Menu

Articoli filtrati per data: Agosto 2019

PREMI ARTISTI EMERGENTI IN CONCORSO

ROCK TARGATO ITALIA

Finali Nazionali 31/a edizione

Milano dal 10 al 12 settembre al LegendClub

Gli artisti in gara sono il risultato delle selezioni nazionali svolte in diversi rock club della penisola.  Rappresentano differenti generi musicali e hanno l’obbligo di eseguire brani originali (no cover). 

Quindici band in gara che si contenderanno diversi premi. I criteri di selezione sono: la qualità, la ricerca, lo stile e l’innovazione. La giuria di qualità è composta da operatori del settore.

GRAN PREMIO ROCK TARGATO ITALIA

E’ il primo premio assoluto della manifestazione. Aggiudicato da una giuria di operatori del settore, il premio viene assegnato ai primi due classificati e consiste in una importante promozione a livello nazionale del progetto discografico e la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia che sarà pubblicata per il periodo natalizio 2019.

PREMIO STEFANO RONZANI

Il premio speciale è dedicato al giornalista tra i più geniali della scena italiana.  Curioso, preparato ed attento osservatore delle tendenze musicali, Stefano Ronzani (collaboratore di Tutto Musica e Mucchio Selvaggio), è stato tra i fondatori di Rock Targato Italia e per 10 anni direttore artistico della manifestazione. Il premio viene dato all’artista con la proposta più ricercata e sperimentale.

PREMIO SONY MUSIC ITALIA

Il premio del concorso includerà la registrazione di una demo presso gli storici studi di registrazione RCA a Milano

PREMIO SPECIALE CITTA DI MILANO

Premio Città Di Milano viene assegnato all’artista segnalato dal pubblico in sala, con la possibilità di pubblicare un proprio brano inedito, nella compilation di Rock Targato Italia.

PREMIO COMPILATION ROCK TARGATO ITALIA

Compilation Rock Targato Italia: parteciperanno i primi otto classificati e sarà pubblicata per natale 2019. La compilation sarà promossa dall'etichetta Terzo Millennio a livello nazionale, attraverso stampa, tv e radio e social nuovi media.

Leggi tutto...

Rock Targato Italia - Finali Nazionali 31/a edizione

Dal 10 al 12 settembre 2019

Al LegendClub di Milano

(Viale Enrico Fermi 98 – angolo Via Sbarbaro)

Dal 10 al 12 settembre, al LegendClub, di Milano si terranno le Finali Nazionali della trentunesima edizione di Rock Targato Italia, uno dei contest di scouting più longevi d’Italia, organizzato dall’Associazione Culturale Milano in Musica e ideato da Francesco CapriniFranco Sainini e Stefano Ronzani (giornalista musicale).

Nell’arco delle tre serate sono 15 le band provenienti da ogni parte d’Italia che, valutate da una giuria di professionisti, si contenderanno i PREMI DELLA RASSEGNA. 15 proposte capaci di spaziare fra generi diversi, dal rock più classico alla canzone d’autore fino alle nuove tendenze e all’elettronica, offrendo uno spaccato ampio e valido del panorama musicale odierno.

Questa nuova edizione non si limiterà però al concorso storico per gli artisti emergenti ma presenterà anche alcune grandi novità fra cui il ritorno delle TARGHE SPECIALI ROCK TARGATO ITALIA: sei premi esclusivi, conferiti da una giuria composta da operatori del settore musica, cinema, moda e letteratura affini al mondo di Rock Targato Italia, che verranno consegnati il 12 settembre all’interno della rassegna e andranno a rendere merito ad altrettante importantissime realtà affermate.

La giornata del 12 settembre ospiterà, nel pomeriggio, alle 15.00, anche il CONVEGNO-WORKSHOP organizzato da Divinazione Milano e dal MEI intitolato: “LE INDIES:  DAI PIONIERI AI PRODUTTORI DI OGGI, QUALE EREDITA’ E QUALE FUTURO? QUALI SPAZI ALLA DIVERSITA’ DELLA MUSICA GIOVANILE NEI PROGRAMMI E FESTIVAL TV MUSICALI DEL SERVIZIO PUBBLICO?”

Il convegno si pone come un’occasione preziosa e aperta a tutti di dialogo fra le diverse espressioni della filiera musicale, con il coordinamento di Francesco Caprini (Rock Targato Italia, Divinazione Milano) e la partecipazione di Giordano Sangiorgi (Presidente del MEI), Iaia de Capitani (Manager Premiata Forneria Marconi e Etichetta Areostella), Federico Montesanto (Presidente MIA - Musica Indipendente Associata), il cantautore Giulio Casale, la band degli RCCM, il giornalista e scrittore  Roberto Bonfanti, Piero Cassano (Matia Bazar) e altri in via di definizione.

Al centro della tre giorni milanese ci sarà però, come anticipato, il concorso, con tre serate che rappresenteranno il punto culminante di un lungo percorso di selezioni che, a partire dall’inizio dell’anno, si sono svolte in ogni regione d’Italia per portare al Legend Club gli elementi più interessanti dell’attuale sottobosco musicale.

Rock Targato Italia annuncerà dal suo blog i premi e i riconoscimenti, con un’ultima preziosissima novità nata da un’iniziativa di Francesco Caprini e Andrea Rosi (presidente Sony Italia): la possibilità per i vincitori del concorso di incidere una demo presso gli studi storici della RCA.

PREMI di Rock Targato Italia sono: GRAN PREMIO ROCK TARGATO ITALIA. PREMIO STEFANO RONZANI. PREMIO SPECIALE CITTA DI MILANO.

Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXXII edizione di Rock Targato Italia


Programma:

10 settembre -   ore 21.30:   

11 settembre -   ore 21.30:   

12 settembre

ore 15.00:

ore 17,30

consegna Premi Targhe Rock Targato Italia 2019 

ore 21.30:  

 

Biografie Artisti

 

@BLOG ROCK TARGATOITALIA.EU

 

Leggi tutto...

