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Francesco Caprini

Francesco Caprini

La Nemesi a Rock Targato Italia - Roma

La Nemesi a Rock Targato Italia in programma a Roma sono tra i protagonisti della nuova scena musicale. Intervista a cura dell'Ufficio Stampa @DivinazioneMIlano

 

tra i protNome artista: La Nemesi

- Come vi siete avvicinati alla musica?

La musica era già dentro di noi

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?  

6  Ci siamo conosciuti casualmente, abbiamo prenotato per errore la stessa sala prove, nello stesso giorno, alla stessa ora....

 - Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Non conforme

- Come nasce il nome della band? 

Da innumerevoli brainstorming in birreria

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

E basta con questi cadzo di maneskin!

- Avete già fatto dei live?

No

E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Continuate così!

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?

Club ground e underground

e quali quelli nella vostra regione di origine?

Club underground ma anche ground

-  Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Chiusura definitiva dei locali i cui titolari ti chiedono "quanta gente portate?"

- Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

Rimandati a settembre

-  Quali sono i vostri progetti futuri?

Invitare a cena Miriam Leone e dopo cena.... un live infinito al Tunnel di Milano

GECO a Rock Targato Italia - 6 maggio Roma

Geco suonerà nell'ambito delle serate di Rock Targato Italia in programma a #Roma al Quid Centro Culturale il il 6 maggio. Un appuntamento importante per gli artisti emergenti. Intervista a cura dell'ufficio stampa @DivinazioneMilano

il nome del gruppo e' GECO

- IL gruppo è formato da due elementi, da  me (Giulio Tomei) e Loris Regoli. E' la strada che ci ha presentato.                                                       

- I miei genitori mi hanno trasmesso la passione per la musica classica iscrivendomi da piccolo in una scuola privata per iniziare con lo studio del pianoforte. Da adolescente ho voluto intraprendere il percorso musicale da autodidatta. Loris, ispirato da diversi generi musicali, ha iniziato per pura attrazione verso lo strumento. 

- IL nome del gruppo nasce perché un simpatico Geco abita la nostra sala prove e per noi ha rappresento da subito uno spirito guida.                                             

- In generale nella nostra musica amiamo trattare argomenti seri, temi attuali che riguardano tutti. Il nostro genere nasce dalla fusione di vari stili, quindi, definirei la musica dei Geco con il termine ''World''.                             

- Ci piacerebbe suonare naturalmente nei luoghi che contano ma anche in quelli che contano meno,perché a nostro avviso è la musica che fa il posto.                                           

- Si!Abbiamo già suonato dal vivo e sembra sia andata bene o almeno così dicono le persone presenti (che ringraziamo).                   

- Per quanto riguarda i talent, se si tratta di opportunità vere che ben vengano,al contrario, se si tratta di format costruiti a mestiere per illudere persone talentuose allora non fanno per noi.

-  I social network oggi giorno diventano fondamentali per curare l'immagine di una band. 

- Come alzare il livello della musica italiana? Investire per creare reali opportunità così da far emergere chi tra mille difficoltà non riesce a farlo, perchè penso che è proprio nell'underground che si annida la qualità e se rimane sotterrata nessuno mai potrà goderne.                                                 

- Per quanto riguarda il futuro dei Geco ce lo auguriamo roseo e longevo vista la volontà e la quantità di idee che ci frullano per la testa.

 

 

Negrita, Zen Circus e Volwo: Tre album per aprile 2018

Tre album per aprile 2018: Negrita,  Zen CircusVolwo
[avere vent’anni ieri, oggi e forse mai]
articolo di Roberto Bonfanti

L’ultima volta che ho visto i Negrita in concerto è stato nel 2000 ad Arezzo Wave: io avevo vent’anni e loro, nello stadio della loro città natale, celebravano il culmine del periodo d’oro che aveva seguito l’uscita di “Reset”. Probabilmente hanno ragione Pau e compagni quando cantano che “la rivoluzione è avere vent’anni” e che molte cose non potranno più tornare, tanto è vero che il primo passo per poter apprezzare il nuovo lavoro della band è proprio dimenticarsi di quegli anni, di quell’energia e di quel sound. Una volta liberata la mente da possibili paragoni col passato, “Desert Yacht Club” si fa apprezzare per quello che è: un disco dal gusto metropolitano in cui i Negrita mettono a nudo i propri pensieri in modo onesto ma soprattutto vanno alla ricerca di nuove strade espressive per nulla prevedibili miscelando elettronica, pop inquieto, folk e molte altre contaminazioni che arrivano fino al reggae e al funky.

