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I SUONI DEL SILENZIO.

di Paolo Pelizza - 

 Vivere e lavorare a Milano in questo periodo è come fare il turno di notte. C’è poca vita su questo pianeta e, fuori dal lavoro, non puoi fare nulla né vedere nessuno. La maggior parte della nostra vita la passiamo da soli. I colleghi o i compagni di scuola sono figurine animate sui monitor.

Al TG, gli esperti di turno si palleggiano teorie antitetiche, ricette più o meno deliranti e chi decide con il megafono della stampa ci dice che è colpa nostra. Cerco di stare il più lontano dalle notizie, dalle notifiche, dalla follia del momento, dallo strazio, dai sensazionalismi, da chi ci vuole curare nel prime time ma, in realtà, vuole solo catechizzarci. Si passa dalla signora di Mondello allegra negazionista (a cui va sottolineato che rete, TV e stampa hanno fatto un favore gigantesco), al “bollettino di guerra” letto con asettico piacere e all’esperto funereo che annuncia la fine del mondo. Quasi quasi mi metto a dormire nella vasca da bagno con il cane lupo, il fucile d’assalto come Will Smith in “Io Sono Leggenda” oppure credo alla signora e mi metto a ballare sulle note di un bel pezzo hip hop in piazza senza mascherina e senza distanziamento da altri cinquecento idioti … non ho ancora deciso a quale stronzata votarmi.

Ho bisogno di avere fede in qualcosa … Improvvisamente mi ricordo che oggi escono due LP interessanti.

Del primo, Power Up degli AC/DC, vi avevo anticipato il mio punto di vista parlandovi di uno dei due singoli che precedevano l’uscita del disco. Dell’altro, in teoria, non ho i titoli per occuparmene … Infatti, della musica italiana si occupa con molta competenza e partecipazione, il mio amico e collega Roberto Bonfanti. Mi perdonerà se faccio uno strappo alla regola e, con umiltà, provo a raccontarvi qualcosa … L’album è l’ultimo degli Zen Circus: L’Ultima Casa Accogliente.

Facciamo ordine. Power Up è il ritorno degli AC/DC, del loro sound originale e dei vocalismi di Brian Johnson, tornato dopo aver risolto i suoi problemi di udito. Sei anni dopo Rock Or Bust, la strizzatina d’occhio al genere da cui è partito tutto, la band australiana ci riporta nelle atmosfere di High Voltage e Back in Black. I più critici potrebbero dibattere sulla mancanza di originalità di questi ex ragazzi… Bé, se qualcuno può vantare uno stile così personale ed autentico, una storia di successi planetari (Back in Black è stato il secondo LP più venduto di sempre), un pubblico di fan e aficionados così eterogeneo (sono ascoltati anche da chi è poco interessato al rock e frequenta altri generi) se quel qualcuno esiste, allora, scagli pure la prima pietra.

Il gruppo “abbassa i coltelli” ed è la carica di sempre che passa dall’aria al nostro sistema nervoso centrale attraverso le orecchie. L’ascolto consente poche pause. Realize e Rejection partono subito energiche ed energetiche seguite da Shot in the Dark (di cui ho già scritto), per riposare si passa alla ballad (a modo loro) Through the Mists of Time. Questa quarta traccia è davvero molto bella, la sorpresa che non ti aspetti … la canzone è una delle migliori (a mio modo di pensare) scritte da Angus e Brian.

Potrei andare avanti e parlare dell’uso in controtempo della batteria (a volte sapientemente, a volte un po’ di troppo) e di altri brani come No Man’s Land che mi è piaciuta molto per l’anima blues, Kick You When You’re Down con la migliore chitarra di tutto il disco ma mi fermo qui, invitandovi ad un ascolto che vi protegge meglio del vaccino in questi tristi tempi.

Passiamo a L’Ultima Casa Accogliente degli Zen Circus. Ok … la mia stima per loro è nota. In Italia, chi non bela canzonette, non si rifugia negli amori balneari dell’adolescenza (e, magari è uno splendido cinquantenne), chi non vuole suscitare facili sentimenti parlando dell’attualità (il virus, Bibbiano, l’omofobia, l’immigrazione, etc.) senza nessuna cognizione di causa è merce molto rara. Insomma, la storia di questi ragazzi dimostra che hanno uno spessore!

La “casa” del disco è il nostro corpo che può essere senza retorica casa o prigione, che può essere abitato, che può essere svuotato e riempito.

Come nella bellissima Bestia Rara, una canzone che parla del corpo della donna, di sesso, di droga e di aborto. Un testo che sarà certamente molto controverso per la citazione di Gesù. La voce di Appino così nasale ed evocativa rende il pezzo ancora più drammatico così come la voce di Filomena (la canzone è tratta dal documentario Storia di Filomena e Antonio di Antonello Branca del 1976).

