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APOLOGIA DI VIRUS E CANZONETTE.

APOLOGIA DI VIRUS E CANZONETTE.

Bentrovati alle Visioni … Alcuni di voi (molti, in realtà) mi hanno duramente bacchettato perché non rilasciavo il mio pezzo su Sanremo 2020. Festival di cui, come promesso, ho visto ogni minuto, cluster pubblicitari compresi. Ora, intanto, consentitemi di approfittare della vostra indulgenza ancora una volta. Il “pezzo” è stato di difficilissima stesura per molte ragioni. Per brevità, ne elenco giusto un paio … Ragazzi!!! Sapete cosa sono, per uno come me, cinque-serate-cinque davanti alla TV? Di solito mi addormento! Metteteci sopra anche il carico delle 02.00 am di media e saprete perché da una settimana giro con il fuso orario delle isole Paracels. Non è tutto! Questo Festival, a parte le gaffes preparate di Amadeus per farne un programma dedicato a sensibilizzare sulla condizione delle donne (operazione riuscitissima e di cui ho già parlato), è stato pieno di eventi ed argomenti. Difficile scegliere di cosa parlare se hai una rubrica sul web e la metà della gente che ti legge vorrebbe che tu fossi più sintetico …

Poi, anche la volontà di capire come si componevano i voti tra giurie demoscopiche, i Professori dell’Orchestra, il televoto e la Sala Stampa. Operazione che devo ammettere non è molto riuscita. Infatti, pur avendo letto il regolamento, non ci ho capito niente. Ma è colpa mia!

Last but not least, un periodo di fastidiosa influenza virale, divenuta poi bronchite e adesso trasformatasi in uno stato di rincoglionimento generale … Ok, più del solito!

Cominciamo con il vincitore. Diodato canta un pezzo progettato, carrozzato, armonizzato e con un modo di interpretare che sono perfetti per Sanremo. Indovinate? Ha vinto! Congratulazioni. A completare l’operazione “perfetta” l’ammissione che il brano era dedicato alla sua ex (anche lei in concorso a Sanremo) che sembra facesse un tifo straordinario proprio per lui. Perdonate la mia delusione … Ma io sono abituato agli ex che fanno volare le stoviglie, che lanciano i coltelli, che rilasciano post al vetriolo… Niente! Non c’è niente da fare!!! Qui solo buoni sentimenti. Una situazione noiosa tanto quanto la canzone. Grazie Bugo e Morgan!!!

Diodato, tra l’altro, non era l’unico che aveva la canzone sanremese perfetta. Anche Francesco Gabbani ne sciorinava una che non ha niente da invidiare alla “Fai Rumore” di Diodato. Il brano s’intitola “Viceversa” ed è forse ancora più sanremese e ancora più noiosa ma, probabilmente, migliore nella scelta dei suoni e nel testo vagamento ironico. Essendo troppo “nel contesto” arriverà solo secondo.

Sul gradino basso del podio arrivano i Pinguini Tattici Nucleari. Il loro pezzo “Ringo Starr” è davvero ironico e divertente. Ci ricorda che la nostra vita non è niente di speciale e che, alla fine, una vita da gregari non è necessariamente brutta, se non ci pensi! Supposto che il batterista dei Beatles lo sia stato davvero, un gregario. Io non ne sono sicuro.

C’è anche il vincitore di Sanremo Giovani. E’ Leo Gassmann, nipote di uno dei miei più grandi miti e figlio di un attore. Il brano si chiama “Va Bene Così” e ci credo … testo un po’ banalotto, modo di cantare dejà vu, vince con una bella faccia maschia ma ancora gentile per via della giovane età. Avrei fatto un’altra scelta, decisamente, ma io non sono demoscopico abbastanza!