Biografie Artisti - Finali Nazionali 31/a edizione

Artisti in programma 10 settembre 2019 dalle ore 21,30

Educta Fais è il nome del progetto di collaborazione tra due artisti romani: Stefano Pais e Paolo Fattorini. Entrambe con e sperienze artistiche significative, come la collaborazione con l'astrofisica Margherita Hack, la vittoria a "Sanremo Rock Festival & Trend", la partecipazione ad "Un Disco per l'Estate" e al "Festivalshow". Decine di concerti in Italia e in Germania, Berlino...luogo in cui è nato il sodalizio. Fatti di cronaca o gli accadimenti personali di particolare drammaticità, sono il fulcro del progetto creativo, in cui l'accompagnamento musicale è colonna sonora, ruvida e minimale di testi senza censure, cinici e crudi che non chiedono approvazione e non usano edulcorante. Le parole, attraverso la teatralità di Stefano, diventano megafono di quelle "storie malate" che sono sempre più "storie comuni" di questi tempi. Una grancassa a scandire gli accenti più forti, una chitarra/basso per le note più cupe...essenziali gli arrangiamenti, quasi per non "nascondere" più certe verità. Fattorini educe (tirare fuori da...) Pais, ed insieme creano qualcosa che singolarmente non sono.

  • SIRIUS – (Campania, Salerno)

Il progetto Sirius MusicArtVision, nato nel 2015 da un'idea di Joe Peduto, (Guitar / Voice) e Josh Di Pasca, (Keyboards / Voice), prende il nome dalla famosa canzone di Alan Parsons Project (Sirius). Il duo campano pubblica il primo album autoprodotto,"Revenge", tra progressive, elettronica e rock, distribuito dall'etichetta digitale Tunecore con la straordinaria partecipazione di Luca Colombo. Nel 2018, un tour promozionale in giro per l'Italia con concerti, festival e concorsi importanti e le finali di Sanremo Rock ricevendo il "Premio Emersione”. Nella prima metà del 2019 è pronto il nuovo singolo "Do not Believe in Love", distribuito digitalmente da Tunecore, che anticipa l'uscita nel 2020 di un B-Side, "In the Mirror", una raccolta di nuovi e vecchie canzoni mai pubblicate.

Giovanni Giardina (drums) e Salvo La Rosa (keyboard), provenienti da generi musicali differenti, si incontrano precedentemente in una rock band inedita e decidono di formare nel 2014 un duo strumentale. Un suono dalla matrice rock, punto di incontro dei due, e dalle forti aperture alla sperimentazione, miscelato ad accenni elettronici e urla “poliglotte” da vita ai Roofsize.

Un pizzico di pop e un goccio di elettronica, su una solida base rock, immediato e diretto nato da una reunion piemontese di Paolo, Pier, Roberto e Stefano.

La costante ricerca di assimilare la musica rock in tutte le sue forme e varietà senza limiti ne confini è quello che definisce gli intenti di questi 5 ragazzi fiorentini. Direttamente dalla disciolta rock band The Cross of Paul di cui rileva l'eredità artistica, nasce la rock band REVOLUTION 0 in cui militano Martina la Rocca e Tommaso Benedetti (voce e bassista dei The Cross of Paul ) che insieme al batterista Alessandro Muru e al chitarrista Gabriele Tarchi tracciano una nuova strada nel panorama del rock d'autore avvalendosi dei testi dello scrittore poeta Massimiliano "Vantablack" Fancelli.

Il progetto Nylon prende vita nel 2014 dalla collaborazione fra Filippo Milani (voce), Davide Montenovi (chitarra) e Adriano Cancro (violoncello). La band vanta una stretta collaborazione con Roberto Re (basso) e Fabio Minelli (batteria), strumentisti noti della scena lombarda. Le diverse estrazioni dei musicisti creano un repertorio originale, in cui il genere cantautorato trova sostegno in arrangiamenti più elaborati che spesso hanno riferimenti ai generi più disparati (jazz, classica, manouche, folk, rock e hard rock). Lo spettacolo ha una forte impronta teatrale, che mira a coinvolgere in modo diretto il pubblico per non lasciarlo semplice spettatore. La band apre i concerti di artisti quali Max Manfredi, le Luci della Centrale Elettrica, Roberto Angelini, Omar Pedrini, Alessandro Grazian. Nel 2016 è stato pubblicato un EP di straculto “Antipasto Crudo”, di solo quattro canzoni distribuito esclusivamente ai concerti. Nel Gennaio 2019 è stato, infine, pubblicato il primo album dal titolo: “Quasi fosse una tempesta”. 

 

Artisti in programma 11 settembre 2019 dalle ore 21,30

La necessità di espressione in un tempo ingrato ci portò a Evolvere. Immersi nell’Alba che rischiavamo di perdere, decidemmo d’arrivare anzitempo.Era un gioco esteso a otto mani. Nell’elettrico ed elettronico a gridar pace e rabbia. Abbraccianti l’acustico la dove serviva dipingere un cielo non più così terso. Non vi erano limiti.

I SilentlesS sono una band di Roma formatasi nel 2016 da un'idea di Fabrizio e Diego, ripartiti dalle ceneri della loro precedente esperienza musicale. Con l'arrivo di Danila Sansoni alla voce, Massimo Ilari alla batteria Marina Bruni al basso (prendendo il posto di Diego) e Silvia Marino all'altra chitarra, il gruppo si consolida dando vita a brani inediti su un genere modern rock, spaziando tra sonorità oscure e richiami all'hard & heavy.

  • TREROSE - (Emilia Romagna, Modena)

I Trerose prendono forma nel 2015 da Pino Dieni, Eleonora Merz e Fabiano Spinelli come risposta ad una spinta creativa incontenibile. Il risultato è una musica pop in lingua italiana, dalle sonorità scure e con divagazioni sorprendentemente psichedeliche, suonata alla vecchia maniera con poca elettronica e tante riprese in diretta.

Tra atmosfere post-punk e chitarre blues il risultato è una sonorità trascinante che unisce ritmi serrati a testi intensi.

  • GEYSER - (Lombardia, Milano)

Il progetto Geyser nasce nel 2016 dal desiderio e dalla necessità di fare musica di quattro musicisti provenienti da differenti esperienze precedenti. Nell'estate 2017 raccolgono un anno di prove e di idee in ZERØ, album di 7 canzoni registrato presso il Mordecai Recording Studio di Carugo, che unisce liriche e melodie cantautoriali ad atmosfere rock, pungenti e di impatto.

 

Artisti in programma 12 settembre 2019 dalle ore 21,30

Il gruppo si forma a Padova nel 2011 da persone disposte a mettere a nudo la propria anima e trasformarla in musica, che hanno il coraggio di mostrare le proprie debolezze, sofferenze, gioie e desideri e trasformarle in suoni, che vogliano suonare live per condividere con altre persone le proprie emozioni, che concepiscano il gruppo musicale come una condivisione di anime per creare emozioni, senza velleità di avere leadership ma con la volontà solo di condividere, che non abbiano fretta o altri scopi che non siano creare bella musica ed emozionare.

