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Francesco Caprini

Francesco Caprini

Live in Pompei libro contro Live at Pompei film-concerto dei Pink Floyd.

Live in Pompei libro contro Live at Pompei film-concerto dei Pink Floyd.

E la città morta contro due esperienze "dal vivo". Quella storica dell’ottobre 1971 richiamata dal recente concerto di David Gilmour nell’anfiteatro (con cittadinanza onoraria concessa da parte del comune di Pompei)  e quella altrettanto recente tratteggiata nel libro di Ilaria e Simone Marchesi, pubblicato da Laterza nella collana “Contromano” (pp. 126, € 13), che accoglie brevi monografie sulle città da punti di vista inusuali.
Un libro scritto a 4 mani che si alternano facendoci giungere separatamente le voci dei due autori, esperti di cultura classica e docenti di Humanities in università Usa, rispettivamente a Hofstra e Princeton.
Dunque due esperienze profondamente diverse. Da una parte un momento, come potremmo dire? di significato universale per la cultura rock come quello del concerto nell’anfiteatro silenzioso; dall’altra un piccolo libro elegante che filtra Pompei attraverso gli occhi di un gruppo di bambini e che si confronta da vicino col film.
Nella primavera del 2014, infatti, i due autori hanno accompagnato 14 bambini  dai 5 agli 11 anni in un week end lungo a Pompei; li hanno guidati nel reticolo delle strade, ricevendone in cambio stimolanti domande e reazioni che hanno contribuito alla intelaiatura del libro. Ilaria Marchesi aveva organizzato per i bambini un breve corso, al termine del quale, divisi in gruppi, avrebbero presentato un lavoro, viatico al conferimento di un diploma. Simone Marchesi ha delineato i percorsi in maniera che i bambini si perdessero come nel labirinto del Minotauro,  senza una mappa a disposizione che racchiudesse dall’alto tutta la città ma seguendo un itinerario in prospettiva orizzontale, con gli ostacoli rappresentati dai muri e dalle incertezze agli incroci, per considerare e valorizzare anche le barriere ad altezza di sguardo, così dense di storie da raccontare.
E dunque cosa c’entrano i Pink Floyd con tutto questo? In realtà la scansione dei capitoli del libro segue la scaletta dei pezzi eseguiti per il film-concerto del 1971, comprendendo anche Brain Damage e Us and Them, contenuti bensì in “Dark Side of the Moon”, l’album successivo al film, ma che il regista Richard Maben ha inserito nel Director’s Cut del 2003. In Brain Damage, ad esempio, Simone Marchesi ha inteso scorgere degli accenni alla vicenda del labirinto del Minotauro (le ghirlande di margherite da porre sul toro destinato al sacrificio…), associandola alla Casa del Labirinto di Pompei. Ma le allusioni più evidenti delle parole della canzone sono al disagio fisico e psichico e al trattamento chirurgico. Ecco perché il capitolo (il penultimo) è intitolato con il motto ippocratico Primum non nocere. Cioè per prima cosa non fare del male.
Allusioni troppo ricercate? Erudizione troppo profonda? Può darsi, ma il lettore non si scoraggi. Ilaria e Simone Marchesi non potevano mettere del tutto messo tra parentesi la loro professione di filologi, eppure ugualmente la lettura il libro è assai scorrevole e nelle sue pieghe la leggerezza e la curiosità delle domande dei bambini hanno campo libero e sorreggono la struttura del volume in maniera molto più evidente della complessa stratificazione culturale che vi è dissimulata, a disposizione in ogni caso del lettore più scafato. In questo modo gli autori conferiscono alle loro pagine un andamento anche manualistico e didascalico, perché rispondendo alle sollecitazioni dei bambini forniscono tutte le informazioni necessarie a guidare il visitatore di Pompei.
Per i fan dei Pink Floyd la rassegna dei capitoli può continuare dall’inizio con Cave Canem. Ispirato a Mademoiselle Nobs, il pezzo caratterizzato dai guaiti di un levriero russo, il capitolo del libro ha al proprio centro i cani di Pompei. Quei grossi cani meticci che, specialmente in estate, giacciono quasi inanimati all’ombra delle case dirute ma sono capaci di attraversare “senza difficoltà il reticolo di linee che demarca le zone amministrative ideate, tracciate e stabilite dal primo grande sovrintendente che hanno conosciuto gli scavi”, cioè le Insulae e le Regiones disegnate dall’archeologo Pietro Fiorelli (1823-1896).
Il capitolo intitolato Il cuore del vulcano è stato pensato in parallelo a Set the controls for the Heart of the Sun, accostando il vulcano a una sorta di altro mondo che incombe su di noi, del resto prefigurato nella canzone, e che potrebbe far sentire la sua presenza distruttrice. In questo capitolo gli autori hanno ricordato il primo incontro coi bambini alla Villa Vergiliana di Bacoli e la prima lezione, quella introduttiva, partita dalla descrizione dell’eruzione lasciataci da Plinio il Giovane.
Il capitolo Noi e loro riprende le suggestioni di Us and Them sulla falce della morte che attende i giovani in una guerra. “Loro” sono le vittime dell’eruzione. Con una geniale intuizione Fiorelli “fece versare del gesso liquido in alcune cavità rinvenute nel compatto strato di cenere che ricopriva una sezione del piano stradale”, in modo da ottenere i calchi dell’impronta dei corpi, che tanto commuovono i visitatori e suscitano infinite domande nei bambini, ma che soprattutto restituiscono individualità alla morte dei singoli, fissando materialmente i molti modi in cui si morì in quel giorno dell’eruzione.
Echoes (part I) e Echoes (part II) sono ripresi tal quali come titoli di due capitoli del libro. Il primo approfondisce gli echi delle voci dei pompeiani, sopravvissuti nelle iscrizioni, lapidarie (a eternare momenti importanti) o d’occasione (quelle sui muri, dalle insegne delle botteghe ai richiami elettorali). E la vita quotidiana, nelle tracce che la lava ha conservato per secoli, è protagonista di Echi II, la vita materiale di duemila anni fa che echeggia nelle forme di pane di gesso, per esempio, e che affascina i bambini al punto da suggerire loro scenette di vita vissuta in una delle panetterie della città morta.
Careful with that axe, Eugene! ha costituito invece un antecedente per il capitolo intitolato Occhio bimbi!, dove si parla più direttamente del concerto e dell’anfiteatro a partire dalle attenzioni che si debbono avere in un grande cantiere archeologico a cielo aperto. Ma il riferimento è soprattutto a quei bimbi che poterono silenziosamente occhieggiare il concerto del 1971. La loro presenza è rimasta a lungo una leggenda, ma in anni recenti i fan legati alla pagina Facebook Pink Floyd News li hanno rintracciati e intervistati. In questa estate le loro foto, insieme a una selezione di quelle del concerto, sono visibili nei corridoi sotto le tribune dell’anfiteatro stesso.
Il libro si congeda dal lettore con Satura, titolo ispirato da A Saucerful of Secrets. Due brevi pagine in cui la comitiva esce da Pompei portandosi dentro la propria segreta riflessione sulla morte, un abisso misterioso sul quale il gruppo si è affacciato affrontandolo però con leggerezza, riversata poi nella forma piana di questo libro.
Un livre de poche per chi ha intenzione di andare a Pompei e un livre de chevet per chi c’è già stato, con una colonna sonora che non potrà essere che quella sciorinata da David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright.

