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Il successo della disfatta.

Il successo della disfatta.

Il successo della disfatta.

Dopo la lunga e torrida pausa estiva, torniamo alle Visioni. Oggi, parliamo, per l’appunto di una “visione” quella di un film. Trattasi dell’ultima fatica di Nolan: Dunkirk (scritto all’inglese). La storia è nota: è il 1940, l’esercito francese in rotta e il corpo di spedizione inglese riparano sulla costa incalzati dai tedeschi, in attesa di essere evacuati e portati in Gran Bretagna.

Va subito detto che la vicenda storica, conosciuta anche come “miracolo di Dunkerque” (alla francese) vanta un certo numero di pellicole. Ne ricordiamo tre, su tutte. Il primo dal titolo “La Signora Miniver” è un film americano del regista Wyler del 1942, delicato ed efficace per la vicinanza temporale all’episodio storico più centrato sulla mobilitazione dei civili inglesi per recuperare i loro soldati al di qua della Manica. Il secondo è francese, del cineasta Verneuil, noto più come un regista di film da botteghino che come autore, è del 1964 e si intitola “Week-end à Zuydcoote”. Quest’ultimo ebbe una produzione importante vista la garanzia del regista al botteghino. Last but not least, ricordiamo anche il film di Joe Wright, tratto dal romanzo di Ian McEwan “Espiazione” (Atonement, titolo originale uscito nel 2001) e che ne conserva il titolo anche nella trasposizione cinematografica. Va detto che il tema, trattato da McEwan, non è la storia della ritirata ma, il senso di colpa di una ragazzina che diventata scrittrice, cerca di riparare ad un torto fatto alla sorella e al suo amante, figlio della domestica, di cui cagiona la detenzione in carcere. Robbie, l’amante, per accorciare la condanna, si arruola nell’esercito. Il ragazzo morirà a Dunkerque dove riceverà l’ultima lettera della sua amata. Il regista di “Orgoglio e Pregiudizio” rilegge il testo traendone un film ispirato e coinvolgente. Il regalo più grande che ci fa è una piano sequenza di sette minuti dell’arrivo (appunto!) sulla maledetta spiaggia. Da non perdere.

Nolan costruisce un film corale e racconta la storia. Ne esce un film potente, documentato e ben ricostruito dal punto di vista storiografico ma, soprattutto, realistico. La realtà è il tema del regista: quella degli atti di eroismo e di codardia, quella del morale degli sconfitti, dell’istinto di conservazione e della salvezza. Il film diviso in tre parti: Il Molo, Il Mare e Il Cielo, tratta largamente dello spirito della guerra e di quella, in particolare. Siamo nella cosiddetta blitzkrieg, la guerra lampo, durante la quale, in un tempo molto breve, la Germania Nazista conquista quasi tutta l’Europa continentale. Un’avanzata che sembra inarrestabile.

E’ la prima guerra combattuta con le macchine. Navi, aerei e mezzi corazzati sono progettati, costruiti e armati per un solo scopo. Sono gli uomini che sembrano più piccoli, più deboli di fronte alle loro stesse creazioni: il film tratta  profondamente del dualismo uomo-macchina. Infatti, nel film non si vede un soldato tedesco se non alla fine. Il nemico è presente sotto forma di bombe, proiettili e aerei.

Come sempre, dobbiamo riconoscere che il cinema di Nolan è cinema al cubo: vedere in televisione o, in un formato diverso dal 70mm o dall’IMAX, Dunkirk è un peccato che ce lo restituirebbe depotenziato e privo di quella esperienza collettiva che solo il cinema ti può dare, amplificando sensazioni ed emozione. Il grande formato, da un punto di vista tecnico, permette di apprezzare il lavoro di Hoyte Van Hoytema che fotografa la pellicola magistralmente ma, trattandosi di lui, siamo abituati.

Un’altra menzione di merito per Hans Zimmer, l’impegno su musica ed effetti sonori rende l’esperienza ancora più emozionante e ricca. Anche il compositore è, ormai, una garanzia.

Gli attori sono tutti bravi e credibili. Anche, Tom Hardy che riesce a essere grande anche dietro a maschera e occhialoni da aviatori e che, l’unica cosa che ci può mostrare sono gli occhi. Trattandosi di lui, è più che sufficiente. Talento puro.

Bravo e intenso, anche Kenneth Branagh … che, forse, meritava un paio di battute in più.

Infine, credo che fare un film su Dunkirk per un britannico sia come per noi fare un film su Caporetto. Sono sconfitte che bruciano ma, che hanno cambiato la Storia. Hanno fatto cambiare prospettiva a governi e stati maggiori e, alla fine, hanno permesso di vincere le guerre a chi aveva perso la battaglia. Dopo la disfatta anglo-francese, un pugno di aviatori della RAF ha tenuto viva la speranza contro il nazismo e ha permesso agli alleati di organizzarsi. Sulla “Battaglia di Inghilterra”, Winston Churchill ha detto che ci sono pochi casi nella Storia in cui così tanti devono così tanto a così pochi. Come nella Storia, la pellicola di Nolan è ancora una volta un capolavoro, una scommessa vinta … appunto un successo: il successo della disfatta, potremmo dire. Nolan ancora primo della classe.

Cercare una morale dentro un film storico e realista è difficile. Mi piace pensare che si vada nella direzione di non doversi più preoccupare di vincere le guerre ma, di vincere sulla guerra.

 Purtroppo, l’attualità non mi supporta.

di Paolo Pelizza

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