Riccardo Autore è un autore siciliano, compositore, arrangiatore e musicista etneo attivo dagli anni 90

        ANACONDA ROCK BAND (Bari, Puglia )

La band si forma a Conversano nel lontano (quasi lontanissimo) 2000. I quattro componenti fissi della band portano avanti il progetto pop rock italiano fatto di soli brani inediti, suonando su tutto il territorio regionale e partecipando spesso anche a manifestazioni fuori regione Tantissimi i live nei locali di ogni angolo conosciuto all’umano scibile, da Conversano a Siena, da Brescia a Gioia del Colle senza sosta, fino a quando la band non decide di prendersi un periodo di riflessione nel 2011. Nel luglio 2017, con qualche occhiaia e qualche figlio in più, la band torna a produrre e proporre il pop rock che l’ha contraddistinta per un decennio. Questa formazione ha partecipato con ottimi risultati al RMI festival di Mola di Bari nell’estate 2018 e nel frattempo sta tornando a farsi apprezzare nei club locali oltre ad aver avuto il privilegio di suonare sul palco centrale del Novello sotto il Castello (Conversano 2017) e del Puglia Wine Festival (Alberobello 2018). I nostri brani attualmente sono richiedibili anche in diverse radio locali. Ad Aprile è uscito anche il nostro primo videoclip del brano “Santa”, visionabile sul nostro canale YouTube

 

La band di Treviso debutta nella primavera del 2016 da 4 musicisti sulla soglia dei 40 anni, molto diversi tra loro ma con l’unico fine di formare una rockband alla ricerca di uno stile che coniughi melodie semplici, incisive e orecchiabili, alla tecnica e alla ricercatezza delle soluzioni esecutive, adottate nelle loro

Il pesce parla: cinque individui di sesso variabile hanno deciso di creare una cover band di classiconi del country. Non conoscendo affatto il country, hanno improvvisato melodie tutto il tempo per non sfigurare gli uni con gli altri. Da qui sono nati i primi cinque brani country inediti in italiano. Ma siccome - lo si vuole ribadire - nessuno dei componenti del gruppo conosce il country, i pezzi non sono country.

Originaria da Parma la band “The Criminal Chaos” è formata da Nik Bergogni (voce), Pablo Chittolini (basso), Helder Stefanini (batteria) e Mirco Caleffi in arte “Keffia” (chitarra), Ivan Chittolini (sonorità elettroniche) Il sound ha un forte impatto rock, caratterizzato dallo strumento musicale suonato, magico, sudato e ricercato. Il debutto ufficiale dei “The Criminal Chaos” avviene con la pubblicazione del singolo Smalltown Boy” - rivisitazione della celebre hit dei Bronski Beat. La collaborazione con l’ingegnere del suono Roberto Barillari, grazie alla sua esperienza con importanti artisti (Lucio Dalla, Negramaro, Gianmaria Testa, Samuele Bersani, Stadio, Paolo Conte, Zucchero, Francesco Guccini), ha permesso ai “The Criminal Chaos” una forte crescita sonora e artistica. Per fine settembre è prevista la pubblicazione dell’album di debutto “SURREAL REALITY. Il disco contenente sette brani è prodotto in collaborazione con Fabrizio Grossi – produttore italoamericano dalle collaborazioni altisonanti con artisti del calibro di Steve Vai, Billy Gibbons/ZZ Top, Joe Bonamassa, Ice T, Dave Navarro, Steve Lukather e molti altri artisti della scena mondiale. Durante le sessioni in studio la band si è avvalsa anche della collaborazione di Fulvio Ferrari, arrangiatore e compositore, nonché tastierista di Luca Carboni, che ha contribuito alla composizione di armonie corali, creando un sound sognante e psichedelico.  Il disco è stato mixato da Fabrizio Grossi nel suo studio di North Hollywood e masterizzato da Pete Doell all’Aftermaster Studios in California.  

 

@BLOG rocktargatoitalia.eu

 

 

 

Leggi tutto...

My Amy Vice A ROCK TARGATO ITALIA - FINALI NAZIONALI

"...Si è creata la cultura delle cover e dei tributi, chi decide di proporre materiale inedito ha una strada molto più dura, perché sono pochi gli spettatori interessati a scoprire cose nuove. Di conseguenza mancano gli spazi ed i gestori dei locali che investano nei gruppi emergenti. Sicuramente in questi 20 anni la situazione è molto peggiorata. I talent show, poi, non hanno aiutato molto, trasformando il concetto di percorso artistico in un concentrato che può bruciare anche dei validi talenti..."

questo e altro raccontano i MY AMY VICE  nell'intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano. La band e in programma alla Finali Nazionali al LegendClub Milano nel mese di settembre 

