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Miti, riti e addii lunghi e brevi.

Miti, riti e addii lunghi e brevi.

Era il lontano 1975. Un bambino di sei anni, sotto la guida paterna, aveva appena imparato a mettere i dischi sulla piastra, a gestire il braccetto che la faceva ruotare e a posizionare la puntina. Il bambino in questione non aveva una grande manualità, tanto è vero che ci mise un altro anno ad imparare ad allacciarsi le scarpe … E visto che il mondo è cattivo e va capito da subito, gli imposero di compiere l’odiosa operazione durante l’esame di seconda elementare!!!

Tuttavia, come se fosse un segno del destino, quell’operazione gli riuscì e diventò subito un automatismo. Che ce ne frega? Mi direte. E avreste ragione, se non fosse che quel 33 giri era Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band … Questo LP è l’ottavo album dei Beatles ma, è considerato il più significativo nella storia della musica pop. Quest’anno corre il Cinquantesimo Anniversario della sua pubblicazione e, in mezzo al magma delle suggestioni che ricevo tutti i giorni, mi sono ricordato che è stato il primo disco che sono riuscito da solo a “suonare”. Se voleste seguire il mio esempio e provare a riascoltarlo, vi accorgereste come sembra nuovo, originale, avanguardista e di qualità. Soprattutto, se lo paragonate alle ultimissime produzioni musicali … ma, questa è un’altra questione.

I quattro ragazzi di Liverpool con la guida del produttore George Martin (che, pare abbia avuto un ruolo tutt’altro che marginale nella fattispecie e anche in altri momenti della parabola della band) esplorano in musica le storie della loro adolescenza e delle loro origini. Lo fanno tra rock, pop e suggestioni esoticheggianti, creando un album globale. L’autorevole rivista Rolling Stone pone “La Banda dei Cuori Solitari del Sergente Pepper” al primo posto nella speciale classifica dei 500 migliori album di sempre. Ok, ognuno poi se la vede anche con il proprio gusto ma, certamente, è una pietra miliare. Impossibile per chi ha voluto o vuole fare musica ignorarlo o non esserne positivamente influenzato.

Il disco passa alla Storia anche per la copertina: una serie di personaggi famosi tra scienziati, compositori d’avanguardia, statisti e occultisti. Oggi, è nel mito e le ragioni sono molteplici ma, quella fondamentale (a nostro parere) è che sembra sia stato composto, registrato e suonato domani!

Per la serie di miti e riti, il 27 giugno scorso si sono esibiti al Forum di Assago i Deep Purple. Il concerto è uno degli ultimi (dopo andranno a Montecarlo, faranno due date in Spagna e chiuderanno a Lisbona) del Long Goodbye Tour, il loro tour di addio. Dalle prime note si capiscono due cose, inequivocabilmente: la prima è che la decisione di smettere è prematura, la seconda è che sul palco ci sono i Deep Purple, quelli veri. Manca qualcosa, forse … Lord, assente giustificato e Blackmoore che da anni è in giro con un altro progetto. Comunque, se qualcuno, avesse ancora qualche dubbio: Gillan e Morse si esibiscono in un duetto per sei corde e corde vocali da pelle d’oca da una spanna e sgancio caduta della mascella. Airey vola con le mani sui tasti e si esibisce anche in un medley tra classica, operistica e rock. Lo fa con la tecnica del virtuoso e l’ironia dell’uomo saggio. Paice è un treno merci diligente ma, senza freni. Glover è efficacissimo e si lancia anche lui in un solo strepitoso. I cinque ex ragazzi si divertono e divertono un pubblico che li ascolta spesso in silenzio e senza ondeggiare troppo … La maggior parte di noi, ha la loro stessa età. Un sussulto, il Forum ce l’ha durante la intro di Smoke on The Water. Chiunque, abbia mai messo le mani su una chitarra ha suonato quel riff, il più famoso di sempre. Manca ma, ormai da parecchio, Child in Time … Pazienza, Gillan è comunque nato a metà degli anni Quaranta e poco gli si può rimproverare per la sua Storia e, soprattutto, stasera. L’addio dura poco meno di due ore. Lungo ma, troppo breve. Lunghissima e commossa la standing ovation finale. Grazie ragazzi nel tempo che durerà per sempre.

