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“Another Brick in the Wall” Interpretata da THE CRIMINAL CHAOS

Dal 15 aprile la nuova straordinaria

Another Brick in the Wall

Interpretata da THE CRIMINAL CHAOS

 In radio e nei digital store

THE CRIMINAL CHAOS tornano con il nuovo singolo, interpretando a loro modo la cover dell’indiscusso capolavoro dei PINK FLOYDAnother Brick In The Wall”.

Dal 1979, anno in cui è uscito, il brano rimane uno dei più celebri ed entusiasmanti successi della storia della musica.

Il testo è denso di significati, alcuni anche molto nascosti. Si tratta di creazione e distruzione: ogni concetto espresso non è casuale.  Le negazioni si annullano producendo un’affermazione che demolisce il vecchio per costruire il nuovo.

Another Brick in the Wall” è un’opera incredibile ed è stata scelta dalla band per dare vita ad un’originalissima cover firmata The Criminal Chaos. La band, infatti, crea una nuova versione della canzone modificando alcuni suoni di strumenti utilizzati, generando così un forte senso di smarrimento.

Another Brick in the Wall” racchiude una riflessione sul mondo dell’educazione, sui sentimenti e le emozioni dei ragazzi, sull’atteggiamento degli insegnanti che si sentono portatori del mondo dei valori che la scuola dovrebbe trasmettere.

CREDITS

Produced by Fulvio Ferrari and The Criminal Chaos

Mastered by Roberto Barillari

Mixed by Roberto Barillari, Fulvio Ferrari and The Criminal Chaos

Music and Vocal Arrangements, Keyboard programming by Fulvio Ferrari

Recording engineer Roberto Barillari @Cambusa Wave – Reggio Emilia – Italy

Studio Assistant Nicolò Romani

Studio manager Giovanni Pigino

Pre-production by Giovanni Pigino and Roberto Barillari @ Criminal Chaos Studio – Felino PR - Italy

Art and design by The criminal chaos

THE CRIMINAL CHAOS

Originaria di Parma, la band The Criminal Chaos” è formata da Nik Bergogni (voce), Pablo Chittolini (basso), Helder Stefanini (batteria) e Mirco Caleffi in arte “Keffia” (chitarra), Ivan Chittolini (sonorità elettroniche).  Il sound ha un forte impatto rock, caratterizzato dallo strumento musicale suonato, magico, sudato e ricercato.

Il debutto ufficiale dei “The Criminal Chaos” avviene con la pubblicazione del singolo “Smalltown Boy” - rivisitazione della celebre hit dei Bronski Beat.

La collaborazione con l’ingegnere del suono Roberto Barillari, grazie alla sua esperienza con importanti artisti (Lucio Dalla, Negramaro, Gianmaria Testa, Samuele Bersani, Stadio, Paolo Conte, Zucchero, Francesco Guccini), ha permesso ai “The Criminal Chaos” una forte crescita sonora e artistica.

Nel novembre 2019 viene pubblicato l’album “Surreal Reality”. Il disco, contenente sette brani, è prodotto in collaborazione con Fabrizio Grossi – produttore italoamericano dalle collaborazioni altisonanti con artisti del calibro di Steve VaiBilly Gibbons/ZZ Top, Joe Bonamassa, Ice TDave NavarroSteve Lukather e molti altri artisti della scena mondiale. 

Durante le sessioni in studio, la band si è avvalsa anche della collaborazione di Fulvio Ferrari, arrangiatore e compositore, nonché tastierista di Luca Carboni, che ha contribuito alla composizione di armonie corali, creando un sound sognante e psichedelico. Il disco è stato mixato da Fabrizio Grossi nel suo studio di North Hollywood e masterizzato da Pete Doell all’Aftermaster Studios in California.

Surreal Reality” è stato anticipato dall’uscita dei singoli con videoclip “Light Vibrations” e “Chemical Days”.