  1. Nome artista My Amy Vice
  2. Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali). La storia dei My Amy Vice comincia un po’ di anni fa, quando nel 2000 ai tempi dell’università Paolo ha incontrato Pier e Roby (che già suonavano insieme) e si è unito a loro in quelli che erano i Dentro Marilyn, band nata su un progetto di cover degli Afterhours e che già aveva iniziato a produrre brani inediti è rimasta attiva sino al 2005. Dopo 10 anni di pausa, nel 2015 ci si è ritrovati e si è ripresa la strada abbandonata con un cambio di nome al progetto, per togliere quel retrogusto di coverband. Nel 2018 sono entrati in famiglia Tony e Nick che già suonavano insieme da parecchio tempo, completando una formazione classicamente rock, con voce, due chitarre, basso e batteria. Quindi il rock è la matrice principale della nostra musica, figlia di influenze varie come l’hard rock 70/80, la new wave, il grunge, il britrock e la musica elettronica.
  1. cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi, per musica originale e autentica? In Italia manca la cosa più importante, il pubblico. Si è creata la cultura delle cover e dei tributi, chi decide di proporre materiale inedito ha una strada molto più dura, perché sono pochi gli spettatori interessati a scoprire cose nuove. Di conseguenza mancano gli spazi ed i gestori dei locali che investano nei gruppi emergenti. Sicuramente in questi 20 anni la situazione è molto peggiorata. I talent show, poi, non hanno aiutato molto, trasformando il concetto di percorso artistico in un concentrato che può bruciare anche dei validi talenti.
  1. cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale? Passati i 40 anni non possiamo parlare di aspettative, non sarebbe logico. Cerchiamo di fissarci degli obiettivi sensati, come quello allargare la nostra fan base, pubblicare qualcosa di nuovo e di aumentare il numero di live, sempre con un occhio di riguardo alla qualità degli eventi più che alla quantità.
  1. Cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli? Non abbiamo mai puntato a testi impegnati, specie a livello politico. Preferiamo le storie, la quotidianità, i rapporti. Spesso i nostri testi parlano d’amore, di stati d’animo, nel bene e nel male sono uno strumento di condivisione.
  1. Nell’era digitale, pensate che cosa pensate dell’organizzazione musicale,? La storica filiera manager, etichetta, promoter serate, ufficio stampa? sia ancora necessario o altro? L’evoluzione delle cose oggi è talmente rapida che non sappiamo dire quella che sia la ricetta giusta. Sicuramente fare tutto da soli e farlo bene è difficile. Ci sono un sacco di figure importanti: il produttore artistico, il manager, l’ufficio stampa, il social media manager... il problema è come pagarli. Etichette che investano sono merce molto rara, per non dire una chimera. Rimane il gruppo ad investire su se stesso in base alle risorse che può mettere in campo.
  1. Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete? Facciamo i giovani e siamo “social”. Facebook e Instagram sono le modalità di contatto, oltre alle occasioni “live”. Non abbiamo mai impostato una strategia seria per i social, ma ci facciamo sentire. Farne una fa parte dei buoni propositi. Magari creando un “gruppo” su FB con tutti i fan per avere una condivisione migliore.
  1. Un momento memorabile come band? Visto che con la nuova formazione non abbiamo ancora avuto un momento memorabile... magari potrebbe essere vincere Rock Targato Italia... sogni a parte, possiamo raccontare un momento “memorabilmente buffo” di quando eravamo ancora “Dentro Marilyn”. Era il 3 agosto 2002, dovevamo suonare ad una tappa dell’iTim Tour a San Benedetto del Tronto. Il 2 avevamo suonato a Torino e smontata l’attrezzatura siamo partiti direttamente nella notte, temendo code da esodo fossimo partiti più tardi. Fu, comunque, un viaggio della speranza, con interminabili ore di coda fermi in autostrada ed altre numerose peripezie. Arriviamo per il rotto della cuffia, quando Red Ronnie ci dava ormai per dispersi... Prima di salire sul palco c’era l’intervista con l’allora emittente “Stream”. Non dormivamo da più di 30 ore, “ciak prima”... Paolo: “buonasera a tutti, noi siamo gli Afterhours...” dopo un attimo di gelo generale... “cosa ho detto?!? No, va beh dai, questa la tagliamo...” per fortuna non era in diretta.

 

blog rocktargatoitalia.eu 

Leggi tutto...

UNO STRANO E INFINITO SOGNO.

UNO STRANO E INFINITO SOGNO.

In questi giorni agostani, qualche amico delle Visioni mi ha rimproverato il fatto che non ho “coperto” il cinquantesimo anniversario di un evento che, per un post-hippie come me (mi ha definito così letteralmente!), dovrebbe essere un po’ come la Pasqua per un cattolico praticante. Ho ribadito, con una battuta, che non faccio il cronista, “faccio” il Visionario e, quindi, non ho nessun obbligo o necessità di stare sulla notizia. Ma, quando poi le voci si sono moltiplicate, ho dovuto abiurare alla volontà di rifarmi vivo in settembre.

L’evento a cui si fa riferimento, ovviamente, è Woodstock, un (ma potremmo usare l’articolo determinativo) happening musicale che si svolse cinquanta anni fa il 15 agosto scorso nello Stato di New York. La curiosità principale è che non si svolse a Woodstock (una cittadina della Contea di Ulster) come nell’idea di promotori e organizzatori ma a Bethel e, ciò nonostante, la manifestazione (forse perché gli era già stata attribuita il nome) venne intitolata la Fiera delle Arti e della Musica di Woodstock. Nell’idea dei quattro ideatori della “Fiera” c’era quella di reiterare una tradizione di grandi eventi musicali degli anni prima (i Sessanta avevano visto Monterey, la Summer of  Love, etc.). Inizialmente,  Lang, Roberts, Rosenman e Kornfeld (organizzatori e promotori dell’evento N.d.R.) avevano pensato di realizzare un grande studio di registrazione in zona: il posto era rurale e tranquillo, adatto a fare in modo che nessuno facesse caso al via vai di rockstars che sarebbero andate e venute. Presto però, l’idea virò verso l’organizzazione di un grande festival musicale. Così cominciarono a cercare il terreno dove realizzarlo. Dopo un batti e ribatti di richieste e mancate autorizzazioni per alcuni siti nei dintorni di Woodtsock, una motivata da una legge presunta che proibiva assembramenti oltre le cinquemila persone, la scelta cadde su Bethe; dapprima solo su un terreno di 15 acri appartenente a Elliot Tiber, repubblicano e accanito sostenitore della guerra del Vietnam (!). A seguito della richiesta degli organizzatori e del successo delle vendite dei biglietti (18 dollari l’uno, ai tempi era una cifre ragguardevole), Tiber mise a disposizione le sue buone relazioni con i vicini perché l’area venisse ampliata. A tutti, sia prima che dopo, venne promesso che al Festival non ci sarebbero state più di 50.000 persone. Alla fine, si arrivò a 500.000 presenze.

Non vi racconterò la storia, la scaletta, le band, etc. perché sono stai impiegati fiumi di inchiostro e chilometri di pellicola per raccontare l’evento e gli anedotti, le nascite, gli aborti spontanei, le due morti (una per overdose e una per un incidente con un trattore). Non vi racconterò che quando i quattro matti che si sono inventati questa iniziativa avevano cominciato non c’era un gruppo, un artista che avesse accettato di andarci. Non vi dirò che The Who si convinsero solo dopo aver sentito che i Creedence Clearwater Revival avevano accettato. Non vi racconterò delle percosse con la chitarra ad un attivista impegnato per la liberazione di John Sinclair (un giovane che era in carcere per aver tentato di vendere degli spinelli ad un agente in borghese a cui Lennon dedicò una canzone) da parte di Townshend che, finito il brano che stavano suonando, si rivolse al pubblico e disse che il prossimo che fosse salito sul palco lo avrebbe ucciso.

