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Rivoluzionari e Ribelli.

Rivoluzionari e Ribelli.

Perché siamo refrattari al cambiamento se non veniamo trascinati da guide più o meno credibili? Pensiamo agli americani. Hanno deciso di dire basta agli Stati Uniti del Welfare e dei diritti civili di Obama, senza troppi problemi. Hanno mollato senza rimpianti il candidato del partito che li ha tirati fuori dalla crisi economica, per dotarsi di un ultraconservatore negazionista (anche dei valori dei Padri Fondatori) becero e misogino. Sappiamo bene che ci si rivolge a persone capaci nelle crisi perché ci salvino ma, tradizionalmente, quando il problema si risolve queste vengono abbandonate come se avessero esaurito il loro scopo. Un esempio? Churchill dopo la II Guerra Mondiale ha perso le elezioni. D’accordo, la Clinton non é né Churchill, né Obama … Questo succede perché ci fidiamo di più di quelli che sono come noi di quelli che sono meglio di noi.

Trump è un rivoluzionario: rifiuta di accettare che governa un  paese che è stato fondato, è cresciuto ed è diventato una potenza grazie agli immigrati: Lands of Immigrants titolava un saggio del presidente Kennedy. Trump vuole cambiare le regole del gioco. Di tutti i giochi. Non c’è campo che non subirà la rivoluzione copernicana del nuovo Presidente. L’annunciato programma economico del Nostro è stato già bocciato da tutti gli esperti compresi un paio di premi Nobel … Un noto economista ha detto che non solo è un’idea fallimentare ma, potrebbe innescare la “tempesta perfetta” sui mercati.

Sto dicendo che gli americani sono stupidi? No, assolutamente. Come avete visto, i principali provvedimenti annunciati dal vulcanico nuovo Comandante in Capo sono stati rispediti al mittente  dal Congresso e dalle Alte Corti con tanti cari saluti. Quel popolo sa che la propria democrazia ha gli anticorpi per le idee rivoluzionarie di presidenti particolarmente creativi. Mentre scrivo, il Congresso (a maggioranza repubblicana) ha bocciato l’abrogazione della riforma sanitaria (ObamaCare), un pilastro del programma elettorale di Donald Trump. Poveraccio … Non gliene fanno passare una!!!

Da noi, è meglio non scommettere sugli anticorpi: siamo al quarto governo consecutivo senza legittimazione del voto popolare … Poi, noi italiani siamo anche poco attenti: tutte le volte che dobbiamo votare per un referendum (l’unico strumento di democrazia diretta di cui siamo dotati), scompariamo. Stupefacente rilevare che il 4 dicembre scorso, gli italiani non siano scomparsi. Perché abbiamo difeso quella vecchia e inefficiente cartaccia che è la nostra Costituzione? Cosa c’è di meglio, di una legge elettorale che premia chi vince e penalizza  chi perde, due volte? Due gusti sono meglio di uno, no? Perché non abbiamo voluto un Governo ipertrofico e un Parlamento militarizzato da quello stesso Governo? Chiedetelo agli americani che, oggi, hanno salvato la Sanità pubblica da Trump!

 Questi sedicenti  rivoluzionari Portatori del Nuovo  sono “le scimmie di Zarathustra”: quelli che millantano di essere gli “alfieri” del cambiamento e, poi, si sostituiscono a quelli che c’erano prima, facendo le stesse cose  (di solito, peggio...) ma, sentendosi migliori. Non è un caso se, Mao Zedong, chiusa vittoriosamente la “parentesi” rivoluzionaria, si installa stabilmente nella Città Proibita ereditando (anche!) le concubine dell’Imperatore. Ma, ne avremmo a pacchi di aneddoti.

I rivoluzionari, sono creatori e vittime del loro teorema. Il loro copione deve essere accettato fideisticamente e, che ottengano o meno il loro risultato, alla fine, si istituzionalizzano … si piazzano, si accomodano dentro alle istituzioni che criticavano o volevano abbattere e continuano a gestirne la governance  come prima. Il ribelle, al contrario,  non ottiene mai un risultato, non ha obiettivi ma, solo una visione. La sua indole lo porta a vivere una vita di rivolta permanente e continua.

