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Incanti Disincantati, De Profundis anticipati e Cocktails Bar.

Incanti Disincantati, De Profundis anticipati e Cocktails Bar.

Incanti Disincantati, De Profundis anticipati e Cocktails Bar.

Per questo periodo di silenzio, ho qualche giustificazione … sono rimasto vittima di un’influenza che tra bassi e alti mi si è trascinata fino ad ora e ho avuto alcuni impegni.  Chiedo scusa e voglio rassicurarvi che ora sto bene.

Tra questi impegni, ho tenuto alcune lezioni (sul linguaggio cinematografico e la sua evoluzione) in alcune scuole superiori. Un paio di queste avevano come indirizzo l’audiovisivo, in altre mi sono prestato per quella che, oggi, viene chiamata “co-gestione” … credo con il trattino.

Nell’ambito di queste, chiacchierando con studenti e professori ho avuto due rivelazioni: una che mi ha piacevolmente colpito e un’altra, strana e spiacevole. Partiamo dai dati positivi. I giovani di oggi sono molto lontani dagli stereotipi che ci vogliono far digerire media e benpensanti. Sono bravi, preparati e, umanamente, dritti. Per giunta, non sono bulli (esistono, e non dovrebbero, solo sporadicamente…  naturalmente, si parla di loro più di quelli che, magari, si buttano sui binari del metrò per salvare una bambina), non sono pigri, non sono stupidi e non sono neanche integralisti come me alla loro età. Ascoltano e ragionano. Spesso ti stupiscono per la maturità che dimostrano. Quindi, mi tolgo il cappello e chiedo umilmente perdono se, qualche volta, ho ceduto anche io a facili ed erronei giudizi.

Nella serie de Le Visioni intitolata Generazioni, ho spesso positivamente accennato a quei movimenti che ispirati ed ispiratori di artisti di tutti i linguaggi si sono spesi per un cambiamento. La serie continuerà. Tuttavia, ho pensato di fermarmi per parlare di questa generazione che ho avuto la possibilità di conoscere, seppur fugacemente. Così ho deciso di dedicare questo pezzo a loro senza fare apologia e cercando di essere razionale.

Quei movimenti giovanili non esistono più. E’ avanzata, di questi, la parte più deteriore e ideologica. Strumento aulico e inadatto nel mondo odierno è l’ideologia … Una bussola smagnetizzata dalla Storia. Eppure, io e molti della mia età sentiamo il bisogno di forze giovani che provino a generare un cambiamento dove noi abbiamo fallito. Samuel Beckett ha scritto: prova, fallisci, prova ancora, fallisci meglio …

I ragazzi che ho conosciuto sono sfiduciati. Si sono arresi ad una vita che sarà difficile e basta. Avere sogni è stupido, figuriamoci averne e cercare di realizzarli. Meglio il concorso pubblico che, ancora per poco, garantirà il posto fisso. Meglio arrendersi prima di combattere che andare incontro alla sconfitta. D’altra parte, il mondo che conoscono è questo: fatto di disoccupazione, incertezza, terrorismo e guerre, stritolato dalla finanza, basato sulle regole dell’economia per cui siamo numeri. Siamo numeri tutti quanti, però: chi si arrende e chi no.

Certo, il mondo fa schifo o quasi ma è governato da uomini. Uomini che quelle regole hanno fatto, cambiando quelle precedenti e provando a progredire. Io appartengo ad una generazione di sconfitti. Quelli che si sono arresi per primi sono seduti sugli scranni più alti delle Università, della ricerca, dei giornali, della politica e delle banche. Loro hanno avuto più fortuna di me (nella scelta dei tempi) ma, forse, io riesco a guardarmi nello specchio senza avere conati di vomito. Dato e non concesso che a molti di loro sia avanzato un pezzettino di coscienza.

Se sono qui ancora e scrivo è perché io credo ancora in un cambiamento. Credo che musicisti, scrittori, pittori, scultori, street artist, registi, etc. siano professioni quanto mai necessarie. Oggi per cambiare bisogna alzare il tono ed il livello. Spiegare ai contemporanei che la musica è una cosa seria e che non c’entra nulla con talent show pilotati o con le star del web costruite a tavolino. Bisogna avere il coraggio di dire che il cinema non è il video della gara di scoregge incendiate che si trova in rete. Che scrivere non è sapere usare word o pages … Che, al di là delle ultime evidenze di cronaca, non ci siamo mai confusi né sbagliati sul fatto che i social sono mezzi di condizionamento di massa e non uno spazio dove ognuno è libero di esprimersi.

Per cambiare serve impegno, serve partecipazione, servono visioni (non le mie), servono sogni e la volontà di realizzarli. Non potete recitare il De Profundis prima ancora di aver provato a scontrarvi con la vita. Tanto, sarà dura lo stesso. Allora, tanto vale vivere per le proprie illusioni e soffrire che soffrire punto. Mi rendo conto che non sia colpa dei giovani. La colpa è nostra. Siamo stati incapaci di incantarli, di spronarli a seguire la loro natura e le loro inclinazioni. Siamo stati maestri svogliati e, nella peggiore delle ipotesi, non abbiamo insegnato loro nulla. Non siamo stati chiari sul fatto che servono passione e competenza, non esiste una senza l’altra.

Vi racconterò una storia. Negli anni Ottanta, Milano era la città “da bere”. Fiorivano in ogni zona locali disegnati da architetti di grido, i proprietari si contendevano offrendo compensi incredibili i migliori barman, quelli con il gagliardetto dell’AIBES, quelli che vincevano i premi. I clienti conoscevano i cocktails ed erano esigenti e attenti. Così si servivano molti intrugli mescolati o shakerati. Ogni comanda era diversa: cocktail Martini, Rusty Nail, cocktail Bacardi, Beetween the Sheets, Alexander, i Flips e i Fizz, etc. I clienti, appassionati e sapienti, avevano costretto i gestori dei locali a fare un lavoro di qualità, alzando il livello se volevano sopravvivere alla concorrenza. Voi siete i clienti del mondo di domani e quella qualità di vita, equità, giustizia sociale e verità la dovete pretendere e perseguire. Non rassegnatevi come i poveri avventori di oggi che si accontentano di Mojitos e Moscow Mule preparati da gestori improvvisati barman.

Coltivate le vostre passioni, vivetevi bene quest’incertezza, i fallimenti, le gioie, non arrendetevi mai ma, soprattutto, bevete con moderazione … che detto da me …

di Paolo Pelizza

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