Un ultimo breve ma, partecipato addio. E’ il dovere di un vecchio rocker per un grande professionista della musica e della televisione, garbato ed elegante. Pochi giorni fa si è spento Paolo Limiti, seppur lontano dai mondi che frequento e ho frequentato, non posso esimermi da riconoscere i talenti e la Storia di un galantuomo.

Rock On.

di Paolo Pelizza

© 2017 Rock Targato Italia

 

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Miti, riti e addii lunghi e brevi.

Miti, riti e addii lunghi e brevi.

Era il lontano 1975. Un bambino di sei anni, sotto la guida paterna, aveva appena imparato a mettere i dischi sulla piastra, a gestire il braccetto che la faceva ruotare e a posizionare la puntina. Il bambino in questione non aveva una grande manualità, tanto è vero che ci mise un altro anno ad imparare ad allacciarsi le scarpe … E visto che il mondo è cattivo e va capito da subito, gli imposero di compiere l’odiosa operazione durante l’esame di seconda elementare!!!

Tuttavia, come se fosse un segno del destino, quell’operazione gli riuscì e diventò subito un automatismo. Che ce ne frega? Mi direte. E avreste ragione, se non fosse che quel 33 giri era Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band … Questo LP è l’ottavo album dei Beatles ma, è considerato il più significativo nella storia della musica pop. Quest’anno corre il Cinquantesimo Anniversario della sua pubblicazione e, in mezzo al magma delle suggestioni che ricevo tutti i giorni, mi sono ricordato che è stato il primo disco che sono riuscito da solo a “suonare”. Se voleste seguire il mio esempio e provare a riascoltarlo, vi accorgereste come sembra nuovo, originale, avanguardista e di qualità. Soprattutto, se lo paragonate alle ultimissime produzioni musicali … ma, questa è un’altra questione.

I quattro ragazzi di Liverpool con la guida del produttore George Martin (che, pare abbia avuto un ruolo tutt’altro che marginale nella fattispecie e anche in altri momenti della parabola della band) esplorano in musica le storie della loro adolescenza e delle loro origini. Lo fanno tra rock, pop e suggestioni esoticheggianti, creando un album globale. L’autorevole rivista Rolling Stone pone “La Banda dei Cuori Solitari del Sergente Pepper” al primo posto nella speciale classifica dei 500 migliori album di sempre. Ok, ognuno poi se la vede anche con il proprio gusto ma, certamente, è una pietra miliare. Impossibile per chi ha voluto o vuole fare musica ignorarlo o non esserne positivamente influenzato.

Il disco passa alla Storia anche per la copertina: una serie di personaggi famosi tra scienziati, compositori d’avanguardia, statisti e occultisti. Oggi, è nel mito e le ragioni sono molteplici ma, quella fondamentale (a nostro parere) è che sembra sia stato composto, registrato e suonato domani!

Per la serie di miti e riti, il 27 giugno scorso si sono esibiti al Forum di Assago i Deep Purple. Il concerto è uno degli ultimi (dopo andranno a Montecarlo, faranno due date in Spagna e chiuderanno a Lisbona) del Long Goodbye Tour, il loro tour di addio. Dalle prime note si capiscono due cose, inequivocabilmente: la prima è che la decisione di smettere è prematura, la seconda è che sul palco ci sono i Deep Purple, quelli veri. Manca qualcosa, forse … Lord, assente giustificato e Blackmoore che da anni è in giro con un altro progetto. Comunque, se qualcuno, avesse ancora qualche dubbio: Gillan e Morse si esibiscono in un duetto per sei corde e corde vocali da pelle d’oca da una spanna e sgancio caduta della mascella. Airey vola con le mani sui tasti e si esibisce anche in un medley tra classica, operistica e rock. Lo fa con la tecnica del virtuoso e l’ironia dell’uomo saggio. Paice è un treno merci diligente ma, senza freni. Glover è efficacissimo e si lancia anche lui in un solo strepitoso. I cinque ex ragazzi si divertono e divertono un pubblico che li ascolta spesso in silenzio e senza ondeggiare troppo … La maggior parte di noi, ha la loro stessa età. Un sussulto, il Forum ce l’ha durante la intro di Smoke on The Water. Chiunque, abbia mai messo le mani su una chitarra ha suonato quel riff, il più famoso di sempre. Manca ma, ormai da parecchio, Child in Time … Pazienza, Gillan è comunque nato a metà degli anni Quaranta e poco gli si può rimproverare per la sua Storia e, soprattutto, stasera. L’addio dura poco meno di due ore. Lungo ma, troppo breve. Lunghissima e commossa la standing ovation finale. Grazie ragazzi nel tempo che durerà per sempre.

