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Articoli filtrati per data: Aprile 2019

Evento Area Nord Est

Il 14 e 28 aprile 2019 sono in programma le selezioni Area Nord Est di Rock Targato Italia al GREENWICH  di Curtarolo (PD). Un appuntamento musicale imperdibile con le nuove leve musicali del triveneto.

Sul palco del Greenwich, gli artisti eseguiranno brani originali, inediti (no cover). Caratteristica importante del concorso Rock Targato Italia, che fa la differenza e l’unicità musicale a livello nazionale: sostenere e promuovere gli artisti emergenti, sementi positive per il nuovo panorama musicale italiano. 

Rock Targato Italia si fonda sulla forte convinzione che la scena italiana è piena e ricca di talenti che meritano di essere promossi professionalmente.

Rock Targato Italia è impegnato da anni a sostenere e promuovere la musica emergente, la produzione e l’organizzazione artistica nostrana. attraverso media, social e radiotv e promuovere maggiormente eventi, concerti, spettacoli, festival, rassegne. Musica come fonte di economia e partecipazione sociale e cultura

Gli artisti emergenti selezionati per partecipare alle finali nazionali, in programma a Milano, hanno infatti la possibilità di concorrere per il premio finale, che consiste nella promozione del proprio progetto musicale su radio, testate giornalistiche locali e nazionali e social media. 

L’appuntamento è previsto per le 21.00 presso GREENWICH  (Via Sant’Andrea 8 – Curtarolo PD).

Programma Concerti

Domenica 14 aprile 2019 - ore 21.00

Domenica 28 aprile 2019 - ore 21.00

Rock Targato Italia è da sempre un contest che punta i riflettori su artisti che amano la musica e provano ad esprimersi attraverso essa. Con particolare attenzione alla creazione di opere originali e creative, è nato 31 anni fa da un’idea di Francesco Caprini e Franco Sainini, responsabili dell’ufficio stampa Divinazione Milano e dell'etichetta Terzo Millennio

COMPILATION ROCK TARGATO ITALIA

“1958 – 2018 Sessant’anni di rock Italiano”.

Quest’anno è dedicata, in parte, ai sessant’anni di storia della musica rock italiana, 1958 – 2018 e dall’altra ai gruppi emergenti contemporanei. Tra i protagonisti: ADRIANO CELENTANO, ENZO JANNACCI, TONY DALLARA, I CAMPIONI, LUIGI TENCO, FRANCO BATTIATO, JACK ANSELMI, DANIELE CHIARELLA, INSIDE THE HOLE, LO STATO DELLE COSE, MASSIMO FRANCESCON BAND, NOT, ORGANICO RIDOTTO, ROLLING CARPETS, VXA, BLANK, ANDREA DEVIS.

Come da tradizione, Rock Targato Italia dedica le copertine delle sue compilation ad opere di artisti contemporanei. Quest’anno la copertina è un’opera del pittore GIOVANNI MANZONI, intitolata “MADONNA DESNUDA”.

Ascolta la compilation su Spotify: https://open.spotify.com/album/6BwkJDabPwqQbOYe2Q7nOj

 

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B.O.S. – Back On Sunday a #RockTargatoItalia

Sono previste due belle serate al Greenvich di Curtarolo per l'evento di Rock Targato Italia. Musicisti preparati e di ottima qualità musicale. In questa occasione ecco l'intervista alla band Back On Sunday a cura dell'Ufficio Stampa DivinazioneMilano

ROCK TARGATO ITALIA area NordEst

-       Nome artista

  1. B.O.S. – Back On Sunday

-       Come vi siete avvicinati alla musica?

In tempi e modi molto diversi. Qualcuno ha iniziato assecondando la propria passione per la lirica e i musical, un altro da piccolissimo seguiva le orme dello zio che suonava nella banda del paese, un altro ancora per la necessità di completare la band dei compagni di scuola.

-       Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessita di cantare brani propri?

Dopo tanti anni trascorsi a cercare di emulare i nostri idoli, abbiamo capito che forse è meglio essere “la versione originale di noi stessi, che non la brutta copia di qualcun altro” (cit).

-       Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Potremmo definirla genericamente Pop Rock Italiano. Non ci ispiriamo a nessun genere, artista o band in particolare. Chi ascolta musica originale inevitabilmente tende a percepire somiglianze ed affinità con artisti noti. Da questo punto di vista noi speriamo di mettere in difficoltà chi ci ascolta. Ci piace dire che la nostra musica è nostra. Punto.

-       Il nome della band o il nome da artista, come nasce?

Nasce da una storpiatura in inglese del nome del chitarrista. Qualche volta abbiamo pensato di cambiarlo, ma in fin dei conti continua a farci ridere e “suona” bene.

-       durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico?