A questo Festival non manca la rissa! Niente Ultimo vs. Sala Stampa, questa volta sono Morgan e Bugo che se le suonano. Pare anche sul serio. Verranno squalificati. Sono già state scritte versioni, contro-versioni, sono state realizzate interviste di uno e dell’altro. Alla fine di una rissa di portineria, un generoso compenso per andare a fare un’ulteriore brutta figura urbi et orbi non lo si nega a nessuno. Mi limiterò a dire che il loro brano a me piaceva.

Così come nelle mie personalissime prime posizioni c’è Piero Pelù. Scusatemi, ma anche su questo palco è un gigante e non per il titolo della canzone! Al nostro Iggy Pop bastava camminare sul palco per impreziosire la manifestazione. Ok … La canzone non era la più imperdibile di sempre ma tra le sue fauci funzionava! Eccome.

Un altro che abbiamo sempre mal sopportato e che qui ci ha stupito è stato Achille Lauro. Come sapete io non amo molto gli hippoppari de’noiarti. Già l’anno scorso il suo pezzo così pieno di contaminazioni ce lo aveva fatto considerare rivedibile. Qui dimostra di essere l’artista/performer che non t’aspetti. Non brilla per facilità o virtuosismo nel canto.  Tuttavia, è il vero fenomeno della kermesse! Con i suoi outfit (ammetto che il riferimento al San Francesco di Giotto non lo avevo capito) così bizzarri e simbolici e la sua mimica ci ha regalato delle suggestioni e ci ha fatto riflettere più che scioccarci. Il suo messaggio forte e chiaro parla di libertà. Un diritto inalienabile al quale sembriamo aver abiurato perché ci hanno terrorizzato con i virus globali, con il terrorismo, con la minaccia della povertà, con un diritto naturale artefatto e inesistente, con l’ostilità dei benpensanti che baciano pile sugli altari del pensiero unico e sempre più vogliono che noi si viva come desiderano loro. Grazie Achille Lauro.

Un altro rapper che ci ha fatto battere il cuore è stato Anastasio. L’anno scorso, fresco della vittoria a X Factor, si è esibito in una pantomima “padre-figlio” con Claudio Bisio. La performance ci aveva strappato una decina di sbadigli. Quest’anno presenta un bel pezzo crossover, “Rosso di Rabbia”. Forse un po’ troppo in bilico tra l’hip hop a cui sono abituati qui in Riviera e un genere che non è sicuramente il più praticato a Ponente. Bravo e coraggioso!

La carrellata di rapper, invitati a svecchiare il Festival e renderlo fruibile per teenagers, finisce con Rancore e Junior Cally. Il primo porta una bella canzone in cui usa la metafora delle varie “mele” della Storia: da Adamo ed Eva a quella al cianuro di Alan Turing, a quella di Jobs e della Apple. Se il testo metaforico è abbastanza interessante, il pezzo non toglie e non aggiunge nulla a roba già sentita e risentita nel genere. Il pezzo del secondo, invece, non ha nemmeno il testo, purtroppo. E così diciamo con lui: no, grazie.

Due menzioni di merito: Paolo Jannacci e Raphael  Gualazzi. Il primo ha una canzone elegante che esegue da figlio di tanto padre e che ci riconcilia con uno spirito, un modo di esprimersi e un mondo di artisti eleganti, profondi e garbati. Il secondo ci diverte con un pezzo che si districa efficacemente tra la musica caraibica e il jazz.  Non cambierà il mondo ma è ben fatto e divertente.

In fondo alla mia personalissima classifica, ci sono loro due … e, credetemi, mi dispiace! Ok, forse, non troppo, ma un po’ sì. Elodie arriva con un’immagine pazzesca ma quello che riesce a dimostrare è che è la fidanzata di Marracash (noto rapper italiano, N.d.R.). Pochino, direi. La canzone sarebbe stato un bel pezzo commerciale della Premiata Ditta Cecchetto e Radio Dee Jay nell’86, oggi ha un sapore stantio non classico. La seconda è Elettra Lamborghini. E qui, le mani nei capelli si sprecano. Al di là della simpatia … qui la povertà tecnica e artistica è un mare magnum dove la musica scompare! Chi l’ha fatta giudice in un talent show, evidentemente dovrebbe occuparsi di musica come io dovrei occuparmi di meccanica quantistica.

