si abbozza. A volte, ti viene quel sorrisino sarcastico sulla faccia che racconta di profonda indulgenza e compassione per chi fa questo tipo di dichiarazioni. L’indignazione? E’ fuori moda, oggi. Oggi, ci hanno raccontato che quello è un problema e che se, non stiamo benissimo, è colpa loro. “LORO” è pregno di significati sinistri. Loro non sono come noi. Loro chiamano Dio in un altro modo o, addirittura, ne hanno un altro. Loro vogliono portarci via la nostra identità e sostituirsi a noi. Questi sono i discorsi (sic).

Nel frattempo, raggiungo due amici e andiamo all’Ippodromo del Galoppo. Ci sono gli Iron Maiden. L’organizzazione, come al solito (è Vertigo n.d.r.) è impeccabile, le zanzare implacabili. Saranno immigrate, anche queste … Ai miei tempi si paventavano per un’ora al tramonto e poi, all’alba. Queste sono stakanoviste del vampirismo, sono in giostra ventiquattro ore al giorno. Ci sbranano, nonostante i litri di Autan utilizzati.

Lo spettacolo comincia con la Battaglia d’Inghilterra. Sopra la testa dei musicisti appare addirittura un volteggiante Spitfire della RAF in scala 1 a 1. Bruce Dickinson appare sul palco facendo un salto di quasi due metri manco fosse Hussein Bolt ai tempi d’oro. Questi ultrasessantenni sono in forma smagliante e, ancora in grado di competere con un bel po’ di ventenni in energia e carisma. Sono come un vino importante che migliora con l’invecchiamento.

Il popolo dei Maiden è di sedicimila unità, stasera. Tutti attenti e coinvolti. Pronti ad esplodere sui “classici” come quando durante l’esecuzione di The Trooper, Dickinson sostituisce The Union Jack con il nostro Tricolore. Passano anche Run to the Hills, The Number of The Beast e Fear of the Dark. Manca The Rime of The Ancient Mariner alla scaletta, ormai da qualche anno. Brano al quale sono particolarmente affezionato.

Le scene passano dai cieli e i mari della Gran Bretagna del 1940, a quelli dell’interno di una catedrale gotica, allo storico campo di battaglia in Crimea. Le suggestioni sono sempre nel loro inconfondibile stile e, da sempre,  ci piacciono.

Cambia qualche arrangiamento. Secondo me, in meglio. A sorpresa, viene eseguita una intro con chitarra acustica, cosa inusuale per la band britannica. McBrain suona una batteria di 10 metri quadri preciso ed efficace come un metronomo anche sulle parti più complesse, così come Harris. Il concerto finisce dopo due ore e mi lascia con un certo numero di bozzi di zanzare, tre litri di sangue in meno ma felice.

Dopo qualche ora, le due signore mi tornano in mente. Scaccio il pensiero.

Il giorno dopo sono al Carroponte a Sesto San Giovanni, comune dell’hinterland milanese che è definitivamente stato inglobato dalla metropoli e che era famoso per le industrie e ora (più tristemente) è famoso per le dismissioni industriali e come uno degli zanzarifici più importanti della Lombardia. L’attesa è per  Alice in Chains. 

Prima di loro suonano i Rival Sons da Long Beach. Mi sento davvero ignorante perché non li conosco. Non conosco nemmeno i loro pezzi (nel momento in cui scrivo, credo di aver ascoltato tutto o quasi e sicuramente mi sono documentato ma, non farò quello che la sapeva lunga anche prima) ma sono belli, pieni di suggestioni blues e di armonizzazioni molto Anni Settanta (sinceramente, molto più Led Zeppelin che Stati Uniti del Sud). Il cantante ha una voce e un modo di cantare che ricorda molto quello di Plant, più ancora di come lo facesse Chris Cornell (che continua a mancarci terribilmente). Anche le chitarre sono molto vicine a quelle della più grande rock’n roll band ever. Suoni e stesure sono “evolut” dal rock’n blues e hard rock dei favolosi Seventies. Ci ripromettiamo di documentarci su Jay Buchanan e soci.