Nel web

Sito: http://thecriminalchaos.com/

 

FRANCESCO CAPRINI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 02 58310655 Mob. 392 5970778 – 393 2124576

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

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“Another Brick in the Wall” Interpretata da THE CRIMINAL CHAOS

Dal 15 aprile la nuova straordinaria

Another Brick in the Wall

Interpretata da THE CRIMINAL CHAOS

 In radio e nei digital store

THE CRIMINAL CHAOS tornano con il nuovo singolo, interpretando a loro modo la cover dell’indiscusso capolavoro dei PINK FLOYDAnother Brick In The Wall”.

Dal 1979, anno in cui è uscito, il brano rimane uno dei più celebri ed entusiasmanti successi della storia della musica.

Il testo è denso di significati, alcuni anche molto nascosti. Si tratta di creazione e distruzione: ogni concetto espresso non è casuale.  Le negazioni si annullano producendo un’affermazione che demolisce il vecchio per costruire il nuovo.

Another Brick in the Wall” è un’opera incredibile ed è stata scelta dalla band per dare vita ad un’originalissima cover firmata The Criminal Chaos. La band, infatti, crea una nuova versione della canzone modificando alcuni suoni di strumenti utilizzati, generando così un forte senso di smarrimento.

Another Brick in the Wall” racchiude una riflessione sul mondo dell’educazione, sui sentimenti e le emozioni dei ragazzi, sull’atteggiamento degli insegnanti che si sentono portatori del mondo dei valori che la scuola dovrebbe trasmettere.

CREDITS

Produced by Fulvio Ferrari and The Criminal Chaos

Mastered by Roberto Barillari

Mixed by Roberto Barillari, Fulvio Ferrari and The Criminal Chaos

Music and Vocal Arrangements, Keyboard programming by Fulvio Ferrari

Recording engineer Roberto Barillari @Cambusa Wave – Reggio Emilia – Italy

Studio Assistant Nicolò Romani

Studio manager Giovanni Pigino

Pre-production by Giovanni Pigino and Roberto Barillari @ Criminal Chaos Studio – Felino PR - Italy

Art and design by The criminal chaos

THE CRIMINAL CHAOS

Originaria di Parma, la band The Criminal Chaos” è formata da Nik Bergogni (voce), Pablo Chittolini (basso), Helder Stefanini (batteria) e Mirco Caleffi in arte “Keffia” (chitarra), Ivan Chittolini (sonorità elettroniche).  Il sound ha un forte impatto rock, caratterizzato dallo strumento musicale suonato, magico, sudato e ricercato.

Il debutto ufficiale dei “The Criminal Chaos” avviene con la pubblicazione del singolo “Smalltown Boy” - rivisitazione della celebre hit dei Bronski Beat.

La collaborazione con l’ingegnere del suono Roberto Barillari, grazie alla sua esperienza con importanti artisti (Lucio Dalla, Negramaro, Gianmaria Testa, Samuele Bersani, Stadio, Paolo Conte, Zucchero, Francesco Guccini), ha permesso ai “The Criminal Chaos” una forte crescita sonora e artistica.

Nel novembre 2019 viene pubblicato l’album “Surreal Reality”. Il disco, contenente sette brani, è prodotto in collaborazione con Fabrizio Grossi – produttore italoamericano dalle collaborazioni altisonanti con artisti del calibro di Steve VaiBilly Gibbons/ZZ Top, Joe Bonamassa, Ice TDave NavarroSteve Lukather e molti altri artisti della scena mondiale. 

Durante le sessioni in studio, la band si è avvalsa anche della collaborazione di Fulvio Ferrari, arrangiatore e compositore, nonché tastierista di Luca Carboni, che ha contribuito alla composizione di armonie corali, creando un sound sognante e psichedelico. Il disco è stato mixato da Fabrizio Grossi nel suo studio di North Hollywood e masterizzato da Pete Doell all’Aftermaster Studios in California.

Surreal Reality” è stato anticipato dall’uscita dei singoli con videoclip “Light Vibrations” e “Chemical Days”.

Nel web

Sito: http://thecriminalchaos.com/

 

FRANCESCO CAPRINI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 02 58310655 Mob. 392 5970778 – 393 2124576

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12 ALBUM PER L’APOCALISSE, II PARTE.

12 ALBUM PER L’APOCALISSE

II PARTE.