Destinata a diventare virale più del Coronavirus, la polemica su una presunta deriva anti-cristiana del Festival. Questo allarme arrivato da varie parti suona un po’ come quando si voleva la scomunica di Harry Potter o del Codice Da Vinci e dei rispettivi autori. La pietra dello scandalo sembra che sia stata la lettura del Cantico dei Cantici (in una versione non censurata) da parte di Benigni. Una lettura laica sicuramente, molto diversa da quella che avrebbe fatto un teologo. Mi viene da dire che a Sanremo ci mancava solo il teologo e poi a che ora mi mandavate a letto? … Aggiungeteci Achille Lauro /San Francesco, la benedizione del “parroco” Fiorello e apriti cielo! Tutti i nostalgici del Medioevo alla ricerca di una facile ribalta (come le signore del sindacato che erano pronte a boicottare il Festival presunto sessista ma non sono pervenute quando si approvava il Job’s Act) si sono scatenati!!! Cosa dire? Io non ho bisogno di leggere la nostra Carta Costituzionale per sapere cosa è giusto e cosa no. Viviamo ancora in uno Stato laico dove è garantito il diritto ad esprimersi liberamente. Questo è ancora più importante se succede sulla televisione di Stato dove, mi pare, proliferino come bacilli di virus di origine asiatica trasmissioni a tema religioso quando non dichiaratamente atte a fare proselitismo. E non mi pare che ce ne siano dedicate a buddisti, induisti, ebrei, musulmani, etc.

Semmai, se al Festival si può muovere una critica è quella di un reiterato e stucchevole nazionalismo bonario. Si vede che quest’anno si poteva scherzare con i Santi ma non con i Fanti.

Troppa pompa magna nel parlare del nostro Paese e dei suoi meriti, di canzoni del passato che sono state successi internazionali (quest’anno Sanremo ha celebrato Sanremo con una sessione di cover che dovevano essere state in gara nel passato). Gabbani ha cantato “L’Italiano” di Toto Cutugno vestito da astronauta a celebrare la fine della missione di un italiano che fa l’astronauta (io avrei cantato i Jalisse!) con sbandieratori dotati di tricolore …  Capisco il fascino del tipo di professione …. Ma ho trovato l’orgoglio esposto, eccessivo. Stiamo passando dal nazional popolare al nazionalistico? Forse, anche se in una maniera un po’ ingenua e (sono convinto) in buona fede, non staremo accreditando un clima che è già abbondante e ha già prodotto dei guasti importanti?

Detto questo, siete ancora convinti che non ci sia bisogno di vigilare sui nostri diritti e sulle nostre libertà conquistate sul corpo e sul sangue di un sacco di gente che ha compiuto l’estremo sacrificio?

Intanto, mi rendo conto che il “pezzo” è lungo.

Lo ammetto, è la mia vendetta perché mi avete mandato a letto per una settimana alle due del mattino (quando andava bene!).

Adesso vi tocca leggerlo e pensare che proverò un sentimento di sottile crudeltà nel sapervi intenti a farlo.

Coraggio ragazzi, questa edizione è stata meno peggio delle altre e non è detto che per la prossima edizione magari parleremo solo di Festival di Remo, perché il San glielo toglieranno!

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

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L’Ignoranza e le Scuse.

L’Ignoranza e le Scuse.

Passata la prima serata di Sanremo, il “sessista” Amadeus ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che le gaffes eseguite con maestria durante la conferenza stampa, erano propedeutiche alla dimostrazione del contrario: cioè che lui sessista non è. Anzi … che il Festival 2020, ha un’attenzione per le donne che raramente abbiamo riconosciuto.

