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MURI E TORNELLI: LA NUOVA TENDENZA FALL-WINTER.

MURI E TORNELLI: LA NUOVA TENDENZA FALL-WINTER.

1989.
Un gruppo di ragazzi inchiodati davanti alla televisione.
Sono insieme ma non si guardano. Gli occhi inchiodati alla fonte di luce blu.
Alcuni di loro si conoscono appena. Altri sono amici da molto tempo. C’è tensione e speranza. Una ragazza prende la mano del suo vicino.
Un labbro si increspa. Scende anche qualche lacrima.
E’ un novembre freddo a Milano. Tuttavia, qualche fronte è umida di sudore.
Dentro al tubo catodico, un gruppo di persone (per lo più giovani) si danno da fare con mazze e altri utensili improvvisati per abbattere un muro. Poco dopo, quando la breccia diventa sufficientemente grande, passano dall’altra parte sopra i calcinacci e le macerie. Oltre.
Oltre, una folla li aspetta. Ci sono tutti i generi, tutte le età, sono poliziotti, idraulici, impiegati…
Gente.
Fratelli.
L’emozione si scioglie in lunghi e partecipati abbracci.
I colpi di mazza diventano più importanti, più significativi del primo passo sulla Luna.
…Un piccolo colpo di piccone: un grande passo per l’Umanità.
Troppo a lungo separati.
Troppo a lungo, da una parte di quel muro si viveva sotto un regime oppressivo mentre di là si era nel posto più libero d’Europa e, probabilmente, del mondo. Se non ci credete vi rimando alle opere relative di Lou Reed, David Bowie e Iggy Pop ma, anche, Tangerine Dream, Nina Hagen, etc. etc.
Quel muro non era un muro ma, Il Muro. Caduto quello, il mondo cambia. L’Unione Sovietica si dissolve. Qualcuno parla della forza di un atto simbolico, qualcun altro del culmine di un processo storico già in atto. Il fatto è che niente è davvero più come prima. Esperti politologi, scrittori, giornalisti parlano di “fine della Storia”. Sì, di quella con la S maiuscola, quella che si studia a scuola. Quel 9 novembre e i giorni che seguono sono giorni di festa e di grandi aspettative. Da oggi, si crede, si costruiranno ponti. Mai più muri.
Perché i muri non piacevano più!
I muri hanno la funzione di tenere fuori o tenere dentro, nel senso di trattenere. Sono sciocchi orpelli in un mondo che abbiamo voluto (o subito …) globale e globalizzato. Quell’anno, avevamo sognato un mondo nuovo dove ognuno andava dove voleva. Nessun limite.
Il sogno si è dissolto. Abbiamo capito che il Capitale (lui sì!) sarebbe andato dove voleva e che le merci avrebbero varcato le frontiere con maggiore facilità dei popoli.
Oggi le barriere sono tornate di moda. Un candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d’America vuole costruirne uno mastodontico, tale da diventare un concorrente credibile della Grande Muraglia Cinese … quella visibile anche dallo spazio (si dice).
Peccato che gli antenati di questo candidato, i Padri Fondatori di quella Nazione che si vanta di essere la più grande democrazia del pianeta, abbiano nella carta fondante sancito che tutti gli uomini siano uguali e abbiano uguali diritti, anche il diritto alla felicità.
E’ nella Dichiarazione di Indipendenza, un documento che oggi più che antico sembra obsoleto visti gli intenti da geometri della separazione, da architetti dell’orribile.
Il problema è che i muri ci proteggono solo psicologicamente perché (vedi Berlino!) prima o poi vengono giù per quanta maestria ci mettano a costruirli e a renderli solidi. Ma, soprattutto, i muri sono esteticamente brutti. Vuoi mettere con i ponti? I ponti sono belli, sono mitici: Brooklyn, il Golden Gate, quelli di Calatrava… Poi, sono più utili perché servono per superare gli ostacoli, per connettere una realtà con un’altra. Genti con altre genti.
Superare gli ostacoli è, ovviamente, più difficile che non occuparsene. Anche nascondere la polvere sotto il tappeto è più facile che pulire la casa ma non funziona. Non a lungo termine.
Non c’è niente da fare, però! I muri sono la moda del momento!!! Tornelli, barriere, blocchi navali, etc. sono tornati glamourous dalla fine degli Anni Ottanta.
Cari berlinesi, adeguatevi …fate uno sforzo e ritiratelo su quel muretto che qui non impariamo mai.