Ogni volta che risaliamo sul palco, abbiamo la consapevolezza di essere cresciuti nella tecnica, nei suoni, nell’affiatamento. E abbiamo la sensazione di riuscire a condividere con maggiore facilità la passione e le emozioni che proviamo quando suoniamo. Il nostro sogno sarebbe ricevere dal pubblico consensi immediati, ma ci rendiamo conto che spesso la musica originale, per essere capita e apprezzata, va riascoltata…quindi siamo disponibili a concedere molti bis!

-       Qual è un risultato che maggiormente vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste?

Ci piacerebbe che fosse un prodotto di qualità e al passo coi tempi ma soprattutto che in ogni brano fosse riconoscibile, con i giusti equilibri, la personalità di ognuno di noi. Speriamo di non dover fare scelte che vadano contro i nostri gusti musicali o che possano incrinare lo spirito di gruppo.

-       La musica è relazione condivisione partecipazione, lavoro, economia, svago divertimento, altro?

Qualcuno potrebbe banalmente dire: la musica è tutto. A noi piace pensare a uno dei ruoli più alti che può assumere: la musica è terapia.

-       Realizzare un singolo o CD o EP autoprodotto vi affidate ad un arragiatore? Contattate lo studio di regà istrazione?  Una volta realizzato, distribuirlo prevede un piano di lavoro, come vi organizzate?

Stiamo lavorando per realizzare il nostro primo album. Abbiamo già contattato diversi professionisti che ci stanno aiutando in fase di registrazione e che ci aiuteranno per gli arrangiamenti e la distribuzione. Siamo molto fiduciosi.

-       Il significato di etichetta indipendente? Il suo ruolo è ancora importante?, è diminuito? non serve?  è cresciuto? qual'è la tua opinione

Oggi abbiamo facilmente accesso a strumenti e risorse per produrre e distribuire musica in maniera autonoma. A parte qualche eccezione, le etichette indipendenti rappresentano ancora la garanzia per un livello minimo di qualità. E’ un mondo che conosciamo poco, se non da utenti-ascoltatori. Magari in tempi neanche troppo lontani potremmo fare qualche conoscenza interessante…

-       Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale? Sale prove, produzione discografica, promozione, organizzazione concerti. Altro?

Incentivare l’organizzazione di concerti e la promozione della musica originale. E poi obbligare per legge l’inserimento di una quota di musica inedita nei canali radio, TV, web.

-       Nei vostri sogni quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro regione di origine?

Le tre cose importanti per il nostro locale ideale sono l’acustica (strumentazione, fonico, ecc.), la birra buona e soprattutto la gente. Non importa il nome del locale…

-       Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato

Come abbiamo già detto non ci ispiriamo (almeno consapevolmente) a nessun artista in particolare. Ognuno di noi ha gusti musicali ben precisi e diversi, non c’è quasi mai convergenza di opinioni all’unanimità…a volte ci domandiamo come facciamo ad andare d’accordo. E soprattutto a suonare insieme!

Cosa pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

I talent show apparentemente sono una grande opportunità per ottenere visibilità e successo in tempi brevi. A nostro parere sono prodotti molto televisivi e molto poco musicali. I contratti che li regolamentano sono vessativi e costrittivi, e non c’è libertà di espressione.

Progetti futuri?

Realizzare l’album, fare tanti soldi e vivere in vacanza…ops, in quanti avranno risposto così??

Grazie RTI!!!

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Massimo Francescon Band, ospite a Rock Targato Italia

E' un piacere rivedere la Massimo Francescon Band, una band di grande qualità,  in concerto a Rock Targato Italia. ospiti alle selezioni in programma al Greenwich Club di Curtarolo PD  (Francesco Caprini)

MASSIMO FRANCESCON BAND

La Massimo Francescon Band nasce nel 2013 con l’intento di arrangiare e proporre dal vivo le canzoni del cantautore trevigiano Massimo Francescon. Attualmente è composta da : Massimo Francescon (voce/chitarra acustica) Alberto Turchetto (chitarra acustica/cori) Antonio Moret (chitarra elettrica) Marco Dassi (basso) Ludovico Antiga (batterie) .Nel 2014 con la canzone “Babi”, brano che tratta il problema della violenza sulle donne, la Massimo Francescon Band si aggiudica il premio “Voci Nuove” . A settembre del 2015 esce il primo lavoro del gruppo, secondo del cantautore Trevigiano, “Cuore Nero”, album che tocca i risvolti negativi che l’atteggiamento conformista e globalizzatore ha sulla nostra “moderna” società. Nel 2016 la Band produce il video “Sognando la Rivoluzione” che tratta i fatti della Scuola Diaz durante il Genova G8 2001, questo singolo vive la finale al Parco della Musica di Roma del "Premio Fabrizio De Andrè ‘16". Lo stesso pezzo
nel 2017 riceve il Premio "Botteghe d'Autore" e il Premio "Web Social Una Canzone per Amnesty International"…sempre nel 2017 la Band riceve il riconoscimento "Stefano Ronzani alla critica musicale" al Festival "Rock Targato Italia" e partecipa alla Compilation R.T.I ‘17 con il brano “Il mio Viaggio”
La M.F.B nel 2018 è stata protagonista al teatro Ariston nella finale di Sanremo Rock, vince il Premio Nazionale Sottotoni ed è presente con il singolo “Arcobaleni al Temporale” nella compilation di Rock Targato Italia ’18.