“Questa è la fine/

la fine del mondo/

per cinquemila anni/

devi sicuramente averlo sentito/

Nostradamus, Gesù, Buddah e io/

Abbiamo detto che stava per arrivare/

Ora aspetta e guarda.”

Bob Geldof

 

Ve ne siete già fatti una ragione? No? Allora questa “seconda parte” è per voi! Per voi improvvisati sceriffi del “restate a casa”, per voi che non avete capito che dovete rispettare le regole, non farle rispettare, per voi che insultate chi passa sotto il balcone, per voi che cantate e suonate sul vostro terrazzo e sarebbe opportuno che scegliate meglio il repertorio, per voi che stropicciate quotidianamente Conte (Paolo, N.d.R.) e l’inno nazionale, per voi che rimarrete impressi nella nostra memoria incorniciati dal rettangolo della vostra finestra mentre massacrate Va Pensiero, per voi che avete esposto la bandiera tricolore ma era tutta tarmata perché in una scatola dai mondiali di calcio dell’82, per voi che il pane si compra tutti i giorni, per voi che avete scoperto che si può litigare per portare giù l’immondizia, per voi che ne avete approfittato per indagare e avete scoperto che quelle cose strane, rettangolari che avete sugli scaffali sono libri e non è spiacevole aprirli e leggerli, per voi che adesso siete grati al vostro cane e non il contrario, per voi avvocati divorzisti che attendete il tempo delle messi, per voi patrioti confusi dell’ultima ora, per voi neo-fulminati sulla via di Damasco, per voi fulminati e basta … questo pezzo è per voi!!!!

Continuiamo con gli ultimi sei album (non sono certo del numero …) per godersi pienamente l’Apocalisse! Godeteveli che sono gli ultimissimi! Ok … Sto mentendo!

#1. Rhymes and Reasons di John Denver. Nella vecchia Nashville, se chiedi cos’è il country, ti rispondono così: tre corde e la verità. Questo per la (spesso solo apparente) semplicità di stesure e suoni e per i testi che parlano di cose vere, quotidiane. Ma anche delle ferite, delle paure, delle perdite che fanno parte delle nostre vite. La title track dell’album recita: <<[…] la paura che è con te, non sembra finire mai […]>>. Come la nostra. Paura che raramente abbiamo provato su scala globale. L’album esce nell’ottobre del ’69 in piena Guerra Fredda e contiene capolavori del “genere” come la meravigliosa Leaving on a Jet Plane oltre a Rhymes and Reasons (espressione inglese che indica che non si vede il motivo di qualcosa).

#2. Back in Black degli AC/DC. E’ il secondo album più venduto di tutti i tempi con 50 milioni di copie. Rimase nella Billboard 200 per quasi 390 settimane e, secondo l’autorevole magazine Rolling Stone, si trova al n. 77 nella speciale classifica dei cinquecento migliori album di tutti i tempi. Realizzato dopo la morte del cantante Bon Scott a Londra, il disco esce con una copertina completamente nera (scelta inizialmente osteggiata dal discografico a cui concessero il grigio per “bordare” il nome del gruppo sulla cover) per il lutto occorso alla band. Dopo un periodo di grande indecisione sull’opportunità di continuare o meno, il gruppo arruola Brian Johnson come nuovo vocalist che curerà anche la scrittura di testi e melodie insieme ai fratelli Young. Il tema ci si chiarisce appena la puntina sfiora il vinile: l’album inizia con il suono di campane a morto. Back in Black riesce a contenere brani del calibro di Hells Bells, Shoot to Thrill, What Do You Do for Money Honey, You Shook Me (All Night Long), Rock ‘n Roll Ain’t Noise Pollution oltre alla title track. In pratica, il cinquanta per cento dei singoli di successo planetario della compagine anglo-australiana e brani che conoscono anche quelli meno interessati al genere.