Paolo Pelizza
© 2016 Rock targato Italia

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Visioni di orrore quotidiano.

Visioni di orrore quotidiano.


Da qualche settimana, sulle linee della metropolitana a Milano si timbra il biglietto anche in uscita. Poco importa, se oltre ai treni insufficienti soprattutto nelle ore di punta che generano un effetto “scatola di sardine” per tutti coloro che usano il servizio pubblico, ci si aggiunge la coda in uscita (oltre che all’ingresso) con conseguente perdita rilevante di tempo da parte degli utenti, l’importante è che “ATM continui il suo impegno contro l’evasione tariffaria (come recitano appositi cartelli apposti in tutte le stazioni). Intendiamoci bene, il biglietto va pagato e fin qui non ci piove, tuttavia sarebbe importante che ci fosse una sorta di reciprocità tra l’Azienda e i suoi clienti: io pago il biglietto e tu mi dai un servizio (se non impeccabile) idoneo a rispondere alle mie esigenze. Ma c’è di più! Oltre alle timbrature obbligatorie in uscita, i treni e i tornelli sono presidiati da persone in uniforme blu e anfibi. Spesso questi sorveglianti sono piazzati a piantonare i tornelli armati di macchinette tipo POS con cui ti fanno perdere il posto in coda per uscire e con il quale controllano i titoli di viaggio … come se non bastasse! Pensate che sia finita? Neanche per idea! Quello che ha controllato il mio biglietto aveva uno spiccato accento della Garbatella a dimostrare che importiamo da Roma questi specialisti della lotta all’evasione tariffaria. Evidentemente, nella Capitale ci sono corsi altamente qualificanti per formare codesti professionisti. Forse, avere qualcuno di questi controllori in meno, libererebbe le risorse per poter assorbire questa terribile piaga in modo fisiologico …
E’ finito anche il Festival di Sanremo. Anche in questa edizione dagli ascolti record niente di nuovo da segnalare. I soliti scandali pianificati a tavolino, il momento toccante, i commenti più o meno al vetriolo sugli abiti di padrini e madrine, cantanti, ospiti e conduttori. Come al solito, grande assente era la musica. Quella buona, almeno… con i giovani che cantavano tutti la stessa cosa, quasi con la stessa voce, i reduci dai talent show, i vecchi più originali dei nuovi. Insomma, tutto orribilmente uguale e rassicurante … molto rassicurante. La cosa più divertente? Il cosiddetto “popolo del web”! Sanremo è stato disaminato, analizzato, criticato da chi pretende di usare i media digitali come (appunto) nuovi media. Ma che diavolo? A che serve non nuovo media, se non a parlare di un vecchio contenuto che viene trasmesso da un media superato? Strano, vero? La televisione è morta e tutti i mezzi digitali si scatenano (sempre!) a parlare di quello che è successo a star e/o starlet del piccolo schermo, di questo o quel programma, di questo o quel contenuto … La rete è intasata di gente che parla di televisione. Mi domando: non doveva determinarne la fine? Non doveva cambiare tutto?
Le ultime settimane si sono consumate (anche) a discutere su dare o meno la possibilità a coppie gay di adottare dei figli. Se fate una rapida escursione al Family Day e vi andate a sentire qualche intervista, scoprireste che gli omosessuali sono così perché abusati che diventeranno “abusatori” (il postulato è gay=pedofilo!) oppure malati da curare o, anche, persone che scelgono il male, deviati e perversi! Ovvio che sia divertente ascoltare opinioni di questo genere: sono talmente enormi che non si possono prendere sul serio! Invece no. Perché il limite della democrazia è che a questi simpaticoni viene concesso di votare e così alcuni politici (per lo più separati, divorziati, con diciotto famiglie e, in taluni casi, beccati con transessuali con le braghe calate mentre pubblicamente inneggiavano alla sacralità del matrimonio e alla famiglia tradizionale) cavalcano l’onda di questa incredibile ignoranza generalizzata. Mentre, va in scena questo rigurgito di medioevo, la discussione sui diritti va avanti nelle sedi competenti (è un eufemismo) dove ci si trascina aggiungendo emendamenti, deviando rotte, trattando con i dissidenti. La cosa orribile? Non c’è niente di cui parlare. I diritti sono diritti. Nessuno deve essere escluso dai diritti. Perché se deroghiamo su questo oggi, domani potrebbero decidere che non si può adottare un bambino se ci piace stare sotto o se preferiamo il sesso orale o se ci piace la confettura di ciliegie, così come oggi ci impongono ancora Sanremo a “reti unificate” e di timbrare all’uscita del Metrò.