Un ultimo breve ma, partecipato addio. E’ il dovere di un vecchio rocker per un grande professionista della musica e della televisione, garbato ed elegante. Pochi giorni fa si è spento Paolo Limiti, seppur lontano dai mondi che frequento e ho frequentato, non posso esimermi da riconoscere i talenti e la Storia di un galantuomo.

Rock On.

di Paolo Pelizza

© 2017 Rock Targato Italia

 

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Pillole libere dal fondo dell’abisso.

Pillole  libere dal fondo dell’abisso.

Difficili. Così definirei le ultime settimane … Ho ragioni personali e ragioni collettive per affermarlo con certezza. Per così dire, molte cose strane e alcune molto tristi ci hanno coinvolto, fatto soffrire e indignati.

La parabola terrena di Chris Cornell è finita per sua stessa volontà. E’ nella nostra natura: scegliere. Per quanto ci faccia sentire addolorati ed estranei, la morte. Per quanto noi si possa comprendere la sofferenza, la sensibilità estrema di coloro che sono (spesso) meno materialisti di noi… Per quanto noi ci si sforzi di applicare alla realtà una rete interpretativa che abbia maglie più larghe, pensieri con dinamiche più flessibili, noi abbiamo il dovere di rispettare anche chi compie gesti estremi. Una delle più belle voci di sempre, aveva 52 anni e un’enorme talento. Talento che, naturalmente, è mancato anche questa volta a chi ha scritto della sua scomparsa sulla stampa italiana, nell’ennesimo orribile modalità con cui si discute dei tatuaggi o delle foto osé della starlet di turno. Altro che Rob Zombie … Io sono terrorizzato tutte le volte che apro un giornale del nostro Paese, soprattutto se pretende di parlare di musica o musicisti.

Sto andando un po’ a caso … so che mi perdonerete. Quindi, salto di palo in frasca e vado alla dichiarazione di un noto e ricco atleta. Lui, in TV, ci ricorda che per essere i numeri Uno, si deve avere la testa libera! Ha ragione, penso io: evitare distrazioni, restare concentrati e stare sul pezzo. E, invece, no!!!! Sta facendo la pubblicità di uno shampoo anti forfora… Certo che cadere così in basso …

Non c’è di peggio, mi direte. Invece, sì. Lo spazzettone per la pulizia del pavimento è (cito testualmente) “la rockstar del pulito” … Perché il pulito è rock? Scusate … non era quella musica sporca, asimmetrica, diabolica, osteggiata dalle mamme, dedicata al culto demoniaco, composta e suonata da tossici sciroccati??? E’ evidente che chi scrive oggi la pubblicità dovrebbe andare a farsi vedere da uno bravo. Bravo, davvero.

Altra pillola amara. E’ scomparso un ragazzo straordinario. Buono e ingenuo come solo un americano della provincia può essere. Nicky è (sì al presente!) un grande uomo e un grande campione. In Italia, i giornalisti non gli hanno mai perdonato di aver vinto un mondiale contro Rossi ma, la stampa italiana è la stampa italiana e non cambia la sua qualità se si cambia argomento. Il suo sorriso solare e la sua generosità fino all’ultimo resteranno sempre con noi e speriamo che ci siano di esempio per diventare persone migliori.

