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IL PULPITO E LA PREDICA.

IL PULPITO E LA PREDICA.

IL PULPITO E LA PREDICA.

Tutti voi, amici lettori, conoscete il vecchio adagio che riprendo nel titolo del “pezzo” di oggi. Quante volte lo avrete usato: senti da che pulpito viene la predica?

Nei mesi passati, alcuni eminenti scrittori, giornalisti, opinionisti, esperti di musica e costume si sono esercitati parlando di Rock, chi volendo celebrarne precipitosamente le esequie, chi sostenendo che seppur in vita non godesse di buona salute, chi, infine, orgogliosamente rivendicando che lui all’idea del Requiem ci era arrivato anni fa, prima di tutti gli altri.

Le ragioni della dipartita del mio genere preferito, a loro dire, sono quelle che seguono e che riassumo per “pezzettoni” un po’ grossi.

La prima è che il Rock sta scomparendo perché non riesce più a intercettare i giovani. Oggi, i ragazzi sono più attratti dall’hip hop o dalle forme leggere della musica pop. La musica del ghetto con i suoi temi, gli angoli dello spaccio e la vita in strada versus una  facilità sonora e di temi.

Di più, il Rock ha perso il mordente creativo, soffocato (pure!) dai suoi Grandi Vecchi ancora in attività che tarpano subdoalmente le ali a giovani emergenti di qualità, decretando l’estinzione del genere, causa assenza di ricambio generazionale.

Inoltre, sono venuti a mancare i “movimenti” quelle spinte popolari, quelle urgenze sociologiche e  creative, quell’humus generatore che avevano trovato nella musica Rock i loro manifesti, i loro inni e la loro colonna sonora. Su questi, il genere era appoggiato e appoggiava.

Qualcuno, si è addirittura spinto a parlare dei “suoni” ormai desueti del mio genere d’elezione. Vuoi mettere che ricchezza di armonizzazioni nell’hip hop! Perdonerete, seppur con tutto il rispetto, qualche piccola escursione nell’ironia.

Secondo questa analisi, non ci resta che accertare il decesso del paziente. No?

Invece, no.

Chi legge, chi ascolta musica, chi segue Rock targato Italia, chi è in grado di fare delle analisi può sinceramente dire che siamo più vivi e vitali che mai. La nostra musica si compone e si suona in tutti i Paesi del mondo, Russia, Cina e Corea del Nord incluse. In molti Stati è ancora l’urlo dei dissidenti, il canto ribelle degli uomini liberi.

Nel mondo anglo-sassone, in Nord ed Est Europa è ancora il genere più popular. L’unico genere che vende ancora supporti fisici, che produce album e resiste al nuovo modello di business fatto di like e views. Perché, semmai, è questo il problema: la rete e i social media che dovevano rendere più libero il mondo, in realtà lo controllano e lo indirizzano. Siamo continuamente sottoposti a condizionamenti esogeni. Siamo omologati e immatricolati … Se non ci pieghiamo ai modelli che devono andare bene per tutti, saremo soli e fuori dalle dinamiche.

Non è vero che ci piace l’hip hop, ce l’hanno fatta piacere perché è l’unica cosa che c’è. Ed esiste perché si fa facilmente, le produzioni normalmente costano poco perché non coinvolgono dodici turnisti bensì, un tecnico e un computer. Così i guru del marketing musicale e di quello digitale possono massimizzare i profitti visto che i dischi non esistono più e che la distribuzione è virtuale.

Intendiamoci bene, conosco bene il fenomeno (hip hop, trap, etc.) e l’ho anche raccontato … se volete approfondire, andate indietro a rileggervi i miei pezzi intitolati Generazioni e qui archiviati.  Alcuni artisti mi sono anche piaciuti; anche, qualche europeo che “tecnicamente” potrebbe essere fuori posto. Però, appunto, il ghetto è ghetto che sia fuori Parigi o vicino a South Central (anche se qui da noi si sono visti più attici in centro che banlieue). Quello che sostengo è soltanto che non ha sostituito il Rock. Ha impegnato molto spazio nel pop, semmai.

Ma, tornando ai nostri grandi dottori e alla loro esposizione, troviamo inesatta anche la motivazione secondo cui i vecchi leoni superstiti stiano impedendo la nascita di nuovi musicisti e di nuove esperienze. Negli Stati Uniti c’è un fermento incredibile di nuove band di successo come i Greta van Fleet e War on Drugs per fare solo due esempi. I primi, dopo due EP, stanno facendo il loro tour mondiale con il primo album (sono giovanissimi) e passeranno anche a Milano all’Alcatraz in febbraio, i secondi stanno ricevendo critiche molto lusinghiere e un eccezionale successo di pubblico.

Aggiungerei, che ai live dei grandi gruppi ci sono sempre delle band di supporto. E’ così che tre decenni fa (circa) il mondo ha conosciuto gli allora sconosciuti Soundgarden dell’indimenticato Chris Cornell, come supporter dei celebri Guns ‘n Roses!

Questi grandi critici da redazione, forse, ci devono fare la predica solo perché hanno un pulpito che li autorizza. O, forse  sono troppo severo con loro. Magari, vogliono solamente sentirsi parte del mondo nuovo e così, cedono al desiderio di fare il pieno di like.

Mentre, mi arrendo al loro realismo, penso che per fortuna Le Visioni le leggono in pochi! Scusate, la predica.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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