A gennaio 2019 vince il premio “La Compagnia” al Premio intitolato al compositore italiano Carlo Donida.

 

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Intervista AlchemicA a Rock Targato Italia - Greenwich Pub

Nelle prossime serate di Rock Targato Italia in programma al Greenwich di Curtarolo PD, sono presenti diverse band che si contenderanno l'accesso alle finali nazionali del contest in programma a Milano il 10 - 11 - 12 settembre al LegendClub. - di seguito l'intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano

     Nome artista:  AlchemicA

-       Come sei/siete avvicinati alla musica?

Sin da piccoli , con vari percorsi di studio , ma appunto per ognuno di noi da subito parte fondamentale del nostro percorso personale e poi di gruppo.

-       Qual'è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessita di cantare brani propri?

La necessità tramite la musica di fare una lettura del mondo e metterla  a disposizione di più persone possibili , ancora convinti che con l'arte si possa lasciare un segno tramite le emozioni.

-       Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Rock profondo – cantautorato rock.

-       Il nome della band o il nome da artista, come nasce?

Parte dall' idea della trasformazione alchemica di Jung- inquesto caso a trasformarsi sono la nostra parte più preziosa, intima- i sogni , le  emozioni che diventano oro, ovvero musica.

-       durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico?

Il massimo è quando il pubblico interagisce , percepisce il messaggio complessivo della musica e dei testi.

-       Qual'e un risultato che maggiormente vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste?

Per noi è importantissimo il messaggio , ci aspettiamo che vengano colte le profondità dei testi e quello che non vogliamo è  suonare in modo meccanico senza emozioni.

-       La musica è relazione condivisione partecipazione, lavoro, economia, svago divertimento, altro?

La musica è vita , è dna. Non è possibile vivere senza per noi .  Sicuramente richiede un duro lavoro come tutte le arti , ma sicuramente ripaga.

-       Realizzare un singolo o CD o EP autoprodotto vi affidate ad un arrangiatore? Contattate lo studio di registrazione?  Una volta realizzato, distribuirlo prevede un piano di lavoro,  come vi organizzate?

Nel nostro percorso abbiamo affrontato già produzioni , lavorando con importanti e preparate persone del settore, crediamo che ogni attore abbia il suo ruolo e nel momento che si decide di aver fiducia in uno staff , ognuno deve fare il proprio lavoro, magari confrontandosi ma rispettando i ruoli e le professionalità.

-       Il significato di etichetta indipendente? Il suo ruolo è ancora importante?, è diminuito? non serve?  è cresciuto? qual'è la tua opinione

Credo che oggi più che mai sia importante per far emergere musica che non sia solamente commerciale.

-       Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale? Sale prove, produzione discografica, promozione, organizzazione concerti. Altro?

Crediamo che la promozione a 360°  sia lo strumento per far conoscere nuovi artisti e nuove idee musicali.

-       Nei vostri sogni quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro regione di origine?

In regione stiamo suonando in molti importanti palchi – il sogno è sicuramente quello di poter fare ascoltare la nostra musica in locali con pubblico attento, qualche gradne manifestazione per la musica.

  • Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato

PFM- Pink Floyd- Cure – Timoria – Hendrix – RATM- Battisti-Area- Banco Mutuo Soccorso-CSI- Alter Bridge-RHCP

Cosa pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

Non ci piace l’ idea continua di sfida , di aggressività , mancanza spesso del rispetto dei ruoli , ovvero alunni che insultano i  professori , professori o giudici che si insultano tra loro.  L’ idea che i partecipanti siano carne da macello. Sembrano ormai spettacoli più fatti per fare pubblicità al giudice di turno che  alla promozione musicale.

 Progetti futuri?

I nostri progetti sono quelli di continuare a fare   musica inedita, stiamo lavorando ai pezzi del terzo cd della Band

AlchemicA

 

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LEONARDO in cinque voci.

LEONARDO in cinque voci.

Cinque artisti (più uno) dialogano con Leonardo da Vinci a 500 anni dalla scomparsa.

Milano, davanti alla storica LIBRERIA BOCCA in galleria Vittorio Emanuele, alle 17.30 di venerdì 12 aprile e di giovedì 18 aprile. 

S’intitola "Leonardo in cinque voci", la particolarissima performance attraverso la quale cinque artisti, accompagnati da un musicista, proveranno a dialogare con Leonardo da Vinci a 500 anni dalla scomparsa. Nulla di celebrativo né di “ingessato”, ma un vero e proprio caleidoscopio di storie e pensieri in cui ognuno dei protagonisti, prendendo il lavoro di Leonardo come punto di partenza, si avventurerà su percorsi imprevedibili dando così vita a uno stravagante incrocio di sensibilità e personalità diverse.

