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ETERNI RITORNI.

ETERNI RITORNI.

ETERNI RITORNI.

L’anno passato si è concluso com’è cominciato. In un ciclo di eventi che si sono ripetuti senza soluzione di continuità, come se volessero sublimarsi l’uno nell’altro.

Il 2016 era cominciato con la scomparsa di David Bowie, secondo noi, il più importante musicista del XX Secolo ed è finito con la scomparsa di Greg Lake, membro del trio prog Emerson, Lake and Palmer fondato nel 1971, e di George Michael, una delle voci più importanti della seconda metà del Novecento (come lui solo Sinatra e Mercury). Colpevolmente, i media si sono occupati tantissimo e malissimo del secondo e hanno taciuto sul primo, come se non fosse importante. Ma, anche questo è ciclico … se non fiutano il sangue o altri miasmi scandalistici non importa granché … i grandi, nella contemporaneità, esistono solo per placare gli istinti pruriginosi di masse sempre più assetate delle altrui miserie perché incapaci di affrontare le loro.

Spero che, oggi, non debba seguire lo stesso destino Chuck Berry morto a novant’anni qualche ora fa … Il papa’ del Rock aveva una certa età, cosa che lo ha (probabilmente) messo al riparo da gogne pubbliche ingiustificabili. Fatto salvo il fatto che non lo piangeremo mai abbastanza.

La colonna sonora di cinque generazioni con i suoi testimoni sta scomparendo e, vista la brutale ignoranza che accompagna forme contemporanee di scarsa qualità e sempre uguali a sé stesse, non posso essere che pessimista … E’ come il ritorno sia consentito solo alle cose negative, dannose o inutili

Detto questo, nell’anno horribilis per i grandi della musica, un altro leit motiv ci ha accompagnato. Un filo rosso di sangue ha unito i punti del planisfero da Bagdad, Aleppo, Mosul, Istanbul, Parigi, Berlino, etc. L’anno in cui si è evidenziato che il sangue versato è più rosso qui, che non là. Che la vita di un libico o quella di un siriano valgono meno di quella di un cittadino europeo. Piangiamo per i nostri e non per i loro come se questa fosse una distinzione ragionevole e giusta.

Parlando dei prossimi più prossimi, anche, in Italia abbiamo avuto l’ennesimo eterno ritorno. Il fallito referendum sulle riforme costituzionali e la nuova architettura istituzionale (su cui non mi esprimo) non è servito per convincere chi di dovere che, forse ( e, forse per la terza volta di seguito!) non è stato legittimato da nessuno … Com’era l’Articolo I? Ah sì … diceva una cosa tipo che la Sovranità appartiene al Popolo … Una bazzecola, una bagatella … un’inutile codicillo fuori moda.

Sempre qui: è tornato Sanremo … uguale, trash e artefatto come un brutto fiore di plastica. E, come sempre, ha avuto un’audience pazzesca. C’è speranza per l’umanità, mi domando??? Quest’anno, per non privarsi di nulla, si sono anche fatti prestare la conduttrice dalla concorrenza, la Regina incondizionata dell’Auditel. Intanto, la RAI per non tagliare Carlo Conti, taglia le produzioni originali… Va bene. Ma, visto che ci sono meno soldi perché non fanno provare a qualche giovane produttore, regista o autore che, magari qualche idea in più o più fresca ce l’ha? Boh … si vede che quelli che ci sono devono tornare in eterno, pure loro.

Un altro che torna sempre è il Paolo delle Visioni … ed è il peggiore di tutti. Abbandona e ritorna. Chiede scusa e resta per un altro po’. Forse perché qualche volta si deprime e qualche volta si tira su, convincendosi che, adesso più che mai, ci sia bisogno di Visionari.

Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia

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