I rivoluzionari hanno bisogno delle masse. Gente che fa il lavoro sporco e che, magari, ammazza e si fa ammazzare per loro. Il ribelle è solo. Qualche volta, insieme ad altri ribelli in una variegata alleanza dentro alla quale ognuno è “diversamente rivoltoso”.

Il rivoluzionario è coerente, a modo suo. Il ribelle è incoerente: superare l’esistente è il suo scopo …e, c’è sempre un esistente da superare.

Il ribelle segue solo la sua tensione e non sarà mai pago. Lavora sempre per un bene superiore. E’ disinteressato e, forse, inconsapevole che questa sua lotta possa generare un vantaggio per lui stesso. Il rivoluzionario pretende che  tutti gli sforzi e il sangue altrui vengano riconosciuti come un suo sacrificio personale. Il ribelle paga di suo. E’ armato solo del suo carisma e delle sue idee.

I ribelli cambiano il mondo, le rivoluzioni, no. Gli artisti sono ribelli.

Un tale, un artista … musicista di successo …. l’ambasciatore del glam rock, nel suo periodo a Los Angeles, esce con due album soul. Sì, proprio lui: bianco, britannico, anoressico e (in quel periodo) afflitto dalla dipendenza da cocaina e dalla paranoia… Ascoltate “Young Americans” e “Station to Station” e ditemi se sono due album che  sfigurano con quelli dei grandi della black music. Poi, va a Berlino  e cambia il mondo con la sua Trilogia Berlinese. Niente, dopo, sarà più come prima. Non pago e prolifico esce, nel 1974, con un singolo che chiude la parabola del genere che lo aveva lanciato e di tutti quelli che l’avevano imitato. La lapide sul glam messa da chi ne era stato il più importante esponente se, non l’inventore.

Lui era David Bowie e il singolo, guarda caso, si intitolava “Rebel rebel”.

Nota dell’Autore: Questo pezzo è dedicato alla memoria di Alessandra, recentemente scomparsa. Una persona straordinaria, positiva, ottimista, attiva e piena di umanità che, troppo presto, è stata sottratta all’affetto dei suoi cari e al nostro. L’occasione in cui è ci è stata più vicina non verrà mai dimenticata. Una grande ribelle, mai doma e piena di umanità.

Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia

 

 

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ETERNI RITORNI.

ETERNI RITORNI.

L’anno passato si è concluso com’è cominciato. In un ciclo di eventi che si sono ripetuti senza soluzione di continuità, come se volessero sublimarsi l’uno nell’altro.

Il 2016 era cominciato con la scomparsa di David Bowie, secondo noi, il più importante musicista del XX Secolo ed è finito con la scomparsa di Greg Lake, membro del trio prog Emerson, Lake and Palmer fondato nel 1971, e di George Michael, una delle voci più importanti della seconda metà del Novecento (come lui solo Sinatra e Mercury). Colpevolmente, i media si sono occupati tantissimo e malissimo del secondo e hanno taciuto sul primo, come se non fosse importante. Ma, anche questo è ciclico … se non fiutano il sangue o altri miasmi scandalistici non importa granché … i grandi, nella contemporaneità, esistono solo per placare gli istinti pruriginosi di masse sempre più assetate delle altrui miserie perché incapaci di affrontare le loro.

Spero che, oggi, non debba seguire lo stesso destino Chuck Berry morto a novant’anni qualche ora fa … Il papa’ del Rock aveva una certa età, cosa che lo ha (probabilmente) messo al riparo da gogne pubbliche ingiustificabili. Fatto salvo il fatto che non lo piangeremo mai abbastanza.