Roberto Boldrini

Gaze of Lisa da Matera a Rock Targato Italia Milano 19 settembre LegendClub

Gaze of Lisa da Matera a Rock Targato Italia  Milano 19 settembre LegendClub. Presentati da Roberto Bonfanti artista e scrittore

GAZE OF LISA

Quando muore un grande artista le dinamiche della comunicazione sono sempre più o meno le stesse: c'è il momento di commozione generale poi, dopo qualche giorno, scatta la guerra al “io sono più fan di te” e alla fine, mentre si moltiplicano i tributi, sbucano i geniacci del “ma in fondo non era poi così grande”. Ci vuole del tempo –a volte giorni, altre volte settimane, qualche altra volta mesi– prima che tutto torni alla normalità e si possa tornare a parlare serenamente di musica.

Faccio questa premessa perché, se da un lato è ancora complesso citare David Bowie a pochi mesi dalla sua scomparsa, dall'altro è assolutamente impossibile raccontare i Gaze of Lisa senza tirare in ballo l'amore per nulla nascosto del trio lucano verso tutto ciò che è stato il Duca Bianco e buona parte delle derive che ha, più o meno consapevolmente, generato: dallo space rock al synth pop, dai momenti più elettrici e tesi a quelli più danzerecci dal gusto fortemente anni ‘80 con i suoni sintetici a fare da padroni, passando per le cavalcate dal tono epico e gli sprazzi segnati da un’elettronica più inquieta e cupa.

Una band che non ha remore a sbattere in faccia agli ascoltatori il proprio modello musicale di riferimento e che dimostra di saperne reinterpretare gli insegnamenti con grande padronanza, esprimendosi in modo credibile, sincero, internazionale e decisamente sicuro di sé, curando in modo maniacale ogni più piccolo dettaglio.

Roberto Bonfanti artista e scrittore

 

Da Livorno la band Jolly Cinema a Rock Targato Italia

Da Livorno la band Jolly Cinema a Rock Targato Italia. Continua, grazie alla tenacia e sensibilità di Roberto Bonfanti la presentazione dei protagonisti delle Finali nazionali al LegendClub di Milano

JOLLY CINEMA

Fra Livorno e la canzone d'autore in tutte le sue forme c'è sempre stato un rapporto speciale: una sorta di simbiosi nata già con Piero Ciampi, portata avanti da Nada e continuamente rinnovata e reinventata negli anni da artisti come gli Snaporaz, i Virginiana Miller o Bobo Rondelli.

I Jolly Cinema sono livornesi e ripartono proprio da una delle derivazioni più classiche della canzone d'autore: quella che ha le sue radici nell'unione fra un folk-rock pienissimo di calore mediterraneo e gli insegnamenti degli chansonnier francesi dalla voce profonda, con l'aggiunta di un pizzico di sana teatralità. Pacifismo, impegno sociale, vite marginali e romanticismo di provincia sono i cardini delle canzoni dei cinque musicisti, capaci di rileggere le tematiche con una verve fumantina da toscanacci veraci.

Una proposta che sembra fare coerentemente da ponte fra la tradizione cantautoriale livornese e la scuola folk-rock d'autore italiana degli Yo Yo Mundi o dei Mau Mau: due filoni dalle radici ormai ben salde che continuano a non smettere di dare frutti.

 Roberto Bonfanti artista e scrittore

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