I ventenni del 2018 sembrano invece il pubblico di riferimento a cui hanno scelto di rivolgersi gli Zen Circus con il loro rock fresco e sbarazzino che, nonostante l’introduzione degli archi in diversi brani, mantiene pressoché inalterato l’approccio musicale a cui la band toscana ci ha abituato negli ultimi anni. Il fuoco in una stanza si presenta come un disco discontinuo ma estremamente sincero in cui Appino e compagni riescono a raccontare in modo immediato un mondo fatto di drammi familiari, tormenti tardo adolescenziali filtrati attraverso l’occhio di chi ha qualche anno in più e riflessioni personali intergenerazionali a cavallo della nuova linea d’ombra dei quarant’anni (“a vent’anni pensavo che non sarei stato mai come voi […] poi un gran mal di testa e gli amici drogati si sposano”).

Il nome dei Volwo difficilmente potrà ricordare qualcosa ai ventenni di oggi, considerato che Pasquale Defina ci ha messo quasi sedici anni a dare un seguito all’esordio del progetto pubblicato nel 2002. “Dieci viaggi veloci” è un disco spigoloso e denso di sostanza che sfugge a ogni etichetta e che, fra loop, sax e chitarre, scorre indolente affascinando con classe e personalità, lasciandosi arricchire anche dalle collaborazioni preziose ma mai invadenti di personaggi come Paolo BenvegnùLuca Gemma e Rachele Bastreghi. Si racconta di viaggi e migrazioni, ma lo si fa in modo disincantato e dolente, con un approccio che non ha per fortuna nulla a che vedere con la melassa riversata abitualmente sul tema dalla “generazione erasmus” ma che, al contrario, sembra richiamare l’immaginario dei narratori del ‘900 e la poesia di Emanuel Carnevali.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

BLANK a Rock Targato Italia - Roma

dal 22 #aprile al 13 maggio 4 appuntamenti live con le Finali di Rock Targato Italia area Sud e Centro #Italia, tra i protagonisti delle serata il gruppo BLANK in programma la sera del 13 maggio. al #QuidCentroCulturale di #Roma.

Intervista a cura dell'ufficio stampa @DivinazioneMilano

Nome artista BLANK

# Come vi siete avvicinati alla musica?

“Da piccolino, in casa avevo una vecchia chitarra classica scassata di mio zio. Mi guardava ogni volta che ci passavo davanti. Alla fine non ho resistito e ho iniziato a strimpellarla...violentemente! Poi ho capito che forse tutta quella violenza la dovevo sfogare su un altro strumento: la batteria. E fu colpo di fulmine.” Dice Mick, il batterista, nella cui storia ci riconosciamo un po’ tutti.

# Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

Quattro componenti. Ci conosciamo da svariati anni, alcuni di noi da decenni, dalle medie, e viviamo in città vicine. Alcuni sono stati amici al di fuori della musica, altri lo sono diventati tramite la band, fatto sta che ora è un bel matrimonio a quattro e funzioniamo molto bene: ognuno svolge un compito ben preciso ed è insostituibile.

# Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Estremi che entrano in contatto. Cerchiamo di dare ai classici schemi rock una nuova prospettiva, espandendone le possibilità sonore e compositive tramite l’uso dell’elettronica, ma senza scordare cosa lo rende unico e potente: la capacità di scuoterti e farti venire la pelle d’oca, senza mezze misure. Ci piace l’alternanza di suoni e momenti extra-ruvidi con altri dolci e melodici. Anche per questo, magari un po’ controcorrente, ci piace avere un feel più punk, semplice e live e non associarci a quel filone più “elettronico/computerizzato” tipo dubstep e affini.

