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Spettri, vampiri e pirla.

Spettri, vampiri e pirla.

Cari amici delle Visioni, bentrovati. Ancora una volta, mi trovo a dovermi scusare per la lunga vacanza. Come al solito, vi ritrovo benevoli e attenti. Semmai, io mi approccio sempre (dopo periodi come questi) con un pizzico di sensi di colpa.

Parlando di questo ultimo periodo, ho voglia (forse, bisogno?) di raccontarvi di come ho elaborato una sorta di mitologia spiccia per la quotidianità. Una sorta di racconto di orrori quotidiani, orrori a cui tutti noi siamo sottoposti e con cui più o meno conviviamo.

Appena usciamo di casa, cominciano ad aleggiare gli spettri. Sono i fantasmi che affollano la nostra mente appena saliamo sulla metropolitana o prendiamo un treno. Sarà, oggi, che avranno deciso di farci saltare in aria? Poi, ci giriamo e veniamo subito rassicurati da un gruppo di ragazzi con divisa dell’ATM (Azienda del trasporto pubblico milanese) con pistola d’ordinanza al fianco. Bene, pensiamo. Almeno, c’è qualcuno che ci protegge. Ripensandoci, se qualcuno dovesse decidere di farsi esplodere in metropolitana quei ragazzi armati non servirebbero a niente … Anzi, se ci pensiamo proprio bene, che ci sia in giro un sacco di gente armata non è proprio una garanzia di sicurezza. Quando arriviamo sul posto di lavoro, non ci pensiamo più fino al ritorno.

La verità è che abbiamo paura. Una paura esogena. Ce l’hanno insegnata. Ci hanno detto che esistono i “noi” e i “loro”. Loro non sono molto rassicuranti: prima di tutto non hanno nulla e poi, hanno pelli scure e occhi disperati.

Ci sono altri spettri. Quelli, invece, sono endogeni.

Sono le fobie e le paranoie che ci portiamo dietro come inutili zavorre. Abbiamo paura di vivere, fondamentalmente. Abbiamo paura di rischiare di essere felici. Perché, come Orazio suggeriva a Leuconoe nella omonima Ode, noi non possiamo semplicemente accendere il fuoco e mescere il vino e vivere ogni giorno come fosse l’ultimo? Per chi dobbiamo essere così performanti, sani, belli e in forma? L’unico desiderio che ho, personalmente, è che la morte mi trovi vivo. Non è così per tutti? Non riusciamo ad occuparci di più di noi stessi, delle persone che ci vogliono bene e che ricambiamo?

Ma lo spettro più temibile … la paura più terrificante, sapete qual è? No? Provate ad entrare in un bar dove non funziona la rete Wi Fi! Altro che naufragio del Titanic. Panico vero e generalizzato!!! Ho assistito come testimone oculare a scene raccapriccianti. In quei frangenti, ero l’unico a mantenere la calma. Ero, al contrario, felice di emendarmi (citando Dorfles) dall’horror pleni della “vita” e degli “amici” virtuali. Cari amici spettri, mi dispiace. Non è più tempo di trascinare catene in vecchi manieri! Aggiornatevi e scollegate il router!

Nell’aggiornamento moderno di esseri soprannaturali sono coinvolti anche i vampiri. Quei poveracci di Dracula & Co. non ci spaventano più e, anche, i vampiri teenagers e molto belloci di Twilight non ci fanno più battere il cuore. Il nuovo vampiro è molto più spaventoso e impatta molto di più sulla nostra vita che se dovessimo cedergli un quinto del nostro sangue.

