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Cinque anni.

 

  “Guarda qui, sono in paradiso

Ho cicatrici che non si vedono

Ho il mio dramma, nessuno me lo può togliere

Tutti mi conoscono, ora.”

da Lazarus, David Bowie.

   In un secolo e spicci, l’umanità ha subito due guerre mondiali, una Guerra Fredda con conseguente minaccia di guerra termonucleare e due pandemie globali. Un periodo bello denso, direi.

Ora assieme alla pandemia di Covid 19 (tutt’altro che alle spalle) assisteremo ai trionfi del modernismo fatto di lavoro e consumo in casa (praticamente diventeremo degli hikikomori), del neo-positivismo, delle istituzioni sovranazionali della finanza e dell’oligarchia di chi gestisce rete e social media.

Chi mi legge da più tempo sa che il rischio di isolamento e il teorema (un complottista parlerebbe di progetto) secondo il quale dobbiamo stare in casa a consumare e lavorare diventando bersagli fissi io lo denuncio da un po’. Così come ho discusso anche appassionatamente con giovani che sostenevano che, se non hai niente da nascondere, della privacy non te ne fai nulla mentre per me è una condizione da difendere strenuamente. Ho avuto confronti molto duri con chi pensa che tanto indietro non si può tornare. Poi, tornare indietro? Io voglio che si vada avanti! Ho denunciato (ora è dimostrato) che i servizi che ti danno gratuitamente impattano in modo importante sulla tua vita sia in termini di controllo e condizionamento (qualche volta anche in modo tragico), sia in termini economici.

Oggi, sappiamo che in Italia ci si registra per avere il cashback di Stato (provvedimento ridicolo a nostro parere) e non per scaricare la app Immuni per contrastare il Covid: sono stato e sono radicalmente contrario a tutte e due, ovviamente. Interessante però, rilevare che la privacy per gli italiani vale qualche spicciolo più che la salute.

Oggi, ci ritroviamo con il più diffuso servizio di messaggeria istantanea che diventa un social (cosa che avevo ampiamente previsto, di cui avevo scritto e che, inesorabilmente, porterà anche altre applicazioni dello stesso tipo a mutare progressivamente in quella direzione).

Rileggendo vecchi “pezzi” de Le Visioni ed altri miei scritti devo rilevare che queste tendenze le ho raccontate e la racconto da almeno un lustro.

Sono passati anche cinque anni, nel momento in cui scrivo un po’ di getto, che non abbiamo più David Bowie. In questi tempi di omologazione culturale, un istrione di quella rilevanza sarebbe salvifico o, forse, non verrebbe capito. Certo è che, nella seconda metà del Novecento, rarissimamente abbiamo avuto una così straordinaria combinazione di originalità, talento, capacità produttiva e sensibilità artistica …

Chissà se, nella nuova (?) narrazione del modernismo ci sarà la volontà di esplorare la grandezza, di esplorare il sublime (in termini filosofici) o continueremo a valutare o svalutare le persone e, soprattutto, i grandi artisti. Perché quello che manca attualmente è la grandezza, la volontà critica, la sperimentazione e l’amore per quello che siamo e facciamo. Siamo immatricolati come macchine, utilizzate come tali e gestiti da altre macchine (altro che Skynet o Matrix!) dentro ad un sistema a cui ci siamo piegati senza nessuna costrizione. Ci si chiede solo di essere sufficientemente lucidi per svolgere il nostro compito, sufficientemente sani per non disturbare, sufficientemente stupidi per non fare o farci domande e sufficientemente “ricchi” per poter alimentare il sistema.

Peccato per chi non sarà sano, per chi vorrà sapere e/o criticare … Dovrà fare un passo indietro e fare un passo indietro in questo sistema vuol dire diventare irrilevante, indigente o, addirittura, invisibile.

Bowie non era funzionale. Quando lo inquadravi, cambiava. Passava dal glam alla musica cosmica, al pop sempre con grande originalità, da Ziggy Stardust ad Aladdin Sane al Sottile Duca Bianco, dalla musica al cinema e al teatro.

Oggi il problema grosso, forse, è che abbiamo pochi esempi di qualità nel mondo contemporaneo. Quelli noti fanno cose che chiunque di noi potrebbe fare creando un grande equivoco “aspirazionale”. In altri tempi e luoghi, gli artisti alzavano l’asticella, non era previsto che contribuissero a tenerla bassa. Anzi, era proibito, pena l’oblio.

Alla fine Bowie ha scritto e pubblicato un nuovo bellissimo album: Blackstar. Da questo, quando la sua vita è finita, stava adattando un testo teatrale. La sua ultima grande lezione è stata che se vivi con la paura della morte, non la fermi ma fermi la tua vita.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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L’UNO.

L’UNO.

-  Bentrovati alle Visioni e auguri a tutti i lettori … mai come in questi tempi bui, ne abbiamo avuto bisogno. In questo “pezzo” vi racconto di un film in cui sono incappato, complice un amico produttore cinematografico piemontese.