Le due signore tornano in un pessimo presagio. Cominciano gli Alice in Chains. Per me è la prima volta che li sento live e la primissima volta che li sento con la voce di DuVall (ha sostituito lo scomparso Staley, n.d.r.). L’inizio non è il migliore possibile. Il suono è impastato e la voce non si sente benissimo. Inoltre, questi ragazzi di Seattle sono un po’ ingessati e sembrano più voler officiare messa che coinvolgere il pubblico. Poi il livello della voce viene alzato (troppo …) rivelando che William DuVall non è nella sua serata migliore. E’ poco “in voce” e arriva spesso in ritardo. Il fonico, inoltre, sembra dover rincorrere i musicisti. Complici questi problemi e la loro stitichezza sul palco, la situazione non sembra decollare. Le cose cambiano (migliorando) nella seconda parte, dall’esecuzione di Down in The Hole (al Carroponte la cantano anche le numerosissime zanzare) e degli altri cavalli di battaglia. Il pubblico “scalda” il gruppo che prova a rispondere, con alterna fortuna, fino alla fine. Devo ammettere che sono uscito da lì un po’ deluso. Troppo poco per una band che ha fatto Storia ed è nel gotha di quelle che hanno un seguito planetario vendendo circa 35 milioni di dischi anche, quando i tempi avevano determinato che comprare un disco era un po’ da sfigato (e il sottoscritto era guardato con grande sospetto).

Nella mia testa, tornano ossessivamente le due signore. Mi viene da pensare di essere fuori moda. Eh già, perché io credo che dovrebbe essere proprio la difesa ad oltranza della nostra identità a renderci più aperti, solidali ed empatici. Penso che le due signore dovrebbero sapere che tutti questi sventurati che rischiano la pelle loro e dei loro figli, vengono qui perché i nostri governi e le nostre aziende internazionali (quelle delle economie forti) si sono appropriati delle loro risorse con mezzi sempre discutibili e, in alcuni casi, criminali ( ad esempio, privando intere popolazioni dell’accesso all’acqua). Le due signore dovrebbero sapere che i vescovi (in Italia) hanno (ri)trovato che nel Nuovo Testamento è scritto di amare il prossimo tuo come te stesso e che il Samaritano (infedele) andrà in Cielo perché ha prestato soccorso a chi ne aveva bisogno. Il Corano, anche lui, recita che chi salva un uomo salva tutta l’umanità. Non è che tutte questi benpensanti si approfittano della vacanza della divinità per praticare la più stupida delle superstizioni: che esistano dei noi e dei loro? Le signore dovrebbero, in conclusione,  assaggiare il kebab. Ogni tanto lo mangio perché mi piace.

Torno a casa con il fortissimo desiderio di provare anche quello sudamericano.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia.

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"I COLORI DELL'ESTATE" è la PLAY-LIST di Rock Targato Italia - NOT

Il progetto della Play List “I COLORI DELL’ESTATE” nasce dall’unione di due importanti iniziative musicali: Rock Targato Italia (giunta alla trentesima edizione) e VOX BOX, un festival   organizzato in occasione della Festa Della Musica da Lele Battista (produttore e musicista).

Una piccola scintilla musicale 

A mettere insieme le cose e dare ordine al pensiero degli organizzatori ci ha pensato Roberto Bonfanti, scrittore e artista.

15 artisti, un collettivo non ufficiale, nato per dare un contributo forte a celebrare la musica, soprattutto la musica indipendente.

"I COLORI DELL'ESTATE" è la PLAY-LIST di Rock Targato Italia ed è stata realizzata da Divinazione Milano in collaborazione con LeLe Battista e Roberto Bonfanti.

Link Spotify: https://goo.gl/ScsQcU

Oggi vi parliamo dei NOT

NOT, acronimo di Note Oltre Tempo, sono una band di Torino composta da Fabrizio Arini (chitarra), Davide Berneccoli (batteria), Giorgio Ruggirello (basso) e Dario Marengo (chitarra).

Il gruppo debutta nel 2014 con i brani “I Miei Guai” e “Mi Giri Intorno”, realizzati in collaborazione con il produttore Luca Vicio Vicini, bassista dei Subsonica.

La band ha all’attivo l’EP “Il Primo Passo” registrato presso il CSP Studio di Rivoli (TO), album d’esordio autoprodotto e pubblicato nel 2016, seguito dai singoli “Vivere in Semplicità” e “Che gioia”.

Durante la registrazione del nuovo album presso il CSP Studio di Collegno (TO), il gruppo ha collaborato con il chitarrista Enrico Morrone.