# Come nasce il nome della band?

In inglese, che di fatto è la nostra seconda lingua, blank significa “vuoto” e allo stesso tempo “da riempire”, “nuovo”. Blank sheet significa “foglio bianco”. Per certi versi ci sembra di vivere in tempi in cui è facile sentirsi vuoti o addirittura svuotati, di senso e di ideali. Il nostro nome quindi, serve a fotografare questo concetto, ed insieme a ricordarci che tutto può essere re-indirizzato verso qualcosa di nuovo, magari positivo, magari migliore. È un foglio bianco pronto ad essere scritto, se vogliamo, nel migliore dei modi.

# Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

Non siamo di quelli che pensano che la musica sia morta, anzi, ci sono esempi molto numerosi di musica che ci entusiasma, e ci sono lavori che rimarranno nella storia insieme ai grandi classici dei decenni scorsi. È ovvio che non bisogna fare gli schizzinosi, etichettare, fare confronti sterili col passato.
I talent (almeno in Italia) creano personaggi che nonostante le doti tecniche o l’appeal, mancano completamente di contenuto e di un messaggio. Personaggi che spesso ricalcano spudoratamente le orme di altri artisti stranieri, proposti ad un pubblico molto poco esigente. È un processo che oltretutto sponsorizza l’ideale del successo fine a se stesso. Questo è un male per la musica, perchè anche quei pochi che hanno talento si accontentano alla fine (che è in realtà il loro esordio musicale) della notorietà, non mettendo a frutto il proprio potenziale e producendo materiale mediocre. È semplicemente uno show, e va bene, ma non dimentichiamoci che la musica sta soprattutto da altre parti.

# Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Abbiamo fatto alcuni live, anche se il progetto è abbastanza nuovo. I feedback sono positivi, e i fan vengono travolti dalla nostra energia malgrado la nostra musica non sia per tutte le orecchie: la gran parte delle canzoni, nonostante l’elettronica un po’ spinta, è melodica, quindi il tempo del live sembra passare bene!

# Quali sono i locali in Italia dove vi piacerebbe suonare? e quali quelli nel vostro regione di origine?

Ci piacerebbe suonare ovunque ci sia un pubblico aperto alle nostre sonorità meno classiche e acustiche. Vorremmo provare agli eventi artistici, alle esibizioni di tutto ciò che costituisce una novità, una sperimentazione e riflette il nostro immaginario elettronico/tecnologico, magari coniugando la nostra musica ad effetti visivi particolari. Certo non disdegneremmo di aprire ai Foo Fighters ;)

# Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Sta venendo meno la cultura della musica dal vivo, ci sono sempre meno concerti, meno locali attrezzati, meno eventi e come conseguenza anche l'interesse degli ascoltatori sta morendo. Questo è un grosso male! Sicuramente bisognerebbe agevolare la promozione di eventi quali festival e rassegne, riportare la musica dal vivo non solo nei locali di nicchia ma anche in contesti "nuovi" come mostre e fiere. Si potrebbero magari creare padiglioni e sale da concerto, non necessariamente giganti ma a portata di piccole e medie band, così che organizzare eventi in queste strutture possa essere meno impegnativo e meno costoso.

# Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

Per i piccoli artisti è la nuova chance per emergere e crearsi una reputazione. Purtroppo prevede sforzi a livello di tempo e costi che potrebbero essere impiegati dai musicisti in altro modo (vedi fare musica migliore). D’altra parte è anche un modo per conoscere e raggiungere un pubblico mondiale che non avresti potuto raggiungere altrimenti, anche se si ottiene tramite questo meccanismo perverso del follower e dei like. L’invenzione dello streaming ha arginato il problema della pirateria e permette di conoscere piccoli artisti che non avrebbero avuto visibilità altrimenti. È un gioco che va giocato per forza.

# Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo un album in canna e presto uscirà il nostro terzo singolo, video compreso. Ci divertiamo, e continueremo a comporre e suonare finche il vento non cambia, poi chi lo sa.

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ROCK TARGATO ITALIA
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