Paolo Pelizza
© 2016 Rock targato Italia

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Tempo e Tempi

TEMPO E TEMPI

Gli uomini nascono, muoiono, possono arricchirsi o restare poveri, scalare montagne, scrivere romanzi o musica, girare film. L’unica cosa che non potranno mai fare è governare il tempo. Il tempo è, semplicemente.

Noi siamo ossessionati dal tempo … Dalla percezione che abbiamo del tempo, dalla sua misurazione, dalla consapevolezza che ne sprechiamo, dai segni che lascia sui nostri corpi. L’abbiamo studiato, relativizzato, fatto ipotesi, abbiamo creduto fosse ciclico e, poi, abbiamo (e crediamo tuttora) che si sviluppi come una linea retta… addirittura la “freccia del tempo” di cui parlano i fisici. Il tempo esiste e scorre indipendentemente dalle nostre volontà e coscienze a modo suo, mentre pensiamo che non passi mai un momento sgradevole o “voli” in un altro piacevole.
Il tempo lascia segni anche sulle nostre società. In questo caso, parliamo di “tempi”.
Ieri sera, con alcuni amici, abbiamo parlato di quegli strani “tempi” che sono occorsi tra la seconda metà dei Settanta e la prima degli anni Ottanta. Prima guardandoci reciprocamente (ed in modo spietato) pance e pelate che allora erano ancora lontane dall’apparire, poi ricordando quel periodo strano e fantastico. Erano gli anni in cui molti di quelli che frequentavi e a cui volevi bene finivano all’obitorio o in carcere causa posizioni politiche estreme o eroina. Spesso entrambe le cose.
Erano tempi, in cui pazzi visionari immaginavano un mondo diverso, un mondo migliore, dinamiche più corrette tra le classi e gli individui. Sebbene, qualche sociologo “banalizzando” ha parlato e parla di due posizioni dominanti (quella comunista e quella capitalista), l’universo era molto più ricco e frammentato. L’idea di superare un’idea di “vita borghese” (spesso) passava attraverso sperimentazioni che più avevano a che fare con il recupero di una certa spiritualità neo-pagana, religioni basate sul rispetto e l’armonia con la natura che niente avevano a che fare con le filosofie new age di moda adesso. Profondità e pensiero versus un naturalismo ecologista globalizzato di maniera.
In quei tempi, si sono esplorate possibilità e utopie. Si leggeva Hesse più che Marx … Siddharta e Il Lupo della Steppa erano più affascinanti di Das Kapital … tanto questo ultimo, veniva riassunto in diversi modi e maniere dai capi-bastone delle varie formazioni della Galassia della Sinistra … Nella leggenda è rimasta la dichiarazione di un tale durante un collettivo studentesco. I capi del movimento finiscono la loro esposizione piena di “cioè” e sottintesi accompagnati da “hai capito?!?!” ammiccanti e questo ragazzo alzandosi in piedi orgogliosamente dice: “Io non ho capito ma, sono d’accordo”.
L’altra parte (le formazioni non progressiste) si dividevano propugnando l’integralismo cattolico contro il comunismo “male assoluto”, rianimavano nostalgie stupide e bocciate dalla storia, affogate dal sangue che avevano versato e sepolte sotto milioni di corpi straziati e senza vita o costruivano trame oscure per sospendere la (poca) democrazia che c’era in Italia (più che adesso, comunque!).
C’era già stato il Sessantotto con la consapevolezza e la certezza che un mondo diverso non solo fosse possibile ma, che lo si stava costruendo. Speranza vana, distrutta dal diffondersi della violenza politica tra le diverse posizioni.
Dividi et impera.