 NOT è un contenitore, all’interno del quale risiedono le persone e le idee che danno vita a questo progetto dal colore indefinito, cangiante. Così, note e parole vengono trasportate in suoni ed ambientazioni sempre diverse. Oltre Tempo. Senza convenzioni. Senza bisogno di classificare un genere, uno stile. È “solo” musica, basta lasciarsi andare.

“Sogni e Bisogni” narra di amanti che non trovano il punto di contatto, il linguaggio necessario per viversi e scoprirsi senza barriere o sotterfugi. I due si avvicinano e si allontanano incapaci, di fronte ad un sogno che non si ha la forza di rendere reale.

Il brano anticipa il nuovo album, della band, che porta lo stesso titolo “Sogni e Bisogni”. Una raccolta di canzoni dagli arrangiamenti musicali intriganti, raffinati dal sapore universale e tematiche quotidiane non banali, realizzato con cura e particolare attenzione ai testi. 

15 artisti di grande qualità artistica: Martinelli SottoponziopilatoNOTFabio CintiIL FIENO Marian TrapassiGABENAlia Roberto CasanoviUliBeatrice Campisi Fabio MercuriGiuseppe Fiorii, Giacomo Jack AnselmiAndrea DevisMaurizio Icio Caravita

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Ufficio Stampa Divinazione Milano

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“Fuego (Prod. Varis)”, il nuovo singolo di SAMU da oggi 18 luglio in radio e su SPOTIFY

 Link per l'ascolto su SPOTIFY: https://goo.gl/8F8t12

 

“Fuego” è il nuovo singolo del rapper di origine albanese Samu. In puro stile Trap.

Il brano si apre con la prima strofa che descrive l’importanza di essere veri con se stessi e gli altri per esprimere e trasmettere al meglio le emozioni che si vivono nella quotidianità, criticando chi crea un personaggio basato sugli stereotipi della musica contemporanea Trap. 

La musicalità del brano ha dei richiami pop dalle ritmiche moderne trap, lʼatmosfera è molto estiva con delle sfumature nostalgiche creata dai Synth nella strofa, che rafforzano il contrasto con la grinta del ritornello creata dalla chitarra e dall’ Organ Synth.

“Fuego” affronta diverse tematiche, molto vicine alla sfera personale dell’artista e al mondo trap, descrive l’importanza di impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi, rimanendo sempre veri con se stessi e gli altri. “Fuego” è anche una provocazione a sostegno dell’unicità, in una società che giudica chi osa andare controcorrente.

“Fuego” è da oggi in rotazione sulle radio italiane e disponibile su SPOTIFY.

 

SAMU

Samuele Hamzai nasce a Sondalo (provincia di Sondrio) il 6 agosto 1997. Di origine Albanese, il rapper cresce in Valfurva, nel valtellinese.

Samu trascorre un infanzia burrascosa causata dal divorzio dei genitori e dalla separazione dal fratello maggiore, si scontra fin da subito con la realtà discriminatoria italiana caratterizzata dai paesi di provincia. Vive con la madre, la quale riesce a crescere tre figli con le sue forze. Gli anni passano velocemente tra gioie e dolori. Durante l’estate del 2014 si trova protagonista in faccende di spaccio per via delle accuse mosse da persone a lui vicine, scontando la pena al Beccaria di Milano.

Nell’ottobre del 2016, Samu decide di lasciare la scuola per inseguire il sogno di realizzare il suo progetto musicale. Si trasferisce da solo a Milano, entra in contatto e inizia a collaborare con il suo vecchio compagno di classe nonché produttore Gabriele Chiapparini, in arte Varis, (diplomato al NAM come produttore, compositore e fonico).

Nel 2017 Samu trasloca assieme a suo fratello Fabian e al suo miglior amico dʼ infanzia Kastriot Meta. I tre ragazzi cresciuti assieme si separano per un paio dʼanni per questioni legali e personali, ma si ritrovano tutti e tre assieme e nel 2018 fondano il collettivo K.F.S. che sta ad indicare “key factors (for) success” nonché le loro iniziali. Ogni membro del team svolge ruoli diversi tra cui, marketing, direzione video, styling, brand, graphic designer

 

L’obbiettivo del collettivo è di riuscire a trasmettere alla società la loro filosofia: circondandosi di persone positive che credono nei loro ideali e motivandosi a vicenda si può arrivare a realizzare le proprie ambizioni.