Autori e attori della performance saranno: Clara Bartolini, Roberto Bonfanti, Vanna Mazzei, Cristina Rossi e Ada Eva Verbena, con l’accompagnamento musicale di Jack Anselmi.

Così l’ideatrice del progetto, Clara Bartolini, presenta lo spettacolo:

Cinque artisti-poeti e un musicista, in un virtuale incontro con Leonardo, si confrontano sulla visone del mondo attuale. La performance sintetizza gli studi di Leonardo riportando il suo pensiero espresso in tante frasi premonitrici, sul tema dell'acqua, sui problemi della natura, sul corpo umano, e naturalmente sulla bellezza. Cinque diverse visioni si intrecciano e si mescolano come accade nella vita, quasi in modo surreale, come nei discorsi al bar o nei salotti, una trama frizzante che propone le diverse problematiche del nostro tempo, anticipate da Leonardo e proposte con lo sguardo di ognuno degli "attori" autori. Ogni spettatore potrà calarsi nel personaggio e nelle osservazioni che più condivide e lo rappresenta. Un momento di riflessione nel gioco delle parti, per onorare la memoria del più grande genio universale a cui l'Italia si onora di aver dato i natali, e per questo ne tiene viva la memoria.

Lo spettacolo sarà messo in scena in anteprima nel cuore di Milano, davanti alla storica libreria Bocca in galleria Vittorio Emanuele, alle 17.30 di venerdì 12 aprile e di giovedì 18 aprile.

 

FRANCESCO CAPRINI - FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l. Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Mob. 392 5970778 393 2124576 

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

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APRISCATOLE: Musicisti, cantautori, poeti, scrittori

APRISCATOLE

il 15 aprile al Legend Club di Milano

Musicisti, cantautori, poeti, scrittori 

Il 15 aprile, al Legend Club di Milano torna “Apriscatole”: una serata fra musica d’autore, poesia e narrazioni. 

“Apriscatole” è un punto d’incontro. Un luogo dell’utopia in cui sarà possibile imbattersi in artisti diversissimi fra loro accomunati solo da due punti: il desiderio di confrontarsi e l’esigenza di essere ascoltati da un pubblico che non pretenda di giudicare qualunque cosa nell’arco di venti secondi.

Musicisti, cantautori, poeti e scrittori, senza barriere di pensiero purché un pensiero ci sia.

“Apriscatole” ha un nome volutamente goffo e di scarsa attrattiva modaiola: preferiamo badare alla sostanza. Ci interessa la funzionalità. Ma, ancora di più, ci interessa il desiderio di esserci, di ascoltare e di essere ascoltati.

Ideato da Francesco Caprini (scouting, promoter) e Roberto Bonfanti (scrittore, artista), “Apriscatole” è promosso dall’Ufficio Stampa Divinazione Milano.

Il prossimo appuntamento sarà il 15 aprile al Legend Club di Milano.
Inizio spettacoli ore 21.30 puntuali.

Sul palco:

 

Info: Franco Sainini - Francesco Caprini
tel. 3925970778 - 393 2124576
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Mentre tutto cadeva - intervista a Giulio Casale. di Roberto Bonfanti

Mentre tutto cadeva - intervista a Giulio Casale.
di Roberto Bonfanti

Giulio Casale è un artista dal carisma raro ma soprattutto un uomo estremamente coerente con sé stesso e con la propria storia, capace di guardare il mondo con uno sguardo che non fa sconti e di raccontare ciò che vede attraverso una poetica tanto dolorosa quanto affascinante. Confrontarsi con lui è sempre un enorme piacere, specie dopo un album come “Inexorable” che fa i conti in modo lucidissimo con il tempo presente.

Con “Inexorable” hai scelto di confrontarti in tutto e per tutto con il tempo presente. Dai tempi degli Estra sembra che il mondo sia cambiato parecchio: il modo in cui si comunica e ci si relaziona con gli altri, il modo in cui ci si informa, e ovviamente anche ciò che ruota attorno alla musica…

Sì, tutto cambia continuamente. Infatti la canzone che chiude “Inexorable” s’intitola “Comunque resto io” proprio pensando al fatto che attorno a noi tutto chiamerebbe a continui adeguamenti e a un continuo conformarsi all’aria che tira. Anche pensando solo al mondo della musica, ciò che è cambiato maggiormente è proprio il fatto che, quando noi abbiamo cominciato, nessuno aveva l’ambizione di andare al numero uno in classifica o di essere il più cliccato o il più visto. Al contrario: tutti volevano fare una piccola rivoluzione estetica e quindi, che la declinassero nel reggae, nell’elettronica o nel power rock, in tutti c’era l’idea di lasciare un segno poetico di novità. Era quella la cosa più importante: essere veramente originali e innovativi. Oggi invece le priorità, per chi comincia a fare musica, sono altre.