Il film si intitola “L’Uno” dal nome che nella storia si dà ad un oggetto di forma indefinita (ognuno lo vede di forme diverse … ) apparso nei cieli di tutto il mondo. Per dimostrare oltre ogni dubbio che gli autori di teatro e di cinema sanno meglio dei governanti come questi reagiscono di fronte a crisi più o meno sconosciute (il film è stato realizzato prima che sapessimo della pandemia!), viene istituito il coprifuoco e sei personaggi si ritrovano a festeggiare la fine dell’anno dentro un’elegante tavernetta. Impossibilitati ad uscire, costretti a fare i conti con sé stessi scivoleranno dalla leggerezza ad un’attesa inquieta, così come il film scivola dalla commedia al dramma, naturalmente. Questo a conferma dell’ottimo lavoro fatto dagli sceneggiatori. I personaggi sono Marta (Elena Cascino), Tommaso (Matteo Sintucci), Giulio (Stefano Accomo), Claire (Anna Canale), Cecilia (Alice Piano) e Marco (Carlo Alberto Cravino). I primi due sono i padroni di casa e ospitano per il “veglione” gli altri … State tranquilli, non “spoilero”!

Il film è tratto da una piece teatrale e con il teatro condivide l’unità quasi totale di luogo e il registro della recitazione degli ottimi attori. Unico neo, forse, troppe sovrapposizioni di voci e, in qualche caso, l’overacting a cui lo spettatore di cinema non è abituato.

Se vi incuriosisce, il film è attualmente disponibile in streaming  su Chili.

Interessanti i molti riferimenti letterari dai Sei Personaggi pirandelliani (scontato), ma anche a Beckett e a Jonesco.

Più interessante scoprire che i nostri personaggi obbligati alla staticità non reagiscono molto diversamente da noi agli obblighi, all’isolamento, alla paura e, soprattutto, nel riconoscere la propria fragilità.

L’Uno è un piccolo film ma, certamente, per i temi, per il trattamento e per la coincidenza con questo disgraziato periodo diventa illuminante. Come uno specchio.

 

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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LA SINDROME DELLA REALTA’.

“E non voglio che il mondo mi veda

Perché non penso che capirebbero

Quando tutto è fatto per essere rotto

Solo voglio che tu sappia chi sono.”

da Iris (Goo Goo Dolls)

 

 - Oggi, se vuoi fare un video da trapper di successo devi farti vedere come minimo su una Ferrari, se sei un rocker di successo ti basta essere seduto con la giacca sotto la testa come cuscino sul sedile spartano di un autobus.

Perché il rock non è “aspirazionale”, è di tutti e per tutti.

Chi lo fa, ovviamente, deve avere qualcosa da dire (magari di interessante o di importante) e qualche skills per potersi esprimere cosa che per alcuni altri generi non sembra essere fondamentale.

Sembra più importante avere una storia che essere capaci di raccontarla. Un tale che, forse qualche copia in più di un paio dei suoi romanzi l’ha venduta, un giorno disse: “non è mai la storia, è come la racconti!” Quel tale all’anagrafe fa Stephen King. Per carità, averne una di storia, è condizione necessaria ma non sufficiente.

Raccontarsi, alla moda di oggi, non è arte è onanismo. Già perché come diceva Aristotele (no, non è un centravanti brasiliano) la condizione umana è unica e immutabile. Quindi, se la compagna di classe che avevi al liceo non te l’ha data non è che ce la devi menare e, adesso, che sei ricco e famoso e hai fatto (magari) anche un film, devi ammorbarci con il novero delle tue conquiste amorose esponendole come il bucato.

Semmai, il fatto che tu abbia questa modalità di revanscismo nei confronti del genere femminile ci toglie ogni dubbio sul fatto che quella tua compagna di classe avesse ragione oltre ogni ragionevole dubbio. Inoltre, (il tu è ipotetico ma potrebbe coinvolgere più di un soggetto reale) se non sei capace di fare niente perché non suoni, non canti, non scrivi … beli e blateri di facezie, dico io, perché dovrei interessarmi a te. In che modo mi aiuti a capire la realtà, cosa stimoli in me?

Scusate l’integralismo ma la contemporaneità ha sviluppato un’ulteriore svolta che basa il giudizio su apparenza, appartenenza e superficialità. E’ vero che queste deviazioni ci sono sempre state ma, ora, sono elette a sistema. Non credo che ci sia nessuno (ancorché di estrema destra e normodotato dal punto di vista delle facoltà mentali) che , al di là delle diverse posizione, possa aver ritenuto ininfluente il pensiero di Pasolini. Oggi, mi direbbero: Pasolini, chi? Senza sapere che abbiamo avuto due grandi Pasolini: uno campione di motociclismo e l’altro autore, intellettuale poeta e regista. Il tema dell’oggi è che esisti se posti, se twerki, se cazzeggi. Le star sono i campioni della gara di scoregge su YouTube … Quando va bene.