Vi racconterò del clima, però. Di una grandezza inaspettata. Del respiro che ebbe e del fascino che esercita ancora questo evento (come la Summer of Love, prima) dentro e fuori dagli Stati Uniti. Vi racconterò di quanti volevano che si scrivesse di una miriade di sciroccati fatti e violenti, una generazione di pacifisti perché senza spina dorsale, incapaci di impegnarsi per grandi ideali, impossibilitati ad assurgere a grandi destini. Invece, Woodstock ribadì, oltre ogni dubbio, che l’unico vero ideale perseguibile era la pace. Non c’è nessuna santità nella guerra, in nessuna guerra. Soprattutto, allora dato di cronaca, in quella del Vietnam non c’era nulla di morale o necessario: una faccenda sporca e basta.

Potrei raccontarvi di giornalisti coraggiosi che si rifiutarono di seguire la linea dei loro editori reazionari e del Festival di Pace e Musica (fu ribattezzato così) raccontarono la verità.

La verità con dentro anche il sesso libero, l’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti, la scarsa organizzazione (non ci si aspettava una così grande affluenza) dei servizi igienici e di pronto soccorso ma, quel grande anelito che parlava di una protesta ferma e determinata, ancorché pacifica. Una grande lezione da parte di una generazione che voleva cambiare il paradigma nel buio di quei tempi, che voleva restituire al mondo la speranza.

Potrei raccontarvi dello “stupro” che Jimi Hendrix fece dell’Inno Nazionale. Intervistato successivamente a chi voleva che esplicitasse il perché, Jimi avrebbe risposto: “…suona maledettamente meglio così, non trova?” Non c’era niente da spiegare, dentro all’eccesso di diminuite dissonanti, c’era la rabbia per le politiche sociali inesistenti, per la repressione dei movimenti studenteschi pacifisti e dei diritti civili da parte di una polizia violenta, e, last but not least,  la contrarietà alla guerra.

Potrei raccontarvi di quanti “suonarono” a memoria perché impossibilitati a sentire quello che stavano facendo. Successe a quasi tutti.

Preferisco però raccontarvi questo: io, nell’agosto del 1969, avevo quasi sei mesi. Molti anni dopo ho scoperto che nell’anno della mia nascita sono avvenuti due eventi epocali: la conquista della  Luna e Woodstock, appunto.

Di Woodstock ho letto tantissimo, ho visto film e documentari, interviste e testimonianze dell’epoca e più recenti. Per me è difficile capire cosa ha significato quella maratona di musica per i tempi e che cosa ci dica anche oggi. Ho colto e compreso lo sguardo di altri ma non posso averne uno mio. Forse, ne intuisco il clima, respiro quel senso di speranza, di possibilità.

Una generazione che manifestava al mondo la necessità di una potenziale e positiva discontinuità. Una generazione che non aveva paura dell’autorità costituita. Una generazione che era là, pronta a ricostruire le macerie di un’umanità persa in nome degli interessi privati, del capitalismo, dell’imposizione della realpolitik imposta dalla Guerra Fredda.

Di Woodstock, questo ho capito: prima della storia di un grande evento musicale, è la storia di un pensiero, la storia di un sogno.

Un sogno che non abbiamo mai realizzato ma che continuiamo a sognare.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

Leggi tutto...

REVOLUTION 0 in Programma alle Finali Nazionali di Rock Targato Italia

 

"Pensiamo che attualmente in Italia, ma anche in altri paesi, la musica di band emergenti abbia poco spazio, perché, essendoci ancora in attività mostri sacri della musica, il pubblico ha maggior interesse ad ascoltare e spendere per un loro disco o concerto... (REVOLUTION 0).

Abbiamo posto alcune domande alla band REVOLUTION 0 in Programma alle Finali Nazionali di Rock Targato Italia a Milano, intervista  cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano 

 

  1. Nome artista
  2. Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali)
  3. cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi?
  4. cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale
  5. cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli?
  6. Nell’era digitale, pensate che sia ancora necessario trovare un etichetta discografica che pubblichi le vostre canzoni?
  7. Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete?
  8. Un momento memorabile come band?

 

Revolution 0

Il progetto nasce tre anni fa, ma con questa formazione siamo attivi da gennaio di quest’anno.

La band è influenzata principalmente dai generi Hard Rock ed Heavy Metal (cantati rigorosamente in italiano), anche se, oltre a questi, ascoltiamo anche musica Blues, Rap e Jazz.

  • Pensiamo che attualmente in Italia, ma anche in altri paesi, la musica di band emergenti abbia poco spazio, perché, essendoci ancora in attività mostri sacri della musica, il pubblico ha maggior interesse ad ascoltare e spendere per un loro disco o concerto.

Quindi le band emergenti devono essere in grado di proporre della buona musica che sia anche nuova e saper fare un ottimo live per riuscire ad ottenere il consenso e l’interesse  degli ascoltatori.

  • In futuro speriamo di poter raggiungere grandi traguardi e di poter trasformare un grande amore in una professione.
  • Ciascuna delle nostre canzoni racconta delle storie, che possono essere una denuncia contro qualcosa che non ci sta bene o possono raccontare fatti ed eventi che capitano ogni giorno. È ovvio che la consideriamo anche una valvola di sfogo, perché componendo e suonando la nostra musica ci divertiamo e tiriamo fuori tutto quello che abbiamo dentro.
  • Pensiamo che i manager, i promoter, le etichette discografiche e gli uffici stampa siano utili, anzi dovrebbero sfruttare le nuove tecnologie per pubblicizzare e pubblicare la musica delle band emergenti.
  • Coinvolgiamo il nostro pubblico con i social network, pubblicando foto e video dei vari eventi e, ovviamente, facendoli divertire ai nostri concerti offrendo loro uno spettacolo molto Rock’n Roll.
  • Un momento memorabile è quando abbiamo fatto la nostra prima trasferta per andare a suonare a Sanremo è stata una esperienza incredibile.

 

blog rocktargatoitalia.eu

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER PARTECIPARE ALLA PROSSIMA EDIZIONE DI Rock Targato Italia

Leggi tutto...

LA DIGNITA’ DELLA PAROLA.

"LE VISIONI DI PAOLO"

LA DIGNITA’ DELLA PAROLA

di Paolo Pelizza

La musica, come sappiamo, è il linguaggio universale. Solo ascoltando la musica, noi possiamo provare emozioni e farci trasportare dentro a suggestioni e racconti solo con le note.