Le sindacaliste arrabbiate che hanno lanciato l’hashtag #iononguardosanremo possono mettersi tranquille e godersi un Festival che è certamente più “al femminile” di molti altri. Semmai, possono prendersela con l’eccessiva untuosità di un “padrone di casa” che, alla fine, sembra un po’ finta.

Bello e coraggioso il monologo di Rula Jebreal sull’argomento: non è stato (come troppo spesso succede in questi tempi di buio della ragione) un attacco indiscriminato agli uomini, alla bellezza o alla femminilità. Equilibrata e toccante, ha citato canzoni (più o meno) sul tema. Molto emozionante il passaggio sulla madre. Mi sarebbe piaciuto se avesse parlato anche della condizione di chi vive nella sua terra di origine ma gli organizzatori hanno voluto evitare polemiche che non potessero governare.

Non vi preoccupate … Non vi renderò conto di tutte le puntate della kermesse. Mi piaceva raccontare questo antefatto, perché mentre Rula ci raccontava composta ed emozionata di donne coraggiose, ferite e uccise da esseri che non posso chiamare uomini, leggevo che in Italia, i nostri civilissimi concittadini si lasciavano andare ad atteggiamenti non potabili, per non dire criminali.

Nell’evoluto Piemonte, è stata spinta a scendere da un autobus una ragazza cinese perché potenzialmente infetta. Al di là del fatto che certi giornalisti e politici dovrebbero stare attenti a come danno le notizie e a come gestiscono emergenze supposte, io credo che questo sia un fatto di una gravità assoluta. Racconta di un popolo che ha abiurato ad essere “brava gente”.

C’è di più, un ragazzino filippino è stato preso a calci da un padre perché si stava avvicinando a suo figlio.

Chissà se a Sanremo diranno una parola su queste vicende vergognose … Visto che in questo periodo in TV non c’è altro, spero proprio di sì.

Siamo alla follia. Io ricordo la gigantesca ed inutile macchina messa in moto per la SARS … E’ morta più gente in Italia per le comuni influenze che nel mondo per SARS. Sono d’accordo che le Autorità debbano gestire cose di questo genere con attenzione ma, troppo spesso, si tratta di tempeste nel bicchiere. E i danni, le epidemie li fanno non a livello di emergenza sanitaria…

Sono inutili scuse o giustificazioni: chi ha compiuto questi gesti abominevoli non ha alcuna scusa e dovrebbe studiare. Studiare tantissimo. La paura è figlia dell’ignoranza e, evidentemente, un secolo di scolarizzazione di massa, non è bastato. Bisogna fare meglio.

Le Autorità dovrebbero occuparsi di questo invece che di conti e banche o di diffondere paure ingiustificate.

E, comunque, preferisco ammalarmi del coronavirus che della malattia di quei passeggeri e di quel padre. Da quella di certo non si guarisce, non facilmente.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

PS: del Festival farò il resoconto alla fine, come promesso alla moda del vostro amichevole visionario di quartiere… Lo so, la citazione dall’Uomo Ragno mi piace troppo e ne abuso.

 

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DIECI RAGAZZE (PER ME)…

DIECI RAGAZZE (PER ME)…

Scusate se mi permetto di parafrasare una delle più note canzoni italiane scritta da Mogol (il testo) ed interpretata da Lucio Battisti. Ma così … quando le luminarie non ancora rimosse dalle città sono scheletri spenti, quando dopo le libagioni rimani prosaicamente con un senso di pesantezza che nemmeno il bicarbonato di sodio può lenire, quando la sbronza ti passa, quando hai appena finito di comprare i regali su Amazon e sei in coda all’antica lungo i corsi per accaparrarti il pantalone in saldo (che sarà esaurito ma tu lo scoprirai solo dopo essere stato al gelo sul marciapiede per sei ore coltivando una bronchite monumentale) … dicevo, in quel momento anche la fantasia ti abbandona e ti lascia con un vago disorientamento.