 

Nel Web:

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/bandolero_x/

FACEBOOKhttps://www.facebook.com/samukfs/?notif_id=1531220571071983&notif_t=page_fan

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IL CANTO VIVO NEL LAVORO DELL' ATTORE: Workshop condotto da Jessica Losilla-Hébrail, assistente di Thomas Richards

 

IL CANTO VIVO

NEL LAVORO DELL' ATTORE 

Workshop condotto da Jessica Losilla-Hébrail, assistente di Thomas Richards 

Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

 

 Tre sessioni intensive di seminario pratico. Attraverso un lavoro sulla relazione tra precisione e organicità, il workshop punterà a dissotterrare le potenzialità creative di ogni partecipante, concentrandosi su azione, movimento, ritmo, canto e sulla voce vivente. Passo dopo passo, i partecipanti saranno guidati da Jessica Losilla-Hébrail e dai suoi colleghi in una particolare esperienza dell’intreccio fra voce, impulso e azione, che è al centro delle ricerche del Workcenter da più di trent’anni. Verrà infatti proposto un lavoro pratico basato su antichi canti di tradizione, che consentirà di esplorare l’impatto che determinate qualità ritmiche e melodiche possono avere sulla persona che canta. I partecipanti potranno anche essere invitati a lavorare su canti che loro stessi avranno portato all’incontro, per investigare la natura del canto e il suo potenziale come strumento creativo.

 

Luogo: Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito (sala teatro), via Watteau 7 Milano (Bus 81/43)

 

Date e orari: 28-30 settembre 2018; venerdì ore 19-22, sabato e domenica ore 10-14

 

Contributo per l'iscrizione al workshop: 100 euro

 

Si consiglia chi fosse interessato di provvedere all'iscrizione appena possibile, il workshop prevede un numero di massimo 15 partecipanti.

 

Contatti:

Afra: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 3773 081263

Tommaso: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 3477921961

 

 

https://www.facebook.com/ events/208277690012535/

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FORTI VIBRAZIONI IN VILLA ARCONATI

Mercoledì 18 Luglio, ore 21

GOGOL BORDELLO: PURO METICCIATO ALTAMENTE COINVOLGENTE

Gogol Bordello sono un gruppo musicale formatosi in un quartiere di New York nel 1993, che mescola reggae, punk, hip hop e musica tradizionale ucraina, rientrando nel genere del gypsy punk.

Gli strumenti musicali che usano sono i più diversi, dalla fisarmonica al fiddle, un simil-violino, oltre al sax presente in alcuni dischi, il tutto mescolato a cabaret, punk e dub.

Le performance dal vivo sono rese spettacolari dalle coreografie, dalle due percussioniste e dall'estro del cantante.

Molte delle loro canzoni traggono ispirazione dalla musica tzigana, anche perché la maggior parte dei componenti è immigrato dall'Europa orientale, a partire dal loro leader, l’eccentrico e talentuoso musicista e attore, Eugene Hütz, ucraino di origine, allontanatosi dalla repubblica sovietica nel 1986 a causa del disastro di Chernobyl e approdato a New York nel 1993.

Qui conosce Vlad Solofar, Sasha Kazatchkoff ed Eliot Fergusen, quest’ultimo aggiunge una nota rock al suono del gruppo. Successivamente si unisce il violinista Sergei Riabtsev, già direttore teatrale a Mosca e perfetto per dare una ulteriore dose di bizzarria alla band.

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Roberto Bonfanti a Milano con un triplo appuntamento nella Galleria Vittorio Emanuele in compagnia di Vanna Mazzei

Ecco le date:

venerdì 20 luglio – ore 15.00
venerdì 20 luglio – ore 17.30
lunedì 23 luglio – ore 16.00

 

Si concluderà in un contesto particolarmente prestigioso la stagione di Roberto Bonfanti prima della pausa estiva.

L’autore sarà infatti protagonista il 20 e 23 luglio di un triplo appuntamento molto particolare in compagnia della poetessa Vanna Mazzei.

Si tratterà di un triplo dialogo – tre parti completamente indipendenti l’una dall’altra e incentrate su storie e letture diverse – in cui i due artisti, daranno voce ai rispettivi racconti e si confronteranno fra loro e con il pubblico.

Gli eventi si terranno nel cuore della galleria Vittorio Emanuele di Milano, proprio di fronte alla storica Libreria Bocca che patrocinerà i tre incontri all’interno della sua rassegna estiva “Senti chi legge”.