Perché dentro alla musica c’è una drammaturgia senza bisogno di parole. Basta ascoltare tutta la musica sinfonica, quella orchestrale delle colonne sonore di film (alcune sono veri e propri capolavori, ad esempio la soundtrack di Blade Runner) o quei brani strumentali negli album prog degli anni Settanta (suggerisco, a questo proposito, di riscoprire il bellissimo disco di Emerson, Lake and Palmer “Brain Salad Surgery”).

Detto questo, molti musicisti e compositori, hanno dato molta importanza al testo dei loro brani. Lo hanno fatto con l’approccio dei grandi letterati e poeti o con quella saggezza istintiva che solo l’uomo della strada può avere.

Lo ha fatto, per cominciare subito con il botto, Robert Zimmerman in arte Bob Dylan. Lo ha fatto talmente bene che, questa sua attitudine di scrivere grandi testi poetici, gli hanno fruttato un Nobel per la Letteratura. Il fatto non era scontato per nessuno, nemmeno per lui, tanto che nel discorso che manda all’Accademia c’è molta riconoscenza e stupore. Dylan si domanda anche se si fosse mai chiesto se le sue canzoni fossero Letteratura (la L maiuscola è voluta!) oltre al fatto che si sarebbe aspettato di vincere questo premio così prestigioso quanto che sarebbe andato sulla Luna.

Eppure, molte canzoni, hanno testi poetici o contengono messaggi importanti. Lo è, per esempio, la supplica della madre al figlio in Simple Man dei Lynard Skynard. Lei spiega al figlio seduto accanto che il segreto per essere felici è quello di prendersi il proprio tempo e di essere qualcuno che si ama e si capisce. In una parola: essere un uomo semplice.

Possiamo, per restare sul noto, comprendere la profondità del senso di colpa, nel testo di Wish you Were Here, una canzone di poco di più di tre minuti dentro alla quale c’è una consapevolezza tragica: “ti hanno convinto a barattare i tuoi eroi con gli spettri”.

O, rimanendo nel mondo della fascinazione poetica, i bei pezzi dei Maiden, ispirati dai testi di giganti come Coleridge e Tennyson. Harris e soci “rubano” e rinnovano i versi dei poeti ne The Rime of the Ancient Mariner e in The Trooper, quest’ultima, ispirata dalla poesia Charge of the Light Brigade, che racconta un evento sanguinoso ed eroico della cavalleria britannica durante la guerra di Crimea.

In questo breve pezzo pre-pausa vacanziera, non posso esimermi (tanto ve lo aspettate!) di citare la suggestiva tensione mistica del testo di Stairway To Heaven. Un viaggio lungo una scala che giace nel vento che sussurra. Andando avanti per la nostra strada, le nostre ombre saranno più alte delle nostre anime, impossibilitate a brillare. A meno che, noi si ascolti molto attentamente, la melodia che arriva fino a noi e ci fa comprendere che tutti siamo uno e uno è tutti.

Finirei con l’artista con cui ho cominciato, Bob Dylan.

“Come ci si sente? Ad essere soli. Senza conoscere la direzione di casa. Ad essere un completo sconosciuto. Come una pietra che rotola.”

Perdonatemi per la pigrizia, se invece di spacciarvi parole mie, ho usato quelle di altri. Non sarà farina del mio sacco ma, è farina buona.

Vi prometto che mi rileggete presto, ricaricate le batterie, riprenderò a raccontarvi le mie deliranti Visioni e a sproloquiare di musica e società.

Un abbraccio sincero,

il vostro Visionario vacanziero.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

Leggi tutto...

The Crystal Bricks alle Finali Nazionali di Rock Targato Italia

"...Con l'avvento dello streaming e del digitale sono venuti a mancare una grossa fetta di proventi dai supporti fisici; questo ha fatto crollare la redditività del mercato musicale che si è tradotto in una molto minore propensione al rischio da parte di produttori ed etichette. In pratica, si tende ad andare sul sicuro perché non ci sono soldi (a differenza degli anni '80 e '90) riproponendo modelli e sonorità che danno una probabilità di ritorno sull'investimento maggiore... (The Criystal Bricks)" In programma alle Finali Nazionali di Rock Targato Italia al LegendCLub. Intervista a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano. 

Nome band The Crystal Bricks 

    Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali).

 Il progetto nasce nel 2011 da un idea del cantante/chitarrista: i vari componenti della band sono stati ricercati attraverso i soliti canali disponibili in rete per tutti i musicisti. È forse la parte più difficile quella di trovare le persone giuste con le quali condividere un progetto ma alla fine dopo molte avventure siamo riusciti a trovare la giusta dimensione. Abbiamo alle spalle un LP e un EP. Inizialmente i nostri brani erano in inglese ma, nel tempo, abbiamo decisamente puntato sull’Italiano. Il genere è rock progressivo molto melodico ma questa è solo un'etichetta. Noi cerchiamo un veicolo per arrivare al cuore della gente.

Siamo costantemente alla ricerca per arrivare nel modo più efficace possibile. Veniamo da direzioni diverse e quindi le nostre influenze fanno parte di un panorama vastissimo. Per minimizzare direi U2, Muse, Queen ma veramente è tanto riduttivo. 

cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi, per musica originale e autentica?

 Con l'avvento dello streaming e del digitale sono venuti a mancare una grossa fetta di proventi dai supporti fisici; questo ha fatto crollare la redditività del mercato musicale che si è tradotto in una molto minore propensione al rischio da parte di produttori ed etichette. In pratica, si tende ad andare sul sicuro perché non ci sono soldi (a differenza degli anni '80 e '90) riproponendo modelli e sonorità che danno una probabilità di ritorno sull'investimento maggiore. Non è più come decenni addietro, quando il produttore scovava artisti che riteneva avere potenziale e li faceva crescere, oggi si punta su chi da solo ha già dimostrato di attirare persone (perché, alla fin fine, proprio di questo si sta parlando). Ma questo non è necessariamente un male.  It's a long way to the top if you wanna rock and roll... se un artista è veramente talentuoso crediamo emerga comunque prima o poi.

cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale?

Le aspettative rischiano di essere una grande fregatura. Ci focalizziamo sul viaggio, più che sulla meta.

Abbiamo raggiunto una buona alchimia e lavoriamo costantemente per migliorarci ogni momento in ogni frangente.
Il nostro obiettivo è quello di fare della buona musica e di arrivare alla gente. Per fare questo puntiamo in tutte le direzioni: concorsi, feste nelle piazze, live nei locali e pubblicazioni sui social.