Questo ti pone di fronte ad un bivio: cominciare ad auto-medicarsi con sostanze psicotrope oppure seguire le inesorabili vicende legate al Festival di Sanremo! Anche quest’anno, ho scelto Sanremo!

Ok, un po’ me lo avete chiesto ma ne avrei fatto a meno? Siamo alla Settantesima Edizione ed il Festival non ne vuole sapere di andare in pensione, anzi… Ringalluzzito dagli ascolti che riceve (negli ultimi anni) anche grazie all’aiutino di una contro-programmazione inesistente, giusto per non urtare la sensibilità di inserzionisti big spender che poi i soldi li danno a tutti, il Festival impazza per i consueti sei mesi: da dicembre a maggio non si parla d’altro.

Incredibilmente, sono uscite delle indiscrezioni … Nello stupore generale, qualcuno ha fatto notare che è da trent’anni che è così imprevedibile che escano delle indiscrezioni tutte le volte!

La prima indiscrezione riguarda i cantanti in gara. Un grandissimo parterre per una manifestazione canora del solito livello: altissimo. Il conduttore attuale ha dichiarato (novità assoluta) che la manifestazione che arriverà nella casa di tutti gli italiani, privilegerà la musica. Cazzo! Ci speravo proprio che lo dicesse anche lui. Mai abbiamo sentito una dichiarazione più disattesa, tutti gli anni.

Comunque, passiamo ai grandi e ai grandissimi nomi: Rita Pavone, Michele Zarrillo, Elodie, Anastasio, Paolo Jannacci, Irene Grandi, Le Vibrazioni, Piero PelùPinguini Tattici Nucleari (nome perfetto per fare il botto), Marco Masini, Levante, Rancore (oh mio Dio!), Junior Cally (un altro rapper), Giordana Angi (un’altra fuoriuscita da talents show), Elettra Lamborghini, Francesco Gabbani (va bene con tutto… Gabbani is the new black), Enrico Nigiotti, Diodato, Bugo e Morgan, Alberto Urso, Riki, Tosca, Raphael Gualazzi ed Achille Lauro.

A parte che mi stanno già mancando Ultimo e Loredana Berté: il primo perché ho trovato la rissa con la Sala Stampa dell’anno passato il momento di televisione più alto dell’ultima decade e la seconda perché è (ormai) l’unico personaggio genuino della musica italiana.

Imperdibili i temi delle canzoni. Giordana Angi canterà una canzone sulle madri o meglio su sua madre, Rancore rapper romano canterà un pezzo su Siria-Iraq-Biancaneve-etc. etc., Elettra Lamborghini parlerà di niente in un brano dal sapore sudamericano ballabile, i Pinguini Tattici Nucleari presentano un pezzo intitolato Ringo Starr (sarà un omeggio?), Achille Lauro canta “Me Ne Frego” con sonorità non proprio contemporanee, Bugo e Morgan si dedicano ad un duetto, Rita Pavone canta “Niente” (e magari!)…

Ma il tocco di nazional popolare che non può mancare è stato dato dalle polemiche che già si sono infuocate senza preliminari. La prima riguarda le idee politiche di alcuni cantanti in gara. Qualcuno ha definito la partecipazione di questi come il festival dei “fascistelli”. Ora, io credo che sia sbagliato discriminare qualcuno per le sue idee politiche, il genere, il colore della pelle, la religione e/o l’orientamento sessuale. Come credo che sia sbagliato, agendo al contrario, farlo vincere.

Meno male che il bravo conduttore ha già calmierato la querelle dichiarando che sono solo canzoni.

Ma Amadeus per tenere calda l’attesa ha anche fatto di più. Niente più co-conduttrici fisse. Così invita alcune personalità femminili. Una decina…

Di due sue colleghe dirà che le ha chiamate perché sue amiche e non perché ottime professioniste della televisione.