Tutto questo mi sembra abbia portato anche a un appiattimento generale verso il politicamente corretto. Per esempio: un pezzo come “Nessuno” oggi sarebbe quasi impossibile da pubblicare…

Sì, infatti il così detto “indie” -che poi quest’anno era tutto a Sanremo- negli ultimi anni ha avuto un’evoluzione precisissima. Oggi sembra che ci sia un’unica possibilità e soprattutto un unico obbiettivo: quello di “funzionare” e di puntare ai grossi numeri. Invece è chiaro che qualunque ricerca estetica in senso ampio non può avere quello come obbiettivo finale. Quella può essere una conseguenza, ma non l’obbiettivo di partenza. Il successo fa piacere, ovviamente, anche se poi è una cosa pericolosa da gestire a livello personale. Anche io nel mio piccolo l’ho sentito, proprio nel periodo fra “Nessuno”, “Miele” e “Vieni”, cosa può significare essere richiesto e inseguito. Per questo mi fa sorridere quando dei ragazzini di diciotto anni mi spiegano che io sono un pirla perché non produco dei prodotti atti a diventare di massa ma mi costringo ogni volta a fare una ricerca. E’ interessante che dei diciottenni mi dicano questa cosa, no? Quasi come per dirmi: “l’hai scelto tu di restare nel ghetto. Te la sei cercata!”

Ricordo che, alla presentazione del disco precedente, avevi chiuso il concerto dicendo: “dite in giro che Estremo è tornato”. Questa volta invece ho l’impressione che non si possa parlare di un ritorno: in fondo Estremo, in questi anni, non è più andato via…

Mi piace questa considerazione. Purtroppo ci sono un sacco di fan degli Estra che non mi seguono più perché non riescono ad accettare che io continui un percorso: vogliono restare nostalgicamente fedeli a “L’uomo coi tagli”, a “Miele” e a “Risveglio”. Ma, come dicevamo prima, comunque resto io. Anche quello che faccio a teatro è molto coerente con quello che scrivo da autore o da cantautore. Tra l’altro in questo disco sono meno che mai cantautore classico: il lavoro che ho fatto con i produttori artistici testimonia proprio la volontà di togliermi dal ruolo di cantautore novecentesco seduto con la chitarra acustica. La ricerca è la stessa di sempre.

Fin dagli esordi degli Estra, quasi in ogni tuo disco c’è almeno un ritratto di donna. C’è stata Giulia, poi Hanabel, Madeleine, Nina… e nell’ultimo album c’è Bice. Tutte queste donne sembrano avere in comune un senso di decadenza o una malinconia di fondo.

Mi sono reso conto anche io di questo. È che, se devo dire una cosa che mi sembra proprio vera, profonda e dolente, mi piace che a dirlo sia una ragazza. Penso che le ragazze abbiano tutto il diritto di dire delle cose definitive, molto più dei maschi che spesso sono più inclini all’inseguimento del potere e quindi più propensi a dichiarazioni che possono essere paracule o tendere a qualcosa. Una donna invece è spietata nel senso bello della parola. Poi c’è una differenza biologica enorme che secondo me porta spesso a una verità più immediata ma anche più profonda. L’immediatezza è una categoria da cui mi tengo sempre molto distante anche nella scrittura, perché l’immediatezza prevede lo slogan e quindi la facilità e la brutalità. Ma, se a dire qualcosa di definitivo è una ragazza, io ci sto molto più attento. Per questo mi rendo conto di avere spesso messo in scena delle donne per dire delle cose molto dolorose, anche se poi non sono mai delle donne sconfitte del tutto ma sempre intrise da una sofferenza esistenziale che già rilancia a una vita vera, compiuta e adempiuta: proprio perché so che le ragazze hanno questa forza.

Credo che questo sia il disco in cui hai usato più volte la parola “amore” o in cui comunque hai girato attorno a quel concetto in tutte le possibili sfumature.

Sì, perché la battaglia è quella di cantare veramente il sentimento. In questi anni tutto è pop e quindi tutti cantano il sentimentalismo come scorciatoia senza mai dare conto del mondo, del tempo e della società. Io nella canzone più pop che abbia mai scritto canto: “salvami da questo tempo che mi ha quasi ucciso”. Questo per dire che per me non si può cantare il sentimento se non si dà conto del luogo e del tempo in cui quel sentimento si inscena. Quanto mai in questo disco ho avuto chiaro questo fatto, e potrei approfondire molto di più la cosa: potrei anche fare un disco solo di canzoni d’amore. Mi sento pronto per farlo, a patto però che non si venga mai meno alla complessità di due persone che vivono la loro storia d’amore nonostante il tempo presente e dentro il tempo presente.

Ho l’impressione che, nelle canzoni di “Inexorable”, spesso abbiano molta importanza i versi conclusivi…

Sì, è un’altra cosa che ho cercato di fare: lavorare all’interno della forma canzone, inserire pochi ritornelli, cercare delle strutture il più possibile originali e creare sempre un’intro e un’outro. Spesso la canzone è come un cortometraggio con un epilogo.