Ok, sono il primo a dire che non ci sia niente di male, tuttavia, questo non può essere tutto quello che c’è a disposizione. Perché, vedete, per scovare qualcosa di qualità bisogna scavare, documentarsi, fare fatica, compiere atti deliberati. Non è a portata di click, la profondità. Non lo è mai stata. Neanche ai miei tempi quando non c’erano questi fenomeni da baraccone ma ce n’erano altri. Allora erano prodotti dalla TV commerciale, non dalla rete. Però, noi avevamo gli anticorpi. Oggi, non sono così convinto che i ragazzi li abbiano sviluppati in una società dove vige il pensiero unico, dove le opinioni sono diverse ma standardizzate, lo stile di vita omologato. Io sono stato molto criticato dai giovani, anche dai miei parenti, perché non sono sui social … ci devi essere, mi dicono. No, rispondo, io non devo fare niente che abbia come motivazione che lo fanno tutti.

Lì, sulla linea di galleggiamento, c’è quello che il marketing vuole farti credere che abbia un valore e, un valore, ce l’ha esclusivamente dal punto di vista del profitto che porterà a qualcuno. L’effetto boomerang è che farà ricco quel qualcuno e più stupidi tutti coloro che lo ascoltano (o, come si dice  adesso, che lo seguono).

Vedete, qualche giorno fa è stato il quarantesimo anniversario della morte di un artista immenso, pensatore e pacifista. Il nome di costui è John Lennon. Come per Pasolini, per favore, non chiedete: John chi?

Perché se fate questa domanda otterrete soltanto la nostra compassione.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

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MEDICINA A MEZZANOTTE.

di Paolo Pelizzia - 

  Sì, lo confesso! Parto dal titolo del nuovo attesissimo nuovo album dei Foo Fighters … Attesa che, ahimé, durerà fino gli inizi di febbraio 2021.

La buona notizia è che la band ha rilasciato il primo singolo: Shame Shame. L’album prodotto da Greg Kurstin e dagli stessi Foo Fighters verrà accompagnato da un tour internazionale previsto per l’estate prossima.

Shame Shame mi è piaciuta, devo dire. Può essere definito uno “standard rock” contaminato di new romantic  (genere nato e morto negli anni Ottanta) con parti più spigolose che si alternano a parti più orchestrali. Se la si ascolta con attenzione si può percepire anche un po’ di Prince (soprattutto nell’intro). Sono molto curioso di ascoltare tutto il disco che è accreditato di nove tracce che sembra siano state realizzate in molti mesi di lavoro. Alcuni giornalisti, che hanno avuto già la fortuna di ascoltare l’LP, scrivono che potrebbero essere nove singoli, tanto è buono il lavoro fatto da Grohl e soci. Quando sarà, come al solito, ve ne daremo conto!

Comunque, la “medicina a mezzanotte” è effettivamente arrivata. Quella miracolosa medicina che arriva in extremis, quando tutto sembra perduto, quando nulla ci può più salvare …  Ma non ne è arrivata una sola! Ce ne sono un certo quantitativo di questa o quella nazione, di questa o quella multinazionale.

Vista la situazione e la pericolosità del virus perché, invece che competere nella ricerca del vaccino (e/o delle cure che pur esistono), non si sia scelto di cooperare, è cosa misteriosa. Come ho già detto e scritto ci sono cose che sfuggono come in un romanzo di Le Carré.

Lo chiederemo al nuovo Agente 007 che pare sarà donna e di colore, con mia grande soddisfazione e non per il politically correct ma, più per il cambiamento: il “machismo” di James Bond mi aveva un po’ stufato.

A proposito di donne, il 25 novembre scorso si è celebrata la Giornata Contro la Violenza sulle Donne. Come è già stato detto da più parti, si evitano cose terribili educando le persone più che punendole. Io non sono d’accordo, però, che questo tipo di educazione (ho avuto modo di scriverlo più volte) possa essere interamente delegata alla famiglia. Sapete qual è la percentuale degli abusi che avvengono in famiglia?   Sono la maggior parte e la maggior parte di questi eventi (a maggior ragione) abominevoli non viene denunciata. Quindi, questa educazione al rispetto, a riconoscerci tra pari, uomini e donne, deve succedere a scuola dalla primaria alla fine del ciclo delle superiori. Aggiungo che una partecipazione più paritaria nelle professioni, nell’esercizio pubblico, nel lavoro sia un’evoluzione vantaggiosa da ogni punto di vista: antropologico, sociale ed economico in primis.

Infine, restando sul tema, volevo esprimere la nostra solidarietà (è poca cosa ma, tant’è …) a quella maestra di Torino che, vittima di porn revenge da parte di un ex, si è ritrovata ad essere (anche) licenziata dalla scuola in cui insegnava perché, invece, di essere ritenuta vittima di un crimine vergognoso è stata ritenuta artefice di uno scandalo (a proposito di culture spaventose che vanno sradicate). Io spero che qualcuno faccia seriamente qualcosa perché venga reintegrata e rimborsata (se è possibile essere rimborsati quando ti succedono cose del genere …) dell’umiliazione subita incolpevolmente.

Mi auguro anche che chi l’ha così frettolosamente licenziata dal suo lavoro, venga al più presto rimosso. Quella persona ha dimostrato oltre ogni dubbio di non ha avere la cultura e la sensibilità necessarie per occuparsi di educazione.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

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