Una la vuole perché è capace di stare con un grande uomo, stando due passi indietro e fanculo a decenni di lotte femministe, di parità di diritti. Che ce frega! Sanremo, ancora una volta è Sanremo.

Poi c’è la vicenda della giornalista. La voleva perché poi si poteva non volere più. Ma per poi volerla ancora per parlare della donna e di una condizione che ancora oggi non ha avuto l’evoluzione dovuta, soprattutto ad altre latitudini, costringendola all’argomento, nel senso che non può parlare di altro. Per lei un solo passo indietro! Che grande modernità. Oltre alla questione della parità di genere, qui si ravvisa anche un leggero odore di censura, di violazione alla più inviolabile delle norme: la libertà di espressione. Suvvia, esagero!

Pensate che ha anche invitato un gay dichiarato a cantare tra gli ospiti!

Nel pregare per una beatificazione in vita di Amadeus, mi trovo obbligato a citare un altro grande cantante italiano.

Sono solo canzonette … Non metteteci alle strette.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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ATMOSFERE MODIFICATE.

ATMOSFERE MODIFICATE.

Prima di entrare nel vivo di questo pezzo, consentitemi di fare un paio di brevi premesse. La prima: ho pensato molto a come scriverlo, alle parole da usare, al tono di voce … insomma, a come dire quello che voglio dire lasciando il minor margine possibile alle controversie e ai fraintendimenti che sicuramente susciterà. La seconda è che dal mese scorso (dicembre 2019) ci sto studiando … ascolto e riascolto.

Sia come sia. Io non ho la presunzione di essere un’entità superiore con la verità in tasca. Non sono un cronista, non sono un critico. Sono uno che ha le Visioni e sono le mie. Con queste riempio questo spazio, qualche volte felice di quello che voglio dire e dico, qualche altra con disappunto e tristezza, altre ancora, con ironia. Sento già qualcuno di voi sussurrare excusatio non petita … Il tema è: come si fa di fronte ad una cosa (la stessa cosa!) ad avere due punti di vista divergenti. Quante volte abbiamo recensito un disco, un libro o un film? Mai ci siamo trovati davanti ad una così difficile soluzione del caso. Il caso, per un Visionario modello Poirot, è stata l’uscita un nuovo disco: Who.

Esce a metà di dicembre, anticipato da tre singoli accompagnati da alcune stranezze. Il primo esce in settembre, s’intitola Ball and Chain. All’ascolto è un bel pezzo che sembra riportare alle origini di una delle più importanti band della Storia. Il pezzo è di ottima fattura per stesura e arrangiamento, la voce di Daltrey è quella di un grande interprete invecchiato bene. Soffre, forse, di un’eccessiva linearità che alla lunga lo fa percepire lievemente banale.

E qui si inserisce la prima stranezza: l’altro mito superstite del gruppo epocale planetario, Pete racconta urbi et orbi, che non ha scritto un album rivolto al passato e l’ha volutamente scritto moderno e lontano dalle nostalgie. Mi domando: ma, come?

Esce a novembre, il secondo pezzo, e qui si capisce cosa dice Pete Townshend! All this Music Must Fade è un bel pezzo moderno, direi contemporaneo. Super qualità nella stesura, curato nei suoni… eppure c’è qualcosa che non torna. A me, almeno.

Tra settembre e novembre dello scorso anno, si inseriscono altre due stranezze. La prima è l’indiscrezione secondo la quale in uno dei brani dell’album Pete volesse che Roger rappasse. Il cantante ha cordialmente rimesso al mittente la richiesta con un deciso diniego.