Fra gli epiloghi, mi ha incuriosito quello di “Un giorno storico”: “e neanche questa volta Alice capirà”. Sa di disillusione, no? Un po’ come dire: “io il messaggio l’ho lanciato, ma tanto so già che non verrà recepito”.

Può essere così. Tanto più che parliamo di un singolo che doveva essere proprio il brano di lancio del disco con un video e tutto quanto il resto. Eppure è una canzone particolare, brevissima, in cui il cantato dura un minuto e quaranta secondi. È un brano in cui cito una quantità di cose che succedono ogni giorno ma, mentre tutti corrono per essere i migliori, i più in vista o i più cliccati, il protagonista della canzone ha vinto il premio per la persona meno rilevante in assoluto. Ma, appunto, “neanche questa volta Alice capirà”: non capirà quanta bellezza c’è nell’orgoglio di essere il meno visto e in questo modo sottrarsi alla volgarità di questi anni. Qui si potrebbe veramente aprire un piccolo saggio, per quanto mi riguarda, ma preferisco lasciare a chi ascolta il compito di trarre le proprie conclusioni.

Oltretutto il richiamo a De Gregori è una delle tante citazioni presenti nel disco. In “Bice”, per esempio, cito i Joy Division. Nel disco precedente citavo Battiato. Credo che il mondo della canzone abbia ormai una sua classicità, per cui è bello, pur senza mai citarli nella composizione e senza mai plagiare nessuno, ogni tanto lanciare degli echi della tradizione. Soprattutto in un disco che invece a livello di composizione non deve niente a nessuno, credo. Credo sia un disco molto coraggioso.

Assolutamente sì. Oltretutto è particolare anche il modo in cui è uscito: sei partito un paio di anni fa pubblicando una canzone al mese, poi l’EP che conteneva praticamente mezzo disco e alla fine l’album intero…

Quella in realtà non era una cosa studiata a tavolino fin dall’inizio. Il percorso ha preso forma strada facendo. Dopotutto Fossati diceva: “chi si guarda nel cuore sa bene quello che vuole e prende quello che c’è”. Ma credo che nel 2019 questo valga un po’ per tutti.

Però forse il fatto che il disco si sia spalmato su un tempo così lungo ha fatto sì che ci abbiano collaborato diverse persone: prima i Norman, poi Alessandro Grazian e Lorenzo Tomio… quanto hanno influito tutte queste collaborazioni?

Tanto. Le cose belle non le fai mai da solo: c’è sempre bisogno di confronti. Io sono molto felice perché chiunque ha messo le mani sulle canzoni le ha rispettate tantissimo, però gli apporti sono stati tutti decisivi. Tutte le soluzioni che si sentono nel disco sono state trovate solo in studio dopo giorni e giorni di prove. Per questo sono molto gratificato dal fatto di non essere solo e non sentirmi solo. Questo non è il disco di un cantautore che mette due microfoni e suona le sue canzoni: è un album fatto di tanti apporti.

A proposito di percorsi particolari: “Le nostre piccole e medie imprese” è una canzone che portavi nei concerti già da un po’ di tempo e finalmente l’hai pubblicata...

Sì, ma solo sul vinile perché comunque fa parte di sessioni molto antecedenti alle altre. Per me è importante che il blocco d’ispirazione venga rispettato, per questo sul cd non ci stava: ha un suono molto diverso dagli altri brani, avendola registrata due anni prima. Però resta il fatto che quella è una delle canzoni a cui sono più affezionato in assoluto perché mi sembra che tratteggi molto bene il misunderstanding che stiamo vivendo a livello culturale: siamo tutti immersi in macro argomenti e nessuno dà conto della nostra personale individuale fatica quotidiana nell’essere imprenditori di noi stessi. Cioè nel portare a termine la giornata. Dunque le nostre piccole e medie imprese sono i nostri gesti quotidiani e la nostra nobiltà nell’essere persone dall’alba fino all’alba seguente e poi ancora e ancora. Per esempio nel primo verso canto “avendo mantenuto fede alla propria infanzia”, cioè ai propri sogni d’infanzia, quindi rimanendo non stupidamente coerente ma fedele alla propria natura e alla propria inclinazione. Questa è la vera impresa: essere sé stessi in un momento in cui chiunque sembra attratto dall’adeguarsi e allinearsi per farcela.

Chiudiamo con un ricordo: hai vinto Rock Targato Italia con gli Estra 25 anni fa, e all’epoca avevi già pezzi come “Non canto” o “L’uomo coi tagli”. Che rapporto hai oggi con quelle canzoni e che ricordo hai del concorso?