La speranza è quella di riuscire a toccare il cuore della gente con la nostra musica.

    cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli?


 Ognuno di noi ha un modo suo di vivere la musica. Di certo la cosa che ci accomuna e che vogliamo trasmettere emozioni. Nei nostri brani trattiamo eventi, situazioni o emozioni che ci hanno segnato!

    Nell’era digitale, pensate che cosa pensate dell’organizzazione musicale,? La storica filiera manager, etichetta, promoter serate, ufficio stampa? sia ancora necessario o altro?

  La storica filiera oramai scarica sulla band il rischio di impresa diventando, a livello di band emergenti, una serie di attori che non sono altro che fornitori di servizi che non si assumono il rischio finanziario connesso alla bontà del loro operato. E' chiaro che in questo contesto la leva è sulla capacità di autovalutazione che hanno gli artisti emergenti, i quali sicuramente mediamente sovrastimano le proprie possibilità di successo... il problema è che la 'storica filiera' fa leva proprio su questo.

 In ogni caso, che certi canali, strumenti e metodi siano ancora necessari, quello sicuramente... il problema è trovare la qualità e l'etica nei fornitori di servizi.

    Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete?

 Beh anche su questo siamo sempre in evoluzione. Ad ogni live cerchiamo di capire cosa abbiamo fatto bene e cosa può essere migliorato. Per quanto riguarda l’aspetto social invece cerchiamo di essere sempre presenti pubblicando i nostri lavori ma anche facendoli partecipi di scene di vita e di quello che accade dietro alle quinte

    Un momento memorabile come band?

 Moltissimi, ma direi che suonare al Teatro Ariston alla Finale Nazionale di San Remo Rock fino a questo momento è stato il momento più memorabile, che potrebbe essere superato solo da una vittoria a Rock Targato Italia :-)

Grazie e buona musica

blog rocktargatoitalia.eu

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER PARTECIPARE ALLA PROSSIMA EDIZIONE DI Rock Targato Italia

Leggi tutto...

TREROSE è tra i protagonisti delle Finali Nazionali di Rock Targato Italia

"Siamo dei sognatori e la cosa che speriamo per il nostro futuro è quella di poter creare altra musica e farla conoscere a più gente possibile. Fare musica comporta un enorme investimento economico e di tempo, se la vuoi fare ad un livello professionale. La nostra speranza è quella di svincolarci da vari limiti per poterci dedicare totalmente a questa attività" (Eleonora dei TREROSE). Segue intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano. La band TREROSE è tra i protagonisti delle Finali Nazionali di Rock Targato Italia a Milano 

 

INTERVISTA AI TREROSE

chi risponde:

Fabiano – F

Eleonora – E

Pino – P

Nome artista:

         (Questa è semplice J) Trerose!

 

Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali)

E - Siamo tre persone con tre percorsi e tre caratteri molto diversi tra loro, ma tutti e tre soffriamo di quella specie di malattia-amore-ossessione per la musica, quindi nel progetto Trerose ci siamo ri-incontrati e abbiamo  condensato tutto questo, dando forma a qualcosa di nuovo, e collettivo. Pino e Fabiano si conoscono da una vita, vengono entrambi da Reggio Calabria e anche se a 20 anni Pino si è trasferito a Modena, sono sempre rimasti in contatto, condividendo i proprio percorsi musicali anche a distanza. A Modena, la musica fa incontrare me e Pino e da lì prende forma una vivace collaborazione, che porterà  Fabiano e Pino a scegliermi come voce del progetto Trerose. Il propulsore del progetto è sicuramente Fabiano che ha avuto la visione d’insieme e la caparbietà di avviare il lavoro di arrangiamento e co-composizione di Pino.

P - Le influenze musicali sono tante e diverse: dai grandi del rock come i Pink Floyd, King Crimson, David Bowie, Radiohead, e anche Morcheeba…  sul versante italiano direi Franco Battiato, Bluvertigo, Cristina Donà e, non ultimo, il nostro produttore artistico Umberto Maria Giardini, al quale siamo approdati proprio perché lo riteniamo un riferimento per l’attuale scena musicale italiana.

F – Vero. Rispetto al genere, ci chiedi, siamo convinti che il sound Trerose sia pop, con un mood riconoscibile, che può forse ricordare altre band, ma possiede una sua identità. Di fatto, il nome che abbiamo dato al nostro primo album rappresenta proprio un genere, il Pop Noir.. venature rock e un’ombra di inquietudine, per molti versi genuinamente romantico.

cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi, per musica originale e autentica?

P - Credo che il panorama musicale italiano sia abbastanza omologato. E’ difficile sentire novità stilistiche e spesso vengono privilegiati i musicisti che ricalcano il lavoro di gruppi già esistenti, magari sulla cresta dell’onda nei paesi anglosassoni, rispetto a band che portano un suono innovativo  e originale.

E - Anche gli spazi per far emergere nuovi artisti hanno la stessa tendenza, in particolare nella forma del talent televisivo che, lungi da me demonizzarlo, ha però monopolizzato il processo di scouting, creando un contesto dove, oltre alla musica, gioca un peso importante anche la spettacolarizzazione delle vite private dei concorrenti…

F - ...Manco fosse un reality! Per fortuna, resiste una “forza ribelle” che ancora si occupa di fare scouting artistico alla vecchia maniera, creando concorsi ed eventi dove si dà spazio a chi propone musica originale, inedita.

cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale?

E - Siamo dei sognatori e la cosa che speriamo per il nostro futuro è quella di poter creare altra musica e farla conoscere a più gente possibile. Fare musica comporta un enorme investimento economico e di tempo, se la vuoi fare ad un livello professionale. La nostra speranza è quella di svincolarci da vari limiti per poterci dedicare totalmente a questa attività.

F – Sì, senza dubbio la speranza, e lo scopo, è poter vivere di musica. Se un giorno saremo in condizione di farlo, sarà perché la musica e le parole saranno riuscite a toccare molte persone. Lavoriamo ora per questo… Le aspettative? Ci aspettiamo che tutti gli sforzi e l’impegno vengano in qualche modo ripagati, ma cerchiamo di non pensarci troppo, perché l’investimento, soprattutto emotivo, è alto ed il rischio di rimanere scottati c’è sempre… ma fa parte del gioco!

 

cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli?

E - Per me la musica è sorta di entità divina, uno spirito guida che mi ha accompagnato nel corso della vita, è qualcosa di prezioso che porto sempre con me e che mi trasporta altrove. E’ magia, bellezza e può essere quello che vuoi: gioia, tristezza, solitudine, condivisione, amore, protesta…è una forma di linguaggio, che veicola emozioni... Suoni e parole possono avere una forza devastante.