La seconda è che Pete rilascia un’intervista a Rolling Stones in cui sostiene sostanzialmente che è stato un bene che Moon e Entwistle fossero defunti … Ok, dirlo agli amici al bar che condividono il tuo stesso livello di ubriachezza cattiva … ma ad un giornalista di autorevole rivista pare, eufemisticamente, una battuta scomposta. Chiederà a breve giro, scusa pubblicando un post intitolato (più o meno) “Pete, chiudi il becco”.

Terza ed ultima stranezza (io perderò l’uscita dell’ultimo singolo e salterò direttamente all’ascolto dell’intero album), diventa di dominio pubblico, più di quanto lo fosse prima, che i due superstiti di uno dei migliori gruppi di tutti i tempi, per quanto affezionati l’uno all’altro, non si sopportino ormai più e siano costretti a registrare in sessioni separate e a pernottare in hotel diversi durante i tour. Su questo, si torna e ritorna come se fosse una novità o una notizia importante. Ci tornano critici e giornalisti, intervallando questo pettegolezzo trito e ritrito con gli osanna per il grande lavoro. Io ho pensato: saranno affaracci loro. E, se posso chiedere, a voi piacciono tutti quelli con cui lavorate?

Passo all’album. Who (intendiamoci bene) è un grande disco. Anche con Townshend il tempo è stato mite e ci ha concesso un songwriter di altissimo livello (scrive insieme al fratello Simon), ancora una volta. Dentro ci sono due brani particolarmente interessanti  come Break The News e Rockin’ in Rage. Ma tutto, in realtà, denuncia una fattura di eccellente livello e compositori e musicisti in stato di grazia (ci suonano dentro amici come Palladino, Starkey, Giltrap e altri …).

Sto sentendo aumentare i vostri: “e quindi?”.

Quindi, come direbbe il Commissario Montalbano, ho un cuore d’asino e uno di leone.

Se fossi, come sono, un cultore della musica e un appassionato della materia non perderei tempo e correrei a comprare il disco. Lo consiglierei a tutti e, se lo avesse registrato chiunque altro, urlerei di gioia. Urlerei al miracolo. Se poi lo avesse composto e arrangiato qualche giovane contemporaneo, mi straccerei le vesti e  farei abiura per tutto ciò di negativo pensato e scritto sulla musica degli ultimi due decenni.

Se fossi, come sono, un fan sfegatato degli The Who, lo comprerei perché è un bel disco e perché non puoi non avere la discografia di una band come quella.

State aspettando il “ma”, vero? MA, sulla copertina c’è scritto che è un disco de The Who e s’intitola Who. Della band di My Generation, Tommy e Quadrophenia ci sono solo tracce e se Pete Townshend è stato lontano dalla nostalgia, io la provo e copiosamente.

Qualcuno potrebbe dire che uso due pesi e due misure: se vi ricordate la mia recensione di Western Stras del Boss, sostengo che lo Springsteen maturo e esistenzialista ci è piaciuto molto. Avete ragione. Però è esistenzialista e questo assolve all’assenza di armonica e Telecaster. E’ una generalizzata malinconia americana, giocata usando degli attori anziani, acciaccati ma che hanno ancora voglia di chiedere qualcosa alla vita. Who è una intera rivoluzione copernicana che comprendo (anche se non completamente) ma mi risulta particolarmente lontana.

Non sarebbe meglio usare un’altra etichetta quando nella bottiglia, al posto di un ottimo vino hai messo dell’eccellente sherry?

Posso sbagliare.

D’altra parte, questo è il periodo dell’anno in cui tutto sembra avvolto da un’atmosfera strana, modificata. Le città soffocate dall’inquinamento luminoso delle luci delle feste. L’era del cross over che impazza. L’annuncio (senza grandi palpitazioni) di chi concorrerà a Sanremo. L’inverno che comincia caldo e soleggiato.

Sì. E’ un’epoca strana. Come ho detto, consentitemi di cedere all’obbligo di dare a Cesare quello che è di Cesare … con un piccolo moto di tristezza.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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