Il vampiro contemporaneo dice di essere tuo amico e ti incontra solo per scaricarti addosso il peso dei suoi problemi (che, di solito, sono più presunti che veri). Se non sei particolarmente insensibile, il “carico” alla fine lo porti tu. La cosa divertente è che lui si è sgravato e continua la sua vita serenamente fino alla consegna successiva. Attenzione, non sto dicendo che l’amicizia è una cosa che si consuma solo nella buona sorte. Quando è vera, dice un antico adagio, la si vede nel momento del bisogno. Dico, soltanto, che esistono persone che l’unica ragione per cui frequentano gli altri è lo scarico emotivo. Per chi, come me, è particolarmente empatico, la cosa è di difficile gestione. Tanto per cominciare, è un’attività continua. Secondariamente, nel rapporto con loro, non c’è modo, né tempo di parlare dei tuoi di problemi o, di quelli di chiunque altro. Come se la sofferenza fosse una sorta di primato che li debba  avvantaggiare. Quando, hai la sfortuna di incontrarli (per restare con Orazio … l’Ode a cui mi riferisco è quella Al Seccatore) l’unica cosa che pensi è: confice! Che suona come “trafiggimi” in latino.

In questo “pantheon” non può mancare il meglio o il peggio. L’ultima figura mitica è il pirla. Diventato termine volgare in senso moderno, il pirla era un piccolo fuso che si usava nei telai. Un piccolo oggetto che si muoveva con il filo restando sempre nella sua sede. Utilissimo per filare il tessuto, inutile quando non dannoso, se applicato ad una categoria di esseri umani. Il pirla si agita senza fare nulla e senza andare da nessuna parte. Utilizzo noto del termine, fu da parte di Mourino (allora, appena assunto come allenatore dell’Inter) che ribadì ad un giornalista che lui non era mica pirla, all’ennesima volta che gli venne rivolta una domanda a cui non voleva rispondere.

Nel mio piccolo, voglio rispondere allo stesso modo ad alcuni di voi che mi hanno chiesto più volte di parlare del referendum costituzionale. Non ne parlerò e non vi dirò cosa ho intenzione di votare. L’unica cosa che posso consigliarvi per non fare “pirlate” è di leggere bene il testo e di evitare le trasmissioni televisive, i talk show e i proclami dei vari partiti. Sappiamo sbagliare benissimo da soli.

Perché il pirla, vedete, è  uno che parla con parole non sue (nemmeno quelle di Orazio!), che non ha pensieri suoi, che vuole partecipare ma, non ha voglia di mettersi a studiare una riforma che si ripercuoterà sulla sua vita e quella di tutti per moltissimi anni. Il pirla nel tentativo di esercitare la propria sovranità, per non far fatica, la consegna a qualcun altro, ai pensieri e agli interessi di questi.

Se non siete dei pirla, qualunque cosa voterete, la voterete consapevolmente.

di Paolo Pelizza

© 2016 Rock targato Italia

 

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Vita, morte e miracoli di una leggenda.

Vita, morte e miracoli di una leggenda.

C’è una città nell’estremo nord ovest degli States. E’ una città nata sulla terra dei Chinook prima che l’uomo bianco prendesse il sopravvento. Tuttavia, è una città che porta il nome di un grande capo indiano, seppur anglicizzato.

E’ la città di Boeing e Microsoft. La città che ha come simbolo una torre (a nostro avviso, il suo fascino è sopravvalutato) dal nome suggestivo di Space Needle.

E’ anche conosciuta come Doorway to Alaska o, anche , Emerald City.

E’ uno dei più importanti porti commerciali della West Coast.

Una città dove molte fortune o sfortune per la working class sono dipese durante gli anni dall’andamento dell’industria aereonautica.

E’ la città dove nasce Jimi Hendrix, al secolo James Marshall Hendrix nel 1942. Morirà a Londra il 18 settembre del 1970.

Si chiama Seattle e qui potrete visitare il mausoleo del più grande chitarrista di tutti i tempi e di uno dei più grandi musicisti della Storia.

Jimi comincia precocissimo a sperimentare suoni. La leggenda vuole che si costruisca un cordofono in tenerissima età. Poi, arriverà una chitarra (regalata da un vicino) ma, è una chitarra per destri mentre il piccolo Jimi è mancino. Pare che per lui suonarla (invertendo le corde) non sia stato particolarmente difficile.

Jimi Hendrix passa da una band (debutterà come bassista!!!) all’altra e da una esperienza all’altra. Farà anche il militare nei paraccadusti. Non abbiamo lo spazio per percorrere tutta la sua biografia e la sua carriera. Resta, però, il fatto che eviterà il Vietnam.