La colonna sonora di cinque generazioni con i suoi testimoni sta scomparendo e, vista la brutale ignoranza che accompagna forme contemporanee di scarsa qualità e sempre uguali a sé stesse, non posso essere che pessimista … E’ come il ritorno sia consentito solo alle cose negative, dannose o inutili

Detto questo, nell’anno horribilis per i grandi della musica, un altro leit motiv ci ha accompagnato. Un filo rosso di sangue ha unito i punti del planisfero da Bagdad, Aleppo, Mosul, Istanbul, Parigi, Berlino, etc. L’anno in cui si è evidenziato che il sangue versato è più rosso qui, che non là. Che la vita di un libico o quella di un siriano valgono meno di quella di un cittadino europeo. Piangiamo per i nostri e non per i loro come se questa fosse una distinzione ragionevole e giusta.

Parlando dei prossimi più prossimi, anche, in Italia abbiamo avuto l’ennesimo eterno ritorno. Il fallito referendum sulle riforme costituzionali e la nuova architettura istituzionale (su cui non mi esprimo) non è servito per convincere chi di dovere che, forse ( e, forse per la terza volta di seguito!) non è stato legittimato da nessuno … Com’era l’Articolo I? Ah sì … diceva una cosa tipo che la Sovranità appartiene al Popolo … Una bazzecola, una bagatella … un’inutile codicillo fuori moda.

Sempre qui: è tornato Sanremo … uguale, trash e artefatto come un brutto fiore di plastica. E, come sempre, ha avuto un’audience pazzesca. C’è speranza per l’umanità, mi domando??? Quest’anno, per non privarsi di nulla, si sono anche fatti prestare la conduttrice dalla concorrenza, la Regina incondizionata dell’Auditel. Intanto, la RAI per non tagliare Carlo Conti, taglia le produzioni originali… Va bene. Ma, visto che ci sono meno soldi perché non fanno provare a qualche giovane produttore, regista o autore che, magari qualche idea in più o più fresca ce l’ha? Boh … si vede che quelli che ci sono devono tornare in eterno, pure loro.

Un altro che torna sempre è il Paolo delle Visioni … ed è il peggiore di tutti. Abbandona e ritorna. Chiede scusa e resta per un altro po’. Forse perché qualche volta si deprime e qualche volta si tira su, convincendosi che, adesso più che mai, ci sia bisogno di Visionari.

Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia

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Spettri, vampiri e pirla.

Spettri, vampiri e pirla.

Cari amici delle Visioni, bentrovati. Ancora una volta, mi trovo a dovermi scusare per la lunga vacanza. Come al solito, vi ritrovo benevoli e attenti. Semmai, io mi approccio sempre (dopo periodi come questi) con un pizzico di sensi di colpa.

Parlando di questo ultimo periodo, ho voglia (forse, bisogno?) di raccontarvi di come ho elaborato una sorta di mitologia spiccia per la quotidianità. Una sorta di racconto di orrori quotidiani, orrori a cui tutti noi siamo sottoposti e con cui più o meno conviviamo.

Appena usciamo di casa, cominciano ad aleggiare gli spettri. Sono i fantasmi che affollano la nostra mente appena saliamo sulla metropolitana o prendiamo un treno. Sarà, oggi, che avranno deciso di farci saltare in aria? Poi, ci giriamo e veniamo subito rassicurati da un gruppo di ragazzi con divisa dell’ATM (Azienda del trasporto pubblico milanese) con pistola d’ordinanza al fianco. Bene, pensiamo. Almeno, c’è qualcuno che ci protegge. Ripensandoci, se qualcuno dovesse decidere di farsi esplodere in metropolitana quei ragazzi armati non servirebbero a niente … Anzi, se ci pensiamo proprio bene, che ci sia in giro un sacco di gente armata non è proprio una garanzia di sicurezza. Quando arriviamo sul posto di lavoro, non ci pensiamo più fino al ritorno.

La verità è che abbiamo paura. Una paura esogena. Ce l’hanno insegnata. Ci hanno detto che esistono i “noi” e i “loro”. Loro non sono molto rassicuranti: prima di tutto non hanno nulla e poi, hanno pelli scure e occhi disperati.

Ci sono altri spettri. Quelli, invece, sono endogeni.

