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L’inevitabile ritorno di idee mannare. di Paolo Pelizza

L’inevitabile ritorno di idee mannare. di Paolo Pelizza

L’inevitabile ritorno di idee mannare.

Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, il nostro osservatorio di ragazzi appassionati e pieni di sogni, era quello della imminente costruzione della Città del Sole. L’avvento di un mondo nuovo, equo e giusto era, per così dire, a portata di mano. Il mondo cantato da Lennon in  Imagine: senza religioni, né Stati. Negli stessi anni, c’erano anche  gli altri: quelli che credevano in un altro tipo di cambiamento e, nostalgicamente, si rifugiavano nei nazionalismi professando  l’idea  che il mondo diviso in nazioni, in razze e in classi fosse più corretto e dentro all’ordine naturale delle cose.

La Storia, poi, ha deciso di cambiare corso. Quelle tensioni erano condizionate da ideologie che dovevano essere accettate senza se e senza ma … Si seguiva la linea del capo o del segretario. Da una parte o dall’altra c’erano i nemici del cambiamento. Bisognava abbatterli con tutti i mezzi. Così è nata e si è sviluppata un escalation di violenze che sfocia nel terrorismo, nei decenni bui delle stragi, dei rapimenti e degli omicidi. Sono gli anni in cui, anche in  Medio Oriente, la matrice terroristica è politica.

Oggi, sappiamo bene che, al contrario, di quanto pensavamo in quel periodo di grandi sogni e bruschi risvegli le religioni sono tornate ad essere “l’oppio dei popoli” con buona pace di quelli che (come me) avevano pensato che sarebbero state messe in soffitta, relegate, semmai, ad un ruolo esistenziale … tipo “Pascal for Dummies”. La laicità dello Stato promessa dalla nostra Costituzione è un principio, nei fatti, abrogato in nome di un’identità che vogliamo mantenere a tutti i costi come Linus con la sua coperta e, nel mondo islamico, il Corano è la scusa con cui si compiono i più inumani misfatti. Lo so, mi ripeto.

Vedete, però, come tutto torna perché (scegliete voi) la Storia è una pessima maestra o gli esseri umani studenti svogliati.

Oggi, sono prepotentemente in auge anche le grandi ideologie del Novecento … quelle che hanno creato i Pol Pot e i Pinochet. Quelle che hanno fatto vivere all’umanità la più grande tragedia di sempre. Quelle che ci hanno regalato decenni sotto la spada di Damocle di un olocausto nucleare! Spada di Damocle ritornata, anch’essa, di gran moda nelle ultime settimane.

Le ideologie sono idee mutanti e ipertrofiche: come Godzilla e King Kong. Sono idee mannare: prima o poi , generano la Bestia. Sono le piastrelle marchiate “buone intenzioni” di cui è lastricata la strada dell’inferno.

Ci sono, ovviamente delle ragioni per questi amarcord. Credo che, una delle più significative, sia che stiamo vivendo un’epoca in cui si naviga a vista. Non siamo in grado di prevedere cosa succederà tra venti o trent’anni e questo ci destabilizza. Alcuni studiosi hanno stimato che l’evoluzione e la diffusione delle tecnologie negli ultimi cinquanta anni sia paragonabile a quella occorsa in secoli, precedentemente. Un mondo pieno di inutili fantascientifiche meraviglie può essere così fragile da rimanere attaccato a idee che la Storia ha bocciato, che hanno portato solo lutti, sofferenze e ingiustizie (spesso uguali a quelle che si proponevano di combattere)? La risposta è sì. Noi cerchiamo riparo in quello che conosciamo. Vogliamo una società ordinata senza intrusi. Vogliamo restare aggrappati alla nostra identità, alle nostre tradizioni. Perché abbiamo paura. In Italia, ad esempio, i reati sono andati progressivamente a ridursi e c’è il boom delle richieste di porto d’armi. Non è un paradosso?

E’ che non abbiamo memoria. Ignoriamo che i nostri bisnonni partivano con le valigie di cartone per la terra delle opportunità, che venivano schedati ad Ellis Island e venivano chiamati dai newyorchesi benpensanti “dagos” nel tentativo di italianizzare la parola inglese daggers, accoltellatori. Ci siamo dimenticati di Sacco e Vanzetti, innocenti giustiziati solo perché italiani. Facciamo finta di non capire che i guasti che determinano i flussi migratori di oggi sono stati provocati dalla realpolitik inaugurata nella seconda metà del Novecento, dal tentativo di ordinare per sfere di influenza un mondo ferito e lacerato dalla Seconda Guerra Mondiale e, successivamente, dalle distorsioni della globalizzazione economica.

Noi non vogliamo sapere che il nostro stile di vita è per pochi, non per molti o per tutti. Perché noi abbiamo il diritto di vivere in questo modo e gli altri no?

Se guardiamo la cosa da (per così dire) sinistra, la situazione non è migliore. E’ vero che il Vecchio Continente sta facendo i conti (letteralmente) con un’ Unione mai decollata. Di più, ha messo in soffitta le idee e i valori che la fondavano a favore di banchieri, tecnocrati e burocrazie inutili e dannose peggiorando la vita dei suoi cittadini. Tuttavia, credo che ripararsi all’ombra di Marx, Lenin e Stalin costituisca una cura peggiore del male. Inoltre, credo che la rivoluzione, oltre ad essere anacronistica, sia impossibile da realizzare con smartphone e tablet!

Abbiamo imprigionato la nostra memoria, il nostro senso critico in schemi che non funzionavano e non funzionano. Pensiamoci. Pensiamo che la verità è che siamo uguali. Apparteniamo all’umanità, non al partito, non allo Stato, non all’Occidente, non al Papa, al Rabbino o all’Imam. Abbandoniamo gli egoismi e cerchiamo di lavorare senza idee preconfezionate e, per giunta gonfiate di conservanti insani, per un mondo più vivibile per tutti. Abbandoniamo attrezzi frusti e arrugginiti e costruiamone di nuovi. Più efficienti e efficaci.

Oscar Wilde ha scritto: “L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma, nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi”.

Paolo Pelizza

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