Non canto” è ancora in scaletta in questo tour, e l’ho scritta nel ’93, per cui ci sono cose che sento ancora precisissime. Al di là di questo, io ho una gratitudine immensa nei confronti di Rock Targato Italia perché noi siamo davvero figli di quell’esperienza. Pensa che la sera delle finali c’era in sala un discografico della Warner che era lì per seguire un’altra band, poi vide noi che facevamo “L’uomo coi tagli” e ci mise il biglietto da visita in mando dicendo: “quando volete, il contratto è già fatto”. E così fu, per cui tutto è iniziato lì. Noi avevamo già vinto praticamente tutti i concorsi d’Italia ed era un momento in cui si sentiva un’aria di grande apertura, ma evidentemente dovevamo vincere proprio Rock Targato Italia per arrivare a fare sul serio. Ci sono, nella vita, degli appuntamenti in cui ci devi essere. E per fortuna noi eravamo lì.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

Blog www.rocktargatoitalia.eu

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Selezioni Area Nord Est - 31/a edizione Rock Targato Italia

Il 14 e 28 aprile 2019 si svolgeranno le selezioni Nord Est della 31/a edizione di Rock Targato Italia. Tutti gli artisti eseguiranno brani inediti (no cover). Una caratteristica del concorso, promuovere artisti emergenti  e brani originali inediti. Dalle ore 20,00, al GREENWICH di Curtarolo (Padova),  artisti (tra band e solisti emergenti), selezionati dallo staff di Divinazione Milano, si alterneranno sul palco dello storico Live Club veneto per contendersi l’accesso alle fasi successive della manifestazione.

PROGRAMMA CONCERTI

14 aprile 2019 – ore 20.00

28 aprile 2019 – ore 20.00

 

 

 

 

 

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ZIGOTA a Rock Targato Italia

Domenica 14 e 28 aprile al Greenwich di Curtarolo (PD) appuntamento con le selezioni di Rock Targato Italia area Italia NordEst. Conosciamo più da vicino gli artisti in programma con delle interviste a cura dell'Ufficio Stampa DivinazioneMilano. 

Nome artista: ZIGOTA

Come vi siete avvicinati alla musica?

Indistintamente tutti da ragazzi.
Credo sia il sentire una sorta di emozione fortissima che deriva dall'ascoltare profondo, abbinato ad una necessità di voler creare.
Credo siano istinti primordiali.La musica è unione e contatto con il tutto, avere la possibilità di crearla, è per noi l'essenza del tutto.

Qual'è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessità di cantare brani propri?

La necessità di comunicare agli altri il proprio disagio cercando una sorta di comunione delle emozioni. Con parole vostre come definireste la vostra musica?Un lungo, magnifico viaggio attraverso la coscienza.

 

Il nome della band o il nome da artista come nasce?

Una "versione personalizzata" della cellula madre da cui nasce la vita. Una sorta di fonte inesauribile. Durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico? Non deve esistere la ricerca di stimoli esterni per cercare di dare il massimo, dare il massimo deve essere lo standard. Cerchiamo di arrivare alle loro coscienze attraverso il racconto dell'esperienza e del risultato di unione delle nostre.

Qual'è un risultato che maggiormente vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste?

Siamo consci di come inserirsi non sia affatto facile, ma il nostro obiettivo non è vivere la musica come un'azienda.Non abbiamo aspettative.Sono acerrime nemiche del fare e del risultato.Lo scopo è comunicare, e il motore è il bisogno di farlo.

La musica è relazione, condivisione, partecipazione, lavoro, economia, svago, divertimento, altro?

Una delle forme più pure di amore incontaminato condiviso, una delle poche cose che in questo marcio mondo riesce ad unire le persone.

Realizzare un singolo o un CD o un EP autoprodotto, vi affidate ad un arrangiatore? Contattate lo studio di registrazione?Una volta realizzato, distribuirlo prevede un piano di lavoro, come vi organizzate?

Gli arrangiatori siamo noi e lo studio di registrazione anche.Due elementi della band lavorano nel settore tecnico dell'audio, quindi puntiamo all'autoproducione in tutti i sensi almeno per quanto riguarda le registrazioni e l'edit, poi per il "lavoro fino" ovvero mix e master ci affidiamo ad un'amico che ha uno studio a New York. Per la distribuzione siamo orientati verso le piattaforme a pagamento, anche perchè per una band emergente è impensabile di distribuirlo fisicamente negli store "alla vecchia maniera". Lo showbiz con l'avvento del web ha subito radicali cambiamenti mentre il diritto d'autore è rimasto vincolato a regi decreti ed a una gestione statale malata e marcia fin dalle sue fondamenta, e questo per un emergente rappresenta un problema che non è di poco conto.

Il significato di etichetta indipendente?Il suo ruolo è ancora importante?E' diminuito?Non serve?E' cresciuto?
Crediamo abbia perso valore. Ci colleghiamo alla risposta precedente. Il web ha cambiato le carte in tavola. Fino a che il diritto d'autore non verrà rivisto in funzione del web, questo divario tra il ruolo delle etichette e l'artista secondo noi aumenterà esponenzialmente. Forse cambieremo idea quando verremo a contatto con una produzione seria. Ormai ad un certo livello ci arrivi se hai il grano, perchè oltre quel livello ( e mi riferisco alle agenzie di booking) DEVI PAGARE se vuoi vedere risultati; e questo sistema di gestione ha permesso a qualsiasi individuo di poter raggiungere dei risultati se sovvenzionato a dovere.Quindi se sei bravo o hai argomenti per il pubblico ma non hai i soldi, sei praticamente tagliato fuori, tranne rarissime eccezioni.