Tre appuntamenti, della durata di circa 40 minuti l’uno, privi di qualunque copione in cui saranno solo il fluire delle storie e il dialogo fra i due artisti a dettare i ritmi nel modo più spontaneo possibile. Un’occasione per scoprire i racconti di Roberto Bonfanti e di Vanna Mazzei attraverso le voci dei rispettivi autori, ma soprattutto per gustare un confronto fra due percorsi artistici apparentemente lontani fra loro ma dal cui incrocio scaturiranno senza dubbio spunti preziosi.

 

Storie Contromano

Cogliamo l’occasione per ricordare che i primi tre racconti del progetto Storie contromano di Roberto Bonfanti, intitolati “Fischio Finale”, “Maurilio” e “Avvocato”, sono già sempre disponibili gratuitamente su www.robertobonfanti.com

 

Roberto Bonfanti

Roberto Bonfanti, scrittore e artista, è nato nell'anno in cui morì Piero Ciampi. Ha pubblicato finora cinque romanzi e un progetto musicale. Da sempre ama raccontare storie che frantumino i confini fra vita e poesia.

 

Sul web:
www.robertobonfanti.com
www.facebook.com/robertobonfanti
www.instagram.com/rob.bonfanti
www.twitter.com/robbonfanti

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FORTI VIBRAZIONI IN VILLA ARCONATI

Mercoledì 18 Luglio, ore 21

GOGOL BORDELLO: PURO METICCIATO ALTAMENTE COINVOLGENTE

I Gogol Bordello sono un gruppo musicale formatosi in un quartiere di New York nel 1993, che mescola reggae, punk, hip hop e musica tradizionale ucraina, rientrando nel genere del gypsy punk.

Gli strumenti musicali che usano sono i più diversi, dalla fisarmonica al fiddle, un simil-violino, oltre al sax presente in alcuni dischi, il tutto mescolato a cabaret, punk e dub.

Le performance dal vivo sono rese spettacolari dalle coreografie, dalle due percussioniste e dall'estro del cantante.

Molte delle loro canzoni traggono ispirazione dalla musica tzigana, anche perché la maggior parte dei componenti è immigrato dall'Europa orientale, a partire dal loro leader, l’eccentrico e talentuoso musicista e attore, Eugene Hütz, ucraino di origine, allontanatosi dalla repubblica sovietica nel 1986 a causa del disastro di Chernobyl e approdato a New York nel 1993.

Qui conosce Vlad Solofar, Sasha Kazatchkoff ed Eliot Fergusen, quest’ultimo aggiunge una nota rock al suono del gruppo. Successivamente si unisce il violinista Sergei Riabtsev, già direttore teatrale a Mosca e perfetto per dare una ulteriore dose di bizzarria alla band.

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il nuovo singolo di SAMU “Fuego (Prod. Varis)” In radio e nei webstore dal 18 luglio 2018 alle ore 14.00

“Fuego” è il nuovo singolo del rapper di origine albanese Samu. In puro stile Trap. Il brano si apre con la prima strofa che descrive l’importanza di essere veri con se stessi e gli altri per esprimere e trasmettere al meglio le emozioni che si vivono nella quotidianità, criticando chi crea un personaggio basato sugli stereotipi della musica contemporanea Trap.

La musicalità del brano ha dei richiami pop dalle ritmiche moderne trap, lʼatmosfera è molto estiva con delle sfumature nostalgiche creata dai Synth nella strofa, che rafforzano il contrasto con la grinta del ritornello creata dalla chitarra e dall’ Organ Synth.

“Fuego” affronta diverse tematiche, molto vicine alla sfera personale dell’artista e al mondo trap, descrive l’importanza di impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi, rimanendo sempre veri con se stessi e gli altri. “Fuego” è anche una provocazione a sostegno dell’unicità, in una società che giudica chi osa andare controcorrente.

“Fuego” sarà in rotazione radiofonica e in tutti i webstore dal 18 luglio dalle ore 14.00

 

SAMU

Samuele Hamzai nasce a Sondalo (provincia di Sondrio) il 6 agosto 1997. Di origine Albanese, il rapper cresce in Valfurva, nel valtellinese.