#3. Splendor and Misery dei Clipping. Il disco che da me non ti aspetti… Consigliato dal mio amico Sandro, Splendor and Misery è un album hip hop ma non solo questo. Anzi, forse lo è solo incidentalmente. Andando in ordine, il gruppo di L.A. è composto dai due produttori W. Hutton e J. Snipes e dal rapper Daveed Diggs, e prende il nome da un effetto distorsivo del suono che si produce quando un amplificatore viene “forzato” a lavorare oltre la propria capacità e va in saturazione. L’album è un concept e parla di un’odissea spaziale. Suona molto diverso dagli album del genere, con abbondanti e, devo ammettere, molto interessanti escursioni ai confini di industrial, musica cosmica, space rock ed elettronica (molto curata) ma, certamente, non ho colto qualche altra influenza che pure ci sarà. Di sicuro impatto, l’utilizzo degli effetti sonori. Inutile dirvi che non si tratta di un’opera che ha il suo punto di forza nella facilità di ascolto, tuttavia l’esplorazione è straordinariamente suggestiva e credibile nel raccontare la deriva spaziale. Arriva davvero là dove nessun discepolo dell’hip hop è mai giunto prima, una nuova frontiera. La traccia che ho preferito è A Better Place. Sarà per la necessità di acquisire una qualche speranza? Speriamo di risvegliarci in un posto che sia autenticamente migliore, alla fine della “peste”, anche se temo che ci si dovrà lavorare e molto.

#4. Downward Spiral dei Nine Inch Nails. Al posto 201 della classifica già citata di Rolling Stone, per rimanere nel robotico-futuristico, vi propongo il capolavoro assoluto di Trent Razor, nel quale esplodono la sua ossessiva ricerca di suoni e la sua visione del mondo nietzschiana (e nichilista). Tra i tre album più significativi degli Anni Novanta (con Nevermind e Superunknown per noi), non solo per la sua importanza formale, Razor vi tratta temi come quello della morte di Dio, la malattia mentale, l’impotenza dell’individuo di fronte al sistema e la fragilità umana. Un concept di straordinaria potenza e originalità adatto a tempi come questi nel sottolineare il racconto della nostra impotenza.

#5. Darkness on the Edge of Town di Bruce Springsteen. Dopo il pirotecnico Born to Run, il Boss ferma la sua corsa e torna al pensiero. E’ il 1978 e l’album (il mio preferito del menestrello del Jersey) è intriso di profonde riflessioni, disperazione e atmosfere scure. Uno Springsteen di pancia che si interroga sulla vita e sul sogno ma, soprattutto, sulla vita dentro al Grande Sogno, sulle aspirazioni crollate, sulle illusioni svelate alla fine dell’inganno. Musicalmente è un album scarno ed essenziale, privo della densità sonora del precedente e le liriche sono meno evocative, più dirette e no frills. La mia traccia preferita è Badlands. Adatto a tutti, lo consiglio agli amanti del jogging ora costretti all’inattività.

#6. Lament di… E qui abbiamo un titolo per due band (lo so, sono scaltro!). Lo stesso titolo è stato usato dai londinesi Ultravox ed è uno dei due loro migliori lavori (insieme a Quartet, prodotto dal saggio George Martin) e dai tedeschi Einsturzende Neubaten (scusate la mancanza delle necessarie dieresi ma non riesco …). Molto diversi i generi e tempi. Il primo è un disco del 1984, in cui il gruppo dandy si dedicava ad un’elettronica dolente, fatta di nostalgici romanticismi e di un frullato ben riuscito tra Kraftwerk, glam rock (Bowie e Bolan, soprattutto) ed elettronica alla Eno. Sono dentro la new wave degli Ottanta della rinnovata ostilità tra superpotenze nucleari dopo il disgelo, sono gli Ottanta dei synth, dell’edonismo reaganiano e della musica prodotta con la dottrina Warner. Sono gli Ottanta dei videoclip musicali (l’inizio della fine) e Lament è sicuramente un’opera del suo tempo. Pervaso di malinconie e sturm und drang contemporanei all’epoca, è l’album che ti aspetti ma decisamente raffinato per armonizzazioni e per l’alchimia riuscita tra art rock, new romantic e pop. Decisamente più facile dei precedenti e con meno esperimenti “berlinesi”, è un misto di struggenti melodie su tessiture elettroniche. Brani migliori del disco: la title track e la famosissima Dancing with Tears in my Eyes dal refrain indimenticabile, che parla dell’ultimo ballo tra amanti prima che un’esplosione nucleare ponga fine alla loro vita e alla loro storia. L’altro (udite, udite voi che considerate che io viva solo nel passato) è del 2014 ed è ispirato alla Prima Guerra Mondiale, di cui all’uscita si celebrava il centenario. Ho visto a Villa Arconati il recital live della band tedesca: meraviglioso e denso di suggestioni con video, musica e recitazione. Impressionanti le registrazioni recuperate dagli archivi dei prigionieri di guerra chiusi nei campi d’internamento e inserite nel disco. Le registrazioni sono state unite alle composizioni con forme tipicamente rinascimentali, di cui una chiamata Lamento (da cui il titolo). Gli Einsturzende Neubaten si sono formati a Berlino Ovest nel 1980 e costituiscono una delle realtà più importanti della musica concreta, del rumorismo, dell’ industrial e del rock sperimentale.