In nome di Allah il misericordioso, l’ISIS ha colpito i crociati ancora una volta. Peccato che non erano crociati ma, bambini. Non credo che esista una divinità così gretta e vigliacca da potere tollerare un atto del genere solo uomini piccoli, incattiviti dalle vite nei ghetti e instupiditi dalla sete di violenza. Poi, qui da noi, mentre a Manchester si piangeva, politici e opinionisti hanno fatto a chi la sparava più grossa. Io non me ne intendo, come più volte ho detto, so solo che la Gran Bretagna è una nazione meravigliosa: culla di diritti, di democrazia e di grande musica. I britannici sono un popolo onesto e fiero a cui il resto dell’Europa e del mondo deve molto (provate a immaginare cosa sarebbe successo se si fossero arresi ai nazisti). Sono certo che non si faranno piegare, né derogheranno rispetto ai loro valori, cedendo alla paura. Se poi, tutti smettessimo con una mano di combattere il Califfato e con l’altra  implorare di fare affari con noi chi lo ha ispirato e finanziato, l’ISIS non sarebbe mai esistito.

Tra l’altro, stiamo facendo le prove generali per un conflitto termonucleare. I due uomini peggio pettinati del pianeta stanno facendo a chi ce l’ha più a lunga gittata. Purtroppo, come l’atleta dello spot di prima  ci ricordava, per scatenare la Terza Guerra Mondiale ci vuole una bella testa. Forse, l’intervento di un hair stylist di grido potrebbe scongiurare il pericolo … Il segretario generale dell’ONU è avvisato: meno negoziatori, più parrucchieri!

L’ultima pillola è per un amico che mi legge. So che è difficile, so che sono più le difficoltà delle gioie. Ho vissuto abbastanza per sapere quello che so dell’amore, dell’amicizie e della vita. La nostra natura è quella di dover scegliere in mezzo al caos dei nostri destini. Tuttavia, spero che tu voglia fare la mia stessa scelta e decida di vedere come finisce questo film. Scusatemi per l’uso privatistico.

Un’avvertenza: forse per un po’, non riuscirò a scrivere con la frequenza di prima. Voglio dirvi, anzi no … voglio promettervi che continuerò e mi troverete sempre qui se avrete voglia e io spero che ce l’abbiate.

Vi auguro il meglio.

Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia

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L’inevitabile ritorno di idee mannare. di Paolo Pelizza

L’inevitabile ritorno di idee mannare.

Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, il nostro osservatorio di ragazzi appassionati e pieni di sogni, era quello della imminente costruzione della Città del Sole. L’avvento di un mondo nuovo, equo e giusto era, per così dire, a portata di mano. Il mondo cantato da Lennon in  Imagine: senza religioni, né Stati. Negli stessi anni, c’erano anche  gli altri: quelli che credevano in un altro tipo di cambiamento e, nostalgicamente, si rifugiavano nei nazionalismi professando  l’idea  che il mondo diviso in nazioni, in razze e in classi fosse più corretto e dentro all’ordine naturale delle cose.

La Storia, poi, ha deciso di cambiare corso. Quelle tensioni erano condizionate da ideologie che dovevano essere accettate senza se e senza ma … Si seguiva la linea del capo o del segretario. Da una parte o dall’altra c’erano i nemici del cambiamento. Bisognava abbatterli con tutti i mezzi. Così è nata e si è sviluppata un escalation di violenze che sfocia nel terrorismo, nei decenni bui delle stragi, dei rapimenti e degli omicidi. Sono gli anni in cui, anche in  Medio Oriente, la matrice terroristica è politica.

Oggi, sappiamo bene che, al contrario, di quanto pensavamo in quel periodo di grandi sogni e bruschi risvegli le religioni sono tornate ad essere “l’oppio dei popoli” con buona pace di quelli che (come me) avevano pensato che sarebbero state messe in soffitta, relegate, semmai, ad un ruolo esistenziale … tipo “Pascal for Dummies”. La laicità dello Stato promessa dalla nostra Costituzione è un principio, nei fatti, abrogato in nome di un’identità che vogliamo mantenere a tutti i costi come Linus con la sua coperta e, nel mondo islamico, il Corano è la scusa con cui si compiono i più inumani misfatti. Lo so, mi ripeto.