Samu trascorre un infanzia burrascosa causata dal divorzio dei genitori e dalla separazione dal fratello maggiore, si scontra fin da subito con la realtà discriminatoria italiana caratterizzata dai paesi di provincia. Vive con la madre, la quale riesce a crescere tre figli con le sue forze. Gli anni passano velocemente tra gioie e dolori. Durante l’estate del 2014 si trova protagonista in faccende di spaccio per via delle accuse mosse da persone a lui vicine, scontando la pena al Beccaria di Milano.

Nell’ottobre del 2016, Samu decide di lasciare la scuola per inseguire il sogno di realizzare il suo progetto musicale. Si trasferisce da solo a Milano, entra in contatto e inizia a collaborare con il suo vecchio compagno di classe nonché produttore Gabriele Chiapparini, in arte Varis, (diplomato al NAM come produttore, compositore e fonico).

Nel 2017 Samu trasloca assieme a suo fratello Fabian e al suo miglior amico dʼ infanzia Kastriot Meta. I tre ragazzi cresciuti assieme si separano per un paio dʼanni per questioni legali e personali, ma si ritrovano tutti e tre assieme e nel 2018 fondano il collettivo K.F.S. che sta ad indicare “key factors (for) success” nonché le loro iniziali. Ogni membro del team svolge ruoli diversi tra cui, marketing, direzione video, styling, brand, graphic designer

L’obbiettivo del collettivo è di riuscire a trasmettere alla società la loro filosofia: circondandosi di persone positive che credono nei loro ideali e motivandosi a vicenda si può arrivare a realizzare le proprie ambizioni.

 

Nel Web:

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/bandolero_x/

FACEBOOK: https://www.facebook.com/samukfs/?notif_id=1531220571071983&notif_t=page_fan


 

FRANCESCO CAPRINI

Ufficio Stampa DIVI IN AZIONE

Via Andrea Palladio 16 – 20135 Milano

Tel. 3925970778

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divinazionemilano.it

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300 ANNI DALLA FONDAZIONE DI NEW ORLEANS, 100 DAL PRIMO DISCO "JASS", 11 DI MIDNIGHT JAZZ FESTIVAL

XI EDIZIONE 2018

“CITIES OF JAZZ”

Anche quest’anno il Jazz torna in Borsa Italiana, in occasione del Midnight Jazz Festival.

Cinque concerti e diverse iniziative culturali animeranno gli spazi del Centro Congressi di Palazzo Mezzanotte in Piazza degli Affari.

L’imminente edizione del MIDNIGHT JAZZ FESTIVAL sembra essere stata influenzata dalla kabala: 300 anni dalla fondazione della città di New Orleans, 100 anni dalla prima incisione fonografica di musica “Jass”, a opera del siciliano NICK LA ROCCA e, dulcis in fundo, poco più di 10 anni dalla prima edizione del MJF, che saranno festeggiati con la produzione di uno straordinario vinile celebrativo, dedicato al Festival e realizzato, recuperando brani musicali da registrazioni di alcune delle passate edizioni. Un sottile riferimento, tra il sacro e il profano, all’epopea avviata, nel 1917, da Nick La Rocca e dal suo quintetto THE ORIGINAL DIXIELAND JAZZ BAND.

Oltre il gioco della declinazione numerica, il riferimento progettuale della undicesima edizione è orientato a valorizzare il “sound jazz” delle origini, con riferimenti alle città di Palermo(territorio di provenienza della famiglia La Rocca), di New Orleans(che festeggia i 300 anni dalla fondazione) e la città di Milano, dove si svolgerà il festival, ospitato nel suggestivo Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana.

La storia di Nick La Rocca e del suo sogno sarà il sottile fil rouge di un ipotetico dialogo tra Palermo (Capitale della Cultura 2018), Milano e New Orleans, che si snoderà tra un video saluto, da Città del Messico, di MARCELLO PIRAS: universale luminare della storia dell’antropologia musicale, il quale introdurrà il magico legame tra la città di New Orleans e il jazz.

Nel pomeriggio di apertura, MICHELE CINQUE, giovane regista e pluripremiato film-maker, presenterà il suo film SICILY JASS, un documentario non privo di riferimenti poetici ed evocativamente filmici alla suggestiva avventura artistica di Nick La Rocca e del suo primo disco, con il quale si è ufficialmente avviata l’esperienza discografica di un genere che, all’epoca, veniva definito “jass” in senso dispregiativo.