I giovani laici e quelli di Comunione Liberazione… Ancora adesso, qui, si discute su concedere o meno diritti sacrosanti a chi ha orientamenti sessuali o stili di vita diversi assimilandoli a mostri deviati, a malati, a figli di un dio minore. Un dibattito che viene da lontano … da quei tempi di “amore libero”, di “famiglie allargate” che fallivano né più, né meno di quelle che consideriamo “tradizionali”, soffocate dalla stessa noia, dal tradimento vero o presunto, dalle gelosie.
Gli esperimenti delle Comuni … tutti ordinati e idealmente allineati per il bene “comune”, che è quello di tutti. Anche queste fallite per le stesse ragioni per cui la coabitazione tra umani è destinata sempre a fallire: è una brutalizzazione dover portare fuori l’immondizia quando non ne hai voglia o lavare i piatti che possono aspettare la fine del telefilm preferito o il giorno dopo.
I tempi dei grandi ideali, di soli dell’avvenire di cui non si è mai vista l’alba, di società che dovevano progredire e non l’hanno fatto. Di quei tempi si sono usate strumentalmente solo le contraddizioni e le ferite per dire che non si può progredire, che non era quello il sistema … che il mondo va bene così. Stupidamente, si sono globalizzati artatamente modi di vivere e regole che ci dovevano avvantaggiare …. Aspettate che riconoscano alla Cina, lo status di “Economia di Mercato” e vedrete chi diventerà Terzo Mondo!
Da quei tempi difficili, con gli omicidi politici e le stragi, le spranghe e le chiavi inglesi ma, anche, pieni di speranze e idee per progettare un futuro con l’attività politica, l’arte, la musica e con l’entusiasmo di due generazioni che, oltre le diversità, avevano condiviso il bersaglio, è rimasto ben poco.
L’omologazione culturale e artistica, i nuovi media e i nuovi linguaggi della tecnologia (solo apparentemente) “spazi di libertà” hanno finito per immatricolarci e spingerci come tanti pecoroni in un limbo.
Ascoltiamo la stessa musica e siamo contenti. La verità di oggi è che non ce n’è un’altra. Pensate a Rolling Stones e Pink Floyd … suonavano uguali? No, ovviamente. E’ diverso se pensiamo ai rapper de noiartri o a chi ci stordisce di canzonette uguali per armonizzazioni, timbrica, schemi melodici e dinamica.
Votiamo per diversi schieramenti politici che sono lo stesso, che dicono le stesse cose. Ci terrorizzano con l’ISIS, con la sicurezza … state a casa che fuori è un brutto mondo. Sottoponetevi a leggi illiberali e liberticide così sarete al sicuro dai tagliagole. Di fatto, facciamo vincere il terrore.
Ci hanno anestetizzato, assuefatto, costretti ad un ugualitarismo al contrario. Stiamo dentro a casa e consumiamo! Tanto i film e la musica li scarichiamo, la spesa ce la portano … abbiamo il pc e lo smartphone? Non abbiamo bisogno di altro. Chiunque può arrivare a noi, qualunque siano i suoi scopi. Possiamo comprare di tutto e frequentare il Grande Fratello … e questo (plus non da poco) ci viene fatto credere che sia frutto di una nostra scelta deliberata!!! Cosa possiamo desiderare di più?
Ripenso a quei tempi, alla chitarra, alle prime ragazze, all’impegno sociale e politico, ai dieci chili meno, alla percezione di avere ancora tempo per realizzare il sogno … al fatto che quelli che erano assuefatti all’eroina, almeno provavano piacere.
Infine, una nota di servizio. E’ uscito in questi giorni per Frassinelli il romanzo “Alla Fine di Ogni Cosa” di Mauro Garofalo. E’ la storia di Iohann Trollman, un pugile zingaro che ha vissuto la sua parabola terrena passando attraverso la pagine della Repubblica di Weimar e quelle del regime nazista. Promette di essere molto bello oltre che, probabilmente, la scrittura più interessante degli ultimi anni nella nostra lingua. L’ho comprato oggi e ve ne renderò conto nelle prossime settimane.