Sono le fobie e le paranoie che ci portiamo dietro come inutili zavorre. Abbiamo paura di vivere, fondamentalmente. Abbiamo paura di rischiare di essere felici. Perché, come Orazio suggeriva a Leuconoe nella omonima Ode, noi non possiamo semplicemente accendere il fuoco e mescere il vino e vivere ogni giorno come fosse l’ultimo? Per chi dobbiamo essere così performanti, sani, belli e in forma? L’unico desiderio che ho, personalmente, è che la morte mi trovi vivo. Non è così per tutti? Non riusciamo ad occuparci di più di noi stessi, delle persone che ci vogliono bene e che ricambiamo?

Ma lo spettro più temibile … la paura più terrificante, sapete qual è? No? Provate ad entrare in un bar dove non funziona la rete Wi Fi! Altro che naufragio del Titanic. Panico vero e generalizzato!!! Ho assistito come testimone oculare a scene raccapriccianti. In quei frangenti, ero l’unico a mantenere la calma. Ero, al contrario, felice di emendarmi (citando Dorfles) dall’horror pleni della “vita” e degli “amici” virtuali. Cari amici spettri, mi dispiace. Non è più tempo di trascinare catene in vecchi manieri! Aggiornatevi e scollegate il router!

Nell’aggiornamento moderno di esseri soprannaturali sono coinvolti anche i vampiri. Quei poveracci di Dracula & Co. non ci spaventano più e, anche, i vampiri teenagers e molto belloci di Twilight non ci fanno più battere il cuore. Il nuovo vampiro è molto più spaventoso e impatta molto di più sulla nostra vita che se dovessimo cedergli un quinto del nostro sangue.

Il vampiro contemporaneo dice di essere tuo amico e ti incontra solo per scaricarti addosso il peso dei suoi problemi (che, di solito, sono più presunti che veri). Se non sei particolarmente insensibile, il “carico” alla fine lo porti tu. La cosa divertente è che lui si è sgravato e continua la sua vita serenamente fino alla consegna successiva. Attenzione, non sto dicendo che l’amicizia è una cosa che si consuma solo nella buona sorte. Quando è vera, dice un antico adagio, la si vede nel momento del bisogno. Dico, soltanto, che esistono persone che l’unica ragione per cui frequentano gli altri è lo scarico emotivo. Per chi, come me, è particolarmente empatico, la cosa è di difficile gestione. Tanto per cominciare, è un’attività continua. Secondariamente, nel rapporto con loro, non c’è modo, né tempo di parlare dei tuoi di problemi o, di quelli di chiunque altro. Come se la sofferenza fosse una sorta di primato che li debba  avvantaggiare. Quando, hai la sfortuna di incontrarli (per restare con Orazio … l’Ode a cui mi riferisco è quella Al Seccatore) l’unica cosa che pensi è: confice! Che suona come “trafiggimi” in latino.

In questo “pantheon” non può mancare il meglio o il peggio. L’ultima figura mitica è il pirla. Diventato termine volgare in senso moderno, il pirla era un piccolo fuso che si usava nei telai. Un piccolo oggetto che si muoveva con il filo restando sempre nella sua sede. Utilissimo per filare il tessuto, inutile quando non dannoso, se applicato ad una categoria di esseri umani. Il pirla si agita senza fare nulla e senza andare da nessuna parte. Utilizzo noto del termine, fu da parte di Mourino (allora, appena assunto come allenatore dell’Inter) che ribadì ad un giornalista che lui non era mica pirla, all’ennesima volta che gli venne rivolta una domanda a cui non voleva rispondere.

Nel mio piccolo, voglio rispondere allo stesso modo ad alcuni di voi che mi hanno chiesto più volte di parlare del referendum costituzionale. Non ne parlerò e non vi dirò cosa ho intenzione di votare. L’unica cosa che posso consigliarvi per non fare “pirlate” è di leggere bene il testo e di evitare le trasmissioni televisive, i talk show e i proclami dei vari partiti. Sappiamo sbagliare benissimo da soli.

