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Ciao, Andrea.

Ciao, Andrea.

Ciao, Andrea.

 aveva già quasi finito un “pezzo” che non leggerà nessuno. Mi piaceva. Parlavo del Natale (per stare sulla notizia!) e Sanremo Giovani. Lo facevo in modo un po’ ironico, in punto di fioretto. Probabilmente, l’avresti apprezzato. 

Nessuno lo leggerà mai per “colpa tua”.

Da quanto non ci vediamo? Forse un paio di anni, forse di più. Ricordo l’ultima volta. Ci eravamo beccati a Le Trottoir (un noto locale milanese N.d.R.) alle sette di sera e ci siamo ritrovati terrorizzati (almeno io) a guardare il cielo schiarire tra Corso San Gottardo e La Darsena. Io in preda ad una logorrea alcolica, tu che fumavi un sigaro spento da ore, colonna sonora lo sferragliare di un tram d’epoca.

Fumavi quei sigari toscani, con quell’odore che non potevi contrastare nemmeno fumando una sigaretta dopo l’altra.

Ricordo le nostre chiacchierate. Parlavamo quasi sempre di scrittura. Tu da scrittore affermato e pluripremiato e io da aspirante. Ecco, alla fine di questo pezzo, conterò le parentesi … So che le odi.

Una volta, dopo aver letto il mio manoscritto mi hai detto che il mio stile era metà letteratura, metà descrizione dei beni sulla bolla di carico di un magazziniere pedante. Non proprio il miglior complimento che mi è mai stato fatto ... Avevo replicato sostenendo la banalità evocativa dell’incipit del tuo “L’Assenza dell’Assenzio” con un certo spirito vendicativo. Avevi sorriso tra una voluta di fumo azzurrognolo del toscano e la cannuccia di un Cuba Libre e mi hai detto: “Com’è che la sai a memoria?” Punto e partita!

Spero mi perdonerai se, oggi, sento il dovere di renderti omaggio, usando la parola scritta, il mezzo che tanto ti è stato congeniale, amico mio. Mi avevi spiegato che nemmeno per te è così facile. La lingua, la grammatica, la sintassi sono nemiche dello scrittore. Scrivere è una guerra contro le regole, contro le convenzioni. Lo scrittore, soprattutto, il bravo scrittore la vince. Tu l’hai sempre vinta a mani basse e con la soddisfazione sottilmente crudele del primo della classe.

Ricordo nostri incontri imprevisti a eventi o vernissage. Finivano inesorabilmente in disquisizioni filosofiche su letteratura e attualità e qualche volta, in qualche esercizio commerciale all’angolo, in condizioni di offuscate facoltà mentali e conseguente perdita del senso del tempo.

Non voglio qui ricordare i premi che hai vinto, i reportage importanti, il tuo impegno come giornalista. Sottolineerei solo quello che tutti sappiamo già: chi scrive è pericoloso per tiranni e criminali, chi lo fa bene fa davvero la differenza.

Voglio ricordare, invece, la tua calligrafia. Pensavo che la mia fosse la peggiore nel nostro Paese ma, vedendoti intento a tracciare segni su un block notes al bar, mi sono dovuto ricredere: l’infelice prodotto dell’accoppiamento del corsivo con la stenografia. Mi hai confessato che avevi, addirittura, un gruppo di persone addestrate appositamente per leggerla (dovrei dire decodificarla) e mettere i tuoi testi dentro a un pc.

Il computer, che detesti. Scrivere è come realizzare un bassorilievo: estorci la forma e il volume alla materia poiché la figura precedente anticipi la successiva e così via, dall’inizio alla fine creando un’armonia. Con la penna e la carta hai il tempo di pensare, di usare il cesello, di far lavorare le parole … con i programmi di videoscrittura, no.

Ci siamo visti quasi sempre al bar. Un posto che ti piaceva tanto da scriverci un libercolo, nel quale esplori i cambiamenti della nostra società attraverso generazioni di avventori e il cambiamento delle loro abitudini nel consumo di alcolici.

Milano, la tua Milano. Spero che qui si farà qualcosa per conservare la memoria di te e di quello che hai fatto, del racconto che hai prodotto di lei. Da parte mia, mi impegnerò perché succeda ma, so già che saremo tantissimi.

Non ti preoccupare, nel chiudere questo pezzo conterò le parentesi. Devo confessare, però, che l’ho scritto sulla tastiera di un computer. Diversamente, avrei sbavato l’inchiostro.

Ciao, Andrea.

 

Andrea Pinketts, scrittore Milano 12 agosto 1961 – Milano 20 dicembre 2018.

 

di Paolo Pelizza

 

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