Di più, come altri artisti dell’epoca diventerà profondamente critico rispetto alla guerra. Dal mio punto di vista le due “canzoni” più importanti contro il conflitto furono: Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival che raccontava come solo i poveri e i loro figli finissero nel sud est asiatico a farsi ammazzare mentre, i più abbienti ed i loro rampolli trovavano molte occasione per imboscarsi ed evitare di partire. L’altra è, senza dubbio,  quella versione straordinaria e dissonante dell’inno nazionale americano di Hendrix. Quell’inno parla di una bandiera che dovrebbe essere una coperta a tutela delle libertà e dell’uguaglianza e che, dentro a quella tragedia, al contrario,  diventa lo “straccio” con cui si prova a coprire la vergogna.

Potrei dilungarmi su The Experience (che preferisco) o sulla Band of Gypsys. Potrei dirvi che Voodoo Child è un monumento importante come la Cappella Sistina e che sia vergognoso che non si studi nelle scuole di ogni ordine e grado.

Potrei raccontarvi di come e di quanto ha innovato nel modo di suonare, nella scelta dei suoni, della sua maniacale ricerca della perfezione, della sua partecipazione a Woodstock dove non riusciva a sentire quello che suonava, della sua forza e delle sue fragilità. Potrei azzardare teorie sul fatto che lui sia stato contemporaneamente il primo Guitar Hero e l’inventore del Guitar Hero.

A pochi giorni dall’Anniversario della sua scomparsa, l’unica cosa che voglio fare (o meglio scrivere) è invitarvi a riscoprirlo, ad ascoltare la sua musica, a comprendere nel profondo perché Hendrix è stato il più grande di tutti.

Magari, posso spingere anche voi al rimpianto per un genio rivoluzionario scomparso troppo presto.

di Paolo Pelizza

©  2016 Rock targato Italia

 

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Il ritorno dei limiti delle libertà e dell’assurdo.

Il ritorno dei limiti delle libertà e dell’assurdo.

Dopo il ritorno sul mercato della rivista satirica francese con nuove vignette su Maometto, avevamo rilevato una sottile, insistente contrarietà da parte di geniali benpensanti che ritenevano che correre altri rischi esercitando la libertà di espressione non era responsabile. Tra di loro, c’erano giornalisti, opinionisti di grido (pare che sia una nuova professione in tv), politici, politologi e, anche, il Sommo Pontefice si era iscritto all’autorevole club.

Da questo spazio, avevo lanciato l’allarme nel “pezzo” intitolato “Il limite della libertà e il bazar dell’assurdo”. Non è possibile derogare su questo. Neanche, se non ci piace quello che qualcun altro esprime, se è offensivo, se è di cattivo gusto  o pericoloso.

Tutti coloro che avevano orgogliosamente urlato “Je suis Charlie” e che avevano battezzato l’attentato alla redazione della rivista come un attacco simbolico contro la più importante delle libertà, il giorno dopo, erano più tiepidi e non sui temi della rivista ma, sul concetto. A loro modo di pensare, la libertà va bene se è tiepida, sussurrata, equidistante … se è responsabile, politicamente corretta.

Oggi, ci risiamo. La vignetta pubblicata sul terremoto in Centro Italia ha suscitato feroci contrarietà e polemiche. Vogliamo dire che erano becere e di cattivo gusto? Sicuramente.

Ora, le vignette non  sono piaciute neanche a me. Penso che siano tra le cose meno riuscite dei sagaci ragazzi di Hebdo.

Come sapete, la penso come Voltaire: non sono d’accordo quello che dici ma, sono disposto a morire perché tu possa continuare a dirlo.

Concludendo, agli amici di Charlie Hebdo dico che sono più bravi di così ma, non mi pento di essere stato “Charlie” e di esserlo ancora.

Alle popolazioni colpite va il nostro pensiero più profondo: il cordoglio per quelli che abbiamo perso e la speranza che quelli che ci sono ancora, vengano aiutati e possano ricostruirsi le loro esistenze nei tempi più brevi e con tutto l’aiuto possibili. Questa è la priorità non rimettere in discussione diritti inalienabili.

di Paolo Pelizza

© 2016 Rock targato Italia

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