Proprio l’oggetto “disco” sarà al centro dell’attenzione, con la presentazione di un vinile celebrativo, per i dieci anni del Festival, con un estratto del repertorio selezionato dall’archivio delle registrazioni passate: un ponte simbolico tra i cento anni dalla prima edizione del disco di Nick La Rocca e i dieci dalla prima edizione del MJF.

Il festival, inoltre, proporrà una singolare mostra di dischi originali di jazz di inizio ‘900, tratti dalla collezione privata del clarinettista Alfredo Ferrario, con un’attenzione particolare alle proposte italiane: sarà ospitata nella famosa “Taverna Ferrario” (casualità dell’omonimia) che, tra piastrelle a smalto di Giò Ponti e spettacolari resti di antiche fondamenta dell’Anfiteatro Romano, negli anni ’50, ospitava le nostre migliori esperienze jazz, con nomi come Natalino Otto, Gorni Kramer e Giorgio Gaslini.

Dal 17 al 31 Luglio, quindi, durante i quindici giorni del Festival, tutti gli spazi di Borsa Italiana saranno protagonisti e complici dell’articolato e variegato mondo del jazz, tra collezioni di vinili originali, libri, riviste, concerti e, in apertura, incontri e proiezioni.

Come tutti gli anni l’accesso sarà libero, fino a esaurimento posti, e durante le serate sarà possibile sostenere due Onlus (Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital e Associazione CAF) che saranno presenti in sala per informazioni, donazioni, etc.

Un programma più ampio di anno in anno, in linea con la volontà di Borsa Italiana di valorizzare l’eccellenza italiana attraverso arte e cultura e di aprire al pubblico le porte di Palazzo Mezzanotte e del Centro Congressi con proposte artistiche e culturali di grande valore. Oltre all’apertura al pubblico in occasione delle Giornate di Primavera del FAI, il Centro Congressi ospita ogni anno BookCity, MuseoCity e mostre nello spazio espositivo Borsa Italiana Gallery (B.I.G), concerti e conferenze in un dialogo continuo tra Borsa e la città.

 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI APERTURA

Martedì 17 Luglio

h. 18.15         Incontro con MICHELE CINQUE, autore e regista del docu-fim “Sicily Jass”

h. 18.30         Proiezione del film.

h. 19.45         Inaugurazione della mostra-installazione dei supporti fonografici e materiali                 editoriali del jazz degli anni tra il 1940 e 1950 (collezione di ALFREDO                                FERRARIO

h. 20.30         Apertura Porte

h. 21.00         Inizio del concerto dedicato ai 300 anni della città di New Orleans:

LEROY JONES & GERALD FRENCH in “TRICENTENNIAL ALL STARS, WITH ITALIAN FRIENDS”
Leggendario trombettista jazz, Leroy Jones è conosciuto come colui che mantiene viva la fiamma del jazz tradizionale di New Orleans e, dai critici, come uno dei migliori musicisti mai prodotti da questa città americana.

La musica autentica di New Orleans, quella di Louis Armstrong, Buddy Bolden, Danny Barker e di tutti gli altri grandi che hanno creato il suono ricco e caratteristico di New Orleans, trovano nel suo stile un punto di conferma e, al tempo stesso, di rinnovamento.     

Gerald French è nato e cresciuto a New Orleans, in una delle famiglie musicalmente più importanti della città, e ha suonato con il Gotha musicale di New Orleans.

La sua versatilità, il suo drumming, emozionante e festoso, e la sua generosità fanno di lui un batterista esemplare, nella migliore tradizione di New Orleans.

LeroyJones - tromba e voce

Gerald French - batteria

The Italian Friends:

Luciano Invernizzi- trombone

Alfredo Ferrario- clarinetto

Giorgio Deleo- pianoforte

Roberto Piccolo- contrabbasso 

  • Giovedì 19 luglio 2018

“CAROLINA BUBBICO ENSEMBLE”

Carolina Bubbico, pianista, cantante, compositrice e arrangiatrice, nasce a Lecce nel 1990.

La sua voce cristallina e la maestria del sound si rifanno a uno standard classico, come quello del funk-jazz, rivisitato in maniera assolutamente e consapevolmente ragionata e particolare.

Propone un repertorio di canzoni e brani, tratti dai suoi dischi con originali arrangiamenti di cover tratte dal repertorio italiano e internazionale, eseguite nel suo inconfondibile stile, aperto alle più svariate influenze musicali, dal jazz al funk, all’R&B fino al pop.