Perché il pirla, vedete, è  uno che parla con parole non sue (nemmeno quelle di Orazio!), che non ha pensieri suoi, che vuole partecipare ma, non ha voglia di mettersi a studiare una riforma che si ripercuoterà sulla sua vita e quella di tutti per moltissimi anni. Il pirla nel tentativo di esercitare la propria sovranità, per non far fatica, la consegna a qualcun altro, ai pensieri e agli interessi di questi.

Se non siete dei pirla, qualunque cosa voterete, la voterete consapevolmente.

di Paolo Pelizza

© 2016 Rock targato Italia

 

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Vita, morte e miracoli di una leggenda.

Vita, morte e miracoli di una leggenda.

C’è una città nell’estremo nord ovest degli States. E’ una città nata sulla terra dei Chinook prima che l’uomo bianco prendesse il sopravvento. Tuttavia, è una città che porta il nome di un grande capo indiano, seppur anglicizzato.

E’ la città di Boeing e Microsoft. La città che ha come simbolo una torre (a nostro avviso, il suo fascino è sopravvalutato) dal nome suggestivo di Space Needle.

E’ anche conosciuta come Doorway to Alaska o, anche , Emerald City.

E’ uno dei più importanti porti commerciali della West Coast.

Una città dove molte fortune o sfortune per la working class sono dipese durante gli anni dall’andamento dell’industria aereonautica.

E’ la città dove nasce Jimi Hendrix, al secolo James Marshall Hendrix nel 1942. Morirà a Londra il 18 settembre del 1970.

Si chiama Seattle e qui potrete visitare il mausoleo del più grande chitarrista di tutti i tempi e di uno dei più grandi musicisti della Storia.

Jimi comincia precocissimo a sperimentare suoni. La leggenda vuole che si costruisca un cordofono in tenerissima età. Poi, arriverà una chitarra (regalata da un vicino) ma, è una chitarra per destri mentre il piccolo Jimi è mancino. Pare che per lui suonarla (invertendo le corde) non sia stato particolarmente difficile.

Jimi Hendrix passa da una band (debutterà come bassista!!!) all’altra e da una esperienza all’altra. Farà anche il militare nei paraccadusti. Non abbiamo lo spazio per percorrere tutta la sua biografia e la sua carriera. Resta, però, il fatto che eviterà il Vietnam.

Di più, come altri artisti dell’epoca diventerà profondamente critico rispetto alla guerra. Dal mio punto di vista le due “canzoni” più importanti contro il conflitto furono: Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival che raccontava come solo i poveri e i loro figli finissero nel sud est asiatico a farsi ammazzare mentre, i più abbienti ed i loro rampolli trovavano molte occasione per imboscarsi ed evitare di partire. L’altra è, senza dubbio,  quella versione straordinaria e dissonante dell’inno nazionale americano di Hendrix. Quell’inno parla di una bandiera che dovrebbe essere una coperta a tutela delle libertà e dell’uguaglianza e che, dentro a quella tragedia, al contrario,  diventa lo “straccio” con cui si prova a coprire la vergogna.

Potrei dilungarmi su The Experience (che preferisco) o sulla Band of Gypsys. Potrei dirvi che Voodoo Child è un monumento importante come la Cappella Sistina e che sia vergognoso che non si studi nelle scuole di ogni ordine e grado.

Potrei raccontarvi di come e di quanto ha innovato nel modo di suonare, nella scelta dei suoni, della sua maniacale ricerca della perfezione, della sua partecipazione a Woodstock dove non riusciva a sentire quello che suonava, della sua forza e delle sue fragilità. Potrei azzardare teorie sul fatto che lui sia stato contemporaneamente il primo Guitar Hero e l’inventore del Guitar Hero.

A pochi giorni dall’Anniversario della sua scomparsa, l’unica cosa che voglio fare (o meglio scrivere) è invitarvi a riscoprirlo, ad ascoltare la sua musica, a comprendere nel profondo perché Hendrix è stato il più grande di tutti.

Magari, posso spingere anche voi al rimpianto per un genio rivoluzionario scomparso troppo presto.

di Paolo Pelizza

©  2016 Rock targato Italia

 

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