F – La nostra musica esprime non solo sentimenti ma parla di idee sulla vita, e narra storie. Il nostro messaggio è un invito a soffermarsi sull’ascolto, sulla percezione della bellezza, contrapposta alla superficialità. In altre parole: essere disposti a pungersi con la spina e sanguinare, pur di odorare la rosa.

  1. Nell’era digitale, pensate che cosa pensate dell’organizzazione musicale,? La storica filiera manager, etichetta, promoter serate, ufficio stampa? sia ancora necessario o altro?

P - Credo che ciò sia ancora assolutamente necessario perché per fare le cose in maniera efficace, serve avvalersi della consulenza di professionisti, persone che hanno le competenze e il giusto know-how, che supportino l’artista nella produzione e la promozione del suo lavoro. Pensiamo ad esempio a figure “nuove” come quella quella del social media manager, indispensabile per la comunicazione sui social media e in Internet.

F - Si deve tenere conto dei diversi mezzi e modalità di fruizione della musica, se no si rimane indietro e si rischia diventare fossili che parlano degli anni belli.

Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete?

E - Il mezzo che prediligiamo per comunicare con i nostri fan sono sicuramente i social, in particolare Facebook e Instagram. Ma non trascuriamo anche le email e i gruppi Whatsapp. Immancabile è il passaparola tra amici, abbiamo un buon numero di followers nella zona di Modena e Reggio Emilia...  come obiettivo futuro,  vorremmo incentivare il coinvolgimento proponendo qualche sondaggio online, in particolare per i pezzi nuovi, o promuovendo iniziative che portino i fan più affezionati nel backstage dei concerti.

Un momento memorabile come band?

P - Il periodo in cui abbiamo registrato l’album è stato sicuramente il momento più memorabile. L’atmosfera che si respirava in studio di registrazione era magica, così come lavorare con il produttore artistico, Umberto Maria Giardini è stato speciale.

E - Dopo mesi di lavoro in sala prove, finalmente abbiamo visto nascere questa creatura…”Pop Noir”... Ricordo bene la nostra emozione durante l’ascolto del master… In studio si mette in gioco tutta l’energia creativa della quale si dispone e sono giornate intense, nelle quali vivi a stretto contatto con la band. E’ una condivisione importante e noi personalmente ci siamo divertiti molto, sia in sala di registrazione che fuori, nei break e nei day-off. Poi lo studio di per sé per un musicista è un po’ un parco giochi, tutti quegli strumenti da usare, sentire la propria voce con un tecnico che la sa valorizzare. Per quel che mi riguarda, non vedo l’ora di tornare in studio a registrare pezzi nuovi!

F – Memorabile è stato il concerto di presentazione dell’album al Bombanella Soundscapes di Davide Cristiani (lo studio dove abbiamo registrato le voci e mixato) . Una performance ben riuscita (tra l’altro registrata sia in video che audio), avvolta dal calore degli amici e degli addetti ai lavori presenti.

E -  Grazie allo Staff di Rock Targato Italia, ci vediamo a Milano, a settembre! Un bacio a tutti!

 

 

blog rocktargatoitalia.eu

 

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER PARTECIPARE ALLA PROSSIMA EDIZIONE DI Rock Targato Italia

 

Leggi tutto...

EVOLVE ALBA IN PROGRAMMA ALLE FINALI NAZIONALI DI ROCK TARGATO ITALIA

EVOLVE ALBA ...A guardarlo per ora, il panorama musicale italiano attualmente è composto da troppa musica inquinata dal rapido consumo e da contenuti scarni. Con poco spazio a nuove voci e volti. Ma stiamo vivendo un periodo di transizione in nuove realtà... 

La band è in programma a Rock Targato Italia, nel mese di settembre a Milano- Intervista a cira dellìufficio stampa Divinazione MIlano

 

Nome artista Evolve Alba

  1. Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali)

Il percorso degli Evolve Alba parte nel 2018 da Nicola Lazzaro  [ Chitarra / Voce / Synth ] e Nicola Ongania [ Chitarra solista ].

Dopo un progetto di oltre 4 anni nel progressive rock metal che li ha visti suonare su numerosi palchi al Nord Italia, e lunghe esperienze nella musica inedita, decidono di formare gli Evolve Alba.

Entrambi con  influenze legate al Rock, alla musica Indie e una predizione per l'inquieta elettronica pesante. Bevendo una birra lo scorso anno dapprima conoscono il batterista Luigi Carrai  e solo successivamente la polistrumentista Melissa Sgorlon al basso.
Il gruppo si muove nel Pop Rock con influenze Alternative ed Elettroniche

  1. Cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi, per musica originale e autentica? 

A guardarlo per ora il panorama è composto da troppa musica inquinata dal rapido consumo e da contenuti scarni. Con poco spazio a nuove voci e volti. Ma stiamo vivendo un periodo di transizione in nuove realtà.

Perché in questo momento la musica italiana è su un punto di cambiamento necessario e richiesto. Esistono quindi barlumi.

  1. Cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale?

Ci aspettiamo di toglierci dal pessimo circolo vizioso dei bar con le tribute band, e suonare finalmente su posti dove apprezzano la musica indie.

  1. Cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli?

La nostra musica rappresenta la voglia di urlare al mondo che qualcosa non funziona o che funziona così bene da poterci estinguerci in fretta. Pur mantenendo chiaro l’unico faro al di fuori di una materiale esistenza, immersi nelle percezioni e nei sentimenti.

  1. Nell’era digitale, pensate che cosa pensate dell’organizzazione musicale,? La storica filiera manager, etichetta, promoter serate, ufficio stampa? sia ancora necessario o altro?

Siamo convinti che oggi sia fondamentale l'intervento dei professionisti della comunicazione piuttosto delle etichette discografiche, in quanto i nuovi media usati a dovere sono il veicolo della giusta comunicazione

  1. Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete?

Attualmente solo con i social.

  1. Un momento memorabile come band?

Quando ci siamo conosciuti ed abbiamo iniziato a creare insieme nuova musica. Arrivando a comprendere che due decadi di distacco tra i componenti era un assoluto valore aggiunto.

 

blog rocktargatoitalia.eu

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER PARTECIPARE ALLA PROSSIMA EDIZIONE DI Rock Targato Italia

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?