Carolina Bubbico- piano e voce

Filippo Bubbico- piano voce e synth

Luca Alemanno- basso elettrico

Dario Congedo- batteria

Emanuele Coluccia- sassofono

Alessandro Dell'Anna- tromba

Lorenzo Lorenzoni– trombone

  • Martedì 24 luglio 2018

PAOLO ALDERIGHI & STEPHANIE TRICK in" CLASSIC JAZZ ON TWO PIANOS "

Pionieri, in ambito jazz, nell’utilizzo della formula a quattro mani su una tastiera, Stephanie Trick e Paolo Alderighi sono considerati il più interessante duo pianistico specializzato nel repertorio del jazz classico. Le loro rivisitazioni di brani di Stride Piano, Ragtime, Boogie Woogie e del Great American Songbook hanno ricevuto l’approvazione degli esperti di settore e i loro spettacoli hanno raccolto numerosi estimatori tra il pubblico appassionato di jazz tradizionale e non.

Per il concerto a Palazzo Mezzanotte presenteranno una selezione di brani a due pianoforti e a quattro mani su una tastiera, tratti dai loro ultimi CD “Always” e “Broadway and More”, oltre a momenti in piano solo.

Paolo Alderighi- pianoforte

Stephanie Trick- pianoforte

  • Giovedì 26 luglio 2018

“ROSALBA PICCINNI - LA CANTAFIORISTA”

È nel 2011, anno della realizzazione dell’album “Arrivi”, pubblicato con Egea, che si concretizza la grande passione musicale di Rosalba, coltivata per anni e poi esplosa nell'incontro con il cantautorato italiano declinato in chiave jazz, con 11 brani in cui il sound pop incontra l’eleganza del jazz.

Rosalba, “La Cantafiorista”, ha saputo trasformare i suoi negozi di fiori in punti di riferimento di importanti brand di moda, editoria e, in generale, dell’establishment italiano e internazionale e per le sue composizioni floreali si ispira alle opere pittoriche dei Preraffaeliti e di Rothko, alle architetture di Achille Castiglioni e di Giò Ponti, architetto che ha lasciato alcuni segni importanti in Palazzo Mezzanotte.

Rosalba Piccinni- voce

Marco Brioschi- tromba

Guido Bombardieri- sax

Fabrizio Trullu- pianoforte

Sandro Massazza- contrabbasso

Valerio Abeni- batteria

 

Special guest:

Paolo Minzolini- chitarra

 

  • Martedì 31 luglio 2018

FABIO CONCATO & PAOLO DI SABATINO TRIO in“GIGI”


Da sempre, per voce, stile e ironia, il lavoro artistico di Fabio Concato rappresenta un eccellente punto di incontro tra una raffinatissima canzone d'autore e il grande filone della musica jazz.

Nel corso degli anni, ha saputo ritagliarsi uno spazio importante per le sue canzoni, narrando in modo molto personale le piccole grandi storie della quotidianità.

Passato dall’importante crogiolo artistico del Derby di Milano, pubblica il suo primo disco nel 1974, ma è nel 1982, con il lavoro “Fabio Concato”, che l’artista mette a fuoco il suo percorso e raggiunge il successo, confermato con l’album, omonimo come il precedente, del 1984. Figlio di una poetessa e di un musicista, Gigi, autore e divulgatore di musica jazz, il DNA di Fabio sembra essere sempre più focalizzato sul linguaggio jazz, dialogando musicalmente con esponenti importanti, tra cui Julian Oliver Mazzariello e Fabrizio Bosso.

L’amore di Paolo Di Sabatino per le canzoni di Fabio Concato è la genesi di questo ultimo progetto, a partire da qualche anno fa, rivisitando alcuni successi di Concato, arrangiandoli con sonorità vicine al jazz acustico.

Dell’ultimo disco Fabio dice «Gigi è mio padre. Ascoltava molto jazz - la sua musica preferita - insieme a quella brasiliana…per festeggiare i miei 40 anni di musica, scritta e cantata ho deciso di farmi un regalo: reinterpretare in chiave jazzistica alcune mie canzoni con l’aiuto di Paolo Di Sabatino. Gigi, chissà se ti piacerà?» (Fabio Concato)

 

Fabio Concato- voce

Paolo Di Sabatino- pianoforte

Marco Siniscalco- basso

Glauco Di Sabatino- batteria

 

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