Godetevi con l’ascolto di country, folk, esperimenti elettronici e rock, il protrarsi degli arresti domiciliari (sono certo di avervi fornito una selezione eterogenea e di qualità). Cercate di essere positivi e consapevoli ma, soprattutto, (come dice Stanislaw J. Lec) non aspettatevi troppo dalla fine del mondo.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

P.S. Mi segnalano un refuso … mi correggo colpevolmente in ritardo. Nel pezzo de Le Visioni di Paolo intitolato <<Cinquanta anni fa, tra cinquant’anni, ovvero come la storia ha qualche volta il senso dell’umorismo>>, riguardo a Van Morrison, scrivo <<Il cantautore di Belstaff>>… Ora, lungi da me voler fare pubblicità gratuita a una marca di ottimi capispalla, l’errore è dovuto a una correzione automatica bizzarra (qualcuno usandolo deve aver inserito la parola nel dizionario interno per evitare che gliela correggesse con il nome della capitale dell’Irlanda del Nord). Ovviamente Van Morrison è di Belfast, nell’Ulster, Regno Unito. Io e i miei correttori di bozze ci scusiamo per la disattenzione.

P.P.S. Auguri di pronta e completa guarigione a Till Lindemann, frontman dei mitici Rammstein ricoverato in ospedale in terapia intensiva da un po’. Apprendiamo con sollievo che non è in pericolo di vita.

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“AVERE ANNI 20” di Andrea Ettore di Giovanni

disponibile sul canale YouTube di Rock Targato Italia

la prima puntata

della rubrica “AVERE ANNI 20”

di Andrea Ettore di Giovanni

video della rubrica e la playlist con i brani selezionati:

https://bit.ly/32p3vFT

https://www.youtube.com/watch?v=I7qMDBcjWt8

Avere Anni 20” è la video-rubrica periodica curata da Andrea Ettore Di Giovanni sui singoli in uscita dal 1 gennaio 2020 in poi e sulla propria esperienza diretta come debuttante nel circuito musicale.

Si intenderà commentare una selezione (personale e soggettiva) di brani e rispettivi artisti della scena musicale italiana odierna (e a venire) tramite una playlist aggiornata settimanalmente, cercando di intuire quali saranno i nuovi talenti e chi, tra i nomi già noti nel panorama emergente, assurgerà a ruolo di stella.

In secondo luogo si racconteranno e commenteranno, come in un diario, i meccanismi e i dietro le quinte dell’industria musicale, proponendoli dal punto di vista duplice di chi li ha sempre finora scrutati da lontano, come ascoltatore, ma che adesso vi è dentro come artista.

BIOGRAFIA

Andrea Ettore Di Giovanni è un commediografo, artista, uomo di teatro e cantante del gruppo “Il Pesce Parla, con il quale ha vinto la 31 edizione di Rock Targato Italia.  

IL PESCE PARLA è una band pavese formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce),

Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria).

A causa delle differenze di influenze musicali personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, ma vi è sempre la costante ironica nei testi.

NEL WEB:

Facebook: https://www.facebook.com/andrea.e.giovanni

Instagram: https://www.instagram.com/teucoblonde/

 

FRANCESCO CAPRINI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 – 392 5970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

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