Il disco è di una crudezza spietata: non risparmia niente all’ascoltatore. Gli altri temi sono quelli della malattia, della paura e la diffidenza rispetto agli altri (vogliamo parlarne in tempo di Covid?), di ricerca di sé stessi, di quelli che ci hanno regalato quel “corpo” che può essere albergo o maledizione.

L’album sfugge musicalmente a qualsiasi etichetta. La band mischia con maestria punk, rythm’n blues, rock (anche quello italiano) e cantautorato, tutto eseguito in modo più “buttato lì” di altri loro lavori, più istintivo. Ma gli Zen suonano e questo ha un valore che è difficile non cogliere.

Gli Zen Circus si confermano un gruppo di spessore ma L’Ultima Casa Accogliente è un lavoro più immediato e prezioso.

Questi sono i suoni spezzano il mio silenzio. D’altra parte cos’è il rock se non un urlo primordiale, un grido di libertà, una scossa per le coscienze?

Alzo il volume e penso. Lo so … l’ultimo DPCM non lo prevede.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

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Gli ascolti di novembre: P.Marino, M.Parente, Kokura, ZiDima e L.Muratti. articolo di Roberto Bonfanti


articolo di Roberto Bonfanti

Mi capita spesso di sentire addetti ai lavori che si lamentano del fatto che in queste settimane stanno uscendo troppi dischi e, a onor del vero, è oggettivo che tentare di tenere il passo di tutte le uscite discografiche italiane sia ormai un’impresa impossibile. Però sarebbe stupido vedere la creatività come qualcosa di negativo e, considerato che in questa marea di prodotti sonori ci sono tantissime cose mediocri ma anche una certa quantità di belle idee che meriterebbero maggiore visibilità, forse il vero problema non è la mole delle pubblicazioni ma la penuria di riferimenti critici credibili che abbiano voglia di navigare nel torbido di queste onde e portare alla luce ciò che davvero merita attenzione.

Ho sempre pensato che Pino Marino sia uno di quei rari talenti che, in un mondo minimamente giusto, avrebbero avuto l’onere di portare avanti anche agli occhi del grande pubblico la storia della più nobile canzone d’autore italiana. “Tilt”, il suo ultimo lavoro, non smentisce questa considerazione mettendo in fila una manciata di canzoni eleganti e leggere al tempo stesso, capaci di esprimersi con immediatezza ma anche di toccare le giuste corde poetiche con una delicatezza che non lascia scampo e un’attenzione rara per ogni singola parola e ogni singola sfumatura emotiva. Un’ottima conferma per un cantautore autentico e importante.

Marco Parente, nel corso di tutto il suo lungo percorso artistico, si è sempre dimostrato, più che un semplice musicista, un’anima pura e irrequieta alla perenne ricerca di nuove forme espressive. Dopo una serie di progetti poco convenzionali, con “Life” l’artista toscano torna a sfornare un album di canzoni: canzoni dalla forma pop nel senso più imprevedibile e raffinato del termine ma dall’animo complesso e fragile, sempre intrise del senso di pulizia, poesia garbata e sottile inquietudine che è da ormai un quarto di secolo il marchio di fabbrica di ogni suo progetto. Un nuovo passo riuscito all’interno di un cammino lungo e decisamente personale.

A un ascolto distratto, le canzoni dell’album d’esordio di Kokura intitolato “I luoghi comuni” sembrano galleggiare in uno stato di serenità ovattata che, seppur con grande delicatezza, strizza quasi l’occhio all’indie-pop contemporaneo. Se si presta però un minimo di attenzione alle sfumature ci si rende conto che quella patina è come la nebbia fine di una mattina di novembre e che dietro al velo si celano un’infinità di inquietudini, fantasmi e malinconie con cui l’artista lombardo, da autentico cantautore, è bravissimo a giocare in modo sottile e per nulla autocompiaciuto. Un esordio intrigante e ricco di sfumature per un artista schivo e sincero come la sua musica.

Gli ZiDima girano ormai da qualche lustro nel più polveroso underground rock lombardo ma, per fortuna, sembrano essere ancora determinati a smentire il luogo comune secondo cui chi nasce incendiario deve per forza morire pompiere. “Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare”, nuovissima prova discografica della band, è infatti un lavoro in cui il sacro fuoco del noise arde ancora a profusione con una carica emotiva enorme. Un concentrato ad alta intensità di storie urlate e urgenza comunicativa che naviga fra chitarre distorte e ritmiche importanti in puro stile anni ’90.