Vedete, però, come tutto torna perché (scegliete voi) la Storia è una pessima maestra o gli esseri umani studenti svogliati.

Oggi, sono prepotentemente in auge anche le grandi ideologie del Novecento … quelle che hanno creato i Pol Pot e i Pinochet. Quelle che hanno fatto vivere all’umanità la più grande tragedia di sempre. Quelle che ci hanno regalato decenni sotto la spada di Damocle di un olocausto nucleare! Spada di Damocle ritornata, anch’essa, di gran moda nelle ultime settimane.

Le ideologie sono idee mutanti e ipertrofiche: come Godzilla e King Kong. Sono idee mannare: prima o poi , generano la Bestia. Sono le piastrelle marchiate “buone intenzioni” di cui è lastricata la strada dell’inferno.

Ci sono, ovviamente delle ragioni per questi amarcord. Credo che, una delle più significative, sia che stiamo vivendo un’epoca in cui si naviga a vista. Non siamo in grado di prevedere cosa succederà tra venti o trent’anni e questo ci destabilizza. Alcuni studiosi hanno stimato che l’evoluzione e la diffusione delle tecnologie negli ultimi cinquanta anni sia paragonabile a quella occorsa in secoli, precedentemente. Un mondo pieno di inutili fantascientifiche meraviglie può essere così fragile da rimanere attaccato a idee che la Storia ha bocciato, che hanno portato solo lutti, sofferenze e ingiustizie (spesso uguali a quelle che si proponevano di combattere)? La risposta è sì. Noi cerchiamo riparo in quello che conosciamo. Vogliamo una società ordinata senza intrusi. Vogliamo restare aggrappati alla nostra identità, alle nostre tradizioni. Perché abbiamo paura. In Italia, ad esempio, i reati sono andati progressivamente a ridursi e c’è il boom delle richieste di porto d’armi. Non è un paradosso?

E’ che non abbiamo memoria. Ignoriamo che i nostri bisnonni partivano con le valigie di cartone per la terra delle opportunità, che venivano schedati ad Ellis Island e venivano chiamati dai newyorchesi benpensanti “dagos” nel tentativo di italianizzare la parola inglese daggers, accoltellatori. Ci siamo dimenticati di Sacco e Vanzetti, innocenti giustiziati solo perché italiani. Facciamo finta di non capire che i guasti che determinano i flussi migratori di oggi sono stati provocati dalla realpolitik inaugurata nella seconda metà del Novecento, dal tentativo di ordinare per sfere di influenza un mondo ferito e lacerato dalla Seconda Guerra Mondiale e, successivamente, dalle distorsioni della globalizzazione economica.

Noi non vogliamo sapere che il nostro stile di vita è per pochi, non per molti o per tutti. Perché noi abbiamo il diritto di vivere in questo modo e gli altri no?

Se guardiamo la cosa da (per così dire) sinistra, la situazione non è migliore. E’ vero che il Vecchio Continente sta facendo i conti (letteralmente) con un’ Unione mai decollata. Di più, ha messo in soffitta le idee e i valori che la fondavano a favore di banchieri, tecnocrati e burocrazie inutili e dannose peggiorando la vita dei suoi cittadini. Tuttavia, credo che ripararsi all’ombra di Marx, Lenin e Stalin costituisca una cura peggiore del male. Inoltre, credo che la rivoluzione, oltre ad essere anacronistica, sia impossibile da realizzare con smartphone e tablet!

Abbiamo imprigionato la nostra memoria, il nostro senso critico in schemi che non funzionavano e non funzionano. Pensiamoci. Pensiamo che la verità è che siamo uguali. Apparteniamo all’umanità, non al partito, non allo Stato, non all’Occidente, non al Papa, al Rabbino o all’Imam. Abbandoniamo gli egoismi e cerchiamo di lavorare senza idee preconfezionate e, per giunta gonfiate di conservanti insani, per un mondo più vivibile per tutti. Abbandoniamo attrezzi frusti e arrugginiti e costruiamone di nuovi. Più efficienti e efficaci.

Oscar Wilde ha scritto: “L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma, nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi”.

Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia

 

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