Cosa fareste in Italia per migliorare l'organizzazione a livello musicale?Sale prove, produzione discografica, promozione, organizzazione concerti.Altro?

Estirpare e debellare il cancro SIAE. La gestione fallimentare dello stato è il primo fondamentale problema da risolvere. In Italia c'è un sacco di gente che si sbatte per la musica mettendoci ore di lavoro, tempo e soldi e spesso per creare eventi che generano passivo, proprio perchè la sordità da parte dello stato ha raggiunto livelli inenarrabili in merito alla promozione della cultura e dell'arte da parte dei singoli o degli enti no profit. Oltre allo stato assente ed al cancro SIAE, la tv e i talent show non aiutano la diffusione della cultura musicale in modo sano. Le nuove generazioni sono sempre più vicine a cose che con la musica hanno poco a che fare. Manca una consapevolezza di base ma questo dipende dalle persone, non dalla struttura che le deve supportare.

Nei vostri sogni quali sono i locali in Italia dove vi piacerebbe suonare?e quali quelli della vostra regione di origine?

Posti come il Legend o l'Alcatrazz, inutile citarli tutti, sarebbero troppi.Sostanzialmente quelli in cui siamo andati a vedere i nostri artisti preferiti nel corso degli anni, ed il discorso vale anche per la nostra regione.

Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato?
Tutti quelli che in noi sono riusciti a suscitare un'emozione, senza distinzioni di genere.

Cosa pensate dei talent show e della musica che generalmente gira intorno?

Potremmo rispondere a questa domanda con l'ascolto di una canzone di un gruppo di nostri amici i Mr. Bernywood? Li si spiega molto bene in visione ironica quanto schifo ci faccia il fenomeno talent. Come anticipato prima,  i talent per noi, per come sono usati sono la morte della musica d'autore in particolare della musica rock.

Progetti futuri?

suonare, suonare, suonare.Dando il massimo.
Nel mentre stiamo registrando un album che una volta ultimato, ci darà la possibilità di affacciarci al mondo delle piattaforme per diffondere la nostra musica.
Tutto quello che deve venire dopo non lo conosciamo, sarà in qualunque caso il risultato delle nostre azioni.

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Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano

Il fondo di acquisizione è destinato ad opere che vanno ad arricchire la collezione di Fondazione Fiera Milano per un valore di 100.000 Euro.

La giuria - composta da Giovanni Gorno Tempini, Presidente, Fondazione Fiera Milano (Presidente di Giuria); Sarah Cosulich, Direttore Artistico, La Quadriennale di Roma; Matthias Mühling, Direttore, Lenbachhaus, Monaco di Baviera; Ernestine White, Direttrice, William Humphreys Art Gallery, Kimberley - ha selezionato le opere dei seguenti artisti: 

Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna) – Tiziana Di Caro, Napoli
Benni Bosetto – ADA, Roma
Simon Fujiwara – Dvir Gallery, Bruxelles - Tel Aviv
Francesco Gennari – Antoine Levi, Parigi
Frances Goodman – SMAC, Città del Capo - Johannesburg - Stellenbosch
Tina Lechner – Hubert Winter, Vienna
Franco Mazzucchelli – Chertlüdde, Berlino
Vasilis Papageorgiou – UNA, Piacenza
Francesco Pedraglio – Norma Mangione, Torino
Cinzia Ruggeri – Campoli Presti, Londra - Parigi
Ignacio Uriarte – gaep | Estwards Prospectus, Bucarest

Premio Rotary Club Milano Brera per l'Arte Contemporanea e i Giovani Artisti
Il premio, giunto alla sua XI edizione, è stato istituito nel 2008 come primo riconoscimento nel contesto di miart. Esso consiste nell’acquisizione di un’opera di un artista emergente o mid-career da donarsi a un’istituzione museale milanese.

Dopo un'attenta analisi la giuria - composta da Laura Cherubini, Curatrice, Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano; Christian Marinotti, Editore, Docente di Storia dell’Arte, Politecnico di Milano e ideatore del premio; Bartolomeo Pietromarchi, Direttore, MAXXI Arte, MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma - ha deciso di conferire all’unanimità il premio a June Crespo per la scultura Instruments and fetishes presentatata dalla galleria P420 di Bologna, con la seguente motivazione:

"L'artista si è dedicata particolarmente ad indagare il tema del corpo femminile, assumendo il linguaggio classico della scultura in bronzo e rinnovandolo profondamente sia dal punto di vista della tecnica che da quello dell'iconografia, in un ribaltamento delle convenzioni."

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miart 2019
5 – 7 aprile 2019
fieramilanocity
gate 5, pad. 3
www.miart.it

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