Possono esserci un’infinità di strade per raccontare i giorni assurdi che abbiamo vissuto tutti durante la scorsa primavera. Lory Muratti ha scelto di farlo staccandosi da ogni forma di cronaca per concentrarsi sul senso di intimo smarrimento personale. “Lettere da Altrove” è un album molto particolare che, attraverso uno spoken word evocativo accompagnato da tappeti sonori stranianti dalle tinte ombrose, prova a tradurre in parole e suoni le inquietudini del lungo periodo di isolamento forzato vissuto sulle sponde di un lago. Un lavoro poco convenzionale che prova a lasciare una traccia dei fantasmi di un tempo in cui tutto è parso sospeso.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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"SETTE COLTELLI", il singolo di debutto di ROSASPINA, dal 14 ottobre in radio e nei webstore

Milano, 9 ottobre 2020 

COMUNICATO STAMPA 

 

SETTE COLTELLI” 

il singolo di debutto di  

ROSASPINA 

dal 14 ottobre in radio e nei webstore 

 

Il singolo è pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio 

(Edizioni: Sugar MusicMetatron PublishingDivinazione Music) 

 

Sta per arrivare in radio e in tutti i webstore “SETTE COLTELLI”, il singolo di debutto di ROSASPINA, giovane artista pop con sonorità R&B. 

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I colori dell’autunno 2020

La musica indipendente, by Rock Targato Italia

SPOTIFY: https://spoti.fi/36F5qdK 

Realizzata da: Divinazione Milano e Roberto Bonfanti (scrittore/artista)

L’autunno è iniziato da più di due settimane però, vista la vicinanza delle finali di Rock Targato Italia, era giusto fare un passo per volta rimandare di qualche giorno la pubblicazione della tradizionale playlist stagionale. Ancora una volta abbiamo provato a scattare un’istantanea di ciò che si muove nel sottobosco musicale italiano trovando l’ennesima conferma che, a dispetto dei luoghi comuni, c’è ancora molto da scoprire, fra cantautori coraggiosi, rocker tenaci, artisti fuori da ogni schema e talentuosi autori pop.

Lucio Leoni - Il fraintendimento di John Cage

Un attento osservatore delle dinamiche umane con un brano moderno e personale.

Gran Zebrù - Mr.Turn

Fra alternative rock e canzone d’autore. Chitarre sporche e malinconia.

Giovanni Lindo Ferretti - L’imbrunire

Lo sguardo chirurgico di Ferretti si posa sul 2020 e lo viviseziona.

Charles Muda - Tutta pubblicità

Trap? Pop? Rock? Punk? Forse l’unione di tutto questo. O forse qualcos’altro.

Francesco Bellucci - Stanotte uccido mio padre

Un cantautore rock dalla scrittura tanto diretta quanto stratificata e irriverente.

Roberto Casanovi - La mia calligrafia

Malinconia, poesia, delicatezza e un emozionante senso di fragilità.

Stefania Tasca - Oceano

La dimostrazione che si può suonare pop contemporaneo anche senza banalità.

Francesco Sacco - Berlino Est

Un brano raffinatissimo fra intimismo, atmosfere sognanti e aperture orchestrali sintetiche.

Rumo - Salazar

Una filastrocca surreale incastrata in un brano rap minimalissimo.

Le Rose E Il Deserto - Sabbia

La leggerezza dell’indie-pop incontra la canzone d’autore più introspettiva e minimale.

L’avvocato Dei Santi - Luci Accese

Pop dalle tinte notturne e dal retrogusto anni ’80 che non rinuncia però all’immediatezza.

Rota Carnivora - James D.

Sonorità psichedeliche a bassissima fedeltà accompagnano una filastrocca pop.

Emma Nolde - Resta

Un viaggio sincero ed elegante nell’animo di una giovanissima cantautrice.

Mastice - Preghiera

Riff di chitarra claustrofobici e ritmica massiccia. Rock, rabbia e sudore.

Emiliano Mazzoni - Senza perdere nessuno

Una voce suadente per un brano elegante nel segno della canzone d’autore.

De Mian - Senza forma

Sapore anni ’80, rock, elettronica e un pizzico di follia.

Umberto Palazzo - La riviera

Un nome storico del rock italiano ci accompagna in un viaggio balneare demodé.

Laser - Codeina

Profumo di Seattle anni ’90 per una canzone robusta e viscerale.

Riccardo Inge - Fulmicotone

Una canzone genuinamente e semplicemente pop. A volte serve anche questo.

Leanò - Autunno

Minimalismo acustico, spontaneità e tanta delicatezza.

a cura di Roberto Bonfanti (scrittore e artista) 

blog www.rocktargatoitalia.it

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