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LA FINE DEL NOVECENTO.

LA FINE DEL NOVECENTO.

LA FINE DEL NOVECENTO.

Tra la fine del mese scorso e l’inizio di questo, siamo stati troppo impegnati a guardare reality show popolari e ci siamo troppo appassionati al dibattito sulla manovra finanziaria dividendoci tra chi sostiene che ci salverà e chi, invece, ha preventivamente profetizzato la fine di ogni cosa.

In realtà, anche il vostro servizievole Visionario si è distratto, rapito come un bambino da quello che ha visto e ascoltato durante Rock Targato Italia. Purtroppo, ora, la ricreazione è finita e siamo obbligati a tornare alla vita quotidiana.

Il primo obbligo che sento è quello di celebrare la parabola di vita e opere di due grandi della musica: Marty Balin e Charles Aznavour. Il primo scomparso il 27 settembre scorso, il secondo il 1 ottobre.

Marty Balin nasce a Cincinnati in Ohio nel 1942 e nel 1965 è fondatore dei  Jefferson Airplane, poi dei Jefferson Starship concludendo, infine, la carriera da solita.

I Jefferson Airplane nasceranno  a San Francisco e saranno un gruppo seminale della scena psichedelica statunitense. Saranno un gruppo di grande successo, probabilmente, quello più importante di quel movimento che culminò nella Summer of Love del ‘67 che nella Baia portò il movimento a partecipate manifestazioni di contro-cultura per via della dissoluzione del sogno americano e della consapevolezza di aver perduta l’innocenza, dopo il Vietnam .  Hippy e bohemian si concentreranno a Haight-Ashbury per ascoltare musica, usare stupefacenti (è il periodo di maggior splendore dell’LSD) e fantasticare di  nuovi ideali di amore e spiritualità.

La musica psichedelica diventa la colonna sonora del movimento hippy. Insieme agli Airplane ci sono altre band di successo e pregio come Grateful Dead e Quicksilver Messenger Service. E’, però, la band di Balin ad avere la maggiore visibilità. Il grande successo porterà i Jefferson Airplane in tour sulla East Coast e in Europa dove ispireranno altri artisti e altre band.

Surrealistic Pillow, il secondo album del gruppo è certamente uno dei  più importanti “documenti” fondanti del movimento psichedelico. La musica di Balin e soci condizionerà gruppi come The Who, Led Zeppelin, etc.

Per Charles Aznavour, il discorso è diverso. Nato nel 1924 da esuli armeni, è per sua stessa ammissione un uomo da palcoscenico. Partecipa a una cinquantina o più di pellicole cinematografiche, canta in sette lingue e ha collaborazioni illustrissime … non si priva nemmeno di una carriera da diplomatico. Grazie alla doppia cittadinanza (francese e armena) sarà insignito sia della Legion d’Onore che del titolo di Eroe del Popolo Armeno.

Aznavour è un istrione (come dal brano omonimo di Giorgio Calabrese di cui lui è co-autore ed interprete) che si concede di lavorare con Edith Piaf che sarà l’artista che lo scoprirà ma, anche, con Liza Minnelli, Compay Segundo, Celine Dion e molti altri. Alcuni suoi brani sono stati reinterpretati da musicisti e compositori del calibro di Elton John, Bob Dylan, Placido Domingo e Sting.

In Italia, per vicinanza geografica e culturale, collaborerà con (praticamente) tutti per oltre quattro decadi da Mia Martini a Laura Pausini, passando attraverso Gino Paoli e Domenico Modugno.

Charles sarà ambasciatore armeno in Svizzera e gli sarà dedicato un personaggio nella saga a cartoni animati: Mobile Suite Gundam. Come attore ha lavorato con registi come  Truffaut, Petri, Lelouch  e Chabrol.

Per quanto lontano dai mondi musicali che frequento, la pienezza della lunga vita di Aznavour mi ha sempre affascinato. Anzi, quella delle “vite” che ha vissuto sempre a calcare il palcoscenico … quello dei teatri, quello del cinema o quello della diplomazia internazionale.

La sua origine, figlio di esuli armeni, figlio di un popolo che è stato così crudelmente colpito e che, tuttora, deve subire l’onta di non vedersi riconosciute le scuse e il ristabilimento della verità storica di un genocidio tanto abominevole quanto negato, mi ha appassionato e ispirato.

E’ il Novecento che comincia: con rivoluzioni, stragi e guerre globali … ma che coltiva il seme di un sogno: quello di un mondo più libero e giusto.

La scomparsa di questi grandi personaggi del secolo scorso che continua (per ragioni anagrafiche, per lo più) ci allontana sempre di più da quel sogno e crea un distacco sempre più grande tra quel mondo e questo. Il Novecento è un secolo che finisce in ritardo tra le nebbie della tecnocrazia e la mancanza di memoria storica. Un secolo longevo che sta finendo vent’anni dopo la sua naturale conclusione, senza averci insegnato niente. Senza lasciare traccia come una piuma su uno specchio.

Oggi potrebbe essere il momento di ricominciare a sognare come e con i ragazzi della Baia, come e con  i popoli colpiti che vogliono solo che venga riconosciuta la verità. Ma, forse, non ne siamo più capaci.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

 

 

 

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