Paolo Pelizza
© 2016 Rock Targato Italia

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I semi del duca bianco.

I semi del duca bianco.

Un giornalista, una volta, chiese ad Ernest Hemingway cosa ne pensasse di Ezra Pound. I due pur su posizioni “politiche” diverse ed avendo subito destini molto differenti, si erano conosciuti e apprezzati a Parigi nel salotto di Gertrude Stein.
Hemingway rispose alla domanda dicendo che chi potesse dire in coscienza che la poetica di Pound non l’avesse in qualche modo influenzato, avrebbe meritato più compassione che biasimo.

Molti artisti diversi, molti linguaggi diversi … eppure alcuni hanno posto più basi fondamentali, posato più pietre su cui si è poi costruito il futuro.
David Bowie (al secolo David Robert Jones, il nome d’arte si era reso necessario per un caso di omonimia con un altro musicista) è stato uno di questi. Sono molti i generi musicali e gli stili ma, anche, i linguaggi espressivi che ha esplorato. E’ uno dei più significativi artisti degli ultimi cinque decenni.
Bowie è sempre sfuggito ad una modalità creativa e produttiva che voleva che il musicista e la sua opera fossero sempre uguali a se’ stessi. Non esiste un “Bowie style”, esiste Bowie il camaleonte, il Bowie sempre alla ricerca dell’esperimento nella composizione, nei suoni, nel look, nei suoi show e nell’addirittura reinventare sé stesso …
Chi ricerca affannosamente nuovi modi e nuove “drammaturgie” nei testi, nella composizione e nei suoni corre sempre più rischi degli altri. Così il nuovo doveva sempre essere allo stesso livello, della stessa altissima qualità fin dall’inizio (faticoso) quando era lui l’absolute beginners alla ricerca di un posto in una band e, dopo, quando con disinvoltura passava dal rock al pop, dal soul al glam, dalla musica al cinema e al teatro, da un progetto all’altro.
Le sue esperienze con i più significativi guru della musica con i quali collaborò (decisiva quella con Brian Eno) e la sua parentesi berlinese.
Berlino Ovest appunto …. un fazzoletto di libertà affogato dentro al totalitarismo della Cortina di Ferro ma, anche, perché avulso e separato dalle regole del cosiddetto Mondo Libero. La sua personale interpretazione del krautrock creerà la Trilogia Berlinese: Low, Lodger e Heroes. L’ultimo resterà una delle sue più importanti composizioni.
Si potrebbero riempire enciclopedie con i suoi successi, i suoi alter ego, i suoi progetti artistici e fare dieci biopic sulla sua parabola terrena.
Qui non c’è né la competenza, né la volontà per raccontarvi Bowie. Oggi sappiamo solo che chiuderemo questo pezzo cominciato tra incredulità e lacrime in una mattina fredda di gennaio. Preso e ripreso varie volte… cominciato in cinquanta versioni diverse e mai finito.
Bowie è scomparso lavorando ad uno spettacolo teatrale che sarebbe stato ispirato dal suo ultimo album “Lazarus”. Questo straordinario istrione è morto come è vissuto: lavorando con qualità e rigore. Facendo della morte, della sua percezione della morte un’esperienza che poteva e doveva raccontare. Lazarus ci dimostra che di birra ne aveva ancora. Tanta.
Bowie è e resterà uno dei più importanti artisti “seminali” della seconda metà del Novecento e sicuramente tra i primi dieci per importanza (in compagnia di personaggi del calibro di Frank Zappa, di Jimi Hendrix, dei Led Zeppelin, di Keith Jarrett, Elvis Presley, dei Beatles, dei Rolling Stones, etc.).
Quello che ci consola (un poco) è che il Duca Bianco vivrà per sempre nella sua musica e nelle sue performance. Risorgerà come Lazarus tutte le volte che sentiremo Space Oddity o che guarderemo L’uomo che cadde sulla Terra.

Paolo Pelizza
Rock targato Italia

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